Visualizza messaggio singolo
Vecchio 23-12-2010, 18.00.38   #3
nikelise
Organizza eventi
 
L'avatar di nikelise
 
Data registrazione: 29-09-2007
Messaggi: 2,329
Predefinito

Citazione:
Originalmente inviato da diamantea Visualizza messaggio
Mi sono accorta che dentro di me esiste l'imperativo negativo dell'invecchiamento. Non so da dove mi derivi ma mi ha sempre seguito tacitamente, il sentirmi fuori luogo, fuori età, fuori posto... e tutto ciò che devo conseguire mi costa sforzo, come se dovessi andare contro il tempo. Uno sforzo che dentro di me deve culminare nel riposo (eterno della morte).
Ne ho preso coscienza attraverso lo studio del canto, inizio bene con tutto lo sforzo necessario ma sul finire della discesa quando la tensione deve essere più forte perchè il fiato finisce io mollo, riposo come dice la maestra.
Mi sono accorta che è un fatto mentale, un convincimento che ho in altri ambiti. Ad esempio un pranzo, inizio a cucinare sforzo immenso fino al momento di servire... li cedo le armi, non sono più capace di andare avanti. Un lavoro, uno sforzo enorme iniziale, quando arrivo alla relazione finale cedo, mi abbandonano le forze.
E' come morire...

Questo urlo finale nell'opera mi costringe a tenere la tensione fino alla fine, a cui non sono abituata, mentalmente c'è un rifiuto, c'è il desiderio di abbandono, di cedimento.

Da quando ero piccola ho la sensazione di essere in ritardo, e mi procura un certo stress. E la sensazione di impiegare più sforzo di quanto sia necessario.

Mi fermo, confido in un pò di pazienza perchè faccio fatica, sforzo nel tirare fuori questo groviglio.
Mi sono accorto che questi sono limiti che mettiamo a noi stessi e mi sono accorto anche che questi limiti ce li poniamo quando l'opera e' quasi compiuta come dicevi tu .
E' quasi compiuta ma tutto in quel momento sembra difficile e impossibile da finire perche ' nella mente si e' formata un'inesatta rappresentazione della realta'.
Nello sport e' quella che viene chiamata la paura di vincere , nel tuo caso di finire ma e' lo stesso .
Nel tennis si chiama '' braccio corto '' ecc.
Ora per superare questo momento basta un decondizionamento che puo' avere varie forme :
io nel momento critico in cui posso scegliere se abbandonarmi all'idea che sia impossibile continuare o meno , mi dico :
e' gia' finito , hai gia' fatto , sei gia' in vacanza non devi fare altro ecc., e' tutto completo ecc.
Di colpo la visione delle cose cambia e quel passetto conclusivo ma importante che manca diventa uno scherzo , anzi di solito si va anche oltre e si fa di piu'.
E' un meccanismo mentale , e' una somma di sensazioni negative che si concentrano a fine della fatica , come se ci fosse paura di finire o di vincere perche' non si sa che accadra' dopo , un attaccamento a quello che si sta facendo per paura del dopo ,che ha la forza di bloccarci , si tratta di un vero e proprio condizionamento .
Ciacuno deve trovare la propria formula per decondizionarsI.
Questo e' il mio modo di uscirne .

Ultima modifica di nikelise : 23-12-2010 alle ore 18.03.09.
nikelise non è connesso