Ieri sera sono andata a cena a casa del mio ragazzo. Per la prima volta facendo degli inevitabili raffronti credo di essermi sentita davvero contenta per essere nata nell'ambiente dove sono nata per quanto abbastanza 'selvaggio', per quanti problemi alla fine mi abbia dato.
Non che prima vedessi solo nero a riguardo ma avevo tanta rabbia verso gli eventi, le persone della mia vita, rabbia che nasceva dalla consapevolezza che tante difficoltà del mio presente dipendevano o dipendono da loro.
Non dico che la mia famiglia sia meglio o peggio, dico solo che essere nata dove sono nata mi ha dato la possibilità di essere quello che sono nel male e nel bene, sopprattutto mi ha dato la possibilità di poter trovare e cercare me stessa. Sono arrivata alla conclusione che tra non avere troppa attenzione e accudimento emotivo ed averne troppa e soffocante è meglio la prima, almeno ti da la possibilità di imparare a nuotare, o meglio due sono le cose nei casi come il mio: o impari a nuotare o affoghi.
Dentro di me ho già deciso che non voglio avere niente a che fare con questa famiglia, nè con le loro proprietà, per me sarebbero solo prigioni, dorate ma prigioni, in cui morirei lentamente nel tentativo di indossare un abito che non può andarmi bene.
Rimane lui ed è un bel problema perchè mi sono resa conto di non poter aiutarlo in nessun modo tanti e tali sono i legacci interiori che lo tengono amalgamato ai suoi genitori.
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