Citazione:
Originalmente inviato da Ray
ci possono essere delle differenze tra la tipologia dei contenuti proiettati a seconda dell'estro/introversione.
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Si, sarebbe molto interessante.
Subire una proiezione di tipo ossessivo a contenuto paranoico, tipico dell'introverso, tocca il mio punto limite.
E' qualcosa che vedo, ma di cui difficilmente riesco a liberarmi.
Tocca il mio punto limite, oltre il quale c'è il non ritorno.
Ho potuto notare con estrema chiarezza l'accumulo di libido verso la reazione che potrebbe sfociare in violenza pura, la funzione pensiero agisce da sola senza sentimento, per cui la reazione non è controllata dalla sensibilità.
Il pensiero puro diventa pericoloso, fa pedere il controllo, in quel momento si potrebbe oltrepassare la soglia della follia e commettere atti estremi.
Devo dire che non ho mai perso il lume della ragione, c'è un filo a cui mi aggrappo sempre quando mi sento vicino il limite, e sento quell'energia calda avvolgermi lo stomaco e da lì vorrebbe scaricare verso il limite estremo che è la morte.
E' la pulsione estrema in cui l'oggetto viene visto come un nemico da abbattere perchè mette in pericolo la mia vita.
Non volendo colpire fisicamente scaglio la parola come un'arma, che ferisce nel profondo, nel punto debole che in quel momento si legge nell'oggetto con estrema chiarezza.
Parole che restano a lungo dentro e scavano solchi.
Pesco sicuramente da un contenuto inconscio, quando emerge è uno stato di massima eccitazione che vuole soddisfarsi, difficile da ritirarsi, da controllare, è energia maschile che vuole andare fuori, scagliarsi verso l'esterno.
Ho fatto un'analogia con il trattenere l'eiaculazione, rinunciare al piacere estremo della pulsione violenta, così come si rinuncia al piacere della pulsione sessuale finale.
Questa volta la consapevolezza di osservare è stata chiara, le immagini salivano in sequenza, le ho accolte, impersonate, recitate, mimate, uno psicodramma consapevole per scaricare la tensione accumulata in modo diverso, anche se non meno distruttivo per l'oggetto, ma per me la liberazione.
Non so se si è trattato di immaginazione attiva, so che dopo la tempesta è arrivata la quiete, la calma assoluta, la chiarezza di aver fatto tutto con consapevolezza, volontà, verità.
Non c'è pentimento in me, solo l'esigenza di evitare senza reprimere, di fare un salto.
Non voglio subire la nevrosi dell'altro ma non voglio spingermi verso l'estremo, vittimizzando il mio carnefice.
La proiezione paranoica per me è deleteria, è una istigazione, una provocazione che fa uscire l'orco in tutta la sua purezza negativa.
Ecco, vorrei capire da dove arriva, come fare per evitare che di nuovo accada che io mi abrutisca. La mia è una difesa estrema da qualcosa che pesca in non so dove che mi fa tanto male e scaglia lo stesso male al mittente.
E' una trappola in cui a volte cado, e mentre cado non posso fare a meno di cadere, non trovo appigli.
E' l'estremo tra la vita e la morte, tra il bene e male. Fin ora mi sono tenuta salda al bene.
Ma le parole feriscono peggio di un pugnale, toccano punti nevralgici senza anestesia, ed io non voglio continuare a ferire.