Adesso dico una roba forse un po' fastidiosa sulla paura di soffire. Ma la dico perchè essa pare addirittura rivaleggiare con l'amore e io, pur conscio di procurarmi un potente nemico, voglio schierarmi decisamente dalla parte dell'amore. Parlo quindi soprattutto per me stesso e andrò un po' a ruota libera.
Aver paura di soffrire è aver paura di vivere. Si rischia di soffrire lasciandosi andare e vivendo l'amore o l'innamoramento? Certo che si. E' molto probabile che prima o poi si soffrirà. E il livello di sofferenza è molto probabile che bilanci l'intensità di ciò che si vive. Io dico che ne vale la pena, sempre. Dico di più: la gioia dell'amore, la connessione col mondo, l'intensità del sentirsi vivi vale la pena anche se la sofferenza fosse certa.
Si vorrebbe vivere le cose senza soffrire e si cercano appigli. Si ha paura di quel che potrebbe essere e si cercano (false) certezze. Ma le certezze non esistono. Ogni ricerca in tal senso è un raccontarsela. O si gioca o non si gioca, non si può sapere prima quali carte verranno date e menchemeno pretendere di non perdere neanche una mano.
Ma forse è solo la paura di soffrire che frega, più della sofferenza stessa. Si vorrebbe non avere paura. L'unico modo di non avere paura di soffrire è accettare di soffrire. In alternativa, se non si può accettare del tutto, serve coraggio. Coraggio non è non avere paura, è avere paura e fare lo stesso.
Alla fin fine tutto si riduce ad una scelta: vivo e godo e soffro oppure non vivo. Se non vivo mi rintano in un comodo rimpianto, in una soffice depressione nella quale mi sembra di soffrire, mi dico che soffro, ma non soffro veramente... mi ripeto che mi devo smuovere ma non mi smuovo mai. E resto lì a guardare le occasioni passare, raccomandandomi per la prossima e non prendendo mai quella che c'è. Fino a quando, consumato, non avrò più la forza di innamorarmi. Di un altro essere umano, di un tramonto, di un lavoro, di un'idea.
Se mi innamoro e ho paura il risultato delle due forze è un assurdo tentativo di controllo, un cercare di inglobare l'oggetto del mio amore. Essere umano o idea che sia. Ma la spinta dell'amore è opposta in realtà. La spinta vorrebbe che io entri in quella cosa, che mi ci immerga, non che la faccia entrare in me. Ma lasciarsi andare, anzi l'idea di lasciarsi andare, fa salire la paura di perdersi. Ma perdere che? Cos'è questa cosa che non vogliamo perdere? L'io? Quel che ci pare di essere? L'integrità? Tutte cose che non abbiamo se non amiamo. Cos'è questo io che ci resta, che conserviamo, se non ci lasciamo andare? Solo aridità.
Edera, queste cose che ho detto non le ho dette pensando a te, ma cercando in me quello che col tuo discorso mi hai fatto risuonare. E' un post egoistico questo, che mi serve, e ti ringrazio per aver innescato questa opportunità.
Tornando un minimo razionale mi vien da dire che la verità forse sta nel mezzo e nell'equilibrio, che si dovrebbe essere abbastanza saldi da vivere le cose senza perdercisi dentro, che ci si può innamorare con serenità. Se potrò un giorno sperimentarlo ne sarò contento, nel frattempo cercherò di rischiare tutte le volte che avrò abbstanza coraggio per farlo.
