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Calo dell'attenzione
Scrivo in esperienze perchè non so proprio dove metterlo, anche se in "Psicologia moderna e antica" poteva starci bene. Ma vengo al punto della questione, l'ho chiamato "calo dell'attenzione" quel fenomeno psico-fisico che mi capita di avere sempre più spesso in questo periodo.
Si tratta di un calo repentino di energie che mi costringe quasi a giustificarmi con la persona con cui dialogo, a volte è così forte il calo che quasi mi si chiudono gli occhi e perdo energie sia fisiche che mentali. L'ultimo episodio è capitato qualche sera fa, stavo parlando con un'amica del fatto che in questo periodo ho forti tensioni interiori, lo vedo come un periodo di "solve" che ogni tanto mi capita di attraversare. Ad un certo punto è venuto fuori un mio aspetto caratteriale che non volevo vedere, anzi che non volevo accettare e proprio in quell'occasione ho avuto un calo violentissimo dell'attenzione, quasi una sensazione di svenimento che è coinciso con una sensazione di vomito dovuto ad un forte peso sulla bocca dello stomaco. In passato mi accorgevo di perdermi in pensieri o fantasticherie, a fare associazioni libere rispetto a frasi che ascoltavo. Mi accorgevo dell'essermi distratto sempre dopo un certo tempo, con il conseguente dispiacere di non riuscire più a ricordare gran parte del discorso appena ascoltato. Forse in passato mi chiudevo nella fantasticheria quando non volevo ascoltare cose che mi davano fastidio, forse che questi cali di attenzione sono una reazione a cose che non voglio ascoltare? Eppure questi cali a volte arrivano anche in situazioni che non ritengo "pericolose" per il mantenimento dello "status quo", in situazioni forse in apparenza innoque? Ma se anche fosse una mia modalità di fuga dalla realtà, questo nuovo modo è alquanto violento e fisico, direi inquietante per come avviene. Questo fenomeno è diverso, ho come l'impressione di perdere coscienza del momento, una leggera vertigine e poi il crollo che mi costringe a giustificarmi con la persona con cui sono. Mi devo fermare e riprendermi per quanto intenso è il calo, fare uno sforzo per recuperare le forze e non sempre è rapido il recupero. Per concludere arrivo alla domanda, vi è capitato/vi capita anche a voi di avere questi cali dell'attenzione? |
Citazione:
Non significa che sia per forza tutto qui, ma questo ritengo ci sia ed è un bell'argomentone da espandere. |
Citazione:
Capita anche a me Grey e non ne so il motivo. Ho sempre pensato fosse perchè in fondo mi annoio un pochino ad ascoltare ciò che mi viene detto e a volte è davvero così. In situazioni ad esempio in cui si parla di cose tipo la domestica che non pulisce come dovrebbe, i saldi nei negozi, un nuovo modello di auto.. ecc ecc la mente si stacca e inizia a vagare come un palloncino non riesco proprio a prestare attenzione a chi sta parlando. Ma in realtà ho notato che mi succede anche a conferenze dove in realtà l'argomento mi interessa parecchio anche quando vorrei che la mia mente stessa ferma, quindi è un 'difetto', una mia incapacità di rimanere concentrata. Mi è sempre successo, da piccola a scuola mi astraevo totalmente, fissavo fuori dalla finestra per lungo tempo tanto che le parole della professoressa, mi arrivavano da lontano come fossi immersa in una vasca d'acqua. A volte riuscivo a usare la mia astrazione in senso positivo : magari c'era rumore (gente, tv) in cucina e io dovevo fare i compiti, così entravo nel mio isolamento e non sentivo più nulla, mi concentravo solo sul racconto che stavo leggendo, una specie di stanza mentale stagna. Ma molte altre volte credo sia stata un danno, come se mi perdessi dei pezzi di realtà motivo per cui ultimamente mi sono messa in testa di fare un esercizio: rimanere attenta a qualsiasi cosa mi venga detta anche quella che trovo più noiosa e banale... E' uno sforzo immane.. Mi svuota completamente |
Concordo con Ray e con te Grey, probabilmente si tratta di una specie di cuscinetto di salvataggio, che scatta in automatico per cose che non vanno giù lisce... ma altrettanto mi trovo perfettamente in linea con Edera, anche io per costituzione credo, tendo ad estraniarmi se le cose che sto ascoltando non mi interessano, ad esempio ricordo molto bene per anni, uscendo con le mie amiche, quando una delle due si dilungava in particolari per me inutili (è una persona che per raccontare qualsiasi cosa parte dal paleolitico icon_mrgr: ) io mi perdevo nei miei pensieri, e cominciavo a dirle di tanto in tanto .. si.. si ...si.. ma se mi avesse chiesto di cosa stavamo parlando...manata.gif e l'altra mia amica sghignazzava perchè si accorgeva regolarmente che ero da un'altra parte..
In realtà, per dirla tutta, finchè parlavo io, di cose che mi riguardavano, ero attenta ad impiegare le energie nel blabla , quando si trattava di ascoltare... Idem a scuola, mi ricordo di una colossale figuraccia, la prof che mi parlava ed io persa a scrivere una lettera alla mia amica icon_mrgr: Credo che quando ci si estranea ci si perda in un mondo di fantasticherie, proprio per il fatto, che si è in luogo fisicamente ma altrove con il resto... Tornando a te Grey, credo che un conto sia la fantasticheria e il perdersi altrove per noia, un conto è avere un calo repentino per il fatto che la parte automatica non voglia ascoltare qualcosa di scomodo e in qualche modo si protegge... sarebe interessante espandere questo aspetto, oltre al perchè avviene, cosa si puo' fare per lititarne gli effetti? |
Anche a me capitava Grey, ci sono stati dei periodi in cui gli occhi si chiudevano da soli e non c'era nulla da fsre, crollavo di sonno.
Adesso la questione è migliorata :@@ dimentico direttamente le cose icon_mrgr: che in pratica significa restare svegli fisicamente ma dormire di brutto mentalmente. |
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