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Mediazione e contrattazione
Ho deciso di aprire una discussione anche se riesco a collegarmi pochissimo e di aprirla qui anche se mi veniva più semplice in psico. Ma bon, m'interessano tutti i possibili risvolti.
Il soggetto specifico della mediazione sono i figli. Da un pò mi stò guardando attorno perchè gli atteggiamenti dei miei bambini mi lasciano esterefatta e così volevo vedere se è un problema solo mio. Purtroppo il panorama che ci circonda è davvero desolante. Maleducati, molto volgari e iperagitati sono la maggioranza dei compagni che circondano i miei figli. Ricchi o meno, genitori separati o meno. Ora, non metto neanche in discussione il fatto che la colpa sia mia e del padre, questo è cosa che una vita di terapie rischia di non risolverediavolo.g: resta che comunque sono circondati da stimoli negativi e che io ho il dovere di cercare in tutti i modi di dargli gli strumenti minimi per poter operare una scelta e non finire nei casini solo perchè non avevano o non conoscevano alternative. Ecco che arriva il punto. Le punizioni non servono praticamente che a far venire l'ulcera (e la depressione) a me e a far incattivire loro. Si sono affacciate alla mia mente soluzioni poco costruttive come mandarli dal padre o fargli passare un pò di tempo in strutture di accogliewnza. Ma è evidente che sono soluzioni che rispondono solo al mio bisogno di pace. L'unica alternativa che mi pare decente, anche se mi irrita (perchè questa è casa mia e qui comando io..ecc..diavolo.g: anche se finisco pe risultare irrilevante....questo sarà il tema della prossima vita di terapie ahah) è appunto lo scendere a patti. Dietro a quel "eennnò qui comando io" mi sà che in realtà si cela la mia incapacità di patteggiare. Sono diplomatica come persona. Finchè la cosa non mi riguarda:@@ Se riguarda me allora non sò che fare. Al momento la mia priorità è cercare di capire se e quando si può mediare con i figli. Se una decina d'anni di vita li rende abbastanza grandi per poterci provare. Vorrei capire come evitare che il patteggiamento si trasformi in un "prometto e poi ti frego" ecc In fase successiva mi piacerebbe esplorare il fastidio e la difficoltà di accettare che un figlio possa mettersi a livello e pretendere una cessione su un punto per fare qualcosa. E' solo ansia generata da mancanza di controllo? E se uno non ha mai imparato a mediare in modo corretto (e cioè riuscendo ad evitare di essere fregato.) esistono delle linee guida, dei paletti, delle indicazioni generali per poter costruire dei rapporti sani? Post lunghissimo scusate, argomento arduo.... grazie in anticipo fiori.gif |
Ciao Dafne, discorso arduo è vero, che ci tocca un pò tutti credo. Sarebbe utile conoscere l'età dei tuoi bambini se puoi o vuoi dirlo, per capire meglio. Forse l'hai detta ma io non la ricordo.
Ogni età ha i suoi problemi e modi diversi per affrontarla. Credo che se il seme è buono e coltivato adeguatamente, prima o poi darà buoni frutti, anche se durante la crescita può aver bisogno di qualche stecca per raddrizzare, o concime per nutrire fiori.gif |
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Beh io e te sempre sul tandem della vita fiori.gif oggi in tarda mattinata volevo aprire un 3D sulla mia incapacità di farmi ubbidire, tanto che mi pare di essere invisibile a volte altre di non avere ne polso ne peso e l'ultima è davvero un efumemismo icon_mrgr: Quote:
Credo che affrontanto il problema in tempo, i tuo bambini sono piccini ancora riuscirai a fare un buon lavoro. Io ho il problema opposto il mio è stato bravo educato e perfetto sino alle medie poi oggi salta fuori con un linguaggio che mi da i nervi e nonostante le richieste gentili, i castighi che non rispetta e che attirano altri castighi, e atteggiamenti da altro che ulcera... Per le parolaccie so che devo dire mia culpa, perchè spesso osservandomi mi accorgo di quanto sbraito di quanto ho sempre da lamentarmi e da borbottare e quindi io ho seminato questo e poi un bel giorno è spuntata la piantina martello.: e chiaramente perdo in credibilità per il discorso dell'autorevolezza... Quote:
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Oggi stavo pensando davanti alla trasmissione tv "SOS Tata" se fosse stato mai possibile chiamare una Tata a risolvere i miei problemi (come scappare dalle mie responsabilità in tre mosse diavolo.g:) Quote:
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Sono sicura che l'essere ansiosa, l'essere poco credibile perchè facendo fatica a urlare, a castigare perchè mi piace vivere in pace, fa si che questa cosa non si risolva. Sono o troppo molle o troppo rigida non riesco a trovare una via di mezzo e questa insicurezza mi si rivolta contro. E il controllo esagerato esaspera gli animi. Voglio il libretto di istruzioni grazie! icon_mrgr: Così poi in caso faccio causa alla casa....diavolo.g: abbraccio: |
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E' interessante già il fatto che ci si pone la domanda, ossia si considera la possibilità di potere mediare. Quando non c'è da mediare? Quando c'è una sola volontà, oppure quando più volontà vanno nella stessa direzione, quindi alla fin fine c'è un'unica forza, data dalla somma delle singole. Ma se ci sono più volontà in gioco, o si media, o una soffoca l'altra. Se io e te dobbiamo mangiare assieme e io voglio la pasta e tu il riso, tutti i giorni, o uno dei due soffoca l'altro oppure serve una mediazione. Se si opta per la mediazione si può andare a vedere quale sia il caso di usare, se ne discuterà, per esempio potremmo fare un giorno pasta e un giorno riso, o anche due giorni pasta e uno riso se per esempio il riso costa il doppio della pasta. Se non si media cosa accade? Avviene una lotta per il potere... In realtà per un certo verso la lotta avviene anche nella mediazione, ma con la differenza che non c'è solo quella, c'è anche altro, tra cui il ravvisare la necessità di trovare una soluzione che permetta ad entrambi di essere soddisfatti almeno un po' e di convivere il meglio possibile e, soprattutto, il ravvisare che questa necessità è più importante dell'ottenere potere (più altre cose che diremo). Chiaramente ho solo iniziato il ragionamento, è evidente che nel tuo discorso si infilano altri fattori che complicano di molto l'esempio pasta-riso, però non infiliamoci subito in gineprai pazzeschi... cerchiamo prima i principi di base, anche uno alla volta. |
abbraccio: Grazie Griiiii mi fai sentire meno sola.
Un primo tentativo è stato stasera con fogli davanti, ciascuno doveva scrivere ciò che voleva riguardo l'estate per poi trovare un buon compromesso. Compromesso e mediazione sono la stessa cosa vero? Una prima osservazione ha visto me in difficoltà di fronte al loro scarso interesse, in urto per le loro pretese e a pazienza zero di fronte ai primi scontri. A mente fredda inizio a pensare che nessuno di noi tre sia abituato a risolvere uno scontro in maniera positiva, in linea di massima se non c'è la resa c'è la pretesa, io per prima dry.gif Come semopre leggo il compromesso come una perdita, qui la lotta per il potere centra eccome. Di per sè la questione, riguardando dei bambini, dovrebbe non esistere nemmeno..ma non tanto perchè >>"tu sei piccolo e io sono grande e comando" ma per logica naturale. Solo un bambino riesce a litigare con un bambino martello.: mah leggo.gif ci torno. |
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Un mediatore è una persona che di solito fa incontrare le volontà di due parti, un colpo al cerchio ed una alla botte, per mediare qualcosa bisogna sempre essere disposti a rinunciare e andare incontro all'altro per convergere in una volontà che possa andare bene ad entrambi... Difficile è farlo senza un terzo (il mediatore) perchè per poter mediare, bisognerebbe essere imparziali, mentre credo che alla fin fine cerchiamo di tirare l'acqua al nostro mulino, oppure cediamo troppo all'altra volontà, in questo modo diventa difficile trovare un punto di incontro equo, e sotto rimane sempre la lotta di potere che dicevi... no? Allora, come fare per mediare in maniera equa prima di tutto? Nel caso di Daf o di Grii, con i bimbi fino a che punto è giusto mediare? Si, ci sono volontà differenti, ma un genitore , come tale ha dei doveri educativi nei confronti dei figli, per cui mi pare doppiamente difficile trovare un punto equo, anche se sicuramente, cercare di ascoltare le esigenze dei bimbi è un ottimo passo... |
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Per cui mi paiono due termini che significano due cose che convergono ma sono diverse, poi magari mi correggeranno eh ma così di primo acchitto mi pare diverso. Mediare con i figli vuol dire ascoltare le richieste di entrambi e poi il compromesso e l'andare a mettere in pratica ciò che è stato scelto. Può essere? Come diceva Red poco più sopra, per me non è facile perchè spesso mi perdo nella richiesta senza tenere più conto della mia o tengo conto della mia e perdo di vista quella dell'altro. La mediazione sarebbe in effetti l'ideale, ascoltando le varie esigenze arrivare al compromesso, ovvero alla scelta di mettere in pratica ciò che si è deciso e scelto come mediazione. Penso ci sia da lavorare per me perchè la tendenza è di assecondare sempre l'altro. (non perchè sia brava buona e gentile eh icon_mrgr: ci appaio soltanto ahahah forse) |
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Penso inoltre che prima di mediare bisognerebbe distinguere se quello che chiedono è dettato da spirito di "ribellione" o "finta autonomia" o da esigenze effettive e queste, se ragionevoli, andrebbero accettate per far capire loro la differenza tra il volere fare i bulli e il vedere accettate ragionevoli richieste. Ma io mi batterei soprattutto per esigere sincerità e coerenza in cambio di qualche concessione, ma se scopri che ti vogliono "fregare" dicendoti che hai ragione e poi fare come vogliono loro, mettere in tavola la discussione, di solito se gli chiedi di dire apertamente cosa vogliono e perchè lo vogliono si spiazzano perchè forse non lo sanno nemmeno loro.... Inoltre dobbiamo renderci conto che comunque le loro esperienze le faranno, ma sapere che stai offrendo loro un'alternativa avendogli spiegato che fino alla maggiore età ti devono ubbidienza in quanto responsabile della loro educazione, e che se vogliono ottenere qualcosa devono in qualche modo motivarlo per far vedere che sono in grado di contrattare, l'alternativa è essere trattati come bambini..... Citazione:
Se poi litigano anche tra di loro è necessario mediare, se accontenti uno la prossima volta acconterai l'altro, sempre tenendo presente che anche le tue esigenze vanno rispettate, anzi le tue valgono il doppio per pareggiare lo stress.... :C: |
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L'educazione che diamo ai figli è quella per potersi muovere restando nel lecito delle leggi della società, e della religione insomma tutta una serie di imprintig ricevuti. Soffocare l'altro? Non lo so. Io sarei sempre per il dialogo, cerco sempre di convincere parlando e anche questo non è bene. Soffocare mi da l'idea di far morire, se ci sono delle cose anche brutte che l'altro fa io sono per cercare di comprenderne il perchè, soffocare l'esternazione di certe cose tipo se ci fossero degli atteggiamenti violenti penso andrebbero immediatamente soffocati ma poi andare a fondo al problema e capire perchè sono nati e da dove.... Ma un fuoco soffocato può avere le braci pericolose che non essendo più in superficie poi possono manifestarsi in un incendio. Quindi io sono per il dialogo, magari mantenendo un po' più la calma che l'ansia mi fa perdere. Io sono sempre per la mediazione pur di non arrivare allo scontro icon_mrgr: mi fa troppa fatica icon_mrgr: a meno che di perdere la brocca quando non trovo ascolto e non so più cosa fare. |
Mah! Io con i miei figli finchè discuto c'è la possibilità che loro convincano me ad accontentarli in ciò che sto negando. In genere si cede per sfiancamento.
Tuttavia, quando il mio è un vero NO, ne discuto poco e non ci torno su facilmente altrimenti reagisco negativamente. Do delle spiegazioni una o due volte alla terza li incenerisco con lo sguardo e la discussione finisce. Loro capiscono dal mio umore quando è il caso di insistere o di desistere. Credo che dovremmo essere noi stessi ad essere veramente convinti che la scelta che vogliamo fare sia quella giusta altrimenti creiamo una falla su cui loro si appigliano e demoliscono le nostre motivazioni. Ad es. quando il grande voleva il motorino gli ho detto inizialmente no, ma dentro di me volevo accontentarlo solo che lui doveva essere motivato a darmi certe garanzie che chiedevo. Lui ha lottato ed ottenuto ciò che voleva. Quando mi ha chiesto il piercing il mio è stato un no così deciso che tutte le sue discussioni e motivazioni alla fine hanno fallito. Sono stata irremovibile al punto che lui ha capito che era meglio non farlo. A volte è come il gioco della fune... |
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Perchè loro ci mettono alla prova ci sondano per vedere sin dove possono arrivare. Ricordo che me lo disse un'infermiera appena nato: signora lui piangerà e la misurerà e dopo un mese saprà sin dove potrà arrivare 8-) Verrò a fare le vacanze dalle tue parti così mi dai quache lezione ahahahah scherzo fiori.gif |
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Infatti ho detto che ci sono casi in cui non discuto, impongo. Non sempre si può spiegare, mediare e fare accettare, a volte ci vuole una decisione netta anche se in quel momento loro non capiscono o non vogliono capire, soprattutto se sono ancora piccoli. I miei figli ora sono grandi ed è più facile discutere e far capire le mie ragioni, e quando dico che non è possibile in genere mi stanno ad ascoltare, se insistono troppo vuol dire che per loro è importante, allora rivedo la questione sotto un altro punto di vista. La decisione del genitore solleva il figlio dall'assumersi una responsabilità verso se stesso in un momento in cui non è pronto o maturo a farlo. |
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E tu vuoi educare un bambino di due anni a fermarsi se vede un'auto o alla fine del marciapiede? Il mio non è mai sfuggito alla mia tenuta se lo avesse fatto lo avrei subito ripreso, ma bastava fare attenzione. Mi sa che non ho capito l'esempio icon_mrgr: |
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Tu mi potresti dire che il ragazzo maggiorenne perdeva tutto e faceva esperienza, ma togliendo il fatto che mi aveva fatto un grosso danno alla macchina e aspettava questi stipendi per ripagarmi il danno che avevo anticipato io visto che l'auto mi serve necessariamente, quindi quei soldi erano miei, anche se così non fosse stato, un ragazzo di 20 anni va aiutato a crescere, e se in quel momento non sa prendere la giusta decisione o togliersi dai guai, il genitore deve intervenire anche sostituendosi a lui finchè è possibile naturalmente, non citiamo casi limite contro la legalità. Io come madre di mio figlio ho fatto tutto il possibile per aiutarlo e nel frattempo gli ho mostrato come si fa. Tu come genitore di tuo figlio non so al posto mio come avresti fatto. La teoria conta poco, è sul pezzo che si decide, è la circostanza, l'istinto, le risorse a disposizione. Il compito del genitore è questo, stare all'erta, capire quando è il momento di intervenire e quando è il momento di far fare le loro esperienze. Se ci riesce... |
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Per quanto riguarda i due anni anche se capisce come dici tu io il rischio preferisco non correrlo e lo tengo stretto anche se gli spiego il perchè lo proteggo da un possibile danno. Ribadisco che penso che la libertà va lasciata quando sono in grado di gestirla e due anni mi paiono proprio pochini. Non possiamo eliminare i pericoli ma abbassare la soglia di rischio e questo lo si fa con la prevenzione. Tutto è pericoloso poi ogni età ha rischi maggiori e/o minori a seconda della prevenzione fatta e di ciò che è passato all'altro. Dove non riesco a ridurre il rischio devo proteggere per evitare il danno. |
"Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi" dice un detto...
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Un altro parametro potrebbe essere il rispetto delle regole vigenti in famiglia... |
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Ma la frase che ti ho citato è molto interessante. Ti dirò che concordo in linea di massima, solo che è un po' più complesso di così. E' vero quello che dici ma è vero anche che se non provo a fare qualcosa non diventerò mai capace di farla... come la scrivi tu equivarrebbe a dire che uno può giocare a tennis solo dopo che ha imparato. Il guaio è che se non gioca non impara... e, se escludiamo il tennis, questo concetto lo vediamo applicato da molti genitori, soprattutto mamme va detto, e i risultati non vanno certo verso l'indipendenza e l'autonomia. Se però guardi alla storia dei tuoi igli sono sicuro che troverai moltissimi esempi di come gli hai lasciato delle libertà di provare, pur se non sapevano gestire, magari guidati, e poi man mano che imparavano li hai lasciati fare sepre più soli. Li troverai questi esempi tra le cose che non ti facevano particolare paura icon_mrgr: . Quindi non si tratta si quel che uno può gestire, ma che potrebbe gestire. Poi c'è il discorso dell'altro, che tendiamo sempre a scordarci quando dobbiamo decidere come è giusto agire. Spesso, pur volendo, non possiamo impedire esperienze. O magari possiamo oggi, ma poi domani... Il compito educativo è quindi, stabilite le esigenze dell'altro, di fornire tuti gli strumenti in nostro possesso... che poi l'altro userà come vuole. Ma il problema grosso è un altro, che poi è sempre quello. distinguere le esigenze dei figli dalle nostre.... |
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Se noto l'esigenza della manina che strappa e vuole provare farò in modo di trovare un posto adeguato all'esperienza. In modo che ci sia la necessaria calma per me e la tranquillità per lui, io cerco sempre e magari sbaglio di evitare un inprinting traumatico che poi è peggio. Quote:
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Nel senso che non è facile perchè personalmente io tendo a proteggere dove sono stata colpita dove sono caduta proteggo lui dove ho male io, non so se si capisce. Almeno l'ho fatto tanto in passato che ora sto cercando una scuola di sopravvivenza per insegnargli a fare da solo delle cose che non vuole imparare icon_mrgr: Perchè è diventato comodino e tutto gli è dovuto anche se detto così è esagerato, ma di inprinting questo ha. Poi è l'età dell'incoscienza per cui non vedo neppure bene dove mettere le mani per riaggiustare cose...senza esagerare (perchè a volte quando lo vedo come è ora con la testa tra le nuvole mi irrita icon_mrgr:) Del resto se non hai ricevuto non sai dare a meno che di imparare ora tu. E come ben sai a me è stato detto troppo presto questo è il mondo vai....senza alcuno strumento meno male che dall'altra parte c'è chi li ha avuti. Comunque ritornando ai figli io ho lasciato abbastanza fare, conoscendo di essere ansiosa e ascoltando l'altra parte che con me educa ho mediato me stessa e ho cercato di lasciare libertà però ribadisco all'età giusta che poi beh l'ho decisa io certo, magari sarà stato in ritardo o in anticipo ma l'intento era di non gettarlo allo sbaraglio, quindi c'ero sempre io dietro con il mio vissuto purtroppo. Però difficilmente non ho ascoltato richieste se l'esigenza era forte la sondavamo e poi si lasciava fare. Per fare esempi a tre anni pattinava con pattini in linea andava in bici e nuotava a cinque giocava a calcio e si allacciava tranquillamente le scarpe e faceva la doccia da solo. Il punto secondo me del trattenere è legato a qualcosa che se non è fatto con testa e bisogna averla costruita prima di poter agire. Se avesse l'età quest'anno avrebbe fatto anche un'esperienza lavorativa ma non è stato possibile e solo perchè l'aveva chiesta lui. Il guaio secondo me nasce dove devi spingerlo perchè a lui di fare quella tale esperienza non frega una cippa. Che fare a quel punto? Oppure in quel momento che vuol farla non c'è l'opportunità e questo fa si che scappi via nel dimenticatoio i si cambi in altro. |
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Nella situazione reale, contingente poi si decide per ciò che in quel momento sembra essere la soluzione migliore e più pratica. Se io avessi avuto una situazione economica agiata avrei lasciato che lui perdesse il suo denaro, si godesse la sua frustrazione fino in fondo per aver lavorato gratis, poi mi sarei fatta restituire il denaro con comodo solo per il principio che chi rompe paga. Ma la situazione era esattamente il contrario, ed io ho scelto la soluzione più pratica per la famiglia ed anche per lui che è uscito psicologicamente dall'empasse in cui era caduto e da cui non sapeva uscire e non sapeva chiedere aiuto. Come dice Uno lo devo lasciare sbrodolarsi un pò ma un genitore deve sapere quando è il momento di fermarsi per evitare conseguenze irreparabili. Non bisogna necessariamente traumatizzarsi per crescere. Se avessi aspettato ancora avremmo perso tutto e ho deciso che non era il caso. Mio figlio purtroppo chiede aiuto quando è troppo tardi, e paga spesso in salute. Una volta che si ammala cosa dovrei fare, stare ancora a guardare? e aspettare che chieda aiuto? una volta morto non può chiedere aiuto, cosa faccio, lo lascio marcire finchè mi manda un sms dall'aldilà chiedendomi di seppellirlo? Mio figlio non ha avuto il padre che gli ha insegnato ad essere un uomo e non voleva certo che glielo insegnassi io, così rifiuta il mio aiuto fino a quando può resistere per dimostrare di essere un uomo, che sa cavarsela senza chiedere aiuto alla mammina... forse; non so di preciso cosa passa nella testa di un ragazzo che non può contare sul riferimento del padre. |
Ot
XXarcade.: Ray?
Quando sparisci da una discussione mi domando sempre il motivo e faccio un sacco di supposizioni: è perchè abbiamo detto strun..bip icon_mrgr: o non si è capito niente e per gentilezza eviti di dirlo ( P: ) o perchè reputi che non sia il momento di proseguire o hai finito le batterie icon_mrgr: o che altro? Sono troppo curiosa eh icon_mrgr: |
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Ci torno... qualcosa abbiamo visto, in un modo o nell'altro. Ci sono poi molti punti da riprendere che ha toccato Daf nel primo post, finora ne abbiamo preso solo uno. C'è inoltre da ampliare il discorso alla sezione in cui è stato messo, altrimenti sarebbe davvero da spostare in psico. A questo proposito, ma solo per collegare quanto abbiamo detto sinora alla sezione, sarebbe utile dare un'occhiata anche nel sottile a cosa accade quando soffochiamo l'altro o invece due persone mediano tra loro, senza che mediare sia per forza la via di mezzo, ma semplicemente una delle vie IN mezzo, che può anche essere molto vicino ad una volontà e molto lontano all'altra... come se avendo un angolo di novanta gradi, dato da due forze che vanno in direzioni perpendicolari, non dovessimo per forza mediare a 45, ma esiste anche a 89. Questo in natura, per così dire, avviene quando le due forze non sono di uguale intensità. La direzione della risultante dipende si dalle direzioni delle forze in gioco, ma anche dalle loro intensità... lo avevamo visto coi vettori. Ma ciò avviene meccanicamente, e in effetti, la maggior parte delle mediazioni umane sono in realtà meccaniche, anche se ci sembra di fare grandi ragionamenti. Dal livello di meccanicità delle persone in gioco dipende il livello di meccanicità della mediazione... e tanto più si è meccanici tanto più il compromesso sarà dipendente dalle volontà di partenza, ossia in realtà è già "previsto" quel che si farà... il fatto che si farà è determinato dal momento in cui si decide di mediare. Unico momento "libero", non soggetto alla meccanicità, che poi nella mediazione vera e propria ritornerà ad agire nella misura di quella situazione specifica. Ma nella mediazione, pur se anch'essa espressione di lotta, le enrgie di entrambi trovano veicolo, mentre se uno soffoca l'altro... che succede? |
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Questa cosa mi lascia di sasso, non facciamo niente insomma siamo sempre "fatti" allora qualunque scelta è solo apparente...al solito :bleah: Quote:
Se una persona si sente soffocare è come se gli mancasse l'aria, per cui è come se l'altro gliela togliesse per stare meglio lui, qui lo scambio è interrotto e si diventa come dei vampiri che succhiano il sangue della propria vittima. L'altro con l'andare del tempo perde le forze, un po' come mettersi a letto e vedere giorno per giorno i propri muscoli diminuire per mancanza di movimento. In natura capita di vedere delle infestanti che soffocano la piantina che sta crescendo, l'aggressività e la vitalità di tale pianta infestante, che ha meno esigenze che è più forte, si espande a spese dell'altra piantina più debole che per natura non ha quella capacità. Questa aggressività e vitalità maggiorata dalla capacità di succhiare maggiormente di succhiare dal terreno, se nessuno interviene, farà si che soffocherà l'altra togliendole la linfa vitale che le permetterebbe di crescere adeguatamente. Si può osservare anche con due alberi vicini, uno dei due, il più debole, smetterà di crescere o manifesterà problemi, le maggiori radici di una andranno a discapito dello sviluppo dell'altra che ne subirà gli eccessi. Altro modo di soffocare limitando la crescita. Quindi senza volerlo potremmo parassitare i nostri stessi figli. Come fare per evitare questo? |
Forse quando soffochiamo l'altro lo inglobiamo, lo ciucciamo fino al midollo..ci nutriamo in qualche modo?
Ho potuto notare alcune cose in questi giorni. Mediare significa cedere su qualcosa. Per fare questo bisogna, come detto più su, avere abbastanza chiaro cosa si vuole e cosa proprio non si è disposti a fare. Mi sono dovuta arrendere a mettere nero su bianco per capire cosa potevo pretendere riguardo ai centri estivi e cosa no dai miei figli. Facendo questo ho potuto verificare innanzitutto che partivo pretendendo già che la mia soluzione fosse la scelta giusta. In realtà è ciò a cui siamo arrivati ma mostrare nero su bianco cosa volevo e a cosa rinunciavo per andar loro incontro ha sortito un effetto diverso. Lo svolgimento del problema invece della soluzione pronta e confezionata. Dunque a conti fatti c'è un iniziale bisogno di controllo. Io comando e quindi tu cedi. Se non cedi ti forzo finchè riesco. Collegandosi al discorso delle forze mi viene in mente che spostare una forza richiede una forza non uguale ma maggiore. La mediazione di fatto dovrebbe richiedere meno sforzo (anche se ottenere con prepotenza a primo impatto nutre, per così dire, di più, penso) Un altro pensiero che mi gira in testa è che nella mediazione ci si apre al contatto con l'altro, alla condivisione, seppur di un problema. Forse quest'apertura genera maggior timore di quanto io non sia disposta a credere. iLa mediazione coi figi di fagto è sempre possibile, penso, nella misura ie nei modi in cui l'età gli permette di farlo. Cero che per mediare, per contrattare, devi essere nelle condizioni di dare-avere. E un adulto, se tale, dovrebbe porsi nella posizione di poter anche perdere guadagno a favore di un eventuale guadagno del figlio. Invece coi figli io divento egoista spesso, come con i parenti stretti, come se io fossii perennemente in perdita e volessi neanche andare a pari ma guadagnarci sopra un sacco... leggo.gif rileggo e rimedito |
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Mentre per la frase nerettata mi domando se è sbagliato questo modo lasciamo fare tutto quello che vogliono? A questo punto potremmo essere superflui come genitori. Se è per il suo bene credo che anche se lo sto vampirizzando non gli faccio poi tanto male, ma se è per me che lo faccio perchè sono ansiosa e basta qui sto usando la forza per depredare in questo caso è usurpazione. La mediazione credo vada fatta sia per aiutare il ragazzo a mediare, comprendere che mica tutto gli è dovuto, che la vita è lotta, che se qualcosa ti interessa devi muoverti per essa, in ogni caso credo che insegnargli la mediazione sia costruttivo. |
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Quindi di fronte ad una richiesta assurda tento in tutti i modi di far ragionare... se non ragiona vieto. Ma se ragiona è mio dovere genitoriale usare il suo imput per far crescere. Se non vuole crescerà prossima volta... perchè quando ho vietato, quando mi sono imposto, quando ho soffoccato, quell'occasione è persa. |
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Ricordo un sacerdote che mi era molto caro che mi disse una volta che si cresce meglio con i no, forse dire sempre di no inizialmente anche aiuta poi a ragionare e ad imparare a mediare. |
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Uno a cui non capiti mai di dire di no io non me lo immagino, invece mi immagino quelli che sanno accettare i no. Ma per non doversi mai sentir dire di no dovrebbe già sapere prima di imparare. |
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Ok che dicevi sopra che per davanti a richieste assurde dire anche solo un no non insegna a ragionare sulle cose. Mentre motivare e ragionare insieme aiuta a crescere. Se non ce ne fosse bisogno vorrebbe dire che si sanno già e questo non è possibile, ma a questo punto non ci sarebbe neppure la richiesta Ma i ragazzini oggi ti domandano quello che hanno i compagni di classe, chi frequentano dopo la scuola, non c'è quasi mai un desiderio personale ma una richiesta che parte dalla compagnia...e chiaro che se le finanze lo permettono si dice quasi sempre di sì. Poi i ragazzini crescono e diventano ragazzi e qui ci sono altri problemi e le richieste possono si essere fuori luogo tipo voglio fare qualcosa che è fuori dal mio target...qui subentra il ragionamento ma se in precedenza non è mai stato fatto nessun ragionamento sulle richieste ma sono state avallate quasi tutte perchè normali e accettate come tali, subentrano dei problemi del tipo: come prima andava tutto bene invece ora mi dici di no, perchè? Qui nasce la difficoltà di accettare il no o anche le motivazioni che possono portare al no. A questo punto si deve instaurare il ragionamento e la mediazione tipo: voglio andare a ballare e i miei amici tornano alle 4 ubriachi voglio farlo anche io. (visto che era gli stessi con cui ho condiviso tutto fino adesso) (è un esempio strampalato ma per capirci) a qeusto punto devi motivare il perchè non può accettare questa richiesta e lui cercherà di ottenere altro, si contratterà e si arriverà alla mediazione ok vai ma a queste condizioni, bevi una consumazione e torni massimo alla 1.30 ma guai se torni ubriaco. Però alla fine siamo sempre noi che stabiliamo fino a dove può arrivare no? Poi potrà succedere che se non soddisfatto il ragazzo potrà tentare di fare quello che non è stato approvato perchè non è detto che la contrattazione vada a buon fine sempre e venga accettata veramente, non ci sono garanzie. Mi sa che sto scivloando fuori dal discorso mi fermo |
uno dei problemi clou del discorso è... la convinzione che a essere nel "giusto" siano sempre e comunque i genitori...
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