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dafne 29-06-2010 15.16.49

Mediazione e contrattazione
 
Ho deciso di aprire una discussione anche se riesco a collegarmi pochissimo e di aprirla qui anche se mi veniva più semplice in psico. Ma bon, m'interessano tutti i possibili risvolti.

Il soggetto specifico della mediazione sono i figli. Da un pò mi stò guardando attorno perchè gli atteggiamenti dei miei bambini mi lasciano esterefatta e così volevo vedere se è un problema solo mio.
Purtroppo il panorama che ci circonda è davvero desolante. Maleducati, molto volgari e iperagitati sono la maggioranza dei compagni che circondano i miei figli.
Ricchi o meno, genitori separati o meno.

Ora, non metto neanche in discussione il fatto che la colpa sia mia e del padre, questo è cosa che una vita di terapie rischia di non risolverediavolo.g: resta che comunque sono circondati da stimoli negativi e che io ho il dovere di cercare in tutti i modi di dargli gli strumenti minimi per poter operare una scelta e non finire nei casini solo perchè non avevano o non conoscevano alternative.

Ecco che arriva il punto.
Le punizioni non servono praticamente che a far venire l'ulcera (e la depressione) a me e a far incattivire loro.
Si sono affacciate alla mia mente soluzioni poco costruttive come mandarli dal padre o fargli passare un pò di tempo in strutture di accogliewnza.
Ma è evidente che sono soluzioni che rispondono solo al mio bisogno di pace.

L'unica alternativa che mi pare decente, anche se mi irrita (perchè questa è casa mia e qui comando io..ecc..diavolo.g: anche se finisco pe risultare irrilevante....questo sarà il tema della prossima vita di terapie ahah) è appunto lo scendere a patti.

Dietro a quel "eennnò qui comando io" mi sà che in realtà si cela la mia incapacità di patteggiare.
Sono diplomatica come persona.
Finchè la cosa non mi riguarda:@@
Se riguarda me allora non sò che fare.

Al momento la mia priorità è cercare di capire se e quando si può mediare con i figli. Se una decina d'anni di vita li rende abbastanza grandi per poterci provare. Vorrei capire come evitare che il patteggiamento si trasformi in un "prometto e poi ti frego" ecc

In fase successiva mi piacerebbe esplorare il fastidio e la difficoltà di accettare che un figlio possa mettersi a livello e pretendere una cessione su un punto per fare qualcosa. E' solo ansia generata da mancanza di controllo? E se uno non ha mai imparato a mediare in modo corretto (e cioè riuscendo ad evitare di essere fregato.) esistono delle linee guida, dei paletti, delle indicazioni generali per poter costruire dei rapporti sani?

Post lunghissimo scusate, argomento arduo....

grazie in anticipo fiori.gif

diamantea 29-06-2010 16.48.19

Ciao Dafne, discorso arduo è vero, che ci tocca un pò tutti credo. Sarebbe utile conoscere l'età dei tuoi bambini se puoi o vuoi dirlo, per capire meglio. Forse l'hai detta ma io non la ricordo.
Ogni età ha i suoi problemi e modi diversi per affrontarla.
Credo che se il seme è buono e coltivato adeguatamente, prima o poi darà buoni frutti, anche se durante la crescita può aver bisogno di qualche stecca per raddrizzare, o concime per nutrire fiori.gif

griselda 29-06-2010 17.09.16

Citazione:

Originalmente inviato da dafne (Messaggio 87305)
Ho deciso di aprire una discussione anche se riesco a collegarmi pochissimo e di aprirla qui anche se mi veniva più semplice in psico. Ma bon, m'interessano tutti i possibili risvolti.

Beh io e te sempre sul tandem della vita fiori.gif oggi in tarda mattinata volevo aprire un 3D sulla mia incapacità di farmi ubbidire, tanto che mi pare di essere invisibile a volte altre di non avere ne polso ne peso e l'ultima è davvero un efumemismo icon_mrgr:
Quote:


Il soggetto specifico della mediazione sono i figli. Da un pò mi stò guardando attorno perchè gli atteggiamenti dei miei bambini mi lasciano esterefatta e così volevo vedere se è un problema solo mio.
Purtroppo il panorama che ci circonda è davvero desolante. Maleducati, molto volgari e iperagitati sono la maggioranza dei compagni che circondano i miei figli.
Ricchi o meno, genitori separati o meno.

Credo che affrontanto il problema in tempo, i tuo bambini sono piccini ancora riuscirai a fare un buon lavoro.
Io ho il problema opposto il mio è stato bravo educato e perfetto sino alle medie poi oggi salta fuori con un linguaggio che mi da i nervi e nonostante le richieste gentili, i castighi che non rispetta e che attirano altri castighi, e atteggiamenti da altro che ulcera...
Per le parolaccie so che devo dire mia culpa, perchè spesso osservandomi mi accorgo di quanto sbraito di quanto ho sempre da lamentarmi e da borbottare e quindi io ho seminato questo e poi un bel giorno è spuntata la piantina martello.: e chiaramente perdo in credibilità per il discorso dell'autorevolezza...
Quote:


Ora, non metto neanche in discussione il fatto che la colpa sia mia e del padre, questo è cosa che una vita di terapie rischia di non risolverediavolo.g: resta che comunque sono circondati da stimoli negativi e che io ho il dovere di cercare in tutti i modi di dargli gli strumenti minimi per poter operare una scelta e non finire nei casini solo perchè non avevano o non conoscevano alternative.

Ecco che arriva il punto.
Le punizioni non servono praticamente che a far venire l'ulcera (e la depressione) a me e a far incattivire loro.
Si sono affacciate alla mia mente soluzioni poco costruttive come mandarli dal padre o fargli passare un pò di tempo in strutture di accogliewnza.
Ma è evidente che sono soluzioni che rispondono solo al mio bisogno di pace.

Noto con interesse che le soluzioni che cerchiamo non divergono di molto solo per via dell'età le mete cambiano io cercavo di mandarlo all'accademia militare icon_mrgr:
Quote:

L'unica alternativa che mi pare decente, anche se mi irrita (perchè questa è casa mia e qui comando io..ecc..diavolo.g: anche se finisco pe risultare irrilevante....questo sarà il tema della prossima vita di terapie ahah) è appunto lo scendere a patti.

Oggi stavo pensando davanti alla trasmissione tv "SOS Tata" se fosse stato mai possibile chiamare una Tata a risolvere i miei problemi (come scappare dalle mie responsabilità in tre mosse diavolo.g:)
Quote:


Dietro a quel "eennnò qui comando io" mi sà che in realtà si cela la mia incapacità di patteggiare.
Sono diplomatica come persona.
Finchè la cosa non mi riguarda:@@
Se riguarda me allora non sò che fare.

Io uso questa è casa mia e tu non comandi, comanderai a casa tua quando ce l'avrai. 8-) Beh ora mi rinfaccia sta frase appena può facendomi irritare ancora di più.
Quote:


Al momento la mia priorità è cercare di capire se e quando si può mediare con i figli. Se una decina d'anni di vita li rende abbastanza grandi per poterci provare. Vorrei capire come evitare che il patteggiamento si trasformi in un "prometto e poi ti frego" ecc

In fase successiva mi piacerebbe esplorare il fastidio e la difficoltà di accettare che un figlio possa mettersi a livello e pretendere una cessione su un punto per fare qualcosa. E' solo ansia generata da mancanza di controllo? E se uno non ha mai imparato a mediare in modo corretto (e cioè riuscendo ad evitare di essere fregato.) esistono delle linee guida, dei paletti, delle indicazioni generali per poter costruire dei rapporti sani?

Post lunghissimo scusate, argomento arduo....

grazie in anticipo fiori.gif
Spero che tu, anzi mi conosci quindi sai che non ho soluzioni, sono qui solo per farti compagnia e ad aspettare che qualche risposta porti un poco di luce anche a me.
Sono sicura che l'essere ansiosa, l'essere poco credibile perchè facendo fatica a urlare, a castigare perchè mi piace vivere in pace, fa si che questa cosa non si risolva. Sono o troppo molle o troppo rigida non riesco a trovare una via di mezzo e questa insicurezza mi si rivolta contro.
E il controllo esagerato esaspera gli animi.
Voglio il libretto di istruzioni grazie! icon_mrgr: Così poi in caso faccio causa alla casa....diavolo.g:
abbraccio:

Ray 29-06-2010 20.17.23

Citazione:

Originalmente inviato da dafne (Messaggio 87305)
Al momento la mia priorità è cercare di capire se e quando si può mediare con i figli.

Partiamo da questo e cerchiamo di ragionarci su, magari tutti assieme (sennò si finisce nella logica di qualcuno che fa le domande e aspetta le risposte e non ci prova neanche).

E' interessante già il fatto che ci si pone la domanda, ossia si considera la possibilità di potere mediare. Quando non c'è da mediare? Quando c'è una sola volontà, oppure quando più volontà vanno nella stessa direzione, quindi alla fin fine c'è un'unica forza, data dalla somma delle singole.
Ma se ci sono più volontà in gioco, o si media, o una soffoca l'altra.

Se io e te dobbiamo mangiare assieme e io voglio la pasta e tu il riso, tutti i giorni, o uno dei due soffoca l'altro oppure serve una mediazione. Se si opta per la mediazione si può andare a vedere quale sia il caso di usare, se ne discuterà, per esempio potremmo fare un giorno pasta e un giorno riso, o anche due giorni pasta e uno riso se per esempio il riso costa il doppio della pasta.
Se non si media cosa accade? Avviene una lotta per il potere...

In realtà per un certo verso la lotta avviene anche nella mediazione, ma con la differenza che non c'è solo quella, c'è anche altro, tra cui il ravvisare la necessità di trovare una soluzione che permetta ad entrambi di essere soddisfatti almeno un po' e di convivere il meglio possibile e, soprattutto, il ravvisare che questa necessità è più importante dell'ottenere potere (più altre cose che diremo).

Chiaramente ho solo iniziato il ragionamento, è evidente che nel tuo discorso si infilano altri fattori che complicano di molto l'esempio pasta-riso, però non infiliamoci subito in gineprai pazzeschi... cerchiamo prima i principi di base, anche uno alla volta.

dafne 29-06-2010 23.25.35

abbraccio: Grazie Griiiii mi fai sentire meno sola.

Un primo tentativo è stato stasera con fogli davanti, ciascuno doveva scrivere ciò che voleva riguardo l'estate per poi trovare un buon compromesso.
Compromesso e mediazione sono la stessa cosa vero?

Una prima osservazione ha visto me in difficoltà di fronte al loro scarso interesse, in urto per le loro pretese e a pazienza zero di fronte ai primi scontri.

A mente fredda inizio a pensare che nessuno di noi tre sia abituato a risolvere uno scontro in maniera positiva, in linea di massima se non c'è la resa c'è la pretesa, io per prima dry.gif

Come semopre leggo il compromesso come una perdita, qui la lotta per il potere centra eccome. Di per sè la questione, riguardando dei bambini, dovrebbe non esistere nemmeno..ma non tanto perchè >>"tu sei piccolo e io sono grande e comando" ma per logica naturale.
Solo un bambino riesce a litigare con un bambino martello.:

mah leggo.gif ci torno.

RedWitch 30-06-2010 01.35.57

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87310)
...
E' interessante già il fatto che ci si pone la domanda, ossia si considera la possibilità di potere mediare. Quando non c'è da mediare? Quando c'è una sola volontà, oppure quando più volontà vanno nella stessa direzione, quindi alla fin fine c'è un'unica forza, data dalla somma delle singole.
Ma se ci sono più volontà in gioco, o si media, o una soffoca l'altra.

Dunque tu dici che la mediazione, in un rapporto è indispensabile, poichè in una vita insieme , che si tratti di figli, amici o quantaltro credo non sia possibile che le volontà coincidano sempre, fossero anche piccole cose come nel tuo esempio di pasta e riso.. dunque invece che ingaggiare lotte di potere , ascoltare l'altro e le sue esigenze e cercare di andargli incontro (sempre che la cosa sia reciproca) è la cosa migliore da fare?

Un mediatore è una persona che di solito fa incontrare le volontà di due parti, un colpo al cerchio ed una alla botte, per mediare qualcosa bisogna sempre essere disposti a rinunciare e andare incontro all'altro per convergere in una volontà che possa andare bene ad entrambi...

Difficile è farlo senza un terzo (il mediatore) perchè per poter mediare, bisognerebbe essere imparziali, mentre credo che alla fin fine cerchiamo di tirare l'acqua al nostro mulino, oppure cediamo troppo all'altra volontà, in questo modo diventa difficile trovare un punto di incontro equo, e sotto rimane sempre la lotta di potere che dicevi... no?

Allora, come fare per mediare in maniera equa prima di tutto?

Nel caso di Daf o di Grii, con i bimbi fino a che punto è giusto mediare? Si, ci sono volontà differenti, ma un genitore , come tale ha dei doveri educativi nei confronti dei figli, per cui mi pare doppiamente difficile trovare un punto equo, anche se sicuramente, cercare di ascoltare le esigenze dei bimbi è un ottimo passo...

griselda 30-06-2010 09.49.28

Citazione:

Originalmente inviato da dafne (Messaggio 87312)
abbraccio:
Compromesso e mediazione sono la stessa cosa vero?

A me pare che il mediatore è l'agenzia che procura la casa, facendo un altro esempio, e il compromesso è quando si a dal notaio in pratica si promette insieme il venditore di vendere la casa e il compratore di acquistarla al prezzo pattuito.
Per cui mi paiono due termini che significano due cose che convergono ma sono diverse, poi magari mi correggeranno eh ma così di primo acchitto mi pare diverso.

Mediare con i figli vuol dire ascoltare le richieste di entrambi e poi il compromesso e l'andare a mettere in pratica ciò che è stato scelto. Può essere?

Come diceva Red poco più sopra, per me non è facile perchè spesso mi perdo nella richiesta senza tenere più conto della mia o tengo conto della mia e perdo di vista quella dell'altro. La mediazione sarebbe in effetti l'ideale, ascoltando le varie esigenze arrivare al compromesso, ovvero alla scelta di mettere in pratica ciò che si è deciso e scelto come mediazione.
Penso ci sia da lavorare per me perchè la tendenza è di assecondare sempre l'altro. (non perchè sia brava buona e gentile eh icon_mrgr: ci appaio soltanto ahahah forse)

stella 30-06-2010 10.57.33

Citazione:

Originalmente inviato da dafne (Messaggio 87305)
Il soggetto specifico della mediazione sono i figli. Da un pò mi stò guardando attorno perchè gli atteggiamenti dei miei bambini mi lasciano esterefatta e così volevo vedere se è un problema solo mio.
Purtroppo il panorama che ci circonda è davvero desolante. Maleducati, molto volgari e iperagitati sono la maggioranza dei compagni che circondano i miei figli.
Ricchi o meno, genitori separati o meno.

Ora, non metto neanche in discussione il fatto che la colpa sia mia e del padre, questo è cosa che una vita di terapie rischia di non risolverediavolo.g: resta che comunque sono circondati da stimoli negativi e che io ho il dovere di cercare in tutti i modi di dargli gli strumenti minimi per poter operare una scelta e non finire nei casini solo perchè non avevano o non conoscevano alternative.

Io penso che il nocciolo stia proprio negli stimoli negativi che arrivano dai compagni dei tuoi figli, e che probabilmente l'atteggiamento che tengono in casa sia per non sfigurare davanti agli amici e compagni...
Penso inoltre che prima di mediare bisognerebbe distinguere se quello che chiedono è dettato da spirito di "ribellione" o "finta autonomia" o da esigenze effettive e queste, se ragionevoli, andrebbero accettate per far capire loro la differenza tra il volere fare i bulli e il vedere accettate ragionevoli richieste.
Ma io mi batterei soprattutto per esigere sincerità e coerenza in cambio di qualche concessione, ma se scopri che ti vogliono "fregare" dicendoti che hai ragione e poi fare come vogliono loro, mettere in tavola la discussione, di solito se gli chiedi di dire apertamente cosa vogliono e perchè lo vogliono si spiazzano perchè forse non lo sanno nemmeno loro....
Inoltre dobbiamo renderci conto che comunque le loro esperienze le faranno, ma sapere che stai offrendo loro un'alternativa avendogli spiegato che fino alla maggiore età ti devono ubbidienza in quanto responsabile della loro educazione, e che se vogliono ottenere qualcosa devono in qualche modo motivarlo per far vedere che sono in grado di contrattare, l'alternativa è essere trattati come bambini.....

Citazione:

Originalmente inviato da dafne (Messaggio 87307)
Un primo tentativo è stato stasera con fogli davanti, ciascuno doveva scrivere ciò che voleva riguardo l'estate per poi trovare un buon compromesso.
Compromesso e mediazione sono la stessa cosa vero?

Una prima osservazione ha visto me in difficoltà di fronte al loro scarso interesse, in urto per le loro pretese e a pazienza zero di fronte ai primi scontri.

Questo scarso interesse da loro dimostrato può significare che le loro pretese non sono tanto sentite, oppure che è più divertente per loro fare i bastian contrari che cercare una soluzione che accontenti tutti.
Se poi litigano anche tra di loro è necessario mediare, se accontenti uno la prossima volta acconterai l'altro, sempre tenendo presente che anche le tue esigenze vanno rispettate, anzi le tue valgono il doppio per pareggiare lo stress....

:C:

Ray 30-06-2010 11.55.41

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 87316)
con i bimbi fino a che punto è giusto mediare? Si, ci sono volontà differenti, ma un genitore , come tale ha dei doveri educativi nei confronti dei figli,

Già, i doveri educativi. Ma quali sono? In quale caso è preferibile soffocare l'altro?

griselda 30-06-2010 13.46.38

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87330)
Già, i doveri educativi. Ma quali sono? In quale caso è preferibile soffocare l'altro?

Ah beh, io ho già dei problemi a rispondere alla prima domanda, quali sono i doveri educativi?
L'educazione che diamo ai figli è quella per potersi muovere restando nel lecito delle leggi della società, e della religione insomma tutta una serie di imprintig ricevuti.

Soffocare l'altro? Non lo so. Io sarei sempre per il dialogo, cerco sempre di convincere parlando e anche questo non è bene.
Soffocare mi da l'idea di far morire, se ci sono delle cose anche brutte che l'altro fa io sono per cercare di comprenderne il perchè, soffocare l'esternazione di certe cose tipo se ci fossero degli atteggiamenti violenti penso andrebbero immediatamente soffocati ma poi andare a fondo al problema e capire perchè sono nati e da dove....
Ma un fuoco soffocato può avere le braci pericolose che non essendo più in superficie poi possono manifestarsi in un incendio.
Quindi io sono per il dialogo, magari mantenendo un po' più la calma che l'ansia mi fa perdere. Io sono sempre per la mediazione pur di non arrivare allo scontro icon_mrgr: mi fa troppa fatica icon_mrgr: a meno che di perdere la brocca quando non trovo ascolto e non so più cosa fare.

diamantea 30-06-2010 14.32.28

Mah! Io con i miei figli finchè discuto c'è la possibilità che loro convincano me ad accontentarli in ciò che sto negando. In genere si cede per sfiancamento.
Tuttavia, quando il mio è un vero NO, ne discuto poco e non ci torno su facilmente altrimenti reagisco negativamente. Do delle spiegazioni una o due volte alla terza li incenerisco con lo sguardo e la discussione finisce.
Loro capiscono dal mio umore quando è il caso di insistere o di desistere.
Credo che dovremmo essere noi stessi ad essere veramente convinti che la scelta che vogliamo fare sia quella giusta altrimenti creiamo una falla su cui loro si appigliano e demoliscono le nostre motivazioni.
Ad es. quando il grande voleva il motorino gli ho detto inizialmente no, ma dentro di me volevo accontentarlo solo che lui doveva essere motivato a darmi certe garanzie che chiedevo. Lui ha lottato ed ottenuto ciò che voleva. Quando mi ha chiesto il piercing il mio è stato un no così deciso che tutte le sue discussioni e motivazioni alla fine hanno fallito. Sono stata irremovibile al punto che lui ha capito che era meglio non farlo.
A volte è come il gioco della fune...

griselda 30-06-2010 14.57.20

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 87335)
Mah! Io con i miei figli finchè discuto c'è la possibilità che loro convincano me ad accontentarli in ciò che sto negando. In genere si cede per sfiancamento.
Tuttavia, quando il mio è un vero NO, ne discuto poco e non ci torno su facilmente altrimenti reagisco negativamente. Do delle spiegazioni una o due volte alla terza li incenerisco con lo sguardo e la discussione finisce.
Loro capiscono dal mio umore quando è il caso di insistere o di desistere.
Credo che dovremmo essere noi stessi ad essere veramente convinti che la scelta che vogliamo fare sia quella giusta altrimenti creiamo una falla su cui loro si appigliano e demoliscono le nostre motivazioni.
Ad es. quando il grande voleva il motorino gli ho detto inizialmente no, ma dentro di me volevo accontentarlo solo che lui doveva essere motivato a darmi certe garanzie che chiedevo. Lui ha lottato ed ottenuto ciò che voleva. Quando mi ha chiesto il piercing il mio è stato un no così deciso che tutte le sue discussioni e motivazioni alla fine hanno fallito. Sono stata irremovibile al punto che lui ha capito che era meglio non farlo.
A volte è come il gioco della fune...

Mi sa che sta proprio lì il punto in quello che ho nerettato.
Perchè loro ci mettono alla prova ci sondano per vedere sin dove possono arrivare.
Ricordo che me lo disse un'infermiera appena nato: signora lui piangerà e la misurerà e dopo un mese saprà sin dove potrà arrivare 8-)
Verrò a fare le vacanze dalle tue parti così mi dai quache lezione ahahahah scherzo fiori.gif

diamantea 30-06-2010 15.01.17

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 87337)
Verrò a fare le vacanze dalle tue parti così mi dai quache lezione ahahahah scherzo fiori.gif

Cara con molto piacere, ma per divertirci senza di loro! icon_mrgr:

griselda 30-06-2010 15.06.01

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 87338)
Cara con molto piacere, ma per divertirci senza di loro! icon_mrgr:

okkkkkkkkkk! icon_mrgr:

Ray 30-06-2010 21.14.55

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 87334)
Ah beh, io ho già dei problemi a rispondere alla prima domanda, quali sono i doveri educativi?
L'educazione che diamo ai figli è quella per potersi muovere restando nel lecito delle leggi della società, e della religione insomma tutta una serie di imprintig ricevuti.

Soffocare l'altro? Non lo so. Io sarei sempre per il dialogo, cerco sempre di convincere parlando e anche questo non è bene.
Soffocare mi da l'idea di far morire, se ci sono delle cose anche brutte che l'altro fa io sono per cercare di comprenderne il perchè, soffocare l'esternazione di certe cose tipo se ci fossero degli atteggiamenti violenti penso andrebbero immediatamente soffocati ma poi andare a fondo al problema e capire perchè sono nati e da dove....
Ma un fuoco soffocato può avere le braci pericolose che non essendo più in superficie poi possono manifestarsi in un incendio.
Quindi io sono per il dialogo, magari mantenendo un po' più la calma che l'ansia mi fa perdere. Io sono sempre per la mediazione pur di non arrivare allo scontro icon_mrgr: mi fa troppa fatica icon_mrgr: a meno che di perdere la brocca quando non trovo ascolto e non so più cosa fare.

Ok... quando il bambino di due anni che corre per la via e non si ferma alla fine del marciapiede tu ti metti a parlare cercando di convincerlo e di andare a fondo dei motivi profondi che lo spingono ad agire così. icon_mrgr:

Ray 30-06-2010 21.15.47

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 87335)
Credo che dovremmo essere noi stessi ad essere veramente convinti che la scelta che vogliamo fare sia quella giusta altrimenti creiamo una falla su cui loro si appigliano e demoliscono le nostre motivazioni.

Questa però è lotta...

diamantea 30-06-2010 22.00.03

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87348)
Questa però è lotta...


Infatti ho detto che ci sono casi in cui non discuto, impongo.
Non sempre si può spiegare, mediare e fare accettare, a volte ci vuole una decisione netta anche se in quel momento loro non capiscono o non vogliono capire, soprattutto se sono ancora piccoli.

I miei figli ora sono grandi ed è più facile discutere e far capire le mie ragioni, e quando dico che non è possibile in genere mi stanno ad ascoltare, se insistono troppo vuol dire che per loro è importante, allora rivedo la questione sotto un altro punto di vista.

La decisione del genitore solleva il figlio dall'assumersi una responsabilità verso se stesso in un momento in cui non è pronto o maturo a farlo.

Ray 30-06-2010 22.14.03

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 87350)
Infatti ho detto che ci sono casi in cui non discuto, impongo.

La domanda era quali i doveri dei genitori e quando soffocare... ossia: con che parametri stabilisci se imporre invece di discutere?

griselda 30-06-2010 22.21.01

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87347)
Ok... quando il bambino di due anni che corre per la via e non si ferma alla fine del marciapiede tu ti metti a parlare cercando di convincerlo e di andare a fondo dei motivi profondi che lo spingono ad agire così. icon_mrgr:

Col cavolo che gli lascio la mano se non può parlare, non capisce, se non sa gestire la libertà non è in grado di averla, dove c'è pericolo.
E tu vuoi educare un bambino di due anni a fermarsi se vede un'auto o alla fine del marciapiede?
Il mio non è mai sfuggito alla mia tenuta se lo avesse fatto lo avrei subito ripreso, ma bastava fare attenzione.
Mi sa che non ho capito l'esempio icon_mrgr:

Ray 30-06-2010 22.41.05

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 87354)
Col cavolo che gli lascio la mano se non può parlare, non capisce, se non sa gestire la libertà non è in grado di averla, dove c'è pericolo.
E tu vuoi educare un bambino di due anni a fermarsi se vede un'auto o alla fine del marciapiede?
Il mio non è mai sfuggito alla mia tenuta se lo avesse fatto lo avrei subito ripreso, ma bastava fare attenzione.
Mi sa che non ho capito l'esempio icon_mrgr:

Beh, prima dicevi che parli e parli e parli ecc ecc, così ho fatto un esempio diverso e in effetti hai detto che col cavolo. Al di là del fatto che si, un bambino a due anni è perfettamente in grado di imparare a non scendere dal marciapiede e quindi camminare senza mano, e pure è in grado di capire che è pericoloso, è qualcosa che in effetti va fermato. Dici situazione di pericolo... forse abbiamo individuato un possibile parametro di non mediazione... anche se sarebbe da quantificare i pericoli, dato che è impossibile azzerarli (e non sarebbe neanche bene).

diamantea 30-06-2010 22.42.17

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87351)
La domanda era quali i doveri dei genitori e quando soffocare... ossia: con che parametri stabilisci se imporre invece di discutere?

Lo scorso anno mio figlio lavorava in un ristorante vicino casa. Voleva sentirsi grande e gestirsi da solo. Poi ho visto che da mesi non riscuoteva lo stipendio e dietro informazione presso la mia banca ho capito che questa società si avviava velocemente verso il fallimento rischiando di non poter prendere un centesimo. Gli ho dato un tempo limitato visto che lui insisteva per sbrigarsela da solo per non fare la figura che interveniva la mamma, poi d'autorità ho preso in mano la situazione. Ho recuperato quasi tutti i soldi, l'ultimo assegno di 800,00 euro dopo quasi un anno è stato protestato ed ora sto cercando di farmelo pagare con pazienza e perseveranza comprese le spese di banca di 150,00 euro bontà loro.
Tu mi potresti dire che il ragazzo maggiorenne perdeva tutto e faceva esperienza, ma togliendo il fatto che mi aveva fatto un grosso danno alla macchina e aspettava questi stipendi per ripagarmi il danno che avevo anticipato io visto che l'auto mi serve necessariamente, quindi quei soldi erano miei, anche se così non fosse stato, un ragazzo di 20 anni va aiutato a crescere, e se in quel momento non sa prendere la giusta decisione o togliersi dai guai, il genitore deve intervenire anche sostituendosi a lui finchè è possibile naturalmente, non citiamo casi limite contro la legalità.
Io come madre di mio figlio ho fatto tutto il possibile per aiutarlo e nel frattempo gli ho mostrato come si fa.
Tu come genitore di tuo figlio non so al posto mio come avresti fatto.
La teoria conta poco, è sul pezzo che si decide, è la circostanza, l'istinto, le risorse a disposizione.
Il compito del genitore è questo, stare all'erta, capire quando è il momento di intervenire e quando è il momento di far fare le loro esperienze. Se ci riesce...

griselda 30-06-2010 23.01.45

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87357)
Beh, prima dicevi che parli e parli e parli ecc ecc, così ho fatto un esempio diverso e in effetti hai detto che col cavolo. Al di là del fatto che si, un bambino a due anni è perfettamente in grado di imparare a non scendere dal marciapiede e quindi camminare senza mano, e pure è in grado di capire che è pericoloso, è qualcosa che in effetti va fermato. Dici situazione di pericolo... forse abbiamo individuato un possibile parametro di non mediazione... anche se sarebbe da quantificare i pericoli, dato che è impossibile azzerarli (e non sarebbe neanche bene).

Beh si certo non avevamo definito un età per cui io ho parlato pensando al mio che ha un pochino più di due anni.
Per quanto riguarda i due anni anche se capisce come dici tu io il rischio preferisco non correrlo e lo tengo stretto anche se gli spiego il perchè lo proteggo da un possibile danno.
Ribadisco che penso che la libertà va lasciata quando sono in grado di gestirla e due anni mi paiono proprio pochini.
Non possiamo eliminare i pericoli ma abbassare la soglia di rischio e questo lo si fa con la prevenzione.
Tutto è pericoloso poi ogni età ha rischi maggiori e/o minori a seconda della prevenzione fatta e di ciò che è passato all'altro.
Dove non riesco a ridurre il rischio devo proteggere per evitare il danno.

diamantea 30-06-2010 23.08.20

"Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi" dice un detto...

griselda 30-06-2010 23.17.18

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 87362)
"Figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi" dice un detto...

E mai detto fu più vero

RedWitch 30-06-2010 23.40.04

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87351)
La domanda era quali i doveri dei genitori e quando soffocare... ossia: con che parametri stabilisci se imporre invece di discutere?

Io direi che fin quando un bambino non è in grado di valutare cosa sia bene per lui, il genitore dovrebbe essere in grado di sostituirsi, in modo che il bimbo non sia un pericolo per sè stesso e/o per gli altri. Fino ad una certa età è inevitabile imporre sè stessi, pero' penso che nelle piccole cose, sia possibile già dall'anno in poi dare un po' di spazio di scelta al proprio figlio.

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87357)
......Dici situazione di pericolo... forse abbiamo individuato un possibile parametro di non mediazione... anche se sarebbe da quantificare i pericoli, dato che è impossibile azzerarli (e non sarebbe neanche bene).

Ecco qui il problema diventa già saper discernere quali siano realmente le situazioni di pericolo e quali sono invece le situazioni di pericolo minore, quelle per cui i bambini è più che giusto facciano le loro esperienze . Ad esempio le cadute.. sarebbe impossibile evitarle tutte pero' se per la nostra ansia vietiamo ai bimbi di fare certe cose perchè potrebbero cadere.... diventa un egoismo dell'adulto, non protezione verso il figlio.

Un altro parametro potrebbe essere il rispetto delle regole vigenti in famiglia...

Ray 01-07-2010 09.28.22

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 87358)
un ragazzo di 20 anni va aiutato a crescere,

Se te lo chiede, solo se te lo chiede. Sostituirsi a lui è violenza, anche se non credo di potertelo far capire adesso, te lo devo pur dire.

Ray 01-07-2010 10.05.03

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 87360)
Ribadisco che penso che la libertà va lasciata quando sono in grado di gestirla

Si Gris, l'esempio dei due anni era volutamente esagerato e ho detto che possono imparare a fermarsi al marciapiede per cronaca... tenergli la manina ancora un po' non gli fa male. Anche se sarebbe da vedere caso per caso quanto cercano di svincolarsi da quella manina.

Ma la frase che ti ho citato è molto interessante. Ti dirò che concordo in linea di massima, solo che è un po' più complesso di così. E' vero quello che dici ma è vero anche che se non provo a fare qualcosa non diventerò mai capace di farla... come la scrivi tu equivarrebbe a dire che uno può giocare a tennis solo dopo che ha imparato. Il guaio è che se non gioca non impara... e, se escludiamo il tennis, questo concetto lo vediamo applicato da molti genitori, soprattutto mamme va detto, e i risultati non vanno certo verso l'indipendenza e l'autonomia.

Se però guardi alla storia dei tuoi igli sono sicuro che troverai moltissimi esempi di come gli hai lasciato delle libertà di provare, pur se non sapevano gestire, magari guidati, e poi man mano che imparavano li hai lasciati fare sepre più soli. Li troverai questi esempi tra le cose che non ti facevano particolare paura icon_mrgr: .

Quindi non si tratta si quel che uno può gestire, ma che potrebbe gestire.

Poi c'è il discorso dell'altro, che tendiamo sempre a scordarci quando dobbiamo decidere come è giusto agire. Spesso, pur volendo, non possiamo impedire esperienze. O magari possiamo oggi, ma poi domani...
Il compito educativo è quindi, stabilite le esigenze dell'altro, di fornire tuti gli strumenti in nostro possesso... che poi l'altro userà come vuole.

Ma il problema grosso è un altro, che poi è sempre quello. distinguere le esigenze dei figli dalle nostre....

griselda 01-07-2010 12.03.49

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87371)
Si Gris, l'esempio dei due anni era volutamente esagerato e ho detto che possono imparare a fermarsi al marciapiede per cronaca... tenergli la manina ancora un po' non gli fa male. Anche se sarebbe da vedere caso per caso quanto cercano di svincolarsi da quella manina.

Ma la frase che ti ho citato è molto interessante. Ti dirò che concordo in linea di massima, solo che è un po' più complesso di così. E' vero quello che dici ma è vero anche che se non provo a fare qualcosa non diventerò mai capace di farla... come la scrivi tu equivarrebbe a dire che uno può giocare a tennis solo dopo che ha imparato. Il guaio è che se non gioca non impara... e, se escludiamo il tennis, questo concetto lo vediamo applicato da molti genitori, soprattutto mamme va detto, e i risultati non vanno certo verso l'indipendenza e l'autonomia.

Sì Ray, so anche io che è più complicato di così ma in sintesi ci stava bene.
Se noto l'esigenza della manina che strappa e vuole provare farò in modo di trovare un posto adeguato all'esperienza. In modo che ci sia la necessaria calma per me e la tranquillità per lui, io cerco sempre e magari sbaglio di evitare un inprinting traumatico che poi è peggio.

Quote:



Se però guardi alla storia dei tuoi igli sono sicuro che troverai moltissimi esempi di come gli hai lasciato delle libertà di provare, pur se non sapevano gestire, magari guidati, e poi man mano che imparavano li hai lasciati fare sepre più soli. Li troverai questi esempi tra le cose che non ti facevano particolare paura icon_mrgr: .

Fortunatamente la gestione dei figli non è stata tutta riversata su di me anche se la maggior parte del tempo vivevano con me. Dall'altra parte a compensare le mie paure c'era un marito che è il mio opposto e che quindi spingeva dove io tiravo, non so se l'esempio è ottimale, ma il risultato è stato che magari il permesso fare era più equilibrato noi due mediavamo per trovare il punto che ci sembrava giusto dove mollare gli ormeggi.
Quote:


Quindi non si tratta si quel che uno può gestire, ma che potrebbe gestire.

Poi c'è il discorso dell'altro, che tendiamo sempre a scordarci quando dobbiamo decidere come è giusto agire. Spesso, pur volendo, non possiamo impedire esperienze. O magari possiamo oggi, ma poi domani...
Il compito educativo è quindi, stabilite le esigenze dell'altro, di fornire tuti gli strumenti in nostro possesso... che poi l'altro userà come vuole.

Ma il problema grosso è un altro, che poi è sempre quello. distinguere le esigenze dei figli dalle nostre....
Ecco il punto che anche io vedo focale.
Nel senso che non è facile perchè personalmente io tendo a proteggere dove sono stata colpita dove sono caduta proteggo lui dove ho male io, non so se si capisce. Almeno l'ho fatto tanto in passato che ora sto cercando una scuola di sopravvivenza per insegnargli a fare da solo delle cose che non vuole imparare icon_mrgr: Perchè è diventato comodino e tutto gli è dovuto anche se detto così è esagerato, ma di inprinting questo ha.
Poi è l'età dell'incoscienza per cui non vedo neppure bene dove mettere le mani per riaggiustare cose...senza esagerare (perchè a volte quando lo vedo come è ora con la testa tra le nuvole mi irrita icon_mrgr:)

Del resto se non hai ricevuto non sai dare a meno che di imparare ora tu. E come ben sai a me è stato detto troppo presto questo è il mondo vai....senza alcuno strumento meno male che dall'altra parte c'è chi li ha avuti.
Comunque ritornando ai figli io ho lasciato abbastanza fare, conoscendo di essere ansiosa e ascoltando l'altra parte che con me educa ho mediato me stessa e ho cercato di lasciare libertà però ribadisco all'età giusta che poi beh l'ho decisa io certo, magari sarà stato in ritardo o in anticipo ma l'intento era di non gettarlo allo sbaraglio, quindi c'ero sempre io dietro con il mio vissuto purtroppo.
Però difficilmente non ho ascoltato richieste se l'esigenza era forte la sondavamo e poi si lasciava fare.
Per fare esempi a tre anni pattinava con pattini in linea andava in bici e nuotava a cinque giocava a calcio e si allacciava tranquillamente le scarpe e faceva la doccia da solo.
Il punto secondo me del trattenere è legato a qualcosa che se non è fatto con testa e bisogna averla costruita prima di poter agire.
Se avesse l'età quest'anno avrebbe fatto anche un'esperienza lavorativa ma non è stato possibile e solo perchè l'aveva chiesta lui.
Il guaio secondo me nasce dove devi spingerlo perchè a lui di fare quella tale esperienza non frega una cippa. Che fare a quel punto? Oppure in quel momento che vuol farla non c'è l'opportunità e questo fa si che scappi via nel dimenticatoio i si cambi in altro.

diamantea 01-07-2010 15.26.43

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87370)
Se te lo chiede, solo se te lo chiede. Sostituirsi a lui è violenza, anche se non credo di potertelo far capire adesso, te lo devo pur dire.

In linea di principio è sacrosanto quello che dici ed è giusto che tu lo ribadisca per non portare avanti convinzioni sbagliate.

Nella situazione reale, contingente poi si decide per ciò che in quel momento sembra essere la soluzione migliore e più pratica.
Se io avessi avuto una situazione economica agiata avrei lasciato che lui perdesse il suo denaro, si godesse la sua frustrazione fino in fondo per aver lavorato gratis, poi mi sarei fatta restituire il denaro con comodo solo per il principio che chi rompe paga.
Ma la situazione era esattamente il contrario, ed io ho scelto la soluzione più pratica per la famiglia ed anche per lui che è uscito psicologicamente dall'empasse in cui era caduto e da cui non sapeva uscire e non sapeva chiedere aiuto.
Come dice Uno lo devo lasciare sbrodolarsi un pò ma un genitore deve sapere quando è il momento di fermarsi per evitare conseguenze irreparabili.
Non bisogna necessariamente traumatizzarsi per crescere. Se avessi aspettato ancora avremmo perso tutto e ho deciso che non era il caso.
Mio figlio purtroppo chiede aiuto quando è troppo tardi, e paga spesso in salute.
Una volta che si ammala cosa dovrei fare, stare ancora a guardare? e aspettare che chieda aiuto? una volta morto non può chiedere aiuto, cosa faccio, lo lascio marcire finchè mi manda un sms dall'aldilà chiedendomi di seppellirlo?
Mio figlio non ha avuto il padre che gli ha insegnato ad essere un uomo e non voleva certo che glielo insegnassi io, così rifiuta il mio aiuto fino a quando può resistere per dimostrare di essere un uomo, che sa cavarsela senza chiedere aiuto alla mammina... forse; non so di preciso cosa passa nella testa di un ragazzo che non può contare sul riferimento del padre.

griselda 02-07-2010 00.32.39

Ot
 
XXarcade.: Ray?
Quando sparisci da una discussione mi domando sempre il motivo e faccio un sacco di supposizioni: è perchè abbiamo detto strun..bip icon_mrgr: o non si è capito niente e per gentilezza eviti di dirlo ( P: ) o perchè reputi che non sia il momento di proseguire o hai finito le batterie icon_mrgr: o che altro? Sono troppo curiosa eh icon_mrgr:

Ray 02-07-2010 02.00.34

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 87401)
XXarcade.: Ray?
Quando sparisci da una discussione mi domando sempre il motivo e faccio un sacco di supposizioni: è perchè abbiamo detto strun..bip icon_mrgr: o non si è capito niente e per gentilezza eviti di dirlo ( P: ) o perchè reputi che non sia il momento di proseguire o hai finito le batterie icon_mrgr: o che altro? Sono troppo curiosa eh icon_mrgr:

Quando sparisco da una discussione (in termini griseldeschi quando non rispondo immediatamente) è perchè ce l'ho con te, solo con te, proprio con te. diavolo.g:

Ci torno... qualcosa abbiamo visto, in un modo o nell'altro. Ci sono poi molti punti da riprendere che ha toccato Daf nel primo post, finora ne abbiamo preso solo uno. C'è inoltre da ampliare il discorso alla sezione in cui è stato messo, altrimenti sarebbe davvero da spostare in psico.
A questo proposito, ma solo per collegare quanto abbiamo detto sinora alla sezione, sarebbe utile dare un'occhiata anche nel sottile a cosa accade quando soffochiamo l'altro o invece due persone mediano tra loro, senza che mediare sia per forza la via di mezzo, ma semplicemente una delle vie IN mezzo, che può anche essere molto vicino ad una volontà e molto lontano all'altra... come se avendo un angolo di novanta gradi, dato da due forze che vanno in direzioni perpendicolari, non dovessimo per forza mediare a 45, ma esiste anche a 89.
Questo in natura, per così dire, avviene quando le due forze non sono di uguale intensità. La direzione della risultante dipende si dalle direzioni delle forze in gioco, ma anche dalle loro intensità... lo avevamo visto coi vettori. Ma ciò avviene meccanicamente, e in effetti, la maggior parte delle mediazioni umane sono in realtà meccaniche, anche se ci sembra di fare grandi ragionamenti. Dal livello di meccanicità delle persone in gioco dipende il livello di meccanicità della mediazione... e tanto più si è meccanici tanto più il compromesso sarà dipendente dalle volontà di partenza, ossia in realtà è già "previsto" quel che si farà... il fatto che si farà è determinato dal momento in cui si decide di mediare. Unico momento "libero", non soggetto alla meccanicità, che poi nella mediazione vera e propria ritornerà ad agire nella misura di quella situazione specifica.

Ma nella mediazione, pur se anch'essa espressione di lotta, le enrgie di entrambi trovano veicolo, mentre se uno soffoca l'altro... che succede?

stella 02-07-2010 11.06.51

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87405)
Ma nella mediazione, pur se anch'essa espressione di lotta, le enrgie di entrambi trovano veicolo, mentre se uno soffoca l'altro... che succede?

Soffocare letteralmente significa impedire di respirare.... quindi l'energia rimane bloccata e per permettere a chi è stato sottomesso di trovare uno sblocco potrebbe sfociare in proteste di ingiustizia e rimostranze varie o ancora peggio lavorare sotto sotto generando un senso di sfiducia nei confronti dei genitori (il classico "nessuno mi capisce") e quindi cercare altri sbocchi evitando il confronto diretto, per trovare magari alleanze al di fuori di casa.....

griselda 02-07-2010 21.57.58

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87405)
Quando sparisco da una discussione (in termini griseldeschi quando non rispondo immediatamente) è perchè ce l'ho con te, solo con te, proprio con te. diavolo.g:

Fai bene diavolo.g:
Quote:



A questo proposito, ma solo per collegare quanto abbiamo detto sinora alla sezione, sarebbe utile dare un'occhiata anche nel sottile a cosa accade quando soffochiamo l'altro o invece due persone mediano tra loro, senza che mediare sia per forza la via di mezzo, ma semplicemente una delle vie IN mezzo, che può anche essere molto vicino ad una volontà e molto lontano all'altra... come se avendo un angolo di novanta gradi, dato da due forze che vanno in direzioni perpendicolari, non dovessimo per forza mediare a 45, ma esiste anche a 89.

Se vabbeh quella della geometria me l'hai fatto apposta eh? boccaccia: (SCHERZO)
Quote:

Questo in natura, per così dire, avviene quando le due forze non sono di uguale intensità. La direzione della risultante dipende si dalle direzioni delle forze in gioco, ma anche dalle loro intensità... lo avevamo visto coi vettori. Ma ciò avviene meccanicamente, e in effetti, la maggior parte delle mediazioni umane sono in realtà meccaniche, anche se ci sembra di fare grandi ragionamenti. Dal livello di meccanicità delle persone in gioco dipende il livello di meccanicità della mediazione... e tanto più si è meccanici tanto più il compromesso sarà dipendente dalle volontà di partenza, ossia in realtà è già "previsto" quel che si farà... il fatto che si farà è determinato dal momento in cui si decide di mediare. Unico momento "libero", non soggetto alla meccanicità, che poi nella mediazione vera e propria ritornerà ad agire nella misura di quella situazione specifica.

L'unico momento in cui siamo liberi è quello della decisione di agire? ($)piango.gif
Questa cosa mi lascia di sasso, non facciamo niente insomma siamo sempre "fatti" allora qualunque scelta è solo apparente...al solito :bleah:
Quote:


Ma nella mediazione, pur se anch'essa espressione di lotta, le enrgie di entrambi trovano veicolo, mentre se uno soffoca l'altro... che succede?
Beh come ha detto anche Stella, nella mediazione immagino di vedere uno scambio di energie.
Se una persona si sente soffocare è come se gli mancasse l'aria, per cui è come se l'altro gliela togliesse per stare meglio lui, qui lo scambio è interrotto e si diventa come dei vampiri che succhiano il sangue della propria vittima.
L'altro con l'andare del tempo perde le forze, un po' come mettersi a letto e vedere giorno per giorno i propri muscoli diminuire per mancanza di movimento.

In natura capita di vedere delle infestanti che soffocano la piantina che sta crescendo, l'aggressività e la vitalità di tale pianta infestante, che ha meno esigenze che è più forte, si espande a spese dell'altra piantina più debole che per natura non ha quella capacità.
Questa aggressività e vitalità maggiorata dalla capacità di succhiare maggiormente di succhiare dal terreno, se nessuno interviene, farà si che soffocherà l'altra togliendole la linfa vitale che le permetterebbe di crescere adeguatamente.
Si può osservare anche con due alberi vicini, uno dei due, il più debole, smetterà di crescere o manifesterà problemi, le maggiori radici di una andranno a discapito dello sviluppo dell'altra che ne subirà gli eccessi. Altro modo di soffocare limitando la crescita.
Quindi senza volerlo potremmo parassitare i nostri stessi figli.
Come fare per evitare questo?

dafne 05-07-2010 00.08.52

Forse quando soffochiamo l'altro lo inglobiamo, lo ciucciamo fino al midollo..ci nutriamo in qualche modo?

Ho potuto notare alcune cose in questi giorni.

Mediare significa cedere su qualcosa. Per fare questo bisogna, come detto più su, avere abbastanza chiaro cosa si vuole e cosa proprio non si è disposti a fare.

Mi sono dovuta arrendere a mettere nero su bianco per capire cosa potevo pretendere riguardo ai centri estivi e cosa no dai miei figli.

Facendo questo ho potuto verificare innanzitutto che partivo pretendendo già che la mia soluzione fosse la scelta giusta. In realtà è ciò a cui siamo arrivati ma mostrare nero su bianco cosa volevo e a cosa rinunciavo per andar loro incontro ha sortito un effetto diverso. Lo svolgimento del problema invece della soluzione pronta e confezionata.

Dunque a conti fatti c'è un iniziale bisogno di controllo. Io comando e quindi tu cedi. Se non cedi ti forzo finchè riesco. Collegandosi al discorso delle forze mi viene in mente che spostare una forza richiede una forza non uguale ma maggiore. La mediazione di fatto dovrebbe richiedere meno sforzo (anche se ottenere con prepotenza a primo impatto nutre, per così dire, di più, penso)

Un altro pensiero che mi gira in testa è che nella mediazione ci si apre al contatto con l'altro, alla condivisione, seppur di un problema. Forse quest'apertura genera maggior timore di quanto io non sia disposta a credere.

iLa mediazione coi figi di fagto è sempre possibile, penso, nella misura ie nei modi in cui l'età gli permette di farlo. Cero che per mediare, per contrattare, devi essere nelle condizioni di dare-avere. E un adulto, se tale, dovrebbe porsi nella posizione di poter anche perdere guadagno a favore di un eventuale guadagno del figlio.

Invece coi figli io divento egoista spesso, come con i parenti stretti, come se io fossii perennemente in perdita e volessi neanche andare a pari ma guadagnarci sopra un sacco...

leggo.gif rileggo e rimedito

griselda 05-07-2010 15.14.14

Citazione:

Originalmente inviato da dafne (Messaggio 87565)
Dunque a conti fatti c'è un iniziale bisogno di controllo. Io comando e quindi tu cedi. Se non cedi ti forzo finchè riesco.

Io la chiamerei dirigere più che controllare e basta, e mi domando se è poi così sbagliato perchè pure l'alberello ha bisogno del bastone per crescere diritto. Scrivo qui ma non è chiedo a te personalmente la domanda e rivolta a tutti.
Mentre per la frase nerettata mi domando se è sbagliato questo modo lasciamo fare tutto quello che vogliono? A questo punto potremmo essere superflui come genitori.
Se è per il suo bene credo che anche se lo sto vampirizzando non gli faccio poi tanto male, ma se è per me che lo faccio perchè sono ansiosa e basta qui sto usando la forza per depredare in questo caso è usurpazione.
La mediazione credo vada fatta sia per aiutare il ragazzo a mediare, comprendere che mica tutto gli è dovuto, che la vita è lotta, che se qualcosa ti interessa devi muoverti per essa, in ogni caso credo che insegnargli la mediazione sia costruttivo.

Ray 05-07-2010 16.53.13

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 87600)
La mediazione credo vada fatta sia per aiutare il ragazzo a mediare, comprendere che mica tutto gli è dovuto, che la vita è lotta, che se qualcosa ti interessa devi muoverti per essa, in ogni caso credo che insegnargli la mediazione sia costruttivo.

Proviamo a ribaltare il concetto. PRIMA si tenta di far tutto il possibile per mediare, poi se l'altro proprio non vuole, allora si fa valere la propria autorità col divieto.

Quindi di fronte ad una richiesta assurda tento in tutti i modi di far ragionare... se non ragiona vieto. Ma se ragiona è mio dovere genitoriale usare il suo imput per far crescere. Se non vuole crescerà prossima volta... perchè quando ho vietato, quando mi sono imposto, quando ho soffoccato, quell'occasione è persa.

griselda 05-07-2010 17.16.42

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87604)
Proviamo a ribaltare il concetto. PRIMA si tenta di far tutto il possibile per mediare, poi se l'altro proprio non vuole, allora si fa valere la propria autorità col divieto.

Quindi di fronte ad una richiesta assurda tento in tutti i modi di far ragionare... se non ragiona vieto. Ma se ragiona è mio dovere genitoriale usare il suo imput per far crescere. Se non vuole crescerà prossima volta... perchè quando ho vietato, quando mi sono imposto, quando ho soffoccato, quell'occasione è persa.

Domando se esiste anche il problema opposto, ovvero l'aver un figlio che non ti da problemi, che non chiede mai cose che ritieni assurde e quindi concedi sempre senza dover far ragionare (questa parola mi da mooolto da pensare su i problemi scolastici...) cosa succede? Credo sia uguale :@@
Ricordo un sacerdote che mi era molto caro che mi disse una volta che si cresce meglio con i no, forse dire sempre di no inizialmente anche aiuta poi a ragionare e ad imparare a mediare.

Ray 05-07-2010 18.45.43

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 87606)
Domando se esiste anche il problema opposto, ovvero l'aver un figlio che non ti da problemi, che non chiede mai cose che ritieni assurde e quindi concedi sempre senza dover far ragionare (questa parola mi da mooolto da pensare su i problemi scolastici...) cosa succede? Credo sia uguale :@@
Ricordo un sacerdote che mi era molto caro che mi disse una volta che si cresce meglio con i no, forse dire sempre di no inizialmente anche aiuta poi a ragionare e ad imparare a mediare.

Beh certo, se uno fa una richiesta veramente assurda... il no è necessario e anche salutare, ma andrebbe motivato, possibilmente in rapporto alle capacità di comprensione dell'altro.
Uno a cui non capiti mai di dire di no io non me lo immagino, invece mi immagino quelli che sanno accettare i no. Ma per non doversi mai sentir dire di no dovrebbe già sapere prima di imparare.

griselda 05-07-2010 22.41.41

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 87612)
Beh certo, se uno fa una richiesta veramente assurda... il no è necessario e anche salutare, ma andrebbe motivato, possibilmente in rapporto alle capacità di comprensione dell'altro.

se per questo motivo anche troppo, non è questo il mio problema e che piuttosto credo di aver imposto la motivazione nel senso che non ho mai creato o non si è mai creato fino ad una certa età la contrattazione veniva accettata la motivazione e il no
Quote:

Uno a cui non capiti mai di dire di no io non me lo immagino, invece mi immagino quelli che sanno accettare i no. Ma per non doversi mai sentir dire di no dovrebbe già sapere prima di imparare.
Non so se ho capito cosa vuoi dire conq eusta frase
Ok che dicevi sopra che per davanti a richieste assurde dire anche solo un no non insegna a ragionare sulle cose.
Mentre motivare e ragionare insieme aiuta a crescere.
Se non ce ne fosse bisogno vorrebbe dire che si sanno già e questo non è possibile, ma a questo punto non ci sarebbe neppure la richiesta
Ma i ragazzini oggi ti domandano quello che hanno i compagni di classe, chi frequentano dopo la scuola, non c'è quasi mai un desiderio personale ma una richiesta che parte dalla compagnia...e chiaro che se le finanze lo permettono si dice quasi sempre di sì.
Poi i ragazzini crescono e diventano ragazzi e qui ci sono altri problemi e le richieste possono si essere fuori luogo tipo voglio fare qualcosa che è fuori dal mio target...qui subentra il ragionamento ma se in precedenza non è mai stato fatto nessun ragionamento sulle richieste ma sono state avallate quasi tutte perchè normali e accettate come tali, subentrano dei problemi del tipo: come prima andava tutto bene invece ora mi dici di no, perchè? Qui nasce la difficoltà di accettare il no o anche le motivazioni che possono portare al no. A questo punto si deve instaurare il ragionamento e la mediazione tipo: voglio andare a ballare e i miei amici tornano alle 4 ubriachi voglio farlo anche io. (visto che era gli stessi con cui ho condiviso tutto fino adesso) (è un esempio strampalato ma per capirci) a qeusto punto devi motivare il perchè non può accettare questa richiesta e lui cercherà di ottenere altro, si contratterà e si arriverà alla mediazione ok vai ma a queste condizioni, bevi una consumazione e torni massimo alla 1.30 ma guai se torni ubriaco.
Però alla fine siamo sempre noi che stabiliamo fino a dove può arrivare no?
Poi potrà succedere che se non soddisfatto il ragazzo potrà tentare di fare quello che non è stato approvato perchè non è detto che la contrattazione vada a buon fine sempre e venga accettata veramente, non ci sono garanzie. Mi sa che sto scivloando fuori dal discorso mi fermo

stefano 05-07-2010 23.29.06

uno dei problemi clou del discorso è... la convinzione che a essere nel "giusto" siano sempre e comunque i genitori...


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