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incubi da sveglia
Stasera sono elucubrotica, questo post è altamente pessimista e deleterio per il buonumore..avvisati, mezzi salvati icon_mrgr:
Da qualche giorno una mamma con cui ho stretto amicizia (nel senso più ampio del termine) mi stà rovesciando addosso tutti i suoi problemi familiari. All'inizio le stavo dietro; la sua situazione col figlio per certi frangenti assomigliava a quella che ho vissuto e stò vivendo con i miei, ho cercato di passarle quel briciolino di esperienza che ho fatto, ho cercato di farle vedere le cose da un'angolazione leggermente diversa..eh bon..già è stato brutto accorgersi che di quello che dicevo ascoltava solo un briciolino (la parte che la sosteneva nell'autoflagellarsi in pratica diavolo.g: ) poi ho visto che voleva solo sfogare,arrivando al punto che la mia opionione non le interssava per niente, riprendendo il discorso dall'esatto preciso punto se l'interrompevo.:U Ho visto una persona sofferente, massacrata dal dolore anche fisicamente. Ma non ha alcun desiderio di risolvere o cambiare, vuole solo sentirsi dire che ha ragione. dry.gif Io pure. Lo schiaffo che ho preso guardandola, estraniandomi per un qualche minuto, osservandola come parlava e agiva col figlio....:bleah: :bleah: ..ero lì e mi guardavo, mi vedevo in lei, riconoscevo alcuni atteggiamenti e la mia mente si è come scossa. Mi ha distratto, mi ha spostato. Anche ora se ci penso ho una sorta di repulsione, come il magnete messo al contrario, presente? Ecco, mi sbalza via. Adesso ogni tanto mentre esplodo io me ne accorgo, penso a lei, all'effetto che ha fatto a me vederla arrabbiata, al suono delle parole che uscivano dalla sua bocca invece che dalla mia. Perchè io non mi sento mai? piango.gif E poi mi viene in mente l'anziano signore con cui ho parlato stasera, quello con cui starò tutto domani, alla fiumana di sensazioni che cercavano di salire, al desiderio folle di scappare via, di dire che avevo un impegno improvviso, che non ce la facevo. Adesso comprendo la frase "procreiamo per la necessità di proseguire la specie", la capisco nel senso non di mantenere viva la specie ma noi stessi. Guardavo quell'uomo e vedevo la vecchiaia, il decadimento, il poco tempo. E' terribile, ci specchiamo (plurale maiestatis icon_mrgr: ) negli occhi degli altri, e i suoi non li voglio guardare. Meglio i bambini, il loro avere avanti tutta la vita m'illude di essere così. Di poter sfuggire alla morte. Perchè il modo ingegnosamente logico che ha scovato la mente di fuggire alla morte è farci dormire... se non vedo non sento, se non sento non mi accorgo. Se arriva la morte e io non lo so non soffro. Per quello forse si dice che un istante prima di morire si vede tutta la propria vita, per un istante viviamo, il tempo di accorgerci di non aver vissuto. Ecco l'inferno. Sono depressa? Eh probabile, ma lo sono sempre stata adesso almeno inizio a vederla meglio e (non è una battuta) a non volerla intorno. Ciliegina sulla torta oggi al lago abbiamo incontrato un uomo che è stato compagno di mia madre per qualche anno, non molto tempo fà. Personaggio che, avuto il mio numero, mi aveva mandato un paio di messaggi equivoci, che io avevo stroncato sul nascere. Di nuovo. Anche li, predispozione, caratteristica modificabile o condanna? Riuscirò a colmare quella lacuna che mi porta costantemente vicino a certe energie o potrò solo imparare a gestirle? diavolo.g: per ora smetto, ma temo che una volta scoperchiato il vaso ne avrò per molto... stosvegli: |
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L'argomento è già delicato di suo ma mi colpisce particolarmente a fondo e mi ha fatto tentennare molto, molto davvero rispetto al solito, prima di decidermi. Cercherò di essere breve icon_mrgr: e voi cercate di non andarci giù pesante abbraccio: Il fatto è questo: un anziano signore di quelli tuttofare si è offert di buttarmi nell'isola ecologica le tv rotte, parlando mi dice che senza problemi può tagliarmi anche dei ferri pericolosi che sporgono dal muro esterno in giardino. E' un signore simpatico, sempre gentile, che fa un sacco di lavoretti e si diverte a raccontare di quando era alpino. Morale, entra in casa per vedere se i ferri esterni avevano lasciato danni venendo via, inizia a parlarmi dei suoi gusti sessuali :U e ci và poi giù un pò pesante raccontandomi alcuni particolari :bleah: cerco di stare alla battuta, a quella che sembrava la mattana ormonale di un vecchio quando questo si fa troppo vicino e..mi piazza un bacio sulla fronte..e uno sulla bocca :bleah: :bleah: :bleah: Poi và fuori ma il senso di fastidio, di inadeguatezza, di schifo e anche di disagio non mi ha mollato per ore. La cosa, a posteriori, che vedo che mi ha innervosito maggiormente è stata la mia assoluta incapacità a mandarlo afff...ehm.. Mi sono irrigidita molto poi nei giorni successivi (DOPO grrrr) se n'è accorto, fino a prendermi in disparte e dire che si gioca (ma attaccati..) quando ha visto che non lo assecondavo più mi fà per baciare e a me è uscito stò benedetto "no" e allora al suo siamo amici e alla guancia con "così và bene?" allora ho detto va bene e poi se n'è andato. Ma la cosa m'impensierisce non poco, con in giro per il forum posto sul "cercarsela" mi sono ritrovata a chiedermi quanto di tutto ciò continuo a provocare,e a cosa, quindi, continuo a non dar peso...difficile credere alla pura sfortuna...e poi, una volta stabilito che "me la cerco" è una sorta di lezione che, una volta appresa, smette di generare il problema o è una predisposizione diciamo genetica per cui mi toccherà conviverci per tutta la vita? Perchè io sarei stancuccia di nascondermi, perchè per la verità questo è il modo funzionale che ho trovato per evitare il problema. Una riflessione che ho fatto è che nel momento in cui avrei dovuto far uscire un no secco e un atteggiamento deciso non ci sono riuscita, come se mi fosse impossibile, come se a dir di no capitasse il perdere qualcosa..lo so è allucinante ma stò cercando di sentire invece di pensare. Una sorta di dipendenza che forse ha la sua origine (forse..diavolo.g: ..son pure ironica..) nella relazione della quindicenne con l'uomosecondopadreeamante...dire di no allora era perdere la mia dose di attenzione. Un'altra cosa che ho notato è che il no verso persone aggressive o comunque convinte di ottere un si per risposta mi risulta quasi impossibile, mi sconvolge meno perchè in situazioni "normali" ma è altrettanto significativo penso. leggo.gif |
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La sindrome di Stoccolma e' quello strano fenomeno psicologico dell'attaccamento affettivo che ha l'ostaggio nei confronti del rapitore che ha in mano la sua vita ( capitato durante una rapina in banca a Stoccolma). |
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Ne avevo sentito parlare ma credevo si verificasse in presenza di una persona specifica, una persona che abbia in qualche modo fatto scattare il meccanismo perchè ha dato quel qualcosa..uhm In realtà il fenomeno è più allargato, è un mix di incapacità di veicolare in modo appropriato l'aggressività latente (che poi esplode in tutt'altro), una sorta di autorepressione mista alla paura di non potercela fare e anche nascosto molto in fondo il desiderio di appagare l'altro, del sentirsi in debito :bleah: In questo momento mi ricorda molto la sensazione di volersi allontanare dai genitori, fare di testa propria ma sentire di non riuscirci, di rischiare poi di restare soli...suona proprio come un dipendenza, mi allontano ma sono tenuta per l'elastico del rapporto che si tende si tende e poi mi rimbalza indietro. Nel caso più specifico delle avance sessuali direi che c'è una possibilità che una parte di quell'attirare personaggi di una certa età che richiedono certe particolari attenzioni dipenda anche da un mio latente atteggiamento infantile "protegginìmitipregovedraichesorpresachetifacc io" dry.gif Che fatica starci su stà cosa, intanto grazie per lo spunto Nike, la questione del prigioniero ha molti lati da esplorare. stosvegli: |
Cara Dafne, questi episodi accadono, purtroppo, a molte donne. Si ha la sventura di incontrare personaggi invadenti (sto edulcorando molto) che sconfinano senza pudore, senza rispetto, prendendosi delle libertà che nessuno ha concesso loro. Proprio l'altro giorno, ad esempio, mi è capitato che un tipo losco mi seguisse dopo che aveva invano cercato di attaccare bottone. In passato, un professore di cui avevo profonda stima ci ha provato in modo alquanto squallido; la lista è lunga....
Non credo francamente che noi donne ce le andiamo a cercare certe situazioni, altrimenti perchè le troveremmo così sgradevoli? Tuttavia ho notato che quanto più si è gentili, timide, remissive, tanto più certi soggetti ci prendono gusto. Ovviamente parlo di pochi uomini molesti, il mio discorso è e rimane circoscritto. Forse dietro il tentennamento, dietro l'incapacità di dire un no secco e tagliente c'è si la paura, ma potrebbe darsi ci sia la paura di una reazione doppiamente "aggressiva" ed "invasiva". |
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In particolare nella frase che ho nerettato ci trovo una verità, anche se in realtà mi stride fortissimamente perchè io di remissivo e timido, in genere, ho ben poco diavolo.g: Ma è proprio l'atteggiamento che prendo inconsapevolmente, è una forma di asservilismo, di mortificazione ma nel senso peggiore del termine..quel metersi a schiavo di che mi fà pensare che Nike non ci sia andato troppo lontano e che mi fà sentire, lo ammentto, ancora più uno schifo. Torna quel senso di "non posso dir di no, ribellarmi, non sono in grado" che, ripeto, fà un gran a botte con il mio spirito fumino...ammenochè quest'ultimo non sia davvero una sorta di compensazione... fiori.gif grazie anche a te Logos |
Non è facile soddisfare la richiesta di andarci leggera, perchè come vuoi metterla è la situazione che è pesante.
Daf, lo hai già capito cosa succede, lo hai detto tra le righe. Lo riconosco perchè siamo state inconsciamente educate più o meno tutte così. Il sesso debole per mantenere il potere usa la sensualità, e se la sensualità è inconsapevole o incosciente cerca gratificazione nel tenere in potere qualsiasi situazione, anche lo sguardo di un bambino, mostrandosi femmina il più possibile. Razionale o meno gli ormoni viaggiano e i messaggi partono. Il potere inteso come attenzioni, come ammirazioni che chiama gratificazione. Aldila che sto signore non si doveva in nessuna maniera permettere una simile invadenza, in un ambiente di lavoro sarebbero molestie, dal tuo racconto tu non hai posto paletti quando il tizio ha iniziato a testare il terreno con i suoi avventurosi amori, anzi il tuo modo di fare lo ha inocoraggiato. Era li il momento del no, il momento del "non mi interessa, tenga per se". Al bacio non potevi più far niente aveva già completamente in-vaso il tuo spazio, eri già in difficoltà perchè non controllavi più, eri già confusa, sbaglio? . Anche quando non vuoi, arrivati ad un certo punto non hai più potere, sei soggiogata o risucchiata o dominata sia dal tuo bisogno che dalla personalità invasiva dell'altro. Non che lui sia più forte ma solo i tuoi bisogni ti avevano indebolita al punto da non avere più la forza di essere presente. Metteci anche lo shock... che immagino. Io cercherei il momento esatto in cui è iniziato il tuo disagio e come hai reagito. Mi fermo qui, vah. abbraccio: |
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Digerito icon_mrgr: abbraccio: il post e alla luce delle ultime discussioni direi che questa è prostituzione bella e buona. Della peggior specie oltretutto perchè del tipo automatico. Ho bisogno di assecondare, accontentare, adeguarmi all'altro quando ho bisogno di un qualsivoglia favore. Poi voglio fare la disinibitona e la super sicura, cosa che non sono dry.gif Sete di potere, potere del tipo indiretto perchè in quanto donna (per retaggi familiari e di contorno direi) non mi posso permettere il ruolo di forza, quindi cerco la manipolazione :bleah: finendo manipolata. Il punto in cui ho avvertito fastido,a onor del vero, è piuttosto antecedente al fatto, quando si fermava a chiacchierare e mi raccontava di altre persone e altri fatti. La percezione di star "sforando" in qualcosa di sbagliato l'ho avuta ma oramai ero già impotente di fronte .. a me stessa. Inizio a pensare che questa sensualità malata che mi trascino dietro debba essere o convogliata e direzionata per poi essere trasformata, il che è più facile a dirsi che a farsi...mi metterò a scrivere romanzi erotici rido1.gif Scherzi a parte, se riuscissi a non giudicarmi pur mantenendo ben visibile questa pecca del mio comportamento, forse potrei cercare di evitarlo, ho la sensazione che questo acettare che "è mio" il problema, se da una parte fà male dall'altra mi permetta di cambiarlo davvero dandomi potere su esso..non so spiegare meglio. Uff |
in pratica il fastidio è nato quando faceva gossip...di bassa lega.
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no no.
avrei potuto aggiungere al termine "gossip di bassa lega" il finale "al fine di manipolare e forzare" |
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Il punto in cui ho avvertito fastido,a onor del vero, è piuttosto antecedente al fatto, quando si fermava a chiacchierare e mi raccontava di altre persone e altri fatti.
questo gossip |
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Dunque
Il fatto accaduto col vecchietto mi aveva preoccupato moltissimo, pensavo fosse dovuto al fatto che mi sono ritrovata per l'ennesima volta impelagata in qualcosa che non so gestire, la precisione e la riflessione mi hanno portato a pensare che mi sono resa conto di aver razionalizzato molto ma di non aver concluso (nel senso di cambiato) un tubo. Emotivamente parlando sono al punto di prima anche se, per fortuna, perlomeno vedo ciò che accade e comincio a vedere i retroscena. Questo sempre dopo, purtroppo. Comunque, l'atteggiamento scatenante è mio, lasciando a parte il comportamento dell'altra parte che non è in mio potere cambiare (sgrunt), questo atteggiamento condiscendente e malizioso mi parte in automatico. La sensazione sgradevolissima al momento del gossip (ahahah non l'avevo vista sotto questo aspetto) è probabilmente partita dal percepire che ci stavo cascando in pieno. Ho riflettuto su due cose. Una è che questo atteggiamento mi parte quando vado in cerca di approvazione, considerazione, calore, complimeti. Cioè, praticamente, sempre, che sia consapevole o meno. Due che il ritenere che io lo ricerchi solo in persone che mi danno una certa emozione (persone col carattere molto forte ad esempio, o comunque con una forte sicurezza) è una bufala che mi sono raccontata. La verità, per come la percepisco adesso è che ho un enorme sconfinato bisogno di considerazione e conferme (bisogno di esistere) e che come una drogata (non battuteggiate su questo perchè stò facendo fatichissima a tirar fuori sta cosa) che "annusa" la possibilità di una dose mi parte l'atteggiamento "gatta morta" (beh non proprio, non sempre, dipende dal soggetto dall'altra parte, ma rende l'idea) e cerco di acchiappare l'altro. Il vecchietto in questione, per restare sull'esempio, mi stava facendo un favore ma senza chiedermi in cambio niente, eravamo già in buoni rapporti..voglio dire..non c'era alcun bisogno (posto che ce ne sia mai ma cmq..) di lasciarmi prendere all'amo (cioè di prendere all'amo lui ) ma il bisogno di considerazione ha fatto il suo percorso e io mi sono ritrovata in una sgradevolissima situazione con la sensazione di non poter più dir di no. No che non proviene dalla situazione del passato, penso, ma piuttosto origina ancora prima, quando svendermi per ottenere consensi è diventato il mio comportamento più funzionale. Io non basto a me stessa, questo è gravissimo, questo mi spinge alla ricerca di altro e finisco obbligatoriamente tra le sgrinfie di un determinato tipo di persone perchè solo quel determinato tipo di persone si presterebbe a certi giochetti. E sono diventata anche piuttosto bravuccia in questo lavoretto, tanto da riuscire ad andare sempre a colpo sicuro :bleah: per quanto inconsapevolmente, tanto da non riuscire a considerare nel post dillà sulla prostituzione la possibilità del no :bleah: :bleah: Bon, adesso ricomincio da me, inutile discutere su quanto sia brutto e sporco il mio animo, devo accettare il vuoto e iniziare a riempirlo con qualcosa che solo io posso darmi, la mia personale considerazione, smettendo la caccia all'altro, riscoprendo i miei interessi, le mie inclinazioni, i miei personalissimi desideri...è questo il sano egoismo penso (si, ancora lì stò icon_mrgr: ) Non abbasando la guardia però, anzi, perchè questo comportamento vegeta di più di benissimo sottobanco e ha una sua autonomia, tale che se ci casco posso solo cercare di osservare il dopo. dry.gif Mi preoccupa non poco che la questione non sia risolvibile razionalmente, l'avrei già fatto, ma regni piuttosto nell'emotività...qualche suggerimento? O correzione o spunto..grazie fiori.gif |
spunto:
come era tuo padre nei tuoi confronti? penso si origini li. insieme al "sono brutta, nessuno mi merita" ecc. ecc. che si porta dietro (e che in effetti non pensi realmente) |
Citazione:
Mio padre, finchè c'è stato, mi ha trattato come un piccolo genio, pur essendo un anaffettivo (fisicamente parlando) In realtà la cosa non è legata al sono brutta nessuno mi merita (anche se di solito gira come "sono brutta non merito nessuno..ma bon) ma è più subdola, è piuttosto un "ti accontento così mi gratifichi" |
pensa a questa parola "anaffettivo" che hai usato.
penso che da li tu possa capire cosa non hai trovato in tuo padre e cerchi.. inconsciamente negli uomini (pure in quella situazione) la frase che hai detto la girerei in "ti gratifico così mi dai un pò di affetto che mi è mancato" (surrogato di esso) p.s. rettifico "così mi dai un pò di calore fisico che mi è mancato" |
Volevo ringraziare Dafne per questo post perchè io spesso mi sono trovata nella stessa identica situazionefiori.gif è un meccanismo molto difficile da tenere a bada, ci sto lavorando ma è dura..
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Citazione:
Devo essere molto sincera, andare in chiesa o comunque permettere a questa parte di me di sciogliersi mi stà aiutando moltissimo. Tra l'altro l'abbandono della chiesa è avvenuto pari pari alla separazione dei miei e al nostro trasferimento in città. Farà pure "caso" ma tutto mi riporta lì, all'inizio, a quella prima fase di abbandono. Stò sviscerando con cautela il mio senso della parola "peccato" e il mio modo di rapportarmi ad esso perchè credo giochi un ruolo da protagonista in molto di quanto mi è successo. leggo.gif Appena ho le idee un pò più chiare lo scrivo. fiori.gif se hai qualche osservazione da condividere ben venga, so che è difficilissimo da tirar fuori ma se ti và sono quà fiori.gif fiori.gif |
più o meno mi da questa idea:
abbandono della famiglia ... abbandono della chiesa e ribellione verso di essa (chiesa=famiglia) |
Citazione:
Ci stà, anche se non ho ancora ben inquadrato come leghi questa cosa al bisogno di prostituirsi agli altri (se sono troppo diretta ditemelo, ma mi son stufata di girarci attorno) Il mio psicologo li ha chiamati rapporti perversi, è un gentleman lui icon_mrgr:, ma alla fine di questo si tratta di umiliarsi. E mentre una parte soffre dell'umiliazione un'altra ne gode. Come legare il tutto? |
beh si chiesa e famiglia ma perchè le due cose si legano.
la chiesa è una famiglia (spirituale e non solo in teoria) così come (dovrebbe esserlo) la famiglia. la reazione alla chiesa va di pari passo con la reazione verso un qualcosa che ti ha causato dolore non digerito (la famiglia) e verso cui prima eri legata... quel "bisogno di prostituirsi" a mio avviso (avevo cercato di spiegartelo prima) si lega al "calore umano" che senti esserti mancato da parte di tuo padre (e che non hai ancora recuperato non so se il termine è' adatto) e di cui pensi di "nutrirti" (inconsciamente) in quelle situazioni utilizzando un tuo lato per avvicinare a scapito di altro (insomma abbassi la tua vibrazione interiore .. ti "sminuisci" per farlo) |
Citazione:
Quindi tu riconduceresti il tutto al mancato affetto di mio padre? Che poi avrei cercato e perduto anche nel Padre. Potrebbe starci, alle volte le cose siamo noi a ingarbugliarle mentalmente. Ci devo riflettere. La figura del padre è difficile da definire non avendone avuta una molto presente, coincide comunque con l'autorità..altro tasto dolente per me. Intanto grazie, riprendo appena ci ho fatto un pò di più chiarezza. |
Dio=Padre pensaci.
già questo collegamento potrebbe farti comprendere un qualcosa a mio avviso. Quando ti ribelli di fronte a Dio in un certo senso ti ribelli a tuo padre. così ho osservato anch'io nella mia vita quando mi sono allontanato dalla Chiesa se vado a guardare era anche dovuto al fatto che mi ero allontanato (interiormente soprattutto) da certi caratteri di mio padre e non li accettavo incolpando inconsciamente anche dio di tutto questo (lo faccio a volte anche tutt'ora) L'autorità è appunto legata alla figura del padre. quando non la reggi in un certo senso stai rifiutando un lato di tuo padre e pensando alla Chiesa un lato di Dio. Insomma alla vita così come era dicevo no. e dicevo no anche a Dio Dio=vita anche no? |
Citazione:
Se vogliamo lasciare un momentino in pace Dio però icon_mrgr: e tornare a terra esiste un piccolo giudice anche in noi che, forse, rappresenta la nostra autorità interiore. Quando sbagliamo incappiamo nel suo giudizio che è, spesso, durissimo. Per compensare questo giudizio durissimo e intransigente capita che ci si crogioli nel difetto, tanto ormai la fritata è fatta. Ho sbagliato, non posso rimediare (giudizio rigido) quindi tanto vale che continuo perchè non otterrò mai il perdono. Se vogliamo poi tornare a bomba sulla questione del 3d icon_mrgr: inizio a pensare che perso da molto piccola un raffronto tra il mio giudice interiore e quello esteriore (papà per quanto riguarda l'autorità castigatrice, diciamo così, ma mettiamoci pure la mamma che era distolta da altri problemi e la perdita del riferimento eccclesiastico, e anche del maestro di scuola, che era unico----e maschio----) il mio piccolo giudice si sia fatto "legge da sè" icon_mrgr: autoproclamandosi unico e insindacabile (ahaha) facendomi sentire oltremodo sconsolata. Se sommiamo il vuoto di attenzione improvvisamente capitato fra capo e collo e la sensazione interiore di non meritare niente è abbastanza facile capire perchè mi sono ripetutamente fiondata a occhi chiusi in qualsiasi situazione coinvolgesse i sentimenti o le sensazioni alla ricerca del calore che non riuscivo a darmi, a trovare dentro. (mi capita di pensare che se non avessi perso contatto con la chiesa probabilmente oggi sarei suora icon_mrgr: e non è neanche tanto troppo assurdo considerando che in fondo è agli antipodi della prostituta) Non sono ancora sicura di tutto questo ma il mio giudizio su me stessa è stato invalidante, me ne rendo parzialmente conto proprio se faccio un raffronto con il mio atteggiamento con la chiesa. Non volevo sedermi nei primi banchi perchè non me lo meritavo, quando ci son dovuta andare col don per pregare mi sentivo a disagio...alla fine da ieri ci vado quando vado da sola a pregare (o comunque a meditare) perchè mi sono resa conto che Dio, proprio perchè Dio, mi vede egualmente che io sia davanti o in fondo, anzi. Era il mio giudice interiore a obbligarmi a stare in fondo. Superato lui ho potuto aprire una porticina e lasciarmi avvolgere da un certo sollievo. Lo so che è ancora un minestrone, ci stò lavorando su, mi ci vuol tempo per vedere la pecca, accettare la pecca convivere con essa..per toglierla non ho neanche idea ma intanto insisto a guardarla..:H |
ma è vero:)
diciamo che il tuo giudice interiore non era il "Giudice" mentre ora lo sta diventando:) chiaro che anche questo lato si leghi al padre (autorità-giudizio anche) pensa a questa frase (che si lega eccome se si lega) "non giudicate per non essere giudicati". Interiormente parlando... è uscendo da un certo giudizio che è possibile successivamente che emerga il Giudizio che riguarda se stessi, non gli altri... e che comunque non va verso l'abbattimento della persona ma verso l'Evoluzione, la Crescita |
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Questa è più o meno l'idea che mi sono fattafiori.gif |
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Io mi stò facendo quest'idea. Da bambini abbiamo bisogno di tutto, di essere curati e nutriti. Nutriti per bocca e per anima, non sono solo le energie fisiche ad essere importanti ma anche le impressioni e il cosiddetto calore umano. Capita che il bimbo pretenda in modo più che giusto quando è molto piccolo di avere questo cibo (fisico e non fisico) Crescendo prende autonomia ma se nel mangiare è piuttosto facile assecondare questa necessità (tutte le mamme gioiscono nel vedere il proprio cucciolo che comincia a spatasciare la pappa col cucchiaio) sul piano delle impressioni i bambini continuano a ciucciare, non solo per apprendere ma anche per nutrirsi di quell'affetto che ci tiene vivi. Capita che a volte all'autonomia alimentare si arrivi con tempi diversi ma ci si arrivi, per l'altra forma di autonomia (e cioè "scaldarsi da soli") il discorso si complica di molto. Quella che dovrebbe essere la sicurezza che porta all'autonomia emotiva passa attravarso le abitudini e i comportamenti dei nostri genitori. Se ti ritrovi con genitori freddini o poco comuinicativi ecco che la parte comunicativa e affettiva non verrà sollecitata abbastanza da maturare completamente. Per come la vedo io se un certo sviluppo del proprio centro emotivo non arriva a maturazione si rimane nella fase precedente, ossia nella fase in cui ci aspettavamo tutto da mamma e papà (coccole, rassicurazioni, complimenti ecc ecc) Manca il calore, energia quindi, e la fonte a cui eravamo abituati ad attingere, per quanto in poca dose, col tempo si affievolisce e così..parte la caccia. Parte la caccia ad una nuova fonte, cioè ad un altro essere umano (perchè quella è la modalità che conosciamo), mentre in realtà dovremmo poter accedere ad una fonte diversa, quella universale e produrci, rielaborare, il calore da noi. (anche se il calore umano della condivisione è comunque, a mio avviso, sempre essenziale per l'uomo) Spero di non aver detto troppe cavolate ma quando faccio una cosa che mi piace, o quando accade una cosa che mi piace mi scaldo moltissimo..un tramonto scalda il cuore si dice no? quando non riusciamo ad accedere al cuore, o meglio, quando non riusciamo a trasformare le impressioni che ci toccano in calore grazie al cuore dobbiamo ripiegare su energia calorica di più..come dire...bassa lega, come la rabbia (che scalda) o il sesso. Entrambe queste cose generano calore ma non nutrono l'anima come vorremmo in realtà, sono solo pagliativi che durano, appunto, per il tempo che bruciano. Ecco che aprire il cuore diventa fondamentale ma è difficile riuscirci se lo hai sigillato e murato in una roccaforte :H Io riesco a sentirlo quando dipingo, quando vedo un cielo cobalto, quando medito e riesco a sentirmi in pace col mondo. Adesso devo "solo" disintossicarmi dai fuochi di paglia a cui mi ero abituata. Qui rende benissimo il paragone di capo Uno con gli alcolizzati, certe situazioni mi stanno come una sigaretta a chi stà cercando di smettere o un liquore a chi sta cercando di non bere. L'automatismo parte da sè senza alcun controllo da parte mia, ed è perverso nella sua forma e nella sua forza..ecco dove, secondo me, la volontà deve portare al potere...ma bon mi fermo che ho scritto un papiro diavolo.g: |
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"tutto ciò che conta è l'Amore" scriveva qualcuno e per me aveva ragione. avrai anche scritto un papiro ma ritengo tu abbia scritto cose notevoli e vere. |
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Per come la vedo io anche la troppa attenzione poi può portare degli scompensi significativi, poi magari ognuno reagisce in modo diverso. Il non affetto o la non manifestazione dello stesso, ad esempio, mi porta a vedere come conseguenza più facile il chiudersi, il non saper reggere determinate emozioni e sensazioni proprio perchè non abituati all'inizio della vita e quindi limitare spesso il tutto a rapporti fondati sul minimo indispensabile, nei quali difficilmente si fanno e si accettano approfondimenti, tranne che in rari casi ben selezionati. |
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Invece la realtà è che le bocche da sfamare spesso sfamano. I viziatoni, sempre stati al centro dell'attenzione, diventano dei vampironi e credono che gli sia pure dovuto, ma anche se hanno ricevuto all'apparenza troppo, questo ipernutrimento ha comunque lo scopo di mantenere dipendenti... perchè evidentemente quel che si ciuccia da loro "vale" la spesa. Purtroppo oggi quasi tutti hanno una storia per la quale prima o poi si son trovati a corto senza saper gestire e questo ha innescato i vari meccanismi di difesa automatici che poi si cercano di combattere con tanta difficoltà. C'è un unico modo di uscirne a mio avviso... intendo uscirne davvero: rinunciare totalmente e per sempre (dopo averne preso coscienza ovvio) a quel che non abbiamo avuto quando ne avevamo bisogno e rendersi conseguentemente conto che adesso non ne abbiamo realmente bisogno. Ma finchè non si rinuncia non si può rendersi conto ed è come se avessimo bisogno. |
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Se riuscissimo a coagulare, ad amalgamarli intorno a un centro (un pò quello che stiamo dicendo nell'altro 3d), allora si che potrò dire IO ora non ho più nessun bisogno di questa o quella cosa, e comportarmi di conseguenza. Fino a che dico io non nè ho più bisogno ma un altro io, che si trova sempre dentro di me, ne ha ancora una voglia matta, è una situazione ancora irrisolta. Sono d'accordo sull'analisi che fai dell'attenzione, specie sul fatto che iperproteggere spesso significhi prendere ( o pretendere) attenzione eccessiva, più che darne. Va inolre fatta, secondo me, anche una distinzione tra attenzione e affetto, concetto quest'ultimo molto più ampio del primo: si può dare affetto anche dicendo due parole al giorno al figlio e di contro stargli addosso tutto il giorno ed in realtà essere totalmente anaffettivi (no sò se si dice così). Molti non sanno bene cos'è l'affetto tra genitori e figli, io stesso avrei difficoltà a definirlo, e quindi quasi tutto si giostra sull'attenzione e sul suo livello. |
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Bon, qui invece di piccoli io sarebbe maglio parlare di complessi (di piccoli io) che hanno un loro potere di attrazione e in realtà funzionano proprio come l'io, solo che sono meno potenti di norma, o meglio non hanno la forza per stare sempre in primo piano, ma quando vengono stimolati si accendono e funzionano per conto loro. Per integrarli (e quindi risolvere) vanno prima sciolti e spesso un po' alla volta... ma quello che li vede, quello che sta cercando di lavorarci su eccetera è senza bisogno. So che messa così par di far l'opposto che integrare... ecco che tutti i vari pezzi che devo integrare sono "altro da me"... ecco che mi identifico solo con la parte che lavora (che sia l'osservatore o un inizio di centro o quel che è)... però funziona. All'inizio separare bene ciò che è mescolato è fondamentale, quindi ogni volta che si affronta un complesso di può considerarlo a buon diritto "altro da noi", dato che comunque fa quel che vuole (e con la nostra energia per giunta). Citazione:
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Man mano che l'io che ci interessa comincia a crescere e concretizzarsi allora potrà, per come la vedo io, avere un potere sempre maggiore sui "piccoletti", specie se si trova il modo di amalgamarli nella modalità migliore. |
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Voglio dire, per esempio nell'ultimo episodio che m'è capitato, quel briciolo di osservazione che ho avuto non mi ha comunque impedito di cascare nel circolo. E' un lavoro che va oltre alla razionalizzazione secondo me e che prevede un certo numero di fallimenti anche (sigh) prima di venire perlomeno controllato un pò. Non sono neanche tanto d'accordo su quel rinunciare del tutto a quel che abbiamo perso (forse perchè non ci riesco) perchè se rinunciamo a quanto abbiamo desiderato rinunciamo a una parte di vita. Quel pò di cambiamento che riesco ad operare è mantenere cosciente il bisogno di essere coccolata o considerata, osservare come ogni volta che posso ricerco la situazione di scambio (si, è oltremodo penoso viversi in quello stato) e cercare altro, meno pericoloso, per compensare quel vuoto. Ognuno ha la sua formula temo, ma fintantochè si ragiona non si sente e non si vive un qualcosa che prende potere dall'emozionalità e non dalla ragione. Chissà se si capisce qualcosa..bon, ce provamo, ogni tanto penso che dovrebbe essere come smettere di bere per davvero. Taglio secco e controllo severissimo e costante. Fintantochè anche solo una briciolina del mio essere giustifica o asseconda quel desiderio perverso io sarò sempre in "pericolo". |
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Rinunciare adesso a quello che è mancato ieri, e che vorremmo oggi, ma anche se lo otteniamo non serve (proprio perchè lo vorremmo per ieri). Il lavoro di cui parlavamo ha molto poco a che fare col razionale, anche se non è che si può lasciare il razionale fuori dai giochi... ma qui è secondario o più che altro successivo. Ha però un suo peso se torna utile, nel senso che dopo che hai osservato può darti una mano a mettere in ordine. Ma la rinuncia non è razionale, non si fa col razionale. La sola osservazione non sempre basta a sciogliere, ma riscalda da attivare il processo. Dici bene quando parli di tenerlo sempre in vista, questo aiuta a continuare a scaldare e impedire che si freddi e torni come prima o simile a prima. Siamo corsi un po' avanti col discorso teorico rispetto al tuo lavoro di osservazione, qui il topic è una tua esperienza. Però se dai un occhio a qualcos'altro che hai già sistemato e ripercorri tutto il processo forse vedi che ti torna di più (oppure anche no, per carità). |
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Allora ti giro una domanda che mi faccio spesso :@@ se non hai avuto una cosa, come fai a sentirne la mancanza? Qualosa abbiamo avuto, è quando quel qualcosa che abbiamo avuto smette di arrivarci che, secondo me, scatta la ricerca. E il desiderio di essa in conseguenza, che ci spinge a conquistarla ad ogni costo, svendendoisi anche. Per rinunciare all'attenzione degli altri devi, comunque, compensare con altro. Non è la stessa cosa, penso, di rinunciare ad avere il passato, perchè potresti anche raccontartela così, io l'ho fatto, ho vissuto per mesi lontano da tentazioni (diavolo.g: ) perdonando i miei, razionalizzando che sono grande, che non potrò mai più avere quello che da bambina cercavo .. ci ho fatto anche dei bei pianti su. Certo, vedo un pò meglio, ma il meccanismo è lì, e se mi distraggo anche solo un mometo il fetidone ciuccia, ciuccia eccome. Persino in questa fede da ritrovare ci vedo la sua ombra, mi stò muovendo in effetti con grandissima cautela... |
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