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Dire di no
Ci sono ricascata ! piango.gif e sono arrabbiatissima con me !
Sono incapace di dire di no , non ho per cosi dire la forza di rifiutare . Uso l’espressione “forza di” perché ho notato che mi costa più fatica dire di no che fare (anche se controvoglia) quanto richiesto. Solo che quel si non voluto e del quale avrei fatto volentieri a meno , mi lascia una sensazione di frustrazione , una ribellione … rispondendo affermativamente a quella richiesta mi faccio violenza e la cosa non mi piace per nulla perché sento che mi sono mancata di rispetto . La sensazione di malessere poi non viene meno con l’esaurirsi dell’azione , tipo “ bon faccio e poi non se ne parla più” …..no , mi resta amarezza , sento che il mio comportamento non è corretto ed ogni volta mi ripropongo di non ricascarci più …. martello.: di imparare ad applicare un po’ di sano egoismo icon_mrgr: ma , come sempre, più facile a dirsi che a farsi . Ho deciso che comincerò ad osservarmi per capire cosa sta dietro questo non saper dire di no ... per ora ci vedo uno scarsissimo rispetto di me piango.gif .. |
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Il fatto è che se dicevo di no mi sembrava che succedesse chissà che cosa, prima di tutto il perdere considerazione da parte di quella persona, e questo è un modo che hanno gli altri per manipolarci, in un certo senso. Poi un giorno ho detto no e non è successo nulla di brutto, quella persona non ha perso la considerazione di me, anzi mi rispetta di più. Però non è facile opporre un rifiuto a una richiesta, ogni volta mi viene più facile il sì che il no, ma quando ci vuole ci vuole, solo che al no si aggiunge un voler giustificare quel no, a spiegarne i motivi, come se ci dovessimo scusare di non essere sempre disponibili. Il fatto è che abbiamo abituato le persone intorno a noi a questo stato di cose per cui un no le spiazzerebbe, ma se fai una prova e la prossima volta dici no osserva le reazioni tue e delle persone... Trovare la "forza" di dirlo è solo per la prima volta, ma forse non viene perchè ci si è posti in un certo modo di fronte agli altri, come servizievoli e disponibili, invece si tratta di dimostrare che questo è vero ma non deve essere un punto di forza di chi ci fa la richiesta ma una reale nostra volontà sia nel caso del sì che del no. In altre parole si tratta di far capire che il sì non deve essere sempre dato per scontato. :C: |
Citazione:
L'unica cosa che mi viene da dirti è (se vuoi), di provare a partire da piccole cose a cui dire di no, e vedere l'effetto che ti fa, e soprattutto vedere che non è un "no" che pregiudica il tuo rapporto con un altro (se lo fa, a quel punto significa che l'altro non meritava poi così tanti "sì"), anzi, quando gli dirai un "sì" vero sarà sicuramente più apprezzato. Per esperienza posso dirti che si sta decisamente meglio dopo, dicendo qualche no (anche se quei "no" bruciano, soprattutto inizialmente). Infine, dietro ai miei "sì" (ma-vorrei-dirti-no-), ci ho trovato una ricerca di approvazione .. un bisogno di essere sempre apprezzata e considerata buona dagli altri.. a costo poi di stare male per il dover accontentare sempre tutti, tranne me stessa. E' un prezzo da pagare, troppo alto, perchè concordo con te, è una mancanza di rispetto nei confronti di me stessa (e se guardo bene anche degli altri, perchè se faccio una cosa controvoglia non la farò al massimo delle mie potenzialità e il risultato non sarà quello che potrei ottenere quando faccio una cosa per un altro volentieri).. In bocca al lupo per questa tua "battaglia" fiori.gif |
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Sono d'accordo con tutto quanto hai detto nel post precedente, però nel mio caso se dico di no a tutto diventa un bel modo per non fare niente cioè cado all'opposto. Allora mi sforzo di fare quella cosa che non vorrei fare ovvero dico di si anche se non vorrei, ma quando la faccio smetto di dirmi che non la volevo fare e mi ci calo, mi impegno per farla al meglio possibile. Lo trovo un modo per allargarmi perchè a volte dico si per non fare brutta figura perchè quel no fa parte della mia pigrizia o di altro, e se lo facessi incavolata non serivrebbe a nessuno o se continuassi a pentirmi di averlo subito passivamente, ma se scelgo consapevolmente di farlo anche se preferirei dire di no, credo che mi faccia bene o no? Ovvero valutare momento per momento sarebbe l'ideale credo.:@@ :C: |
Un metodo potrebbe essere quello di constringersi al contrario a dire sempre di si, senza rifiutare nulla, fino allo sfinimento...
Dire sempre si o non sapere dire no può sembrare la stessa cosa, ma questo trasformerebbe un qualcosa che si subisce passivamente in un atto volontario, e permetterebbe di osservare meglio qualcosa che altrimenti avviene involontariamente (quindi non osservabile) Inoltre alla lunga ci troveremmo ad essere così stanchi che per evitare di cadere a terra dovremo dire di no per forza, e a quel punto sapremo come avremo fatto... |
Andando alle cause :il si di solito crea legami, il no li rompe.
Hai forse paura di rompere i legami con le persone? |
Citazione:
La paura di questa apparenza può condizionare sono d'accordo, però si potrebbero fare esempi di casi in cui la perfetta estraneità tra i soggetti rende questa paura talmente marginale da farci pensare che esistano per forza altre (almeno anche) cause. |
sino a che a dire "si" e "no" non è un individuo pienamente integrato in se quel si o quel no possono non assumere carattere pieno e quindi possono non effettivamente essere un si e un no ma l'esatto contrario.
la fatica a dire di no fa parte a mio modo di vedere di un'incapacità iniziale di manifestarsi appieno.nel mio caso mi sono reso conto essere un fattore legato a un subire le autorità come imposizioni con un continuo giudizio su me stesso che mi faceva apparire "sbagliato" nel momento in cui dicevo no a qualcuno. |
Sul posto di lavoro ho detto un sacco di volte si quando volevo dire no.
Dire no voleva dire poter rischiare di perdere il posto di lavoro si, ma anche dimostrare che non avevo voglia di farlo o che non condividevo quel lavoro. Il dire no, a volte, pensavo io che l'altro ci rimanesse male o che io con quel no potevo deluderlo e mia volta che pensasse che lo giudicassi, Insomma avveniva tutto nella mia mente e mai saprò cosa invece sarebbe successo. Ero io a giudicare a priori a seconda delle mie paure. Quindi dicevo si e non andavo a scoprire cosa sarebbe successo davanti ad un mio no. In questo modo mi sono trovata a fare cose che non ritenevo giuste come principio di lavoro e poi mi sentivo in colpa e vigliacca e ci soffrivo. Dentro di me c'era un continuo cicaleccio ogni volta che facevo quel lavoro che non volevo fare, che ritenevo sbagliato. Andavo contro i miei principi e solo perchè io giudicavo che non avrei dovuto dirgli di no. Al suo posto non avrei accettato un no, perchè se sei mio dipendente no non me lo puoi dire. Però dimenticavo che io al dipendente non avrei mai domandato di fare quella cosa perchè andava contro ai miei principi. Così arrivavo a detestare quel lavoro e chi me lo aveva proposto e sopratutto me che non avevo saputo salvaguardare il mio principio. E poi....quando potevo mi prendevo di nascosto piccole rivincite. ($)nonono.gif :C: |
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Concordo (stò diventando noiosa ;) ma se concordo concordo icon_mrgr: ) Anche io ho serie difficoltà a dire no e nella maggior parte dei casi non sono si di paura, non dico si perchè ho paura che l'altro si arrabbi ma perchè ho paura che no sia sinonimo di cattiveria, di egoismo. E poi, anche se difficile ammetterlo, perchè si gioca sempre un pò sul "eh ma io ti ho dato, io ho fatto", la prima volta che l'ho visto in me mi sarei picchiata ma poi ho accettato questa cosa perchè spesso è un meccanismo appreso. Voglio dire, è u pò dire di si, fare piaceri per assicurarsi un ritorno. Se io sono sempre buona e cara sicuramente quando avrò bisogno mi diranno tutti di si, cosa che la maggior parte delle volte non accade, allora giù a massacrarsi perchè il mondo è cattivo, non ci capisce non ci vuole (ehm uso il plurale maiestatis :@@ ma parlo di me) mentre in realtà ce la siamo cercata, in un certo senso. Dura battaglia Gibbi, ma sono sicura che sei già sulla strada giusta e che hai tutte le qualità per venirne fuori. abbraccio: |
il pensiero originario "distorto" che porta a faticare a dire no è perchè nell'infanzia determinate forzature (volute o meno) hanno insegnato che "dire no" equivale a essere "egoisti" caricando di un grosso peso negativo la parola "egoista".
in realtà saper dire no seguendo se stessi è uno dei primi passi sulla via della consapevolezza e crescita interiore. questo a mio parere. in tale caso dire "no" significa seguire la propria verità. |
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Anche io, Gibbi, come gli altri, ho la malattia cronica del dire sempre " si ".
Mi pare di specchiarmi in ogni intervento, guarda. Appena mi accorgevo, in quell'istante, che puntualmente, partiva il " si " forzato, mi sarei voluto girare per prendermi a calci nel di dietro ( anche qua, più a facile a dirsi che a farsi icon_mrgr: ). Però, ultimamente sto provando ad osservarmi e qualche piccolo risultato, mi sembra di averlo raggiunto. Quello che ho seguito, partendo dall'inizio, è stata la sensazione sgradevole che mi rimaneva, e mi rimane talvolta quando ancora parte la risposta " in automatico". Segno questo, per quanto mi riguarda, di una difficoltà costante nell'osservazione, col risultato di trovarmi nella condizione di un " si " dato forzatamente. A quel punto però, come Gris, mi carico di quella piccola responsabilità che mi son dato da me e mi impegno a portare a termine la cosa. Ho notato, poi, che questo " no" prima, per educazione ma anche per timore, era come bloccato, non usciva; si poneva, insomma, come una barriera che non potevo superare per una serie di motivi: non sono accettato se lo dico, non è carino, non è corretto e tanto altro. Insomma mi giustificavo da solo, me la cantavo ( canto ! ) e me la suonavo ( suono ! ). Qualche volta provo all'opposto un espèrimento. Se prima accadeva, come osservato, che il " si " oltre a partire in automatico era detto con una particolare forza - suppongo che questa poi era il modo per sforzarmi ad accettare qualcosa che, inconsciamente, sapevo non volere accettare - adesso faccio partire in automatico il no - che se vogliamo non è proprio automatico visto che ci medito un po su, prima di dirlo - con la stessa forza con la quale avrei rivestito il si; a volte comunque mi fanno notare che questo no esce con troppa forza, ma anche questo mi serve. Devo dire la verità, ancora non ho tratto una conclusione da questo esperimento ma mi sono avvicinato a vedere la dinamica che di solito riveste la mia risposta. Ho ancora difficoltà, per dirla in altro modo, a valutare completamente quel che si rivela talvolta, mentre altre volte, più attento, riesco a seguire sia ciò che mi accade ma anche la risposta, fisica o verbale, di quello che mi sta di fronte. Mi rendo conto che è lungo ma dico un ultima cosa che mi pare, forse è gia sta detta ma mai dimenticarlo. Il non sapere dire di " no" mostra anche l'impossibilità, di noi nei nostri stessi confronti, di sapere dire di no, al momento giusto e quando ci serve. Mi rendo che è dura, però. abbraccio: |
nella mia esperienza ho poi notato come se "trattenevo" dei no... arrivavo poi a un certo punto in cui "esplodevo" con un "no" di quelli paurosamente energetici e distruttivi.
distruttivi di che? beh chiaramente di tutti i "compromessi" forzati precedenti... (il famoso "castello sulla sabbia") se una cosa non va ... non va punto inutile raccontarsela o altro. e per "costruire" occorre Chiarezza in se e nel rapporto con le persone con le quali si desidera costruire. questo ho capito nel corso degli anni e ho modificato il mio atteggiamento. del tutto non ancora controllato cmq. |
A me pare che il problema sia in un automatico ( quasi inconscio ) rifiuto nell'assumere posizioni definitive che ''rompono'' il dialogo;
cio' forse per una inconscia paura o di rompere dei rapporti o di sentirsi legati nella discussione ad una posizione troppo rigida. Quest' ultima cosa non e' male perche' la propria posizione assunta in una discussione e' spesso meglio che sia elastica e quindi modificabile che non rigida ( puo' essere anche piu' conveniente per noi). Comunque mi sembra piu' semplice, anche per migliorare gradualmente , iniziare la risposta anzicche' col NO con: mi pare che le cose non stiano come dici...oppure mi pare che sia piu' utile per tutti fare cosi'....oppure mi pare che se facessimo cosi' sarebbe meglio . E' un NO piu' aperto a possibili modifiche delle rispettive posizioni ed ha il vantaggio che e' piu' facile da dirsi. Che ne dite? |
la realtà di per se è mutevole e elastica.
un "NO" o un SI dati senza questa consapevolezza appaiono alquanto labili. pertanto mi chiedo se ha davvero senso fissarsi su posizioni rigide senza rimanere "aperti" soprattutto a se stessi fintantochè non si è riusciti a vivere completamente una determinata situazione. |
A me pare che, stringendo stringendo, la paura di dire di no (anche se si vorrebbe) dipende dalla paura di quello che può pensre di noi chi riceve il no... insomma conseguenze reali o presunte... e quindi la linea diminor resistenza è quella di cercare di accontentare, accomodare e via così.
Salvo poi, sempre per la linea di minor resistenza, invece di aderire con tutti se stessi al non aver detto no (rinuncia dell'intimo intendimento), si coltiva rancore di vario tipo che poi può esplodere o meno, verso l'esterno o l'interno. |
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E' interessante anche quello che ha detto Daf sul ritorno che ci aspettiamo dagli altri dicendo sempre si.. ho provato a pensare ai miei infiniti sì, e quando lo dicevo/dico non penso al vantaggio che potrei eventualmente trarne (ma solo a quello che l'altro potrebbe pensare di me), pero'... se ho dato 50 volte la mia disponibilità ad una persona e questa poi mi nega la sua quando mi servirebbe .. direziono lì la frustrazione dei sì. Non c'è nulla di male a dire no quando è il caso e se l'altro si offende.. pazienza :C: |
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Credo che l'educazione condizioni non poco e per conseguenza questa, comunque, continua col passare del tempo a manifestare i suoi effetti dentro e fuori di noi. Poi però mi sono accorto, col passare del tempo, che c'era sempre un qualcosa che strideva e quindi son passato ad osservare questo qualcosa. Mi sono anche accorto che quel che dice Nikelise, si può fare ma bisogna, comunque, essere attenti poichè potrebbe rivelarsi un modo, ulteriore, attraverso cui, quel condizionamento, in una data direzione, ci tiene ancora legati. Voglio dire che son d'accordo sul controllare l'espressione del " no ", ed anche del " si " ovviamente, cioè sul tipo di impeto che talvolta si usa, se è troppo " forte " ad esempio, oltre ai motivi che spingono a dirlo in quel modo ma altrettanto attenti bisogna essere quando si usano frasi, oserei dire, ad " impeto minore". Certo spiegare la ragioni del " no " o anche le ragioni che spingono a dire le frasi che ha lasciato Nikelise, ecco, entrambi i modi hanno in comune la " spiegazione " ad una risposta. Infatti la cosa che strideva era causata dal mio pensiero, da un lato, che voleva fare tutt'altro e che si ribellava a quella sorta di costrizione mentre la mia educazione dall'altro, che non voleva fare proprio brutta figura faceva ( fa, anche se non spesso) partire il " si "! |
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In ogni caso la questione è proprio "fregarsene" della reazione dell'altro, che percepiamo per lo più in maniera soggettiva, ma imparare a pensare a noi stessi. Per cui trovare un modo carino di dire "no" è comunque preoccuparsi dell'altro. Un altro modo per disperdere e non risolvere davvero la questione. Per esperienza posso dire che non la risolve, ma manipola bene. Alla luce di questo spostiamo solo il problema ma resta il fatto che consideriamo ancora tantissimo ciò che l'altro pensa e vede di noi e che noi vediamo di noi attraverso l'altro. Penso che solo dopo, molto dopo, quando siamo coscienti di noi stessi e della nostra volontà aldilà degli altri, possiamo cercare la diplomazia magari per far capire qualcosa che oggettivamente sappiamo corretta, ma molto dopo... quando possiamo manipolare per il bene altrui e non il nostro ed in ogni caso il dire "no" di cui si parla qui non è questo, ma si può espandere. :C: |
non sono d'accordo sul "fregarsene delle reazioni dell'altro"
detta così è parecchio travisabile. ciauzz |
Mi introduco anche io in questa discussione interessante, che è alla base di molte chiavi spirituale e psicologiche e direi che se qualcuno vuole approfondire, dovremmo partire da qui:
Se dico sempre di si, probabilmente ho delle credenze instaurate sul fatto che bisogna sempre essere generosi, che è più bello e nobile dare, e che invece ricevere è da parassiti e altro per esempio. In effetti ho notato ( e qui forse apro un topic) che ho difficoltà a ricevere e forse i molti si che uno dice è dovuto al fatto che si sente in debito di un si che qualcuno ci ha dato. Se non so dire di no, significa che sono debole, non mi so imporre, oppure credo che se lo faccio sono cattivo o perdo l'affetto dell'altro. In realtà c'è sempre un ipersensibilità al giudizio altrui. :C: |
A Sole : in linea generale fregarsene della reazione dell'altro e' una scelta tra le tante possibili ma sbagliata perche' mai utile da qualunque parte la si guardi .......a meno di decidere di estraniarsi dal mondo.
Che poi si debba anche saper dire NO concordo , tanto e' vero che la soluzione prospettata e' finalizzata ad un ''miglioramento graduale'' di questa ''capacita'' ma con attenzione ad un risvolto psicologico di approccio all'altro ( le forme poi con cui esprimere questa attenzione volta per volta possono essere le piu' varie) che , per chi vive nella concretezza e tra la gente non puo' mancare. |
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Fregarsene delle reazioni ai nostri no quando sono veramente motivati è sano egoismo è verità non nascosta che insegna anche a chi ci sta vicino ad essere più veri. Poi con il tempo quando ci sarò riuscita potrò anche imparare altro. Grazie Sole devo proprio imparare. abbraccio: Ho una domanda banale ma se ci domandano il perchè cosa è meglio fare? Hai presente i figli gli dici di no e ti inondano di domande. Anche in questo caso non teniamo conto della sua reazione, ma è importante spiegare le motivazioni? :C: |
alla fine quel "fregarsene delle reazioni dell'altro" più o meno per me significa rimanere centrati in se stessi nel momento in cui l'altro ci "affronta".
solo così non si viene "fagocitati" nell'altrui idea. |
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Fregarsene, come avevo detto e ho sottolineato ora, ma posso ridire con altre parole, significa pensare al nostro bene. C'è il detto: "chi si offende è fetente" e ne abbiamo parlato in forum altrove. Dire "no" non vuol dire offendere l'altro vuol dire fare ciò che davvero si vuole. Sinceramente se so che uno fa una cosa per me tanto perchè non sa dirmi di no, sarei offesaicon_mrgr: magari ci resto male al "no" ma posso confidare nella sincerità dell'altro, poi avrò l'occasione e modo di accettare il rifiuto. Non si parla di una discussione dove ognuno dice la sua e ci si nega a vicenda, nikelise, ma di fatti, favori da chiedere ad esempio, o permessi o di educare un figlio come dice Gris. Non esiste sbagliato o giusto, dell'altro teniamo conto davvero solo quando teniamo conto di noi, altrimenti stiamo comunque tenendo conto di noistessi dicendo che lo facciamo per ll'altro e poi scoppiamo al primo rinfacciare le cose. Secondo me, il dire "si" quando non si vuole è una difesa verso noi stessi, non ci sono diplomazie perchè è importante non giudicare gli altri incapaci di non accettare un nostro no. Questo secondo me è un punto importante e concreto più di quanto si possa immaginare. Se sto a giudicare l'altro per come reagisce, per come può prenderla, per mille robe ancora gli sto vietando un'esperienza (che farà lo stesso.. non dipende da me certo) ma chi mi da questo diritto? nemmeno la paura di perdere stima, immagine, riflesso sbiadito di noi stessi negli altri. Stiamo sempre pensando a noi, ma non accettandolo facciamo fatica in qualcosa che non vogliamo ma dobbiamo. Il massimo sarebbe, come dice Qualcuno, far coincidere Dovere con Volere. Allora si che tutto filerebbe liscio. E' oltremodo concreto osservarsi negli altri e riuscire con e attraverso gli altri a fare ciò che si vuole davvero. Ci usiamo tutti ogni giorno vicendevolmente, almeno usiamoci bene. L'attenzione aglio altri è importante certo nel non urtare volutamente la loro sensibilità, ma la urtiamo lo stesso molto più sottilmente se siamo finti in un "si" che era un "no". Sembrerà strano ma le persone davanti un sincero no non reagiscono poi tanto male.. Citazione:
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L'aspetto del rancore che si incalza, aspetto che sottolineava anche Gris, non è di poco conto.. |
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Se penso a quando ero bambina e mi dicevano no e poi seguiva "non devo spiegarti le mie motivazioni" di certo non prendevo mai troppo sul serio la questione del "no". per cui da bambina ti direi che è importante il dialogo, cercare di spiegare, magari al livello in cui un bambino è in grado di capire. Il non è difficile da accettare anche perchè non da altre possibilità è assoluto.. quando lo si dice bisogna considerarlo e accettarlo noi stessi per primi. |
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Avere sempre le idee chiare e usare il buon senso. :C: |
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Ray per favore, è chiaro così ma potresti espandere un pochino? Se ho capito bene dici che il non aderire alla decisione presa (il non dire no, quindi accettare qualcosa) ci porta a coltivare rancore. Verso noi stessi si? L'intimo intendimento sarebbe il nostro volere? Quindi farsi trascinare in una scelta non del tutto consapevoli ci lascia della frustrazione, dell'insoddisfazione che a lungo andare diventa rancore... Che può sfogare dentro o contro gli altri in agrssività/violenza? |
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Mettiamo che accada. Ossia mettiamo che qualcuno ci chieda qualcosa a cui in realtà vorremmo dire di no ma che per comodità diciamo di si. La coerenza vorrebbe che a questo punto rinunciassimo del tutto al nostro intimo intendimento, ossia dire di no. Che rinunciassimo al no che desideravamo e che accogliessimo con tutti noi stessi il si che abbiamo detto per comodità. Ma anche questo costa fatica... quindi va a finire spesso che, sempre per seguire la linea di minor resistenza, che adesso ci dice di fare ma anche di non abbandonare il no che volevamo dire, coltiviamo rancore per la persona che ci ha messo in questa situazione. Quindi volevamo dire no, abbiamo detto si e ci sta sulle balle la persona a cui abbiamo detto si per il solo fatto di averci chiesto. Ovviamente il fatto che ci stia sulle balle la persona è del tutto illusorio, o se vogliamo è una proiezione. In realtà siamo noi che ci siamo infilati in quella situazione di conflitto, prima perchè non siamo riusciti a dire no, poi perchè non siamo riusciti a dire veramente si. |
Ho iniziato tempo fa questo 3d parlando delle oramai insopportabili per me ricadute nel noto problema del non saper dire di no.
Ora aggiorno perchè spero che riaffrontare l'argomento mi serva ad evitare di ricascarci anche se limitarsi al termine ri-caduta è sminuire quanto successo , è stato piuttosto un rovinoso impatto a terra e il fastidio provato quasi insopportabile. La scorsa settimana non sono riuscita a dire di no ad un'amica che insisteva per uscire una sera a cena con me , una me ben consapevole che questa voleva a tutti i costi incontrarmi per vendermi delle cose fatte da lei. Ho riletto le considerazioni fatte in questo 3D e ho riconosciuto molti dei meccanismi descritti . In questa occasione credo di non essere riuscita a dirle di no , nonostante avessi ben chiaro il motivo di tanta insistenza , perchè non ero in grado di reggere la sua delusione , di reggere il malcontento che il mio no le avrebbe procurato...o meglio, il malcontento che io immaginavo le avrebbe procurato ( forse quello che avrei provato io?). Qualcosa di nuovo e di diverso però c'è stato , perchè mi sono guardata durante tutta la durata del fattaccio... sono riuscita a vedermi , ho percepito l' enorme difficolta del "no" ad uscire , quasi fosse una mela tanto grossa che per le sue dimensioni poteva solo tentare , certa di non potere riuscire nell'impresa . Ho sentito immediatamente il fastidio che però ho cercato di non alimentare con tortuosi ed inutili giri di parole sul come avrei dovuto fare , cosa avrei potuto dire ecc...ho accuratamente evitato anche che trovasse sfogo in giudizi sull' invadenza , sull'ipocrisia e opportunismo dell' amica , mi sono piazzata due belle martellate in testa questo si e dopo aver circoscritto il tutto inquadrando il problema come solo mio , ho deciso di cuccarmi il fastidio fino in fondo e di guardarlo per bene, ho deciso di portare fino in fondo il "si" che avevo detto . Nell'osservarmi ho potuto anche vedere nascere l'idea di una vendetta diavolo.g: , il formarsi di una golosa opportunità di rivincita diavolo.g: diavolo.g: diavolo.g: ...della serie : esco con lei , ma non compro nulla anche se interessata , così la punisco per aver osato anche solo pensare di potersi approfittare di me e così siamo pari icon_mrgr: . Ho abbandonato subito questo misero proposito , per amor di verità debbo dire che non è stato coltivato anche grazie all'intervento di un amico con cui mi lamentavo dell'accaduto e che mi ha letto nel pensiero , o forse avevo " diavolo.g: " stampato in fronte , chissà . Comunque no , non si può nonono.gif non si deve nonono.gif , attenta Gibbi , è anche così che si fanno debiti. |
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Quindi magari un po' sta tua amica ha la stessa difficoltà, un po' annusa quella degli altri e ci marcia su lasciando intendere che si, davvero lei proverebbe una fortissima delusione eccetera (ovviamente sto parlando in generale usando l'esempio, non so nulla della tua amica), un po' magari è roba tua proiettata. D'altra parte in questi casi spesso si collude. Ma questa volta hai osservato, quindi qualcosa cambierà. |
Anche a me capita spesso di non saper dire di no a richieste che poi mi producono malumore, soprattutto contro di me, mi rimprovero di non saper essere coerente, di non farmi valere...poi ho tentato di analizzarmi e la cosa che più mi colpisce è che non dico di no per paura di offendere l'altro, è come se mi proiettassi nei panni suoi e penso alle sue emozioni negative nei miei confronti...dunque ho pensato che in fondo mi costringo a dire di sì per farmi accettare, per non essere considerata male, non so se sono chiara, mi risulta difficile spiegare ciò che provo!
Un esempio banale, se qualcuno mi deve dei soldi, se lo dovessi incontrare cercherei di evitarlo, ma è assurdo! lui si dovrebbe vergognare e non io, però immagino che se mi vede pensa che è in debito ed io nei suoi panni mi sentirei un cane bastonato! Questo mi capita con chi conosco bene, con clienti estranei so essere più decisa, più ferma e, quando non ci riesco, demando il compito di incassare il debito ad un altro dell'ufficio! (allora mi sento vigliacca!!! che grande pastrocchio) |
E vabbeh, vogliamo andare proprio a fondo e sintetizzare al massimo?
Dire di no a qualcuno, vuol dire ammettere la propria impotenza su quella tal cosa. Ci vuole molta forza per ammettere di non poter fare una cosa. |
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Finchè te lo chiede tuo figlio il problema non si pone, i ruoli ti permettono di poter mostrare che quella cosa non la puoi fare, se il no devi dirlo ad un estraneo che non ti è subordinato (o in presenza di un soggetto simile anche se devi dirlo ad un altro subordinato*) le cose sono diverse. Gran parte del marketing si fonda su questi principi tanto per fare un esempio. Ma per alcuni, che non sanno chi sono, può diventare un problema anche dire di no al mendicante che si sa benissimo sia mendicante per scelta di non voler lavorare. Al contrario, paradosso assurdo, queste stesse persone riescono a dire di no a chi chiede qualcosa ma ne ha veramente bisogno. *= è più facile sgridare un figlio in casa piuttosto che al ristorante o in luogo pubblico, tanto per fare un esempio |
A me capita purtroppo spesso di non riuscire a dire no, anche in situazioni delicate. Quello che sto iniziando a comprendere dopo un'esperienza piuttosto dolorosa accadutami poco tempo fa, proprio perchè non riesco a dire no, è che c'è correlazione tra questa mia difficoltà, la mia fame di amore e la paura di essere lasciata sola e privata di nutrimento affettivo. Sto notando parecchi parallelismi con la mia infanzia. Sto constatando anche che, pur avendo cercato di limitare i miei atteggiamenti da crocerossina intuendo che, dietro a essi, erano riposte aspettative di ricompensa emotiva, nelle relazioni coi miei amici sono sempre quella pronta ad accogliere piagnistei e problemi.
Non nascondo che sono un pò disorientata e anche un pelino sfiduciata. Sono anni che sto lavoro su me stessa nel tentativo di ricostruire imparando ad amarmi e a rispettarmi... e ancora sono a questi punti piango.gif |
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