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Stò leggendo un libro per dimagrire (no commentsoio.gif) e c'è un primo punto molto interesante. L'autore parla di volontà, sostiene che chi è vittima del peso come delle sigarette ha il condizionamento del "non ci riesco". E' convinto di non avere volontà sufficiente, abbastanza forte, per imporsi di smettere. In realtà la volontà in questi soggetti è molto forte, farebbero qualsiasi cosa per quella sigaretta o per un cannolo alla crema..allora? Allora lui parla di conflitto di volontà, quando la volontà di mangiare entra in conflitto, va contro, la volontà di fare la dieta, entrambe si azzerano, in un certo senso. Pretendere di far vincere una volontà sull'altra non è possibile ..bon, appena letto, magari non lo trascrivo bene scusa.gif e non conosco ancora la soluzione icon_mrgr: ma mi ha colpito molto devo dire questa visione di due volontà opposte che si scontrano e, in pratica, si bloccano. leggo.gif continuo a riflettere. |
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Sulla prima parte del tuo post sono d'accordo, tentare di racchiudere il Nero in una definizione non è importante, la cosa importante è prendere atto che esiste, prima di poter fare qualcosa ed imparare a parare i colpi, e la mente ci mette sicuramente il suo per evitare che questo accada, e sono d'accordo anche con quel che diveva Shanti, il Nero si mimetizza benissimo... Se dovessi dire qual'è stato l'ostacolo più grande per me, direi la necessità di bianco che diceva qualche post fa Diam, accettare di non essere limpida e buonissima è stata dura, perchè il problema non è solo mentale, e va scardinato nel profondo.. La mente razionale si "disattiva" con l'osservazione di sè, essere spettatori di sè credo che sia l'unico modo per iniziare a vedere delle cose... Citazione:
Quindi secondo te anche i conflitti fanno parte del Nero? |
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Nell'opera cambia l'atteggiamento e cambiano i termini . Non ci deve essere giudizio ma razionalita' e pensiero si , si parla infatti di materia da trasformare , cosi' va visto quello che siamo , senza pregiudizio alcuno , materia da migliorare aggregando contenuti nuovi a quelli preesistenti . I fatti hanno sempre altre valenze e noi dobbiamo trovarne di nuove per quegli stessi fatti vivendo coscientemente quello che siamo costretti a fare . La costrizione a fare e' uno dei sintomi dell'opera quello che Uno chiama :fare senza sapere la causa . In termini psico che piacciono a me , anche se si tratta delle analogie che non piacciono a Uno icon_mrgr: , si tratta di complessi autonomi , che hanno una vita propria dentro di noi e vanno vissuti e capiti e fatti salire alla coscienza attibuendogli nuovi contenuti , piu' elevati , di maggior senso . I conflitti sono invece qualcosa di vicino ma diverso , il conflitto va evitato perche' impedisce l'opera , ce ne distacca . Qui deve mancare il giudizio ma l'attenzione deve essere massima per convogliare l'ombra , il nero verso la direzione giusta . Si tratta di operare al nero , sul nero che abbiamo come se si lavorasse la materia come se si fosse dei fabbri , dei falegnami meglio dei chimici perche' il chimico scompone la materia e crea elementi nuovi . Il fuoco e' l'atteggiamento giusto e la direzione che diamo al lavoro . |
Io penso che non sia inutile cercare di definire il Nero, o perlomeno farsi un'idea più vicina possibile al reale, non tanto perchè questo aiuti nell'opera ma perchè aiuta a non fare mille confusioni... insomma aiuta un po' capire cosa il nero non è.
Vi dico come la vedo io, poi se sono fuori rotta (tanto o poco che sia) mi piacerebbe sentire altre visioni o, ancor meglio, venire corretto. Credo che il discorso parta da cos'è l'uomo o meglio dalla sua posizione nell'universo. L'uomo è tra due mondi, le due sfere nera e bianca. Questi due mondi sono retti da leggi diverse... ossia il nero, più denso, è soggetto a più leggi, il bianco a meno. E l'uomo sta in mezzo e rappresenta il tramite tra i due, consapevole o meno che ne sia. Quindi il nero da un certo punto di vista può essere si considerato come il male, ma nel senso che è più soggetto a leggi, più automatico, c'è meno libertà di movimento, non nel senso che tutto ciò che da li viene sia o rappresenti il male per chi si trova nel punto d'arrivo. L'opera al nero credo consista nel discendere in questo mondo. Lo scopo è appropriarsi di ciò che vi si trova diciamo alla fine e nella discesa vederlo e comprenderlo. Questa comprensione porta consapevolezza del suo funzionamento e, di conseguenza, del funzionamento nostro nella misura in cui siamo soggetti a questo mondo. Quello che da lì arriva funziona in un certo modo e conoscere questo modo può metterci nella condizione di muoverci di conseguenza, a volte persino sfruttarlo. Poi chiaro che per gerarchia questo mondo sta al bianco come l'inferno al purgatorio (vedi il viaggio di Dante) ed è abitato da "demoni"... per cui, tra l'altro, finchè siamo nel nero... ma vale quello che dicevo sopra sulla questione del male, concetto che non gli è direttamente assimilabile, essendo spesso soggettiva e pregiudiziale convinzione convenzionata. |
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?? Forse? |
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Mmmmh, la vedo difficile. Anche se si è riusciti a formare un osservatore interno che un po' funge da riferimento e contiene il mentale la possibilità di fermarsi e/o addormentarsi e/o raccontarsela senza accorgesene è talmente alta da risultare, per come la vedo io, quasi certa. Perlomeno sarebbe necessario un collegamento attivo ad una Tradizione viva (e qui torna un po' il Cristianesimo alla ribalta, ma non solo lui ovviamente) ma non credo sia sufficiente in se. In ogni caso ritengo che un qualche metodo di immersione nella materia a costruzione di uno stabile sentire il corpo (qui è proposta, come partenza, una specie di training autogeno... lo trovi tra le tecniche evolutive) sia necessario, anche se comunque non bastevole in se. |
Un punto su cui riflettevo è anche il fatto che conoscere il nero, il male è difficile se non si è conosciuto anche ciò che nero non è, mi pare di aver letto qui sul forum che per conoscere una cosa dovremmo conoscere anche il suo opposto, quindi mi viene da pensare che il nero si sarà davvero conosciuto quando cominceremo ad avere per le mani anche un pò di bianco.
A meno di aver avuto esperienze forti, magari momentanee di "bianco" studiare il nero senza avere termini di paragone rispetto a forze opposte mi crea difficoltà. A livello "razionale" o semi razionale porei anche arrivarci, ma la cosa dovrebbe essere più profonda e paragoni con "profondità bianche" sarebbero utili per discernere, scindere , separare con più cura. Fugacissime apparizioni di bianco forse per un periodo le ho avute, (magari era solo grigio chiaro)mi rifaccio a quelle per come posso, e per il resto sotto co 'sto nero :wow: |
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Ok l'osservazione di sè che sino a che non comporta però il Testimone ha da essere preseguita sino ad obiettivo ma quello che vorri capire è come comportarsi con quello che si è a voglia a dire che bisogna cambiare il pensiero ma quello viaggi su le onde che emettiamo. Voglio arrivare a parlare dei condizionamenti volente o no si hanno, prima bisognerebbe eliminarli no? Se uno è convinto (e le convinzioni sono autoavveranti) che se fa una certa cosa gli torna indietro o gli capita altro questo è ciò che avverrà . Come si elimina questo? O come lo si affronta? |
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Si fa e basta e non puoi non farla quella cosa ma con la massima osservazione e solo se e' il tuo momento cioe' se sei in grado di sopportarla e sara' opera se ci sara' un piano , meglio un mezzo piano di quello che quella cosa servira' , perche' quale nuovo contenuto aggregherai lo saprai solo dopo . Dopo averla fatta . Ma se invece di osservare quello che ti succede ti perdi in recriminazioni sul se o sul ma ti sarai perso il meglio . Ma d'altronde se non sei in grado di viverla per qualche motivo non la vivrai o la vivrai come un'altra cosa non quella , quella che ora vuoi fare . Quindi torno a dire che uno degli ostacoli a viverlo il nero e' che ci si arresta prima . E' comunque una scelta forse quella di un'altra opera , di un'altra strada. |
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credo di aver capito. Ecco adesso capisco anche l'esser pragmatico di Uno (che già mi vedeva/metteva fuori gioco) bisogna aver le idee chiare su cosa si vuol fare, una volta deciso ci si butta, e quel che ne verrà ne verrà. Beh vista così è tutta un'altra cosa perchè se hai un obbiettivo il rischio male (vale la candela è un laspus ma lo lascio chissà che mi voglio dire) la candela. Anche la paura passa in secondo piano e tutto il resto perchè l'unica cosa che vedi è ciò per cui ti batti. Grazie ancora abbraccio: |
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La chiesa e gli insegnamenti servono a tenere a bada l'animalità umana mi vien da dire. Oggi che si sono perse certe credenze e non si segue più un dettame religioso gli effetti si possono vedere ovunque ed in ogni abito. Però finisce lì secondo me perchè chi non è entrato poi nella carriera ecclesistica è diventato Ricercatore autonomo perchè lì o entri da loro o non sei niente. Il colore delle tuniche non è a caso. Poi una volta si decideva di entrare a far parte di questa religione addirittura verso i trent'anni mi pare eh, lo di doveva desiderare e chiedere. Ma ci sono state degli errori perchè se come dice Ray sarebbe servita quella fase per osservarsi pentirsi e perdonarsi. Ma mica tutti sono stati in grado di trasmettere questo quindi c'è stata tanta confusione repressione anche se il messaggio è stato portato avanti e forse questo è stato il bene maggiore. Vabbeh chiedo scusa ho allargato troppo. |
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Dal mio ultimo post leggo ancora diverse cose strane, non ho tempo ora, ma se vogliamo parlare di quello che ci fa venire in mente la parola nero è un discorso, se vogliamo parlare di Opera al Nero è un altro discorso.
---------------- Nike (poi torno sugli altri contributi) non è che a me non piacciono le analogie, sono il primo a dire, seguendo, tra gli altri, gli insegnamenti di Fulcanelli, che sono l'unico strumento per comprendere le cose. Il problema nasce quando qualcuno si crea delle analogie rapportando tutto a ciò che conosce e quindi perdendosi la possibilità di conoscere il resto. E' vero che tutte le vie sono connesse, ma è pur vero che se esistono diverse vie ognuna ha un suo senso d'esistere e non può essere ricondotta semplicemente ad un'altra via. Altrimenti esisterebbe pure un software di conversioni tale e quale a quello che usiamo per convertire le valute. Per capirci, se io faccio il muratore e tu l'idraulico io conoscendo il mio mestiere posso per analogia capire molto del tuo, ma non posso mettermi a riparare i tubi con il cemento... se vorrò comprendere a pieno l'idraulica dovrò lavorare anche con i tubi. Potrò per analogia sapere che non posso aprire l'acqua prima di aver terminato l'impianto allo stesso modo in cui non posso caricare dei pesi sul cemento fresco, ma non posso fare a meno di prendere in mano una chiave inglese se voglio comprendere l'idraulica. Diciamoci pure papale papale, so che me lo permetterai, tendi un pò a rapportare tutto soprattutto alle tue ultime scoperte. Se, per esempio, leggi un libro vedi ovunque quello che hai letto nell'ultimo libro. Non è vero? boccaccia: La Psicologia grazie a Jung ha attinto molto dall'Alchimia e dall'Esoterismo, ma il suo campo di azione rimane la psiche a differenza dell'Esoterismo che prende in considerazione aspetti più ampi, quindi le analogie vanno fatte con i piedi di piombo e soprattutto con persone che non si lasciano distrarre. |
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Anzi di questo ti ringrazio. Ma non e' proprio cosi' , anzi un po' lo e' ma non e' solo cosi'. E' vero che leggo e penso e riporto ma son cose che ho vissuto . Non si vede? Non e' che posso mettermi a leggere tutto Fulcanelli prima di scrivere , io porto quello che ho e se non fa danni .... Poi ci sei tu per fortuna cosi' ti faccio rimettere al lavoro no?abbraccio: |
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Il concetto delle due volontà in contrapposizione mi ha colpito perchè mi è capitato una volta di voler fare una cosa, mentre allo stesso tempo non volevo farla perchè sbagliata, pensavo che avesse vinto la volontà di farla mentre in realtà la me in conflitto è andata in blocco lasciando spazio a...nonsocosa. O forse lo sò ma non ci voglio pensare sarcastic: Ho dato una scorsa alle altre discussioni sull'alchimia e il Nero è la fase in cui ci si concentra su una materia e da questa si cerca di tirar via lo sporco, lo scarto per poter estrarre qualcosa di puro. Con un fuoco costante a cuocere e un contenitore per non disperdere. Sul disperdere ci si possono scrivere enciclopedie, ogni blocco o schema o irrisolto o trauma o fuga di energia bla bla bla Sul fuoco costante...posso solo supporre che un inizio siano gli attriti che si generano in noi nel tentativo di chiudere i buchi da cui scappa l'energia...ma bon...stò solo ipotizzando,cercando per la prima volta di sintetizzare a me stessa. In teoria, dico in teoria, i conflitti di conseguenza non sono propriamente il Nero ma sono quello che dovremmo cercare di eliminare per tappare i buchi e cercare di crearci un contenitore adatto per non far fuoriuscire i fumi della cottura. Cose che andrebbe bene con la frase che ho letto altrove che quando si inizia ad operare la puzza del Lavoro si sente eccome. Se qualcosa di giusto c'è mi risulta anche chiaro quando si dice che mettersi a pensare a cos'è il Nero sia sostanzialmente inutile per chi, come me, è ancora in fase di scoperta dei buchi, neanche di tapparli...dry.gif e il pragmatismo è decisamente vitale. Uff. leggo.gif era meglio pensarci su in effetti...icon_mrgr: |
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Se tuttavia la definizione che hai dato è vera allora io (e credo tutti noi che leggiamo) ti dobbiamo un sentito ringraziamento: non è di tutti i giorni una sintesi così chiara ed efficace su una materia così complessa. Magari non esaustiva ma, quest'ultima cosa, è veramente giusto e saggio che ognuno se la cerchi da solo. Se quindi il nero è (principalmente) ciò che affermi allora non ci vuole poi una grandissima capacità di autoanalisi per ritrovarlo nella propria vita. A volte accompagnato dalla paura che hai evidenziato, a volte accompagnato da altre emozioni. Spesso, se non sempre, forti. Talvolta fortissime. La valenza del nero, forse, non è così rilevante. Pare che ciò che conti sia che esso è, sostanzialmente, privo di controllo. Ma non sono in grado di approfondire ulteriormente. Quello che desidero condividere, come promesso, è la formidabile tecnica di combattimento che ho appreso: il pugilato. Io la applico contro la tentazione in una prospettiva cristiana ma, se qualche amico più inclinato verso altre vie vuole approfittarne, ne sono felice. Tralascio praticamente tutto quello che si può facilmente imparare parlando con un qualsiasi amante della boxe poichè, a mio modesto avviso, non decisivo. E' un pò come tutta la preparazione che, in mille diverse salse, si può agevolmente leggere in un trattato ermetico. (durissimo allenamento, prudenza massima, coraggio estremo, etc.) Se poi qualcuno è appassionato possiamo aprire un thread intitolato: "Boxe e crescita spirituale". Quello che qui mi pare il colpo vincente, quello che forse un alchimista potrebbe definire la sua arte, quello che sconfigge la tentazione è rubare il tempo all'avversario. Quando il nemico (scusate la durezza del termine ma così mi piace definire chi mi tenta) sta per assestarmi un colpo, sia esso un diretto, un gancio oppure un montante bisogna colpirlo prima che il suo colpo arrivi a segno. Rubargli il tempo appunto. Sembra impossibile perchè lui ha il vantaggio temporale di aver già pensato quale colpo dare e ha già cominciato ad eseguire l'azione. Inoltre ha il vantaggio, non trascurabile, della sorpresa. Infine la paura che scatta nel momento in cui si percepisce di essere attaccati contribuisce a far perdere ulteriore tempo. Insomma stiamo parlando di una scomoda, scomodissima posizione. Eppure è possibile anticipare il colpo, rubare il tempo e colpirlo senza nemmeno essere sfiorati dal suo attacco (schivando mentre si colpisce!). Questione di prontezza di riflessi, coraggio, intuito, determinazione, freddezza, capacità di pensare due cose alla volta (con metà cervello si schiva e con l'altra si sferra il proprio attacco). E così quando la tentazione sferra il suo attacco (a volte colpisce leggero ai fianchi o al viso per indebolire, a volte gancio o montante secco per metterti al tappeto) è questione di un attimo. Uno solo e sei fritto, sei suo! Ho scoperto una sola via di vittoria: quella che ho appena descritto. Vieni tentato da un incantevole viso? Prima ancora che quella bellezza penetri nel tuo animo contrattacca e pensa a qualcosa, qualunque cosa (ognuno deve trovare da sè quei pensieri che veramente deviano il cervello da quella cosa lì). Vieni tentato dalla rabbia? Prima ancora che il pensiero scenda nella tua pancia cambiagli direzione, mandalo altrove. In qualunque posto ma lontano, lontanissimo da lì. Ma tutto si gioca in uno sbatter di ciglia: due battiti e sei sconfitto! Questa è la mia esperienza. Va detto, per concludere, che non è lavoro da bambini acquisire questa capacità. Anzi, e qui mi riconosco negli antichi testi, è fatica d'Ercole. Non so se quei testi indicavano ciò che ho descritto. Ciao! |
Per rifarmi al tuo esempio, visto che anche a me piace la boxe, il problema è che sul ring si affrontano due atleti di uguale peso, qui invece affronti un peso massimo e tu sei ancora peso piuma e man mano che lo combatti sali di categoria, se nel frattempo non sei finito lungo disteso piango.gif
E' come scontrarsi con Sonny Liston pesando 60 chili scarsi... |
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E poi ho visto piccoletti stendere omoni, non per scherzo, proprio il mio ex marito era abituato a dirmi che "più sono grossi e più è divertente sentire il rumore che fanno quando cadono". Valutava l'avversario dallo sguardo lui. In uno dei suo tentativi di insegnarmi il kickboxing gli ho dato un pugno proprio sullo sterno ed è crollato in ginocchio, la mia manina era entrata perfettamente icon_mrgr: anche se non ha gradito...diavolo.g: Non è tanto il colpo da dare secondo me che fà paura ma la risposta che si ottiene indietro, perlomeno nel mio caso, non ho paura quando offendo ma prima di offendere se ci penso a quello che stò per fare trovo più comodo evitarlo. Non più giusto. Per il mio ex marito era più funzionale offendere per primo,penso, ad esempio. Ma stiamo andando OT ho paura. Uno ha parlato di una casa e di un capanno, di una cosa che potemmo desiderare ma che ci obbligherebbe ad uscire dalle nostre sicurezze. Un capanno in mezzo a bestie pericolose. Ma è assolutamente necessario affrontarle o quest'opera potrebbe fornirci gli strumenti, o il senso giusto, per riuscire ad evitarli o comunque a non scontrarsi in modo diretto? Uhmleggo.gif |
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E ne basta uno per andare ko . Poer questo c'e' chi , come nel film toro scatenato ,che avrai sicuramente visto fa della resistenza ai colpi una via per arrivare all'avversario , dritto all'avversario e ne prende ne prende ma quando ce l'ha fra le mani .... Secondo metafora pero' questo significa che per quanto schivi e schivi e schivi i colpi li prendi ed anzi li devi prendere per arrivare all'avversario . Per questo non e' possibile tenerlo sempre a distanza , bisogna assaporarne i colpi e avanzare sempre e sentire il guantone sulla faccia e pur tuttavia avanzare ancora finche' quel colpo non lo senti piu' e neppure ti fa paura . Impossibile pensare di non uscire dal ring un po' segnato . Meglio prendere confidenza con i colpi . Ma questa e' solo la mia opinione ed e' quello che faccio io d'istinto e per carattere . Un'altra cosa , la paura che prende e' prima del tuffo , prima di essere sul ring , prima di affrontare il mostro e' li che si svolge la vera battaglia una volta che ci sei in mezzo , in mezzo al ring non c'e' piu' tempo per tremare bisogna imparare ad assorbire i colpi ed a vincere l'incontro per tornare a salire di nuovo sul ring . |
Io penso che nel nero non si distingua più chi sia l'avversario, quali siano le forze che ci conducono....
Una volta immersi si pensa solo ad andare avanti. Quando se ne esce forse si potrà valutare meglio quali forze erano in gioco, avendole vissute e avendone fatto esperienza. |
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Il mio pensiero riguardo l'atteggiamento da tenere e il mio comportamento pratico si avvicina più a quello di Nike. Prendiamo l'esempio che hai fatto dell'incantevole viso che ti tenta. E' una scoperta che ho fatto recentemente grazie agli amici del forum... Tempo fa avrei agito lasciandomi trascinare completamente dalla forza, senza cognizione di causa, si può definire nero? Non lo so sono anch'io molto ignorante in materia. Tuttavia ora ho scoperto che posso accusare il colpo senza cadere, posso sentirne il dolore, la forza e sopprattutto posso sentire che passa e tastare con le mani il terreno guadagnato.. Non che vinca ma non andare giù al primo colpo è qualcosaicon_mrgr: |
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E se non vai giù al primo colpo è già un successo! Parziale ma pur sempre un successo. |
Adesso vorrei iniziare a recuperare i post lasciati indietro che però meritano delle riflessioni.
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Possiamo pure dire che dopo sei in grado di distinguere ciò che vieni spinto a fare (perchè quello non termina comunque) da ciò che fai perchè vuoi. Il primo passo della realizzazione di Se Citazione:
Per chi ha visto Matrix è un pò come gli agenti che si infilano negli altri incosapevoli. Nella realtà la cosa non è limitata agli esseri umani. Il Nero può prendere qualsiasi forma, tranne quelle abitate da consapevolezze coscienti. Quindi per esempio potremmo dire che perfino un colpo di vento potrebbe essere una azione del nero se questo colpo di vento ci spinge a fare qualcosa senza coscienza. (ripeto male o bene anche se è più semplice e facile che la nostra azione inconsapevole prenda la forma del male) Citazione:
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Chi la compie poi troverà il modo di andare avanti, ma le religioni molto pragmaticamente sanno che sono pochi quelli che si cimentano soprattutto se non ci dedicano completamente la vita, e tra quei pochi ancor meno riescono. Citazione:
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Non abbiamo nessuna memoria dell'origine o meglio non dobbiamo tornare all'origine, non avrebbe nessun senso a meno che non pensiamo che esista un Dio che gioca al gioco dell'oca. Il candore iniziale da bambini è quello di un foglio bianco che ancora deve essere scritto (anche se quel foglio fosse in un quaderno con altri fogli già scritti e il primo che pensa alla reincarnazione come va di moda oggi lo banno icon_mrgr:, scherzo). Iniziamo a scrivere in minima parte sul nostro foglio e tanti altri/altro scrive sul nostro foglio. L'opera al nero in un primo momento (in alcuni rami definito opera al Marrone) è prendere atto di questo altro che scrive sul nostro foglio e che tutto sommato ce lo sporca se non altro perchè non stiamo noi scrivendo quello che vogliamo, perchè non impariamo a scrivere, a disegnare, a fare operazioni etc... L'opera al Nero consiste nel tentare di impedire all'Altro (generico) di scrivere sul nostro foglio o in caso di dargli gli angolini o ancor meglio un foglio finto che lui scarabocchierà pensando che sia il nostro. Così separiamo il puro dall'impuro e ci purifichiamo, possiamo scrivere la nostra vita etc... per andare avanti. |
Ho trovato molti spunti interessanti nell'intervento di Uno, in particolar modo mi intriga il discorso sul fatto di dare all'Altro un "foglio finto" da fargli scarabbocchiare al posto di quello nostro.
Non mi viene in mente come si potrebbe realizzare una cosa simile, creo un 'automa con le mie sembianze e lo do in pasto al nero ?:U Provo a pensarci ancora su, potrebbe essere una possibilità da esplorare , caso mai riuscissi una buona volta ad Operare... |
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Mi accodo alla domanda di Luke... già quel "tentare", che io credevo "riuscire" mi apre prospettive, la cosa degli angolini poi ancora meglio. Ma l'idea del foglio finto mi attira moltissimo e vorrei farmene un'idea migliore.
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Eh si Ray, quando stai lavorando all'Opera al Nero tenti, solo quando sei già nell'Opera al Bianco riesci a controllare il Nero... non che sei immune, ma lo controlli con i trucchi (attenzione alla parola) che sei iniziato ad usare. Qualche colpo toccherà beccarlo ancora, è inevitabile per potersi muovere. Con l'Opera al Rosso cambia il discorso ma adesso cito solo per completezza.
Tu che idea ti fai sulla storia del foglio da lasciargli scarabocchiare? (poi riprendo anche altri post lasciati indietro) P.s. Nike se sapessi dove aspettare il colpo ti potresti spostare prima, ma abbiamo detto che non sai da dove parte il colpo e neanche dove arriva, dopo lo vedi. Ocio che credere di saper parare i colpi è la strada maestra per farsi rovinare. |
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E se sai dove arriva schivare non ha senso se vuoi operare al nero , che facciamo ci estraniamo dal mondo ? D'altra parte chi non sa da dove parte e dove arriva comunque si deve mettere in condizione di assorbire il colpo . No io credo che dove ti arriva il colpo si possa sapere ....e non dirmi che parlo sempre di Jung icon_mrgr: . |
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Ok lo avevo detto solo io che non sappiamo da dove arriva e dove arriva, se non provi a considerare questa possibilità praticamente ci fermiamo qui con il discorso No non mi voglio estraniare dal mondo, anche se a volte serve pure quello per dei momenti, ma voglio fare le cose perchè lo voglio e non perchè qualcosa mi costringe. |
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In soldoni quando sei nel marrone sei come nel nero perchè comunque ti stai osservando e studiando (nel senso di come sono le tue reazioni? quindi in questa fase non trattieni niente ) e sei a contatto con chi anche deve scoprirsi quindi osserva tuttto quello che gli esce? Se è così è come essere nella giungla altro che belve feroci se non ti difendi ti fanno a fettine usando un eufemismo. Beh allora è come avevo intuito qualche tempo fa è come il valtudo nel senso che vale tutto quel che viene fuori da noi altro che paura e vomito e terrore Ho capito qualcosa? |
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Quindi ogni dipendenza, ogni "vizio", tutto nell'Opera al Nero dev'essere riconosciuto, e combattuto (tentando) Questo poi mi ispira anche che la boccia bianca c'è, ma non viene alla luce che dopo aver aperto la nera materia che la teneva imprigionata. Prima di finire il Nero insomma è davvero tutto nero perchè il Bianco vi è nascosto dentro e non si vede. PS: interessa anche a me il "trucco" con cui ingannare il nero. Trucco che fra l'altro, secondo Canseliet, deriverebbe da truc e a sua volta da trukho, colpire. Ma, soprattutto, "consumare per sfregamento, stancare, spossare".... |
Altro (generico)...?
Si intendono gli altri, le altre persone? O meglio ancora quello che può provenire da queste altre persone (pensieri, azioni, sentimenti, convinzioni, comportamenti....)? leggo.gif non sò se l'idea che mi son fatta dell'Opera al Nero è da alto mare o da affogo ma queste forze che mi muovono senza che io ne abbia alcun controllo inizio a sentirle in modo appena appena più nitido e mi mettono in uno stato di fortissimo disagio. Non so combatterle ma alle volte, per piccolissime cose, stò imparando ad anticiparle, hanno un loro percorso certe dinamiche e se me ne accorgo in tempo non dico di coreggerle ma riesco perlomeno a reggerle meglio. Ma non sono ancora sicura che sia in tema. |
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Dunque... l'Io da trovare è continuità di memoria... la memoria serve farsene una copia dove voglio abitare... eh bon, scelgo io cosa copiare e cosa lasciare indietro scarabocchiato per la spazzatura no? Ti prego di dirmi se sta bozza va abbandonata subito. |
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Per fare un esempio mooolto banale e semplificato, giusto per vedere se ho capito, mettiamo che luke vuol essere astronauta ed il nero che ho colpisce soprattutto su questo aspetto, ad un certo punto cambio idea, o accetto che non potrò mai essere astronauta, mi rassegno e realizzo che la cosa migliore per me è diventare speleologo, lo Voglio, mi separo dall'astronauta e dai danni che gli ha fatto il nero , mi "riplasmo"nello speleologo salvando il salvabile, se c'è, dell'astronauta, a questo punto o il luke speleologo ha acquisito la capacità di far fronte realmente al nero, altrimenti dopo un pò il nero stesso si riorganizza e ricominca a colpirmi, alla fine mica è fesso... |
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Sarà che sono ancora troppo automatico io, e mi risulta quindi difficile pensare di "fregare" qualcuno proprio su quel terreno. Dis-automatizzandomi un pò, potrei pure iniziare a vedere i limiti dall'altra parte e magari approfittarne.... |
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Spero di non rubar troppo tempo al 3d con questa digressione ma non posso fare a meno di sciogliere questo nodo ( gordiano?) che nasce dalle tue parole . Ho riflettuto su quanto hai detto piu' sopra e la mia conclusione e' che non posso e non voglio cambiare atteggiamento , ti spiego il perche' . Il primo motivo e' che io , probabilmente in conformita' al mio tipo psicologico intuitivo introverso , non ho un approccio scientifico rispetto a quello che leggo . Non mi interessa l'approfondimento in se' ma , come ho gia' detto altrove , automaticamente , d'istinto , vado alla ricerca delle immagini che mi servono e che ritengo essere il nucleo centrale del tema del momento . Quando trovo queste immagini , e' vero , si scatenano in me energia ed entusiasmo forse eccessivi , quelli che pari pari rovescio nei miei post e che tu hai tratteggiato , in conformita' al tuo diverso tipo psicologico, come sopra . Quest'entusiasmo pero' mi serve a continuare nella ricerca delle immagini e nella ricerca in se' e non posso rinunciarvi . Per fortuna variando le immagini con il variare delle letture , vario anche la direzione dell'entusiasmo e quindi riesco , credo , a sottrarmi almeno in parte alla critica di essere un invasato del tema del momento . Cosi' almeno spero . Il secondo motivo e' che tra queste immagini relative a temi diversi vi e' un sottile filo che le unisce . Trovare questo filo e' fonte di altro entusiasmo anche necessario a continuare . Tra processo di individuazione e opus alchemico c'e' un legame che non puoi negare e che non posso tagliare perche' e' quello che mi fa andare dal primo al secondo nello studio e quindi a continuare e a non fermarmi . Sono ormai 4 anni da che e' cominciato questo tipo di letture che non avevo mai fatto perche' purtroppo prima mi sono dovuto concentrare su altro e anche oggi il tempo che vi posso dedicare e' poco . Non posso quindi permettermi il tempo che servirebbe a cambiare atteggiamento e probabilmente non ne sarei capace . Detto questo allora resta da considerare il tuo punto di vista , quello del forum . Se e' necessario , io credo di poter solo trattenermi e limitare il raggio dei miei interventi a questo punto in una sorta di autocastrazione ma se me lo chiedi tentero' di farlo , anche se la vedo dura e mantenere e tenere per me l'atteggiamento che ho e non posso ne' voglio modificare . Fammi sapere . In ogni caso se non ne saro' capace ti devo chiedere di tener a mente questo mio post per il futuro . |
Mi permetto di fare una considerazione, Nike, sul tuo post, anche se ti rivolgevi espressamente ad Uno.
Il tipo psicologico è una tendenza ed in quanto tale è anche quella che ci frena... e qui non siamo del tutto fuori tema, anzi, se vuoi puoi vederci proprio quel nero che impedisce. Forse è più semplice spiegare quel che intendo usando Gurdi che abbiamo circa letto tutti, quando parla dei tre tipi. Se si è tipo corpo, vuol dire che il potenziale corpo è abbastanza, di base, formato e si difetta delle altre due caratteristiche (intellettuale ed emotivo) su cui andare a lavorare per integrarle e procedere così all'individualizzazione. Se ciò non accade, il nero ci trattiene, anzi, ci facciamo trattenere dal nero. |
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