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Da un pò di tempo la svolta e la ripresa di coscienza di quello che è la nebbia, parte di essa si è dissolta ed ora vivo un periodo di intenso benessere. Nulla di definitivo, certo è che la nebbia si è notevolmente diradata ed a volte non la vedo neppure anche se cè. Ho notato che se rimango centrato nell'energia del cuore non ho dubbi, sono in uno stato di fiducia, di certezza del risultato. In questo stato la nebbia non la percepisco, sono più attento (non totalmente) e vivo uno stato di intesa attività oltre ad essere meno piacione e più delicato nei modi. Ho sperimentato questo stato di cuore (mi piace definirlo così) in vari momenti della giornata. Quando non sono in quella centratura la mente si distrae e nascono i se ed i distinguo. Torno al mio normale ruolo di facilone, amico di tutti e scanzonatore. Resto sulla superficie delle cose e non presto attenzione all'altro ma piuttosto alla ricerca della prossima battuta ad effetto che scatena le risa generali. Se visualizzo il volto di mio padre accade che in un'istante mi si apre il cuore ed avvverto un forte calore al petto. Mi commuovo alla sua vista ed in un'istante mi sento di nuovo centrato sull'energia di cuore. Mi piace pensare che questo stato del cuore sia un dono ricevuto tempo fa da mio padre che ricordo essere un tipo introverso sentimento. I suoi occhi esprimevano tutto il suo amore per noi figli anche se non ce lo disse mai apertamente. Ancora oggi i suoi occhi li vedo nel momento che lo cerco e lo visualizzo dentro di me. In un'istante entro in uno stato di dolcezza e sensibilità, la parola giusta è delicatezza, pacatezza nei modi che non vuol dire essere inebetito ma più una predisposizione all'altro, all'ascolto calmo. Oltre che una maggior chiarezza mentale e calma interiore. Forse è questo quello che s'intende per immagini che si nascondono dietro le emozioni? |
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Spero di riuscire a dire quello che mi avevi ispirato . Allora , innanzitutto hai colto un lato importante del cambiamento che e' la gentilezza , una spontanea cortesia ed una minor asprezza dei lati del carattere ( e con cio' mi preoccupo del mio percorso icon_mrgr: ). Quanto alle immagini , credo sia cosi' , sono certo che l'immagine di tuo padre riesca a far venire a galla quello che grey e' realmente e non la maschera che si e' abituato a vestire in societa' ed al contempo ad operare un controllo sugli istinti , come se quegli occhi fossero l'altra parte di te che ti osserva e ti controlla . Quanto invece al procedimento dice jung : '' bisogna lasciare alla fantasia tutto il campo libero possibile , senza tuttavia permetterle di abbandonare la cerchia del suo oggetto cioe' l'affetto '', questo vuol dire che non bisogna perdersi nella libera associazione di ideee ma rimanere ancorati a quel contenuto che e' particolarmente importante per noi , in modo che l'immagine che emerge crei un'impressione cosciente che chiarifica ed arricchisce quel particolare rapporto con l'oggetto . In questo modo conscio ed inconscio collaborano dando un senso a quello che si sta vivendo . La difficolta' sta nel lasciar libera la fantasia ma allo stesso tempo dirigerla su un contenuto . |
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Puoi immaginare i grandi gruppi di idee di ordine religioso, estetico, morale, sessuale... cioè tutte quelle idee che nel complesso spiegano l'uomo nella sua totalità. Nell'introverso è come studiare le materie a se stanti senza riportarle ad un unico filo conduttore. Gurdare l'uomo da diverse angolazioni in base all'idea che stiamo analizzando senza tenere conto degli altri fattori e soprattutto senza amalgamarli. Naturalmente si è alla ricerca della fusione di queste idee ma l'introverso deve approfondire, analizzare molto e senza che intervengano altri fattori esterni che ne disturbano l'elaborazione interrompendola e confondendola. Citazione:
Il sentimento rimosso lievita fino a diventare passione. Il sentimento viene scambiato con la passione, ma la passione deriva dalle pulsioni e non è quindi differenziata, cioè individuale bensì generale, cioè uguale in tutti i tipi. Egli sa quali sono le emozioni che lo tormentano. L'introverso ha sviluppata la sensibilità come funzione di sostegno per cui riceve gli stimoli esterni andando molto in profondità che viene elaborata a gruppo isolato. Egli teme l'oggetto, ma in verità teme se stesso in quanto non riuscendo ad adattarsi implode, tiene lontano tutti gli stimoli esterni perchè non riesce ad avere una visione globale, ma compartimentale (complessi di gruppi di idee isolati). Ha bisogno di tempo per elaborare, interiorizzare, separare ecc... ma le pulsioni o le emozioni o i sentimenti spesso esulano dalle elaborazioni per cui si teme di perdere il controllo di sè, ecco perchè si reagisce in difesa e in chiusura. L'introverso pensiero ha bisogno di pianificare il tutto con la mente, ma i sentimenti non possono essere elaborati e pianificati, infatti sono rimossi. Ma si avvertono le emozioni o ciò che si avverte con la funzione sensoriale. Allora che si fa? Si aggira l'ostacolo. Qui dico il mio personalissimo parere. Dato che l'introverso spesso manifesta un particolare attaccamento agli animali o alle piante... per me vuol dire che sia le piante che gli animali sono esseri viventi, quindi che hanno un loro potere energetico vivo e reattivo ma non hanno la capacità di entrare in conflitto o di dominare l'uomo come i suoi simili. Per cui ritengo che dare affetto ad un animale o ad una pianta sia più sicuro che manifestarlo ad una persona. All'inizio l'introverso è colui che più si oppone ad affezionarsi ad un animale per la paura del rapporto di dipendenza affettiva, e l'introverso vuole essere libero da tutto e da tutti. Ma poi "assaggiato" il muso di un cane festoso o un gatto fusante scioglie la riserva sulla prognosi, fungendo da buon esercizio di affettività da sperimentare pian piano con le persone. Così anche il volontariato o altre attività in cui si entrare e uscire dal rapporto senza particolari vincoli, come gruppi di crescita ecc. Citazione:
Ma Nike avrà modo di spiegare meglio. A questo punto il mio maestro di Biodanza concludeva sempre con un abbraccio! abbraccio: |
Intanto ricambio subito l'abbraccio abbraccio:, che è sempre un'esercizio utile icon_mrgr:, per il resto mi ritrovo in diverse cose, tra le quali il fatto degli animali, ho avuto per parecchi anni un cane e sicuramente l'affetto e tutto il resto di cui parli l'ho sperimentato in prima persona.
E' a mio avviso corretto anche il discorso sulle emozioni/sentimenti, le prime ci sono e belle forti però non riuscendo a gestire il sentimento se ne vanno per conto loro, fuori controllo e quindi la chiusura spesso viene vista come il male minore. Vedrò di approfondire il discorso sulle immagini inconsce e se trovo cose interessanti le posto. |
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Sto pensando ai serial killer ad esempio. |
I tipi e l'estetica
Nike ha parlato di senso estetico o senso del bello. Vorrei provare ad affrontare questo difficile argomento.
E' bella solo la forma nella quale il soggetto può immedesimarsi. Questa immedisimazione rende belle le forme. al contrario ove non è possibile immedisimarsi le forme appaiono brutte. L'atteggiamento generale verso l'arte degli occidentali è di immedisimazione, ovvero per noi è arte e bello solo ciò in cui riusciamo ad immedisimarci. ma riusciamo ad immedesimarci solo nelle forme vive, organiche quali la natura che sta a indicare ciò che vive. Tutto ciò che è anorganico o astratto non ci fa immedesimare e quindi non viene considerato arte o bello. Quando la creazione artistica da forme anorganiche, astratte non siamo più di fronte alla immedisimazione ma ad una astrazione, cioè ciò che reprime la vita. Astrazione ed immedesimazione sono in antitesi. la prima nega e la seconda afferma la vita. Ma cos'è l'immedesimazione e l'astrazione. L'immedesimaizone è un processo percettivo in cui dal soggetto viene trasferito sull'oggetto un contenuto psichico sostenziale, l'oggetto viene assimilato a collegato al soggetto in modo che esso si avverte nell'oggetto. Trasfert, proiezione, immedesimazione trasferimento dei contenuti inconsci nell'oggetto. E' presente nella funzione estroversa. L'astrazione è la rappresentazione del grande timore del mondo, corrisponde all'introversione. E' il ritiro inconscio dall'esterno, dall'oggetto che influenza negativamente il soggetto. Le religioni orientali e l'arte astratta sono emblematici di un atteggiamento astraente o introverso. Nell'immedesimazione l'oggetto è vuoto per farsi riempire dal soggetto. E' un atto conscio come movimento volontario di avvicinamento che trasferisce nell'oggetto il suo contenuto inconscio. In questo caso vi è un'assimilazione che crea una buona intesa o l'apparenza di essa nel rapporto. L'oggetto passivo, vuoto si lascia riempire dalla vita del soggetto senza tuttavia modificare nelle sue qualità. Nell'astrazione vi è un oggetto vivo e carico operante con un influsso attivo dal quale il soggetto vuole astrarsi, introvertirsi. Il soggetto ha timore dell'oggetto e per questo si ritira per difendersi da esso. Chi si immedesima ha bisogno di contenuto con debole autonomia che si lascia svuotare e riempire dai contenuti del soggetto, che prietta la sua vita e vive attraverso di esso, gli dona vita, sentimenti, emozioni. Chi si astrae è intimidito da un oggetto che ha cerca di sopraffarlo, così si ritira in cerca di una formula che lo liberi dal demone dell'oggetto, si introverte e si isola dall'esterno per proteggersi. In verità egli ha paura dei suoi stessi stimoli che avverte in misura maggiore dell'estroverso. Ambedue le funzioni portano alla creazione di forme artistiche e alla conoscenza dell'oggetto. Ambedue le funzioni servono alla vera conoscenza dell'oggetto e della vera creazione artistica le quali sono sempre presenti nel soggetto. Credo che l'immaginazione attiva tenga conto di queste funzioni. Interessante sarebbe vedere il come. Mi fermo. Ho tante domande in testa ma aspetto l'evoluzione del discorso per porle. |
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Dopo , Diam arrivo al tuo post sull'estetica perche' c'e' una cosa che ancora non mi e' chiara , in quanto i contenuti dell'inconscio non sono sempre necessariamente '' belli '' ed anzi pare che la forma d'arte che piu' si avvicina all'immaginazione attiva sia l'arte moderna che non e' alla ricerca della perfezione delle forme tratte dalla natura quanto della visione interiore del mondo . Hai presente i quadri di Picasso , guernica , o Dali' . Ci ritorniamo . Allora volevo riprendere per dire che lo scopo di questa funzione trascendente e' quello di realizzare un'integrazione tra conscio ed inconscio per modificare un atteggiamento della psiche . Ora come sempre l'integrazione tra due opposti deve generare un terzo stato od elemento cioe' una situazione nuova . Come avviene cio' ? Torniamo al conflitto , alla dissociazione , abbiamo detto che quanto e' piu' rimosso l'inconscio dalla funzione prevalente tanto piu' questo riemerge creando problemi di dissociazione tra la realta' e quello che si e' realmente . Questo stato crea uno spostamento della libido , dell'energia, dalla funzione prevalente , meglio dall'oggetto a cui si rivolge , ai contenuti dell'inconscio emersi cioe' ad uno stato affettivo particolarmente importante che crea il disturbo . Ora lo scopo dell'immaginazione attiva e' quello di riappropriarsi di quell'energia che e' adesso tutta dislocata nel posto sbagliato cioe' nei contenuti dell'inconscio . In questa situazione abbiamo detto l'Io soffre o di onnipotenza o si annulla . A questo punto si deve sprofondare nello stato affettivo, emotivo lasciando emergere come abbiamo detto piu' su , tutte le immagini che riguardano quell'oggetto particolare cui e' diretto l'affetto . Queste immagini sono i simboli con i quali diamo corpo al nostro inconscio che poi e' il nostro futuro , il nostro destino. Un'approfondimento : Jung definisce il simbolo come la migliore rappresentazione possibile di un contenuto che ci e' ancora oscuro ma che sentiamo avere grande importanza . Il Cristo e' un simbolo perche' rappresenta un mistero di chi muore pur essendo oltre la morte . Le immagini allora hanno l'effetto di staccare l'emotivita' dal nostro interno all'esterno , l'affetto diventa cosa diversa da noi e cosi puo' essere chiarito e arricchito di significato perche' e' portato alla coscienza . L'immagine deve essere pero' , per non perdersi , ''raffigurata e compresa'' . Qui il rischio dice jung , ammettiamo che la si disegni e' di perderci nel senso estetico della raffigurazione , oppure il rischio e' di perderci nella comprensione intellettuale dei molti significati a cui l'immmagine ci rimanda . Al contrario l'immagine cioe' il simbolo deve essere raffigurato per essere compreso o essere compreso solo in quanto raffigurato , in altre parole l'una attivita' deve limitare l'altra , non ci deve essere solo l'una ne' solo l'altra . In questo modo ad agire e' l'intuito che puo' guidare a dare un significato , un senso al simbolo , non la sua raffigurazione , non l'intelletto che sono gli opposti da integrare . In questo modo vi e' un'integrazione della parte conscia con quella inconscia , una sospensione della contrapposizione con la produzione di qualcosa di nuovo e di vivo verso la quale ora puo' nuovamente dirigersi l'energia . So che e' difficile ma se avete provato ad affondare nello stato di conflitto e provate a ricordare come ad un certo punto un immagine vi sia venuta in soccorso come una guida , come un nuovo futuro e3 come quest'immagine abbia convogliato nuove forze su di voi ,allora sara' piu' facile comprendere . |
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Insomma se l'oggetto è estroverso sentirà anch'esso il bisogno di trasferirsi in altro oggetto da soggetto, se invece è l'oggetto è introverso non si lascerà possedere dall'oggetto proprio perchè ne ha paura e tende all'isolamento. Immagino il processo di immedesimazione come due poli opposti di maschile e femminile, come la presa con la spina, si dice maschio e femmina, perchè l'uno penetra l'altro accoglie. Così penso sia che si ci immedesima con energia attiva, penetrativa, l'oggetto che si lascia penetrare ha un'energia passiva o debole. Non mi è completamente chiaro come avviene il meccanismo tenendo conto delle peculiarità delle funzioni primarie, cioè dove sono le falle, i varchi per cui è possibile accedere con la immedesimazione. |
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No qui c'e' , mi pare , una confusione . L'atteggiamento estroverso riguarda sempre e solo il soggetto anche se questo si identifica in un oggetto . A sua volta l'oggetto dal suo punto di vista e' un soggetto che avra' questo atteggiamento nei confronti di altro oggetto . L'essere vuoto non ha a che fare con l'immedesimazione o l'identificazione ma e' uno stato dell'essere del soggetto . In termini junghiani l'essere vuoto e' quella mancanza dell'energia , della libido che dalla funzione primaria e dall'oggetto su cui si applica , si dirige verso altro , verso i contenuti dell'inconscio . E' questo sprofondare della libido a ceare il vuoto prima che si diriga verso altro . Il punto e' che di fronte a questo problema la gran parte delle persone non sa che fare , non sa quale significato attribuire a questo momento di stasi . E' proprio il momento della svolta o meglio l'occasione della svolta se si e' capaci di prenderla al volo intuendo la propria direzione , il proprio destino . A questo punto entarno in campo le immagini di cui al mio post precedente . Le immagini del bello rappresentato artisticamente sono alcuni dei simboli che ci indicano la strada . Io invece che non ho talento artistico mi sono accorto di cercare le immagini nei libri , nei concetti che le esprimono , non nelle nozioni ma proprio nelle immagini che alcuni e solo alcuni sono in grado di trasmettere . |
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Un soggetto estroverso che si proietta nell'oggetto, nel momento in cui si oggettivizza si disoggettivizza, per cui crea un vuoto, vuoto che può essere riempito dal altri soggetti, quindi lui diventa oggetto, da spina diventa presa, si lascia penetrare laddove ha creato il suo vuoto, mentre ha l'illusione di sentirsi pieno, realizzato. Suppongo che l'estro, non essendo a contatto con se stesso non avverte subito o per niente a livello conscio la proiezione che gli arriva dall'esterno. Si può dire che l'introverso è più difficile da penetrare? Quindi respinge meglio le proiezioni? Eppure è vero che l'introverso proietta nell'oggetto contenuti negativi per potersi astrarre da esso, in quel momento creerà un vuoto che dovrebbe/potrebbe essere riempito. Quello che sto cercando di fare è mettere in pratica la teoria. Nelle coppie a volte si nota un partner debole, con volontà propria quasi nulla, mentre l'altro partner forte con volontà dominante. Citazione:
Immagino un soggetto che scende in cantina e nel frattempo altri gli entrano in casa. Un soggetto consapevole non si farà proiettare, non diventerà quindi oggetto in quanto non crea vuoti, non ci sono contenuti inconsci. |
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Possiamo respingere una proiezione solo se ne siamo consci, anche qui, indipendentemente dall'estroversione di chi proietta. Semmai, ma qui apriremmo un discorso enorme, ci possono essere delle differenze tra la tipologia dei contenuti proiettati a seconda dell'estro/introversione. Citazione:
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Subire una proiezione di tipo ossessivo a contenuto paranoico, tipico dell'introverso, tocca il mio punto limite. E' qualcosa che vedo, ma di cui difficilmente riesco a liberarmi. Tocca il mio punto limite, oltre il quale c'è il non ritorno. Ho potuto notare con estrema chiarezza l'accumulo di libido verso la reazione che potrebbe sfociare in violenza pura, la funzione pensiero agisce da sola senza sentimento, per cui la reazione non è controllata dalla sensibilità. Il pensiero puro diventa pericoloso, fa pedere il controllo, in quel momento si potrebbe oltrepassare la soglia della follia e commettere atti estremi. Devo dire che non ho mai perso il lume della ragione, c'è un filo a cui mi aggrappo sempre quando mi sento vicino il limite, e sento quell'energia calda avvolgermi lo stomaco e da lì vorrebbe scaricare verso il limite estremo che è la morte. E' la pulsione estrema in cui l'oggetto viene visto come un nemico da abbattere perchè mette in pericolo la mia vita. Non volendo colpire fisicamente scaglio la parola come un'arma, che ferisce nel profondo, nel punto debole che in quel momento si legge nell'oggetto con estrema chiarezza. Parole che restano a lungo dentro e scavano solchi. Pesco sicuramente da un contenuto inconscio, quando emerge è uno stato di massima eccitazione che vuole soddisfarsi, difficile da ritirarsi, da controllare, è energia maschile che vuole andare fuori, scagliarsi verso l'esterno. Ho fatto un'analogia con il trattenere l'eiaculazione, rinunciare al piacere estremo della pulsione violenta, così come si rinuncia al piacere della pulsione sessuale finale. Questa volta la consapevolezza di osservare è stata chiara, le immagini salivano in sequenza, le ho accolte, impersonate, recitate, mimate, uno psicodramma consapevole per scaricare la tensione accumulata in modo diverso, anche se non meno distruttivo per l'oggetto, ma per me la liberazione. Non so se si è trattato di immaginazione attiva, so che dopo la tempesta è arrivata la quiete, la calma assoluta, la chiarezza di aver fatto tutto con consapevolezza, volontà, verità. Non c'è pentimento in me, solo l'esigenza di evitare senza reprimere, di fare un salto. Non voglio subire la nevrosi dell'altro ma non voglio spingermi verso l'estremo, vittimizzando il mio carnefice. La proiezione paranoica per me è deleteria, è una istigazione, una provocazione che fa uscire l'orco in tutta la sua purezza negativa. Ecco, vorrei capire da dove arriva, come fare per evitare che di nuovo accada che io mi abrutisca. La mia è una difesa estrema da qualcosa che pesca in non so dove che mi fa tanto male e scaglia lo stesso male al mittente. E' una trappola in cui a volte cado, e mentre cado non posso fare a meno di cadere, non trovo appigli. E' l'estremo tra la vita e la morte, tra il bene e male. Fin ora mi sono tenuta salda al bene. Ma le parole feriscono peggio di un pugnale, toccano punti nevralgici senza anestesia, ed io non voglio continuare a ferire. |
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Riparto da qui . L'iimagine interiore sia rappresenta un contenuto inconscio e quindi ha il valore di dirigere l'attenzione alle intime necessita' dell'individuo piuttosto che all'attivita' sociale in cui egli si inserisce , sia caratterizza quel contenuto incoscio perche' lo fa corrispondere a quella particolare situazione psichica che in quel momento e' vissuta . Non rappresenta quindi un qualsiasi contenuto inconscio ma quel contenuto che viene in quel momento stimolato dalle percezioni esterne . In questo modo l'immagine che emerge rappresenta in modo totale la situazione psichica del soggetto in quel dato momento . Rappresenta dunque questo doppio contenuto ,incoscio e conscio allo stesso tempo ,dando ordine e significato a cio' che in quel momento e' vissuto . In sostanza chiarifica ed arricchisce e quindi da' sollievo liberando l'energia psichica imprigionata dal contatto con la realta' percepita . La realta', l'oggetto , attira , s'e' detto tante volte e risucchia l'energia del soggetto trattenendola presso di se' . L'immagine interiore ha questa proprieta' di consentire il distacco dalla realta' percepita dando un significato ulteriore e nuovo al vissuto . Cosi' l'agire dell'individuo puo' intraprendere altra direzione perche' altro e' il valore percepito di quella realta' . Adesso non per tirare acqua al mio mulino ma l'immagine dell'elemosinante in tema di affetto e' un'immagine che caratterizza una data abitudine e le attribuisce un significato ed un valore che non avrebbe se usassimo solo la funzione sentimento o la funzione pensiero nel valutare quel dato nostro comportamento . Una telefonata puo' essere un'attenzione nei confronti di qualcuno ma anche la scusa per chiedere amore . Amore che non puo' mai essere chiesto a meno di scadere nell'elemosina . A me quest'immagine e' stata utile , molto e non solo una volta . Ora per questa funzione di ripresa dell'energia e di nuova direzione impressa secondo nuovi valori del vissuto , l'immagine puo' ben essere associata ( pur se in modo piu' elaborat da jung ) alle impressioni di Gurdjeff definite in modo arcaico come nutrimento dell'individuo . Come il cibo da' energia al corpo cosi' l'immagine connessa ai valori collettivi inconsci e alla realta' vissuta , in una sintesi simbolica , da' nutrimento ed energia alla psiche che e' cosi' in grado di cambiare l'atteggiamento dell'individuo . |
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Vorresti dire nel tuo esempio che l'immagine della telefonata dovrebbe sostituire quella dell'elemosinante che chiede amore? Si parte da una situazione di svalutazione dell'elemosinante in genere, cioè vuol dire che non si valuta bene la persona che chiede l'elemosina, più che come persona povera come persona che non riesce ad attivare le forze per lavorare e guadagnare. Così chi elemosina amore è qualcuno che non sa attivarsi per guadagnarselo. In un certo senso la telefonata è un'azione diciamo speculativa, che mentre trasmette il messaggio "ti ho pensato", chiede pure "e tu mi hai pensato?". L'esempio dici che ti è stato utile, ma vorrei capire se questa immagine utile sia individuale o collettiva. Voglio dire che mentre le immagini archetipiche sono universali nell'inconscio umano, quella della telefonata può essere individuale, poi magari diventa collettiva con l'apprendimento. Sto cercando di capire come funziona il meccanismo. |
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La telefonata non e' un'immagine e' quello che nella realta' voglio proprio fare , rappresenta quello che sto vivendo cioe' un disagio quale puo' essere ad esempio un amore non corrisposto ma potrebbe essere una richiesta di un lavoro ed un dover scendere a compromessi con chi e' piu' forte di te in quel momento ecc. Quel disagio pero' che mi spinge a chiedere , ad implorare una volta interiorizzato cioe' astratto dalla realta' , viene elevato a livello di un'idea , di un concetto quello dell'esseer costretto a chiedere qualcosa di essenziale per me in quel momento . Cosi' come l'elemosinante che non ha nulla chiede quei pochi spiccioli cosi' essenziali per lui . A monte dell'idea del dover chiedere l'essenziale c'e' pero' un'immagine che ha creato quell'idea , un'immagine simbolica quale potrebbe essere la mano tesa di chi chiede . Questa immagine e' una rappresentazione dell'archetipo ,dell'inconscio collettivo , e' senz'altro un'immagine sconveniente che di solito rimuoviamo ed e' quell'immagine che crea il tono affettivo del disagio che vivi quando decidi di telefonare per chiedere quella cosa essenziale per te finendo per metterti cosi' definitivamente ''nelle mani dell'oggetto '' . Se infatti telefoni e cedi a quella forza che ti costringe a chiedere dopo come ti senti ?....una schifezza . Se invece fai emergere l'immagine della mano tesa e la colleghi alla telefonata che devi fare , dovrebbe anche emergere in te una forza contrastante tale da farti intuire , capire perche' lo fai , le sue conseguenze e perche' molto meglio sarebbe non essere nella condizione di dover chiedere l'essenziale per te ma di procurartelo altrimenti . Da qui la liberazione di energia per porti in questo nuovo stato di non dover chiedere cioe' di liberta' . Non so se e' chiaro se no ci riproviamo . Prova comunque a rileggere il post mio precedente se batte . |
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Ma e' solo un esempio . |
Stasera è emerso il mio bisogno di esercitare il controllo.
Tutto è partito dal sogno del treno, dove vi è presente anche la figura del controllore che io cerco di evitare e di imbrogliare. Poi è emerso qualcosa sul chiedere/rinunciare del femminile. Il tutto si è bloccato perchè l'oggetto si è ritirato in chiusura totale. Aveva le sue cose da fare e non voleva essere disturbato e distolto dalla sua concentrazione. La chiusura mi ha bloccato il processo di emersione dell'inconscio in atto. Sto vivendo una forte tensione da mercoledì scorso. Tensione che ha raggiunto il culmine stasera, in cui dopo diverse reazioni in cerca di spiegazioni, di possibilità e previsioni mi sono accorta che quando l'oggetto è chiuso ermeticamente tutto è fuori del mio controllo. E' stato uno sbattere la testa da sola sui muri, dall'altra parte il segnale è debole e sfuggente, chiedere è inutile, ritirarsi è inutile, ogni azione passiva e attiva è inutile. Quando non riesco a controllare vado in tilt. Tutto ciò che è fuori controllo mi fa paura. E' la paura di non poter prevedere il futuro, cioè la certezza della continuità, ovvero della vita. Quel che ho visto è che il controllo agisce sul passato e sul futuro ma non è presente nel qui e ora. Nel qui e ora ci sta la morte, dopo c'è il non so cosa, ma sicuramente non c'è ciò che so ora, la mia certezza di esserci. Per cui ne deduco che non riesco a stare nel qui e ora e per questo ho bisogno di controllare tutto ciò che sta fuori e dentro di me. Passato e futuro, immagini e previsioni, possibilità, fanno parte della funzione intuito. Mi sono accorta che quando sale dall'inconscio qualcosa che non riesco a controllare, o altri non controllano per me, lo proietto su ciò che mi sta intorno e lo vedo come mio nemico. L'oggetto esterno mi fa paura, mi aggredisce. L'oggetto ce l'ha con me. Se riuscissi a stare veramente a contatto con me stessa nel qui e ora non avrei dubbi, incertezze, bisogni, ricatti emotivi, giudizi, non guarderei indietro e avanti, non avrei tensione. Stasera ho visto tutto nel poco tempo in cui sono stata nel qui e ora, a contatto con ciò che mi ha procurato il tilt emotivo: la perdita del controllo dell'oggetto, il non sapere cosa sta succedendo realmente nel qui e ora dell'oggetto isolato, vedere la mia vita dipendere da questo controllo. Ho postato qui perchè l'immagine di questo 3d mi fa sentire sicura, a casa mia, come nel 3d sul ponte sono stata a contatto con la mia esperienza positiva che ieri mi ha cambiato l'energia di aggressività che sentivo montare dentro contro il mio oggetto amato e odiato, anche le torte mi fanno sentire a casa. Sono immagini che pescano serenità, tranquillità interiore anche se momentanea. Il peggio deve ancora venire lo sento. Ho bisogno di contenimento, di protezione, per fare emergere ciò che sento dietro la porta. Ormai si è scatenato un processo che non finirà tanto presto. Stanotte ho fatto un sogno in cui dico che: "quando devo superare un ostacolo non scelgo il gradino basso e facile ma scivoloso e pericoloso, piuttosto quello più alto ma con appigli che mi fanno sentire sicura mentre mi arrampico per superarlo". |
Stamane ho provato ad osservare le eventuali immagini che potevano salire per associarle a ciò che sto vivendo e poterne uscire fuori in modo costruttivo.
Ho notato che non ci sono immagini, ma solo sensazioni, come il calore della rabbia che dallo stomaco tende a salire verso la gola e vorrebbe tradursi in parole da scagliare contro l'oggetto che mi ha annunciato candidamente che la chiusura è finita, che per me si traduce in ripresa del controllo, orgoglio ferito, desiderio di rivendicazione. Non ho preso iniziative potendo osservare dentro di me il copione che seguo in casi come questo. Il risentimento, la rabbia, la voglia di rivendicazione, di distruzione per poi ricostruire, l'oggetto passivo che aspetta passi la tempesta ecc. Oggi ho deciso di non voler più interpretare questo copione. Non è facile, l'ego vuole soddisfazione una volta ripreso il controllo dell'oggetto, assicurandomi che ancora mi appartiene riesco a fare previsioni sul futuro. La mente continua a lavorare come sempre, riprende da dove si è interrotta, solo che ora so qualcosa che prima non sapevo, cioè sono consapevole del meccanismo. E' stato uno sforzo di volontà e consapevolezza oggi non usare il repertorio distruttivo della prima fase del copione, ho cernito il contenuto lasciando passare solo il messaggio veramente importante per me: non voglio essere isolata, mentita, esclusa dal controllo del mio oggetto. Non sono entrata in alcuna dinamica, ho solo comunicato il mio disagio e il mio risentimento, più volte, senza aggressività, con calma ma con determinazione a far passare il messaggio. L'aggressività e la reazione toglie forza al messaggio, imbastardendolo con altri contenuti che attivano solo reazioni a catena spostando l'attenzione dal fulcro. Ora sento evaporata l'aggressività, mi sento di nuovo serena. La mia energia si sta riequilibrando. La tensione si è allentata. Mi sembra una conquista che fin ora non mi sono fatta intrappolare dal copione, ma le immagini... quelle non riesco ad associarle. Che ne pensi Nike? Parliamo anche del tuo esempio da cui è maturato il tilt e il mio post. Ho fatto una fatica incredibile a capire cosa volevi dire, poi ho capito che in qualche modo mi stavo identificando con qualcosa che rifiutavo perchè difficile da vedere, il chiedere/controllo. Sono disponibile ad analizzare l'episodio come esempio anche per la dinamica delle funzioni si vi va. |
Oggi ancora un silenzio stampa. E' stato difficile reggere tutto il giorno con il dubbio "ma come siamo rimasti?"
Questa è la fase in cui non riesco a decidere cosa fare o non fare. La funzione pensiero non mi è d'aiuto. La mia chiusura verso l'esterno è forte. Sento il bisogno di raccogliere la mia energia e convogliarla tutta dentro finchè la tensione non passa del tutto. All'esterno è solo un dissimulare il mio dispiacere silenzioso. Non mi viene in aiuto nulla. Seguo le sensazioni del corpo che dicono ora orgoglio ferito chiudi ermeticamente ed aspetta, ora invece fai il primo passo e rinuncia all'orgoglio. Ho imparato in questi casi a dedicarmi a qualcosa di pratico e utile, come stirare, cucinare o altro, che non mi impegni la mente e non necessiti di troppa energia, ma che mi faccia rimanere a contatto con la realtà concreta. Alla fine ha prevalso fortemente l'energia di cuore, ho attivato la funzione sentimento, agire nel presente con un messaggio chiaro di incontro nel cuore qualunque cosa stia accadendo. Mi sto astenendo dal fare previsioni, congetture, usando la fiducia di credere sulla parola, fino a eventuale prova contraria. In fondo si proietta negli altri sempre ciò che si teme di più e non sempre corrisponde a verità. Qualche volta si e qualche volta no. Lo diranno i prossimi eventi. |
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L'80% della tensione è allentata, sento di nuovo apertura verso l'esterno... Mi sembra una questione di priorità. Per me la priorità va ai sentimenti, all'oggetto amato, per l'oggetto la priorità va lavoro, alla passione per la sua cretività. Funzioni a parte mi sembra tipico della donna dare priorità ai sentimenti e dell'uomo al lavoro. Quello che potrebbe invariare sono le dinamiche relazionali. In questa occasione ho potuto vedere con chiarezza che la mia relazione si manifesta più attraverso il controllo. La sua relazione si manifesta più con il distacco. Lo spiego meglio perchè rischio di non far capire nulla. Il mio bisogno è controllare come si muove il rapporto, l'oggetto, attraverso le varie relazioni delle funzioni. Il suo bisogno è di astrarsi da tutto ciò che lo distoglie dal suo lavoro o dalla sua creatività, la sua priorità assoluta. Una tempra forte e disciplinata lo porta al distacco anche forzato da tutto ciò che può disturbare, ostacolare la sua concentrazione e al tempo stesso sopportare il disagio proprio e del suo oggetto per il distacco affettivo. Nel momento in cui non sono riuscita a ritirare il controllo da una sua esigenza personale giustificata, l'oggetto ha reagito con la chiusura ermetica e il distacco fisico ed emotivo. La sua esigenza era talmente prioritaria ed assoluta che non tollerava alcuna intromissione energetica di disturbo. Non è stato un rifuto alla mia persona ma al mio atteggiamento di controllo. In un braccio di ferro emotivo io perdo sicuramente. E' una questione di allenamento credo, di disciplina nel concentrare la libido in una funzione isolandola da altre fonti di disturbo, sia esso stesso l'oggetto amato. Da questo punto di vista io non sono così disciplinata, sono più debole e più a rischio di elemosinare come dice Nike, cioè più dipendente dalle relazioni. Uno parla di relazioni fra essenze e non fra relazioni di essenze. Nella mia energia di cuore non sento di aver elemosinato e nemmeno chiesto. Mi sembra di non essermi relazionata con la relazione dell'essenze con l'oggetto, ma la mia essenza con la sua essenza indipendentemente dalle varie dinamiche che si sono create in questi giorni, tant'è che il messaggio è arrivato ed ha prodotto il suo effetto di apertura e l'energia è tornare a fluire. Citazione:
Quando mi sono centrata nell'energia di cuore mi è sembrato di aver dato una direzione, di aver fugato ogni dubbio, ho visto scomparire tutti i pensieri parassita che hanno affollato la mia mente in una continua altalena da un opposto all'altro. Nel cuore il qui e ora non lascia incertezze. Sono di nuovo open per discuterne con serenità :) |
Il manichino
Ho pescato dal cilindro un'immagine, quella del manichino di sartoria, il mezzobusto maschile e femminile sui quali i sarti rifiniscono i modelli di sartoria.
Mi ricordo da bambina nel mio paese c'erano diversi sarti da uomo che avevano bottega in centro, e da fuori delle vetrine guardavo affascinata i sarti controllare i loro lavori pieni di imbastiture. Giacche da uomo che cadevano a pennello. Quello che ho fatto in questi giorni in questo 3d l'ho associato proprio ad un lavoro di sartoria. Ho visto il post come il mio manichino, con le mie misure, la mia corporatura, ed io man mano provare le parti che ho analizzato, elaborato, proprio come una sarta che cuce una giacca o un vestito. Ho visto che mi è stato più facile far salire il contenuto proiettandolo sul mio manichino, guardandolo dall'esterno, ed anche facendolo guardare ad altri occhi, anche se nessuno ha commentato però l'ho messo a disposizione come un lavoro esterno, per poter essere migliorato, o aggiustato, o rilevare difetti ecc. Anche oggi mentre sentivo salire la rabbia con mio figlio, mettevo tutto sul manichino, facendo scemare il carico, potendo vedere meglio cosa mi dava fastidio, di cosa mi lamento oltre il fatto che ho aspettato 20 minuti e fatto due viaggi in auto e mangiato tardi e accomodato. Nike, ti sembra questa un'immagine attiva? |
I dischi volanti
Ho sempre detto di non avere immagini durante la rabbia ma ecco che iniziano a salire alla coscienza.
Parlando di mio figlio e della rabbia che mi procura vedere le sue cose in giro sparse per tutta la casa, quello che desidero più spesso fare è lanciarli in cortile dalle aperture di porte e finestre di casa mia (e sono 10 in tutto), libri, scarpe, vestiti puliti e sporchi, torsoli di mela, prodotti per capelli e altro ecc. Vi ho associato l'immagini dei dischi volanti: Arrivano gli UFO strabuzza:! ho visto dei dischi volanti nei pressi della casa di Diamantea icon_mrgr: . Mi viene da ridere a pensarci, eppure questa immagine mi è servita ieri a scemare il carico emotivo potendolo visualizzare bene come se stesse realmente accadendo. Ho tradotto in gioco la tragicità della situazione. Non so bene se anche questa immagine può riferisi alle immagini attive, so solo che mi servono a ridurre l'aggressività dell'orco fremente in agguato. |
Citazione:
ha la caratteristica di essere un'immagine fantastica ma anche di essere legata al problema che vivi . Continua ad immaginare ed a mettere a fuoco . Volevo dire anche che jung non interveniva mai nel commentare queste immagini , interveniva solo per evitare che diventassero semplici fantasie , il lavoro doveva essere di chi immaginava . |
Ho lavorato tanto in questi due giorni di sartoria, con il manichino intendo.
Dunque, finalmente l'incontro a corte con il mio oggetto. Un incontro iniziato all'insegna della calma ma anche del freddo distacco da parte mia. Dentro di me l'indifferenza. Tipico come l'aggressività. Poi perpetrando fino in fondo questo stato d'animo ho sentito l'energia cambiare, di nuovo la funzione sentimento in azione. Ma poi ecco che cambia di nuovo. L'oggetto aveva il suo rospo bloccato, mi propone il solito gioco, la solita trappola provocatoria, stavolta l'orco non lo fermo più. Non è stato devastante come le altre volte ma solo risolutivo nel non continuare un rapporto che non mi convinceva più. Ma ecco che l'energia repressa si condensa tutta nella zona sopra l'occhio destro, come la nevralgia del trigemino ma che era tutto blocco di energia, sfociato in un dolore lancinante che a momenti volevo andare in ospedale. Cominciai ad emettere una serie di urli lunghissimi non di gola ma di diaframma a pieno respiro, molto bassi fino quasi a sentire la tensione uscire dal mio corpo e la fitta poi allentarsi fino a sparire quasi del tutto. Ecco di nuovo rifluire l'energia del cuore. Ma ho dovuto aspettare fino a stamattina per il chiarimento profondo in cui l'oggetto andava e veniva dal mio cuore alla porta. Ho potuto vedere con chiarezza l'altalena dei miei sentimenti nei confronti dell'oggetto. Aggressività e indifferenza erano due modalità diverse per affrontare lo stesso tema: la distanza dall'oggetto. Con chiarezza ho potuto vedere come io ho bisogno di prendere un pò distanza prima di avvicinarmi, e quando mi sono avvicinata riallontanarmi. E' una specie di messa a distanza focale per prendere io respiro e lasciare affluire le funzioni. Come un zoom che focalizza nelle diverse distanze. L'oggetto è sempre in movimento dentro di me, si avvicina e si allontana, non rimane mai fermo nella stessa posizione o nella stessa funzione. L'eccessiva vicinanza mi paralizza la funzione percettiva, come l'eccessiva distanza mi paralizza la funzione sentimento. Soprattutto se l'oggetto è in movimento verso di me. Quello che ho avvertito è capire prima cosa significa l'oggetto per me, se può soddisfare l'idea che mi sono fatta nei confronti della circostanza, e se questa è diversa come posso accettarla o adattarla mia esigenza ideale. Vorrei elaborarlo meglio con voi, sto prendendo coscienza del meccanismo come vedere un film. Una cosa buona è che sto gestendo meglio l'aggressività. |
Vorrei tornare su un punto che mi sembra fondamentale: il rapporto fra il soggetto e l'oggetto.
Sia nell'introverso che nell'estroverso c'è un disequilibrio di importanza fra le due polarità che crea il problema. L'E da un'importanza esagerata all'oggetto, l'I da un'importanza minoritaria. Mi chiedo a questo punto se l'equilibrio si ottiene quando si da uguale importanza sia al soggetto che all'oggetto, anche perchè ognuno di noi siamo al contempo sia soggetto che oggetto, quindi teoricamente dando pari valore ci ritroviamo sempre in equilibrio sia da soggetti che da oggetti. O addirittura superiamo il concetto di soggetto/oggetto diventantdo Uno, superando la dualità, la separatezza fra gli opposti. Jung dice a proposito degli archetipi: è un'immagine primordiale o una formula simbolica che esiste in assenza di concetti consci. L'archetipo è il modo inconscio in cui la psiche coglie l'oggetto. L'azione dell'oggetto quindi libera i contenuti che provengono dalla struttura inconscia della psiche. Sia nell'una che nell'altra funzione l'oggetto ha il compito di riportare alla coscienza questi contenuti inconsci alla coscienza. Per quello che mi riguarda ad esempio l'immagine dell'Autostoppista potrebbe essere considerata un'immagine attiva che porta a livello conscio questa figura dell'orco nascosta dietro la siepe ovvero come ombra che agisce dietro di me a livello inconscio quando non può essere la parte cosciente ad agire. In qualche modo dentro di me esiste un condizionamento che mi fa apparire con il femminile accomodante e accondiscendente mentre nasconde in agguato una parte difensiva e aggressiva che scatta ai danni dell'oggetto quando mi sembra che stia assumendo troppo potere su di me. Lo vedo in questi giorni in cui faccio caso al bisogno di lontananza/vicinanza, è una vera e propria conoscenza dell'oggetto, come due combattenti che si guardano, si avvicinano prima di affrontarsi. Non che debba fare una guerra, ma vedo tutti i miei sistemi d'allarme che scattano appena l'oggetto si avvicina oltre il limite stabilito, che io stessa voglio superare perchè intravvedo altri livelli ai piani inferiori che vanno esplorati ma prima devo disinnescare le difese e non è facile. Immagino che il controllo serva proprio a mantenere lo stato difensivo, che abbassando le difese diminuisce pure il controllo, oppure è al contrario non so. Di certo è che l'assaggio con quello che di ideale sentivo voler raggiungere, per brevi momenti sempre più spesso diventà realtà, mi fa spingere un pò alla volta con la volontà e l'osservazione oltre il limite, come un animale selvatico che vuole addomesticarsi. Mi fermo qui, il concetto si fa sempre più difficile. Magari volete aggiungere qualcosa per aiutarmi a fare chiarezza. |
Citazione:
Innanzitutto va detto che il rapporto tra l'oggetto ed il soggetto e l'influenza del secondo sul primo va sempre visto in un' ottica di crescita dell'individuo come singolo , di completamento del soggetto , di individuazione , in termini junghiani mai come un sistema , un modo mediante il quale oggetto e soggetto stiano in equilibrio fra loro . In equilibrio deve stare sempre e solo l'individuo . Certo poi accade anche questo: che soggetto ed oggetto si assestino su un equilibrio nuovo ma non e' questo lo scopo dell'analisi del raporto tra se' stessi e l'altro . In altri termini non e' un rimedio per una coppia in crisi anche se lo puo' diventare . E' un metodo per la crescita individuale a prescindere dall'esito del concreto rapporto con quell'oggetto/ individuo . Il soggetto che per natura si pone in un certo modo in rapporto con l'oggetto , cioe' e' un tipo particolare , subisce importanti influenze dall'oggetto dalle quali deve in certo modo liberarsi per realizzare pienamente se' stesso . La fusione tra soggetto e oggetto , invece , e' un altro tipo di esperienza , denominata metafisica o mistica o altrimenti che non avviene a livello della coscienza , come invece l'individuazione ma e' un'intuizione non ordinaria e non sostenibile dall'individuo lungamente nel tempo ( almeno cosi' mi pare ) . Non ha nulla a che fare con l'individuazione e l'equilibrio tra conscio ed inconscio . Allora per rispondere al tuo post il controllo o la difesa e' una prima risposta all'influenza dell'oggetto , un tentativo di sottrarsi alla sua influenza che sicuramente costituisce o e' visto come un pericolo alla propria integrita' . Mi fermo e chiedo a te se e' chiaro e se e' di questo che volevi parlare . |
Visto che sta emergendo qualcosa sulla funzione Sensoriale dai miei sogni ma anche dalle mie percezioni del momento mi torna in mente la Fiammiferaia.
I fiammiferi, le immagini, le fantasie della bambina mi suggeriscono l'analogia con la funzione Intuizione. La Fiammiferaia reprime la funzione Sensoriale che la mette a contatto con la sofferenza propria fisiologica del freddo, della fame, dell'insicurezza di una casa, cioè di tutto ciò che riguarda l'aspetto anche materiale della vita, quindi del radicamento con la terra, con il concreto quotidiano, rifugiandosi nelle immagini, (potremmo forse definirle immagini attive?) in cui lei spende le sue ultime risorse energetiche per avere l'illusione di felicità e realizzazione. Anche il momento della morte è reso felice attraverso l'immagine della nonna che realizza il suo bisogno affettivo e protettivo. In fondo ciò che reprimo è proprio ciò che mette a contatto con la sofferenza. Nei sogni mi preoccupo molto di quanto viene avvertito come sofferenza sia emotiva che fisica, quindi la funzione percettiva potrebbe essere rimossa per non sentire la parte sofferente più forte di quella che gode. Direi che la storia con il mio amante rapace (Nike mi piace questa tua denizione ) mi porta alla rimozione in parte della funzione sensoriale per non avvertire più la sofferenza. Ripristinare questa funzione vorrebbe dire sentire la sofferenza anestetizzata, come un coma farmacologico, che ricucendo la connessione a terra risentirò ma ora non mi fa più paura, il gioco vale la candela. |
Citazione:
Si Nike, è di questo che voglio parlare. La mia tensione è fortissima e tutto ciò che posso elaborare mi riporta sempre in questo punto per cui ci vado dentro. Dunque, rivedendo la Fiammiferaia, ciò che emerge dal 3d a colpo sicuro, e da un test che ho fatto di recente sul tipo, risulto essere una Introversa Intuizione, con funzione Sensoriale inferiore, mentre la funzione di appoggio è il Sentimento. Ci sono tutti i sintomi che mi confermano questa tipologia, lo avevo già intuito e ne ho parlato a lungo nel 3d. Quello che sale ora viene direttamente dalla terra, dai piedi che prima ho amputato e ora sto riabilitando. Sto soffrendo di nuovo di rigurgito, quindi di qualcosa che sale da sotto, comincio ad avvertire problemi alle caviglie con pericoli di cadute, quindi sto lavorando sicuramente sul radicamento quando la mia immagine/tendenza è quella di sradicare gli alberi secchi. Immagino sia qualcosa della funzione sensoriale inconscia che sale. C'è il problema del controllo, ma sto mollando mio malgrado, quando la pressione interna diventa incontenibile è come una diga che rompe gli argini. Ma chi controlla mentre io mollo? La consapevolezza ma lo dico con la mente... |
Citazione:
A me pare , in parole povere , la tua una sindrome da paura di perdere l'oggetto sul quale hai proiettato e proietti molto di te . Quindi e' necessario risalire alla fonte della tensione quindi a te . Anche se molli e allenti il controllo se non ritiri la proiezione dall'oggetto poco cambia . Questo e' il compito dell'immaginazione attiva sulla quale voglio ancora dire qualcosa su come emerge e su come opera una compensazione ed una congiunzione degli opposti costituiti dallo stato della tua coscienza e delle tue esigenze rimosse . Mi rileggo il tipo introverso intuizione e ti dico le mie impressioni . |
Citazione:
L'altro non deve (e non può) essere controllato. Noi stessi, invece, l'autocontrollo, ci deve stare, anche se è difficile averlo sempre. Il punto è cos'è il reale controllo (di noi). Ci sono vecchi tread... comunque il vero controllo è una collaborazione con gerarchia, la rimozione o la repressione non è controllo. |
Citazione:
Per me inconsciamente mollare vuol dire essere indifesi. La mia bambina, la mia fiammiferaia chi la protegge? E' un veto, una paura inconscia, non posso mollare troppo, ho paura di perdermi, di affondare, di non tornare più. E' l'immagine di un elastico che tira tira prima di rompersi torna indietro. Con la ragione lo so che sono io stessa a controllare, ma nella realtà non riesco ad andare oltre quel tratto, quel punto in cui si toglie il velo. Magari mi puoi indicare il 3d in cui si parla di ciò che dici sul controllo oppure me lo spieghi meglio. L'ho detto tempo fa, si è innescato un meccanismo senza ritorno, ora si va avanti, ma dove? cosa c'è oltre? ho bagliori, percezioni che poi blocco, vado cauta appunto perchè mi sento scoperta da protezione. E' chiaro che il mio imprinting fin da quando sono nata è stato questo, mi sentivo esposta, mi sentivo oggetto, ho dovuto crescere abbastanza prima di attivare le mie difese, ma ho subìto molta violenza, molta costrizione. Io stessa sono diventata molto possessiva nelle mie manifestazioni affettive, e poi ho lavorato tutta la vita per liberarmene, vivere rapporti sereni e alla giusta distanza. La mia difesa è stata la mia razionalità, l'orco. Affidarmi all'oggetto è stato peggio. E' la prima volta che mi sento pienamente soggetto, individuo separato dall'oggetto anche se ancora dipendente, condizionato da esso, percepisco la mia individualità. Nike parli di sindrome da paura di perdere l'oggetto... magari lo spieghi più dettagliatamente se puoi. Intanto mi sono sperimentata sulla lontananza dall'oggetto. Ora devo vedere se sono capace di riavvicinarmici, di incontrarlo nel silenzio come mi ha chiesto. |
Una cosa il mio orco sta imparando a farla: urlare piano!
Ora è prioritario conservare la voce, fermarmi un attimo prima che il calore mi pervada esplodendo nella rabbia che mi porta a sfogare urlando e rimanendo senza voce per giorni. Mi sono accorta che l'effetto è uguale, in quanto la carica energetica è la stessa qualunque siano i decibel che la esprimono. Mi ritrovo ad esprimere i miei sentimenti invece dei miei pensieri, quindi anzichè scagliare improperi contro l'oggetto esprimo come mi sento. Il pensiero subentra quando viene rimosso il sentimento, quindi si diventa razionali, freddi, crudi. Dovrebbe risalire la funzione repressa, nel mio caso la sensoriale per decodificare la percezione del come mi sento in base ai forti segnali che il corpo mi da. Ad esempio quando mi spazientisco inizio a sentire un fastidio allo stomaco, poi mi si stringe la gola, quindi inizia un'accelerazione del battito cardiaco e subentra il pensiero negativo, lo sguardo diventa fisso, le narici si dilatano, il respiro diventa corto, poi inizia il calore che sale fino allo stomaco, appena pervade anche la schiena è fatta, parte la reazione. Questo perchè non sono abituata a dare ascolto ai segnali del corpo che mi indicano lo stadio della mia insofferenza, ovvero limite di tolleranza alla stimolo esterno. In genere resisto ai miei segnali con la sopportazione e la repressione pensando che fra poco finisce, invece se l'oggetto continua ormai per me a provocare esplodo. Credo che sia questo il radicamento alla terra, stare a contatto con se stessi qualunque sia il sentire del momento. Mi sembra un buon risultato, che mi fa stare a contatto con me stessa, con i miei bisogni e il mio sentire risparmiando la voce. Certo ancora c'è il concetto di distanza focale dall'oggetto, più vicino o più lontano, l'oggetto causa di piacere o dispiacere, soddisfazione o frustrazione. Vedo la dipendenza del mio stare bene alle condizioni offerte dall'oggetto. Si radica in me il desiderio di distaccarmi dal condizionamento, dal bisogno, dalla dipendenza dall'oggetto. Ma cosa accadrebbe un giorno se dovessi veramente bastare a me stessa? Che ne sarebbe dell'oggetto? |
Citazione:
diavolo.g: |
Citazione:
Lo so Ray che ti irrita sta cosa ma l'ha inventata Jung, diglielo a lui icon_mrgr: Chiamarlo oggetto da la giusta dimensione di come vediamo l'altra persona priva di valenza individualistica ma solo come la fonte di... In un attimo dimentichiamo i sentimenti, i valori legati all'altra persona, dimentichiamo che l'altro è pure un soggetto con un suo punto di vista, con diritti e dinamiche uguali ai nostri. L'oggetto diventa fonte amica/nemica in base al livello di benessere/malessere che da esso deriva. Per ora vedo questo, e vedo questo rapporto con lo spazio, in termini di vicinanza/lontananza. Vedo la apertura/chiusura verso l'oggetto determinato solo dalla mio stato di gradimento/frustrazione proveniente dall'oggetto. Il tutto si capovolge repentinamente in un continuo conflitto. E' la difficoltà dei tipi irrazionali soprattutto intuitivi che vivono molto nell'immagine, nel sogno, nell'idealizzazione delle proprie intuizioni senza un vero ancoramento alla terra. E' un'altalena di stati d'animo che si alternano alla ricerca della verità, della soluzione giusta. E' il bisogno di sapere cosa è reale, a colpo sicuro, il controllo, la paura di non stare nella realtà ma nell'illusione del fiammifero. Non è poco dai...boccaccia: |
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L'altro non è mai fonte e origine dei nostri stati d'animo, siamo noi. Il nostro ambiente interno e quello che sull'altro proiettiamo che, tornato indietro, ci genera un vissuto più o meno automatico. Quando riusciamo a rendercene conto davvero, non solo intellettualmente, allora iniziamo a vedere davvero l'altro. Prima no. Per questo dicevo che diventa qualcuno. Anche la cosa delle prove musicali... il tuo compagno e il suo comportameto non hanno nulla a che fare col tuo vissuto, anche se tu attribuisci a lui tutta la responsabilità di esso e verso di lui vuoi premiare/punire. E' solo roba tua che va e viene. |
Sono d'accordo con te Ray che la cosa giusta è capire non solo intellettualmente, ma mi sembra ciò che sto facendo da un pò di tempo. Osservo le dinamiche, ne vedo il movimento.
Qui c'è il discorso dell'uovo e della gallina, cosa nasce prima il soggetto o l'oggetto? o meglio come ci si percepisce per prima, come soggetto o come oggetto? E' un nodo cruciale per me. La mia percezione iniziale è stata sentirmi oggetto tutta una vita, e stare alla ricerca della mia individualità, io soggetto. E' questa la funzione dell'orco, difendere la mia individualità, magari in modo maldestro, eccessivo, aggressivo me non attacco mai senza provocazione. Fin ora ho sempre fatto passare avanti l'esigenza degli altri, vuoi la famiglia, i figli, il marito, il lavoro... io sempre per ultima. Oggi magari resto sempre per ultima ma la vedo come una scelta individuale non come una rinuncia o una repressione dei miei bisogni. Allora è vero che l'altro è un individuo, ma prima di vederlo come tale devo vedere me come individuo. Solo così posso percepire cos'è un individuo. Per ora vedo il copione, io frustrata mi allontano dall'oggetto che non mi ama perchè non mi viene incontro nelle mie esigenze. Io grido che lo odio e lo lascio e lui dice va bene pensando poi appena mi vede mi abbraccia mi dice che mi ama, io piango e passo sopra. Di questo mi sono scocciata, ma mi sono scocciata sempre di venire ultima a tutte le sue esigenze di lavoro, un impegno importante preso insieme va rispettato anche nel rispetto delle mie necessità altrimenti mi sento oggetto non individuo. Per me provare una volta a metà settimana era una necessità motivata non un capriccio, poi scattata la frustrazione mi sono tirata indietro tutto il resto, non mi sento amata, importante e bla bla bla. Per lui lasciarmi sola tutta la settimana è stata una necessità non un capriccio ma è il suo modo di fare, di sminuire le mie esigenze con frettoloso pressapochismo per non affrontare la sua responsabilità di esser venuto meno al suo impegno che mi da fastidio. Questo è l'episodio in se che scatena la reazione e le dinamiche a catena e può diventare occasione di osservazione. E' il rapporto con la distanza che viene fuori per me importante, ho avuto sempre un problema vivere la distanza con gli oggetti per i tanti motivi che man mano ho sviscerato. Devo dire che in questa osservazione qualche cambiamento lo riscontro, se non altro non aggredisco come prima, ho rispetto della mia voce, e di riflesso per le orecchie altrui icon_mrgr:, ma lo faccio soprattutto per me. |
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Sono più acuta, più attenta, lo stato di guardia non si abbassa mai. L'inconscio parla attraverso i sogni ma anche attraverso le immagini che percepisco dall'esterno io sono come un lettore cd, leggo ciò che proiettano gli altri su di me, lo vedo con gli occhi della mente, dell'intuito molto acuto e sensibile. L'orco si rivolta dentro, vuole uscire, ma lo tengo a freno finchè mi è possibile. Dentro il risentimento si fa forte, sono come una pentola in ebollizione, ma quel sogno dove il mio compagno aveva la febbre... Ray dice che troppo fuoco indebolisce, magari hai voglia di chiarirmelo Ray... sento il fuoco del giustiziere salirmi dentro, ce l'ho con il mondo intero in questo momento, ma questa tua frase mi frena, mi ha frenata in questi giorni implodendo dentro la rabbia, per non esploderla verso l'esterno indebolendomi. Poche difese ma giuste ed efficaci, questo voglio, restituire al mittente ciò che non ho chiesto e non mi appartiene ma con la giusta energia. Sta a vedere qual è la giusta energia, quella che non mi lascia svuotata dopo, sconfitta e depressa. Per ora osservare mi sembra la cosa migliore da fare. |
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La rabbia tratteniamo quel che possiamo (quando ci proviamo) il resto esprimiamo e reprimiamo, ossia sporchiamo l'ambiente esterno con la prima l'interno con la seconda. Vuoi restituire al mittente? Cioè vuoi vendicarti... una volta qualcuno mi disse che quando imparerò ad usare per costruire i sassi che mi tirano allora le cose cambieranno... (è un argomentone che meriterebbe vari tread). |
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