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Ad entrarci nel nero...personalmente credo di essere forse al marrone, dove uno inizia a chiedere da profano di entrare, perchè per lavorare sul Nero bisogna aver acceso il fuoco interiore giusto?
Comunque per quel poco che riesco ad osservare di me riesco a provare rabbia o disgusto ma terrore, terrore vero, quello me lo provocano solo gli altri. Chissà forse ad aver a che fare direttamente coi dèmoni è diveso, per quello chiedevo a Ray di spiegarmi la cosa delle lenzuola, anche perchè ho sognato una cosa del genere e mi aiuterebbe a capire, penso. |
Io ho avuto terrore solo una volta del mio ammasso demoniaco. Ma poi me ne sono dimenticata. Probabilmente il punto di viverci dentro è ricordarsi di se e di ciò che si è ma non solo, ricordarsi di cosa si vede nello specchio se si fissa per un pò.
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La sera che ho subito lo scippo, mentre mi avviavo tranquilla alla macchina fui attirata da un'energia molto pesante che proveniva da dietro di me che mi arrivava addosso. Quando mi girai per vedere cos'era vidi una grossa nube nera densa che si avvicinava a me. All'inizio non capivo, poi continuando a guardare vidi che dentro questa nube c'era questo motorino con i due ragazzi che non ho potuto vedere in viso, la vista sembrava impedita dalla densità oscurante del nero, ho avuto un attimo di annichilimento, di stupore e poi ho capito cosa stava per accadere, lo scippo, il male su di me.
Con la paura del nero ci ho convissuto per molti anni, la sera da sola, la notte nel silenzio, batticuori da infarto, vero terrore senza poter fuggire, ma stare lì a pregare e aspettare... in effetti non capisco bene cosa è accaduto negli anni, molte cose restano mistero però la sensazione di paura l'ho provata e molto forte anche. La sagoma nero denso l'ho vista sul muro di casa mia che mi guardava, solo un momento per mettermi il terrore dentro per molti anni. Paura delle mie pulsioni e di quelle degli altri, paura di vedere perpetrare il male sotto i miei occhi. Ora la paura è quasi svanita, non vedo e sento più nulla ma non so se è perchè l'ho superata o altro. |
Bene, visto che si è risvegliato l'interesse proviamo ad approfondire questo aspetto.
La paura non arriva da sola, non arriva per caso o la cerchiamo con tutto il nostro essere (non cerchiamo la paura direttamente, questa è una conseguenza) o "capitiamo nelle mani" di qualcuno che per aiutarci ci pone in questa condizione. Il secondo caso è difficile da distinguere, come stavamo vedendo nella storiella del passero che cade dall'albero, uno potrebbe sommergerci di cacca per farci del bene o potrebbe farci vedere le fauci per mangiarci. Come dico e ridico non è facile mettere nero su bianco queste cose e mi rendo conto che è praticamente impossibile far capire la differenza tra paura irrazionale e naturale e una paura che ci prende come conseguenza di un nostro muoverci. Una metafora potrebbe essere noi che stiamo di notte in una casa confortevole, calda, illuminata nei pressi di una foresta buia e popolata di animali selvaggi. Se stiamo dentro ed abbiamo paura del buio fuori è una paura naturale ma senza alcun senso. Dovrebbe essere limitata al farci uscire con molta attenzione se usciamo, ma aver paura stando dentro al sicuro è inutile e magari ci impedisce di concentrarci su attività che vorremmo fare dentro, per esempio leggere un libro. Il discorso cambia se dalla comune vita ordinaria sentiamo l'impulso a cercare altro, nella metafora pensiamo che vogliamo andare nel capanno fuori a prendere una bottiglia di buon vino che lo zio ci ha detto essere li. La bottiglia ci attira ma potremmo anche stabilire che tutto sommato non ci interessa così tanto da andare a rischiare di trovare un'animale selvatico. Viceversa è forte l'anelito (non uso la parola desiderio per sancirne un'impellenza totale fisica, mentale, sentimentale etc..) al punto da farci andare incontro alla paura per trovare quello che cerchiamo. Non è razionale (può esserlo in minima parte) il processo.... è un pò come l'aria che ci viene contro quando corriamo in bicicletta. Sopra parlavamo dei 40 giorni o del tempo necessario. Non c'è un tempo uguale per tutti, ma c'è una sorta di intensità da raggiungere. Per capirci se "mi prefisso" di provare l'ebrezza di andare a 45km orari in bici, potrei tentarlo per 6 mesi arrivando sempre a 35km oppure in due settimane arrivare all'obiettivo. Nel Nero non esiste un 45 o un 60km/h, non c'è limite, non c'è fine, ma se è vero che l'aria ci verrà contro ogni volta che corriamo e niente potrà cambiare questo, in un certo senso ci abituiamo e ci farà un effetto diverso (non più paura) per cui alcune volte è anche possibile sfruttare (seppur indirettamente) quell'aria. |
Per cui non è una questione di ricordarsi di se e di come siamo arrivati a quella paura e perchè, ma della forza della spinta che dovrebbe portarci al risultato.Ma forse sono entrambe le cose.
L'eccesiva paura ci fa retrarre e restare al calduccio in casa ma se lo scopo fosse alto non ci dovrebbe essere niente a fermarci. Per cui la coscienza che dorme, la mancanza di ricordo dello scopo che fondamentalmente non ci fa vivere la paura, che ci fa essere passivi davanti a lei. Forse l'incontro improvviso con essa, cosa che non ci si aspetta proprio un pò destabilizza. E' una specie di porta. Parlando di una paura che incontriamo cercardo: non è naturale trovare la paura cercando? La distinzione che fai è tra una paura istintuale, di difesa causata dalle condizioni esterne. Mentre la paura che cercando troviamo è conseguenza di quello che piano piano intravediamo e pertanto causa di fattori interni. Ma mi sembrano in ogni caso entrambe istintuali anche se agiscono con conseguenze diverse entrambe frenano quello che vorremmo fare. |
Per partire dall'esempio di Uno, io una casa bella accogliente non l'ho mai sentita, nel senso di poter vivere situazioni oridinarie in modo normale, proficuo, quindi un pò questo un pò l'interesse (e la necessità) di quel che avrei trovato nel bosco mi spinge a provare.
La "casa" se non era accogliente prima , figuriamoci adesso, vado avanti verso il bosco, certo qualche miglioramento lo avverto ma è più la paura, lo sconforto, la perdita di speranza ed il "sorprendente" realizzarsi di svariati incubi che bene o male presagivo da anni ad atterrirmi , ma anche a farmi dire "vebbè doveva succedere si era capito, sta succedendo è palese , adesso però ci serve anche altro, continuare sempre e solo in questo modo che senso ha?" Ritorni a casa non sono possibili, c'è da andare avanti, possibilmente senza voltarsi indietro, ma la sensazione è che senza un "qualcosa" di aiuto nella selva oscura mi ci perderò definitivamente piango.gif In tutto questo però quando provo a "guardare in alto" mi sembra di farlo in modo diverso da come lo facevo in passato, un pò più raccolto, un pò più umile, guardo in alto e dentro in contemporanea. |
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Per vivere l'opera al nero bisogna accettare anche di vivere la nostra ombra cioe' di trovarci a remare controcorrenre o ancor meglio bisogna accettare di essere almeno per un breve tratto del fuori dal coro o ancor meglio fuori dalle regole comuni accettate da tutti comunemente . Normalmente invece e' quello il nostro vero limite quello che ci arresta : non si entra pienamente nel nero e questo impedisce di arrivare all'opera conseguente . Ci si ferma prima . E' il primo tuffo nel nero quello che conta . |
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L'essere fuori dal coro c'è chi lo sperimenta da tutta una vita, sotto svariati punti di vista ma non per questo sta per forza attraversando la fase al nero, magari potrà essere più predisposto di altri ad entrarci. Si devono andare a fare le cose che ci mettono più paura?autoanalizzarsi in modo più profondo del solito? in alchimia viene descritta per sommi capi ma logicamente in modo riptico, ma se uno non è addentrato in "filoni" particolari, cioè non è un'alchimista, un cabalista o simili può compierla lo stesso anche senza conoscenze esoteriche profondissime? Ci sono "segnali"interni o esterni inequivocabili chediostrano che si sta attraversando davvero questa fase? P.s. scusate le tante domande fiori.gif |
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Importante poi e' quel coscientemente , il nero non lo vive chi ci si trova in mezzo per caso . C'e' poi anche chi sposa un'immagine di se' del tutto spirituale o inappuntabile e si priva cosi' facendo prima dell'ombra propria (che pur esistente e' negata )e poi dell'opera al nero . |
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Per onore di cronaca più che del primo tuffo parlerei dell'unico vero tuffo, passata la soglia non si torna più indietro, anche se ci si riaddormenta. |
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Si senza meno è fondamentale l'atteggiamento cosciente e volontario di chi decide di buttarsi. Lo stare già a mollo non credo impedisca ad un certo punto di fare un bel respiro e andare a "fondo" lo stesso. Non so se sia meglio o peggio, se passare da una vita "apparentemene" serena al nero o se il fatto di essere da tempo immerso in insoddisfazioni e dolori e amarezze varie. Alla fine , come dici, conta decidere di farlo, poi succeda quel che deve. |
Ho letto e riletto
ma ancora non comprendo cos'è il nero. Provo dunque a fare anche io un tentativo. Chissà che scrivendo non riesca a fare chiarezza con me stesso.icon_mrgr:
L'Alchimia ci dice che il suo procedimento reintegra l'uomo nella sua originale purezza. Ciò vuol dunque dire che l'uomo attuale è impuro. E questo si accorda con la tradizione cristiana che vuole l'uomo vittima del peccato originale. Ergo del male. Quindi il nero è il male (tendenza a fare) che c'è dentro ognuno di noi. Questo concetto, in qualche modo, era già emerso dal thread ma non si capisce se tutti lo condividano. E' altresì vero che se tutti affermano 2+2=3 ciò non significa che sia corretto ma, nel nostro caso, sarebbe già un buon punto di partenza. Se fossimo d'accordo su cosa è il nero potremmo analizzare se l'opera al nero comincia col combattere questa tendenza a fare il male. Allora potrei condividere la mia esperienza di lotta e parlarvi della più formidabile tecnica di combattimento che ho appreso: il pugilato. Tenendo tuttavia presente che l'avversario boxa SEMPRE meglio di noi. E' semplicemente più forte di noi come efficacemente annota San Paolo: "faccio il male che non voglio e non faccio il bene che voglio". Ma sto andando troppo avanti. Sentiamo prima qualche opinione. |
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Personamente credo che si ci possa essere il combattere la tendenza a fare il male, però non basta. Voglio dire stiamo parlando di un'importante argomento esoterico, quindi la cosa penso sia piuttosto profonda, nel senso che altrimenti potrei andarmene una setimana in mezzo alla giungla, affrontare le mie paure e dire così di aver superato l'opera al nero, oppure una buona psicoterapia potrebbe sortire gli stessi effetti. Ma credo che il concetto sia qualcosa che vada oltre il semplice fatto psicologico, come dicevo prima, per esempio, per capire e comprendere le indicazioni alchimistiche ci vuole la mano di Dio, si parla di purtefazione, di bolla in cui gli elementi debbono rimanere a cuocere ecc. Il tutto senza trascurare il fuoco interno, lento e costante che, da quel che ho capito, è una condizione imprescindibile per la riuscita. |
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Penso che chi compie volontariamente questo tuffo nel nero può trarre non solo nero ma anche qualcosa di positivo, il famoso "conosci te stesso", morire metaforicamente in questo nero solvendolo al nostro fuoco interno per farlo diventare materia prima da modellare e coagualare in maniera diversa per uscirne individui purificati, ma si tratta di un processo tutto interiore. Almeno io mi sono fatta questa idea..... |
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vorrei condividere con voi alcune riflessioni su questo tema sperando di non urtare chi e' , religiosamente parlando , piu' '' inquadrato '' . Pero' a me sembrano importanti . Pensiamo a Gesu' ed al suo messaggio rivoluzionario rispetto a quanto era stato insegnato fino a quel momento cioe' ad una rigida osservanza di leggi imposta da un DIO severo e molto lontano dall'uomo ( potremmo farne un 3d a parte su quale fosse la concezione del DIO di Mose' rispetto a quello Cristiano ) . Bene Gesu' durante la sua misteriosa e breve vita visse in modo coerente a quanto insegnava , tranne forse nell'episodio della cacciata dei mercanti dal tempio dove appare molto ''umano'' simile a noi . Pero' Gesu' per conservare la purezza del messaggio e' dovuto morire . Ora sul significato di questa morte ci hanno sempre detto che e' morto per noi caricandosi i peccati del mondo sulle spalle ed offrirci cosi' una via . Eppure a me non pare che questo sia il solo significato della sua morte , a me pare che Gesu' non avrebbe potuto far altro che morire per conservare integro il suo insegnamento . Se non fosse morto avrebbe dovuto difendere altrimenti il suo insegnamento , alla fine difendere se' stesso e avrebbe condizionato il suo messaggio d'amore . Al di la' del fatto che qualcuno potrebbe dire che la sua morte sia stata solo simbolica e che significhi una morte e rinascita psicologica e non fisica , bisogna capire qual'e' la forza nascosta di questo messaggio d'amore per noi stessi prima che per gli altri , amore per tutti noi che non abbiamo la forza della coerenza di Cristo, che non vogliamo ne' possiamo morire a 33 anni , qual'e' la via da seguire una volta constatata la nostra inadeguatezza ? Per noi la Chiesa indica due strumenti che oggi appaiono inefficaci: la fede ed i riti cristiani . La prima e' inefficace perche' e' un punto d'arrivo e non un punto di partenza ed i secondi hanno perso il vero significato e quindi non fungono piu' da rete di sicurezza per l'individuo al momento dell'inevitabile caduta . Ecco allora che oggi ( ma anche ieri ) ci si si trova smarriti e senza piu' fiducia e sostegno . Proprio come un pugile che non fa altro che prendere colpi senza mai aver la possibilita' di colpire l'avversario che ha braccia molto piu' lunghe delle nostre . Se quello che ho scritto e' vero e ve ne chiedo conferma , cosa ci resta da fare ? Possiamo continuare ad usare strumenti inefficaci e cadere e cadere e continuare a cadere senza vedere una fine ed un miglioramento e tuttavia aver fede? Su cosa non ci resta che lavorare , quale e' il materiale che ci resta a disposizione , da trasformare ? Ma queste metafore : lavorare , trasformare cosa vogliono dire se non vivere il nero ed in un certo modo affrontarlo ? Si tratta del nostro nero , della nostra ombra , la cosa piu' evidente che abbiamo sotto gli occhi , la nostra migliore benzina e che invece ci hanno costretto a coprire come fosse escremento inutile , come cosa di cui vergognarci o come un qualcosa di ineliminabile perche' nostro fin dall'origine . Si tratta a mio parere di cambiare completamente atteggiamento . Non so se ho reso quanto avevo in animo di dire . |
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L'hai reso benissimo e in gran parte lo condivido. Però verso il "come" agisce la religione ho un atteggiamento più moderato del tuo, o forse, avendolo vissuto dall'interno, anche se non è cosa necessaria, più comprensivo. Anche se non sembra, quando la religione chiede di essere buoni, onesti, non mentire, non peccare ecc ecc al di là di come l'ipocrisia umana poi agisce, sta insegnando ad osservarsi e ad essere puntati verso uno scopo. Ad esempio per non mentire (che è difficilissimo a diversi livelli) è necessario sapere cosa si vuole, come si vuole, conoscere le proprie dinamiche, non temere gli altri e tantissime altre cose. Se non si è capaci di farlo da soli, ci vuole concentrazione ed attenzione costante, ne parliamo spesso in forum, allora interviene una disciplina, una tecnica che insegna a fare. Con il fare, poi il fare bene, poi diventare esperti nel fare si arriva, non tutti ma qualcuno si, alla comprensione, è solo una disciplina, una via diversa che lavora sulla maggior parte della gente. Insomma la religione è come una scuola, una disciplina di applicazione pratica per poi comprendere. L'uomo però in genere vuole sapere perchè dovrebbe fare le cose, la usa come scusa e non fa mai. Per questo è rischiesto un atto di fede che ha anch'essa i suoi livelli. Possiamo anche dire che la religione agisce come stimolo esterno. Un uomo invece che decide di conoscere il proprio nero, non usando la religione ma cercando su un'altra via, una via diversa, agisce autostimolandosi, ma accade solo dopo aver un capito cosa sia sto nero, prima serve comunque uno stimolo esterno, che sia un maestro o che sia un libro, uno studio ecc ecc. In fin dei conti la battaglia con il Demonio dei Santi e i nostri Daimoni si equivalgono su diversi livelli. Il nero, son d'accordo quando lo chiami benzina, è qualcosa che stimola, è un enorme stimolo, ma bisogna pur essere in grado di arrivarci, e credo che la paura sia il dosatore, in un certo senso, per non bruciarsi del fuoco che quella benziana accende. |
Bene anche io mi metto nella fila di quelli che non hanno capito cosa è il nero, che peccato non posso vantarmi di saperlo manata.gif
Di quale paura si parla? La paura di vedersi dopo aver agito contro i principi, la morale, la legge, la propria programmazione...? La paura di quello che si sta facendo mentre lo si sta facendo? La paura di perdere se stessi accogliendo l'altro dentro di se che da l'idea di perdita d'identità? Che poi sono tutte paure relative ai propri limiti imposti, imparati o genetici. E mi fermo qui di quale paura si sta parlando? A me il nero da l'idea di buio, di impossibilità di vedere, proprio come quando si cammina al buio, non ci si vede e si può finire per terra o picchiare la testa comunque contempla l'agire con circospezione perchè ci si può fare del male. Una volta ho corso in una cantina al buio e sbattuto rompendomi un sopraciglio 8-) quindi correre non è l'ideale, magari camminare piano tenendo tutti i sensi al massimo e tutto ciò che abbiamo possibilmente acceso al massimo livello e muoversi piano perchè ne correre come ho detto prima ne stare fermi serve. Bene quindi al buio cosa succede di solito? Ma a me sorgono le paure. La mente perdendo il controllo sull'ambiente inizia a palesare tutte le possibili paure di cui abbiamo in archivio memoria magari tratte da film non è detto che le dobbiamo aver per forza vissute. Quindi nero e paura vanno a braccetto. Ma perchè e cosa chiamiamo nero? Si, sì ho letto anche la definizione di ombra ma cosa vorra dire in soldoni non lo so, ho qualche idea che a volte mi viene leggendo degli scritti ma come essere sicuri di aver capito? Mah! Mi vien da pensare che il nero sia relativo all'inconscio, quello che è laggiù non è conosciuto, la mente non lo conosce quindi tornando agli esempi sopra non vi è controllo per cui è come se agissero al buio di nascosto a nostra insaputa, nel buio non ti accorgi di nessun movimento perchè l'attenzione è paragonabile alla luce, quando illumini un oggetto esso non è più al buio ma è illuminato. Ma se lo illumino non sono più nella fase al nero o no? Boooh Provo ad indagare da un'altra parte magari partendo dalla paura. Se ho paura di qualcosa cosa faccio? Mah dipende. Ci sono paure che esorcizzo, paure di cui mi vergogno e che faccio finta di non avere o cerco di dimenticare di avere, paure che affronto, paure che non so di avere e che scopro ogni tanto. La paura di cui mi vergogno alla fine me la dimentico...la dimenticanza è come un ambiente nero....quindi potrei paragonarla all'inconscio, perchè se non ne sono conscia vuol dire che o l'ho dimenticata/nascosta o non la conosco. Ma nel'inconscio non ci sono solo le paure ci sono pure le memorizzazioni, ci sono i meccanismi, ci sono le abitudini, insomma c'è un mucchio di cose è come una via di mezzo tra una cantina e un robivecchio o addirittura un magazzino dati sotterraneo e buio. A questo punto il nero dovrebbero essere questi dannati dati, le registrazioni etc Quindi la fase al nero dovrebbe essere un muoversi in un ambiente dove non ci si vede come dicevo sopra e la paura deriva dal non vederci. L'unica paura che ho avuto io fino ad ora è stata quella di venire randellata senza capire il perchè. Un po' come mi è successo in quella cantina...mi sono mossa ed ho preso una randellata sul sopraciglio me la sono tenuta e non ho più corso al buio nelle cantine. Sarà questo?Tenersi le randellate senza spaccare il muro contro cui si è sbattuto, curarsi il sopraciglio ferito e basta. In poche parole imparare a prenderle a subire senza reagire, pensando che è per il nostro bene? Mah c'è qualcosa che non mi quadra visto che la vita fa già questo, magari non così velocemente come mi capita ora ma booh! In conclusione la fase al nero mi da l'idea di volontario movimento cieco, ovvero come siamo, visto che siamo cecati se non vediamo tutto ma vediamo solo in parte ok abbiamo un difettuccio visivo meglio vah! Ci muoviamo per come siamo facendo quel che ci passa per la testa e auguri a tuttti quelli che ci stanno attorno in pratica è come guidare senza patente si gira gridando: PISTAAAAAAAAAA! No, no, Uno ha detto che non è necessario che gli altri si accorgano di quello che stiamo provando interiormente (o anche facendo? perchè questo è determinante) bene anzi male ho aperto tutte le finestre e mi sono volati via tutti fogli e non riesco a continuare per metterli in ordine .... |
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Nella metafora di Uno si tratta di paura delle bestie feroci che stanno nella zona in cui vogliamo prendere qualcosa che ci hanno detto esserci. Nella pratica forse è soggettivo... io ho avuto, in determinati momenti, paura di morire, di impazzire, di essere preso dai demoni e non potermi più liberare. Le ritengo tutte paure motivate, realistiche, a fondo del nero. Ossia ritengo il rischio concreto. Tuttavia è anche vero che sono mentalizzazioni di una paura istintiva e irrazionale e certamente, se si vuole andare sino in fondo, serve poco mentalizzare. Serve tuttavia dirsi certe cose per stimolare il coraggio... insomma assumersi il rischio. |
Nike a parte il fatto che dovresti spiegarmi come hai fatto ad inviare due post simili ma diversi icon_mrgr:(così non posso cancellarne uno), se spostiamo su Gesù portiamo tutto fuori tema per quanto tutto sia connesso.
Sarebbe meglio affrontare la questione nelle giuste discussioni, comunque in sintesi non vediamo le stesse cose in merito alla Sua umanità. Ha dimostrato a pieno l'umanità in alcuni momenti nell'orto degli ulivi, sulla croce ed in altre occasioni, mentre al tempio con i mercanti ha mostrato la sua divinità. La fede ed i riti cristiani non sono inefficaci (e non sono un praticante in questo senso) ma, ripeto, portiamo fuori il discorso. Ci sono punti di connessione in ogni cammino spirituale, l'analogia è strumento indispensabile per comprendere, ma non si possono creare tabelle di corrispondenza alla "bignami" quindi, per esempio, è impossibile trovare nel cristianesimo una corrispondenza precisa con l'Opera al Nero ed è perciò controproducente affrontare il discorso insieme a questo livello di comprensione. |
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Il nero è ciò che siamo spinti a fare senza avere mai la cognizione della causa. Immagina uno di quei marchingegni che sparano palle da tennis (o da baseball) per allenamento. Tu puoi colpire la palla che arriva, ma non sai mai dove arriva... nel Nero non sai neanche da dove arriva. L'opera al nero è intanto prendere atto che esista questo Nero, che questo ci spinge a fare delle cose, che spesso sono male ma non per forza, che non possiamo prevedere quando e da dove arriverà il colpo. possiamo solo essere pronti a ricevere ed eventualmente rispondere (a volte basta la classica smorzata) ed altro... ma già questo sarebbe un enorme passo avanti per cominciare. Citazione:
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La Chiesa che ha la sua funzione come dici tu e condivido non solo non ha connessione con l'opera al nero ma ne e' un ostacolo ad affrontarla perche' non consente il giusto atteggiamento . Sara' validissima per tutto il resto ma impedisce o rende difficile questo tipo di percorso o anche la sola comprensione . Non avrei detto nulla in questa sede se non credessi e vedessi come siamo permeati io stesso di cultura cattolica cristiana e quindi di un atteggiamento non utile all'opera al nero . Per questo lo ritenevo in tema . |
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Bohh se puoi elimina il prmo che e' quello che stavo correggendo scusa.gif . |
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Però mi induce a pensare che io manco vicino al nero sono andata e non so ancora cosa sia, come non so neppure cosa dovremmo andare a recuperare, si si il tesoro etc ma di cosa si tratta boooh la nostra Essenza forse ma aribooooh Prima di arrivare qui cercavo di andare tramite l'arte di sognare (non mi ricordo neppure se si chiama poi così) a combattere i demoni, dove in effetti si visualizzano proprio come mostri etc Ma qui invece non saprei non ho idea e non so |
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Ho eliminato il primo post :) |
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Dunque, parto dalla prima, 'una paura che ci prende come conseguenza di un nostro muoverci'. Questo, ovviamente, determina che la paura è indissolubilmente legata alle nostre azioni, stando fermi non ne avremmo. Il primo passo è dunque muoversi. Il secondo passo è affrontare questa paura, che ci 'soffia' contro tanto più ci muoviamo in avanti, ed è necessario avere Fede (non in senso religioso, non solo almeno) perchè anch'io come Ray ho intravisto l'abisso, la follia. In una parola, la Morte, la fine di tutto. Senza la fede che dall'altra parte ci sia qualcosa, sfido io a trovare qualcuno seriamente disposto ad affrontare tutto questo. Sì, qualcosa c'è, ne sono sicuro, è un sentimento che credo di condividere con tutti quelli che come me si pongono queste domande e si avvicinano timidamente a questo 'Nero'. Ma non si vede niente, è buio, e poi fatto quell' unico 'vero tuffo' di cui parla Uno, cosa ci attenderà dopo? Questo è il Grande Mistero. In una parola il Nero è quella terribile prova di abbandonare tutto, ma davvero tutto, per qualcosa che nemmeno si conosce (e qui avrei fatto un'analogia con Gesù e il suo reclutamento che 'costringeva' ad abbandonare tutto, se Uno non avesse consigliato di evitare) Bene, cosa resta? Resta l'intensità da raggiungere, e la mia esperienza. Ricordo una volta, durante una discussione accesa con una persona, che i toni si erano talmente alzati da procurarmi una sorta di 'vibrazione' così intensa che tutto il mio essere ne fu scosso. Una vibrazione esattamente uguale a quel 'tremore' che separa il grano dal loglio........ Capiamoci, non avevo paura della persona in questione. Quello di cui avevo paura era me stesso, delle reazioni che mi stavano scaturendo dentro. Io, o qualcosa dentro di me, decise allora di porre fine a quella 'cottura', non ero pronto, e mi allontanai con le gambe che mi tremarono ancora per diverso tempo. Immagino che se avessi insistito, se avessi raggiunto l'intensità giusta, avrei 'bucato' il velo di Iside e mi sarei trovato dall'altra parte. Ma queste sono solo ipotesi, allusioni prive di fondamento, magari quello che avrei ottenuto sarebbe stata una bella denuncia per aggressione, oppure anche niente, se l'intensità da raggiungere fosse ancora superiore rispetto a questo 'piccolo' battibecco. Quello che so, e più passano gli anni più me ne rendo conto, è che questi momenti non sono molti, si manifestano in modi diversi e variano in funzione del nostro grado di presenza. Per dirla tutta, ne ho avuti vari di battibecchi, eppure nessuno mi ha mai procurato un tale tremore come quella volta specifica. Ci sono insomma pochi treni a disposizione, non ne avremo altri, e ogni volta che arrivo tardi ad uno resta la tristezza per il fatto se mai ne passerà un altro in tempo....... |
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E' il nostro atteggiamento che si pone rispetto allo strumento o al metodo che e' sbagliato . Pero' non e' di poco conto sbagliare atteggiamento . |
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Confido molto nella "sorte" e penso che se devi percorrere una via per evolverti, anche se perdi un treno ti viene data la possibilità di prendere il sucessivo.. Altrimenti che senso avrebbe?nonso.gif |
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Una decina di anni fa ho vissuto una paura talmente grande per me che mi ha fatto vibrare moltissimo, la vibrazione era molto alta perchè ho trattenuto questa paura per qualche giorno, non mi ricordo neppure più per quanti giorni, ho provato la sensazione di morire, di impazzire, non ho mangiato per tre o quattro giorni e non ho dormito ero alterata fissa sulla paura e non trovavo scampo poi sono scivolata fuori da essa tramite l'aiuto che ho chiesto e li piano piano si è sgonfiata. Ma posso dire a riguardo che se fosse perdurata mi sarei bruciata il mio sistema nervoso sarebbe saltato, bruciato avrebbe fatto corto circuito, del resto ho ancora dei segni di ciò per cui ci starei molto attento, credo che il nostro limite vada allargato ma con attenzione arrivati a quello che pensiamo il nostro limite spingere ancora un po' ma poi mollare la tensione che ci scorre dentro è come corrente elettrica se non siamo in grado di reggerla saltiamo in aria e ciaoooo |
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Tuttavia contemporaneamente credo sia possibile in qualche modo stimolarne il passaggio. Come? Comprando continuamente biglietti... e stando il più possibile in prossimità del binario. Potrebbe però darsi che sia una questine di percezione: magari mi sbaglio e i treni passano in continuazione e siamo noi che ne vediamo solo un'infinitesima parte. Si può vedere la metafora del treno anche in altro modo in ogni caso. Ossia potrebbe essere non indispensabile per arrivare, ma solo un grossissimo aiuto quando passa (come nel caso della discussione di SV). In questo caso si tratterebbe di mettersi in viaggio comunque, magari stando in prossimità del binario pronti a saltar su qualche treno in corsa... operazione però ben più pericolosa di prenderlo ad una stazione. |
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Quello che ci spinge a sbagliare in quel momento facendoci raccontare un sacco di storie è il Nero? Nero che ci lascia sotto la vergogna l'angosciante sensazione di essere stati posseduti per un pò da qualcosa pur essendo coscienti... ...ci stà? |
Vedo se sono riuscita a capirci qualcosa.
Il Nero sono le nostre paure, lavorarci significa affrontarle. Per fare un esempio banale ho tantissima paura di volare in aereo però mi attira tantissimo l'idea di visitare posti lontani. Quest'anno a differenza dell'anno scorso ho preso la decisione di affrontare il volo senza ansiolitici, cioè rimanendo per due ore coi miei pensieri catastrofici, le mani sudate e la tachicardia. Ho pensato che il volo tutto sommato era breve e che sarebbe stata l'occasione per iniziare ad affrontare questa paura limitante, prendendomi della masochista da parte di lui che condivide la stessa paura ma si è ben coperto con l'ansiolitico. Al di là dei meccanismi psicologici che si nascondono sotto questa paura specifica e che qui sarebbero fuori tema, l'opera al nero è qualcosa che assomiglia al mio tentativo o sono fuori strada? |
Uno, poco tempo fa mi dicesti questa frase "Sarà diverso quando sarà il momento vero." a proposito di mio marito e della paura di morire.
Credo fosse per dire che ognuno di noi dentro sa se è veramente il momento anche se non ne siamo coscienti. Per agganciarlo al 3d mi chiedevo se affrontare la paura o il nero lo si fa quando è il momento in cui quel qualcuno dentro di noi sa che è il momento giusto oppure è quando sentiamo la paura e ci sembra di affrontarla. Hai parlato dell'unico vero tuffo , quindi potrebbe stare ad indicare che facciamo molti tentativi di tuffo ma solo uno sarà quello giusto. Quindi una preparazione con tanti tuffi, tanti treni, e ogni volta ci potrà sembrare quello giusto, per arrivare a quello vero di non ritorno. In questi giorni ho visto che ciò che mi sembrava superato invece non lo era del tutto. L'abbaglio della meta che mi fa rimettere in viaggio. Volevo chiedere a questo punto, anni fa quando credetti di essere sul punto di morire ed accettai la morte con serenità, con gli occhi aperti, pronta a fare questo passaggio assolutamente sveglia e cosciente, ma non essendo il mio momento di trapasso e qualcosa dentro di me lo sapeva se quella mia accettazione o affrontare e superare la paura della morte in quel frangente in effetti era solo una preparazione per quando sarà il momento vero o se posso considerarla comunque un affrontare sul serio la paura. L'esperienza sicuramente portò ad un cambiamento nella mia vita, non passò certo inosservata, soprattutto quel momento presente senza pensare a ciò che lasciavo ma solo ciò che stava accadendo, a cui stavo andando incontro, ma ripeto potrebbe essere stato solo una tappa preparatoria che scambio come per vero salto. L'altra cosa che mi sto ponendo è la mia esigenza di bianco che ho descritto in altro 3d e che mi circonda anche nei sogni. Sto riflettendo sul fatto che potrebbe essere un modo per non voler affrontare il Nero ma accendere la luce per non vederlo, come quando la notte avevo paura nel buio fitto e sentivo di non essere sola, così accendevo la luce invece di andare incontro a qualunque cosa fosse. E' un certo mettermi in una zona illuminata per non attraversare la zona buia. Il bianco per paura di non affrontare il nero invece di conquista, di consapevolezza. Spero di essere stata chiara, è qualcosa che sta emergendo ora, non sono riuscita a seppellire proprio tutto. |
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Se hai una tortina, quella precisa tortina non è che puoi mangiarla più volte finchè non riesci a coglierne tutti gli ingredienti. Puoi mangiarne o assaggiarne altre simili... ma quella la puoi mangiare una volta sola. Citazione:
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Non voglio dare al 3d una valenza personale (ci sono altre discussioni per fare questo) ma visto che è un problema comune: per lavorare con il Nero bisogna stare con i piedi per terra, essere pragmatici e solo dopo interpretare. Non va bene iniziare con la testa, poi non si ritrova la materia... peserebbe troppo. |
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Se penso ad una definizione, non mi riesce di trovarne una che possa racchiuderlo, perchè la sensazione che ho è di essere immersa in questo nero. Anche a me verrebbe da dire genericamente che è il "male" , i Demoni (che poi anche loro, sono interni od esterni?) .. è dal Nero che nascono le divisioni interne? Ed è possibile dire che il nero è sia interno che esterno a noi? tempo fa, in un thread avevi parlato del senso di colpa quasi come un'entità distinta , di qualcosa che è autonomo ma anche nostro in una certa misura.. anche questo potrebbe essere un esempio o manifestazione del nero? Citazione:
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Sul fatto dell'essere cattolici ci riflettevo sopra anche io.
Forse si hanno più "indicazioni", o magari sono più evidenti , per compiere la prima fase rispetto alle altre due. Superata o compiuta davvero l'opera al nero, poi saremo in grado di trovarcele meglio da soli, trovandole sotto i vari "veli" che gli sono stati messi. E' ovvio che se si intraprende la carriera ecclesiastica si aumenteranno le proprie conoscenze, magari si riceveranno ulteriori "influssi" che potrebbero agevolare, pensavo alle varie cerimonie di ordinazione che potrebbero avere aspetti o meglio effettii "non visibili", anche se personalmente "a naso" poi magari sbaglio, più si sale in alto nella gerarchia ecclesiastica più mi sembra venir fuori la figura dell'alto burocrate, dell'alto funzionario piuttosto che dell'uomo in via di risveglio/illuminazione, questa la vedrei più presente in un convento/monastero /certosa che sia. Pensavo poi all'espressione "mettersi all'opera", c'è dietro un atto di volontà cosciente , e specie in questo caso anche parecchio importante, visto che una volta intrapresa sul serio poi non si può tornare indietro, forse diventa una specie di "o la va o la spacca", o ci si ritrova o ci si perde, non è come provare che sò a smettere di fumare, "ci provo..alle brutte ricomincio". Anche per questo , credo, sembra così difficile comprendere realmente il discorso, forse quando lo si comprende davvero si capirà ancora meglio a cosa si va incontro, e già aquesto punto ci arriveranno solo quelli che hanno motivazioni molto forti , che avranno sviluppato il fuoco interno necessario. In ambito cattolico per esempio, mi chiedevo, se si potesse accomunare lo sviluppo delle virtù cardinali in una specie di sviluppo del fuoco interiore. |
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Il Bianco per tornare all'origine, "come bambini" anche se per far questo di deve affrontare il Nero. |
Non vorrei apparire 'arrogante', ma credo che il punto non sia tanto cercare di definire questo nero (anche perchè è stato detto che è pressappoco impossibile farlo, proprio in quanto nero!) quanto piuttosto osservare l'effetto che ha su di noi, il modo in cui vi interagiamo. Questo anche credo volesse dire Monsieur Uno, quando diceva che non bisogna usare tanto la testa quanto il 'corpo', per 'entrare' nella materia.
A questo punto salto tutta la teoria e vengo a bomba con la domanda veramente importante per me: ma qual'è, o meglio, come si trova, la benzina necessaria per effettuare il vero tuffo? Perchè, se è vero che ad oggi non ho mai raggiunto l'intensità necessaria, è perchè evidentemente la mia benzina è insufficiente o comunque poco 'ricca' degli addittivi giusti. In una parola, ciò che c'era dall'altra parte, non era mai così 'importante' da spingermi ad affrontare le tenebre, anche se credo, ahimè, che questa sia la solita scusa dietro alla quale si nasconde la mia mente (e non è il cappuccio!) Arrivo così alla mia ipotesi: se è vero il mio ragionamento, ho il sospetto che, razionalmente, non esista un solo motivo valido per accettare di affrontare questo nero. La mente vi si opporrà sempre, sostenendo che in fondo non c'è niente per cui valga la pena rischiare, che poi non è così importante come sembrava, come la volpe con l'uva...... La scelta, apparirà sempre irrazionale e priva di giudizio. Il gioco, parrà non valere mai la candela. Quindi forse, e dico forse, il vero segreto è affrontare il tutto non razionalmente, ma con l'istinto, con i sensi, 'a pelle' come si suol dire, ma non saprei definirlo meglio. Forse come un cane che si lancia a difesa del suo padrone attaccato dai lupi, incurante del fatto che potrebbe morire anche lui. Dopo questa riflessione riformulo dunque in maniera migliore la mia domanda: ma come si usa questo corpo, come si diventa 'Padroni del proprio istinto'? Come si prende cioè quello che altrove è stato definito il sopra--vento? E ancora, se il mio ragionamento è corretto, come si 'disattiva' momentamente la mente razionale in questa prima opera? Perchè credo, dopo tutto, che in fin dei conti l'opera al nero si 'riduca' a questo (se mi è consentito il termine), ne più, ne meno...... Tutto il resto non è altro che la mente che ci piazza sul cammino ulteriori ostacoli. |
Il nero è tutto ciò che siamo spinti a fare senza averne la cognizione della causa.
Facendo esempi molto sciocchi anche un ragazzo che si compra una bella macchina senza avere la cognizione che in realtà non l'ha comprata per sé ma per aumentare il suo 'tiro' con le ragazze è nero, tenere atteggiamenti vittimisti senza avere consapevolezza che lo si fa per attirare l'attenzione è nero, fare regali senza sapere dentro di sé che li si fa per avere il controllo della persona... Usare la propria spiritualità credendo di fare del bene ma in realtà facendolo per avere degli adepti.. Se non ci sono vicina ritiro i dadiicon_mrgr: In pratica è quando veniamo trascinati da qualcosa senza sapere bene cosa giusta o sbagliata sia |
Mi trovo abbastanza in sintonia con SV, dopo aver letto l'intervento di Uno l'unica cosa che mi rimaneva era la sensazione. Forse che il nero si vive attraverso di essa, lasciandosi guidare da quelle sensazioni che riguardano il nostro dentro.
Come eludere la mente non lo so. Immagino però che sia necessario lasciarsi travolgere inermi dalle sensazioni del nostro profondo fino a sprofondare in quell'abisso. |
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