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solo 7 anni?
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Dai Ste... a volte "pare" proprio che devi per forza dire qualcosa :) E quando si dice qualcosa tanto per... parlando di altri su problemi che questi hanno non si fa del bene. Pensi che io non vorrei rispondere a tutti i post e le domande il prima possibile (che comunque non è sempre subito)? Però piuttosto che rispondere tanto per farlo aspetto i tempi migliori. |
Ho letto bene i tuoi primi post, ma non tutte le risposte, sono arrivata a discussione avviata, ma mi son fatta un'idea e vorrei porti una domanda (sempre se hai voglia di rispondere): l'allontanamento o cmq il cambiamento dell'atteggiamento di tua madre lo hai vissuto più come un'abbandono o più come un tradimento, un'imbroglio a cui hai creduto?
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Ma io non ho dato allora una definizione al mio malessere ero troppo piccola mentre ora essendo madre so come complicano i figli come è facile per loro distorcere a comodo la realtà per scappare dalle responsabilità, giocare a fare i grandi e creare sfide per sentirsi importanti e poi fare le vittime quando non ci si riesce, come del resto sia difficile non aver paure da genitori che si perdano e quindi agire a sproposito per cercare di prevenire il male che invece fa crescere, ma fa male all'ego finto cuoricino delle mamme :U:sornione: Ed il guaio più grosso lo creano quei genitori che non riescono a mostrare unità di azione, di pensiero e di intenti, perchè i figli hanno un istinto naturale per : dividi et impera in cui cadono spesso genitori che non hanno un buon rapporto e a cui sta più a cuore il proprio ego che il proprio figlio. E lo so che sono parole dure, ma il fatto è che ci vanno di mezzo quei figli che abbiamo testardamente messo al mondo prima di diventare adulti. piango.gif Sì, sì lo so che ognuno fa quel che può come può e che la via è già tracciata e il mondo stracciato icon_mrgr: Bon fine. :) *La realtà però poi ha varie sfaccettature e più punti di vista |
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Ho impiegato anni e molta terapia per liberarmi di ciò che non mi apparteneva, ho "restituito" a mia madre (e a mio padre) ciò che era suo, la sua eredità che mi stava distruggendo ed io a chi mi stava vicino. Lei è già morta anche se ancora viva. Io le voglio molto bene, ma guai se mi si avvicina come io non desidero. Le parlo diretta al cuore con severità e serietà che lei ci pensa per giorni. Poi me la porto a spasso, a fare la spesa, a prendere il caffè e tutto ciò che desidera. Sono riuscita a perdonarla in vita e ora me la godo anche se lei ci tenta sempre, il vizietto non lo perde mai, ma nemmeno io! Citazione:
Anche io ancora a volte applico il copione di mia madre con i miei figli, qualcosa di inconscio salta sempre fuori, però me ne accorgo e mi auto denuncio dicendo "mi dispiace, la nonna faceva così con me in queste situazioni". Poi cerco la mia soluzione in base alla mia esperienza o intuito. |
Mio padre è morto da sette anni, come la tua mamma. Gli ultimi tre anni non ci siamo parlati malgrado abitavamo quasi nella stessa casa. Lui non accettava le mie scelte. Mi ha rifiutata come figlia e mi ha dato un grande tormento. Credevo che quell’inferno non sarebbe mai finito. Lui si ammalò gravemente, ma neanche questo bastò per riavvicinarlo a me.
Poi un giorno lui si fece trovare vicino il mio garage ma di spalle. Volendo potevo evitarlo facendo finta di non vederlo ma qualcosa mi trattenne. Capì che lui voleva salutarmi, erano gli ultimi giorni della sua vita, ma non voleva dirmelo chiaramente, sapeva di avermi fatto molto male così mi lasciò la scelta: potevo andarmene o chiamarlo. Ci pensai su un attimo, poi sentii una grande onda di Amore e il perdono dentro di me verso un uomo che aveva i suoi limiti ma era mio padre. Lo chiamai e ci abbracciammo in un lungo struggente abbraccio, gli dissi tante volte “mi dispiace”, fu il mio addio nell’amore, quell’amore che dopo la sua morte, pochi giorni dopo, mi diede molta pace nell’affrontare una lunga elaborazione liberatoria delle mie catene. “Mi hai tolto la gioia saperti in vita e il dolore di saperti morto, ma sei mio padre, rinnegare te è come rinnegare una parte di me” |
vi abbraccio dal cuore
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Bon grazie Daf leggendo alcune tue vecchie discussioni, mi è ritornata la voglia di rimettere le mani nel guano, come lo chiami tu :H
E sintetizzando molto, mia madre, quello che non mi ha dato e proprio quello che non riesco a fare. Ma non è tanto legato all'esempio ma è come si è comportata con me. Vedendola anche dall'altra parte come dice anche Sole. Io ero una bambina che sin dalla sua nascita le avevo creato problemi. Prima di tutto non mi desiderava e le ho fatto un dispetto e sono arrivata ed ho bussato alla sua porta in combutta con mio padre che invece voleva un altro figlio e per giunta femmina. Ho minacciato tutto il tempo di nascere prima del termine e quindi l'ho messa su un divano immobile per mesi e l'ho obbligata a chiamare a vivere con loro una sua sorella. Poi quando sono nata rompevo, non mangiavo, mi ammalavo spesso etc Lei non mi aveva desiderata ed io probabilmente non mi sentivo amata, voluta, accettata sin da subito etc Poi crescendo non sono migliorata, devo averle fatto montare l'ansia e le sue paure non riusciva a gestirle con me che gliene facevo scaturire da tutte le parti. Ero vivace, furba, disubbidiente e credo abbia retto per un tot di anni e poi abbia mollato. Come a togliersi un peso un tormento. Mi ha lasciata andare perchè altrimenti sarebbe saltata. Però io così non sentendomi importante e amata, non ho imparato ad amarmi, non sentendo interesse per me non ho imparato a darmene, non avendo qualcuno che si prendesse cura di me non ho imparato a prendermi cura di me, lei non si interessava dei miei studi ed io non ho avuto interesse per continuarli. Lei ha mollato la mia resposabilità quando ero troppo piccola ed i non ho imparato a prendermela, perchè troppo piccola. Lei non mi accettava per quella che sono ed io non ho imparato ad accettarmi per quello che sono. Lei controllava tutto perchè aveva paura di tutto ed io imparato a contrallare tutto. Lei quando ho combinato guai mi puniva prima e poi mi più grande mi diceva di arrangiarmi ed io ho imparato così a sentirmi abbandonata. E quando capita che mi succede un guaio mi abbandono non lotto non faccio niente mi lascio sopraffare, perchè non ho imparato come si supera e come si risolve. Davanti ai guai lei piangeva ed io rimango impietrita come lo rimanevo nel vederla piangere. Insomma mi domando se tutto quello che non so fare è perchè non lo visto fare da lei a me? Non ho visto quindi imparato a fare certe cose per questo motivo? Non è verso gli altri che non lo so fare perchè lei lo faceva verso gli estranei e io pure, ma verso me stessa perchè era a me che lei non dava. Ora devo imparare a riempirmi da sola quei vuoti e smetterla di cercare di volerlo ancora da lei perchè è morta, ma smetterlo di farlo anche con gli altri, smetterla di volere che qualcuno riempia dei vuoti che io solo posso riempire senza stancarmi di me, perchè io sono l'unica persona che deve imparare da amarmi/amarsi. Devo smetterla di fare casino per attirare la sua attenzione perchè lei è morta se voglio attenzione me la devo dare io, devo imparare a darmela da sola e non cercarla a destra e a manca perchè tanto prima o poi gli altri te la tolgono perchè si stancano ma tu se io me la do non mi stancherò di darmela. Devo imparare a fare tutto questo e molto altro e smetterò anche il vizietto. :) Purtroppo non mi ha insegnato neppure che bisogna avere rispetto per se e per l'uomo con cui decidi di vivere, per il padre che mi ha cresciuta, e che mi ha mostrato come quello da tener buono, perchè fonte di sostentamento economico. Ma non mi ha saputo dare l'esempio di come invece bisogna amare e rispettare il padre, il marito e gli uomini....e anche farsi rispettare, perchè lei non si faceva rispettare, quindi non conosceva il rispetto e il senso che bisogna averne. Vabbeh tempo fa avrei pianto lacrime amare oggi so solo che, anche perchè ho già iniziato, l'unica cosa da fare è rimboccarsi le maniche e fare e quel che verrà verrà. :) |
La paura di non essere all'altezza
E aggiungerei la paura non di non riuscire.
Per molti anni, pur piacendomi, cucinare se potevo non facevo. Non era pigrizia, che poi quella logico si accomoda. Avevo paura di non riuscire a farlo bene, e quando cucinavo trovavo sempre mille difetti. (per paura che li trovassero gli altri) Il voler essere perfetta mi faceva e mi fa rinunciare ancora prima di fare. ( il : se non sei buona lascia stare che ricevevo da piccola è ora che vada in pensione e ce lo sto mettendo, credo di aver capito anche perchè ho optato per lavori manuali maschili, perchè così non potevano giudicarmi le donne, poi gli uomini sono diversi, piandomi sperimentare manualmente ho scelto il maschile li potevo permettermi di non essere pefette perchè sono femmina) Oggi ho deciso che voglio fare, la cucina mi piace e sto diventando anche brava ;) sperimento e tutte le volte mi viene ancora di chiedere aiuto, pazzesco allora mi fermo e mi concentro su di me e l'aiuto mi arriva da me con la forza che mi permette di non chiedere perchè lo so fare, la forza mi aiuta a mettere da parte la paura di non riuscire e di essere giudicata. Se non mi riesce come con le brioches mi dico che riproverò fino a quando ci riscirò ed ogni volta miglioro. :) |
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Mi è venuto anche in mente che per me lei era un mito................ poi che è successo? Mi ha delusa, ha deluso la bambina che su di lei faceva conto, su di lei si appoggiava, a lei faceva riferimento..... lei si è mostrata debole, piangente, è la bambina come ho già detto altrove, si è sentita persa il suo mito è crollato, la bambina è stata delusa...... Ed è scattata credo la rabbia contro di lei, contro il papà e tutti quelli che non l'hanno più fatta sentire al sicuro....abbandonata ad un destino in cui avrebbe dovuto cavarsela da sola a nove anni Mi domando se è possibile che da lì è iniziato tutto: perchè quell'anno sono stata bocciata, ho iniziato a fare tutto quello che non avrei mai dovuto fare... era come se quella cosa mi avesse fatto arrabbiare al punto che istintivamente dovevo sopravvivere e per farlo dovevo arrabbiarmi con lei non potevo piangere e farmi vedere terrorizzata perchè non c'era nessuno a cui potessi appoggiarmi quindi dovevo essere forte..... Ma da lì crollato il mito, crollata l'immagine dell'autorità, perchè era lei l'autorità per quanto riguardava me, non era mio padre perchè a lui andava sempre tutto bene quello che facevo sentivo la sua voce solo attraverso le parole di mia madre. Vabbeh volevo sintetizzare e non ci sono riuscita. Però credo che in me si sia scissa quei giorni una griselda dall'originale che è quella che poi ha creato il conflitto con mia madre. Una griselda l'amava perchè era la mamma il suo mito ma dalla delusione ne è nata un'altra che la detestava per come l'aveva fatta sentire, sola e abbandonata. Da lì poi i rapporti sono peggiorati sempre di più, perchè la griselda che le voleva bene voleva che l'abbracciasse, ma la griselda che la detestava per quello che le aveva fatto provare e che aveva perso la stima di lei, non le permetteva più di farlo. Una la desiderava e l'altra non la voleva più perchè ormai aveva dovuto fare da sola e se aveva dovuto fare da sola tanto valeva che continuasse a farlo. Una cercava ancora la mamma perchè sapeva di averne bisogno perchè non era ancora costruita del tutto, l'altra invece era talmente arrabbiata dalla delusione dalla paura dalla sofferenza che non permetteva più a nessuno di dirle niente. Se non mi poteva contare su di lei era anche inutile la sua autorità Può essere che le cose siano andate così? Che tutto sia scaturito in quel periodo? |
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ricordi quando ti veniva posta la domanda: quando è morta tua mamma (insomma quando l'hai uccisa tu interiormente)? quasi tutti i blocchi nascono nell'infanzia e si cristallizzano nel resto della vita, che diventa un film ripetuto di situazioni che rimandano ad allora (da sciogliere e risolvere) |
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I figli non avendo esperienze di nessun tipo non comprendono ciò che veramente avviene, vogliono solo sentirsi, a ragione, al sicuro. Ma anche i genitori non essendo Genitori, quando non si sentono al sicuro, piangono, perchè piangere è umano. E mia mamma porella in quel momento non aveva nessun supporto. Aveva perciò tutto il diritto di piangere. Questo dimostra che da bambini viviamo in un mondo tutto nostro non reale perchè non ancora vissuto. Non so se si capisce. Il problema ora è come fare a rimettere a posto le cose?:@@ |
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Perdono e Amore (incondizionato) |
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in questo caso Gris per quanto concerne lei. |
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farle riemergere, renderle "neutre" (quindi non più succhianti energia), perdonando completamente e amando incondizionatamente te e gli attori della situazione. come detto prima "facile a dirsi" molto difficile a farsi. |
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In pratica aveva già ricapitolato ma oggi l'ho rifatto alla luce di quanto è emerso. E proverò anche a rifarlo tra un po' di tempo rileggendo quello che ho scritto per vedere se è veramente vuoto. Ma non capisco ho come la sensazione che ci sia di più. Che non sia bastante liberarsi dai sentimenti provati allora, svuotare i ricordo dal sentire di allora. E dopo cosa si fa? EDIT ma perchè continuo a scrivere in più parti come se mi rivolgessi a me in terza pesona? aveva....boooh |
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a quel punto ti "liberi" dal passato...e hai più energia per vivere pienamente il presente... ricordando anche "va e non peccare più" nel senso di non ricadere nelle stesse ripetizioni meccaniche. come stai avendo modo di osservare un certo "blocco" condiziona te stessa in situazioni con persone totalmente diverse da tua mamma... una volta che sei libera... sei appunto libera (non più condizionata) e per così dire puoi finalmente "Scegliere" ma concentrarsi sul dopo occhio che può diventare uno spostamento nel "futuro" (ossia ti distoglie dal presente) giochetto mentale aggiunta successiva: scrivi in più parti perchè alla fin fine è un dialogo continuo con noi stessi |
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fiori.gif Al resto penso con calma troppa roba mi fa andare in confuzione un passettino alla volta |
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quindi è un qualcosa che serve a te e nello stesso tempo a me. e che mi fa capire dove ho ancora molto da imparare. quindi sono Io che ringrazio Te. Per il resto sei "sicuramente" diversa rispetto alla Gris di qualche tempo fa. stai facendo ordine e "sistemando" |
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Tanto per dirne una non riesco a sopportare la vicinanza fisica di mio padre e sentire quello che dice mia madre, specialmente ai miei fratelli a volte mi fa avvelenare. Eppure voglio bene ad entrambi ne sono certa, tra loro e me, butterei me giù dalla torre. Ma non c'è parola di amore che riesca a neutralizzare questi meccanismi o forse devo ancora scoprire il modo di applicarle davvero. Senza contare, mi vergogno un po' pure a scriverlo che ho la costante sensazione di non azzeccare nulla in realtà né con mia mamma, né con mio papà, infatti scherzando dico loro che sono spuntata dal suolo per generazione spontanea:) . E' come se non riuscissi a riconoscerli a livello profondo come genitori, il che è assurdo visto che biologicamente è più che certo. Scusate l'intromissione. |
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In quel periodo non amavo i miei genitori, anzi li odiavo apertamente, come loro odiavano me. Anch'io pensavo che da qualche parte li volevo bene solo perchè così doveva essere o era stato ma non volevo essere la loro figlia. Ci son voluti degli anni e molta terapia per ripristinare il contatto fisico almeno nelle occasioni. Ho capito i motivi e una strada per venirne fuori. L'amore e il perdono sono stati le ultime cose ad emergere. Con mio padre non smisi mai di sentirmi a disagio, tranne pochi giorni prima che morisse, con mia madre ora non più, quando lei me lo chiede la abbraccio e la bacio senza problemi. Anche lei dice cose di tutti noi figli a turno che ci fanno avvelenare, ma io ho imparato a restituire al mittente con ricevuta di ritorno. |
E' con immensa tristezza che ho letto tutti questi post pieni di dolore autentico, di disagio profondo, di richiesta d'amore mai avuto o perlomeno mai percepito.
Ho anche io una madre che ho contestato, con la quale non mi riconosco ma sono fortunata, non arrivo ai vostri livelli, mi chiedo quale possa essere stato il momento scatenante, il fatto che abbia dato origine a tutto questo male. Gris ti sei chiesta perchè il pianto di tua madre ti ha veramente sconvolta, ne conoscevi la causa? forse tornarci sopra e tentare di capire, senza condannare come fanno innocentemente i bambini, ti potrebbe essere di aiiuto. Perchè la tua vita d'improvviso verso i nove anni cambia così drasticamente? Certo non devi rispondere a me, ma a te stessa, ritrovare il nesso con il passato, ritrovare il punto dove il filo si è spezzato potrebbe darti la soluzione e forse la risposta a quella bambina che si è sentita abbandonata da quella donna che per lei era un mito, interroga quella bambina, solo lei potrà aiutarti. Mi sono permessa di rivolgermi a Gris perchè la conosco da più tempo, ad Edera e Diamante una riflessione sul passato, perchè lì si nasconde il senso di fastidio di oggi, pensare che siamo donne e madri, o future madri, e in nuce tutte causa di errori che potrebebro pesare sui nostri figli. |
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Il bello è che per motivi lavorativi devo passarci tutti i giorni a stretto contatto. Magari un giorno risolverò questo nodo, voglio pensarla così:) E' come se osservassi entrambi i miei genitori a distanza, alla sera controllo siano a letto, controllo sia chiusa casa, se stanno male mi metto subito in moto per aiutarli in qualche modo, insomma li sorveglio a distanza senza un contatto diretto. Rispondo anche a Filo, dicendo che sono d'accordo, l'unica è scavare nel passato e tentare di ricostruire e sciogliere, altrimenti diventerei una madre adolescente come quella che ho avuto. E' l'ultima cosa che voglio, sempre se un giorno mi sentirò abbastanza integra per essere madre. |
Le situazioni descritte negli ultimi post sono simili alla mia;
i miei genitori non sono mai stati tipi da baci e abbracci continui, anzi..., ed a mio avviso le conseguenze ci sono, come se mancasse in questo modo una specie di abitudine e familiarità sin dai primi anni alle effusioni affettive, al contatto fisico con gli altri. Difatti non sono il tipo che apprezza molto baci, convenevoli vari, provo sempre un certo disagio, tipo irrigidimento e senso di apnea, quando qualcuno mi si avvicina troppo, cerca il contatto in modo esagerato. Alla fine credo che sia una siuazione che debbo essere in grado di risolvermi da solo, sciogliendo le cose che non si sono sciolte in modo "naturale" ed ordinario, anche per evitare di ripetere le stesse cose una volta diventato genitore. Provo sempre qualcosa di strano quando vedo ad esempio mamme che stanno sempre addosso ai figli piccoli, baci, sorrisi continui, sguardi di intesa che si instaurano sin da subito ecc. Poi è ovvio che non basta solo quello, che si può trovare il modo di risolvere il tutto comunque, e che una volta reso il passato davvero passato, anche di questo aspetto si potranno sfruttare i lati positivi. |
I miei genitori hanno vissuto nel dopoguerra con le loro privazioni e frustrazioni. Avevano cose buone e cose non buone, hanno vissuto per la famiglia dandoci tutto di loro stessi nel bene e nel male. Ai loro tempi non c’era la coscienza verso la crescita, il cambiamento come noi oggi, non c’era Ermopoli come noi abbiamo. Il kit era quello.
Mio padre aveva molte cose buone, era forte, generoso, geniale per certi versi, figlio di artisti eppure da bambino ha sofferto molto pure lui, a nove anni iniziò a lavorare e comprò il suo primo chilo di pane, ma poi c’era il lato oscuro come companatico. Era così. Io molte cose le ho risolte dopo 20 anni di lavoro in cui il passato è stato scandagliato nei particolari ed anche risolto per grossa parte. Dico che l’amore e il perdono arrivano per ultimi, non cancellano gli episodi ma ne diminuiscono notevolmente il carico emotivo, nel senso che non fanno più tanto male, non mi provocano quel senso di vergogna, e soprattutto il senso di colpa di essere stata una cattiva anima. Posso parlarne come di episodi nella mia vita ma non sento più il dolore delle ferite. Il condividere con altri la propria esperienza diminuisce il senso di solitudine nella propria sofferenza, che è quello che mi ha schiacciato per molto tempo, mi sentivo incompresa e sbagliata, perennemente macchiata dalla colpa. Tenevo tutto dentro e mi ammalavo. Soprattutto nella relazione con l’uomo e con l’autorità ho avuto problemi, conflitti. Mi sono preclusa la possibilità di una relazione stabile e matura. Troppo ribelle e inquieta di carattere forte e orgoglioso, il contatto fisico e la gelosia dell’uomo erano soffocanti per me ed anche io approcciavo in modo affettivamente soffocante, era quello il mio imprinting. Nel confronto con gli altri si da una dimensione al proprio vissuto, le proprie testimonianze danno conforto, si condividono le esperienze e le strade per uscirne. Si ridimensiona a volte la propria situazione di sofferenza accorgendosi che altri stanno peggio o hanno risolto, si acquista forza e coraggio. L’esternazione in questo può portare alla guarigione. Ciò che viene portato fuori non è più dentro, viene osservato con nuova luce. Edera a volte è l’energia degli altri che è respingente per qualche motivo preciso, è importante capire questo motivo per risolverlo. Se il motivo lo conosci e non è risolvibile ci vorrà un pò più tempo ma potrai riuscire lo stesso, e non sarà per i tuoi genitori ma per te stessa. Luke anche io per molto tempo avevo problemi di contatto fisico con gli altri, anche nel solo dare la mano. Io per il motivo opposto al tuo, da bambina sono stata troppo toccata, baciata, asfissiata che ne ho poi avuto il rigetto, la fobia, la nausea. Il lavoro di gruppo, come di Biodanza ad esempio mi ha ridato questa capacità di approcciare l’affettività attraverso il contatto fisico in modo positivo e fluido in ambiente protetto. Oggi posso abbracciare veramente chiunque senza disagio purchè nell’altro non incontro morbosità. Ma per questo ho sviluppato una speciale antenna ed ottime capacità respingenti. Il contatto fisico è molto bello ma anche difficile da “regolare” nel punto di equilibrio. Ma si può imparare e vale sempre la pena tentare. |
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Purtoppo dove vivo io cose di questo tipo, magari anche scuole di teatro e roba simile non se ne trovano, poi chissà, forse mi sarebbero state d'aiuto o forse non sarei riuscito lo stesso ad andarci, accampando scuse di vario tipo. Sono d'accordo sul fatto che possa essere molto bello e che valga la pena darsi comunque da fare per migliorare fiori.gif |
Riprendo da qui gli ultimi post
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Meglio di così non mi viene, scusami fiori.gif |
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Mettiamo che io a 5 anni cado dall'altalena e, a seguito della caduta, mi faccio sei mesi di ospedale, tre operazioni, perdo un anno di scuola e quant'altro questo possa comportare in termini di rapporto con gli altri ecc ecc e, ovviamente, mi resta paura delle altezze, di stare sospeso nel vuoto e delle altalene in particolare. Mettiamo che quando ho 30 anni mi rendo conto che le mie paure e una serie di questioni relazionali derivate dipendono da quella caduta, che non ho mai sistemato del tutto (sto facendo un esempio semplificato per passare un concetto, non pretendo sia verosimilissimo). Che faccio? Per sistemare quelle paure voglio fare quel che non ho fatto a 5 anni, ossia risalire su quell'altalena. Superare la mia paura di essa e con questa delle altre e magari pure me la godo. Così, me ne vado dove c'era quell'altalena e toh, niente più altalena, niente più giardino, solo palazzone. E adesso? Vuoi vedere che non potrò mai più risolvere la questione per via che non c'è più quell'altalena, proprio lei? Ma la vita, lungi dal condannarmi ad una qualsiasi impossibilità, mi ripresenta la cosa in altra forma, che se saprò usare mi farà la funzione di altalena. Una gita in montagna, un trampolino in piscina con gli amici a 18 anni, l'altalena sulla quale salirà mio figlio. E' la vita a presentarmelo? Anche... ma ci metto del mio, dato che finchè non avrò risolto la cosa, la trasporrò, consapevolmente o meno, in tutte le situazioni che avranno sufficiente analogia per farmelo fare. E ogni volta, in queste situazioni avrò due cose: la difficoltà di affrontarle (per via dell'altalena e non per le situazioni in se... quindi inutile star li a pensare che non sono capace di affrontare quellla situazione stupida, è per via dell'altalena e io ho 5 anni) e la possibilità di risolvere tali difficoltà. |
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Ad esempio da bambina molto piccina credo di aver avuto un paio di anni quando rimasi chiusa con altri due bambini nell'ascensore...ci misi tanti anni a riuscire a prenderne uno da sola e solo perchè un amico abitava al 14esimo piano :) Avevo paura a camminare sulle grate e a forza di dai e dai ora ci passo senza problemi. Sono stata morsa da un cane e per anni non riuscivo ad avvinarmi ad altri poi mi sono dovuta abituare perchè sul lavoro ce ne era uno. Potrei continuare.... questa cosa invece che mi succede non la vedo uguale (anche se sicuramente come dici tu lo è, visto l'esempio) quello che sento in quel momento è o mi arrabbio moltissimo, o reprimo facendo finta che non è importante. Probabilmente non è di nessuna utilità pensare da dove deriva questo problema ( ma mi ero abituata a cercare sempre le cause ) non lo farò più. Siccome pensavo che arrabbiarsi perchè non mi danno retta quando ho bisogno veramente fosse solo IP mi dicevo di smetterla di pensare di dover essere ascoltata, ma questo mi fa allontanare dal problema. Tipo la volpe e l'uva. Per non sopportare la frustrazione e la rabbia dell'aver bisogno e non saper come cavare il ragno dal buco, dal rimanere con il problema in mano senza poterlo risolvere ho scavato per vedere se era solo IP o c'era anche dell'altro. Secondo me non era IP ma era dolore per non aver avuto nessuno che mi insegnasse come cavare il ragno dal buco. Come uscire dall'empasse, come risolvere il problemi, almeno come fare ad affrontarli da sola senza fuggire da essi e dimenticarmeli. Certo è che se devo risolvere un problema e non so da che parte affrontarlo non lo affronterò mai. Se sto andando a scuola per imparare a farlo e la maestra non me lo insegna o se non ho capito come fare e non me lo rispiega o comunque non ho la capacità di ricevere l'insegnamento cosa dovrei fare? Probabilmente dovrei accettare che le cose stanno così che è l'ultima cosa alla quale ero arrivata. Ma questo in me comporta come ho detto prima l'abbandono di quella cosa di solito e io questo non lo voglio fare. Dovrei abbandonare la ricerca perchè qualcuno non mi risponde? Allora ho cercato una ragione, ho bisogno di ragioni per continuare a fare una cosa che non mi da niente la ragione è stata la sofferenza che provo non è di oggi ma del passato e quindi non devi badarle. Ma la sofferenza che si trasforma in rabbia è viva ancora e posso assicurare che chi non mi risponde e non mi da retta mi crea dentro una tale rabbia che poi mi devo gestire scavando metri di terra ahahahah per non mandare quella persona a quel paese e non rivolgermi più ad essa. Del tipo se non ci sei quando ho bisogno faccio senza del tutto (altro che superbia eh?) Questa cosa poi la risalto quando la persona non è lineare se il suo comportamento è così con tutti ok ma se fa differenze ( le stesse che ho vissuto dolorose e non le menzionerò più ma è così e fanno sempre male) mi sale la rabbia verso quella persona. Quindi in entrambi i casi per non sentire dolore provo rabbia, rabbia non la verso fuori, quasi mai sull'altro se riesco ma la provo forte e chiara oltre a fare lavori fisici non so che fare. Quello che ho imparato a fare è osservare nel mio corpo che effetto mi fa e dalla pancia mi sale rabbia ma anche nel petto sento dolore sono due movimenti. Oltre a sentire tutte le cose vorrei dire per far capire all'altro che mi sta facendo soffrire, ma taccio sapendo che il problema è mio, che l'altro è libero di parlare, rispondere a chi vuole e come vuole. Ma questo non è che limita il mio sentire. Ci sono volte poi che il mio sentire è meno forte di altre a seconda di come vivo quel bisogno. Se penso che la risposta mi potrebbe aiutare a migliorare con il lavoro ci rimango malissimo e soffro molto di più perchè voglio fare. Non sono ancora capace, anche se so dirlo, che se va così è perchè ci deve andare L'unica persona da cui accetto tutto è Uno, ma anche questo so che è sbagliato perchè dovrei accettare tutto da tutti ma ancora non ci riesco, da alcuni accetto di più da altri niente o quasi nonso.gif Bon mi sono allargata e mi sono persa e non ho chiarito che devo fare quando mi prende male il non essere presa in considerazione a parte fare quello che faccio e scritto di fare fino ad ora :) |
Mi avvicina moltissimo al tuo sentire quello che sento io, anche se personalmente mi stò rendendo conto (personalmente= nel mio caso fiori.gif ) che quello che spinge sotto non è un desiderio di giustizia come pensavo ma piuttosto di vendetta.
Di per sè a primo acchito parrebbero la stessa cosa, sanare un torto subito è come chiedere vendetta ma ho la sensazione che viaggino in direzioni opposte, se si può dire così. Il desiderio di giustizia sana, chiude, tira in fuori la botta presa mentre la vendetta scava e scava e allarga il buco. In questi giorni sono alle prese con la mia rabbia, ma di quella interiore, quella che ti fà essere rabbioso e non arrabbiato (ci ho messo solo a due anni a percepire la sfumatura, andiamo bene icon_mrgr: ) e se c'è una cosa che nutre la belva è proprio quando mi dico "ma piantala che è passata e devi dimenticare. NO NO NOOO icon_mrgr: icon_mrgr: Però è passata davvero, però tutto quello che mi è mancato, tutto quello che mi è capitato ha fatto di me quello che sono ora e se potevo essere migliore è vero altresì che sarei potuta essere ben peggiore. Certi giorni il senso di vendetta è tanto forte che vorrei frantumare ogni cosa che mi si para davanti e questo, lateralemnte, genera paura. La paura di esplodere e fare danno. Anche perchè i danni da esplosione li ho vissuti. Può essere che sbroccare (scusate l'italiacano ma rende meglio) possa essere un buon modo, il vivere fino in fondo la rabbia senza cercare di arginarla a tutti i costi (lontano da esseri viventi però :@@ ) forse dovrei far uscire tutto tuttissimo o forse è un'altro modo per raccontarmela. Stà di fatto che purtroppo mentre mi arrovello su come superare il danno del passato non dedico che un briciolo di attenzione ai danni del presente, e questo mi stà facendo preoccupare. Forse lasciar andare vuol dire questo, mettersi ad affrontare le cose di adesso e lasciare che con queste svaniscano o almeno si stemperino quellòe del passato nonso.gif Non ti sono stata d'aiuto mi sà ma il pesiero c'è abbraccio: |
Citazione:
Parli di vendetta? Eccome se c'è. Io ne ho il terrore però. Come ho paura della rabbia. Ho imparato a reprimere perchè il dolore mi portava la rabbia e da li partiva il cavaliere mascherato che andava in giro a fare vendetta. piango.gif:bleah: Ho passato dei guai per questo da ragazzina, le ho pagate tutte le mie vedette. Ora però ne ho paura. Paura che nasce dal sapere cosa succede se lascio libero il cane rabbioso che inibisce la ragione e scatena tutti i miei demoni, posso assicurare che non è cosa bella da sentire ne da vedere Inoltre io non mi voglio vedere così, una volta in un mio sogno, Uno mi disse che voglio il mio giardino sempre bello e pulito, una cosa del genere, non so se era questo che voleva dire, ma io lo ho interpretato così ed è vero, non vorrei niente di quello che sono. La mia rabbia quando non la voglio vedere perchè mi mostra quello che bene o male sono, la reprimo, la vendetta così la faccio contro di me poi e il mio fisico ne paga le conseguenze immagino che le cose vadano così. Ma la vendetta piuttosto che schiattare mi pare di aver capito che sia anche giusto metterla in atto, se non si sa ancora perdonare, però se io la mettessi in atto dovrei fare un millesimo di quello che mi passa per la mente in quel momento, bon poi dipenpitato eh, piuttosto che reprde da cosa mi è caimere credo che sia meglio fare un qualcosa, il punto è che il qualcosa è da tenere a bada, se la rabbia sale sono già ciecata in quando sono arrabbiata non devo fare niente tranne faticare ahahahahah echepallbip icon_mrgr: abbraccio: |
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Devo avere qualche problema al pc perchè una riga si è mischiata con un'altra, pensavo di essere stata io (e già mi stavo preoccupando eh) ma non è così è stato il pc, adesso sono ugualmente preoccupata che sarà? mah ($)blink.gifstosvegli: |
Ho estrapolato questo post da qui
Citazione:
Questa cosa impedisce poi di sentire con il corpo il dolore che si prova e salvare però la mente che essendo così piccina ai tempi non avrebbe potuto trovare una ragione a quello che vivevo, sentivo, provavo sentimenti contrastanti che mi generavano rabbia che non sapevo gestire o esternare e che rivolgevo verso me stessa imparando a reprimere. Questo ha generato una serie di inconvenienti tra cui la domanda: ma perchè? E mi porta a supporre che il mio non riscire a fare il T.A. dipenda proprio da questa scissione avvenuta in età infantile. Da qui anche la sfiducia in me stessa perchè mente e corpo in me sono dissociate. Adesso voglio vedere come la trovo la via per riunire in me queste due parti. Per necessità di contatto fisico e affetto ho accettato come un gioco qualcosa nelle mia infanzia di cui non conoscevo la gravità, poi l'ho riconosciuta quando l'ho vista addosso ad altri a cui volevo bene, ed ho bloccato questa attività di cui però mi sono sempre vergognata e per questo rimossa, accompagnandola nel silezioso oblio della dimenticanza ma che ha generato altra rabbia per non essere stata protetta da questo e altre tante cose cattiverie che parevano non interessare a nessuno anzi meno problemi creavo ( ho persino imparato a trattenere il respiro per non essere sentita e sgridata) per non essere aggredita a male parole o con violenza fisica. Non poter dire cosa provavo e sentivo mi generava rabbia che a sua volta non potendo avere vita ho imparato a reprimere. Continua |
Volevo capire se qui mi avete fatto quasi auto consumare per mostrarmi il buonismo o era altro?
Si?blink.gif |
Mi sono venuti su degli episodi...
Ho visto mia madre non essere mai contenta di me mentre io facevo di tutto per accontentarla e rifare io a lei la stessa cosa lei mi accontetava in tutti i miei desideri materiali come poteva ed io non ero mai soddisfatta fino in fondo. Lei mi sottolienava il difetto mi evidenziava sempre il neo ed io facevo uguale. L'evidenza del difetto e mai del pregio che ho imparato. Ora capisco perchè se compro qualcosa la prima cosa che noto se c'è è il difetto. Detesto chi fa questo.....quindi quando cado e lo faccio poi sto male ma lo faccio di default perchè questo ho imparato L'altra sera un'amica parlando dei suoi figli evidenziava tutti i difetti ad un certo punto non sono più riuscita a tacere e le ho evidenziato tutti i pregi dei ragazzi....mi dava fastidio....che non notasse la loro bellezza tutte le cose positive che hanno fatto....mi ci specchiavo e questo da l'idea di come mi arrabbio poi con me stessa quando me lo fanno notare....mi arrabbio due volte...con il fuori e con il dentro piango.gif e mi domandavo sempre come era possibile che mi scappasse questo comportamento ed invece era li da trovare e da osservare |
Quando qualcuno riesce dove io non riesco mi viene un senso di nausea la paura di non essere all'altezza e di perdere qualcosa c'è sofferenza dietro questa cosa, perchè razionalmente poi mi rendo conto ed ammiro l'altra persona, perchè non apprezzare sarebbe sminuire per sentirmi io bene e non serve a neinte. Ma quest'ultimo è razionalizzare una sofferenza mentre dentro ho quel senso di nausea ed paura che mi sale dallo stomaco.
Senso di nausea che ho davanti al nuovo davanti a qualcosa da affrontare che non conosco che mi strizza lo stomaco ho paura di non essere all'altezza di non farcela di perdere la stima di me che voglio avere senza dati perchè non tengo conti non registo dati...se non mi applico sono approssimativa per difetto (e ritorniamo al difetto) Nello stomaco ho la sete della brama del volere almeno io quando cerco di fare qualcosa e mi impegno per dirigerlo lo faccio con lo stomaco come se lo spremessi per ottenere il risultato ma prima del tempo necessario, accendo un fuoco che piu che cuocere brucia perchè manca della pazienza necessaria .......pazienza che è fatto di intento, impegno, osservazione, attenzione, determinazione, amore, volontà nel fare, cura e gioia di fare Quando faccio un lavoro sono tutta tesa li nello stomaco. Quando faccio qualcosa con tensione è li che tendo i muscoli e strizzo fuori la brama di riuscire. E anche la rabbia esce da li, è un fuoco che brucia dentro lo stomaco ma invece di cuocere il cibo brucia il contenitore. Il cercare di dirigere sempre le cose mi fa usare sempre lo stomaco che ora mi fa male e che mi da il senso di nausea di qualcosa di non digerito di qualcosa da dover mandar giù e che invece gira e rigira perchè non l'ho digerito. Che cosa non ho digerito? Non digerisco che qualcuno sia meglio di me? Ma perchè? sai quante persone ci saranno e ci sono....perchè io vorrei essere di più....vorrei....vorrei...vorrei e la brama mi brucia lo stomaco tutto quel fuoco che alzo senza attenzione, senza impegno...senza dedizione....senza tutte queste cose che non ho voglia di fare....permettono al fuoco di bruciare prima l'olio poi consumano l'acqua e alla fine bruciano la pentola e il suo contenuto. (alle volte dovrei solo osservare cosa e come lo faccio, perchè in cucina mi comporto così metto sul fuoco al massimo la pentola e poi non sto li a controllare, a girare ad osservare e poi brucia tutto mentre se osservo con attenzione e i mi ci dedico al meglio che posso riesco a cucinare dei piatti deliziosi) Devo e voglio imparare a lasciare che sia...non recuperò così quel che non ho avuto ma non perderò quel che ho spero di riuscire e di fare in tempo ad impararlo |
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