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Kael l'argomento mi interessa molto però non ho letto nulla sulla simbologia delle donne o madri Eva, non sono in grado di aprire in simboli o esoterismo, se vuoi farlo tu io seguo volentieri.
Quello che sulle donne ho intuito di questa tragedia è che in natura la madre animale cura e nutre i piccoli e poi li allontana da se, mentre la madre umana ha la tendenza a trattenere i figli anche quando hanno raggiunto l'età matura. Questo ruolo appartiene al padre, di spingere fuori dal nido. Come se la civilizzazione della città avesse fatto perdere questa importante funzione istintiva della femmina, che invece va recuperata portanto le donne nella foresta. Quindi questa differenza di opposti fra città e foresta, come fra conscio e inconscio, razionale e irrazionale. Il maschile spinge ciò che il femminile trattiene?... torniano sempre alla questione trattenere/spingere, la dualità degli opposti. Quello che intuisco e ipotizzo è che Dioniso porta le donne nella foresta e le mette a contatto con la loro parte istintiva di donna/femmina, tra umano e animale, nutrire curare e poi allontanare, permettere al cucciolo di diventare adulto, staccarlo da se invece di divorarlo emotivamente. Dioniso ha conosciuto essenzialmente le donne, non conosce il padre, ed è questa ricerca del maschile che lo libera. Anche Penteo ha conosciuto soprattutto la madre ma egli resta attaccato a lei, non va verso questa ricerca del padre cioè del principio maschile, resta intrappolato nell'aspetto divorante del femminile che lo porta alla morte. |
Se ben ricordo, una volta in qualche discussione mi pare Uno abbia detto che l'età mentale non corrisponde all'età cronologica, e l'uomo medio si ferma ad un'età poco più dell'adolescenza, entro i 24 anni più o meno, se sbaglio correggetemi.
L'età cronologica cresce ma non quella mentale, la cosapevolezza si ferma ad un livello basso. Potrebbe corrispondere con quello che afferma Gurdjieff, quando parla di essenza giovane, da qui la necessità di costruire i vari strati di personalità per sopravvivere. Tutto questo preambolo per agganciarmi alla figura di Perseo, personaggio di un'età adulta, al confronto con Dioniso in età adolescenziale. Perseo è chiamato anch'esso nel suo percorso iniziatico ma resta ancorato ai pregiudizi, alla regole, alla morale della città e non può vincere contro gli istinti liberi del dio. E' in risalto la cristallizzazione della personalità di Perseo che non riesce a sganciarsi dalla città nel confronto con la foresta per quel che simbolicamente rappresentano. L'uomo civilizzato, strutturato, di città a confronto con l'aspetto più istintivo e meno strutturato del giovane Dioniso. Sembrerebbe che la foresta/inconscio sia più forte della città/conscio. Dioniso conosce entrambe, mentre Perseo conosce solo la città/conscio. Dioniso porta nella foresta il nemico dove è più sicuro di vincere. |
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tragedia : -00- '' Dioniso, dio del vino, del teatro e del piacere fisico e mentale in genere, era nato dall'unione tra Zeus e Semele, donna mortale. Tuttavia le sorelle della donna ed il nipote Penteo (re di Tebe) per invidia sparsero la voce che Dioniso in realtà non era nato da Zeus, ma da una relazione tra Semele ed un uomo qualunque, e che la storia del rapporto con Zeus era solo uno stratagemma per mascherare la "scappatella". In sostanza, quindi, essi negavano la natura divina di Dioniso, considerandolo un comune mortale. Nel prologo della tragedia, Dioniso afferma di essere sceso tra gli uomini per convincere tutta Tebe di essere un dio e non un uomo. A tal scopo per prima cosa ha indotto un germe di follia in tutte le donne tebane, che sono dunque fuggite sul monte Citerone a celebrare riti in onore di Dioniso stesso (diventando quindi Baccanti, ossia donne che celebrano i riti di Bacco, altro nome di Dioniso). Questo fatto però non convince Penteo: egli rifiuta strenuamente di riconoscere un dio in Dioniso, e lo considera solo una sorta di demone che ha ideato una trappola per adescare le donne. Invano Cadmo (nonno di Penteo) e Tiresia (indovino cieco) tentano di dissuaderlo e di fargli accogliere Dioniso come un dio. Il re di Tebe fa allora arrestare lo stesso Dioniso (che si lascia catturare volutamente) per imprigionarlo, il dio però scatena un terremoto che gli permette di liberarsi immediatamente. Nel frattempo dal monte Citerone giungono notizie inquietanti: le donne che compiono i riti sono in grado di far sgorgare vino, latte e miele dalla roccia, e in un momento di furore dionisiaco si sono avventate su una mandria di mucche, squartandole vive con forza sovrumana. Hanno poi invaso alcuni villaggi, devastando tutto, rapendo bambini e mettendo in fuga la popolazione. Dioniso, parlando con Penteo, riesce allora a convincerlo a mascherarsi da Baccante per poter spiare di nascosto quelle donne. Lo induce a travestirsi da donna e ad andare con lui sul Citerone ma, una volta giunti lì, il dio aizza le Baccanti contro Penteo. Esse sradicano l'albero sul quale il re si era nascosto e fanno letteralmente a pezzi Penteo. Non solo, ma la prima ad avventarsi su di lui e a spezzargli un braccio è Agave, la madre stessa di Penteo. Questi fatti vengono narrati a Cadmo da un messaggero che è tornato a Tebe dopo aver assistito alla scena. Poco dopo arriva anche Agave, ed ha un bastone sulla cui sommità è attaccata la testa di Penteo che lei, nel suo delirio di Baccante, crede essere una testa di leone. Cadmo, sconvolto di fronte a quello spettacolo, riesce pian piano a far rinsavire Agave, che infine si accorge con orrore di ciò che ha fatto. A quel punto riappare Dioniso ex machina, che spiega di aver architettato questo piano per punire chi non credeva nella sua natura divina, e condanna Cadmo e Agave ad essere esiliati in terre lontane. Sull’immagine di Cadmo e Agave che, commossi, si dicono addio, si conclude la vicenda. '' -00- In effetti la parte piu' rilevante e' il rapporto tra questi due personaggi Penteo , il Re , preoccupato delle sorti della morale cittadina cioe' dell'effetto del furore irrazionale sulle donne e Dioniso che rappresenta la forza in grado di sovvertire la morale corrente . In questo sta l'essere Penteo maturo ( ancorato al proprio lato cosciente e Dioniso giovane ed irrazionale . Ma il punto chiave a mio avviso sta nel rifiuto a vedere Dioniso come un Dio ma solo come un DEMONE . A questo Dioniso si ribella innescando le reazioni di follia descritte nel racconto da parte delle donne . Divinita' e demone sono 2 faccie dello stesso fenomeno viste la prima nelle sue potenzialita' positive , il secondo nei suoi effetti di autonomia all'interno della psiche e di costrizione a vivere in modo sfrenato ( possessione ). Cadmo e l'indovino Tiresia tentano di dissuadere Penteo e tentano di indurlo a RICONOSCERE la natura di Dio a Dioniso ma inutilmente . Il riconoscimento della natura di Dio implica la sua accettazione e quindi alla fine un primo passo verso il suo controlllo . Notare pero' che sia Cadmo che Agave vengono condannati all'esilio , il primo per non essersi imposto a Penteo ( credo ) ma la seconda per aver ceduto alla follia sfrenata , come a dire che non e' quella la funzione piu' elevata di Dioniso di quella divinita' che non e' dunque un Demone ma appunto un Dio . Ancora interessante e' , come se si trattasse di una vera e propria seduta psicoanalitica , studiare il comportamento di Penteo una volta rimosso ( imprigionato ) il Dio . Dioniso con piu' forza di prima riemerge proprio in Penteo che si fa convincere ad andare a vedere cosa vuol dire vivere quelle forze primordiali subendone pero' le conseguenze piu' disastrose proprio per averle prima disconosciute e rimosse . Come non vedere in questo il riemergere delle forze dell'inconscio in forma arcaica e primordiale proprio come effetto della rimozione a cui tutti noi siamo costretti dalla morale corrente e/o dall' uso unilaterale di una delle funzioni della psiche ( pensiero sentimento sensazione ed intuizione) a danno di quella corrispondente opposta ( pensiero sentimento -- sensazione intuizione ) . La tragedia datata 2500 anni fa sembra un moderno trattato di psicologia dell'inconscio ed espressa in forma artistica ad uso del popolo di Atene che in tal modo esorcizzava le forze piu' distruttive della mente . Un po' come avviene oggi con i riti della religione cattolica cristiana , |
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Cadmo e' l'io anzi probabilmente il superIO froidiano indebolito che non riesce ad imporsi e ad integrare il Dio , Agave l'anima di Penteo scossa e compromessa dall'inconscio collettivo che invade la psiche ( tanto e' vero che la testa di Penteo , la sua razionalita' finisce in cima al tirso , al bastone simbolo di Dioniso ) , Tiresia infine e' qualcosa di particolare cioe' la capacita' vaticinatoria che il Dio , l'incosvcio conferisce all'uomo o in altre parole la funzione intuizione che consente di vedere la direzione che quel determinato momento vissuto puo' dare all'individuo . Ma la tragedia aveva nel suo epilogo infelice la funzione pedagogica di ammonimento e di sfogo e catarsi per il Greco come in un grande momento di riconciliazione collettiva. Tanto e' vero che il trermine stesso di tragedia significherebbe '' canto del capro '' cioe' canto di un animale sacro a Dioniso ma che veniva sacrificato . Il sacrificio sarebbe allora il giusto epilogo del racconto . Sul significato del sacrificio da sempre ricorrente ci sarebbe da dire molto perche' compare in tutti i riti e le religioni non ultima ma anzi con grande significato nella messa cristiana . |
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Scusa, ricordavo male, forse nemmeno qui avrò letto questa cosa ma non ha importanza, confermi comunque ciò che ho detto, grazie. |
Questo mito esplora le orgini, la differenziazione fra il sè e l'altro.
Dioniso guarda alle sue radici, la sua vera origine, vuole dimostrare di essere originato da un dio è alla ricerca della sua vera identità. Dioniso conosce il conscio e l'inconscio mentre Penteo si scontra con ciò che non sa di se stesso, di sua madre, della gente di cui egli è re, la massima autorità, colui che agli occhi degli uomini è come un dio; il proprio incoscio, la propria ombra, ombra che Dioniso sembra conoscere bene e accettare, usare per arrivare alla sua origine, alla sue radici, alla sua identità. Dioniso sa di essere figlio di un dio, lo sente dentro come verità e per questo lotta strenuamente. Quello che mi torna alla mente sempre è che quando non si ha nulla da perdere si lotta con più forza. Un uomo quando non ha nulla da perdere? Quando è disposto a rinunciare a tutto, anche all'identificazione di colui che possiede. Perseo è un re, è legato al controllo della città, controllo del suo desiderio sessuale verso la donna e delle donne della città, di tutto ciò che è conscio, visibile, tangibile, conosciuto. L'inconscio è tenuto a bada con le regole, la morale. Dioniso è un dio, non è legato ai beni terreni perchè aspira ad altro. Tutto diventa mezzo per arrivare al divino. |
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Clicca su "Le Baccanti" e la trovi subito. Se hai difficoltà o dubbi ti mando il link in pm. :C: |
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Che ne dici ? |
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Ho trovato interessante la figura di Perseo. La sua visione dell'oggetto in riferimento al Sè. Nei miti, come nei sogni e nelle fiabe, il Sè viene rappresentato anche dalla figura del Re. Il Sè viene percepito come unificante degli opposti, di conscio e inconscio che invece in questo mito si differenziano. Il mito tratta le origini, quindi gli archetipi, l'inconscio collettivo, ciò che stava prima dell'individuale. Si notano gli estremi, gli opposti in modo esasperato e inconciliabile. Il Sè unifica, Dioniso separa, differenzia gli opposti. Anche se dici che non vi è soluzione eppure ci deve essere qualcos'altro che ha a che fare con "mescolamento". L'importanza di questo mito ho idea che si trovi nel separare gli opposti per poterli vedere, capire, accettare, trovare ognuno il punto di equilibrio, poi nel mito di Apollo. Perseo non è in grado di capire e accettare la natura dell'altro, del dio, egli lo sottovaluta o forsa sopravvaluta se stesso. Dioniso invece è in grado di vedere questi opposti, la natura di Perseo e lo attira nella sua trappola. Delle donne mi viene in mente che nel regno animale la madre uccide i cuccioli che non può sfamare, o sono malformati o in numero superiore per garantire comunque la sopravvivenza a tutti. La donna che divora, anche il figlio, simbolicamente sembra un retaggio di questo istinto che si è perso, secondo me, con la funzione sentimento. Però la donna /madre divora psicologicamente il figlio anche adulto, non lo lascia libero, quindi una trasformazione di questo istinto su un altro piano. Dioniso fa tornare alle origini, alla bestialità istintuale rimossa con la civilizzazione, ma ancora inconscia, mescolata, perchè non differenziata. |
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La cosa molto interessante è che Apollo rappresenta il bello onirico, l'immagine di bellezza onirica vista anche come sogno, a differenza dell'ebbrezza dionisiaca che pure non è ancora realtà come il sogno. Quindi sono due aspetti dell'io che ancora non danno una reale soluzione. Mi spiego così il senso della bellezza che ricorre nei miei sogni, ed anche il senso di bello e perfetto di un'ideale estetico apollineo che si contrappone poi agli istinti o alle immagini oniriche di distruzione dionisiache anche nei sogni. Se è vero che in me vedi tratti dionisiaci sicuramente il suo opposto è la bellezza e il gusto estetico apollineo che sembrano due aspetti opposti come in realtà lo sono ma servono a compensarsi per mitigare la bestialità degli istinti e gli ideali fantastici. La personalità dionisiaca apollinea appartiene ai tipi intuitivi. Nike, mi sa che per te ci vuole una freccia rinnova passione per i miti! cupid.gif |
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Allora , Apollo e' anche sogno ma non si esaurisce nel sogno . La bellezza ideale e' un sogno ma viene trasferita nella realta' attraverso l'opera dell'uomo che ad Apollo si ispira . Vedi le opere d'arte della massima armonia dell'antica grecia ( le sculture in particolare ) che si dice siano apollinee. Per questo Apollo e' il DIO della rappresentazione , del mondo ammantato del bello . Il sogno e' una rappresentazione della realta' attraverso immagini. Diverso e' DIONISO che invece appartiene al mondo dell'irrapresentabile , dell'interiore , del dentro che si manifesta all'esterno e anzi proprio per questo manifesta all'esterno quello che e' interiore . Insomma Apollo e' la manifestrtazione del mondo Dioniso e' la manifestazione del mondo interiore , ciascuno con le proprie modalita' . |
Secondo Jung Dioniso rappresenta il tipo percettivo e Apollo il tipo intuitivo.
Dioniso è la sensorialità della natura e dell'uomo in tutta la sua manifestazione, sia di bellezza che bestialità, di irruenza, senza limiti, senza freni inibitori dettati da una morale o da un senso etico e affettivo. Dioniso non è solo ombra del non manifesto, è anche vivere secondo la propria natura, ciò che piace, che si desidera, è liberazione della repressione. Diventa ombra nella sua esasperazione di questo vivere secondo le pulsioni. Jung dice che gli istinti repressi dell'uomo civilizzato sono molto più pericolosi e devastanti dell'uomo primitivo, per comprensibile ragione. Apollo rappresenta la bellezza e la perfezione divina. Tuttavia Apollo non è solo bello e perfetto, è anche cattivo, vendicativo. Egli porta sulla terra, fra gli umani, l'ispirazione del divino. Parla per mezzo dell'oracolo e questo secondo me come lato ombra del divino potrebbe rappresentare la superstizione. Mi piacerebbe avere conferma o smentita su questo se qualcuno di voi lo sa. L'apollineo potrebbe vivere di fantasia, di chimere, illusioni senza vera concretezza, senza veri valori, affidandosi al destino con una concezione più superstiziosa che religiosa. Così il dionisiaco potrebbe essere un brutale insensibile in preda alle pulsioni, o anche semplicemente un superficiale legato ai beni materiali. Il conflitto si risolve con l'integrazione dei due aspetti e per far questo occorre conoscerli entrambi, viverli, allungandosi nei loro confini luce e ombra attraverso un'inversione di tendenza per trovare equilibrio. All'inizio Nike hai detto che sembravo dionisiaca, baccante, ed è vero ma credo che io sia stata per buona parte della vita apollinea e che solo da qualche anno mi sto spostando nel dionisiaco per questioni di sopravvivenza, perchè l'apollineo vive di immagini, intuizioni, illusioni, miti di bellezza e perfezione che si frantumano al contatto con la realtà dura e brutale dell'opposto dinisiaco. Fin ora sono stata maldestra in queste manifestazioni, non ho saputo gestire le forze che stavano represse da tempo dentro di me, da cui il principio del civilizzato liberato che devasta ciò che lo circonda. Dioniso è necessario per avere contatto con la terra, nella concretezza di ciò che si vuole o si desidera. Apollo è necessario per non perdere il contatto con il divino. Dioniso porta l'uomo a Dio e Apollo porta Dio all'uomo. |
Questa interiorizzazione del mito che usa trasporre probabili racconti storici all'interno della psiche umana,rappresentandone aspetti egoici e moti interiori viene da mooolto lontano e si presta bene alle lusinghe che l'uomo usa verso se stesso per giustificare pensieri e costumi paragonandoli ora a questo ora quell'altro dio .
Vediamo così nell'adattamento alle pulsioni e comportamenti umani,un dio eccelso ridursi ad emblema di licenziosità e violenza,un altro relegato a funzioni (mentali) ben più nobili tuttavia meno tangibili meno concreti ; più ideali. Per quanto mi sforzi non riesco proprio ad immaginare un dio seduto a tavola ubriaco mentre trafoga vino che scorre dalle fughe della bocca per poi affondare il suo viso tra i seni floridi di donne sboccate e ridanciane a gambe aperte e piedi sul tavolo -( Questa è la tipica immagine da trivio che molti quadri di pittori anche famosi associano a Dioniso, più consona a materiale umano che divino (giacchè ne parliamo) :) Quanto facile diventi a questo punto evocare il mito per vivere la licenziosità di una esistenza senza regole non tanto etico-morali di convivenza , quanto di amor proprio e di rispetto per se stessi ; ça va sans dire . Dal momento che l'uomo non ha la minima idea di come si comporti un dio,non ha altra scelta che affibbiare ad esso un comportamento umano,cui direttamente consegue che ogni uomo ha concezioni e idee del divino strettamente personali; al punto che:" il dio del porco sia il maiale" ! Ho opinione che il mito che ci viene tramandato da millenni sia solo semplice cronaca storica smarrita tra le pieghe del tempo. Epoca di esseri magnifici che vissero sulla terra e l'uomo al loro cospetto era solo un animale senziente ed ammaestrabile. Credo che questa verità storica per attraversare le epoche abbia avuto la necessità di trasformarsi in fabula per allietare i trivi e far rimuginare le menti dei ben pensanti. |
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Sempre se ho capito ciò che vuoi dire. |
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No, perchè dovrebbe ? Sono parti integranti di un discorso che hai estrapolato da un contesto omogeneo privo di conflittualità ... non capisco cosa intendi
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C'era un'epoca in cui le forze della natura , nella quale rientra l'uomo e le sue dinamiche , erano proiettate in storie grazie alle quali si realizzava una partecipazione mistica collettiva in grado di guarire la sensazione di nullita' dell'uomo rispetto a quelle forze , nel tentativo di conciliarle col civere individuale e collettivo . Dioniso e' il Dio della tragedia greca che a sua volta e' un autodafe' ben superiore all'effetto del miglior psicologo d'ogni tempo , in grado di curare una collettita' intera , quella di Atene . L'uomo da sempre ha voluto e dovuto capirsi e capire e il mito a questo serviva . Ciascun Dio e' una parte di noi e il mito te ne da' conto con dettagli di raffinata poesia e realismo ad un tempo . Dei e demoni sono la spiegazione di fatti della psiche da parte di chi ancora non viveva di luoghi comuni , gente talmente avanti rispetto alla nostra pochezza che paiderastia , omosessualita' ed amore promiscuo erano gia' stati talmente sublimati che il mestiere piu' antico del mondo faceva sorridere e non faceva piu' storia .... a tal punto che un uomo come Pericle aveva una cortigiana come compagna tale Aspasia donna pare di grandi qualita' non solo a letto . Avrai letto di Eros nel Simposio di Platone , come questo demone viene descritto . Se non ti e' capitato prova a leggerlo e dimmi quanto esauriente , curativa ed iniziatica sia una simile descrizione , soffermati sulle sublimi parole di Diotima a Socrate e fammi sapere se il tuo animo critico non ne viene risanato d'un colpo per la forza della semplice verita' sentita con l'emozione che suscitano quelle immagini . O rileggi il mito dell'auriga nel Fedro o della caverna nella Repubblica . Se Platone se ne serve un motivo ci sara' .....o lo vuoi paragonare alla Novella 2000 di 2500 anni fa , facendogli fare la figura del guardone boccaccesco e cosi' a Euripide ed agli altri . Piuttosto mi sarebbe piaciuta un'approfondita tua opinione su questa migliore e piu' utile visione del paganesimo . |
Che l'uomo nello sforzo di comprendersi interiorizzi il mito è quello che ho scritto sopra , rimarcando i miei dubbi sulla leggittimità di tale processo e proponendo una ipotesi di storicità dei soggetti mitologici in questione .
Quando tu dici che dei o demoni sono o erano nella psiche dell'uomo non consideri affatto che "qualcuno o qualcosa" glieli ha messi lì dentro e a pensarci bene non ti allontanerai molto dal mio pensiero ! Giusto dal simposio dovresti aver capito che Socrate a differenza degli altri conviviali tirò fuori il racconto di Diotima che attingeva ad un tempo di molto anteriore all'epoca dei banchetti greci . Vedi Nikelise , la dilatazione del tempo permette di inquadrare meglio i contesti , come fa uno zoom . Se si allarga il campo ci si persuade che cio che ci viene offerto come origine di civiltà altro non è che uno sbiadito ricordo di ciò che un tempo fu . A noi mortali , rimane l'arduo compito di risalire la cima a fronte di un mondo intero che oscura e confonde la traccia del sentiero . Risalire a tali origini è possibile solo se si rimette in discussione il proprio essere e le proprie convinzioni , rivisitando le origini dei culti terrestri risalendo fino alla formazione del pianeta terracqueo su cui posiamo i piedi e soprattutto cambiando le fonti consuete che DE-FORMANO la nostra percezione . Non indicherò testi da leggere , ti basti sapere il punto di partenza . |
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Nessuno ce lo ha messo il mito nella testa dell'uomo , e' da sempre nell'uomo ed e' emerso come e' emerso ed e' valido tuttora ma se anche ce lo avessero messo sarebbe stato un gran bel fare non certo per rimbambirlo ma per insegnargli qualcosa . E nessuno di noi qui ha mai pensato che Dioniso fosse un cartone porno o un fumetto vietato ai 14 . E' invece importante questa rappresentazione dell'uomo attraverso il mito certo una delle tante rappresentazioni ma non meno valida o da svilire anzi forse la piu' diretta ed essenziale . |
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Io la mattina ho una prevalenza del pensiero , per fortuna , e quindi della coscienza ed allora il mio Dio e' Apollo ma nel pomeriggio/sera , vuoi per stanchezza vuoi perche' il buio prevale quando il sole tramonta , muoio o sono sopraffatto dall'inconscio dall'introversione ed allora prevale Dioniso con le sue manifestazioni . Non per nulla un buon bicchiere di rosso lo bevo alla sera come aperitivo . In realta' e' quel DIO che vuole la sua parte di attenzione nella giornata . |
......e poi dimmi se non è follìa! Questo tuo ultimo messaggio è una dimostrazione plastica dei danni che può causare l'identificare pulsioni umane , dipendenti da cambiamenti umorali direttamente connessi al prevalere di elementi egoici propri all'individuo ; Paragonati alla deità solo dalle lusinghe che l'uomo ruffiano rivolge a se stesso !
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Mi arrendo.....icon_mrgr: Ma aggiungo scherzosamente quello che Apollo direbbe a Dioniso e tu hai la smisuratezza di Dioniso : bevi con l'acqua !!!!icon_mrgr: icon_mrgr: icon_mrgr: |
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Faccio solo un esempio, tu la mattina sei di pensiero perchè nel tuo lavoro ti serve pianificare così, eppure se vuoi importi sull'avversario devi usare qualità dionisiache, devi portarlo nella foresta, cioè studiarne le sue debolezze e portarlo su un terreno dove tu sei più forte, lavoro di pensiero ma pensiero strategico, che può essere anche poco nobile anche se di base c'è un principio nobile che muove il tuo pensiero. Cosa ne pensi? |
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