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Un conto è far salire la rabbia per avvalorare le proprie tesi (fine a se stesse) e un altro per osservarsi mentre avviene e quindi prendere atto di ciò che ci viene detto senza diventare offendini a vuoto perché quello che ci verrà detto ci potrà servire per rettificare l’eventuale “errore”. Io faccio fatica a far uscire la rabbia la contengo e la uso per lavori manuali, per non esternare emozioni negative. E dopo lavoro su quello che ho percepito. Ad esempio se mi arrabbio con una persona che mi dice sono così o cosà li per li mi inc…o. Ma poi una volta dissolta la rabbia ci lavoro sempre (per analizzare l’evento) certo non bisogna cadere nel poverina ce l’hanno sempre con me. Io di fuoco ne ho molto ma se lo lasciassi uscire farei terra bruciata ecco che la mia mente sapendo questo si isola e cerca di lavorare in seconda battuta. Ora domando sto sbagliando tutto? :( martello.: |
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Invece non sono convinto che sta cosa si contrapponga o rallenti la salita. Semplicemente impedisce che saliamo con lei (e ci perdiamo) quindi in qualche modo lo spazio che gli diamo aumenta perchè restiamo collegati giù... quindi invece di partire sparati nella direziona della spinta che subiamo, ci allarghiamo, espandiamo... più o meno. PS: anche se con la rabbia è piuttosto evidente la cosa credo che valga con qualsiasi "fuoco" che salga dalla terra, in primis l'originale, la paura. Restare ancorati, mantenere un nucleo di coscienza e lasciare salire potrebbe forse dare delle sorprese a chi ha qualche difficoltà con paura che sale rischiando di diventare panico... |
ancore
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oggi posso dire che era "curioso" sentire gambe e poi braccia e poi stomaco diventare di pietra mentre la mente era ancora libera e..aimè...in trappola (questa è la sensazione che mi è rimasta) esiste un culmine dove se respiri troppo forte o ti muovi di un millimetro pensi di morire....il pensiero curioso che mi è venuto è che se all'inizio sentivo vero e proprio gelo diffondersi nel mio corpo fino a paralizzare tutto, quando mi sono arresa e non ho opposto resistenza "aspettando" che il malessere passasse (sapevo esattamente come stavo ma non ho, come mi spiego, permesso al panico di entrare in testa e buttar per aria tutto...un pò come quando si hanno le coliche, bisogna avere pazienza e concentrarsi sul pensiero che passano, agitarsi aumenta la contrattura dello stomaco..)sentendolo senza oppormi si è effettivamente "trasformato" in calore...decisamente meno paralizzante...le crisi sono passate, la situazione che generava il panico ci ho messo un pò a gestirla ma ecco, non mi paralizzava più perchè "sapevo" che non ne sarei morta...forse perchè non aveva mandato in tilt il cervello? mi sono ancorata in questo caso? ..certo che a dire che vedi arrivare la paura e ti fermi a guardarla mi sento un pò imbecille...ma se senti di non avere scampo o svieni o la guardi dritta negli occhi e le chiedi cosa vuole |
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Quando su ho accennato allo "scaricare" intendevo fare riferimento appunto al contrappeso. Cioè se immaginiamo una mongolfiera che tenta di salire a causa del gas che gongia, la corda che mi tiene ancorato a terra allo stesso tempo, mi pare, contrappone e scarica la tensione che si crea...Si contrappone, appunto, alla salita del pallone. Però...a guardar bene non soltanto si oppone alla salita ma, come dici te, fa in modo che la forza derivata da questa trazione si espanda. Quindi oltre che scaricare a terra potrebbe, in quella che individui come espansione e sicuramente lo è ma faccio fatica a visualizzarlo almeno concettualmente, creare un rimbombo( non so come altro dire ) all'interno. Ecco come ad esempio la paura che vien rappresentata come un martello il quale una volta battuto ci sveglia per quell'istante. |
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E' passato più di un anno dall'ultimo post, sia mai che che ora capiamo qualcosina di più icon_mrgr:
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E' questo versare la purificazione, come l'acqua sorgiva per essere pura ha bisogno di scorrere incessantemente, se la chiudiamo in un contenitore col tempo va a male e inizia a riempirsi di batteri. La purificazione è dunque un lasciare fluire dolcemente, cioè far salire verso la testa ma restando ancorati ai piedi, un versare continuo che alla lunga ci fa scoprire realmente chi siamo... |
Un materiale è puro, quando è totalmente quel materiale, non quando è un po' quello e un po' quell'altro. Quindi finchè uno è sia bene e sia male, non è cosi puro.
Purificare significa pulire, estirpare. L'acqua è pura soltanto quando bolle, o si sono eliminate le scorie, quindi la purificazione è il bianco comunque, significa aver eliminato il male o le imperfezioni. Accettare e vedere il male dentro di noi, significa soltanto renderci conto che non siamo puri, non siamo bianchi e che andremmo sbiancati. Se vedi i tuoi demoni e li accetti sei realista, non sei puro. Sono daccordo sul farlo salire dolcemente, perchè se i capi si lavano con troppa forza, oltre alla purezza, li avremmo anche sbiaditi, e le imperfezioni non si possono di certo trattare con tanta superficialità. Ovviamente sta riflessione viene dalla parola stessa. :C: |
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In questa realtà è necessario il male, così come è necessaria la terra su cui poggiare i piedi, altrimenti l'Equilibrio Universale verrebbe a rompersi. I demoni sotterranei fanno parte di noi, non possiamo cancellarli. Perfino Gesù ha visto il Diavolo in persona.... che dici, non era puro lui? |
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Noi esseri umani infatti non siamo puri, abbiamo il bene ed il male, il problema è se vederli come opposti o come contrari, o come forze complementari. Io non le vedo affatto complementari come per esempio vedo complementare materia e spirito. |
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Se l'uomo fosse solo bene e male, sarebbe già tanto.. sarebbe puro, il problema è che molti rifiutano questo male che hanno dentro e lo nascondono sotto ad una serie di "sovrastrutture" che inquinano così la purezza dell'uomo e lo rendono un miscuglio indecifrabile... |
ah ho capito, più che altro è stabilire cos'è l'uomo, io non credo sia un discorso fossilizzato, l'uomo dell'antico testamento forse era più male che bene, o aveva percentuali diversi, ma dato che l'uomo si evolve, credo che le percentuali un po' cambino, e credo che poi subentra un discorso individuale.
Non penso che è soltanto un rifiuto penso che è soltanto un evoluzione, proprio come quelli animali che hanno rifiutato una parte della loro animalità e nel tempo sono diventati essere umani, si sono evoluti. Nell'uomo c'è il male perchè ciò è un retaggio antico, ma bisogna dire che non è per tutti uguali. Tanto è vero che se guardiamo bene non tutti abbiamo gli stessi demoni. Credo che un Santo, è santo perchè ha purificato quella parte di male che lo condizionava, questo non significa che non è stato mai malvagio, ma semplicemente l'ha trasformata, altrimenti avrebbe detto: oh vabbè so fatto pure de carne! Diciamo che è questo che non mi torna, ma ho capito senz'altro il tuo discorso, una parte di materialità deve rimanere sempre, altrimenti saremmo angeli, ed anche una parte di spiritualità ( altrimenti non so che saremo). |
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Se serve comunque possiamo benissimo continuare nel thread su bene e male, qui rischiamo di andare OT. :C: |
Ok Kael, in ogni caso comunque adesso come l'hai spiegata mi è più cara, e sono senz'altro daccordo con te ;)
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Il Fuoco è quello che brucia lo zolfo arsenicale di cui è rivestita la nostra Pietra (scatenando maleodoranti colate nere, i tre corvi...) e che permette finalmente all'acqua viva, al Mercurio, di uscire?
E' praticamente quello che fece Mosè nel deserto, battendo col bastone (simbolo maschile, igneo) tre volte la roccia ne fece sgorgare acqua viva.. Sono ancora i "lavaggi" di Flamel, o levigazioni, lavaggi che ricorda essere puramente ignei, ai quali la Pietra cede le sue parti impure e finalmente libera la sua "anima metallica", o bianchissima acqua mercuriale... |
Riporto un passo dell'abate Montfaucon de Villars che può essere parecchio utile al discorso:
"Si deve purificare ed esaltare l'elemento del fuoco, che è in noi, e aumentare il tono di questa corda allentata. Non si deve far altro che concentrare il fuoco del mondo, per mezzo di specchi concavi, dentro un globo di vetro. Si forma in questo globo una polvere solare, che poichè si è purificata da sé medesima, ed essendo preparata secondo l'arte, diventa, in poco tempo, superlativamente adatta ad esaltare il fuoco che è in noi. Ed a farci diventare, per modo di dire, di natura ignea." Concentrare il fuoco del mondo per mezzo di specchi concavi... E' esattamente quello che fa una comune lente, che ha la proprietà di concentrare o divergere i raggi di luce. L'immagine del ricercatore alla Sherlock Holmes che con la sua lente d'ingrandimento tutto osserva e non si lascia sfuggire niente mi pare una bella metafora per quel che riguarda il modo di accendere e alimentare questo fuoco. Del resto, si sa, per accendere un fuoco campestre basta un po' di paglia, sole, e una lente d'ingrandimento... |
Ah, cercando anche "specchi ustori" (quelli usati nell'antichità per affondare le navi nemiche, dirigendo per mezzo di molti specchi, o di uno solo a forma di parabola, i raggi solari in un unico punto fino a incendiare gli scafi di legno) ho scoperto che uno specchio parabolico è proprio quello che viene usato, ancora oggi, per accendere il "sacro fuoco" della staffetta olimpica, cerimonia che si tiene ad ogni edizione nella piana del tempio di Hera ad Olimpia...
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Non ricordavo di aver risposto a questa discussione, ma vedendo la data forse era troppo presto... o forse è troppo presto anche adesso, però mi interessa questa cosa del fuoco.
Ogni tanto mi accendo troppo, quando questo non succede spesso mi sento spesso e depresso, c'era un periodo invece che mi sentivo ispirato e tutto ciò che faceva prendeva forma, forse in questo periodo il fuoco era più dosato. Il fatto che uno c'ha sempre caldo non centra invece vero? |
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Provo a dare una mano con un paio di domande: possiamo dire che il fuoco si accende (per attrito) ogni qualvolta cerchiamo di dominare (diciamo governare) una nostra reazione ad un impulso (sia esterno che esterno)? Puoi precisare meglio la frase che ho grassettato? |
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L'attrito si crea se ci sono due parti che sfregano, quindi ci vuole un "noi" che fa attrito con la reazione (e uno che osserva)... se la reazione è "in linea" con ciò che siamo/vogliamo essere non fa attrito e quindi non brucia. Questo forse in parte risponde anche alla seconda domanda... banalmente non è "noi" tutto ciò che, in noi, ci fa attrito. |
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