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Che volevi dire? |
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Comunque sono un bambino che è cresciuto... |
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E non mi dire che non c'entra :@@ |
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Tutti siamo destinati a morire, ma morire bambino di stenti è diverso che morire da vecchio realizzando lo scopo della nostra vita, non credi? Altrimenti meglio non nascere proprio o morire subito dopo. Citazione:
Ho assistito alla morte di molte persone anziane nel mio lavoro. L'ultima cosa che cercano è il cibo e la mamma. |
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Diverso invece sarebbe se non avesse fiammiferi, in quel caso potrebbe avere tutta la legna del mondo che sarebbe molto difficile accendersi un fuoco. |
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Ma allora che morale dai a questa storia? Detta così è solo una bambina sfortunata che muore una notte di fine anno come tanti altri. Un caso della vita insomma... Tutti quei fiammiferi sprecati solo per farmi contenta illudendomi che la bambina è morta felice? |
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hai i fiammiferi ma sei in un deserto (isolato da tutti) oppure sei al freddo e con il ghiaccio stai in riva al mare, al lago o in presenza di acqua nel primo caso non mi sono trovato ma nel secondo quasi, ho acceso tanti fuochi all'esterno (non ero piromane icon_mrgr: ) lavoravo e lo accendevo dentro recipienti di ferro. Allora quando è tanto freddo e io avevo legna quanta ne volevo, provi ad accendere (non con il fiammifero con l'accendino) la carta può essere che prende non è detto che però il legno si accenda. Se non hai fiammiferi ti potresti anche industriare, come facevano i primi uomini o similmente. Questo per dire che bisogna trovarcisi e non credo sia facile, poi non in ultimo dovremmo sapere noi stessi come siamo fatti in quelle circostanze, infatti non può essere un aggravante il sentirsi perduti, un temperamento non è uguale all'altro. Questo non vuole essere un giustificare ma un capire e comprendere per superare. |
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Solo che lei non li ha saputi sfruttare. Ed anzi, quei fiammiferi in qualche modo sono stati la sua condanna, l'hanno ammaliata, sedotta, si è persa nella loro luce (una luce sulfurea, ingannevole, che non dura) dimenticandosi del freddo e di se stessa. E così è morta nella notte, prima di arrivare nella vera luce del sole che l'avrebbe riscaldata al mattino.... Molti muoiono nel freddo della notte, rinunciando a combattere e illudendosi di aver trovato il calore del sole in piccole fiammelle fatue. (ovviamente è metaforico, come la fiaba del resto) ----------------- Ci sono comunque ancora altri punti che non abbiamo toccato, il fatto che fosse coi piedini scalzi, che fosse l'ultimo giorno dell'anno, etc... |
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La metafora era evidente, il non trovare per accendere un fuoco duraturo ci può stare e come. Se hai un bagliore dentro di te e ti limiti a quello, quando finisce il bagliore (fiammifero) allora devi nel frattempo aver acceso un bel fuoco. Se non l'hai acceso rimani al buio e al freddo ma nello stesso tempo se ti guardi bene dentro ti accorgi che non è come pensavi e allora ti industri per rendere quel fuoco di cui conosci la bellezza (tanto che ti ha incantato) pian piano vivo, togli la cenere e ci soffi e lo alimenti. |
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La fiaba riporta invece solo il suo sognare ad occhi aperti, il vedere nella luce di un fiammifero un'oca arrosta che le strizza l'occhio, in un altro un alberto di Natale, poi ancora sua nonna.... Mi sembra sufficientemente esplicito. |
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e invece qui sembra che non ci siano, infatti la morte viene intesa come morte ovvero fine di ogni possibilità di azione e d'altro, se fosse così non si capisce cosa spiegare ancora. Cosa mi interessa perchè sono morta/o se è finito tutto? Forse i piedi scalzi mi faranno resuscitare o il giorno dell'anno? |
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Edit: no era il 31 dicembre, e allora la dice lunga, parte che il 31 dic non è la fine dell'anno inteso fine inverno, ma qui siamo OT per dire dovrebbe essere ambientata per tutti i morti. |
Ho capito ora ma si poteva pure scriverlo al primo post, è che era troppo facile
ci siamo noi che viviamo -tutti muoriamo inteso come morte fisica -alcuni muoiono completamente -altri invece non muoiono -quelli che non muoiono è perchè oltre al fiammifero accendono anche il fuoco -quelli che muoiono invece è perchè non hanno voluto o potuto intravvedere la strada per accendere il fuoco ma sono rimasti abbagliati dalla luce sprigionata la bambina della fiaba è tra questi ultimi Edit: grazie Kael del suggerimento |
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Fra l'altro il fatto che lavorava, anche se viene chiamata bimba, mi fa pensare a una ragazzina sugli undici-dodici anni... non mi pare troppo severo pensare che poteva accendersi un fuoco (soprattutto visto il periodo in cui nelle case era normale avere le stufe a legna e quindi saperle accendere fin da piccoli, oltre al fatto che essendo morta la mamma era sicuramente più grande della sua età, era lei che probabilmente faceva le faccende di casa, che preparava il pranzo (quando c'era di che mangiare), etc..) |
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Mi rendo conto che non accetti la mia visione della fiaba, ma non dirmi che non aveva di che bruciare, visto che stiamo parlando di un inverno del nord dove quasi tutte le case avevano la legna accatastata per le strade. Inoltre ripeto, la storia non riporta che cerca qualcosa da bruciare ma non trova niente, è un particolare importante... Per il resto... Accuse? Rimproveri? Scusa qual è la tua interpretazione della fiaba allora? Sono curioso di sentire... |
Se si vuole proseguire è anche da ricordare che la piccola fiammiferaia doveva vendere qualcosa, i fiammiferi. Si dovrebbe ricominciare da qui, dalla neve, dalle pantofole persone ....
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Lasciamo stare le parti del mondo povere dove dovremo chiederci perchè la vita è congegnata così, per non dire che anche oggi è così, bla bla bla...Ma andiamo OT. Andersen è uno scrittore raffinato sensibile figlio della sua epoca e non lo so se aveva intenzione o era in grado di dare tutto il significato psicologico, che ne danno oggi autori come quelli che hanno scritto il pezzo che avevo pubblicato. Capisco che i geni letterari, e per me lui lo è, anticipano le cose e riescono a dare messaggi che vanno molto al di la della loro stesa consapevolezza(quì mi tirerò addosso non so quali disappunti, ma se non altro ci si confronta), ma io se leggo una favola per intanto guardo dentro di me cosa suscita la storia così come è descritta. La bambina è povera, vittima della impietosa ignoranza e insensibilità del padre verso i bambini che un tempo contavao forse meno di oggi. Mi rattrista e non vedo altro. A me pace quella di biancaneve e i sette nani, dal pezzo che va a quando lei abita felice nel bosco al momento prima che venga la strega. Il resto non me lo ricordo mai....ahaha Per ayn, sviscerando i particolari rinnoviamo freddamente il gelo ai piedini e la fame dell piccola fiammiferaia. Mi dissocio. |
Se l'autore fosse ancora vivo bisognerebbe mandargli una formale protesta: "perchè non hai fatto finire la fiaba con un vissero tutti felici e contenti?"
Quindi aggrappiamoci al morì contenta..... il che è pure vero: "beati coloro che non sanno". Questa fiaba come tutte le fiabe, le metafore, parabole etc... ha diversi sensi a seconda di come la si guarda. Quindi se la si guarda dal comune punto di vista: che bello, la bambina finalmente ha trovato la pace dalla nonna in paradiso. Se la si guarda da un punto di vista più profondo: la bambina aveva altre possibilità. Per esempio. La sua condizione era misera, era povera e sfruttata da un padre insensibile, condizione che è metafora di tutte le nostre miserie. Poteva darsi da fare di più, poteva bussare alle porte per cercare comunque di vendere i fiammiferi, poteva cercare di accendere un fuoco come è stato detto e poteva fare molte altre cose. Non ha avuto la forza, il che non è un giudizio-condanna, è una constatazione neutra. Anche senza andar nell'esoterico e quindi osservare lo zolfo demoniaco dei fiammiferi, un fiammifero è qualcosa che si accende velocemente ed altrettanto velocemente si spegne. Come i desideri se non alimentano qualcosa di più grande.... Spesso si parla in negativo dei desideri in ambienti di crescita spirituale o solo interiore, in realtà i desideri non sono negativi in se, senza desiderio di vivere neanche saremmo qui, i desideri sono negativi quando li accendiamo velocemente in continuazione senza seguirne veramente il senso. Non c'è comunque nessuna colpa nella persona che brucia subito tutto il potenziale e poi si lascia riassorbire dal tutto senza aver mai cercato una propria individualità, però non parliamo di consapevolezza. |
Che dire sta tutto qua:
Al mattino del primo giorno dell'anno nuovo, i primi passanti scoprirono il corpicino senza vita della bambina. Pensarono che la piccola avesse voluto riscaldarsi con la debole fiamma dei fiammiferi le cui scatole erano per terra. Non potevano sapere che la nonna era venuta a cercarla per portarla in cielo con lei. Nessuno di loro era degno di conoscere un simile segreto! ____________________ Una cosa è quello che gli altri si immaginano di noi o di quello che è restato, una cosa è quello che è realmente accaduto e li si parla (più sopra) di un'anima che è salita al cielo. Morale ricavata è che si fanno tante e belle parole ma senza conoscere veramente il punto in questione, e non è difficile neppure da identificare in quello che normalmente la gente tutti i giorni fa, da giudizi sugli altri non essendone degna. La favole è a lieto fine, sono i passanti che interpretano male |
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Se parlaimo del senso letterale della fiaba. A me non va giù solo quello. |
Premetto che ho sempre interpretato questa fiaba in modo ottimistico, con la bambina che muore felice e contenta per essere tornata dalla nonna. La chiave di lettura che sta venendo fuori non l'avevo mai considerata ma, riflettendo, credo sia la più corretta o comunque quella che può dare spunti più utili.
Lo spreco dei fiammiferi lo vedo allora come un bruciare le proprie energie o potenzialità in modo effimero, magari per inseguire desideri copiati da altri, senza permettere la nascita di un fuoco duraturo. Il fatto di inseguire la nonna e temere il padre, analizzandolo sotto un altro aspetto, mi fa pensare a chi rimpiange il passato nei suoi aspetti più piacevoli ma teme il confronto con le parti più dolorose del passato stesso, cosa che invece non si può evitare nell'ottica di una vera Individuazione o comunque evoluzione. |
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E' bene? E' male? Ne uno ne l'altro, è quello che è, punto. Le fiabe, le parabole, le metafore, fanno una cronaca di qualcosa che succede nel vivere cambiando la forma e dandogliene una che sia aderente a qualsiasi situazione. Se fai prevalere il lato romantico ci vedi solo il finale splendido, se fai prevalere il lato cupo ci vedi solo la tristezza etc... (che c'è in qualsiasi fiaba) se osservi oggettivamente vedi questo, quello e altro. |
Il finale è splendido basta leggerlo, se non si legge tutto e si continua a commentare (come anche io ho fatto fino ad un certo punto) si scala la torre (di babele) ma non si arriva a quello che l'autore voleva dire, quindi leggerla e rileggerla, spesso si discute non del tema ma di quello che si ha nella testa.
Che potrebbe essere anche giusto in un certo discorso, non in questo. C'è da guardare la realtà dei fatti e il finale, tutto qui.:) |
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Tu vedi quello che vuoi, io non ho detto nulla su quello che vedi. Ho scritto che c'è chi vede questo, chi vede quello etc............ Se la fai cadere sempre sul personale (in entrata ed in uscita) non ne saltiamo fuori e mi costringi a non citare più nulla di quello che scrivi per evitare incomprensioni.. |
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Una volta di spiritualità non si parlava. La massa era ritenuta indegna nel senso di ego, identificazione all'ego. Solo agli adepti era consentito parlarne. Le parabole o i simbolismi erano usati per far capire a chi sapesse intentere, i degni, coloro che intraprendevano la via spirituale, si distaccavano dalla sola comprensione della mente. Citazione:
Vi pare ipotizzabile questa versione? |
scusate ma per quanto mi riguarda l'intenzione dell'autore era di dare un significato simile a quanto scritto da Diamantea più che il resto.
il fatto che la bambina secondo l'opinione di tanti abbia "mancato" non era a mio avviso l'opinione di Andersen. o quantomeno quel mancare era cmq il modo trovato dalla bambina per elevarsi |
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Che posso dirti? Scusa tanto se questa fiaba mi insegna a non perdermi nel freddo della notte e a non ricercare le illusioni di un bagliore inconsistente e non duraturo, ma di avere sempre la forza di lottare per arrivare al caldo e alla luce del sole del mattino. Se per te questo è essere severi... (con una bambina metaforica poi, che non è reale...) per me è solamente cercare di estrapolare la morale più profonda che la fiaba vuole veicolare. |
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E poi quale sarebbe il messaggio della fiaba? Che l'elevazione spirituale si ottiene sognando letteralmente ad occhi aperti? (e su questo non a caso Andersen insiste tanto, tanto che descrive minuziosamente tutti i suoi voli pindarici, l'oca arrosta che le strizza l'occhio, l'albero di Natale, la visione della nonna, etc.. sottolineando bene insomma la natura onirica nella quale la piccola si rifugia) L'elevazione di coscienza non si ottiene sognando, anche se a qualcuno piace pensarlo... |
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