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Citazione:
Se volevi dire che non si può essere certi che esista solo coscienza e percezione, sono d'accordo. Ma il punto è un altro, ovvero che sebbene non possiamo avere il 100% di certezza che esista solo percezione e coscienza, è e rimane la conclusione che si ottiene cercando di capire la realtà con il massimo rigore scientifico (principio di identità e non contraddizione, rasoio di ockham nella sua derivazione più stringente). Quindi se la nostra ragione vale qualcosa, la lezione che esce da questo è che sebbene non sia certo al 100% che la realtà è solo percezione e coscienza, dobbiamo considerarlo decisamente più probabile rispetto all'esistenza ad esempio della materia (materia/energia). |
Citazione:
Quindi se non si puo sapere se esiste la realta' non puoi neppure essere sicuro che esista la percezione e la coscienza di te , non puoi conoscere nulla di nulla , non puoi avere coscienza neppure della tua coscienza . E allora? Il problema e' stato risolto parecchio tempo fa col COGITO ERGO SUM ma anche questo o e' un atto di fede oppure e' vero e allora cominci a percepire qualcosa : te stesso ma allora non vedo perche' non tu possa percepire anche il resto della realta' . Insomma la tua teoria e' sbagliata perche' se la porti all'estrema conseguenza devi negare anche quello che stai fin dal primo post affermando e cioe' che c'e' solo percezione e coscienza , neppure queste sono conoscibili . Il discorso sfuma nel nulla e si confuta da solo se correttamente esteso. |
Citazione:
E' il principio di identità che la nostra mente riconosce con la percezione della conferma a farci considerare esistente sia le percezioni sia la coscienza. Ad esempio io percepisco un albero, e mi chiedo: "Sto sperimentando la percepezione di un albero?", e ne ottengo una conferma. Quindi per il principio di identità esiste perlomeno la percezione dell'albero. Se mi chiedo in termini più generici: "sto forse percependo qualcosa?", ne ottengo anche qui una conferma. Quindi per il principio della identità esiste perlomeno la percezione. Uno stesso procedimento porta a concludere che esiste la coscienza. Pertanto ripeto per la "millesima" volta, che se applichiamo i principi della logica (principio di identità e non contraddizione) e il rasoio di ockham nella sua versione più ristretta possiamo concludere solamente che esiste la PERCEZIONE ed esiste la COSCIENZA. |
Citazione:
E quando è iniziato questo tread, che poneva lo stesso problema che ponevo io dillà, solo focalizzando su un punto che mi interessava di meno, sono stato contento perchè c'era l'occasione di mettermi dall'altra parte in quella che sembrava una discussione costruttiva. Purtroppo non è così... alcuni argomenti di atomico sono parecchio convincenti, anche se per renderli tali è necessario tradurre quello che dice ed essere un po' laschi sui termini. Cosa molto deludente certo, ma almeno qualcosa è stato aggiunto. Anche io ero partito dalle percezioni, ritenevo ovvio che non si potesse dimostrare l'esistenza della fonte delle stesse e guardavo ad essa come ad un'eventualità non conoscibile... questo nelle premesse. Poi il tread ha preso una piega diversa da questo ed è stato utile. Qui, oltre a definire percezioni in modo diverso dal canonico occorrerebbe anche definire coscienza, dato che si pretende siano i soli componenti della realtà. Non l'ho chiesto perchè non serviva a me, ma vedo adesso che sarebbe servito al tread. Amen. |
Citazione:
Il principio di identita' non c'entra . Io sto negando seguendo il tuo ragionamento la possibilita che tu percepisca che percepisci che a e' a . Rispondi a questo : e' possibile che la conferma della percezione dell'albero potrebbe non esistere in quanto anche per questa percezione serve un salto nel vuoto come dici tu. La conferma e' anch'essa frutto di percezione e quindi non so se esiste . La stessa coscienza della coscienza necessita di un salto in avanti di un atto di fede E cosi' via fino a negare tutto. Cartesio dovette dire quello che dici tu penso quindi sono , ma lui ammetteva di esserci mentre tu lo neghi . Da qui la contraddizione del tuo discorso . |
Citazione:
Nella tua discussione tu poni il problema della rappresentazione, ovvero di quanto una nostra percezione, che cade nell'ambito soggettivo possa rappresentare l'oggetto da cui la percezione proviene. E' un argomento che non centra niente con il fatto che esistono solo percezioni e coscienza, Anzi tu li presupponevi che esisteva davvero qualcosa oltre la mente. Ora che i nostri argomenti IN ORIGINE fossero uguali o diversi a me non importa granchè, e qui ne ho parlato visto che sei il secondo che non so per quale ragione ci teneva a dire che l'argomento non fosse originale. Sembra che in questo ofrum facciate a gara per fare rilievi su cose che per me risultano perfetamente inutili, Si vede che abbiamo una forma mentis completamente diversa. [quote=Ray;81826] Purtroppo non è così... alcuni argomenti di atomico sono parecchio convincenti, anche se per renderli tali è necessario tradurre quello che dice ed essere un po' laschi sui termini. Cosa molto deludente certo, ma almeno qualcosa è stato aggiunto. [/quota] Questa diatriba che è nata sui termini davvero mi sorprende, perchè è completamente sballata e insensata. Quello che importa è capire il discrso che uno fa, non stare a fermarsi sul termine che ha usato. Al limite se il termine in questione risulta essere fuorviante e quindi rendere difficoltosa la comprensione, si propone di utilizzarlo un altro, spiegandone i motivi. Tu ad esempio che termine avresti utilizzao? Dimmelo e spiegami perchè e percome sarebbe stato più preciso del termine "percezione". Visto che siete ossesionati da questa cosa delle definizioni, che per me è completamente inutile, allora giochiamo anche questa partita. Ora ti ripeto, sei pregato di dirmi quale termine dovevo usare al posto di percezione e perchè. Citazione:
Forse nel post iniziale non avevo spiegato altrettanto bene cosa intendevo percezione, perchè per mia ingenuità ho pensato che era sufficiente fare qualche accenno per far capire a cosa mi riferissi. Ma se anche per il signficato che ho dato al termine coscienza hai qualcosa da ridire, dammi anche per esso un nuovo termine e spiegami perchè lo ritieni migliore del mio. |
Citazione:
E' vero che anche la conferma è una percezione, e che se ci fermiamo a questo non è possibile affermare nulla. Ma questa conclusione oltre a essere ovvia e banale, è proprio inutile, perchè se fai a meno di conferma e contraddizione, annulli le prerogative razionali della mente. Ed è chiaro che se togli alla mente le sue prerogative razionali, non si possa dire nulla di nulla. E' come dire che per un sasso non esiste nulla. E certo che per un sasso non esiste nulla perchè non ha le capacità razionali della nostra mente. Il mio discorso invece era diverso, in quanto è improntato nel fatto che facendo propri gli strumenti razionali della mente (conferma e contraddizione) e la metodologia del rasoio di ockhan si arriva alla conclusione che esiste solo percezione e coscienza. |
Citazione:
Nella tua discussione tu ponevi il problema della rappresentazione, ovvero di quanto una nostra percezione, che cade nell'ambito soggettivo possa rappresentare l'oggetto da cui la percezione proviene. E' facile constatate come ciò non centri nulla con il fatto che esistono solo percezioni e coscienza. Anzi tu presupponevi che esisteva davvero qualcosa oltre la mente. Ora che i nostri argomenti IN ORIGINE fossero uguali o diversi a me non importa granchè, e qui ne ho parlato visto che sei il secondo che non so per quale ragione ci teneva a dire che l'argomento non fosse originale. Sembra che in questo forum facciate a gara per fare rilievi su cose che per me risultano perfetamente inutili. Si vede che abbiamo una forma mentis completamente diversa. Citazione:
Perchè quello che importa è capire il discorso che uno fa, non stare a fermarsi sul termine che ha usato. Al limite se il termine in questione risulta essere fuorviante e quindi rendere difficoltosa la comprensione, si propone di utilizzarne un altro, spiegandone i motivi. Ti faccio presente che ho comunque dato una definizione di coscienza nel mio post iniziale, nel senso che ho spiegato chiaramente che cosa intendevo per coscienza. Forse nel post iniziale non avevo spiegato altrettanto bene cosa intendevo percezione, perchè per mia ingenuità ho pensato che era sufficiente fare qualche accenno per far capire a cosa mi riferissi. Ma visto che anche tu hai fatto pesare questa cosa delle definizioni, senza avere alcun impulso costruttivo ad argomentare, ti chiedo di dire perché e percome i termini coscienza e percezione da me utilizzati sarebbero scorretti per rappresentare i significati a cui mi sono riferito, e quali termini tu avresti usato, spiegando il perchè e il percome siano migliori. Questo sulle definizioni rimane un discorso che per me non ha alcun senso, ma che a questo punto deve essere fatto, o meglio tu devi farlo se vuoi dimostrarmi che non dai giudizi negativi ingiustificati ai tuoi interlocutori. Se non farai tale discorso niente paura, perchè se non altro a differenza di Uno non mi hai accusato anche di incoerenza (lui l'ha fatto senza portare esempi a sostegno). |
Citazione:
Tu usi dei concetti fin quando ti fa comodo ( la percezione dell'albero non vuol dire che l'albero esiste ) e poi li molli , cambi i principi in corso d'opera per affermare che almeno la coscienza esiste per il principio di identita' . Ti pare corretto . Ma e' proprio mantenendo le premesse di partenza fino in fondo che si valuta il valore di un'ipotesi . Perche' la percezione di un albero dovrebbe essere fasulla mentre la percezione della tua coscienza dovrebbe essere reale ? boh! Ripeto che CARTESIO dovette ammettere di esistere in carne ed ossa per il fatto di pensare . Mentre tu lo neghi . Allora ripeto o quello di Cartesio fu un atto di fede e allora non vale niente : Cartesio non e' mai esistito oppure e' esistito e allora la tua teoria e' sbagliata . Terzium non datur . Che mi dici? |
Citazione:
Citazione:
Ebbene, è semplice, la coscienza a differenza dell'albero non è esterna alle percezioni, ma è una qualità intrinsecamente legata con essa. Non a caso posso dire: la coscienza è parte di ciò che io sono nel profondo (assieme alle percezioni), ma non posso dire che sono un albero. Citazione:
E come vedi non c'è contraddizione con quello che ho affermato io. |
Citazione:
Sei tu che affermi un principio : la percezione dell'albero non significa che l'albero esiste e poi lo molli per dire che la percezione che hai della tua coscienza e' reale e solo quella esiste per il principio di identita' . Il principio di identita' vale solo da un certo punto del discorso in poi , per l'albero non vale ? Il valore di una teoria si misura sulla coerenza tra premesse e conclusioni mentre tu in corso d'opera le premesse le cambi : di colpo la percezione che hai di quello che la tua coscienza ti rappresenta significa che la coscienza esiste , e' realta' mentre per l'albero la percezione non serve a niente . Ti pare corretto anzi logico? Pieghi la logica a tuo piacere . Ripeto che CARTESIO dovette ammettere di esistere in carne ed ossa per il fatto di pensare : o questa affermazione e' un atto di fede , e' un salto logico e allora non vale nulla :Cartesio non e' mai esistito per il tuo ragionamento oppure Cartesio ha ragione per il principio di identita' e aggiungo perche' in quel caso conoscente e conosciuto coincidono e si possono affermare per veri ma allora la tua teoria e' errata . A partire dalla realta' di CARTESIO la realta' diventa conoscibile . Terzium non datur . Che mi dici ? Scusate ma sembrava di aver cancellato . Lo lascerei pero ' non sembra del tutto uguale . |
Citazione:
Supponiamo che davanti a me ho un albero con foglie di colore verde. Mi chiedo:"Ho la percezione dell'albero?", e ne ottengo la conferma, allora concluso: la percezione dell'albero esiste. Mi chiedo:"Percepisco il colore verde?", e ne ottengo la conferma, allora concludo: la percezione del colore verde esiste. Mi chiedo:"La percezione dell'albero mi appare come qualcosa che ha senso in se stessa?", e ne ottengo la conferma, allora concludo: la coscienza (che è ciò che definisce l'aver senso in se stessa di una qualsiasi percezione) esiste. Mi chiedo: "Esiste un oggetto esterno alla mente a cui corrisponde la mia percezione dell'albero?", e qui non posso ottenere alcuna conferma. Come vedi con la coscienza ho usato lo stesso criterio che ho usato per l'albero. Spero di essere stato più chiaro questa volta. Citazione:
Che lui abbia davvero affermato questo, lo hai detto tu, io non conosco bene cartesio. Se ricordo bene Cartesio affermava che poichè era in grado di pensare allora esisteva, ma non come esistenza in carne e ossa, ma come quel "COLUI che pensa". Quindi ha messo in primo piano un'esistenza non materiale (che credo lui identificasse con l'anma) e in subordine quella del corpo (in subordine perchè rispetto all'esistenza dell'anima richiedeva proprio un atto di fede). Quindi tu che mi citi Cartesio, mi sa che non lo citi bene, ma sia che lo stia citando bene o male, non vedo cosa centri con la validità del mio discorso il fatto che cartesio sia stato un personaggio perfettamente inutile o meno. |
Citazione:
la percezione e' una cosa e la coscienza e' un'altra viene dopo e' un'elaborazione di quanto ho percepito . E' una realta' a se' rispetto la percezione e pertanto anch'essa deve fare la fine dell'albero , NON DEVE ESISTERE e se non esiste non puoi dire nulla . Sai quanti percepiscono ma sono incoscienti di quello che percepiscono . Cartesio deve dire penso e quindi esisto quale coscienza ( correggo quanto detto piu' sopra )proprio per non fare la fine della tua teoria : negarsi ,secondo logica . Dalla percezione di se' poi si passa alla percezione di tutta la realta' . |
[quote=atomico;81839]Cerco di spiegarmi meglio.
Supponiamo che davanti a me ho un albero con foglie di colore verde. Mi chiedo:"Ho la percezione dell'albero?", e ne ottengo la conferma, allora concluso: la percezione dell'albero esiste. Mi chiedo:"Percepisco il colore verde?", e ne ottengo la conferma, allora concludo: la percezione del colore verde esiste. Mi chiedo:"La percezione dell'albero mi appare come qualcosa che ha senso in se stessa?", e ne ottengo la conferma, allora concludo: la coscienza (che è ciò che definisce l'aver senso in se stessa di una qualsiasi percezione) esiste. Mi chiedo: "Esiste un oggetto esterno alla mente a cui corrisponde la mia percezione dell'albero?", e qui non posso ottenere alcuna conferma. Come vedi con la coscienza ho usato lo stesso criterio che ho usato per l'albero. Spero di essere stato più chiaro questa volta. quote] Salti un passaggio : dalla percezione dell'albero non puoi trarre la conseguenza che hai percepito la tua coscienza , per fare questo devi ammettere che se percepisci una cosa questa esiste . Non c'e' scampo . |
Citazione:
E coerentemente a tale definizione, ho tratto le mie considerazioni. Citazione:
Mi limito a farti notare che al massimo una tale affermazione non ha alcun impatto sul mio discorso, in quanto ai fini del mio discorso non è necessario dire che la COSCIENZA è qualcosa che deve esistere sempre. |
Vorrei sapere come possono considerarsi tali (e quindi essere nominati) elementi come interno ed esterno. Cioè ammesso che la coscienza sia un fattore come la percezione (senza entrare ora nel merito temporale, ovvero chi nasce prima) e volendo escludere "tou cour" la realtà del mondo esterno quali parametri avrei per distinguere un ipotetico interno da un esterno?
Si capisce? |
Citazione:
se porti alle estreme conseguenze la tua toria non puoi neppure affermare il tuo punto di partenza e cioe' che esiste solo percezione e coscienza perche' non puoi pensare che la coscienza percepita in effetti esista , diventa anch'essa un atto di fede . La tua teoria salta e come utilita' pratica e come possibilita' teorica . |
Ciao atomico, ci provo ancora una volta, ripartendo dal tuo primo post (visto che al mio ultimo non hai risposto)
Citazione:
Se non lo è però non sono reali nemmeno le tue percezioni... Citazione:
PS: Checchè tu ne pensi, ho letto senza pregiudizi i tuoi post, ma come stanno anche cercando di farti notare gli altri la tesi che proponi fa un pochino d'acqua... Spero che anche tu farai altrettanto col mio, se mi dovessi rispondere dicendo che gli impulsi nervosi esistono ma i nervi no, che gli impulsi nervosi se li autoprovoca la coscienza senza nessuna causa esterna, beh... in tal caso non mi resta che lasciar perdere e augurarti "buone percezioni". |
Citazione:
Ora che mi ci hai fatto pensare però potrebbe essere un caso soggettivo, ovvero, adesso non mi vorrei imbrigliare nelle polemiche di "normale" e/o "diversamente normale" e non sto entrando neppure nello specifico dell'utente atomico sto soltanto formulando una ipotesi come del resto fa lui stesso: e se parlassimo di individui che non possono accedere alla realtà? Che ne dite ho bevuto troppo stasera? P.S.: non vuole essere un giudizio tanto meno accusa verso altre realtà ma un discorso per capire una teoria. Edit: l'ho trovata ora guarda caso, sulla hompage "Qualunque tipo di mondo può esistere infatti ammettendo l'infinito il resto è automatico." Anonimo |
Citazione:
E di questo sono felice. Bravo. Immagino tu volessi dire che: dalla percezione della coscienza (e non dell'albero come hai scritto probabilmente digitando male) non posso dire che esiste la coscienza. Ed è vero, hai ragione. Questo significa che se definisco come coscienza la capacità della mente di dare senso a se stante alle percezioni, commetto un errore, perchè nessuno mi dice che quel senso a sé stante sia prodotto da una capacità della mia mente. Ne consegue che la definizione che ho dato di coscienza deve essere modificata nel seguente modo: La coscienza è quel senso a se stante che fa parte delle percezioni. In pratica non attribuisco alla coscienza nente di più che essere una particolare forma di percezione, disinteressandomi che sia prodotta dalla mente. Cosi come posso dire che esiste la percezione dell'albero, o la percezione del colore rosso, posso dire che esiste la percezione del senso a sé (e la percezione del senso a se stante la chiamo coscienza). Ti ringrazio ancora per le tue obiezioni, che si sono dimostrate fondate, nonostante all'inizio ne fossi fortemente scettico. |
Quindi siamo da capo, o meglio alle origini forse, un qualcosa di "indefinibile" (forse una mente) con due sensi.
Edit: super_strada o auto_strada? |
Citazione:
Ci stai prendendo in giro ammettilo :wow:.... io ammetterò di esserci cascato ed averti preso sul serio icon_mrgr: ----------------------------------------------- Ayn è vero, ci sono individui che non possono, parzialmente o totalmente, con o senza l'uso di sostanze neurotossiche, accedere alla realtà della collettività. Rimangono confinati in una loro realtà che riconoscono come unica. Non è per nulla facile tentare di entrare in quella loro realtà, direi che è quasi impossibile. Ovviamente anche io non mi riferisco a nessuno, sto vagliando e confermando la tua ipotesi. |
Citazione:
Quindi sembra che io sia stato incoerente, e qui rivaluto la corrispondente accusa fattami da Uno. Solo che tu hai fatto quello che si deve fare in un dialogo costruttivo cioè argomentare, e quindi in questo caso nel mostrarmi la contraddizione. Così mi dai modo di ribattere o di correggermi. Ammetto che nel post iniziale la mia descrizione di percezione come qualcosa che si genera per via dei sensi, non è attinende con il resto del discorso. Nel senso che solo una volta che si fa l'atto di fede di credere in una realtà esterna alla mente, si arriva alla conclusione che le percezioni sono prodotte dal cervello in risposta a impulsi nervosi. E questo come ho detto non ci azzecca con resto del discorso, il quale si riferisce alla situazione nella quale siamo prima di fare un atto di fede nei confronti di una realtà esterna alla mente. In definitiva nell'economia del mio discorso la percezione è quel che percepiamo in temrini di immagini, colori, odori, suoni, emozioni ... a prescindere da chi o cosa le produca. Le percezioni vanno considerate come dato di fatto. Citazione:
Quel SOLO indica quindi che se dovessimo trarre delle conclusioni in base alle suddette premesse, non potremmo assolutamente fare riferimento a una qualsiasi altra forma di esistenza, se non quella tipica dell'essere una percezione. |
Citazione:
E ancora non ci siamo mossi dal mondo umano. |
Citazione:
Se tu inizi un discorso sostenendo che tutto ciò che esiste sono pere e banane dovresti ben defiire sia pere che banane no? Altrimenti arrivo io che ti dico che a me invece risultano esistere anche i lamponi e non parliamo più. Quando mi dici - e devo ripetere ciò che ho detto post fa - che solo coscienza e percezione esistono, esse devono racchiudere tutto ciò che io posso dire esistente oppure tu mi devi mostrare che ciò che io dico esistente invece non esiste. Ad esempio io posso dire che esiste il pensiero e definirlo in un modo qualsiasi, come: la capacità che ho di produrre immagini che percepisco (penso una banana e riesco a "vederla" mentalmente). Due son le cose: o questo pensiero da me definito me lo infili in una delle due cose che per te esistono, quindi trattasi di percezione e/o di coscienza, oppure mi devi dire che quello che ho definito come pensiero non esiste. Chiaramente se avessi le tu definizioni precise di percezione e coscienza potrei fare questa operazione da me, ossia prendere una cosa che credo esistere, definirla, e vedere se in base alla tua teoria caschi sotto una delle due categorie oppure non esista. |
Citazione:
Citazione:
Pensaci e poi dimmi che ne pensi... |
Ciao Atomico, capisco che si sta parlando dell'assunto di ockham, ma non mi è chiaro se se ne discute in modo accademico, oppure se tu stesso sei convinto che tale legge spieghi il tuo stesso esistere.E se fosse così mi verrebbe da pensare che allora si potrebbe evitare di assecondare la percezione della sete o della fame, poichè non ci sarebbe materia che possa deperire in mancanza di cibo materiale. Spero non sia stupida la domanda, se lo fosse accetto che sia ignorata.
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O.t. In merito all'altro 3d, hai detto che ha preso un'altra piega, nell'ultimo post non ero certo di aver capito cosa stavi dicendo e/o chiedendo, poi è morta lì. Se non era la piega che desideravi potevi rimetterlo in carreggiata :) Fine O.t. |
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se da una parte può considerarsi giusto che conosciamo il mondo attraverso i nostri sensi, le nostre percezioni fisiche e dunque anche mentali, non possiamo certo negare l'esistenza di quanto percepiamo, convalidata dalla stessa percezione di mille altri individui, percezione che diventa comune agli esseri pensanti tanto da diventare scienza. In soldoni quando ho fame e percepisco un piatto di pasta, ne assorbo il profumo, la mangio fisicamente, l'azione che produco è un'esperienza non percettiva ma reale e così tutto quanto mi circonda, nel momento in cui entro in contatto fisico con l'esterno esso mi diventa reale. Del resto la scienza si basa proprio sull'esame di queste realtà oggettive e che si dimostrano tali per un gran numero di individui sì da assurgere a concetti non più astrati ma concreti. |
Le pieghe come dice Uno ci sono e non è una, nel senso che faccio un esempio: l'individuo X può trovarsi in piani diversi di percezioni e pur avendo "mezzi" per "sondare" o se vogliamo approcciare la realtà (o quello che con questo termine si vuole indicare) non si trova in sintonia o peggio nega a priori ogni possibile contatto. A cosa potrebbe essere dovuto questo stato o risultante? Prima ipotesi, come dicevo in altro post, è che l'individuo non ha possibilità fisiche ovvero ha tutte le caratteristiche interne ma gli manca un collegamento verso l'esterno e qui saremmo in uno stato diciamo di "caduta adamitica" primo stadio. Seconda ipotesi, l'individuo avendo superato la fase prima descritta e trovandosi in altri "stadi" non riesce a valutarne gli oggetti o altri soggetti in quanto appena "arrivato" nel senso di essere arrivato ma non ancora acclimatato. Certamente la casistica non si ferma qui, ho fatto soltanto due esempi. Ma più in definitiva è lo stesso individuo a cercare di capire dove si trova e come.
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Io ipotizzo invece che le percezioni o sono prodotte dall'interno, o sono prodotte dall'esterno, o sono sempre state, nel senso che nessuno le ha prodotte. Io lascio aperte tutte queste possibilità, tu invece scarti la possibilità che le percezioni siano sempre state, ovvero che ci sia sempre stato un flusso di percezioni senza origine e senza fine, capaci di susseguirsi come dato di fatto. Allora dovresti anche spiegarmi su quali bqasi arrivi ad escludere questa possibilità. |
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Diciamo che il rasoio di ockhan non è una legge fisica, nel senso che niente esclude che la speigazione corretta di un fenomeno sia quella più complicata, e non invece quella più semplice. Tuttavia dietro il rasoio di ockham c'è una considerazione che io ritengo piuttosto valida e da prendere in considerazione. Ovvero se per comprendere delle cose dobbiamo fare degli atti di fede, allora è più probabile commettere un errore maggiormente quell'atto di fede corrisponde a un salto nel buio. E chiaramente ricorrere ad una spiegazione complicata e avvulsa dalla nostra esperienza risulta essere un salto nel buio maggiore che ricorrere ad una spiegazione più semplice e in linea con cose che hanno corrispondenza con la nostra esperienza. Citazione:
Secondo il mio discorso credere all'esistenza della materia è un atto di fede, nel senso che la realtà stando ad un'analisi puramente scientifica può essere considerata solo fatta da percezioni. Se tu evitassi di mangiare e bere, sperimenteressi percezioni di estrema sete e fame, e poi sperimenteresti la percezione della morte. Dopo aver sprimentato la percezione della morte, potresti sperimentare altre percezioni, ma io non sono in grado di dire quali. Se ad esempio fosse vera la dottrina cristiana, sperimenteresti le percezioni tipiche di chi è all'inferno (i suicidi mi pare che vadano all'inferno per la chiesa). |
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Ma alla domanda: "Perchè percepiamo quel che percepiano e non una qualsiasi altra cosa?", siamo costretti a fare ipotesi supplementari, come quella assunta convenzionalmente dalla scienza che alle nostre percezioni corrisponda davvero un mondo esterno. Non si tratta però dell'unica assunzione che può essere fatta, perchè se ne potrebbero fare altre, ma uscirei dal tema di questo thread. |
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Mi spiego meglio, quando uno perde la memoria, vive una vita in cui continua a sperimentare percezioni, ma non è "al corrente" delle percezioni che ebbe prima di perdere la memoria. Ma non per questo tali percezioni non sono esistite. Quello della perdita della memoria è solo un esempio indicativo, e non pertinente al 100%, ma è giusto per farti capire il concetto. Più precisamente noi possiamo immaginare un flusso continuo di percezioni, che è sempre esistito e sempre esisterà, e dove è possibile sperimentare delle percezioni che fanno credere "al colui che percepisce" di avere avuto un unizio in un certo momento, ma questo non significa che prima ancora non ci possano essere state altre percezioni. Benchè siano concetti banali, non sono sicuro di riuscire a spiegarli bene, quindi mi auguro di essermi fatto capire. |
Citazione:
Per la questione della sete e della la fame, sono sicura che tanto per quanto mi riguarda, non avrei assolutamente la volontà per resistere ,scusa , volontariamente, avendo davanti acqua e cibo, all'istinto di conservazione, non è così facile. E' un discorso terra terra non ho molti strumenti filosofici. |
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Quindi fregatene se non hai gli strumenti filosofici, perchè la filosofia è una vera perdita di tempo. Ed è una perdita di tempo sia perchè non insegna granchè del funzionamento del mondo (per fortuna a quello di pensa la scienza), sia perchè non insegna granché a pensare con la propria testa. Niente di più facile quando ti imbatti in un filosofo, di incontrare in realtà un pappagallo che ti ripete una serie innumerevoli di pensieri che ha dovuto studiare e capire, e che senza neppure rendersene conto non ha la più pallida idea di quello che significa pensare con la propria testa. Il senso di tutto questo è che ti basta imparare a ragionare con la tua testa, non ti serve altro, e questo nessuno può insegnartelo ma lo puoi imparare avendo il coraggio e la fiducia in te necessaria a mettere in discussione tutto, a cominciare dalle tue più grandi certezze. |
Citazione:
Riporto la legge di Occam: (LA) « Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem. » (IT) « Non moltiplicare gli elementi più del necessario. » oppure (LA) « Pluralitas non est ponenda sine necessitate. » (IT) « Non considerare la pluralità se non è necessario. » oppure ancora (LA) « Frustra fit per plura quod fieri potest per pauciora. » (IT) « È inutile fare con più ciò che si può fare con meno |
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