Ermopoli

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luke 02-09-2009 18.21.34

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73329)
Citazione:
Originalmente inviato da nikelise
Forse e' un po' ot ma proviamo ,
allora l'esperienza metafisica , il misticismo , lo yoga con quel che significa , non sono altro che una maggiore esposizione al Tutto .



Esatto Quote:


La meditazione , la bellezza , la musica , gli archetipi sono i modi , mezzi per allargare i punti di ingresso del Tutto e fatto entrare nella giusta misura ci danno forza ed energia psichica e fisica?

A voler essere più precisi sono i veicoli. Lo so che veicolo e mezzo è molto simile, ma c'è una piccola sottile differenza

Ma allora l'individuazione e' ,nel suo aspetto negativo , un allontanarsi dal TUTTO ,
anche un allontanarsi dalla morte ma anche un allontanarsi da quella fonte di energia positiva che e' il Tutto.
Piu' ci unifichiamo al nostro interno attraverso il processo di individuazione piu' ci differenziamo ,
piu' ci unifichiamo come individui piu' ci rendiamo conto della nostra finitezza e ci prende lo sconforto.
Serve allora ritornare al contatto col tutto .
L'individuazione da sola non basta ecco perche' , forse , la ricerca si ferma e non conduce a nulla e bisogna attingere all'assenza di volonta' detta all'orientale cioe' al misticismo o in termini piu' ''nostrani'' alla fede cieca di una nostra partecipazione al Tutto.

Per come la vedo io più ci unifichiamo ed evolviamo al nostro interno più assaporiamo e iniziamo a comprendere il tutto, certamente meglio di chi è piatto, indifferenziato e segue il primo pensiero che gli passa per la testa.
E' come se sentissi dieci tipi di musica diversi contemporaneamente senza capirci molto, se invece poi studi musica, affini l'orecchio, cogli le sfumature dei vari brani e riesci ad isolarli, sei molto più "a contatto" con la musica di prima.
Magari si arriva al punto in cui ci rendiamo conto della nostra finitezza da un certo punto di vista, ma da un altro punto di vista vediamo anche la nostra non-finitezza, magari tramite la mistica come dici tu.

nikelise 02-09-2009 18.33.57

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 73330)
Per come la vedo io più ci unifichiamo ed evolviamo al nostro interno più assaporiamo e iniziamo a comprendere il tutto, certamente meglio di chi è piatto, indifferenziato e segue il primo pensiero che gli passa per la testa.
E' come se sentissi dieci tipi di musica diversi contemporaneamente senza capirci molto, se invece poi studi musica, affini l'orecchio, cogli le sfumature dei vari brani e riesci ad isolarli, sei molto più "a contatto" con la musica di prima.
Magari si arriva al punto in cui ci rendiamo conto della nostra finitezza da un certo punto di vista, ma da un altro punto di vista vediamo anche la nostra non-finitezza, magari tramite la mistica come dici tu.

Ma il misticismo e' tutt'altro dall'individuazione .
Diciamo che ci vuole l'uno e l'altro ....semmai e' possibile.

luke 02-09-2009 18.39.32

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73333)
Ma il misticismo e' tutt'altro dall'individuazione .
Diciamo che ci vuole l'uno e l'altro ....semmai e' possibile.

Magari è possibile individualizzare la nostra parte umana e quindi di conseguenza penetrare ed espandere la parte divina.

nikelise 02-09-2009 18.50.35

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 73335)
Magari è possibile individualizzare la nostra parte umana e quindi di conseguenza penetrare ed espandere la parte divina.

Io credo invece che le cose stiano su piani differenti .

luke 02-09-2009 23.59.21

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73338)
Io credo invece che le cose stiano su piani differenti .


Questo può anche essere, anch ese in questo tipo di discorsi le distinzioni e le classificazioni nette rischiano di essere fuorvianti, però per me il modo migliore per conoscere un piano è quello di conoscere anche l'altro...
Il mistico come può "riportare a terra" ciò che ha appreso nelle sue visioni se la sua parte umana se l'è "scordata"?
Nella migliore delle ipotesi sarebbe uno che sta ore in estasi quasi come se ciò rappresentasse non dico una fuga ma almeno un intervallo dalla vita ordinaria.Le visioni estatiche o comunque un percorso completo ed omnicomprensivo, a mio avviso, necessita sia il salire in alto sia lo scendere in basso e quindi una parte umana ben individualizzata consente anche di "riportare a terra" come ho detto prima le cose che stanno alte, nel modo migliore.
In questo mi sento vicino al pensiero di Aurobindo ( sul personaggio non ne so molto e non credo sia importante) il quale speso insisteva sulla necessità di far discendere quanto appreso nei piani alti, che lui chiamava surmentale e sopramentale, fin dentro l'ultima delle cellule del corpo oltre che nel piano mentale e vitale, adeguatamente "preparati " ovviamente.

filoumenanike 03-09-2009 08.51.36

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 73304)
Eh lo so, morire non fa piacere a nessuno. Essere immortali d'altra parte non so se sarebbe piacevole, specie se si continuasse ad avere questo corpo, su questa terra per ripetere all'infinito le stesse cose.
Alla fine forse subentrerebbe una specie di paralisi, di nausea verso tutto, e quindi è meglio sapere che il tempo a nostra disposizione è destinato a finire, così si dovrebbe cercare di vivere per arrivare al punto in cui quelle sensazioni e quegli stati d'animo che hai descritto ci "bastino".
Il problema, almeno per me, è riuscire a farli coesistere tutti quelli belli e quelli brutti: per i secondi penso di essere sceso abbastanza in profondità, per i primi non molto....Riuscissi a farlo per un periodo significativo in modo reale, profondo e consapevole, poi potrei anche ritenermi soddisfatto, ho dato, ho avuto, adesso succeda quel che deve succedere.

Vedi Luke, non ho desiderio di vivere in eterno, sarebbe come tu dici estenuante e anche nauseante, non è questo il problema, sono solita pensare alla morte come ad un compito..un esame da sostenere e se dovesse accadere...è un "pensiero tolto" icon_mrgr:
la cosa che più mi infastidisce è il non conoscere il senso della vita, dei mondi, dell'universo, mi piacerebbe che alla fine di questa giostra la mente si squarciasse nella percezione del tutto, fosse solo per un attimo...ma alla fine capire il perchè la terra gira e noi con essa! :bleah:

Ray 03-09-2009 10.41.35

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73329)
Ma allora l'individuazione e' ,nel suo aspetto negativo , un allontanarsi dal TUTTO ,
anche un allontanarsi dalla morte ma anche un allontanarsi da quella fonte di energia positiva che e' il Tutto.

Cioran diceva che la Realizzazione (non mi ricordo il termine che usava lui, ma di questo parliamo, l'individuazione se usi il termine junghiano è una tappa) è un atto "contro dio"... e forse da un certo punto di vista, ha ragione.

Comunque si tratta di aumentare la resistenza si... se immaginiamo un setaccio in un fiume si tratta si affinare la capacità setacciante, insomma la griglia di buchini, per quanto l'integrità strutturale del setaccio consente.
Da un certo punto di vista è allontanarsi dal tutto, perchè ci si differenzia, ma in realtà secondo me ci si allontana solo per dei brevi periodi in cui si fanno certi lavori (sulla griglia). Poi l'apertura al tutto in realtà aumenta (se ci separassimo davvero scompariremmo)... o meglio aumenta la nostra sopportazione. L'esposizione sempre quella è.

griselda 03-09-2009 18.59.10

O.T.
Ma l'individuazione è far emergere il "piccolo diavolo" che c'è in noi?
Fine O.T.
Scusate l'ignoranza. :)
snail.gif

nikelise 03-09-2009 22.24.03

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 73403)
O.T.
Ma l'individuazione è far emergere il "piccolo diavolo" che c'è in noi?
Fine O.T.
Scusate l'ignoranza. :)
snail.gif

In termini di gurdyeff e' diventare uno , svegliarsi, in altri termini conciliare gli opposti che stanno in noi .
Una delle tappe e' affrontare l'ombra cioe' quello che chiami ''diavolo '' .

Grey Owl 03-09-2009 23.04.18

Posso risultare OT ma non avevo mai sentito parlare del concetto di individuazione di Jung, così mi sono andato a leggere nella rete alcuni concetti.

L’individuazione è un processo di formazione della persona che sviluppa un'essere distinto dalla psicologia collettiva. E' un differenziarsi per ottenere una personalità individuale.

Questa particolare ricerca psicologica segue quella fisica, la persona è fisicamente separata dalla collettività ma non lo è psicologicamente.

E' interessante notare che mediante l'individuazione si ottengono dei risultati che non potrebbero mai essere raggiunti per la via già tracciata da norme collettive.

Ho trovato altresì interessante questo passaggio:
"Quanto piú l’uomo è sottoposto a norme collettive, tanto maggiore è la sua immoralità individuale."

Se l'uomo (preferisco definirlo persona) è sottoposto a norme collettive esso perde la sua individualità, la sua morale, la sua condotta risulta essere condizionata da una collettività.

Nel momento in cui una persona diventa un'individuo si riappropria della coscienza originaria. In questo modo la coscienza si libera dai condizionamenti, la visione quindi si può espandere oltre le normali vie tracciate dalla collettività.

Kael 04-09-2009 00.17.41

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73329)
Ma allora l'individuazione e' ,nel suo aspetto negativo , un allontanarsi dal TUTTO ,
anche un allontanarsi dalla morte ma anche un allontanarsi da quella fonte di energia positiva che e' il Tutto.

Beh no, perchè scusa? Posso conoscere gli altri solo in base a quanto conosco me stesso, ne deriva che più sono Individuo (più conosco me stesso) più allora conosco anche il Tutto che mi circonda.
Non posso conoscere me stesso allontanandomi dal tutto. Come in alto così in basso...

La tua frase però, se ribaltata, la troverei assai veritiera: l'Individuazione è un allontanarsi dal NULLA (che è l'altra faccia del TUTTO)...

nikelise 04-09-2009 10.02.45

Citazione:

Originalmente inviato da Grey Owl (Messaggio 73411)
Posso risultare OT ma non avevo mai sentito parlare del concetto di individuazione di Jung, così mi sono andato a leggere nella rete alcuni concetti.

L’individuazione è un processo di formazione della persona che sviluppa un'essere distinto dalla psicologia collettiva. E' un differenziarsi per ottenere una personalità individuale.

Questa particolare ricerca psicologica segue quella fisica, la persona è fisicamente separata dalla collettività ma non lo è psicologicamente.

E' interessante notare che mediante l'individuazione si ottengono dei risultati che non potrebbero mai essere raggiunti per la via già tracciata da norme collettive.

Ho trovato altresì interessante questo passaggio:
"Quanto piú l’uomo è sottoposto a norme collettive, tanto maggiore è la sua immoralità individuale."

Se l'uomo (preferisco definirlo persona) è sottoposto a norme collettive esso perde la sua individualità, la sua morale, la sua condotta risulta essere condizionata da una collettività.

Nel momento in cui una persona diventa un'individuo si riappropria della coscienza originaria. In questo modo la coscienza si libera dai condizionamenti, la visione quindi si può espandere oltre le normali vie tracciate dalla collettività.

E' il risvegliarsi di Gurdyeff visto sotto altri aspetti ma il concetto e' quello . La frammentazione dell'individuo non e' altro che un altro modo di parlare dei tanti io....cosi' ben sfruttati da chi ci comanda8-) .

nikelise 04-09-2009 10.16.48

Citazione:

Originalmente inviato da Kael (Messaggio 73423)
Beh no, perchè scusa? Posso conoscere gli altri solo in base a quanto conosco me stesso, ne deriva che più sono Individuo (più conosco me stesso) più allora conosco anche il Tutto che mi circonda.
Non posso conoscere me stesso allontanandomi dal tutto. Come in alto così in basso...

La tua frase però, se ribaltata, la troverei assai veritiera: l'Individuazione è un allontanarsi dal NULLA (che è l'altra faccia del TUTTO)...

Ma ogni differenziazione
e l'individuazione e' la massima differenziazione possibile dell'individuo che prende la massima coscienza di se stesso ,
e' divisione , separazione dal Tutto.
Per questo dico che e' un allontanarsi dal TUTTO dove il Tutto e' proprio il suo contrario cioe' l'indifferenziato.
Tanto e' vero che uno sprazzo temporaneo di percezione del Tutto la si puo' avere anche se si e' lontani dalla individuazione ,
Sono quei lampi di luce che ti possono permettere di incamminarti sulla starda dell'individuazione che e' un riflesso di quel Tutto indifferenziato.

nikelise 04-09-2009 10.23.43

Per tornare alla morte si puo' dire che e' la piu' grande e completa esperienza mistica cioe' di fusione col Tutto .
Gli stati di estasi ci si avvicinano come esperienza e spesso il ritorno nella realta' e' un esperienza drammatica .

luke 04-09-2009 11.14.00

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73432)
Per tornare alla morte si puo' dire che e' la piu' grande e completa esperienza mistica cioe' di fusione col Tutto .
Gli stati di estasi ci si avvicinano come esperienza e spesso il ritorno nella realta' e' un esperienza drammatica .

Però scusa se io sono fuso col tutto allora non c'è nessuna realtà da cui esco e ritorno, io sono la realtà o sto fuso con essa sempre e comunque, perchè altriementi sembra quasi che i mistici o chi comprende il tutto siano assimilabili a chi si fa un acido LSD e "viaggia".
A mio avviso possono esserci vari gradi di comprensione del tutto, da quasi zero a quasi totale ( i limiti estremi li escludo) e l'aumento del grado di comprensione passa anche attraverso un lavoro efficace sulla propria individualità, che , per me, non vuol dire allontanarsi dal tutto, in cui rimaniamo sempre e comunque dentro, ma solo capirlo e comprenderlo meglio.

nikelise 04-09-2009 11.34.38

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 73434)
Però scusa se io sono fuso col tutto allora non c'è nessuna realtà da cui esco e ritorno, io sono la realtà o sto fuso con essa sempre e comunque, perchè altriementi sembra quasi che i mistici o chi comprende il tutto siano assimilabili a chi si fa un acido LSD e "viaggia".
A mio avviso possono esserci vari gradi di comprensione del tutto, da quasi zero a quasi totale ( i limiti estremi li escludo) e l'aumento del grado di comprensione passa anche attraverso un lavoro efficace sulla propria individualità, che , per me, non vuol dire allontanarsi dal tutto, in cui rimaniamo sempre e comunque dentro, ma solo capirlo e comprenderlo meglio.

Beh si anche quello del mistico e' un ''viaggio'' un po' diverso da quello di chi fa uso di lsd , soprattutto per gli scopi , per gli effetti non lo so perche' non l'ho mai provato.
C'e' chi dice che la morte e' la fine di tutto a questi si puo' rispondere che invece e' solo un ritorno al Tutto.

Non dico che chi procede per l'individualizzazione non puo' comprendere il Tutto , dico che finche' fa quello , fa altra cosa che un'esperienza mistica e che per certi versi e' un percorrere la strada opposta , all'incontro col Tutto.
Poi puo' fare anche il cammino inverso .
D'altra parte in esoterismo gli opposti si richiamano l'un l'altro e cosi' facendo tendono ad incontrarsi ....ma prima di incontrarsi sono lontani l'uno dall'altro.

luke 04-09-2009 11.50.41

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73435)
Beh si anche quello del mistico e' un ''viaggio'' un po' diverso da quello di chi fa uso di lsd , soprattutto per gli scopi , per gli effetti non lo so perche' non l'ho mai provato.
C'e' chi dice che la morte e' la fine di tutto a questi si puo' rispondere che invece e' solo un ritorno al Tutto.

Non dico che chi procede per l'individualizzazione non puo' comprendere il Tutto , dico che finche' fa quello , fa altra cosa che un'esperienza mistica e che per certi versi e' un percorrere la strada opposta , all'incontro col Tutto.
Poi puo' fare anche il cammino inverso .
D'altra parte in esoterismo gli opposti si richiamano l'un l'altro e cosi' facendo tendono ad incontrarsi ....ma prima di incontrarsi sono lontani l'uno dall'altro.

E' vero, concordo che la morte non è la fine di tutto ma solo un ritorno, un riassorbimento da parte del tutto, quello che mi domando è se alla fine comunque mi fondo e comprendo il tutto quando morirò, allora a che serve sforzarsi adesso mentre sono in vita, tanto alla fine come campo campo, comunque alle brutte "vedrò" tutto alla fine.
Secondo me preso atto che un giorno l'Universo mi travolgerà, dovrei cercare nel frattempo di fare qualcosa, di arrivare "preparato" a quest'evento, verrò travolto comunque, però forse capirò un pò di più quello che mi starà accadendo, e avrà un senso diverso.

RedWitch 04-09-2009 12.21.20

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 73437)
Secondo me preso atto che un giorno l'Universo mi travolgerà, dovrei cercare nel frattempo di fare qualcosa, di arrivare "preparato" a quest'evento, verrò travolto comunque, però forse capirò un pò di più quello che mi starà accadendo, e avrà un senso diverso.

Sono d'accordo con te, al di là del risultato finale di questa preparazione, vale sicuramente la pena fare qualcosa, intanto perchè è meglio vivere una vita il più intensamente possibile, e non sprecarla visto che non è infinita. Se cambia la qualità di vita qui sulla Terra a mio avviso è già un passo notevole, per cui vale la pena lavorare mettendoci impegno (quel che si puo' e si riesce), piuttosto che esser già morti pur camminando, mangiando ... e aspettando che il corpo si irrigidisca progressivamente fino ad arrivare alla morte fisica.. Non so esattamente cosa significhi arrivare al momento della morte preparati, nè se sarò in grado di arrivarci, ma penso che tutto quel che si riesce a fare, in qualche modo non vada perso, se non per me per chi verrà dopo.. e questo dal mio punto di vista è un altro motivo per cui vale la pena vivere.

luke 04-09-2009 12.42.47

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 73438)
Sono d'accordo con te, al di là del risultato finale di questa preparazione, vale sicuramente la pena fare qualcosa, intanto perchè è meglio vivere una vita il più intensamente possibile, e non sprecarla visto che non è infinita. Se cambia la qualità di vita qui sulla Terra a mio avviso è già un passo notevole, per cui vale la pena lavorare mettendoci impegno (quel che si puo' e si riesce), piuttosto che esser già morti pur camminando, mangiando ... e aspettando che il corpo si irrigidisca progressivamente fino ad arrivare alla morte fisica.. Non so esattamente cosa significhi arrivare al momento della morte preparati, nè se sarò in grado di arrivarci, ma penso che tutto quel che si riesce a fare, in qualche modo non vada perso, se non per me per chi verrà dopo.. e questo dal mio punto di vista è un altro motivo per cui vale la pena vivere.

E' giusto (e bello) quello che hai detto alla fine: si lavora per cercare di stare bene, alcune cose riusciranno, altre meno, alcuni sogni che volevamo davvero realizzare, ma davvero tanto, svaniscono però spero che non lasciarsi andare serva comunque se non proprio a me magari ad un figlio, ad una moglie/marito, ad un'altra incarnazione, non lo so.
Se chi c'era prima di noi avesse fatto questo pensiero, probabilmente non ci troveremmo ad affrontare determinati problemi, quindi a maggior ragione chi si porta dietro problemi del passato (inteso anche prima che nascessimo) deve essere pronto a fare un sacrificio , nel senso vero del termine, in quest'ottica.

nikelise 04-09-2009 13.08.01

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 73437)
E' vero, concordo che la morte non è la fine di tutto ma solo un ritorno, un riassorbimento da parte del tutto, quello che mi domando è se alla fine comunque mi fondo e comprendo il tutto quando morirò, allora a che serve sforzarsi adesso mentre sono in vita, tanto alla fine come campo campo, comunque alle brutte "vedrò" tutto alla fine.
Secondo me preso atto che un giorno l'Universo mi travolgerà, dovrei cercare nel frattempo di fare qualcosa, di arrivare "preparato" a quest'evento, verrò travolto comunque, però forse capirò un pò di più quello che mi starà accadendo, e avrà un senso diverso.

Rispondo dicendo che anche una piccola parte di percezione dell'Assoluto e' una bella esperienza che aiuta a vivere cioe' da' senso al quotidiano e a tutto il resto .
La logica del tutto o niente non paga quasi mai ed in questo caso men che meno.

luke 04-09-2009 16.01.05

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73442)
Rispondo dicendo che anche una piccola parte di percezione dell'Assoluto e' una bella esperienza che aiuta a vivere cioe' da' senso al quotidiano e a tutto il resto .
La logica del tutto o niente non paga quasi mai ed in questo caso men che meno.


Ah si su questo hai ragione, qualche esperienza di comunione col Tutto, magari contemplando un bel paesaggio, acoltando una splendida musica ecc penso l'abbiamo vissuta in tanti e sono momenti che difficilmente si scordano.
Mi sembra, scusa se sbaglio, di aver letto qualche tuo post in cui dici che ti piace andare in barca, quindi penso che ti saranno capitati svariate volte in mezzo al mare momenti di "contatto" con l'assoluto...

nikelise 04-09-2009 16.15.58

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 73445)
Ah si su questo hai ragione, qualche esperienza di comunione col Tutto, magari contemplando un bel paesaggio, acoltando una splendida musica ecc penso l'abbiamo vissuta in tanti e sono momenti che difficilmente si scordano.
Mi sembra, scusa se sbaglio, di aver letto qualche tuo post in cui dici che ti piace andare in barca, quindi penso che ti saranno capitati svariate volte in mezzo al mare momenti di "contatto" con l'assoluto...

Si e' vero ci sono attimi impagabili , sempre quando la forza degli elementi si attenua quindi all'aurora o al tramonto.
Ma l'immagine piu' totalizzante ce l'ho quando prima di risalire dal fondo di un mare limpidissimo e blu guardi verso l'alto e vedi quella colonna immensa d'acqua che ti sovrasta e i riflessi avvolgenti del sole , sembra di ritornare nel liquido amniotico come ....parecchio tempo fa .

Kael 04-09-2009 22.40.17

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 73431)
Ma ogni differenziazione
e l'individuazione e' la massima differenziazione possibile dell'individuo che prende la massima coscienza di se stesso ,
e' divisione , separazione dal Tutto.
Per questo dico che e' un allontanarsi dal TUTTO dove il Tutto e' proprio il suo contrario cioe' l'indifferenziato.
Tanto e' vero che uno sprazzo temporaneo di percezione del Tutto la si puo' avere anche se si e' lontani dalla individuazione ,
Sono quei lampi di luce che ti possono permettere di incamminarti sulla starda dell'individuazione che e' un riflesso di quel Tutto indifferenziato.

Si, si può dire così... anche se più che separarsi dal Tutto io direi "assorbirlo", in modo da diventare nel micro un "piccolo universo autosufficiente"... Per non finire OT qui potremmo comunque parlarne in un thread apposito..

Tornando in topic invece, mi fa pensare quel "la paura della morte è la causa originaria di qualsiasi forma di depressione". Ne deriva che, fintanto che non avremo completamente "archiviato" il discorso morte, finchè non ne avremo piena consapevolezza, non potremmo disporre pienamente di tutte le nostre energie ma solo di una parte. Non ci sarà il ricircolo fluido che permette al ruscello di montagna di essere autopulente, le energie che non sfruttiamo saranno stagnanti e saremo quindi sempre più perturbabili dal mondo esterno... figurarsi quindi dall'arrivo di Sua Signora...

Kael 15-09-2009 23.51.50

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 73101)
Vado oltre e rientro in tema, la morte è la massima espressione alla massima potenza di tutto l'universo che "ci dice" qualcosa sommergendoci... in un certo senso subendo passivamente il dire altrui ci avviciniamo alla morte, nostra e di chi ci parla.

Questi ultimi sono concetti più difficili di quello che può trasparire a prima vista, ma per adesso non ho modo di dire di più da solo.

Massima espressione alla massima potenza... significa che la morte è la depositaria di tutta la conoscenza, di tutti i misteri dell'Universo. Nel suo nulla c'è il tutto.

In effetti la vita è una gran maestra per chi sa viverla a fondo, ma è la morte che detiene le conoscenze più alte, le vere cause delle quali poi la vita ci mostra i vari effetti.

Citazione:

prima si prende coscienza che la vita non è solo quello che comunemente sembra (non "l'oltre" per prevenire un'obiezione di Ray icon_mrgr:) poi che non è infinita (cioè che si muore) e poi il resto......
E poi.... quando ci si "arrende" alla morte in maniera totale c'è allora la possibilità di iniziare a scrutare veramente nel suo laboratorio segreto, nel suo abisso profondo, in quel nulla che contiene il tutto..

Sole 28-09-2009 23.42.55

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 73101)

Vado oltre e rientro in tema, la morte è la massima espressione alla massima potenza di tutto l'universo che "ci dice" qualcosa sommergendoci... in un certo senso subendo passivamente il dire altrui ci avviciniamo alla morte, nostra e di chi ci parla.

.

Quando ci facciamo inglobare dall'altro un pò moriamo?


A me più dell'essere riassorbita dal Tutto fa paura e mi deprime l'idea che tutta la vita ha l'unico scopo di aprire la porta della morte, quella del dissolvimento del corpo, e di passarla indenni. Mi deprime il fatto che tutto si concentra in un istante, in un momento. tutta una vita per un solo istante. Il momento del passaggio tra la vita e la morte. Quella sospensione in cui tutto ciò che hai fatti devi metterlo in pratica. Tutti gli sforzi, tutte le paure, tutto il piccolo mondo che ci siamo creati si concentra in quel passaggio. O lo vivi più di ogni altra cosa o vieni risucchiato nel Tutto. Non mi spaventa ritornare al tutto (almeno per ora), da li provengo, ma mi spaventa non essere pronta o sveglia nel passaggio e venire passivamente risucchiata. Non poter resistere. Mi deprime e mi ferma questa cosa, mi fa vivere l'incapacità di arrivare a quel momento e così si avvicina inesorabilmente.
So che le due paure si somigliano in fondo eppure è questa che mi ferma perchè può accadere in qualsiasi momento, un incidente e non hai il tempo nemmeno di abbandonarti alla morte, devi andare via e basta.

Sole 28-09-2009 23.49.34

In fondo lo scopo della vita è riamanere vivi, e il passaggio è l'unico modo di farlo se lo perdiamo moriamo e veniamo riassorbiti, ma se riusciamo a resistere saremo vivi per sempre. Non fa nient etornare al tutto... il grave è aver perso un'occasione e non riuscire comunque a sfruttarla perchè la materia spinge verso il basso.

luke 28-09-2009 23.59.43

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 74462)
Quando ci facciamo inglobare dall'altro un pò moriamo?


A me più dell'essere riassorbita dal Tutto fa paura e mi deprime l'idea che tutta la vita ha l'unico scopo di aprire la porta della morte, quella del dissolvimento del corpo, e di passarla indenni. Mi deprime il fatto che tutto si concentra in un istante, in un momento. tutta una vita per un solo istante. Il momento del passaggio tra la vita e la morte. Quella sospensione in cui tutto ciò che hai fatti devi metterlo in pratica. Tutti gli sforzi, tutte le paure, tutto il piccolo mondo che ci siamo creati si concentra in quel passaggio. O lo vivi più di ogni altra cosa o vieni risucchiato nel Tutto. Non mi spaventa ritornare al tutto (almeno per ora), da li provengo, ma mi spaventa non essere pronta o sveglia nel passaggio e venire passivamente risucchiata. Non poter resistere. Mi deprime e mi ferma questa cosa, mi fa vivere l'incapacità di arrivare a quel momento e così si avvicina inesorabilmente.
So che le due paure si somigliano in fondo eppure è questa che mi ferma perchè può accadere in qualsiasi momento, un incidente e non hai il tempo nemmeno di abbandonarti alla morte, devi andare via e basta.

Bè ma non credo che tutto ciò che hai fato in vita possa sparire ed essere cancellato solo perchè non "vivi bene"il momento del trapasso, cosa oltremodo difficile in caso di morti improvvise o malattie che ti impediscano di essere lucida nel momento decisivo.
Per come la vedo io è comunque il modo in cui sei vissuta che può farti essere pronta o meno, più che i secondi della morte, poi se hai la possibilità di "assaporarteli fino in fondo" alla Socrate tanto per capirci, tanto meglio.

Se vogliamo costruire qualcosa in grado di sopravvivere alla morte, dovremmo essere stati in grado di farlo prima, nei decenni precedenti: sarebbe brutto arrivare lucidi all'appuntamento solo per rammaricarci del tempo sprecato, in quel momento chissà cosa daremmo per tornare a vivere ancora, solo che ormai sarà troppo tardi per i rimpianti.

Sole 29-09-2009 00.24.50

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 74464)
Bè ma non credo che tutto ciò che hai fato in vita possa sparire ed essere cancellato solo perchè non "vivi bene"il momento del trapasso, cosa oltremodo difficile in caso di morti improvvise o malattie che ti impediscano di essere lucida nel momento decisivo.
Per come la vedo io è comunque il modo in cui sei vissuta che può farti essere pronta o meno, più che i secondi della morte, poi se hai la possibilità di "assaporarteli fino in fondo" alla Socrate tanto per capirci, tanto meglio.

Se vogliamo costruire qualcosa in grado di sopravvivere alla morte, dovremmo essere stati in grado di farlo prima, nei decenni precedenti: sarebbe brutto arrivare lucidi all'appuntamento solo per rammaricarci del tempo sprecato, in quel momento chissà cosa daremmo per tornare a vivere ancora, solo che ormai sarà troppo tardi per i rimpianti.

Certo, infatti ho parlato dello scopo della vita come quello di arrivare a quel momento. Ciò che fai in vita vale tutto per quel momento più fai e maggiori possibilità hai di rimanere Vivo, ma in maniera diversa e per ora incompresnibile. Il resto torna a casa in cassaforte per il prossimo giro..
Però è chiaro che io non ho certezza su questa cosa, come mai potrei. So solo che la sento vera e che non ci sono altre vie che quella porta...

nikelise 07-04-2010 16.24.26

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 72014)
Leggendo solo il titolo qualcuno penserà che un'ovvietà più banale non potevo scriverla.
Ma è tanto ovvia la cosa?
Razionalmente lo sappiamo tutti praticamente dai primi anni di vita, a tutti capita nei primi 10 anni di vita, in qualche modo, di vedere all'opera la grande mietitrice. Ma tra saperlo con la ragione e poi vivere con l'intima comprensione c'è una bella differenza.
Chi arriva per caso a prenderne piena coscienza cade in depressione, altri (una buona parte della massa) spesso prima di scendere fino in fondo nel baratro trovano un'ancora di salvezza in qualche teoria che rende tutti immortali senza coscienza.
In linea di massima, tranne poche eccezioni (statisticamente intendo) questi due sono gli opposti, con ovviamente molte sfumature in mezzo.

Poi ci sono le eccezioni statistiche, quelli che paragonerei all'alcolizzato che si è accorto di avere un problema e di aver iniziato a volerlo risolvere.
Quando si riesce a prendere piena coscienza che dovremmo morire, che non siamo eterni, ma il tutto senza cadere in depressione (a proposito tutte le depressioni derivano originariamente dall'arrivare a percepire la morte senza prenderne coscienza) iniziamo ad essere pronti per fare qualcosa.
La piena ed assoluta coscienza della morte è sancita dal raggiungimento della non paura verso di essa. Quando non avremo più paura della morte, pur essendone consapevoli (solo non pensarci non significa nulla), sapremo che c'è, che è inevitabile, naturale etc... allora potremmo iniziare a pensare ad altro, anche a se c'è un oltre.
Farlo prima è solo un modo per allontanare la morte, per non pensarci e così di fatto l'avviciniamo, sia non vivendo, che sopravvivendo a periodi depressivi di intensità variabile a seconda delle singole costituzioni. Anche il più, apparentemente, felice di questo mondo, se non ha preso piena coscienza della morte ne conserverà da qualche parte una paura e quindi avrà in se una depressione quanto meno embrionale. Depressione che all'occasione giusta potrà manifestarsi.
Ora sto razionalizzando il tutto per l'esposizione, ma se le parole sono un buon punto di partenza, la piena coscienza dell'incappucciata è affar intimo, interiore e diverso in base alle esperienze e alle costituzioni individuali anche se i passaggi principali, quelli sopra descritti, sono comuni a tutti.

Mi ha toccato da vicino , un cugino 5 0 6 anni piu' di me , uno di quei cugini che non vedevo da anni ma che da ragazzo mi ha iniziato a tante cose ,a quelle cose che tra uomini legano e non si possono scordare .
Che dura , non mi sembra vero anche se non lo vedevo da anni .... che peccato non aver fatto piu' cose insieme ma eravamo lontani .
Che colpo . CIAO CUGINO MIO .

Venendo al 3D mi domandavo se conscete il '' libro tibetano dei morti'' anche chiamato BARDO THODOL .
E' un libro che e' stato scritto per il defunto in quel periodo di tempo di 49 giorni che e' il transito dalla morte alla rinascita .
Per il defunto nel senso che dovrebbe aiutarlo in questo periodo di transito .
Nella nostra cultura cattolica qualcosa che si avvicina e' la messa in onore dei defunti .
Il BARDO THODOL descrive un'iniziazione alla rovescia partendo dal presupposto che il momento di illuminazione tutti noi lo abbiamo al momento della morte .
Dunque si passa dall'illuminazione alla caduta nuovamente nella vita attraverso 3 fasi come dicevo di iniziazione inversa .
Dall'illuminazione prima fase , al rivivere le illusioni carmiche cioe' tutte le paure gia' vissute in vita e da affrontare e vincere di nuovo in una sorta di ricapitolazione seconda fase , al cedimento alle lusinghe dei sensi attraverso la visione di una coppia che fa l'amore e attraverso questa coppia alla rinascita .

La morte dunque come massima elevazione per tutti gli uomini e da li' l'oblio e la caduta fino alla nuova nascita dove si sperimenta l'immersione nel turbinio del mondo ( Uno aveva detto in un post che con la nascita si sperimenta il male assoluto o la caduta assoluta ) .

Non so se questa visione delle cose aiuta ad accettare la morte ma in qualcosa potrebbe aiutare se non fosse che tutt'intorno la morte e' vissuta come un lutto irrimediabile e senza possibilita' di darle un senso ,specie se si tratta di una morte prematura secondo i comuni
modi di intendere .
E questo contagia e annienta cosi' come annienta , almeno me , affrontare i parenti piu' vicini sorella , moglie ecc.

Ho voluto ricordarti cugino mio e salutarti CON QUESTI AMICI CHE LEGGONO . CIAO .

stefano 07-04-2010 16.27.54

il discorso "lusinghe dei sensi" forse andrebbe meglio analizzato.
perchè per quanto ci ho capito io...fa parte anch'esso del karma e non è quello cui mirare dopo la morte...

Uno 08-04-2010 17.24.23

Citazione:

Originalmente inviato da nikelise (Messaggio 83449)
Mi ha toccato da vicino , un cugino 5 0 6 anni piu' di me

Mi dispiace per tuo cugino abbraccio:
Citazione:

Venendo al 3D mi domandavo se conscete il '' libro tibetano dei morti'' anche chiamato BARDO THODOL .
Si lo conosco, è più o meno il gemello del libro egiziano dei morti
Citazione:

E' un libro che e' stato scritto per il defunto in quel periodo di tempo di 49 giorni che e' il transito dalla morte alla rinascita .
Per il defunto nel senso che dovrebbe aiutarlo in questo periodo di transito .
Nella nostra cultura cattolica qualcosa che si avvicina e' la messa in onore dei defunti .
Il BARDO THODOL descrive un'iniziazione alla rovescia partendo dal presupposto che il momento di illuminazione tutti noi lo abbiamo al momento della morte .
Dunque si passa dall'illuminazione alla caduta nuovamente nella vita attraverso 3 fasi come dicevo di iniziazione inversa .
Dall'illuminazione prima fase , al rivivere le illusioni carmiche cioe' tutte le paure gia' vissute in vita e da affrontare e vincere di nuovo in una sorta di ricapitolazione seconda fase , al cedimento alle lusinghe dei sensi attraverso la visione di una coppia che fa l'amore e attraverso questa coppia alla rinascita .

La morte dunque come massima elevazione per tutti gli uomini e da li' l'oblio e la caduta fino alla nuova nascita dove si sperimenta l'immersione nel turbinio del mondo ( Uno aveva detto in un post che con la nascita si sperimenta il male assoluto o la caduta assoluta ) .

Non so se questa visione delle cose aiuta ad accettare la morte ma in qualcosa potrebbe aiutare se non fosse che tutt'intorno la morte e' vissuta come un lutto irrimediabile e senza possibilita' di darle un senso ,specie se si tratta di una morte prematura secondo i comuni
modi di intendere .
E questo contagia e annienta cosi' come annienta , almeno me , affrontare i parenti piu' vicini sorella , moglie ecc.

Ho voluto ricordarti cugino mio e salutarti CON QUESTI AMICI CHE LEGGONO . CIAO .
Non è scritto (sono scritti) per tutti i defunti, è scritto per quelli che rimangono attaccati alla vita in maniera impropria.

nikelise 12-04-2010 10.02.52

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 83522)
Mi dispiace per tuo cugino abbraccio:
Si lo conosco, è più o meno il gemello del libro egiziano dei morti

Grazie Uno una bella sberla di quelle che ti fanno rimettere in gioco tutto .
Citazione:

Non è scritto (sono scritti) per tutti i defunti, è scritto per quelli che rimangono attaccati alla vita in maniera impropria.
Grazie Uno .
Allora , non si tratta dunque di un processo che riguarda tutti ?
La terza fase quella che porta alla rinascita non riguarda tutti coloro che devono riesperire il mondo e quindi
la gran parte degli individui ?

Cio' in accordo con quella iniziazione inversa che parte dalla morte come culmine dell' esperimento della vita e della sua comprensione per passare alla caduta successiva con il rivivere i nodi irrisolti e poi all'attrazione da parte della materia .

diamantea 30-12-2011 15.37.40

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 73262)
Gli organi non li perde, o meglio non è la causa è una conseguenza, nel momento che li apri un pò di più di ciò che riesci a sopportare diventano come una paratia di un sottomarino, inizia a riempirsi di acqua e diventa molto difficile chiuderla.
Se la chiudi comunque rimarrà dell'acqua da pompare fuori per tornare alla normalità, se non la chiudi il sottomarino affonda.

Insomma questi organi di filtraggio se li apri di colpo senza preparazione (voluta o naturale che sia) si danneggiano internamente in proporzione all'esposizione. Con il tempo o si riparano o mantengono l'individuo in uno stato che conosciamo con il termine pazzia.

Cercando cercando ho trovato questa interessante discussione che parla proprio di filtri.

Aggiungo pure questa risposta

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 96830)
Ascoltando senza filtri ed elaborando solo dopo aver ascoltato tutto. Se filtri già in partenza ti perdi tutto, perchè quello che il filtro accetta è solo quello che hai già.

E' difficile per me fare la domanda, ci provo.
Intanto perchè i filtri cadono senza controllo? E' un bene per noi, per abituarci a vedere altro oltre quello che siamo abituati a vedere? Cioè fa parte del normale processo di crescita o è un difetto nel nostro sistema di protezione?
Cadono i filtri e si vede altro, che non si è pronti a vedere, sentire, accettare... qui può scaturire la pazzia come dici più sopra oppure può essere un salto quantico per la nostra crescita.
Insomma, mi sto chiedendo se le mie inquitudini, soprattutto notturne, intorno alle tre, sono frutto della depressione o della caduta dei filtri che mi fa vedere altro, e se questo altro lo devo vedere nel senso che esiste veramente o è frutto di qualcosa che si è intaccato in me. E' difficile discernere con la ragione, perchè poi si chiude tutto e percepisco il tutto con altra valenza. Dentro di me ci sono momenti in cui vedo molte cose insopportabili da gestire, sto cercando in tutti i modi di venirne a capo.

Ho idea che il bisogno di dormire a certe ore della notte rappresentino la debolezza dei filtri, per cui il sonno mi protegge.

Uno 30-12-2011 20.40.42

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 107692)
Intanto perchè i filtri cadono senza controllo? E' un bene per noi, per abituarci a vedere altro oltre quello che siamo abituati a vedere? Cioè fa parte del normale processo di crescita o è un difetto nel nostro sistema di protezione?

Senza controllo di nessun tipo è la conseguenza di errori.
Altrimenti cadono sempre sotto un controllo, che sia nostro o di altro. Per esempio con una naturale evoluzione i filtri si aprono naturalmente ma questo vuol dire che il processo è, appunto, controllato dalla natura.

loryland 30-12-2011 22.48.27

La certezza della morte porta a chiedermi quale insano cinismo abbia potuto mettere un limite temporale alle anime per esperire la bellezza della vita .

diamantea 31-12-2011 15.56.18

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 107702)
Senza controllo di nessun tipo è la conseguenza di errori.
Altrimenti cadono sempre sotto un controllo, che sia nostro o di altro. Per esempio con una naturale evoluzione i filtri si aprono naturalmente ma questo vuol dire che il processo è, appunto, controllato dalla natura.

Stanotte manco a dirlo mi sono svegliata senza apparente motivo poco dopo le 3, sentivo il magma di fuoco che fluiva libero dallo stomaco alla laringe bruciando tutto, la sensazione tremenda che mentre dormo non mi accorgo di cosa accade nel mio corpo, e chissà anche a quali altri livelli.
Poi non ho più dormito, riflettevo su quanto hai detto.

L'innocenza dei bambini può definirsi un grosso filtro? che si perde man mano che cresce. Se la crescita è sana, i filtri si aprono senza traumi.
Probabilmente anche malattie o farmaci contribuiscono a questi stati di alterazione dei filtri che fanno passare altro del normale sopportabile.
Hai detto che i danni possono ripararsi, per dare possibilità ai filtri di aprirsi in modo più adeguato ed immagino che discipline varie servano a questa preparazione.
La domanda che mi sono posta è come fa una persona a sapere se ha riparato? se può riparare o se è irreparabile?
Immagino che il malessere o benessere che percepiamo possa essere una risposta.
Quindi da quanto ho capito rileggendo meglio tutto il 3d, quello con cui vengo a contatto è molto probabilmente la paura della morte. A volte riesco a sertire il momento vicino, come stesse per accadere nei prossimi istanti, ma non riesco a sopportare a lungo, cioè oltre qualche secondo la sensazione.

loryland 01-01-2012 20.46.51

Kael cosa è che ti spinge a pensare che sia la morte la detentrice di ogni conoscenza?
Sarebbe bello che tutti riuscissero,alla morte del corpo fisico a conservare coscienza di cio che realmente sono.
Scrutare la morte e i suoi segreti?Un gioco da ragazzi :)

Il Folle 03-01-2012 03.47.15

Che la morte sia inevitabile è una mera verità.

Il fatto che sia inevitabile fuori significa forse che evitabile dentro? In-evitabile (evitabile dentro?)

Dunque oltre a quest'ammasso di carne, ossa e quant'altro cos'è che vive in noi grado di evitare la morte, in termini non fisici?

Io la morte l'ho vista molto da vicino e mi ha dato un bello scossone, vive in me, vuole uccidermi ogni istante, in parte ci riesce ma di pari passo c'è la vita che si ricrea in me ogni giorno e si oppone alla morte.

L'ultima volta che è venuta a bussare se l'è presa col mio polmone sx (diavolo), e ricordo che frignavo di brutto al pronto soccorso affermando:"ho ancora molte cose da fare", tipo film peccato fosse vero, e poi dopo l'intervento d'urgenza una grossa forza dentro di rivalsa della vita.

La prima volta che l'ho vissuta, ricordo un periodo di depressione molto forte, e avevo appena 16 anni.

Ho visto la morte e la sofferenza che essa produce negli occhi di una madre che sopravvive al proprio figlio, ho di un figlio che non ha mai conosciuto i genitori.

Morire è strettamente correlato ad essere. Quando si muore si cessa di essere vivi ma si continua pur sempre ad essere morti. Siamo sempre qualcosa e dentro di noi abbiamo le potenzialità per essere tutto ciò che vogliamo essere, ma essere qualcosa implica anche non essere il suo opposto, ed è qui che casca l'asino perchè troppo spesso in noi, almeno in me l'ho notato, vivono "mitologie contrastanti tra loro".

Accettare il fatto di dover morire ci rende liberi dalla morte perchè significa che non siamo attaccati a nulla, neanche a noi stessi, in quanto pienamente consapevoli di essere parte di un tutto che cambia perennemente la sua forma ma è fatto sempre dalla stessa sostanza di cui siamo parte integrante e non solo con in termini fisici.

Buon 2012 a tutti!

Faltea 03-01-2012 12.56.28

Ma anche se qualcosa in noi sopravvive, senza consapevolezza che senso ha?

stella 03-01-2012 14.17.36

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 83522)
Non è scritto (sono scritti) per tutti i defunti, è scritto per quelli che rimangono attaccati alla vita in maniera impropria.

Già. Rimanere attaccati alla vita, per i defunti, comporta non poter accedere alla fase successiva, alla rinascita nella luce, dove non esistono più piccoli "io" ma solo l'essenza, l'anima e il tutto dell'universo...
E' come se un bimbo si ostinasse a non voler nascere, quindi non sarebbe nè vivo nè morto e resterebbe nel buio, anche se a questi livelli non so quanto conti la propria volontà, visto che sia la nascita che la morte non sono sotto il nostro controllo quindi non dipendono dal nostro volere o non volere, avvengono e basta.

In altre parole questa nostra esistenza e la nostra realtà sono solo una fase intermedia, la realtà come la percepiamo è uno stato di coscienza, l'universo così come è, senza il filtro dei nostri sensi, da vivi non lo potremmo reggere, sarebbe come vedere Dio faccia a faccia...

Citazione:

Originalmente inviato da Uno
La piena ed assoluta coscienza della morte è sancita dal raggiungimento della non paura verso di essa. Quando non avremo più paura della morte, pur essendone consapevoli (solo non pensarci non significa nulla), sapremo che c'è, che è inevitabile, naturale etc... allora potremmo iniziare a pensare ad altro, anche a se c'è un oltre.

Sono pienamente d'accordo. Io ho avuto una esperienza di pre-morte una decina d'anni fa, prima mi sentivo come legata e prigioniera, poi libera di fluttuare senza più fame nè sete nè altri desideri... a parte il fatto che in questa esperienza mi sentivo più viva che mai, non avevo minimamente coscienza di stare morendo, ma di andare verso una meravigliosa realtà fatta di luce e libertà ...
Il risveglio in un letto di rianimazione è stato quasi una delusione, prendere atto di ciò che era accaduto e riaffrontare gradatamente i piccoli e i grandi stress della vita, ma da quella volta la morte non mi fa più paura e non ci penso mai...


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