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Diciamo che ci vuole l'uno e l'altro ....semmai e' possibile. |
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Questo può anche essere, anch ese in questo tipo di discorsi le distinzioni e le classificazioni nette rischiano di essere fuorvianti, però per me il modo migliore per conoscere un piano è quello di conoscere anche l'altro... Il mistico come può "riportare a terra" ciò che ha appreso nelle sue visioni se la sua parte umana se l'è "scordata"? Nella migliore delle ipotesi sarebbe uno che sta ore in estasi quasi come se ciò rappresentasse non dico una fuga ma almeno un intervallo dalla vita ordinaria.Le visioni estatiche o comunque un percorso completo ed omnicomprensivo, a mio avviso, necessita sia il salire in alto sia lo scendere in basso e quindi una parte umana ben individualizzata consente anche di "riportare a terra" come ho detto prima le cose che stanno alte, nel modo migliore. In questo mi sento vicino al pensiero di Aurobindo ( sul personaggio non ne so molto e non credo sia importante) il quale speso insisteva sulla necessità di far discendere quanto appreso nei piani alti, che lui chiamava surmentale e sopramentale, fin dentro l'ultima delle cellule del corpo oltre che nel piano mentale e vitale, adeguatamente "preparati " ovviamente. |
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la cosa che più mi infastidisce è il non conoscere il senso della vita, dei mondi, dell'universo, mi piacerebbe che alla fine di questa giostra la mente si squarciasse nella percezione del tutto, fosse solo per un attimo...ma alla fine capire il perchè la terra gira e noi con essa! :bleah: |
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Comunque si tratta di aumentare la resistenza si... se immaginiamo un setaccio in un fiume si tratta si affinare la capacità setacciante, insomma la griglia di buchini, per quanto l'integrità strutturale del setaccio consente. Da un certo punto di vista è allontanarsi dal tutto, perchè ci si differenzia, ma in realtà secondo me ci si allontana solo per dei brevi periodi in cui si fanno certi lavori (sulla griglia). Poi l'apertura al tutto in realtà aumenta (se ci separassimo davvero scompariremmo)... o meglio aumenta la nostra sopportazione. L'esposizione sempre quella è. |
O.T.
Ma l'individuazione è far emergere il "piccolo diavolo" che c'è in noi? Fine O.T. Scusate l'ignoranza. :) snail.gif |
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Una delle tappe e' affrontare l'ombra cioe' quello che chiami ''diavolo '' . |
Posso risultare OT ma non avevo mai sentito parlare del concetto di individuazione di Jung, così mi sono andato a leggere nella rete alcuni concetti.
L’individuazione è un processo di formazione della persona che sviluppa un'essere distinto dalla psicologia collettiva. E' un differenziarsi per ottenere una personalità individuale. Questa particolare ricerca psicologica segue quella fisica, la persona è fisicamente separata dalla collettività ma non lo è psicologicamente. E' interessante notare che mediante l'individuazione si ottengono dei risultati che non potrebbero mai essere raggiunti per la via già tracciata da norme collettive. Ho trovato altresì interessante questo passaggio: "Quanto piú l’uomo è sottoposto a norme collettive, tanto maggiore è la sua immoralità individuale." Se l'uomo (preferisco definirlo persona) è sottoposto a norme collettive esso perde la sua individualità, la sua morale, la sua condotta risulta essere condizionata da una collettività. Nel momento in cui una persona diventa un'individuo si riappropria della coscienza originaria. In questo modo la coscienza si libera dai condizionamenti, la visione quindi si può espandere oltre le normali vie tracciate dalla collettività. |
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Non posso conoscere me stesso allontanandomi dal tutto. Come in alto così in basso... La tua frase però, se ribaltata, la troverei assai veritiera: l'Individuazione è un allontanarsi dal NULLA (che è l'altra faccia del TUTTO)... |
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e l'individuazione e' la massima differenziazione possibile dell'individuo che prende la massima coscienza di se stesso , e' divisione , separazione dal Tutto. Per questo dico che e' un allontanarsi dal TUTTO dove il Tutto e' proprio il suo contrario cioe' l'indifferenziato. Tanto e' vero che uno sprazzo temporaneo di percezione del Tutto la si puo' avere anche se si e' lontani dalla individuazione , Sono quei lampi di luce che ti possono permettere di incamminarti sulla starda dell'individuazione che e' un riflesso di quel Tutto indifferenziato. |
Per tornare alla morte si puo' dire che e' la piu' grande e completa esperienza mistica cioe' di fusione col Tutto .
Gli stati di estasi ci si avvicinano come esperienza e spesso il ritorno nella realta' e' un esperienza drammatica . |
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A mio avviso possono esserci vari gradi di comprensione del tutto, da quasi zero a quasi totale ( i limiti estremi li escludo) e l'aumento del grado di comprensione passa anche attraverso un lavoro efficace sulla propria individualità, che , per me, non vuol dire allontanarsi dal tutto, in cui rimaniamo sempre e comunque dentro, ma solo capirlo e comprenderlo meglio. |
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C'e' chi dice che la morte e' la fine di tutto a questi si puo' rispondere che invece e' solo un ritorno al Tutto. Non dico che chi procede per l'individualizzazione non puo' comprendere il Tutto , dico che finche' fa quello , fa altra cosa che un'esperienza mistica e che per certi versi e' un percorrere la strada opposta , all'incontro col Tutto. Poi puo' fare anche il cammino inverso . D'altra parte in esoterismo gli opposti si richiamano l'un l'altro e cosi' facendo tendono ad incontrarsi ....ma prima di incontrarsi sono lontani l'uno dall'altro. |
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Secondo me preso atto che un giorno l'Universo mi travolgerà, dovrei cercare nel frattempo di fare qualcosa, di arrivare "preparato" a quest'evento, verrò travolto comunque, però forse capirò un pò di più quello che mi starà accadendo, e avrà un senso diverso. |
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Se chi c'era prima di noi avesse fatto questo pensiero, probabilmente non ci troveremmo ad affrontare determinati problemi, quindi a maggior ragione chi si porta dietro problemi del passato (inteso anche prima che nascessimo) deve essere pronto a fare un sacrificio , nel senso vero del termine, in quest'ottica. |
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La logica del tutto o niente non paga quasi mai ed in questo caso men che meno. |
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Ah si su questo hai ragione, qualche esperienza di comunione col Tutto, magari contemplando un bel paesaggio, acoltando una splendida musica ecc penso l'abbiamo vissuta in tanti e sono momenti che difficilmente si scordano. Mi sembra, scusa se sbaglio, di aver letto qualche tuo post in cui dici che ti piace andare in barca, quindi penso che ti saranno capitati svariate volte in mezzo al mare momenti di "contatto" con l'assoluto... |
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Ma l'immagine piu' totalizzante ce l'ho quando prima di risalire dal fondo di un mare limpidissimo e blu guardi verso l'alto e vedi quella colonna immensa d'acqua che ti sovrasta e i riflessi avvolgenti del sole , sembra di ritornare nel liquido amniotico come ....parecchio tempo fa . |
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Tornando in topic invece, mi fa pensare quel "la paura della morte è la causa originaria di qualsiasi forma di depressione". Ne deriva che, fintanto che non avremo completamente "archiviato" il discorso morte, finchè non ne avremo piena consapevolezza, non potremmo disporre pienamente di tutte le nostre energie ma solo di una parte. Non ci sarà il ricircolo fluido che permette al ruscello di montagna di essere autopulente, le energie che non sfruttiamo saranno stagnanti e saremo quindi sempre più perturbabili dal mondo esterno... figurarsi quindi dall'arrivo di Sua Signora... |
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In effetti la vita è una gran maestra per chi sa viverla a fondo, ma è la morte che detiene le conoscenze più alte, le vere cause delle quali poi la vita ci mostra i vari effetti. Citazione:
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A me più dell'essere riassorbita dal Tutto fa paura e mi deprime l'idea che tutta la vita ha l'unico scopo di aprire la porta della morte, quella del dissolvimento del corpo, e di passarla indenni. Mi deprime il fatto che tutto si concentra in un istante, in un momento. tutta una vita per un solo istante. Il momento del passaggio tra la vita e la morte. Quella sospensione in cui tutto ciò che hai fatti devi metterlo in pratica. Tutti gli sforzi, tutte le paure, tutto il piccolo mondo che ci siamo creati si concentra in quel passaggio. O lo vivi più di ogni altra cosa o vieni risucchiato nel Tutto. Non mi spaventa ritornare al tutto (almeno per ora), da li provengo, ma mi spaventa non essere pronta o sveglia nel passaggio e venire passivamente risucchiata. Non poter resistere. Mi deprime e mi ferma questa cosa, mi fa vivere l'incapacità di arrivare a quel momento e così si avvicina inesorabilmente. So che le due paure si somigliano in fondo eppure è questa che mi ferma perchè può accadere in qualsiasi momento, un incidente e non hai il tempo nemmeno di abbandonarti alla morte, devi andare via e basta. |
In fondo lo scopo della vita è riamanere vivi, e il passaggio è l'unico modo di farlo se lo perdiamo moriamo e veniamo riassorbiti, ma se riusciamo a resistere saremo vivi per sempre. Non fa nient etornare al tutto... il grave è aver perso un'occasione e non riuscire comunque a sfruttarla perchè la materia spinge verso il basso.
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Per come la vedo io è comunque il modo in cui sei vissuta che può farti essere pronta o meno, più che i secondi della morte, poi se hai la possibilità di "assaporarteli fino in fondo" alla Socrate tanto per capirci, tanto meglio. Se vogliamo costruire qualcosa in grado di sopravvivere alla morte, dovremmo essere stati in grado di farlo prima, nei decenni precedenti: sarebbe brutto arrivare lucidi all'appuntamento solo per rammaricarci del tempo sprecato, in quel momento chissà cosa daremmo per tornare a vivere ancora, solo che ormai sarà troppo tardi per i rimpianti. |
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Però è chiaro che io non ho certezza su questa cosa, come mai potrei. So solo che la sento vera e che non ci sono altre vie che quella porta... |
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Che dura , non mi sembra vero anche se non lo vedevo da anni .... che peccato non aver fatto piu' cose insieme ma eravamo lontani . Che colpo . CIAO CUGINO MIO . Venendo al 3D mi domandavo se conscete il '' libro tibetano dei morti'' anche chiamato BARDO THODOL . E' un libro che e' stato scritto per il defunto in quel periodo di tempo di 49 giorni che e' il transito dalla morte alla rinascita . Per il defunto nel senso che dovrebbe aiutarlo in questo periodo di transito . Nella nostra cultura cattolica qualcosa che si avvicina e' la messa in onore dei defunti . Il BARDO THODOL descrive un'iniziazione alla rovescia partendo dal presupposto che il momento di illuminazione tutti noi lo abbiamo al momento della morte . Dunque si passa dall'illuminazione alla caduta nuovamente nella vita attraverso 3 fasi come dicevo di iniziazione inversa . Dall'illuminazione prima fase , al rivivere le illusioni carmiche cioe' tutte le paure gia' vissute in vita e da affrontare e vincere di nuovo in una sorta di ricapitolazione seconda fase , al cedimento alle lusinghe dei sensi attraverso la visione di una coppia che fa l'amore e attraverso questa coppia alla rinascita . La morte dunque come massima elevazione per tutti gli uomini e da li' l'oblio e la caduta fino alla nuova nascita dove si sperimenta l'immersione nel turbinio del mondo ( Uno aveva detto in un post che con la nascita si sperimenta il male assoluto o la caduta assoluta ) . Non so se questa visione delle cose aiuta ad accettare la morte ma in qualcosa potrebbe aiutare se non fosse che tutt'intorno la morte e' vissuta come un lutto irrimediabile e senza possibilita' di darle un senso ,specie se si tratta di una morte prematura secondo i comuni modi di intendere . E questo contagia e annienta cosi' come annienta , almeno me , affrontare i parenti piu' vicini sorella , moglie ecc. Ho voluto ricordarti cugino mio e salutarti CON QUESTI AMICI CHE LEGGONO . CIAO . |
il discorso "lusinghe dei sensi" forse andrebbe meglio analizzato.
perchè per quanto ci ho capito io...fa parte anch'esso del karma e non è quello cui mirare dopo la morte... |
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Allora , non si tratta dunque di un processo che riguarda tutti ? La terza fase quella che porta alla rinascita non riguarda tutti coloro che devono riesperire il mondo e quindi la gran parte degli individui ? Cio' in accordo con quella iniziazione inversa che parte dalla morte come culmine dell' esperimento della vita e della sua comprensione per passare alla caduta successiva con il rivivere i nodi irrisolti e poi all'attrazione da parte della materia . |
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Aggiungo pure questa risposta Citazione:
Intanto perchè i filtri cadono senza controllo? E' un bene per noi, per abituarci a vedere altro oltre quello che siamo abituati a vedere? Cioè fa parte del normale processo di crescita o è un difetto nel nostro sistema di protezione? Cadono i filtri e si vede altro, che non si è pronti a vedere, sentire, accettare... qui può scaturire la pazzia come dici più sopra oppure può essere un salto quantico per la nostra crescita. Insomma, mi sto chiedendo se le mie inquitudini, soprattutto notturne, intorno alle tre, sono frutto della depressione o della caduta dei filtri che mi fa vedere altro, e se questo altro lo devo vedere nel senso che esiste veramente o è frutto di qualcosa che si è intaccato in me. E' difficile discernere con la ragione, perchè poi si chiude tutto e percepisco il tutto con altra valenza. Dentro di me ci sono momenti in cui vedo molte cose insopportabili da gestire, sto cercando in tutti i modi di venirne a capo. Ho idea che il bisogno di dormire a certe ore della notte rappresentino la debolezza dei filtri, per cui il sonno mi protegge. |
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Altrimenti cadono sempre sotto un controllo, che sia nostro o di altro. Per esempio con una naturale evoluzione i filtri si aprono naturalmente ma questo vuol dire che il processo è, appunto, controllato dalla natura. |
La certezza della morte porta a chiedermi quale insano cinismo abbia potuto mettere un limite temporale alle anime per esperire la bellezza della vita .
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Poi non ho più dormito, riflettevo su quanto hai detto. L'innocenza dei bambini può definirsi un grosso filtro? che si perde man mano che cresce. Se la crescita è sana, i filtri si aprono senza traumi. Probabilmente anche malattie o farmaci contribuiscono a questi stati di alterazione dei filtri che fanno passare altro del normale sopportabile. Hai detto che i danni possono ripararsi, per dare possibilità ai filtri di aprirsi in modo più adeguato ed immagino che discipline varie servano a questa preparazione. La domanda che mi sono posta è come fa una persona a sapere se ha riparato? se può riparare o se è irreparabile? Immagino che il malessere o benessere che percepiamo possa essere una risposta. Quindi da quanto ho capito rileggendo meglio tutto il 3d, quello con cui vengo a contatto è molto probabilmente la paura della morte. A volte riesco a sertire il momento vicino, come stesse per accadere nei prossimi istanti, ma non riesco a sopportare a lungo, cioè oltre qualche secondo la sensazione. |
Kael cosa è che ti spinge a pensare che sia la morte la detentrice di ogni conoscenza?
Sarebbe bello che tutti riuscissero,alla morte del corpo fisico a conservare coscienza di cio che realmente sono. Scrutare la morte e i suoi segreti?Un gioco da ragazzi :) |
Che la morte sia inevitabile è una mera verità.
Il fatto che sia inevitabile fuori significa forse che evitabile dentro? In-evitabile (evitabile dentro?) Dunque oltre a quest'ammasso di carne, ossa e quant'altro cos'è che vive in noi grado di evitare la morte, in termini non fisici? Io la morte l'ho vista molto da vicino e mi ha dato un bello scossone, vive in me, vuole uccidermi ogni istante, in parte ci riesce ma di pari passo c'è la vita che si ricrea in me ogni giorno e si oppone alla morte. L'ultima volta che è venuta a bussare se l'è presa col mio polmone sx (diavolo), e ricordo che frignavo di brutto al pronto soccorso affermando:"ho ancora molte cose da fare", tipo film peccato fosse vero, e poi dopo l'intervento d'urgenza una grossa forza dentro di rivalsa della vita. La prima volta che l'ho vissuta, ricordo un periodo di depressione molto forte, e avevo appena 16 anni. Ho visto la morte e la sofferenza che essa produce negli occhi di una madre che sopravvive al proprio figlio, ho di un figlio che non ha mai conosciuto i genitori. Morire è strettamente correlato ad essere. Quando si muore si cessa di essere vivi ma si continua pur sempre ad essere morti. Siamo sempre qualcosa e dentro di noi abbiamo le potenzialità per essere tutto ciò che vogliamo essere, ma essere qualcosa implica anche non essere il suo opposto, ed è qui che casca l'asino perchè troppo spesso in noi, almeno in me l'ho notato, vivono "mitologie contrastanti tra loro". Accettare il fatto di dover morire ci rende liberi dalla morte perchè significa che non siamo attaccati a nulla, neanche a noi stessi, in quanto pienamente consapevoli di essere parte di un tutto che cambia perennemente la sua forma ma è fatto sempre dalla stessa sostanza di cui siamo parte integrante e non solo con in termini fisici. Buon 2012 a tutti! |
Ma anche se qualcosa in noi sopravvive, senza consapevolezza che senso ha?
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E' come se un bimbo si ostinasse a non voler nascere, quindi non sarebbe nè vivo nè morto e resterebbe nel buio, anche se a questi livelli non so quanto conti la propria volontà, visto che sia la nascita che la morte non sono sotto il nostro controllo quindi non dipendono dal nostro volere o non volere, avvengono e basta. In altre parole questa nostra esistenza e la nostra realtà sono solo una fase intermedia, la realtà come la percepiamo è uno stato di coscienza, l'universo così come è, senza il filtro dei nostri sensi, da vivi non lo potremmo reggere, sarebbe come vedere Dio faccia a faccia... Citazione:
Il risveglio in un letto di rianimazione è stato quasi una delusione, prendere atto di ciò che era accaduto e riaffrontare gradatamente i piccoli e i grandi stress della vita, ma da quella volta la morte non mi fa più paura e non ci penso mai... |
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