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Uno 16-07-2009 10.26.35

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71171)
forse... non contavano nemmeno 50 anni fa...solo che così si era portati a pensare.

Prova a pensare a quello che hai scritto se ha una logica :)

Uno 16-07-2009 10.33.16

Effettivamente siamo un pelo fuori tema...
comunque molto sinteticamente chi ha un'individualità forte (o almeno già in parte formata) si avvantaggia, o quanto meno rimane indifferente, di ambienti difficili, "contrari" se vogliamo.... mentre chi non ha per nulla, o appena appena accennata, individualità ha bisogno di ambienti controllati come quelli di cui faceva l'esempio Nike. Il problema è che dai 15/16 anni in su tutti sono convinti di aver un'individualità forte, tant'è che per cercare di affermare questo si fanno le peggiori cretinate e poi (icon_mrgr: paradosso assurdo) copiando gli altri, soprattutto i galletti del pollaio.

stefano 16-07-2009 10.33.45

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 71172)
Prova a pensare a quello che hai scritto se ha una logica :)

la logica è.
posizione sociale e altro se parliamo di "sostanza" non contavano forse così tanto come non contano così tanto oggi (anche se forse rispetto a oggi un binomio più forte "forma-sostanza" c'era)
in ogni periodo storico c'è chi quel binomio lo ha e chi no.
almeno secondo me

stefano 16-07-2009 10.36.35

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 71173)
Effettivamente siamo un pelo fuori tema...
comunque molto sinteticamente chi ha un'individualità forte (o almeno già in parte formata) si avvantaggia, o quanto meno rimane indifferente, di ambienti difficili, "contrari" se vogliamo.... mentre chi non ha per nulla, o appena appena accennata, individualità ha bisogno di ambienti controllati come quelli di cui faceva l'esempio Nike. Il problema è che dai 15/16 anni in su tutti sono convinti di aver un'individualità forte, tant'è che per cercare di affermare questo si fanno le peggiori cretinate e poi (icon_mrgr: paradosso assurdo) copiando gli altri, soprattutto i galletti del pollaio.


sull'argomento ci sarebbe parecchio da discutere.
perchè i casi sono vari e non solo questi.
anche se quanto hai detto copre una buona parte della casistica secondo me.

stefano 16-07-2009 10.39.36

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71175)
la logica è.
posizione sociale e altro se parliamo di "sostanza" non contavano forse così tanto come non contano così tanto oggi (anche se forse rispetto a oggi un binomio più forte "forma-sostanza" c'era)
in ogni periodo storico c'è chi quel binomio lo ha e chi no.
almeno secondo me


tanto per dire io posso essere un "nobile" come sostanza e essere "normale" formalmente parlando se questa è la mia scelta di vita.
o viceversa posso essere un "ladro" come sostanza ma avere una forma da molti considerata da "nobile".

Uno 16-07-2009 11.39.28

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71175)
la logica è.
posizione sociale e altro se parliamo di "sostanza" non contavano forse così tanto come non contano così tanto oggi (anche se forse rispetto a oggi un binomio più forte "forma-sostanza" c'era)
in ogni periodo storico c'è chi quel binomio lo ha e chi no.
almeno secondo me

Non hai capito quello che volevo farti vedere.
Se usi la parola "contano" stiamo parlando di qualcosa di soggettivo, per la gente conta, per Gino conta, per Marietta conta.... etc...
Quindi se la gente, Marietto etc si comporta in un certo modo vuol dire che quella cosa cosa per queste determinate persone conta, non puoi relativizzare la faccenda.
Puoi relativizzarla dicendo che non per tutti contava o conta.... ma per quelli che erano portati a pensarla in un certo modo contava, come fai a dire che non contava?

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71176)
sull'argomento ci sarebbe parecchio da discutere.
perchè i casi sono vari e non solo questi.
anche se quanto hai detto copre una buona parte della casistica secondo me.

Fammi un esempio di di casi diversi

Edit: se intendi la cosa dai 15/16 anni in poi...... ovviamente è riferita a chi ha un'individualità debole o inesistente

stefano 16-07-2009 11.54.21

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 71173)
Effettivamente siamo un pelo fuori tema...
comunque molto sinteticamente chi ha un'individualità forte (o almeno già in parte formata) si avvantaggia, o quanto meno rimane indifferente, di ambienti difficili, "contrari" se vogliamo.... mentre chi non ha per nulla, o appena appena accennata, individualità ha bisogno di ambienti controllati come quelli di cui faceva l'esempio Nike. Il problema è che dai 15/16 anni in su tutti sono convinti di aver un'individualità forte, tant'è che per cercare di affermare questo si fanno le peggiori cretinate e poi (icon_mrgr: paradosso assurdo) copiando gli altri, soprattutto i galletti del pollaio.

da come è scritto a ma pare leggere che "tutti" pensano di avere un'individualità forte dai 15-16 anni in su e così per affermarlo sempre "tutti" fanno le peggiori cretinate copiando gli altri, soprattutto i galletti del pollaio.
beh consentimi di dire che se ho capito bene sono in disaccordo.
Sia per il fatto che tutti pensino di averla, sia per il discorso successivo.
per mia osservazione non è assolutamente vero quanto affermato.
e mi pare sinceramente un'oggettivizzazione errata.
ci sono persone che non pensano assolutamente di avere una personalità forte, che non copiano gli altri "specie" i galletti del pollaio.
e questo sia a 15-16 anni sia prima sia dopo.
così come c'è gente che copia gli altri a 90 anni senza nemmeno rendersene conto o che non ha una personalità forte o che continuano a vedere nei galletti del pollaio (chissà sempre quella forma di cui si parlava) dei modelli cui ispirarsi.

griselda 16-07-2009 12.52.29

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71183)
da come è scritto a ma pare leggere che "tutti" pensano di avere un'individualità forte dai 15-16 anni in su e così per affermarlo sempre "tutti" fanno le peggiori cretinate copiando gli altri, soprattutto i galletti del pollaio.
beh consentimi di dire che se ho capito bene sono in disaccordo.
Sia per il fatto che tutti pensino di averla, sia per il discorso successivo.
per mia osservazione non è assolutamente vero quanto affermato.
e mi pare sinceramente un'oggettivizzazione errata.
ci sono persone che non pensano assolutamente di avere una personalità forte, che non copiano gli altri "specie" i galletti del pollaio.
e questo sia a 15-16 anni sia prima sia dopo.
così come c'è gente che copia gli altri a 90 anni senza nemmeno rendersene conto o che non ha una personalità forte o che continuano a vedere nei galletti del pollaio (chissà sempre quella forma di cui si parlava) dei modelli cui ispirarsi.

Per mia esperienza personale e anche di chi ho conosciuto direi che Uno ha descritto perfettamente e sinteticamente cosa avviene e come. Se leggi attentamente in alto dice anche che chi ha già un'individualità forte o almeno in parte già formata, non subirà la stessa cosa, quindi ha diversificato.
A quell'età si ha come una sorta di "esaltazione" senza però nessuna esperienza altri invece hanno come un ricordo di esperienza come se non avessero più bisogno di rifarla, non lo so dire meglio. Per esempio potrebbero stare in mezzo alla droga ma non avendo bisogno più di quell'esperienza non la faranno.
Mah mi sa che ho incasinato :U

stefano 16-07-2009 12.58.25

infatti avevo compreso male io:)
ho preso un pezzo di frase (e mi sembrava pure di aver capito il resto invece no)
tutto ok

Ray 27-07-2009 14.44.07

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 70873)
quale è il confine tra controllo e prendersi cura?

Riprendo il tread ripartendo da questa domanda, perchè ripensandoci non sono sicuro che l'abbiamo esplorata bene.

Prendersi cura, ossia soddisfare le esigenze, presuppone che si sia informati sulle esigenze da soddisfare. Questa necessità può far erroneamente pensare che un certo controllo sia necessario, tipo per sapere devo controllare.

Le esigenze invece è possibile osservarle, che sia direttamente se sono visibili, o indirettamente leggendo le richieste, o semplicemente stando attenti. Ma stare attenti presuppone una vigilanza e una percezione dell'ambiente che non implica necessariamente la partecipazione allo stesso.
Per dirla romanticamente: per percepire le esigenze dell'ambiente devo lasciare che esso entri in me (femminile) e non entrare io in lui (maschile)... ossia uno stato di passività attenta che diventa intervento solo se è davvero necessario (mamme gatte docent).

Mi viene in mente un romanzo belllissimmo che ho letto da ragazzo e che dovrebero leggere tutti i ragazzi a mio avviso: Il giovane Holden di Salinger. Il protagonsita (il romanzo in originale si intitola "the Catcher in the Rye" se non erro, che significa l'acchiappatore nei campi di segale, ma è un pastiche con una filastrocca, sempre se ricordo bene) ad un certo punto descrive il lavoro che vorrebbe fare da grande, appunto l'acchiappatore nella segale. Ossia stare li mentre i bambini corrono e giocano e se e quando cadono nel burrone acchiapparlli e ritirarlli su perchè possano tornare a giocare.

Acchiapparli e non impedirgli di cadere.

Il succo alla fin fine sta nelle reali esigenze dell'ambiente. Quali sono?
Il bambino non ha l'esigenza di non farsi male, forse quella a volte è un'esigenza della mamma, che soffre se il bimbo si fa male. L'esigenza è di crescere e fare esperienza, quindi se si fa male, venir curato, consolato e riportata la sua attenzioone sulla necessità di farne. Questo è un esempio ma credo sia applicabile a tutto. Se confondo le mie esigenze con l'ambiente, se mi espando in esso, cerco di possedere...

stefano 27-07-2009 16.17.57

da come scrivi sembrerebbe la tua idea sia quella di far fare al ragazzo qualsiasi esperienza e solo dopo eventualmente "curarlo".
è effettivamente questa la tua visione delle cose?

Sole 27-07-2009 16.34.13

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71636)
da come scrivi sembrerebbe la tua idea sia quella di far fare al ragazzo qualsiasi esperienza e solo dopo eventualmente "curarlo".
è effettivamente questa la tua visione delle cose?

Io non ho avuto questa percezione del post. Infatti lui lascia fermo il fatto che si deve intervenire se necessario come fanno le mamme gatte facendo riferimento a quel che raccontavo sopra della gatta che educa i mici.
Intervenire se necessario presuppone che se c'è una situazione di pericolo in cui si valuta... e non giudica.. l'altro incapace di far fronte, si interviene. Altrimenti si lascia che l'altro se la cavi. Per fare questo è necessario però, come diceva Ray, aver imparato la capacità di ricevere e non invadere.

Come dire: vai in bicicletta, la prima volta cadrai, lo so già, io sarò li con l'alcool per disinfettare la ferita e le coccole a rimetterti in bici e se cadi ancora ci sarò ancora, ma non devo e non posso impedirti di salire la prima volta ammeno che tu non voglia andare per la prima vlta in bici in autostrada.... li ti devo fermare.

stefano 27-07-2009 16.48.49

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 71639)
Io non ho avuto questa percezione del post. Infatti lui lascia fermo il fatto che si deve intervenire se necessario come fanno le mamme gatte facendo riferimento a quel che raccontavo sopra della gatta che educa i mici.
Intervenire se necessario presuppone che se c'è una situazione di pericolo in cui si valuta... e non giudica.. l'altro incapace di far fronte, si interviene. Altrimenti si lascia che l'altro se la cavi. Per fare questo è necessario però, come diceva Ray, aver imparato la capacità di ricevere e non invadere.

Come dire: vai in bicicletta, la prima volta cadrai, lo so già, io sarò li con l'alcool per disinfettare la ferita e le coccole a rimetterti in bici e se cadi ancora ci sarò ancora, ma non devo e non posso impedirti di salire la prima volta ammeno che tu non voglia andare per la prima vlta in bici in autostrada.... li ti devo fermare.


ma sai... il problema a mio avviso sta appunto in questo.
ossia di quando è "giusto" fermare e quando no.
su questo argomento trovo che le percezioni soggettive siano alquanto differenti e disparate spesso e volentieri.
Magari è una mia osservazione erronea.
Intendo dire che esperienze per taluni considerate "eccessi" per altri non lo sono e viceversa.
In questo senso il senso della "misura" e dell'equilibrio si è un pò perso.
la conseguenza di ciò è passare da un eccesso in termini di "fai quello che vuoi" a un troppo dall'altra parte ossia negare esperienze anche utili.
Raramente in questo campo (purtroppo) si denota equilibrio

Ray 27-07-2009 16.50.24

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71636)
da come scrivi sembrerebbe la tua idea sia quella di far fare al ragazzo qualsiasi esperienza e solo dopo eventualmente "curarlo".
è effettivamente questa la tua visione delle cose?

Ha risposto bene Sole. Aggiungo che se torni a leggere i miei post precedenti vedi come la mia idea non è quella da te ipotizzata.

Per chiarire meglio specifico che l'ambiente di cui ci si prende cura deve comunque essere un ambiente protetto in modo consono a chi ci abita, ma ricordiamoci che non sempre è fattibile, l'ambiente è quello che è e ricordiamoci anche che per ambiente si intende anche, e a volte soprattutto, gli altri.
In ogni caso è un argomento interessante e sottile (il confine tra controllo e cura) e mi rendo conto che le sfumatura son difficli da comprendere, quindi hai fatto bene a chiedere... possiamo specificare la cosa sempre meglio.

stefano 27-07-2009 16.55.02

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 71641)
Ha risposto bene Sole. Aggiungo che se torni a leggere i miei post precedenti vedi come la mia idea non è quella da te ipotizzata.

Per chiarire meglio specifico che l'ambiente di cui ci si prende cura deve comunque essere un ambiente protetto in modo consono a chi ci abita, ma ricordiamoci che non sempre è fattibile, l'ambiente è quello che è e ricordiamoci anche che per ambiente si intende anche, e a volte soprattutto, gli altri.
In ogni caso è un argomento interessante e sottile (il confine tra controllo e cura) e mi rendo conto che le sfumatura son difficli da comprendere, quindi hai fatto bene a chiedere... possiamo specificare la cosa sempre meglio.

il confine è cmq labile.
si gioca tutto sull'equilibrio e sul soggettivo concetto di "giusto".
a mio avviso.
nel senso: cosa è per te "cura" (quindi il "giusto")?

Sole 27-07-2009 16.57.51

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71640)
ma sai... il problema a mio avviso sta appunto in questo.
ossia di quando è "giusto" fermare e quando no.

Vedi tuo figlio che gattonando va vicino al caminetto, ma siccome non ha percezione ancora del dolore sta entrando nelle braci.. è giusto intervenire?

Vedo un amico che ha difficoltà di deambulazione e si trova su una scarpata, gli tendo una mano?

Vedo due persone che litgano ed una sta sovrastando l'altra e noto con la mia sensibilità lunare/femminile/intuitiva (come che la vuoi chiamare) che l'altro non può reggere non può farcela, la faccio una battuta per smorzare gli animi e scaricare le tensioni (questa è un pò più complessa... ma si potrebbe discutere)?


Scusa le domande banali ma era l'unica maniera diretta che mi veniva al tuo "ma sai...". bacini.gif

Sole 27-07-2009 17.01.33

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71642)
si gioca tutto sull'equilibrio e sul soggettivo concetto di "giusto".

Sta qui l'inghippo.
Per poter pensare di saper Controllare bisogna aver lavorato già su di se o comunque sapersi osservare e controllare a propria volta.

Ray 27-07-2009 17.11.13

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71642)
il confine è cmq labile.
si gioca tutto sull'equilibrio e sul soggettivo concetto di "giusto".
a mio avviso.
nel senso: cosa è per te "cura" (quindi il "giusto")?

Parli del confine tra controllo e prendersi cura?

Ho detto prima su cosa credo si basi la questione, non lo vedo così labile, comunque specifico meglio.

Come ho detto su (pochi post fa) prendersi cura è soddisfare le esigenze. Infatti il quid è distinguere le esigenze reali da quelle non reali... se non sono reali non vengono dall'ambiente e quindi chi le percepisce ce le anche mette. Ossia non sono esigenze dell'altro ma sue. Qui il confine... ed è labile solo se la persona in questione non è ben differenziata dall'altro, ossia dipende dal livello di proiezione.

Se distinguo bene tra me e l'altro (l'ambiente) non ho bisogno di invaderlo per osservarlo e ciò che percepirò sarà suo e non mio. Quindi potrò agevolmente tarare il mio eventuale intervento sulle reali necessità che saranno probabilmente diverse da caso a caso.

stefano 27-07-2009 18.13.57

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 71643)
Vedi tuo figlio che gattonando va vicino al caminetto, ma siccome non ha percezione ancora del dolore sta entrando nelle braci.. è giusto intervenire?

Vedo un amico che ha difficoltà di deambulazione e si trova su una scarpata, gli tendo una mano?

Vedo due persone che litgano ed una sta sovrastando l'altra e noto con la mia sensibilità lunare/femminile/intuitiva (come che la vuoi chiamare) che l'altro non può reggere non può farcela, la faccio una battuta per smorzare gli animi e scaricare le tensioni (questa è un pò più complessa... ma si potrebbe discutere)?



Scusa le domande banali ma era l'unica maniera diretta che mi veniva al tuo "ma sai...". bacini.gif

questi sono casi a stesso tuo dire ove il concetto di giusto non è così "labile".
sul fatto che occorra avere lavorato su di se beh mi pare imprescindibile.
Intendevo cose ben più "sfumate" di queste.
Quello che intendo dire è che sino a che il lavoro su di Se non è completo il concetto di giusto...beh diciamo che non è "ben centrato":) a mio parere.
che poi questa sia l'unica Via possibile, beh lo ritengo veritiero.

stefano 27-07-2009 18.21.19

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 71645)
Parli del confine tra controllo e prendersi cura?

Ho detto prima su cosa credo si basi la questione, non lo vedo così labile, comunque specifico meglio.

Come ho detto su (pochi post fa) prendersi cura è soddisfare le esigenze. Infatti il quid è distinguere le esigenze reali da quelle non reali... se non sono reali non vengono dall'ambiente e quindi chi le percepisce ce le anche mette. Ossia non sono esigenze dell'altro ma sue. Qui il confine... ed è labile solo se la persona in questione non è ben differenziata dall'altro, ossia dipende dal livello di proiezione.

Se distinguo bene tra me e l'altro (l'ambiente) non ho bisogno di invaderlo per osservarlo e ciò che percepirò sarà suo e non mio. Quindi potrò agevolmente tarare il mio eventuale intervento sulle reali necessità che saranno probabilmente diverse da caso a caso.

ecco dove volevo andare a parare...
quel giusto è "malleabile" in un certo senso rigido in un altro.
è "malleabile" nei modi in cui viene attuato
è rigido in quello che è.
non so spiegarlo meglio di così.
la base di fatto è che in te deve essere in termini molto semplici "chiaro"

Ray 27-07-2009 19.41.28

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71652)
ecco dove volevo andare a parare...
quel giusto è "malleabile" in un certo senso rigido in un altro.
è "malleabile" nei modi in cui viene attuato
è rigido in quello che è.
non so spiegarlo meglio di così.
la base di fatto è che in te deve essere in termini molto semplici "chiaro"

Solo che io non ho mai parlato di giusto o sbagliato, mi limitavo a esigenze reali e non reali.

PS: ma perchè "virgoletti" le "parole"? Non capisco se devo dare loro il loro significato o uno traslato.

stefano 28-07-2009 18.33.08

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 71662)
Solo che io non ho mai parlato di giusto o sbagliato, mi limitavo a esigenze reali e non reali.

PS: ma perchè "virgoletti" le "parole"? Non capisco se devo dare loro il loro significato o uno traslato.

esigenza reale=giusto
esigenza non reale= sbagliato
secondo questa classificazione
sulla virgolettatura ci starò più attento

Ray 28-07-2009 22.46.50

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71709)
esigenza reale=giusto
esigenza non reale= sbagliato

Beh, ma è una tua classificazione, io non la condivido per nulla. Non sono minimamente in grado di giudicare. Il principio di realtà e relativo esame, non dovrebbe avere connotazioni morali. E' anche un pessimo messaggio, dal quel ripeto mi dissocio. Rendersi conto di avere scambiato per reale (ossia dell'ambiente) un'esigenza propria (quindi non reale se rapportata all'ambiente, ma reale comunque) non deve necessariamente generare sensi di colpa, anzi sarebbe molto meglio se si limitasse a generare ulteriore desiderio di discernere. E questa tua assimilazione al giusto e sbagliato fa esattamente l'opposto.
Che poi, mi piacerebbe sapere con che parametri stabilisci che una cosa è giusta.

stefano 29-07-2009 09.52.39

il senso di colpa non nasce dall'uso delle due parole.
nasce dall'accostamento emotivo a quelle parole
reale-non reale non genera lo stesso impatto emotivo di giusto-sbagliato.

ti giro la domanda:
con che parametri stabilisci la realtà di un'esigenza?
nel momento in cui stabilisci la realtà di quell'esigenza nello stesso tempo associ alla stessa la sua soddisfazione.
che per te è il giusto.
o non funziona così per te?

Ray 29-07-2009 10.43.53

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71728)
il senso di colpa non nasce dall'uso delle due parole.
nasce dall'accostamento emotivo a quelle parole
reale-non reale non genera lo stesso impatto emotivo di giusto-sbagliato.

Qui la contradizione è evidente.

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71728)
ti giro la domanda:
con che parametri stabilisci la realtà di un'esigenza?
nel momento in cui stabilisci la realtà di quell'esigenza nello stesso tempo associ alla stessa la sua soddisfazione.
che per te è il giusto.
o non funziona così per te?

L'ho detto prima, mi dissocio. Per me non si tratta di giusto o sbagliato. E' una cosa che dici tu, non dire che per me è così. Se tu vuoi assimilare giusto a reale e sbagliato a irreale fai pure, si vede che ti senti in grado di stabilire cosa è giusto e cosa non lo è, ma non sono la stesa cosa e non mi sono mai sognato di dirlo.

stefano 29-07-2009 10.46.32

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 71731)
Qui la contradizione è evidente.



L'ho detto prima, mi dissocio. Per me non si tratta di giusto o sbagliato. E' una cosa che dici tu, non dire che per me è così. Se tu vuoi assimilare giusto a reale e sbagliato a irreale fai pure, si vede che ti senti in grado di stabilire cosa è giusto e cosa non lo è, ma non sono la stesa cosa e non mi sono mai sognato di dirlo.

l'ho detto io infatti mica tu, quindi nel caso non hai fatto errori (sbagli)...ma li ho fatti io...

Ray 29-07-2009 10.54.58

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71732)
l'ho detto io infatti mica tu,

Abbi pazienza...

Citazione:

Originalmente inviato da stefano (Messaggio 71728)
che per te è il giusto.

Rispondevo a questo, ossia al tuo dire cosa è per me. Meglio sottolineare no? Giusto/sbagliato, errori e sbagli e cose così son roba tua, io ho parlato di reale/non reale. Esprimo opinioni delle qualli son convinto finchè non ne trovo di migliori, ma non le cristallizzo in giusto/sbagliato. Ripeto, tu fai pure, ma non tirarmi in mezzo.

stefano 29-07-2009 12.58.33

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 71734)
Abbi pazienza...



Rispondevo a questo, ossia al tuo dire cosa è per me. Meglio sottolineare no? Giusto/sbagliato, errori e sbagli e cose così son roba tua, io ho parlato di reale/non reale. Esprimo opinioni delle qualli son convinto finchè non ne trovo di migliori, ma non le cristallizzo in giusto/sbagliato. Ripeto, tu fai pure, ma non tirarmi in mezzo.

ho già detto cosa dovevo dirti.
gli "errori" li faccio io... se cristallizzo cristallizzo io... non tu...
si lega al tuo sogno questo discorso nella parte sottolineata sopra.
non so riportarlo la.
puoi spiegarmi come fare?

Uno 29-07-2009 13.27.51

Stefano prendi fiato per favore, non accanirti con gli altri, non entrare nel personale, grazie.


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