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Kael 21-07-2008 09.29.45

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 56925)
sostituendo nuovi dati al posto di quelli vecchi è possibile vincere anche le paure radicate?

In parte si, ma come dice Ray bisogna prima sciogliere i nodi del passato, altrimenti quelle paure irrisolte continuano a "vincerci" con la conseguenza di non permetterci di immagazzinare nuovi dati e continuiamo a vivere con i vecchi.
Come dice Uno se vinci la paura ti svuoti (non ce l'hai) così fai spazio per altro, altrimenti è come se cercassi di mettere roba nuova (dati) dentro un sacco già pieno (di paura).

Quello che mi ha colpito è che "non abbiamo vinto al momento giusto", cioè adesso potremmo anche essere attrezzati benissimo per vincerla ma non possiamo farlo. Bisogna per forza tornare indietro a quel momento, bisogna reimmergersi nel passato e trovare il giusto "quando", altrimenti il solo "cosa" e il solo "come" non bastano...

RedWitch 21-07-2008 11.01.25

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 56933)
Beh si (sempre se ho capito bene quel che hai detto), ma vale per la paura del momento e non per quella del passato che è sempre presente, che invece andrebbe rielaborata, dato che non è stata elaborata e vinta allora. Ovvero fa riaffrontata, o meglio affrontata dato che non l'abbiamo fatto quella volta, e vinta adesso anche per allora, in modo analogo della ricapitolazione.

Citazione:

Originalmente inviato da Kael (Messaggio 56939)
In parte si, ma come dice Ray bisogna prima sciogliere i nodi del passato, altrimenti quelle paure irrisolte continuano a "vincerci" con la conseguenza di non permetterci di immagazzinare nuovi dati e continuiamo a vivere con i vecchi.
Come dice Uno se vinci la paura ti svuoti (non ce l'hai) così fai spazio per altro, altrimenti è come se cercassi di mettere roba nuova (dati) dentro un sacco già pieno (di paura).

Quello che mi ha colpito è che "non abbiamo vinto al momento giusto", cioè adesso potremmo anche essere attrezzati benissimo per vincerla ma non possiamo farlo. Bisogna per forza tornare indietro a quel momento, bisogna reimmergersi nel passato e trovare il giusto "quando", altrimenti il solo "cosa" e il solo "come" non bastano...

Sì credo di essere d'accordo, quindi al pari di una ricapitolazione, una volta trovato il quando è "sufficiente" reimmergersi in quel quando e andare a riprendersi il lascito che abbiamo "elargito" lì.. (il problema per alcune paure pero' è proprio questo per me, si sono ripetute talmente tante volte che mi è difficile individuare il momento in cui è successo per la prima volta, anche se in genere la prima volta è quella più traumatica e più facilmente resta impressa.. )

E' vero che l'allarme lo lancia sempre il corpo, quindi ascoltarlo per esempio puo' essere un buon indicatore per poi riuscire ad opporsi alla paura senza esserne sommersi.
Probabile che le volte in cui non siamo stati attrezzati a vincere al momento giusto la paura l'istinto della fuga, abbia avuto la meglio sulla mente.. spesso se si avesse il tempo di razionalizzare la paura, ci si potrebbe rendere conto che si ha paura senza motivo effettivo .. ed ecco che il discorso che si faceva di là sulla telefonata, puo' tornare molto utile fintanto che non si riece a fare diversamente..

(ps: Proverò intanto a reimmergermi negli episodi che riconosco come significativi, grazie ad entrambi :H)

E scusate l'Ot :C:

griselda 21-07-2008 12.00.55

Ot
 
Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 56922)
Forse il discorso potrebbe essere più chiaro pensando che i dati arrivano attraverso il corpo (anche un presentimento) poi entra in gioco la mente che può vincere la paura ancor prima che si manifesti... cosa che come abbiamo già detto altre volte è diverso da non aver mai più paura, si può vincere ma la paura resta. Il verbo avere anche ci dice parecchio, analizzando razionalmente c'è uno stimolo che ci arriva, se vinciamo la paura non ne abbiamo, se perdiamo ci troviamo pieni (abbiamo) di paura... a volte vinciamo parzialmente e ci rimane una sottile paura etc...
Se non teniamo dentro nessuna paura il gioco diventa qui e ora... lo stimolo che ora ci arriva possiamo decidere se vincerlo o perdere, quando si parla di paure radicate invece stiamo sempre avendo paura per qualcosa che è già successo e che non abbiamo vinto al giusto momento.

Da bambina, avevo un paio di anni, rimasi chiusa nell'ascensore con mio fratello e una sua amica, loro invece che tranquillizzarmi mi facevano ancora più paura, l'ascensore rimase fermo per un tempo che mi sembrò eterno nella posizione che si vedeva solo il muro con delle linee bianche, me lo ricordo ancora, ebbi una paura pazzesca e mi misi a piangere disperata...*
Da ragazza se non c'era nessuno con me non prendevo l'ascensore piuttosto facevo un sacco di scale a piedi. ( mi giustificavo che avevo avuto quello spavento, mi coccolavo la paura) Con il tempo fui obbligata a prendere un sacco di ascensori, anche quelli superveloci che ti danno il vuoto d'aria e le prime volte pensavo di morire, ma non ho potuto mai evitare di prenderle.
Sono stata costretta a razionalizzare che se fosse successo qualcosa avrei suonato il campanello e mi avrebbero tirata fuori o in caso più tragico...amen.
Oggi prendo l'ascensore ma guai se qualcuno salta o si mette a giocare con i bottoni,(la mia paura si trasforma in rabbia, probabilmente l'ho ancora con quei due bambini che per giocare mi fecero prendere quella spavento) la paura non parte perchè non glielo permetto, ma sotto c'è ancora.

*Dovrei tornare su quell'ascensore e...rassicurare la bambina? Farle vedere come si fa schiacciare il bottone per tornare giù?
Oppure oggi fermarmi e ricordarmi che non sono più quella bambina e dirmi che stando calma e schiacciando il bottone di allarme in ogni caso qualunque sia il problema si risolve?

Altra cosa strana che non capisco, da bambina avevo il terrore dei temporali, quando c'erano andavo nel letto di qualcuno per riuscire a calmarmi sino a che finiva, altrimenti passavo tutto il tempo a pregare terrorizzata ma non resistevo mai e scappavo nel letto degli altri.
Poi un bel giorno ho smesso di averne paura ed oggi mi piace proprio stare fuori a guardarli.
Non capisco come questa paura che era davvero enorme si sia risolta da sola mentre le altre no.

Avevo anche una paura assurda a camminare sulle grate che vi erano davanti ai negozi, pensavo che se ci camminavo sopra si sarebbe potuta sfondare ed io sarei scomparsa nel vuoto, non mi fermavo neppure a guardare che c'era del terreno sotto e che mi sarei fermata li al massimo.
Oggi ci passo sopra ma a volte quando ne trovo di molto grandi mi ricordo della paura, me ne ricordo ancora e se mi lascio avvolgere come allora ci giro attorno, ma di solito ci passo sopra per esorcizzare come dire che oggi sono grande e non sono più come allora.

Quale l'atteggiamento giusto? E perchè alcune le vinciamo pare per magia?
:C:

Ray 21-07-2008 19.05.12

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 56942)
E perchè alcune le vinciamo pare per magia?
:C:

Questa è una domanda molto interessante. In effetti avviene quanto dici... a volte delle paure si risolvono da sole, o sembrano farlo, e non si tratta di spostamenti o rimozioni, si risolvono proprio, nel senso che quella cosa non ci riempie più di paura.

Questo meccanismo avviene con la crescita. Non che la paura scompare, ma crescendo costruiamo comunque una struttura e questa struttura comprende delle "risposte" adeguate a questa paura... come dire che impariamo cosa fare di essa, a scegliere cosa farci in base alla situazione reale, e non ci riempie più in modo coatto.
Questo dovrebbe accadere un po' con tutto ed è il motivo per cui i bambini hanno delle paure che col tempo, in caso di crescita sana, si risolvono da se.
A volte in taluni casi, per svariati motivi come per esempio un trauma di qualche genere, restano come dei buchi in questa struttura (è quasi impossibile che ne formiamo una "perfetta" da subito, su qualcosa si deve comunque tornare, però potenzialmente è possibile) e quando si tratta di quella paura specifica, per via del buco non sappiamo cosa fare di essa e ci riempie e ci possiede. Abbiamo, si dice, qualcosa da risolvere.
A struttura "completata", da subito o con "riparazioni" posteriori, non abbiamo più paure, ovvero non scompaiono, ma sappiamo cosa fare di esse, possiamo scegliere...

Kael 22-07-2008 00.02.10

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 56942)
Quale l'atteggiamento giusto? E perchè alcune le vinciamo pare per magia?

A me pare invece che sia solo con la "magia" che possiamo vincerle. Mi spiego, quando le vinciamo, a livello razionale la cosa sembra sfuggirci, per quello pare una "magia", sembra quasi che non sappiamo come abbiamo fatto. Tuttavia la paura è stata Compresa veramente da tutto il nostro essere.
Quando invece razionalmente pensiamo di aver capito, in realtà non è stata sconfitta e all'improvviso salta fuori di nuovo...

Come nel tuo caso anch'io mi sono trovato ad aver vinto una paura senza sapere come avevo fatto. Nello specifico si trattava del buio e avevo circa 11-12 anni. La sera, a luci spente, mi costringevo a girare per la casa per vincere questa paura, ma bastavano pochi passi per farmi tornare a gambe levate in camera mia... Poi un giorno, non so come, all'ennesimo tentativo mi sono trovato a camminare nel buio senza problemi, a mio agio quasi, e la sensazione è stata talmente bella che ricordo perfino di essermi seduto sul divano (sempre al buio) ed essere rimasto li per almeno un'ora a contemplare l'oscurità..

Per rispondere alla tua domanda penso che episodi del genere non dovrebbero andare archiviati perchè risolti, ma anzi.. sono proprio loro che contengono il segreto per vincere le paure e li abbiamo proprio sottomano per essere studiati. Se estrapoliamo la "magia" , il trucco, poi dovremmo saperla usare con qualsiasi paura.

griselda 22-07-2008 00.17.09

Citazione:

Originalmente inviato da Kael (Messaggio 56955)
A me pare invece che sia solo con la "magia" che possiamo vincerle. Mi spiego, quando le vinciamo, a livello razionale la cosa sembra sfuggirci, per quello pare una "magia", sembra quasi che non sappiamo come abbiamo fatto. Tuttavia la paura è stata Compresa veramente da tutto il nostro essere.
Quando invece razionalmente pensiamo di aver capito, in realtà non è stata sconfitta e all'improvviso salta fuori di nuovo...

Come nel tuo caso anch'io mi sono trovato ad aver vinto una paura senza sapere come avevo fatto. Nello specifico si trattava del buio e avevo circa 11-12 anni. La sera, a luci spente, mi costringevo a girare per la casa per vincere questa paura, ma bastavano pochi passi per farmi tornare a gambe levate in camera mia... Poi un giorno, non so come, all'ennesimo tentativo mi sono trovato a camminare nel buio senza problemi, a mio agio quasi, e la sensazione è stata talmente bella che ricordo perfino di essermi seduto sul divano (sempre al buio) ed essere rimasto li per almeno un'ora a contemplare l'oscurità..

Per rispondere alla tua domanda penso che episodi del genere non dovrebbero andare archiviati perchè risolti, ma anzi.. sono proprio loro che contengono il segreto per vincere le paure e li abbiamo proprio sottomano per essere studiati. Se estrapoliamo la "magia" , il trucco, poi dovremmo saperla usare con qualsiasi paura.

Grazie Kael stavo giusto ripensandoci oggi cercherò nei minimi dettagli di ritrovare quella magia...abbraccio:

griselda 22-07-2008 00.46.21

Ho provato a rivedere all'indietro e mi pare di aver trasformato la paura, nel senso che ho iniziato ad accettare il brivido ( anche se non ricordo cosa mi ha spinta ancora) che è diventato eccitazione, poi con il tempo si è attenuata l'eccitazione ed si è trasformata in una cosa normale. :@@

Sole 13-10-2011 19.14.50

Ho un dubbio un pochino cervellotico a dire il vero.
Quando trattengo una emozione negativa mi accade a volte che si riduca di intensità. Meglio, mi accade che quell'io a cui è associata l'emozione non spinga più per uscire ma se ne ritorni, anche un pochino cupo, nella pancia e io continuo a fare le mie cose con anche un pò di energia (che poi ho l'impressione che non sia energia sottratta all'io ma una specie di catalizzatore che tira su energia...). Ora, in certi casi in cui conosco la strada che vuole prendere l'io che spinge con l'emozione preferisco non perderci tempo, non dargli importranza...so dove va a parare e appunto gli tolgo importanza e questo praticamente è come se lo relegasse e io posso sentirlo se lo richiamo ma in quel momento non lo sento più. Lo so che è contorto e che probabilmente è il fatto che noi signorine siamo tendenti al reprimere ma volevo un confronto con voi su questa cosa. Succede anche a voi? Oppure lo continuate a sentire che spinge anche dopo che gli avete tolto importanza? Dovrebbe essere proprio che non da più spintoni per usicre ma è corretto per voi non dargli importanza se bussa?

luke 13-10-2011 20.19.29

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 104954)
Ho un dubbio un pochino cervellotico a dire il vero.
Quando trattengo una emozione negativa mi accade a volte che si riduca di intensità. Meglio, mi accade che quell'io a cui è associata l'emozione non spinga più per uscire ma se ne ritorni, anche un pochino cupo, nella pancia e io continuo a fare le mie cose con anche un pò di energia (che poi ho l'impressione che non sia energia sottratta all'io ma una specie di catalizzatore che tira su energia...). Ora, in certi casi in cui conosco la strada che vuole prendere l'io che spinge con l'emozione preferisco non perderci tempo, non dargli importranza...so dove va a parare e appunto gli tolgo importanza e questo praticamente è come se lo relegasse e io posso sentirlo se lo richiamo ma in quel momento non lo sento più. Lo so che è contorto e che probabilmente è il fatto che noi signorine siamo tendenti al reprimere ma volevo un confronto con voi su questa cosa. Succede anche a voi? Oppure lo continuate a sentire che spinge anche dopo che gli avete tolto importanza? Dovrebbe essere proprio che non da più spintoni per usicre ma è corretto per voi non dargli importanza se bussa?

Cerco di lavorarci su in questo periodo, dopo avr dato dei "nomi" ad alcuni dei piccoli io che ritengo siano alla base di alcune mie emozioni negative ricorrenti.
Da allora mi pare spingano un pò di meno se non gli do importanza , magari danno qualche altro scossone ma per un pò si acquietano, poi ovviamente ritornano.

Mi ha aiutato leggere, forse proprio in questo 3d, che in realtà l'emozione negativa in quanto tale dura molto poco, poi siamo noi che continuiamo ad alimentarla.
C'è da dire però che il tutto è avvenuto per lo più in situaizoni "controllate", quando sono da solo, in mezzo alla gente ancora non riesco ad essere presente a me stesso, è più facile , almeno per me, perdere il controllo e reprimere le emozioni negative.

Astral 13-10-2011 20.21.14

Dipende cosa intendi per emozione negativa... io quando trattengo cerco subito di trasformare altrimenti succede che quest'emozione o viene repressa, sfociando nei momenti in cui non ce la fai più, oppure la esterni disperdendola con tutte le conseguenze.
Penso che si possano ignorare i pensieri negativi che provengono dal frullatore mentale, ma quando l'emozione è partita, fa male trattenerla.
Tanti rancori, e depressioni per esempio vengono per il fatto che abbiamo trattenuto certe emozioni e sono ancora li. Il fatto che non spinga o spinge con minore intensità, può essere dato dal fatto che il corpo assimila bene fino ad un certo punto.

A me questo discorso che dici tu mi capita quando sento emozioni non mie, ma dell'ambiente circostante. In ogni caso noi dovremmo essere un continuo trasformatore, e le emozioni negative, in certi casi ci fanno notare sempre quello in cui dobbiamo migliorare, ed hanno le loro "ragioni".

Sole, magari con un esempio pratico, possiamo verificare se parliamo delle stesse cose, cosi risulta un po' difficile :)

Ray 13-10-2011 21.39.34

Citazione:

Originalmente inviato da Astral (Messaggio 104959)
Penso che si possano ignorare i pensieri negativi che provengono dal frullatore mentale, ma quando l'emozione è partita, fa male trattenerla.
Tanti rancori, e depressioni per esempio vengono per il fatto che abbiamo trattenuto certe emozioni e sono ancora li. Il fatto che non spinga o spinge con minore intensità, può essere dato dal fatto che il corpo assimila bene fino ad un certo punto.

Solo per puntualizzare... stai parlando di reprimere. Fa male reprimere, non trattenere (può essere poco piacevole, ma non "fa male" nel senso di arrecare danno). Se delle emozioni "sono ancora lì" allora non le hai trattenute ma represse (si può anche reprimre parzialmente e continuare a sentire qualcosa, ma "sopportabile", anzi questa è la repressione più comune, quella totale è rarissima).
Un'emozione trattenuta non provoca nulla, soprattutto stati come la depressione... semmai l'opposto, ti da carica.
Se la trattieni sul serio un po' sta li, ma non è neanche un secondo uguale a se stessa.

Sottolineo queste cose, anche se mille volte ribadite, perchè la differenza tra trattenere e reprimere è di fondamentale importanza ed è anche difficile da capire a livello di mente, tocca farne esperienza un certo numero di volte, diventare non dico esperti ma piuttosto adusi alla cosa per comprendere.

Ray 13-10-2011 21.41.14

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 104954)
Ho un dubbio un pochino cervellotico a dire il vero.
Quando trattengo una emozione negativa mi accade a volte che si riduca di intensità. Meglio, mi accade che quell'io a cui è associata l'emozione non spinga più per uscire ma se ne ritorni, anche un pochino cupo, nella pancia e io continuo a fare le mie cose con anche un pò di energia (che poi ho l'impressione che non sia energia sottratta all'io ma una specie di catalizzatore che tira su energia...). Ora, in certi casi in cui conosco la strada che vuole prendere l'io che spinge con l'emozione preferisco non perderci tempo, non dargli importranza...so dove va a parare e appunto gli tolgo importanza e questo praticamente è come se lo relegasse e io posso sentirlo se lo richiamo ma in quel momento non lo sento più. Lo so che è contorto e che probabilmente è il fatto che noi signorine siamo tendenti al reprimere ma volevo un confronto con voi su questa cosa. Succede anche a voi? Oppure lo continuate a sentire che spinge anche dopo che gli avete tolto importanza? Dovrebbe essere proprio che non da più spintoni per usicre ma è corretto per voi non dargli importanza se bussa?

Fa un eseprimento... invece di ignorare, vagli incontro, comprimila, sentila più che puoi, concentratici. Spremila insomma.
L'esperienza dovrebbe darti la risposta che cerchi, sempre se ho capito la domanda. Se non l'ho capita, fa bene lo stesso.

Astral 13-10-2011 21.51.51

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 104964)
Solo per puntualizzare... stai parlando di reprimere. Fa male reprimere, non trattenere (può essere poco piacevole, ma non "fa male" nel senso di arrecare danno). Se delle emozioni "sono ancora lì" allora non le hai trattenute ma represse (si può anche reprimre parzialmente e continuare a sentire qualcosa, ma "sopportabile", anzi questa è la repressione più comune, quella totale è rarissima).
Un'emozione trattenuta non provoca nulla, soprattutto stati come la depressione... semmai l'opposto, ti da carica.
Se la trattieni sul serio un po' sta li, ma non è neanche un secondo uguale a se stessa.

Trattenere...tenere dentro, quindi mettiamo che adesso una persona mi fa arrabbiare, io posso arrabbiarmi e dirgliene quattro, oppure posso tenere tutto dentro. Queste emozioni sono dentro, come facciamo a dire che non danneggiano?
Se non le reprimi dentro, quindi dovresti farle tornare dentro piano piano, o comunque dovresti trasformarle no. Il lavoro di trasformazione emozionale di emozioni negativi di cui spesso si parla in alchimia, allora come avverebbe se non proprio in questi momenti che ci sono emozioni negative?
Si Ray è difficile capire a livello razionale, mi capita di non dover esprimere emozioni negative e di sentirmi poi meglio, non so se è proprio questo il trattenere.

Qui si parla di emozioni negative, ma scommetto che andrebbero trattenute pure quelle positive?booh.gif

Ray 13-10-2011 22.44.34

Citazione:

Originalmente inviato da Astral (Messaggio 104967)
Trattenere...tenere dentro, quindi mettiamo che adesso una persona mi fa arrabbiare, io posso arrabbiarmi e dirgliene quattro, oppure posso tenere tutto dentro. Queste emozioni sono dentro, come facciamo a dire che non danneggiano?
Se non le reprimi dentro, quindi dovresti farle tornare dentro piano piano, o comunque dovresti trasformarle no. Il lavoro di trasformazione emozionale di emozioni negativi di cui spesso si parla in alchimia, allora come avverebbe se non proprio in questi momenti che ci sono emozioni negative?
Si Ray è difficile capire a livello razionale, mi capita di non dover esprimere emozioni negative e di sentirmi poi meglio, non so se è proprio questo il trattenere.

Scusa Astral, ma hai letto tutto il tread?

Per carità, ripetere è sempre bene e inoltre non viene mai uguale, quindi ripetiamo.
Un'emozione possiamo trattenerla oppure no. Se la tratteniamo ci avviciniamo a lei, se non la tratteniamo ce ne allontaniamo. Ci sono due modi di allontanarcene: esprimere e reprimere.

Questa cosa è fondamentale: esprimere e repriemere sono due lati della stessa medaglia non sono i due estremi del nostro discorso. Entrambi hanno uno solo scopo: smettere o ridurre di sentire.
Trattenere invece implica sentire.

Per te che adori gli schemini...

Trattenere <-----------------> esprimere o reprimere (esprimere verso fuori, reprimere verso dentro)

Fin che non è chiaro questo è inutile proseguire con il resto... danneggiamenti o altro. In ogni caso, sia esprimere che reprimere danneggia. Reprimere danneggia noi, esprimere danneggia l'ambiente. Trattenere non danneggia... tanto non puoi trattenere più del tuo limite, raggiunto il quale, quel che avanza un po' lo esprimi un po' lo reprimi (si fanno sempre entrambi in un modo o nell'altro).

Citazione:

Originalmente inviato da Astral (Messaggio 104967)
Qui si parla di emozioni negative, ma scommetto che andrebbero trattenute pure quelle positive?booh.gif

Si, anche se vanno fatti dei distinguo. Le emozioni positive, se espresse, non necessariamente danneggiano l'ambiente. Se trattenute sono una benzina molto più potenete di quelle negative, e per questo più difficili ancora da utlizzare.

diamantea 14-10-2011 00.28.21

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 104970)
Trattenere non danneggia... tanto non puoi trattenere più del tuo limite, raggiunto il quale, quel che avanza un po' lo esprimi un po' lo reprimi (si fanno sempre entrambi in un modo o nell'altro).

Trattenere quel tanto che serve e lasciare andare quel che non ci serve. E' il superfluo quindi che va o dentro o fuori.
Come avere molti soldi ma alla fine possediamo solo quel che riusciamo a spendere, quello che avanza è come non averlo.
La capacità del trattenere quindi è individuare la quantità di ciò che realmente ci serve. I polmoni trattengono solo la quantità di ossigeno che serve, il corpo la quantità di liquidi. Così la quantità di energia, di emozioni, di pensieri, di esperienze ecc...
Visto che lo spazio cmq è limitato occorre liberarci di ciò che non serve e che ci intasa inultilmente per fare spazio a ciò che serve. Un pò come il discorso del secchio se non sbaglio...

luke 14-10-2011 00.35.19

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 104978)
Trattenere quel tanto che serve e lasciare andare quel che non ci serve. E' il superfluo quindi che va o dentro o fuori.
Come avere molti soldi ma alla fine possediamo solo quel che riusciamo a spendere, quello che avanza è come non averlo.
La capacità del trattenere quindi è individuare la quantità di ciò che realmente ci serve. I polmoni trattengono solo la quantità di ossigeno che serve, il corpo la quantità di liquidi. Così la quantità di energia, di emozioni, di pensieri, di esperienze ecc...
Visto che lo spazio cmq è limitato occorre liberarci di ciò che non serve e che ci intasa inultilmente per fare spazio a ciò che serve. Un pò come il discorso del secchio se non sbaglio...

Personalmente più che di quel che serve parlerei di quel che possiamo trattenere, quel che reggiamo in quel momento.
Dobbiamo lavorare per aumentare la soglia, ma il limite non credo si possa stabilirlo noi a prescindere, in anticipo, valutando quel che può servirci e quello che è superfluo.

Kael 14-10-2011 09.33.46

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 104979)
Personalmente più che di quel che serve parlerei di quel che possiamo trattenere, quel che reggiamo in quel momento.
Dobbiamo lavorare per aumentare la soglia, ma il limite non credo si possa stabilirlo noi a prescindere, in anticipo, valutando quel che può servirci e quello che è superfluo.

Sono daccordo, infatti nel discorso rientra anche la famosa goccia che fa traboccare il vaso... (o sbroccare secondo un altro modo di dire etc..)

Sole 14-10-2011 09.47.01

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 104965)
Fa un eseprimento... invece di ignorare, vagli incontro, comprimila, sentila più che puoi, concentratici. Spremila insomma.
L'esperienza dovrebbe darti la risposta che cerchi, sempre se ho capito la domanda. Se non l'ho capita, fa bene lo stesso.

Si, visto il dubbio che sorgeva da dentro ho provato a fare in questi giorni come dici cogliendo alcune occasioni. C'è differenza. E' la paura a ignorare o a togliere importanza così come intendevo.. lo vedevo già ma cercavo di ignorarlo, appunto :D

Questo mi fa sentire che sebbene per alcune emozioni togliere l'importanza di cui le andiamo a rivestire sia buono per altre è bene ancora lasciare che si muovano e viverle. Distinguere i due momenti lo da proprio l'osservare. Non è difficile se non se ne ha paura. E' difficile non averne paura.

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 104979)
Personalmente più che di quel che serve parlerei di quel che possiamo trattenere, quel che reggiamo in quel momento.
Dobbiamo lavorare per aumentare la soglia, ma il limite non credo si possa stabilirlo noi a prescindere, in anticipo, valutando quel che può servirci e quello che è superfluo.

Son d'accordo.. tutto il lavoro del trattenere sta proprio nell'aumentare la capacità di contenere ... noi stessi.

diamantea 14-10-2011 10.00.14

Sono d'accordo Luke anch'io nello specifico, tenendo conto del nostro limite ma il mio era un discorso generico per capire il concetto. Se ci fermiamo sempre e solo al nostro limite non si va avanti, occorre forzare ogni volta un pò di più per sperimentare e allenare la capienza.

Sole 14-10-2011 10.23.36

Citazione:

Originalmente inviato da diamantea (Messaggio 104985)
Sono d'accordo Luke anch'io nello specifico, tenendo conto del nostro limite ma il mio era un discorso generico per capire il concetto. Se ci fermiamo sempre e solo al nostro limite non si va avanti, occorre forzare ogni volta un pò di più per sperimentare e allenare la capienza.

Ma non si può proprio, nel senso che se io ho un vaso che contiene 10 se ci metto 12 2 esce, se ci metto 8 contiene e avanza. Se ci metto 10 la pressione piano piano farà allargare il vaso. Solo dopo che il vaso è allargato si potrà tentare di mettere 12. Ma prima quel 2, come si diceva anche sopra, o si reprime o si sfoga fuori. Infatti all'inizo delle sperimentazioni, con tutta la buona volontà spesso si trattiene quel che si può il resto si sfoga, Sono meccanismi di difesa istintuale che menomale ci sono.
Vedi la rabbia ad esempio è impossibile pretendere all'inizio di trattenerla tutta. O la reprimi nel nascere pensando di trattenerla o la sfoghi.
Ma va benissimo però iniziare a trattenere anche poco perchè alla fine si allarga il vaso.

Quindi in sostanza l'allenamento a trattenere ciò che si può è già di suo allargare il vaso.

Astral 14-10-2011 10.43.04

Grazie Ray per le delucidazioni, non c'era bisogno dello schemino, ma detto cosi è più semplice.
Quello che mi sfuggiva è il fatto che la repressione e l'esternazione sono allontanamenti dalle emozioni.

La mia domanda però era un altra, e la pongo anche a Sole. Abbiamo parlato di Vaso pieno che contiene, ma oltre ad ingrandire questo vaso, occorre secondo me comprendere che quando questo vaso è pieno qualcosa va fatto, prima che l'acqua esca fuori, oppure ristagni repressa nell'interno del vaso.
E qui io parlavo di trasformazione o sublimazione, se io con questo vaso pieno devo farci qualcosa, non posso solamente trattenere o no?

Sole 14-10-2011 11.00.15

Citazione:

Originalmente inviato da Astral (Messaggio 104989)
Grazie Ray per le delucidazioni, non c'era bisogno dello schemino, ma detto cosi è più semplice.
Quello che mi sfuggiva è il fatto che la repressione e l'esternazione sono allontanamenti dalle emozioni.

Scusa Astral un pò di pignoleria ma non si allontana l'emozione ma il sentirla. E' su questo "sentire" che gira tutto il discorso del trattenere, cioè trattengo il sentire il fastidio, il sentire il bisogno di cantarne 4 a qualcuno, il sentire il bisogno di inondare qualcuno di attenzioni ecc ecc. Allo scopo di osservare e trovare risposte che ci riguardano.

Per l'altra domanda ho potuto vedere che non ristagna (non avrebbe senso per me) ciò che trattieni, perchè viene investito sempre.

Astral 14-10-2011 12.52.31

Fin qui ci sto... il problema non è il trattenere, il problema è cosa faccio dopo che ho trattenuto e come trasformare.

Il fatto di sentire le emozioni, ed ammetterle lo dice anche la psicologia, anzi si può dire che è il primo processo in psicoterapia.

p.s: è positivo essere pignoli, e poi almeno mi fate sentire in buona compagnia :)

luke 14-10-2011 12.58.04

Io non darei così scontato che il trattnere sia facile, tanto che non ho ancora capito bene come e cosa fare....

Astral 14-10-2011 13.39.42

Citazione:

Originalmente inviato da luke (Messaggio 104994)
Io non darei così scontato che il trattnere sia facile, tanto che non ho ancora capito bene come e cosa fare....

Mi è sfuggito il punto della discussione, dove qualcuno l'aveva detto.diavolo.g:

luke 14-10-2011 13.49.45

Citazione:

Originalmente inviato da Astral (Messaggio 104995)
Mi è sfuggito il punto della discussione, dove qualcuno l'aveva detto.diavolo.g:

A dire è stato detto qua e la, solo che è difficile farlo, anche perchè penso che il trattenere una emozione presupponga anche il ricordarsi di se in quel momento, l'essere presente e non lasciarsi trasportare totalmente identificato nell'emozione negativa di quel momento, essendoancora carente su questi punti anche il trattenere , con le relative osservazioni è ancora limitato.
Se sono in grado di trattenere l'un per cento di una emozione, o la trattengo una volta si e 100 no, è difficile capire bene cosa accade, magari è facile confondere trattenere e reprimere.

Ray 14-10-2011 15.25.33

Citazione:

Originalmente inviato da Astral (Messaggio 104989)
Grazie Ray per le delucidazioni, non c'era bisogno dello schemino, ma detto cosi è più semplice.
Quello che mi sfuggiva è il fatto che la repressione e l'esternazione sono allontanamenti dalle emozioni.

La mia domanda però era un altra, e la pongo anche a Sole. Abbiamo parlato di Vaso pieno che contiene, ma oltre ad ingrandire questo vaso, occorre secondo me comprendere che quando questo vaso è pieno qualcosa va fatto, prima che l'acqua esca fuori, oppure ristagni repressa nell'interno del vaso.
E qui io parlavo di trasformazione o sublimazione, se io con questo vaso pieno devo farci qualcosa, non posso solamente trattenere o no?

Eppure, per quanto con unn accenno, ti avevo risposto. Parlavo di cucinare...

Trattenere è già in parte trasformare, perchè metto in pressione. Quel che sto trattenendo, che si muove, è diverso da quel che sarebbe uscito (ad esempio) se l'avessi lasciato andare subito.

Trattenere e osservare come cambia... questo il primo passo per la sublimazione, senza il quale il resto è fantascienza.


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