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e quindi cosa si fa per "sciogliere" quelle catene?
quali sono i "rimedi" a vostro parere? leggendo varie tematiche nel forum sembra quasi vi sia una sorta di "desiderio di Controllo" , dall'altra leggo che si ha paura di cambiare per via del controllo... domanda allora per che motivo si cerca il controllo quando si nota che in certe situazioni impedisce un reale cambiamento? il controllo a mio avviso va abbandonato. non lo si ottiene impedendo a se stessi di esprimersi e manifestarsi pienamente anche se con errori (sempre con il senno di poi) ciò che rende un uomo "Uomo" a mio avviso è il "vivere" e il saper apprendere dalle esperienze. Rimanere invischiati in parole (per quanto giuste possano essere) di fatto impedisce un'esperienza piena a mio parere. |
Citazione:
Questi presupposti, col passare del tempo, si possono riuscire a definire fino ad arrivare a qualcosa di maturo. Ora se per esempio manca la fiducia - e può mancare per varie ragioni come ad esempio io Tizio non avendo fiducia in me stesso non l'ho neanche nell'altro o viceversa l'altro con " me " - manca allo stesso tempo uno dei presupposti; come anche quando manca il rispetto, alle volte diretta conseguenza del primo. Per farla breve se non ho fiducia nel partner, ed uno dei motivi presumo che quello che ho detto lo sia, aumentando, anche, allo stesso tempo il principio che Uno ha detto in precedenza, ossia: Aspettattive su ciò che si vuole ricevere e limiti su ciò che si è disposti a dare. qualcosa credo che, allora veramente, non va. Non dico che non sia risolvibile ma che questo comunque condiziona sia il modo di stare in coppia e quindi il rapporto e sia il modo, anche, di relazionarsi col mondo. Siccome questo secondo aspetto ci interessa poco, il primo è quello che attrae l'attenzione. Allora, in definitiva, posto che esiste questo squilibrio che fa fatica ad esser visto ma soprattutto compreso - nella coppia ma soprattutto per chi forse nè è anche portatore sano - come si fa ad andare avanti? Il risultato di questa cosa, potrebbe essere, che Tizio/a c'è - bisogna vedere sia in che misura ma anche se c'è sempre ma diciamo, in fin dei conti, che è presente non solo fisicamente - mentre Caia/o latita e quest'ultima/o, oltre ad aspettarsi la presenza di Tizio/a, comunque possiede quel limite che gli/le impedisce di fare un passo verso l'altro/a. A questo punto, pensavo, si prende atto di questa cosa ma fino a che punto si può arrivare/continuare? Nella speranza che si verifichi qualche cambiamento? E se quello che " applica " il Principio che diceva Uno, non vedendolo non è disposto a cambiare/modificare il suo atteggiamento o fa fatica, addirittura a capirlo? Se c'è una metamorfosi da affrontare non la si può fare a senso unico - nel senso uno la fa e l'altro no o manco se ne acorge - che ne pensate? fiori.gif |
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