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L'amore è l'unica cosa al mondo in cui quantità e qualità sono la stessa cosa, imprescindibili.
Non si può dire che una persona ama meglio ma di meno un'altra come non si può dire che ama di più ma peggio. Quindi distinguere le due cose è un falso problema. La fonte del vero amore è in Dio (per chi vuole usare tale termine) ma noi non siamo Dio, siamo umani e neanche compiutamente, è per questo che prima dicevo, con altre parole, che andare verso l'amore significa alimentare la nostra divinità, ma se lo facciamo senza compiere (sopra ho scritto coltivare) la nostra umanità ci mancherà qualcosa e non saremo comunque completi. Nessuno ha detto, se non ricordo male, che il distacco origina l'amore. Io ho chiesto retoricamente se può esserci vero amore senza il giusto distacco. Citazione:
Che succede quando l'amore (o qualsiasi altra cosa) dall'interiorità entra nel mondo oggettivo? Non va, con intensità diversa a seconda delle situazioni, verso gli oggetti del suo esistere? Poi potrei aggiungere, anche se il thread è sul distacco e non sull'amore che se è vero che può esserci una sfiammata di amore sincero anche per 2 minuti un amore vero è eterno e un amore che arriva all'oggetto del desiderio in maniera totale è destinato a consumarsi. Sia chiaro che sto parlando di massime espressioni, non sto dicendo che un amore di 50 anni, o anche solo 10, sia da buttare via, ma se parliamo di amore nel senso più alto del termine dobbiamo presentare la scala fino in cima. |
Citazione:
Non ho ben capito cosa significa 'amore che arriva all'oggetto del desiderio in maniera totale', intendi un amore 'normale' di coppia, dove si vive il rapporto con tutte le magagne della nostra umanità? |
Citazione:
la causa del soffrire e' il passare dall'interiore smisurato alla sua espressione limitata/ misurata . L'attaccamento che e' espressione e' la conseguenza che deriva da questo passaggio ma nella forma peggiore , il distacco in quella migliore . Sentimento interiore e sua manifestazione stanno su piani diversi non sono la stessa cosa . Per questo non c'e' contraddizione . Sul resto lo rivediamo . |
Non mi è chiaro cosa dici Nike, per cui per capire ti chiedo: stai dicendo che l'attaccamento ed il distacco sono reazioni all'amore sofferenza che si prova verso un oggetto?
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Citazione:
Lascio la mia versione perche' e' stata meditata . |
Citazione:
Voglio dire che c'e' un passaggio che non va perso : una cosa e' rendersi conto che tra quello che hai dentro e la sua realizzazione c'e' differenza perche' vai a perdere qualcosa , un conto e' come si realizza questa perdita come si manifesta , con quale modalita' . E' una sottigliezza ? Forse ma non inutile anzi . Questo perche' porta ad altre considerazioni sullo smisurato che e' in noi che ora ci porterebbero fuori tema . Accenno al fatto che per certi individui particolarmente sensibili , l'interiorita' e talmente forte che e' di per se' appagante tanto che la delusione del degrado e' fin da principio ben accettata e tollerata mentre per altri e' un darmma . Cosi' posso dire che e' proprio in forza di questa considerazione che l'interiorita' , l'amore , e' sempre uguale ma sono i modi del manifestarsi e di viverlo che cambiano ( questo e' anche un accenno a quanto diceva Uno nel suo post ) . |
Ti ponevo la domanda perchè in alcuni tuoi passaggi mi sembrava di capire quello, in realtà io non lo penso, o almeno non credo che il distacco possa essere una reazione, ma non essendomi chiarissimo cosa stai intendendo provo a dire la mia chissà che non venga fuori qualcosa visto che il discorso mi interessa parecchio.
_____________________________________________ Vedo l'attaccamento come brama e non va verso il bene nostro e dell'altro, ma tende a soddisfare una condizione di minor sofferenza. Il distacco messo al suo opposto, sulla stessa linea, quello per cui niente ci tocca e siamo distanti dall'oggetto, tende anche a soddisfare la condizione di minor sofferenza. In questo caso attacamento e distacco per me possono essere assimilati. Mentre il distacco che penetra la vita va verso il bene nostro e dell'altro a costo anche di grande sofferenza propria e dei cari se ciò si rende necessario. Realizzare questo secondo me è molto, molto difficile. Nell'esempio della madre che lascia andare il figlio, lei nel cuore vive la situazione senza estraniarsi dalla vita, soffre molto, anche moltissimo, ma persegue il bene del figlio ed il proprio anche con grande dolore, che accoglie ed elabora tanto che probabilmente, da fuori non si noterà neppure la sofferenza. Nella madre che non lascia il figlio c'è il tentativo di non dover mai soffrire. In pratica se il distacco non vive pienamente anche la vita allora è una reazione e assimilabile all'attaccamento, perchè in fondo entrambi gli aspetti tendono a tutelare la minor sofferenza. Ma nel caso in cui ci si distacchi ma si resti tangenti all'oggetto o alla situazione o alla vita stessa allora penso che si possa cominciare a parlare di amore per la vita. Però appunto vedo enormemente difficile tuffarsi nella vita, vivere fino in fondo e restare fermi e in aiuto mi viene quella storiella della tigre e del burrone... che si raccontava altrove. |
Nell'interpretazione comune del discatto orientale si mette in relazione questo con le emozioni sintetizzando che maggiore è la capacità di non sentirle perchè sono illusorie e maggiore è la capacità di distacco dai veli di Maya e quindi si è più veri.
Invece per il mio sentire si parla proprio di percepire sempre di più le emozioni, e aumentare la capacità di non farsi perturbare da esse. Solo che nasce il problema del distinguere chi sente le emozioni e chi non si deve lasciare perturbare. Sicuramente l'osservatore non deve lasicarsi perturbare pur mentre le vive. Secondo me uno dei punti da analizzare è questa condizione di sofferenza o non sofferenza data dal vivere stesso. |
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questo ponte può assumere diverse forme etc... Citazione:
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A dirla tutta una prima sofferenza inizia già dal passaggio di un mondo spirituale superiore (o delle idee per chi preferisce meglio questo come termine anche se non sono la stessa cosa) all'interiore. C'è una enorme compressione e filtraggio e li come dicevi dipende da persona a persona come la cosa viene elaborata anche se vedo il processo diversamente da come lo vedi tu. Chi una interiorità molto ricca ha molto spazio senza sentire spinte e costrizioni a manifestare, al contrario chi vive poco dentro, ha "organo" dell'interiorità poco sviluppato fa fatica a contenere l'amore quando questo arriva prepotentemente dai piani superiori e per questo deve cercare di manifestarlo e concretizzarlo maggiormente, non lo regge, si sente compresso. Se non riesce ne soffre. Chi ha tanto spazio interiore non è che accetta meglio la delusione del degrado, non ha tutta questa brama di andare a manifestare e concretizzare e quando lo fa se gli va male comunque ne soffrirà meno. Metaforicamente è come due che dovessero andare in bagno ma uno ha una grande vescica e l'altro no. Se trovano la toilette chiusa per pulizia il primo resiste senza tanti problemi, il secondo sta male |
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Non perchè chissà che interiorità io abbia, magari la cofondo con introversione o elucubraioni mie interne ecc, però la manifestazione all'esterno è diversa, meno ossessiva , più ricercata, serve davvero uno scosson emolto molto forte per essere spinto ad esternare, a livelli più bassi non c'è tutto questo interesse, forse perchè l'interiore macina già parecchio "materiale" ed energia e quindi molte situazioni in cui c'è troppo degrado vengono viste più come un'intralcio nel cammino piuttosto che un aiuto, poi vabbè spesso l'universo in questo ti da una mano a non presentartele proprio le occasioni nè "troppo degradate" (e questo pesa poco) nè "meno degradate" (e questo ad un certo punto però ti devasta). |
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Quando dici cioe' in sostanza che il fatto stesso di uscire dall'interiore provoca attaccamento . Invece il degrado e' causa e l' attaccamento l'effetto e pertanto si tratta di cose diverse e momenti diversi . La differenza e' sottile ma importante . Innanzitutto perche' dire quello che dici impedisce di vedere ben distinti i due piani dell'interiorita' e dell'espressione cioe' della rappresentazione di quanto e' interiore . Tutto nel mondo , secondo quanto dici, sarebbe solo attaccamento mentre non solo a monte dell'attaccamento c'e' prima il passaggio da dentro a fuori ma l'interiore permane ed e' sempre presente pur dopo questo passaggio e anzi condiziona il modo in cui attuiamo l'espressione , come manifestiamo , viviamo l'interiore . Molti ( non so cosa pensi tu ) invece affermano a torto il contrario cioe' che e' l'attaccamento ad influenzare l'interiore . Tanto e' vero che il dolore sordo e continuo che si prova spessissimo prescinde del tutto da un oggetto ma deriva dalla coscienza del certo ed ineluttabile divario tra dentro e fuori , senza che ancora vi sia contatto con l'oggetto a cui attaccarsi . Poi , ancora , dire che sono la stessa cosa attaccamento e degrado corrisponde a dire che lo stato di attaccamento e' uno stato permanente , dall'entrare nel mondo fino all'uscita , il che non e' per definizione in quanto il mondo e' dominato dall'impermanenza , quell'impermanenza che consente peraltro di spostarci verso il distacco . Causa ed effetto a livello altissimo forse coincidono non certo al nostro livello di interiore che si manifesta con l'espressione che sia attaccamento o distacco nelle sue 1000 gradualita' . |
Voglio dire che faccio una discreta fatica a seguire i tuoi ragionamenti Nike, devo concentrarmi un pò, ma non perchè l'argomento sia particolarmente complicato per me, perchè non ti sforzi di rendere comprensibile quello che vuoi dire.
Mi sembrava giusto dirtelo :) Citazione:
È il moto verso gli oggetti dell'amore, che possiamo anche definire attaccamento, che genera la sofferenza, non la semplice "discesa". Questo ti stavo dicendo. Quindi quella sofferenza di cui parlavi non dipende semplicemente dalla discesa, ma dalla discesa unita al moto verso.... questo porta anche al passaggio dall'infinito al finito. Altresì potresti "portare giù" l'amore ma essendo in un universo infinito rimanere questo amore infinito. In sostanza se mi parli di discesa e passaggio da infinito (o smisurato qui è uguale) a finito e della sofferenza che ne consegue non puoi prescinderlo dall'attaccamento. Non sono la stessa cosa e di infatti non l'ho mai detto, ma non puoi neanche dire che l'attaccamento è conseguenza della discesa, invece io ti ho detto che se vedi il meccanismo del passaggio da infinito a finito non puoi non vedere il discorso dell'attaccamento. Non puoi affermare il principio della discesa e negare quello dell'attacmento. Ci siamo? Citazione:
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Leggi bene, non parlo di origine, causa ed effetto, ma c'è un attaccamento o un distacco in mezzo da qualche parte. Può essere effetto o causa, dipende dai casi. Citazione:
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Parlando di amore materno, vorrei chiedere se il sesso incide sulla capacità di distaccarsi. A me sembra che gli uomini siano maggiormente predisposti ad attuare un giusto distacco rispetto la donna che per via della maternità, del cordone ombellicale abbia maggiore difficoltà a distaccarsi.
Almeno ad un'analisi grossolana mi sembra così, poi riflettendo potrei dire che la donna è capace di distaccarsi da molte cose per un motivo o amore superiore rispetto l'uomo che potrebbe risultare più indifferente che distaccato. |
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Possessione non è amore Astral, era sottinteso, il mio operato di fronte all'amore è errato in termini pratici ma pur lavorandoci sopra (e qui torno sul discorso di Sole) è più la sofferenza del non essere possessiva, che neanche lasciare tutto com'è. Si tende ad essere distaccati per non soffrire, come forma di difesa ed il possesso è un evitare di esporsi di rischiare.. Sembra un controsenso, ma il fine è lo stesso. Seppur amare non può voler dire distacco, posso capire che nella stessa frase ci stia nel momento che manca la possessività ed il rapporto è più aperto, più libero. Ma in altri frangenti... non comprendo. Se amo, amo per intero. Sarebbe come tenere un piede fuori... Anche il sesso comporta difficoltà nel distacco, anche se solleverò un polverone perché come sempre non so spiegarmi beneicon_mrgr: la donna "subisce emozionalmente e fisicamente" il rapporto e questo fa a botte con il distacco... |
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In verita' non sembrano , i miei , concetti complessi come dici . Al contrario m'e' sembrato utile allargare l'orizzonte al complesso rapporto tra cio' che e' interiore , essenza , e cio' che e' solo fenomeno cioe' attaccamento o distacco . Difficile affermare e capire che si possa vivere qualsiasi sentimento solo con distacco , il discorso resta a meta' voglio dire . Prova ne sia che in un post precedente hai dovuto ammettere che il distacco senza l'umanita' non e' efficace , protegge ma da solo non puo' sostenere il sentimento . Io l'ho chiamata divinita' comunque ma non e' questo il punto . Poi ci sono alcune cose che non capisco una e' questa dici : ci puo' essere degrado senza attaccamento . Ma come , non era lo stesso fenomeno , il degrado e l'attaccamento , di discesa dall'assoluto o interiore verso le cose tanto che ne hai rilevato una contraddizione nel distinguerle ? Riporto quanto hai scritto ''Intendo che quando "tiriamo giù" l'amore dai piani superiori questo manifestandosi va verso quel qualcosa che ha avuto la funzione di richiamarlo. Se io amo una persona "tiro giù" l'amore che diventerà un ponte tra me e quella persona. questo ponte può assumere diverse forme etc... e poi: ''La limitazione inizia e aumenta andando verso il contatto, ma non c'è distinzione dei due piani perchè il meccanismo è identico e non c'è neanche un confine netto, più una linea molto ma molto sfumata. A dirla tutta una prima sofferenza inizia già dal passaggio di un mondo spirituale superiore (o delle idee per chi preferisce meglio questo come termine anche se non sono la stessa cosa) all'interiore'' Vedi faccio anch'io fatica a seguirti ed a capirti , non e' facile . |
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Quello che il distacco ha di diverso dall'attaccamento e' che il rapporto con l'oggetto , diciamo con una persona , per rendere il tutto piu' concreto , viene vissuto nella sua intensita' maggiore all'interno dell'individuo mentre l'attaccamento e' vissuto all'esterno ed esige il contatto diretto con l'altro . Ma , voglio insistere , si tratta sempre di espressione , manifestazione di un sentimento interiore smisurato che viene , per cosi' dire '' gestito '' in questo modo una volta che si sia realizzato nel mondo . Questo e' quello che il distacco ha in comune con l'attaccamento : che sempre siamo sul piano della manifestazione , cioe' viviamo , pur con il distacco , rivolgendo l'esperienza all'interno , il gap , la differenza sostanziale tra il sentimento originario e quello che siamo costretti a vivere nella realta' . Per questo non ha senso parlare di vero amore solo se vissuto con distacco , e' un amore vissuto in modo diverso , migliore piu' vicino a quello intimo originario ma sempre ombra di quello quasi perfetto che e' in noi in origine . Altra cosa : la possibilita' di soffrire anche solo per questo gap tra il sentimento interiore soprattutto quando diventa rilevante , importante e la sua espressione o manifestazione degradata e' , ritengo , invece non solo possibile ma continuamente sotto gli ochi di tutti perche' credo esattamente corrisponda alla sensazione di angoscia immotivata da cui capita di essere invasi senza apparente spiegazione o motivo alcuno . L'angoscia e' proprio l'inconscia paura per la comprensione o meglio l'intuizione di questa enorme differenza tra quello che abbiamo dentro e quello che saremo in ogni caso costretti a vivere in modo diverso nella manifestazione di qualsiasi sentimento . Per cui e' possibile soffrire il degrado al di la ' di un rapporto diretto con una persona un oggetto o quant'altro . Devo approfondire ma l'asistenzialismo e Sartre dovrebbero parlare proprio di questo . Sulla grande distanza tra l'infinito superiore , l'interiore e la sua manifestazione che indubbiamente c'e' , va ricordato che molto e di autorevolissimo e' stato detto per ridurre questa distanza questo divario a molto poco . Conoscerai di certo la metafora evangelica del granello di senape che sta nel cuore e che e' piu' piccolo di qualsiasi seme ma una volta cresciuto e' piu' grande del piu' grande frutto o il rapporto consunstanziale ? , tra Brama e Atma . Per cui , torno a dire , non occorre riferirsi all'infinito superiore per sostenerre che ci possa essere anzi che si possa percepire degrado senza attaccamento . Lo smisurato o il divino che e' in noi basta ed avanza per giustificare la sensazione di sofferenza /angoscia che viene per dover subire il degrado di quel sentimento interiore smisurato anche senza l'esperienza diretta con un oggetto o una realta' specifica . Il distacco e' certamente una delle migliori cure a questo male ma torna il problema di come non naufragare nella negazione della vita come vivere il distacco e nel contempo vivere la vita intensamente . |
Non mi è chiarrissmo quello che dici:
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Se è così che intendevi c'è un rischio di contraddizione: è come se dicessi che più ci si avvicina all'attaccamento più intensamente si vive l'amore ma che, contemporaneamente, è necessario viverlo intensamente. In realtà non è vero che il distacco porti ad un vissuto meno intenso, anzi è vero il contrario. E' solo col distacco che vivo intensamente il sentimento da cui mi distacco... è quando non riesco più a reggerlo che mi "scappa fuori" e quindi diminuisce, dando poi origine magari ad altri sentimenti o emozioni quali l'angoscia, la gelosia ecc ecc. |
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Del resto l'hanno detto tutti da Gesu' a Platone nel Simposio . La morte di Gesu' ed il ritorno al Padre cos'e' se non l'annullamento di tutto cioe' che c'e' di umanodi degradato ed un ritorno all'unita' rappresentata dal Padre ? L'Amare , l'altruismo vero al massimo livello raggiungibile e' interiore e smisurato ed e' solo in quel momento in cui si ricostruisce l'Unita' tra noi ed il mondo , metaforicamente si abbraccia il mondo ,si riunisce essenza e fenomeno , e' l'estasi . Estasi raggiungibile da tutti per brevi attimi senza alcun ritiro od ascesi e che sicuramente ciascuno di noi ha gia' provato qanche solo per alcuni attimi . Non appena questo Amare viene diretto su qualcuno o su qualcosa inevitabilmente quest'Unita' si spezza . Ed e' a questo punto che subentrano le differenze d'Essere di ciascuno di noi , differenze d'Essere che fanno si che ciascuno manifesti a suo modo quel riflesso di divino che e' solo interiore e smisurato : chi con attaccamento nelle varie intensita' chi con una parziale interiorizzazione . Questa parziale interiorizzazione con cui si vive nel mondo un rapporto d'amore con una persona o con una cosa o con un valore e' il distacco . Ma sempre si e' nel rapporto con persone e cose , sempre nella manifestazione , sempre in una realta' spirituale degradata rispetto quella interiore smisurata . Allora vengo all'altro punto . Non ho detto che l'attaccamento fa vivere piu' intensamente come non ho detto che il distacco e' un non vivere l'amore . Ho detto proprio il contrario l'attaccamento e' una forma di amare piu' distante da quella originaria interiore , il distacco gia' piu' vicina seppura ancora non coincidente con quella . Se e' vero che il distacco fa vivere piu' intensamente la vita rispetto all'attaccamento e' anche vero che c'e' il rischio di una logica del tutto o niente che alla fine porta ad una negazione della vita . Se non riesco a tradurre nella vita quella situazione di totalita' ed estasi interiore originaria tanto vale rinunciare , tanto vale ritirarmi in me stesso , non ne vale la pena . E' invece necesario un lavoro finissimo di sintesi tra vissuto interiore ed espressione , manifestazione . |
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Per me il distacco è psicologicamente negativo anche se mi fa vivere meglio in quanto non ho attaccamento ma questo per me vuol dire un passo verso la libertà dall'altro, vuol dire non avere impegni per la vita, promesse eterne, vuol dire avvicinarmi maggiormente a me stessa, alla mia unità, a fare a meno di qualsiasi cosa vita compresa. Io sento un inconscio desiderio di fusione attraverso l'altro, se questo non può avvenire mi distacco. A quel punto mi posso accostare all'altro ma non fondermi. Nell'accostarmi so che può esserci un momento di fusione ma subito dopo mi distaccherò di nuovo. Questo lo vivo con ansia, se non posso vivere quel momento di fusione mi distacco maggiormente e forse è in quel momento che provo l'odio. Per me la ricerca dell'altro nell'amore è la fusione, senza di essa non è amore è qualcos'altro, amicizia, rispetto, sesso... ma non amore. |
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Gesù non ha mai detto che l'amore vero è immanifesto, l'esatto opposto: invita i suoi ad amare come lui li ha amati... e il suo amore, se vogliamo vedere il sacrificio in quanto tale, è la cosa più manifesta che ci sia. E' il vero amore divino manifestato. L'amore vissuto interiormente, quindi con distacco, è manifesto eccome. Quando è ancora immanifesto non è percepibile. Ma noi possiamo vivere solo ciò che percepiamo... anzi, da un certo punto di vista l'amore è proprio percezione, il più alto grado di percezione. Perchè è la percezione dell'Unità sostanziale di tutto, della non differenza sostanziale di noi e l'altro... e più la percezione è nitida (non mi viene termine migliore al momento) più siamo vicini all'Amore. |
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Ti manca il senso del tutto, del siamo tutti un'unica cosa e paradossalmente manifestiamo la divinità quando coscienti di questo troviamo l'individualità, quella reale pur sempre connessa al resto. Se ragioni pensando di essere staccata da tutto sicuramente percepisci il contrario... condizione che è tipica della visione umana, di solito vediamo le cose al contrario. Non so se basta, probabilmente no, ci torno, riprendendo anche il discorso con Nike. |
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Il distacco l'ho sempre visto come una difesa più che come una conquista, solo ultimamente sto sperimentando il fare affidamento su di me. Osare anche a costo di restare sola, e non solo senza uomo ma anche senza amici, senza consensi. Come si fa a sentirsi parte del tutto e trovare la propria individualità? |
Riprendo prima il discorso con Nike.
Stiamo grosso modo dicendo le stesse cose, il piccolo particolare su cui divergiamo concettualmente è che io dico il vero e assoluto amore non può esistere senza il giusto distacco e da quello che rispondi hai abbastanza capito cosa intendo, tu in sostanza mi dici che però le manifestazioni dell'amore comprendono l'intero spettro compreso attaccamento e distacco altrimenti non sarebbe completo il che è pur vero. Già questo basterebbe per risolvere abbastanza il diverbio (che non è un litigio come di solito usiamo questa parola) tra noi, sono due soggetti diversi: amore e sua manifestazione. Però, ritengo che sia meglio approfondire ulteriormente. Quando odio qualcuno lo attacco, io attacco. C'è una sottile differenza con mi ci attacco anche se il finale sembra identico. Il contrario, il distacco, quello che più ci interesserebbe ai fini del discorso non è così chiaro e limpido ma segue la stessa linea. C'è un distacco io distacco e un mi distacco. Non è un banale gioco di parole, in questa sottigliezza c'è il senso profondo del distacco che stavo cercando di esporre. Tea il fulcro sta nell'aspettativa di fusione di cui parli. Se ti fondi sicuramente non trovi l'individualità o perderesti quella che hai se l'hai. Se è vero che l'amore più profondo è dove non esiste più altro da noi, la fusione e la ricerca di fusione nega questo principio. Allo stesso modo l'individualità può esistere solo nella massa e senza individualità non puoi agire e neanche amare realmente. Ed in qualche modo torniamo al discorso fatto con Nike, che forse non potrei sintetizzare meglio di: amore ed amare. |
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Tanto vale stare da sola. Il conflitto che vivo da molti anni è questo, capire a che mi serve avere un uomo accanto, quale funzione dovrebbe avere nella mia vita. Eliminando la fusione dell'incontro, eliminando il ruolo che socialmente gli attribuisco, eliminando il bisogno di fare sesso, di fare figli, non ho bisogno di un uomo. Questa cosa la vedo a chiare lettere con il mio attuale compagno. Egli è talmente fuori da ogni visione tradizionale di compagno, peggio ancora di marito, è talmente di se stesso pur amandomi ed essermi fedele, che sto sperimentando come io sia una persona autosufficiente, autonoma, capace di autogestirmi. Non sono più nell'età della spinta ormonale e il sesso non mi attrae più come una volta, se non vedo cose speciali non spreco energia, mi piace di più lo yoga. La sua presenza nella mia vita mi serve da nutrimento affettivo ed energetico di un certo livello. Quando lui suona mi permette di entrare in uno speciale spazio energetico che non raggiungo altrimenti, che unito al particolare calore che irradia dal suo corpo mi permette di provare le onde... poche volte visto la poca frequentazione, ma non posso dimenticare questa cosa straordinaria che voglio provare ancora. Togliendo queste tre cose di lui non ho motivo di essere la sua fidanzata, nè di un altro uomo. Meglio essere amica ma libera da vincoli. Citazione:
Soprattutto non capisco come dovrebbe essere un rapporto di coppia, non mi sento di appartenere ad un uomo, io mi sento libera pur avendo un'impegno sentimentale con un uomo. Non posso più sopportare un uomo che si impone a me, alla mia volontà, con la gelosia, con il possesso, con il suo maschilismo, con ruoli stereotipati. Anche io mi impegno in tal senso a non scadere nella prevedibilità dei ruoli. Se tolgo l'aspettativa di fusione ora come ora non mi rimane nulla, almeno così temo. Non so, forse devo arrivare a questo punto? Se è così dimmelo, mi ci sto aggrappando come ci si aggrappa all'ultima sigaretta prima di morire. |
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