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In effetti la proiezione di noi sulle cose deriva da un'atteggiamento egoistico di avere attraverso uno svuotamento di contenuti dell'oggetto . Questo viene riempito dalla proiezione di noi nell'oggetto . E' una immedesimazione nell'oggetto . Qui l'oggetto e' svuotato di ogni forza e qualita' per recepire la nostra immagine . Ma c'e' un'altro modo di rapportasi all'oggetto ed e' quello di ritirarsi dalla forza di atrazione dell'oggetto , astraendolo , introiettandolo dentro di noi in forma generale ed astratta al fine di neutralizzarlo . Qui l'oggetto e' visto da noi come una forza dinamica che spaventa e per difesa lo si ritira dentro di noi astarendolo e quindi neutralizzandolo . E' una fuga dal mondo per difesa ed adattamento in quanto il mondo e' un continuo trauma per l'essere a causa dei continui mutamenti fuori controllo . Nel primo caso ottimisticamente ci si tuffa nel mondo dopo averlo svuotato di significato , votati alla sua conquista ma subendone l'attrazione si perde se stessi oggettivizzati nel mondo . E' il caso di chi dedica tutto se stesso al ruolo collettivo che vuole avere , di adattamento sociale . Nel secondo caso spaventati si scappa dal mondo e si crea un mondo artificiale dentro di noi dove prevale il nostro essere ma il mondo resta sconosciuto con grave dissociazione rispetto alla realta' . Questi 2 atteggiamente sono compresenti e volta a volta si manifestano a seconda del temperamento di ciascuno . C'e' comunque un legame demoniaco tra noi e le cose e le persone con le quali ci rapportiamo e la reazione che prevale determina i nostri atteggiamenti piu' esteriori di immmersione nel mondo o di ritiro dal mondo con i vari inconvenienti che ne derivano . |
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