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Potremmo allora dire che l'Amore verso se stessi è l'Amore per la propria parte divina, per la scintilla che ci anima, quella stessa che proviene direttamente da Dio. Ciò non significa fermarsi a un livello concettuale (sono tutto luce, amo tantissimo, e altre baggianate simili) ma esprimerlo poi in opere, adoperandosi cioè per diventare sempre più capaci di manifestare il divino attraverso se stessi. E siccome per manifestare la luce devo trattenere il buio, così come per manifestare il rosso devo trattenere il verde, etc etc.. manifestare il divino, la parte più alta, significa essere capaci di trattenere le parti più basse, quelle istintive e ataviche. Forse che adesso qualcuno capirà ancora meglio l'importanza e l'efficacia del salone degli specchi che stavamo facendo dall'altra parte.... |
Manifestare il divino che è noi, o visto da un punto di vista cattolico, cercando di vivere una vita santa, astenendosi dal peccato e aspettando la discesa dello Spirito Santo.
Tornando a noi la manifestazione della parte divina, può avvenire soltanto se si tolgono i condizionamenti, anche se non ho capito che cosa vuol dire trattenere le parti basse di noi. Esprimerlo in opere si, ma non basta: la fede senza le opere è morta, e le opera senza le fede sono morte. :C: |
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Questo significa che una persona capace di manifestare un'Amore di altissimo livello è altresì capace di trattenere in sè le parti più basse (il contrario dell'amore), altrimenti, se queste uscissero, assai poco amore manifesterebbe... Sul discorso della fede, se le opere manifestano veramente il divino, sta tranquillo che la fede c'è... |
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Puoi tenerti ad una certa distanza e comunque illumini, puoi avvicinarti e scaldare... ma se vuoi possedere abbracciando l'oggetto del tuo amore e questo non è strutturato per sopportare la tua forza lo bruci... e arrivi anche al punto che si spegne la tua fiamma. La passione, la bontà o l'amicizia, sono manifestazioni diverse e con diversi soggetti dell'amore, ma l'amore è come la fiamma dentro una lampada, l'amore è dentro di te (se tieni la fiamma accesa) e per induzione spande la luce ed il calore verso l'esterno. La metafora della lampada può far capire anche molte dinamiche, spesso si oscura tutto intorno e si lascia solo uno spiraglio che illumina solo gli oggetti preferiti del nostro amore. La cosa deriva dal fatto che molti tengono le lampade a risparmio e vogliono usare la luce altrui, poi ripicche e ripicchine e il mondo gira come gira. In realtà una volta che la mia lampada è accesa se illumino solo in una direzione o tutto intorno non cambia il mio consumo, e concentrare troppo la luce in un punto a volte non è bene. Al contrario c'è chi accende un lumicino, poco perchè avaro di sentimenti... poi tiene completamente oscurata la lampada e siccome la luce gli riflette internamente in questo modo crede di illuminare tutto, in realtà sta illuminando se stesso, purtroppo solo il suo strumento lampada, non è l'amore verso se stessi oggetto di questo 3d. Se ti sei mai persa ad osservare le fiamme di un caminetto sai già molto sull'amore, il fuoco come gli altri elementi (acqua, aria, terra) si insinua ovunque, abbraccia ciò che trova di fronte, viene deviato ma allo stesso tempo si amalgama con ciò che incontra. La fiamma ha diverse sfumature di colore, la parte che si avvicina al blu è la più potente, può sciogliere il metallo, ma senza la parte rossa non esisterebbe, la parte rossa è la passione, la parte blu è l'amore puro. Dovrei scrivere molto altro, ma poi so che i post diventano difficili da leggere, quindi mi fermo un momento. |
Una fiamma però ha bisogno di combustibile da consumare....
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Ma adesso devi continuare visto che hai ancora molto da dire . Provo a darti il '' la'', ad esempio si puo' dire che l'esperienza mistica e' una fiamma senza la protezione della lampada ma inestinguibile sicche' si puo' dire che in amore e' male proteggere la fiamma ? |
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Se ci fai caso l'amore è una di quelle cose che più se ne dà più se ne ha, inversamente meno se ne dà e meno se ne ha... Ma se ne hai sempre un po' da tenere accesa la lampada, non ne resterai mai senza... Se non ne hai, dovresti chiederne un po' a qualcuno che ne ha in abbondanza, poi, una volta accesa la fiamma, sta a noi alimentarla. Almeno a me sembra che sia così. :C: |
Mi hai fatto venire in mente una frase del vangelo, che diceva che chi ne ha, ne avrà sempre di più, e chi ha poco sarà tolto anche quello, ma non mi ricordo che versetto era!
E' ora forse di riprendere un po' le sacre scritture impolverate!:sornione: |
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Matteo 25:29 Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. Questo versetto fa parte della parabola dei talenti da far fruttare. |
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In natura uno dei combustibili migliori è la carbonella, quella più dura e nera, così come nero è anche il petrolio... Il "nero" brucia bene... Citazione:
Come dici tu infatti in un esperienza mistica spesso si perde coscienza del proprio corpo, ci si sente parte del tutto, ma è uno stato che non possiamo reggere a lungo proprio perchè la nostra struttura prevede "anche" l'uso del corpo... |
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Sembra strano a dirsi ma forse c'entra. C'entra per il fatto che il pezzo di legno " brucia " perchè in un certo senso è predisposto affinchè bruci, non so come dire ma forse cambia il modo per cui esso ha accettato di bruciare. Fatto è che se il legno viene bagnato, il fuoco avrà più difficoltà ad attecchire. Forse mi sono un po perso ma è proprio su questo perdersi che forse ci si dovrebbe interrogare. Infatti forse non è inutile ribadire che una volta acceso, il fuoco, se non c'è nessuno che lo controlla - che potrebbe essere un contenitore come il caminetto o anche il Tizio che lo tiene a bada - fa danni; si perde, se possiamo dire così, ed avvolge tutto indistintamente. Ecco forse la passione, la parte rossa di cui, in sostanza comunque, il fuoco necessita. Se lo si controlla, al contrario, si può indirizzarlo in una direzione, verso un posto più che in un altro ma il controllo è commisurato al contenitore e, ovvio, a chi lo gestisce ed alle sue capacità. Pertanto maggiore sarà il fuoco, maggiori dovranno essere le capacità di gestione. Il perdersi " davanti al caminetto " però mi fa venire in mente anche, partendo da questa impossibilità di gestione del fuoco, alla circostanza, non inusuale, di farsi travolgere dal fuoco anziché contenere. Un perdersi dal quale difficilmente si potrà uscire: ci si incendia. Tornado alla fiamma, è vero che sprigiona calore ed illumina se diretta bene ma è anche vero che la parte blu, quella che Kael ha detto "si trova " qualche centimetro più su dalla parte rossa, potrebbe essere il " risultato " di una trasformazione, appunto, della rossa. Cioè la base per cominciare è la passione, poi questa può( dovrebbe ) essere trasformata, sublimata, in altro che è la blu. Infatti si trova poco più della rossa avendo per " base ", quell'aria che Kael diceva, la quale è il composto derivante dall'incendio. Il fuoco, poi per altro, non potrebbe bruciare in ambiente privo d'aria o con troppa acqua ed insomma risulta essere la combinazione di vari fattori. Ancora, tornando un attimo al discorso di chi illumina se stesso, credo che si faccia riferimento alla illusione di dare, fare, credendo di illuminare l'ambiente circostante, quando invece appunto si illumina se stessi. Un'avarizia che in fondo è riscontrabile più o meno in tutte le persone. |
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Ma osservando il fuoco noto anche che cambia colore a seconda del combustibile, se è un gas a bruciare la fiamma è blu, invece se accendo una candela vedo il giallo e l'arancione e una impercettibile ombra di blu... Quindi il colore del fuoco e la sua purezza e temperatura soni dati anche dalla qualità del combustibile... Citazione:
Ma.... parlando di fuoco e combustibile mi viene in mente l'episodio biblico del roveto ardente, il fuoco ardeva senza bruciare... Significa forse che l'amore di Dio è talmente grande che non consuma e non si consuma, come avviene invece a noi umani e alle cose materiali.... |
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Il vetro serve a proteggere la fiamma dal vento, ma anche a regolare l'aria e ad impedire che lampada bruci qualcosa di infiammabile. Se la lampada si ritrovasse in una stanza con condizioni ideali potrebbe stare senza il vetro. Generalmente noi umani siamo lampade senza vetro all'aperto, facciamo fatica a conservare la luce, la fiamma, gli diamo troppa aria e quando ci avviciniamo troppo agli altri li bruciamo. L'individuazione, per usare termini adatti alla sezione e a te comodi Nike, è proprio scoprire/costruire quel vetro, cosa da non prendere come barriera, semmai come possibilità di essere noi stessi potendo avvicinare tutti. L'esperienza mistica è per certi versi simili alla normale realtà, siamo senza il vetro, ci troviamo con la nostra fiamma immersi in un fuoco immenso, i pericoli sono due, se oltre la fiammellina immergiamo nel fuoco anche il serbatoio dell'olio si brucerà tutta la lampada. Se invece lasciamo la lampada fuori ed immergiamo solo la nostra fiamma il pericolo è di non ricordarci più che abbiamo una fiamma alimentata da una nostra lampada. Il vero mistico va, impara e torna, il pazzo rimane sempre. |
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Si tratta della trasposizione in parole del tuo avatar? Ottimo , se posso continuare : L'altro che e' l'occasione che abbiamo ( ammesso che sia solo questo) per avere l'esperienza mistica o metafisica, che fine fa ? Mi spiego meglio : si vivono due realta' differenziate ma tutte coscienti , quella reale con l'altro e quella metafisica in cui laltro e' solo un tramite. L'altro spesso non e' cosciente d'essere un tramite ,ne' io posso gravarlo del peso di questa esperienza trascendente . Come si conciliano le due realta' ? Forse col ritorno di cui parlavi sopra? Ma come e' possibile trattare l'altro come se non svolgesse tale determinante funzione? |
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Perchè forse utilizziamo il combustibile del corpo, dell'astrale e del mentale, e questi sono limitati. |
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Quel "nulla" da cui la fiamma sorge. |
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Rapportandolo ad un lavoro su di se, l'Amore dell'altro che ti vede per quella che sei/sono/siamo realmente e non quello che crediamo di essere ( perchè tutti ci pensiamo già perfetti o comuque coccoliamo o non abbiamo la forza o quello che vuoi, di cambiare, e quindi il più delle volte ce la raccontiamo) e ce lo dicessero tutto insieme ci prende un colpo, già facciamo resistenza al più piccolo degli appunti chissà cosa farei se mi facessero vedere in toto: gulp! Chi ci Ama ci protegge anche si limita a darci il minimo sopportabile. La verità brucia come il fuoco e l'Amore è Verità. Se questo Amore arrivasse tutt'intero mi viene in mente un materiale acrilico che con il fuoco fa una vampata e via...sparisce. Però puoi mostrare con l'esempio il tuo amore questo illumina ma lascia liberi di prendere o lasciare non obbliga non costringe, anche fa soffrire chi ama, ma fa si che l'altro possa scegliere. Questo è ciò che penso poi non so. fiori.gif |
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Nota il maiuscolo e minuscolo, l'Individualità può essere recuperata solo dopo l'esperienza mistica, prima è individualità comune, l'esperienza mistica potrebbe anche essere nulla di particolarmente eclatante, dipende dalla costituzione della persona, in ogni caso deve cambiare, o meglio aumentare la percezione dell'altro e del tutto. Quote:
Per essere Individui le due realtà devono integrarsi, purtroppo mettere la cosa a parole la banalizza e tocca usare le solite formule trite e ritrite, una buona è quella della mano e delle dita, se focalizzi l'attenzione sulla mano non distingui dito da dito, sono un insieme, se focalizzi l'attenzione sul singolo dito ti perdi l'identificazione della mano e delle altre dita, l'unico modo è usare la mano, non ti soffermi su nessun punto di vista eppure li hai entrambi com-presi, le dita hanno sensibilità ma la mano globalmente, attraverso le dita, stringe un oggetto se serve, compie operazioni. La metafora poi ci fa capire che una mano senza dita non sarebbe nulla, quanto le dita senza la mano, di questa frase piacerebbe agli Atei, la seconda ai fedeli di qualche religione monoteista, se solo la mettessero insieme... Non sono sicuro di aver risposto a quello che chiedevi, in ogni caso il fulcro è usare l'altro senza usarlo, intendo che se tu volessi (anche nel migliore dei modi e delle intenzioni) utilizzare chi incontri volontariamente per crescere, il tuo movimento sarebbe un adattarti come in un gioco matematico qualsiasi, faresti delle mosse pensando a come ti risponde l'altro, questo è il primo passo della conoscenza di se stessi e dell'altro, ma se ci si ferma qui si sposta la meccanicità su un gradino più alto (o più basso a seconda dei punti di vista), il passaggio ulteriore deve essere come un videogioco (tipo sparattutto) di cui conosci il funzionamento e le tue possibilità (esempio le armi, i rifornimenti) ma non sai mai la scena dopo cosa ti riserverà. In soldoni nel primo livello condizioni te e l'altro ad un certo tipo di teatrino, questo può essere visto come Sapienza e Potere da qualcuno, lo è anche ad un livello ancora basso ma finchè non sei pronto a lasciare che sia come sia, ad accettare ed essere pronto allo stesso tempo non fai la svolta. Non ho ancora risposto... ma abbi pazienza o prova anche tu a girare il discorso. Citazione:
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Poniamo che quel fuoco si possa muovere e che tu sia quel fuoco e che un tuo amico sia un fiammifero, se tu vai a sommergere questo tuo amico lo bruci, non esisterà più come persona.... Ovvio sto portando esempi estremi, nella realtà fuochi come quelli di un camino rispetto ad un fiammifero ce ne sono ben pochi e sanno quello che fanno, ma il concetto è questo, in un infima potenza se insisti per dare amore a chi non può sopportarlo lo bruci, lo consumi, gli togli vitalità. "Dare" può essere frainteso, non è sbagliato voler bene (in senso reale, non per una sorta di autosuggestione poco reale) voler il bene di tutto e tutti, in sostanza amare, è sbagliato voler dare questo bene, banalmente (ma è solo un esempio materiale, la cosa si alimenta a volte molto sottilmente), io voglio il bene di tizio e siccome io conosco Dio voglio a tutti i costi che lo conosca pure lui, non serve che continuo cero? L'amore deve essere attirato da chi è pronto a riceverlo, non si può dare, si può solo mettere a disposizione. |
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L'altro che e' il tramite diventa un simbolo vivente che media tra noi e l'Uno . Come si fa a vivere con un simbolo : noi non possiamo reggere ,l'altro non puo' reggere questa funzione . L'altro vuole essere quello che e' non un tramite. E' proprio dell'esperienza mistica il lasciare che accada ma vivere con l'altro e' un'altra cosa . Pero' hai senz'altro dato un'idea chiara del '' teatrino '' che si gioca ...un bel teatrino! |
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