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Mi hai detto "accetta" Kael?
Ne ho una piccolina per spaccare la legna in inverno... Non dicevi quella? Uff... ma guarda un pò... con lo stesso nome... Faltea, non posso neanche dirti "fischia che ti passa" icon_mrgr: (un giorno lo riprendiamo da qualche parte questo detto) però... dicci che tipo di fischio non ti garba? Cassandra sei malata? Ma no... ieri eri malata, quando ti accorgi stai già guarendo... dry.gif e se funzionasse così anche con i fastidi? 8-) |
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Mi infastidiscono tutti i tipi di fischi, da quelli del bellimbusto che vede la bambolona in minigonna, dal fischiettare una melodia al fischio prodotto da macchinari vari (vecchie tv, trasmissioni radiofoniche disturbate, ecc...) ... il sibilo poi.... aaaaaaaaahhhhhhhhh mi fa impazzire.. Come risolverlo? Mah ci penso da tanto tempo eppure non ci sono mai riuscita... nonso.gif la nebbia si fa densa nonso.gif edit: mi è venuto in mente il film Arancia Meccanica, quando lo portano ad impazzire attraverso la musica di Beethowen (la nona? o la quinta? Boh non ricordo) a me basterebbe un marmochio fischiettante... che delusione |
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PS: quella del fischio non l'avevo mai sentita... uhm, frequenza alta che può stridere... fischi di approvazione maschili... che è, ha troppa "acqua"? |
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salta agli occhi che va usata per tagliare solo nella stessa direzione delle venature, cioè longitudinalmente. Quindi non accorcio ma assottiglio, faccio a fette. Avendo il caminetto a casa, so che si usa perchè normalmente il fuoco di un caminetto non raggiunge altissime temperature, dunque legni molto spessi bruciano solo esternamente, e va a finire che la parte esterna si carbonizza e il centro resta integro e inattaccabile dal fuoco. Questa immagine mi sembra rispecchi bene ciò che avviene a livello psicologico... "Carbonizziamo" l'esterno dell'oggetto che ci causa fastidio, cosicchè il fuoco non può più andare a consumarne l'interno, che dunque resta integro e continua a esercitare la sua azione su di noi... Accettando, il fuoco consuma interamente ogni parte, anche l'interno... Citazione:
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Affettare un fastidio, secondo me, significa alleggerire il carico e quindi avere la possibilità di accoglierlo meglio (perchè iniziamo a conoscerlo), di sopportarlo e poi tollerarlo.... significa avere la possibilità di guardare il fastidio (tronco) diviso in più parti (fette), e da più punti di vista.
Di un tronco non possiamo vederne il "cuore" finchè non lo affettiamo, quando lo affettiamo possiamo vederlo un pezzetto per volta, visto che interamente non lo sopporteremmo (mi ricorda il discorso che avevamo fatto tempo fa su amore e affetto..). Un fastidio, nasce quando non sopportiamo una vibrazione che sembra diversa dalla nostra in quel momento. Se sto suonando una melodia, tutte le note si accordano, improvvisamente "tiro una stecca", una nota stonata la percepiamo immediatamente in una melodia armoniosa.. e quindi è facile accorgersene.. il problema è quando crediamo che la nota stonata sia esterna a noi e quindi la allontaniamo... invece è interna anche se ben nascosta e proprio per questo non lo sopportiamo, diversamente anche sento una nota stonata, me ne accorgo ma non mi infastidisce... Un fischio è acuto, è oltre la nostra normale accettazione (appunto icon_mrgr:) e stride.. se dovessi dire come imparare a sopportare i fischi, direi impara a fischiettare tu e alza man mano il tono.. Se non sopporto degli atteggiamenti di una persona, invece che evitare di frequentarla, posso frequentarla di meno (visto che non la sopporto "tutta intera"), e intanto "affettare" gli atteggiamenti che mi disturbano, ritrovarli in me .. ammettere che ci sono e che vanno osservati e conosciuti... :C: |
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Oltre al suono stridente esterno c'è la vibrazione interna del suono che sto producendo... Passiamo oltre va'... secondo me la soluzione non c'è. Se un fastidio è fisico (come nel mio caso, vedi timpano che vibra) non è tanto il fischio che provoca fastidio quanto la vibrazione del timpano, credo che a quella non ci si possa trovare rimedio... Forse questo però può essere da spunto, quando nasce un fastidio c'è di fondo una causa scatenante, scavando utilizzando magari il metodo che aveva proposto Ray (ora non ricordo come si chiamava, ma si sottraeva fino a che non si raggiungeva il nocciolo del problema) potrebbe essere utile per arrrivare al nocciolo che ha portato ad avere fastidio per quella o per quell'altra cosa.... Scava scava, o seziona seziona con l'acetta... :C: |
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Comunque se dovessi darti un'input sui cui lavorare... un momento, mica me lo hai chiesto icon_mrgr:, mica mi basta cambiar l'avatar per diventare buono diavolo.g: io stanerei quella biscia che mi gira in testa, che sguiscia troppo veloce, gli darei una calmata per fargli capire che comando io, gli direi che non mi frega niente se è venuta da lontano e ha preso coraggio dopo un episodio, se l'ho ereditata da qualche avo.... un pugno sul tavolo e: "qui adesso comando io" |
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--------------------------------------------------- Usando il verbo riferendosi all'attrezzo per spaccare la legna, che vuol dire nello specifico "accettare" una persona del genere? Che significa accettare la falsità, o l'ipocrisia? Oggi pensavo: non si può accettare nessuno se prima non accettiamo noi stessi. E accettare noi stessi in questo senso significa farsi a pezzi... demolire le nostre sovrastrutture e i nostri preconcetti. Un bambino di pochi anni in effetti accetta tutto, non subisce i caratteri di certe persone come invece inizierà a farlo da grande. Questo perchè negli anni si forma delle sovrastrutture contro le quali poi cozzano caratteri diversi o forme diverse, mentre nel bambino fluisce tutto senza stridore... Come se l'accettare (fare a pezzi) fosse un solve... |
Tempo fà al lavoro ero sempre in "rotta" con un collega... nel tempo qualcosa è cambiato... ora vedo quello che mi dava fastidio... ma non mi urta come un tempo.
Questo collega mi metteva sempre in uno stato di "inferiorità"... quando parlavo con una persona arrivava lui e si poneva (anche fisicamente) tra me e questa persona. Cominciava a parlare di cose futili e banali (questo vedevo)... e toglieva "potere" alla mia persona... Poi qualcosa è successo per cui ora questo suo modo non mi toglie nulla... anzi riesco pure a vedere altro di me e di lui... non posso dire che siamo "amici"... però quando capita la dinamica descritta sopra riesco a rimanere attento a me stesso ed anche a quello che succede tra di noi... Per dire che se una persona ci dà fastidio non è mai la persona in sè ma quello che tale persona risveglia in noi... che fà stridere in noi... Oggi Tizio ci urta... e semmai Tizio "sparisce" compare Caio a sostituirlo... perchè il "denominatore comune" siamo sempre noi... |
Ieri parlavo con degli amici e insieme si è visto che l'osservazione (su se stessi) gioca un ruolo fondamentale...
Quando pensiamo o parliamo di qualcuno che ci da fastidio, tendiamo sempre a dire "ha fatto così, ha fatto colà, etc..", perchè mentre ce l'avevamo davanti, la nostra attenzione era stata completamente "risucchiata" dall'altro, dunque ci è stato impossibile osservarci.. ma eravamo attentissimi all'altro. Se invece, davanti a chi o cosa ci da fastidio, manteniamo l'osservazione su noi stessi (anzi forse sarebbe meglio aumentarla in quei casi) il fastidio cala vistosamente... perchè siamo concentrati su di noi. Il fastidio aumenta tanto quanto ci si lascia prendere dall'altro e ci si mette a osservare lui anzichè noi. |
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A me capita questo: se per esempio cerco di controllare su di me qualcosa che ho visto che non mi piace manifestare, e poi la ritrovo in un altro, mi da un fastidio tremendo. Se avessi davvero accettato in me quel modo di fare, non proverei fastidio.. quindi immagino di avere represso quel comportamento, senza comprenderlo davvero. E probabilmente ho paura che possa rispuntare fuori senza che io possa controllarlo... e che gli altri possano vederlo...dry.gif Forse, tu potresti vedere il motivo per cui non vuoi mai "lamentarti" con altri, nemmeno quando hai veramente bisogno di aiuto.. fiori.gif |
Riporto il discorso sul trattenere.
E' stata già fatta la distinzione tra trattenere e reprimere anche se credo sia sempre necessario specificare considerando che la linea è sottile. Le sensazioni secondo me van si trattenute ma anche fatte agire per poterle osservare, altrimenti "svaniscono" in qualche giorno e si trasformano in altro e proprio perchè appartengono al corpo, le sensazioni, andranno a psicosomatizzarsi. Quindi il rischio di trattenerle in maniera eccessiva effettivamente esiste, trattenere genera tensione e la tensione protratta per troppo tempo o con scarsa capacità acquisita di gestirla rischia di diventare nevrosi, di far esplodere insieme al fegato (per esempio) anche i nervi. A questo punto io vorrei distinguere tra la fatica di trattenere e quella di reggere. Si dice: non ti reggo più quando inizio a trattenere un fastidio.... Provo con un esempio: trattengo una sensazione, un istinto dunque e lo possiamo paragonare ad un cane. Se vado in giro con il mio cane lo lego al guanziaglio. Se il laccio sarà troppo corto o senza possibilità di allungarsi, se il cane è grosso e all'improvviso decide di correre e scattare, io farò una fatica enorme a trattenerelo e se davvero è molto più forte di me rischio di strapparmi la spalla o di cadere a terra e ferirmi o di aprire la mano e perdere il cane .. perderne insomma la guida. Finchè io seguo il cane che cammina avanti, posso controllarlo ma appena si infervora io devo poter trovare il modo di trattenerlo ma abbiam visto che il guinzaglio deve poter essere allungabile perchè il mio controllo possa essere il più distante possibile.. In un certo senso credo che maggiore è la mia flessibilità del trattenere e maggiore sarà la distanza che potrò controllare.. come un cerchio intorno a me che si allarga. Questa distanza aumenta con l'esercizio, ma se sono rigida nel trattenere rischio di non riuscire a controllare e molto scapperà, se sono troppo molla nel controllare anche in questo caso il guinzaglio per quanto allungabile mi scappperà di mano. Reggere un peso invece è libero da controlli tiranti. Se reggo un oggetto in mano faccio una fatica proporzionale a ciò che riesco ma non ho necessità di arginarlo . Il corpo che trattiene è il guinzaglio e il reggere è il corpo che ha raggiunto la massima sua flessibilità in quel momento. :C: |
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La linea tra trattenere e reprimere non è sottile, è enorme. Se reprimo cerco di fuggire, di non sentire, se trattengo ascolto. Ascolto per forza... appena mi dimentico non trattengo più. Tu ne parli come se il trattenere impedisca l'osservazione (dici infatti che va bene trattenere ma devo lasciare andare per osservare). Questo non è vero... è per osservare che devo trattenere. E' verissimo e importante invece il resto... se ho un ambito largo di trattenuta... ovvero uno "spazio" da me gestito in cui la cosa che trattengo può muoversi, l'osservazione sarà migliore. Se questo spazio è minimo, cioè se coincide con ciò che deve contenere, è semplicemente un blocco. Ma, come dice Kael da un'altra parte, questo spazio deve essere il corpo... trattengo dentro (non esprimo) ma lascio che scorra (magari facendo salire) e osservo tutto il sistema (quindi anche me). E' chiaro che più ho pratica più il guinzaglio si allunga. Le trasformazioni di cui parli, anche le sparizioni, possono anche essere il normale "destino" di ciò che osserviamo. Se non smettiamo di trattenere spesso vediamo che l'emozione negativa ha un suo corso (a volte pochi secondi, altro che giorni)... se la facciamo salire si trasforma eccome. Le nevrosi si rischiano reprimendo... invece il rischio è di far salire qualcosa che non possiamo reggere, il rischio del sistema nervoso... ma li ci sono delle valvole di sicurezza a quanto pare (dalla mia esperienza)... valvole che rallentano la salita. |
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Quando dico lasciare andare, intendo non reprimere e quindi osservare la rabbia che sale o l'odio o il fastidio, fare in modo che non si fermi con pensieri di luce e amore ma che invece scorra in noi cercando di controllarlo con il guninzaglio poi però capita che scappi. Perchè dico che secondo me è sottile la linea, proprio perchè è facile raccontarsela. Nel vivere sta cosa è evidente la differenza, se reprimi hai come un buco di vuoto, una dimenticanza un soporimento, se trattieni sei un fuoco, e arrivi in un punto in cui sblocchi se riesci, ma nel leggerla è facile capire che siamo bravi a trattenere, certo problema di chi non vuole sperimentare. Citazione:
Anche qui parlavo delle flessibità del riuscire a flettersi nella tensione del trattenere, nell'essere flessibili. Forse anche di equilibrio. Mi ricordo che nella discussione specifica sull'equilibrio portavo l'esempio di un giro in autobus dove se la tensione muscolare fosse stata rigida mi avrebbe fatto cadere, invece la tensione era forte ma flessibile, poteva piegarsi al passaggio di un ostacolo, e se il sotto è come il sopra vedo che tutto ci rientra. Eppure continua a sfuggirmi qualcosa che non centro. |
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Dici che qualcosa ti sfugge... la mia sensazione viene sempre da questo pezzo di post che ti ho citato. Quando trattengo sono rilassato. Se sono teso oppongo il mio atteggiamento a quel che cerco di trattenere, qui il rischio di repressione. Psicologicamente, questo irrigidirsi è sempre un tentativo sotterraneo di sottrarsi al fastidio, alla sofferenza di ciò che voglio trattenere per osservare... una parte di me coraggiosamente trattiene, ma un'altra parte, che invece vuole smettere di sentire, si oppone irrigidendosi (e quindi aumentando un'altra tensione opposta). Quindi è vero il tuo "lasciare andare"... ma appunto quella parte di noi che dice di lasciare andare irrigidendosi, ce la racconta. Per trattenere del tutto devo accettare (smettere di sperare che finisca). |
Allora c'è un parte di me che dice che arrivato il momento di capire bene questa cosa, un'altra che dice: eh vuoi mostrare che non hai ancora capito?
Gri risponde a Gris che è ora e che è più importante imparare bene questa cosa che fare la figura di quella che la conosce. Quindi ricapitolando, l’emozione negativa è legata alla paura, si ha paura di perdere qualcosa dalla vita, all’amore, alla sicurezza, alla tranquillità…tutta una serie di cose che generano dalla paura. Meno paura ho e meno emozioni negative avrò. Se mi affido alla provvidenza e mi arrendo al fatto che lei sa meglio di me di cosa ho bisogno ecco che non manifesterò più emozioni negative perché non avrò più paura. ( forse si può dire che farò in questo modo solo esperienze) La potremmo vedere anche come una perdita di potere, ecco che le emozioni negative si fanno sentire quando sentiamo che lo stiamo perdendo e sale la paura che nasce da questa perdita che poi è fittizia visto che non abbiamo potere su nulla tranne che se lo impariamo proprio su cosa manifestare o no. Faccio un esempio che poi si può estendere a tutto il resto. Se nel passato abbiamo avuto paura di perdere l’amore dei nostri genitori ( che poi è paura di non sopravvivere senza) o di qualcuno ecco che davanti a quella possibile perdita, vera o fittizia che sia, dovuta ad avvenimenti che anche solo gli assomigliano lontanamente ecco che il corpo si strizzerà e noi proveremo un’emozione negativa, che una volta che l’abbiamo scoperto, possiamo decidere di trattenere non manifestando nel presente ciò che proviene dal passato e che è solo frutto di quella paura. L’emozione negativa può esprimersi sotto forma di gelosia. Accettando che la gelosia proviene da questa mia paura del passato posso trattenere ogni volta le emozioni che sprigionano da questa paura e guardare a questa con compassione. Proverò sempre questa emozione e le sue sensazioni fisiche (credo) ma affidandomi alla provvidenza e sapendo che io non ho il potere su nulla, posso tranquillamente non dare spazio all’uscita di qualcosa che non avrebbe motivo di esistere, se non avessi avuto paura. Qualcuno mi corregge eventuali inesattezze per favore? fiori.gif |
Ho cercato di leggermi 3 pagine della discussione, e ho visto che qui non ho detto la mia.
Se dunque odio, cattiveria, gelosia, invidia, ira non sono emozioni, ma sensazioni corporee, allora tristezza, depressione, ansia che cosa sono? E' il sangue che si gela, invece che si riscalda? Io mi accorgo molto spesso che per evitare di essere triste devo arrabbiarmi e per evitare di arrabbiarmi mi intristisco. La paura invece mi fa un altro effetto, mi sembra una sensazione subdola, perchè è gelida ma allo stesso tempo ad alta tensione. |
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e il corpo reagisce alla paura raggelandosi per far rimanere il calore là dove serve, nel centro vitale, forse per questo si dice che la paura raggela, o altra reazione potrebbe essere quella di piangere, cercando in questo modo un aiuto esterno Citazione:
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Se questo meccanismo si innesta per un fatto del nostro passato, significa, come hai detto tu, che in un certo senso associamo nuove situazioni a situazioni già vissute in cui questa persona non centra nulla, ma la paura che si verifichi quello che abbamo già vissuto ci fa vivere male il presente... Ma quando si riconosce questo meccanismo si può esaminare le proprie emozioni negative sapendo da dove hanno origine e l'effetto che ci fanno, non è per questo che si possono eliminare, ma possiamo capire che nel presente non hanno motivo di essere, se si riesce a far quadrare i conti col passato... |
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Penso che tanti disturbi psicosomatici trovano qui la loro origine, quindi è meglio dar sfogo alle emozioni, per quanto possibile farle uscire. |
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Se è un affidarsi alla provvidenza confidando che non accada quello di cui abbiamo paura allora non mi piace, no. Se è altro non so, vorrei capire. Non è vero che non abbiamo potere sulle emozioni negative, ne abbiamo tantissimo invece, solo che non lo usiamo, perchè abbiamo paura di usarlo. Le emozioni sono negative spesso solo perchè sono vissute come tali... la paura può essere bellissima, e non parlo del brivido ricercato da chi gode nnello spaventarsi per finta, tipo guardando un film o infilandosi in alcuni giochi di un lunapark. Infatti non è negativa la paura, ma semmai quello di cui abbiamo paura. E' però vero quel che dici sull'accettare. L'emozione va accettata, va avvicinata... è per i nostri tentativi di fuga da essa che la tensione aumenta e con essa quel che chiamiamo sofferenza. Ma bon, ripeto, vorrei capire meglio che intendevi. |
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Se dal piano emotivo invece canalizziamo con la razionalità le emozioni si superano, e facendo arrivare poi a livello del Cuore vengono risolte definitivamente. Non ho capito che significa affidare le emozioni alla provvidenza? In alcuni casi può servire, sopratutto quando si offrono le azioni della giornate a Dio, come le gioie, anche i dolori e le varie emozioni negative, si può sentire indubbiamente un risollevamento. Tuttavia questo può essere utile per scampare dagli effetti delle emozioni, per arrivare alla causa occorre comprenderla profondamente, e qui ci vuole più un rapporto di introsprezione. |
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La paura nasce dunque nel corpo. E' dal corpo che essa parte e crea un "riflesso" nella sfera emotiva. Se non avessimo il corpo, se fossimo puro Spirito, saremmo perfettamente in unità col Tutto e dunque sperimenteremmo una gioia senza pari, lontana da qualsiasi paura. Questo non significa martoriare il corpo come in molti hanno travisato dagli antichi insegnamenti, quanto semmai elevarlo alla sfera dello Spirito, esaltarlo in tutto il suo splendore. Se la giusta condizione dovrebbe essere quella in cui l'alto governa il basso, la mente comanda il corpo, noi ci troviamo al suo esatto opposto: è il corpo che comanda la mente, e le emozioni negative ne sono un effetto. Il corpo dovrebbe fare il corpo, il servo, e non imporre a tutti le paure che sono solo sue... cosa che invece gli permettiamo di fare a causa dell'identificazione che abbiamo con esso. Spero di non aver fatto ancora più confusione, al limite ne riparliamo. |
siamo sicuri che non è la mente a creare certe paure?
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Mi viene in mente il cavaliere sul suo cavallo che lo indirizza che gli fa saltare gli ostacoli e lo conduce dove vuole/deve andare. A questo punto vediamo se riesco a riallacciarmi a ciò che hai detto. Il corpo pur essendo la nostra interfaccia in questo mondo è anche chi non ci permette di sentirci uniti al Tutto, da visualizzare in effetti è facile e veritiero. Ma cerco di focalizzare il corpo e collegarlo alle emozioni negative... Abbiamo detto che il corpo è anche gli organi di senso ma anche gli istinti, quindi attraverso i sensi si stimolano gli istinti ma se noi non ci identifichiamo più con essi ecco che con la mente/cavaliere possiamo guidare il corpo/cavallo e non farci guidare da lui. E' questo quello di cui stai parlando? abbraccio: |
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Io non penso che soltanto una mente debole possa creare le paure, ma anche una mente più fantasiosa del normale, oppure una mente troppo razionale che calcola ogni minimo rischio. E' difficile stabilire la forza o la debolezza della mente, sarebbe più corretto secondo me parlare di forze e di debolezze.
A volte è anche la coscienza a farci venire la paura e mi spiego con un esempio, ( uno a casoicon_mrgr: ) Potrei fare il bagno in alto mare e non avere paura, poi penso che è possibile incontrare qualche pescecane e li inizia la paura, se non fosse stato per questo pensiero, averei continuato magari a nuotare tranquillamente. |
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Ma non so se è questo che intendevi. :C: |
Io penso che degli eventi traumatici siano la causa delle nostre emozioni negative, ma che tra un evento traumatico e l'emozione negativa che ne deriva, esista un passaggio che consiste in una alterazione dei normali flussi energetici del nostro corpo. Sappiamo che il nostro corpo è percorso da flussi energetici e qualsiasi squilibrio di questi flussi si trasforma in sensazioni corporee che nel caso di emozioni negative provoca fastidio che si può trasformare anche in disturbi fisici, se il relativo flusso energetico non viene normalizzato.
Quindi la causa di tutte le emozioni negative è uno squilibrio del sistema energetico del corpo. Tutti noi abbiamo visto immagini di pescecani o di cose spaventose, quando la nostra mente registra un impulso del genere anche se non vediamo realmente un pescecane ma lo associamo a ciò che abbiamo visto o udito, ecco che si scatena l'emozione negativa. Anche a livello mentale, però, e non solo corporeo, siamo divisi dagli altri, non lo saremmo se potessimo leggere i pensieri altrui, quindi se l'atteggiamento di una persona mi fa pensare a qualcosa di negativo, mi provoca un disequilibrio perchè la mia mente è come se vivesse un trauma, anche se non posso sapere quello che sta pensando, ma solo quello che la mia mente immagina che pensi... E ancora di più se l'atteggiamento è palese, quindi penso che comunque le emozioni negative abbiano origine dalla mente tramite le sensazioni corporee provocate da questo disequilibrio dei flussi energetici. |
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In ogni caso io credo che se la mente influenza il corpo, anche il corpo influenza la mente. Infatti molti dicono che alcune paure siano dovute ad errate posture della colonna vertebrale. Infatti lo Yoga, la Corsa possono aiutare a combattere addirituttura paura e stati depressivi. Però come capire chi ha iniziato prima? Nel dubbio occorre lavorare su entrambi. |
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Ho capito il tuo discorso, eppure certe paure sono cosi soggettive: ad esempio c'è chi teme una medusa, io non ho paura nemmeno di un branco di meduse, che significa che in fondo in fondo so una medusa pure io?icon_mrgr:
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Scherzi a parte, è normale avere ognuno una paura più radicata di altre, avere le proprie fobie (anche derivanti da traumi come ha fatto notare Stella), etc.. Ad ogni modo quanto più accetti una cosa, tanto meno questa fa paura. C'è chi ha addirittura la fobia degli ascensori, anche se di norma quasi tutti ci salgono sopra pur non essendo ascensori. icon_mrgr: C'è anche la paura atavica della morte, della quale sono quasi tutte una manifestazione (tipo incontrare un pescecane che ci mangia) e anche questa deriva dal corpo fisico. E' dimostrato che esso muore, si "separa" dalla vita, mentre non è dimostrato che anche il resto faccia altrettanto. La paura della "morte" (morte intesa a tutti i livelli, anche a livello sociale, intellettuale etc) che dà luogo a emozioni negative di vario genere deriva dal corpo. |
Beh l'istinto di sopravvivenza è quello più il più non so come definirlo, più forte in noi, solo che spesso per noi la paura di morire la proviamo davanti a ciò che non comprendiamo/conosciamo e abbiamo paura che ci faccia del male.
A me fanno paura gli scarafaggi perchè ho avuto un brutto rapporto con loro e ne avevano paura i miei familiari. Ma sono sicura che se qualcuno mi dimostrasse che posso prenderli in mano senza che essi mi possano far del male, mordermi ...uccidermi, perchè è questo che inconsciamente provo credo. Riuscirei come mi è successo con i lombrichi o i cagnotti che ho imparato a non averne paura, si non mi piacciono comunque ma li prendo in mano con coraggio smettendo di permettere alla mente di dirmi cose assurde, conoscendo questi animaletti posso razionalizzare e vincere l'istintiva paura. Se invece ho paura dei serpenti e non ne ho fatto conoscenza la paura mi rimarrà e appena di notte vedrò qualcosa che appena gli assomiglia la mia mente andrà subito ad identificare questa cosa arrotolata con un serpente. Un tizio che però studia i serpenti e li sa riconoscere non li teme, ma li rispetta, proprio per la conoscenza che ne ha, sa anche che cosa fare in caso di un morso velenoso, sa quale è il loro abitat e nel caso porta con se l'antidoto e mette in preventivo che comunque potrà anche capitare di essere morso... Però davanti ad uno scatto di un serpente che attacca l'istinto ci fa muovere indietro senza che la mente abbia la possibilità di intervenire e ci salva, mentre la mente alla vista di un serpente ci incita a muoverci e a scappare, e ci inganna perchè se conosci i serpenti sai che devi rimanere immobile ma se la paura non è gestita razionalmente ci farà muovere ed il serpente ci morderà. L'istinto ci tiene in allerta mentre la mente ci costruisce la paura mi pare di dedurre. Quindi se non so di cosa ho paura non conosco le mie paure non le ho razionalizzate mi perdo in esse. In definitiva le emozioni provengono si dal corpo, è il sangue che si muove, lo si sente eccome fuire in certe parti del corpo, come inpulsi ma se sono mal gestite dalla mente che proietta sugli oggetti, persone, animali le proprie paure le trasforma in negative. ( Se si è emotivi non si riesce a razionalizzare a trovare i motivi di queste emozioni) Almeno questo è quello che penso. :C: |
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Se non teniamo dentro nessuna paura il gioco diventa qui e ora... lo stimolo che ora ci arriva possiamo decidere se vincerlo o perdere, quando si parla di paure radicate invece stiamo sempre avendo paura per qualcosa che è già successo e che non abbiamo vinto al giusto momento. |
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Quella che resta dovrebbe essere la paura che avvertiamo con il corpo, mentre quella che vinciamo è la paura che elaboriamo mentalmente? ancora una domanda su questo: Citazione:
grazie :C: |
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