![]() |
Citazione:
All'inizio ci entro perchè mi attira, poi devo spingere anch'io perchè sopravviene una forza altra che mi tira dall'altra parte (pigrizia?) |
Citazione:
La parola ha la stessa origine di genia, genitore, genitale, genitivo e... tirandola forse un po'... Gennaio, da cui risulterebbe il collegamento simbolico con Giano. In effetti Gennaio è il progenitore dei mesi... Genio inteso come Uomo5 in varie applicazioni tradizionali corrisponderebbe quindi all' "uomo adamitico" di altri linguaggi sempre tradizionali... Tornando per terra, ma tenendo conto di ciò, si potrebbe vedere l'ingegno come l'applicazione di tutto l'Essere (e non solo della razionalità o altro)... applicazione che, pèrima di diventare geni, può essere stimolata dalla necessità. |
Citazione:
mettiamo 5 persone che per necessità osservano un meccanismo non perfetto....cercano tutti la soluzione per perfezionarlo e renderlo utile.... hanno tutti interesse a raggiungere l' obiettivo... ma tra i 5 solo uno ha l' ingegno/intuizione.... mi chiedo...gli altri 4 cosa "usano"? nonso.gif oppure è beneficio di tutti sole che molti non sanno/possono/vogliono usare?manata.gif |
Aguzza vuol dire che potenzialmente lo abbiamo tutti ma che il più delle volte ha una punta tanto grossolana che non penetra il problema.
1 su 5? Hai fatto colazione con pane burro e ottimismo stamattina icon_mrgr: No che non tutti hanno interesse a raggiungere l'obbiettivo, spesso hanno interesse a raggiungere gli obiettivi di altri, che poi sono di ancora altri che alla fine sono indotti da qualcuno che ci specula in qualche maniera (non sempre negativamente). Quindi se l'obbiettivo non è nostro ed è annegato in una marea di altri non nostri ci fa perdere di vista quelli su cui realmente riusciremmo ad aguzzare l'ingegno. Quindi altra condizione (già accennata da voi) è scegliere attentamente su cosa e come dedicarsi, selezionando e filtrando in mezzo al ciarpame.... anche se a volte nei non bisogni comunque impariamo qualcosa da applicare ai bisogni reali. |
Un altro aspetto delle condizioni per lavorare credo sia il talento... si nasce con un talento per la pittura o per le arti in generale.
Si nasce con una predisposizione... si alimenta la passione... nel farla si trovano stimoli per continuare... si incrementa la tecnica... ma non si raggiunge mai il limite... il motivo è che non vi è limite... ad ogni lavoro ultimato rimane sempre un resto... è quella tensione che ti permette di andare oltre... e non è neanche questione di tecnica e di lavoro perfetto... ma di esplorare vari aspetti della passione... raggiunto un limite ne esploro un'altro... in effetti se facessi 100 volte la stessa scultura... ogni volta questa sarebbe differente... mai la stessa. Il risultato del lavoro non è mai lo stesso. Non è questione di obiettivo in assoluto... certo un' obiettivo bisogna averlo... ma poi raggiunto quello se ne cerca subito un altro... è importante l'obiettivo per focalizzare la tensione del lavoro... come dire è la scusa che ci diamo per lavorare. |
Aggiungo che si lavora per se stessi... riprendendo l'esempio della pittura... la passione per la pittura mi porta a dipingere... è un interesse che ho.
Non dipingo per gli altri... per sentirmi dire bravo... anche se fà piacere quando te lo dicono... ma certamente dipingo per mia passione. E non faccio mostre o cerco di convincere gli altri di quanto bravo sono. Quindi altra condizione per lavorare è lavorare per se stessi. PS: ho riletto il post sopra... non si capisce molto... manata.gif |
Citazione:
Chiedo perchè per me è l'esatto opposto.. una cosa mi attira, ("provo interesse verso"... ), che nasce da me, poi certo l'interesse va alimentato.. magari sforzandosi di continuare a fare una cosa anche quando l'innamoramento iniziale è scemato.. Mi spiegheresti meglio che intendi? Citazione:
|
Citazione:
Si dice che una cosa ci interessa (interessa a noi) o che noi siamo interessati a una cosa. Interesse è "essere dentro", letteralmente. A noi può sembrare di "entrare" in una cosa quando ci si dedichiamo, oppure ed è il mio caso, che la cosa entri in noi, che siamo noi che la lasciamo entrare, dedicandovici. Forse è entrambi. In ogni caso, che sia uno o l'altra, non ci sarebbe interesse se non ci fosse la cosa. E' il venire a conoscenza che quella cosa c'è, il ricevere uno stimolo, che crea interesse. Ancor più, è il percepire quella cosa come esterna a noi, altro da noi, che stimola l'interesse. Io posso anche essere interessato a studiare me stesso, ma anche qui è "esterno" nel senso che c'è la dicotomia io che studio - me stesso questo sconosciuto. Questo vale anche se l'interesse sta nel fare, chessò suonare uno strumento. Fare è esterno anche se sono collegato. Oppure l'interesse per un'altra persona. Essa è altro da me. Certo poi potrebbe sopraggiungere un'unione, posso "fare mia" quella cosa o persona, nel senso che diventa parte del mio essere non che la posseggo... ma allora credo si tratti di amore più che di interesse. |
Citazione:
Citazione:
Infatti, per quanto mi riguarda, credo che se pure vi sia l'interesse nelle cose, questo può venire fuori solo...come dire...ad una sorta di mia predisposizione verso quella data cosa o quell'azione. E' ovvio, sempre dal mio punto di vista, che posso essere interessato a tutto e più entro nelle cose e più ci trovo interesse ma al momento, mi rendo conto, non l'ho per tutto. Come dire, sono interessato al calcio, ad esempio, perchè c'è qualcosa che piace, che mi attira almeno all'inizio poi sta a me trovare, dunque andare in profondità, quello che mantiene acceso l'interesse stesso.nonso.gif |
Jez, abbiamo postato assieme, quindi non ti rispondo per adesso. Magari vuoi considerare quel che ho detto sopra.
|
Finora nessuno ha citato una condizione importantissima per Lavorare e per ottenere risultati dal Lavoro: avere a disposizione TRE lineee di Lavoro.
1- lavoro su se stessi 2- lavoro con gli altri 3- lavoro per la scuola Il che implica un sacco di cose: avere un Maestro, avere un gruppo di persone che lavorano, sapere cosa fare e come su tutte e tre le linee. Il tutto si può riassumenre con: trovare una Scuola. So che questo non piacerà a molti, ma se si vuole smettere di farsi illusioni sui risultati conseguibili tocca considerare ciò. Il solo lavoro su se stessi non basta... per svariati motivi che non sono approfondibili in un solo post. Il principale è una conseguenza della Legge delle Ottave... da soli non si è in grado di riempire i buchi e si finisce per girare in tondo (credo serva un tread sulle ottave, saltano fuori un po' troppo spesso). Invece, avendo a disposizione tutti e tre i fattori, che sono tre ottave che partono da diversi livelli, si può mantenere il Lavoro su una linea dritta spostandosi convenientemente da una all'altra. Chiaramente queste tre linee, partendo da livelli diversi, non iniziano allo stesso momento. Si inizia sempre col lavoro su se. E' necessario, dato che la prima cosa è imparare cosa fare e come farlo (il che implica che qualcuno ce lo spieghi, quindi che ci sia già una scuola). In questa fase si lavora solo per se stessi. Nella seconda fase si lavora con gli altri, quindi si lavora per se stessi e per gli altri... insomma si inzia a dare qualcosetta. Se non si da qualcosetta non si libera lo spazio per ricevere altro. Nella terza fase si lavora unicamente per altri. Ossia per l'organizzazione che rende il Lavoro possibile, cercando di migliorare lo strumento da quale riceviamo. C'è moltissimo altro da dire, anche sulle altre condizioni finora uscite. Intanto l'ho tirata fuori, pian piano sono sicuro che verrà approfondita. |
Citazione:
|
Inizio a sintetizzare e riassumere un pò:
L'ambiente esterno dove operiamo le nostre predisposizioni (quindi rientrano gli strumenti) il nostro volere/desiderare il fare (quindi che ci sia un bisogno di fare qualcosa) la maturità del momento temporale (cioè ogni cosa può accadere solo nel momento giusto) il giusto timore (paura non paura) grosso modo e non in un particolare ordine (sono tutte condizioni importanti) ho riassunto.... manca qualcosa? Essì che manca.... ma è un qualcosa che riprende tutti gli altri punti, che ne è subordinato ma li subordina anche, che non è ben definibile e riassumibile. Parlo di vincere (nel senso di padroneggiare) la competizione ed il possesso... definizione perfettibile, che riassume attriti, contrasti, carburanti di sforzo e quant'altro..... Intendo che senza competizione non ci si muove.... iniziando dal più animale istinto di corteggiamento per esempio.... se una donna (o un uomo) non è desiderata (desiderabile) da altri non attira molte attenzioni... (parlo in generale, poi ci sono casi specifici) se un'automobile non è quella che tutti vorrebbero attira pochi estimatori. etc etc, quindi cosa fa muovere queste persone? La competizione di arrivare ad aver prima, o aver semplicemente quando la cosa è riproducibile, e possibilmente possedere in maniera duratura l'ogetto del desiderio. Il solito paradosso, se non desidero vegeto, se desidero mi spengo dietro al desiderio... desidero sempre di più... voglio sempre meglio etc etc... se desidero ma domino il desiderio, se potrei possedere ma non possiedo ecco che sono libero... se non posso possedere sono povero e basta... (e non sto parlando di cose materiali anche se poi la cosa vale anche lì) Faccio un esempio, in questi giorni stanno dando la vita di Maria Montessori educatrice.... bel film, lo consiglio. Lei, anche se in questo caso non volendo (completamente, ma in parte ha scelto), ha dovuto perdere suo figlio per poterne educare e amare moltissimi, per fare qualcosa che ha lasciato un marchio nell'animo umano... ha quindi seguito la competizione ed il possesso "MIO Figlio", ma li ha vinti... anche spinta dalle circostanze... che sappiamo non sono mai casuali... Adesso sia chiaro che non sto predicando di abbandonare i figli... ne di fare rinuncie fini a se stesse... il discorso è ancora profondo e lungo, ma vi lascio metabolizzare questa parte |
Metabolizzato? Eh come no? icon_mrgr:
Continuiamo con questa competizione non competizione... sappiamo che due schieramenti (o più di due, ma teniamo semplice l'esempio) che siano anche due sole persone se la pensano diversamente ed usano entrambi questo potenziale possono crescere. Esempio Tizio comprende le addizioni, Caio comprende le sottrazioni, si incontrano ed in primo momento TIzio dice a Caio... "non è possibile sottrarre" e viceversa Caio dice a Tizio. Se rimangono solo a tentar di convincersi della propria tesi alla fine non dico che non comprenderanno più le loro basi di partenza, ma saranno talmente impegnati a combattersi, occuperanno tutte le energie in quel modo al punto che non applicheranno neanche quello che comprendono. Al contrario Se Tizio dice a Caio: "uhum fammi vedere a che servono ste sottrazioni... poi ti dico l'utilità delle addizioni" entrambi ne usciranno più ricchi. C'è la terza e più produttiva possibilità che è un mix tra le due, in una competizione sana i due si "sfidano" (termine che uso nel senso originario di "singolar tenzone" e che adesso mi allungherebbe troppo il discorso, bisogna che apriamo un discorso sui cavalieri) ed uno dei due o entrambi (l'ideale) cercando di vedere cosa non funziona nella tesi dell'altro scoprono la moltiplicazione.... Che succede a questo punto? Se con lo sforzo congiunto entrambi scoprono la moltiplicazione si accorgono che addizione e sottrazione non sono il massimo raggiungibile.... quindi iniziano anche a prendere in considerazione la tesi "dell'avversario" e alla fine a comprendere addizione, sottrazione e moltiplicazione..... L'esempio è stupido ma dovrebbe rendere il concetto... diverso è il discorso di un ipotetico Sempronio che già conosce le tre operazioni, magari per precedenti tenzoni... e adesso lo salterei. Quindi il motto di questo post potrebbe essere: Mai abbandonare la competizione (finchè è sana) ma mai farsi prendere da essa. |
Mi viene in mente la parola sinergia.
E' l'azione simultanea di due elementi che uniti insieme potenzia i singoli effetti. Definibile anche come un'azione combinata... un concorso di cause... e' sinonimo di collaborare. Se paragonato al vettore definirebbe una risultante data dai due vettori singoli. Nell'esempio di Uno... Tizio e Caio cercano di comprendere la matematica, le operazioni matematiche partendo da tesi proprie. L'occasione e' grande... se rimane un tentativo (vano) di convincersi della propria tesi allora l'occasione e' perduta. Ma se s'innesca quella sinergia tra Tizio e Caio allora l'occasione di comprendere la moltiplicazione e' piu' vicina. La sinergia e' cosa fondamentale nel lavoro. |
Apro una piccola parentesi per inserire una condizione esterna che non so se sia davvero influente o meno.
Noi come tutto sulla terra- non-siamo soggetti e sottoposti alle sue leggi della natura. Così in estate i sedimenti esplodono. Ma questa esplosione porta con se anche una caduta della natura verso l'autunno e la secchezza. Cioè mentre la natura tutta ha il suo "orgasmo" in realtà sta cadendo. Così noi in estate abbiamo il nostro massimo ma decadiamo verso il sonno. Più ci inoltriamo verso l'autunno più ci addormentiamo per cui l'estate ci assorbe maggiori risorse e il Lavoro ne risente. Non è al suo massimo. Viceversa in inverno, dove invece ci si sta prepararndo a germogliare, c'è una spinta verso la luce. Si può dire che l'estate non sia il momento migliore per Lavorare? p.s. Non la uso come scusa per fare baldoria con i miei piccoli io in festa.. ma in estate sento lìorganismo che lavora lento e se il basso è come l'altro anche la psiche dovrebbe risentirne. |
ho esaurito il tempo che posso dedicare a internet quasi solo per leggere questo thread icon_mrgr:
non so se c'entra, se è in tema o se è già stato trattato altrove, ma mi interessava sapere qualcosa sulla disciplina anche fisica, intendo cose tipo alimentazione, costringersi a far qualcosa per vincere la pigrizia etc etc serve secondo voi e perchè? |
concordo con quanto scritto da Uno.
verificato nella mia esperienza |
Citazione:
|
a mio avviso serve.
serve ad abituare la mente ad "agire" nel senso da te voluto. è una sorta di allenamento pratico. esempio pratico: nel mio approccio alla corsa all'aria aperta. pian piano abitui la mente a seguire le tue "istruzioni". e piano piano si superano i precedenti "limiti" inerziali grazie appunto all'allenamento sia mentale sia fisico (collegati) |
Riprendo il discorso perchè purtroppo come diceva Uno in uno dei post iniziali nei vari periodi tra slancio e stasi è importante diventare bravi a non fare passi indietri nei momenti down.
Abbiamo detto tante cose fin'ora tra cui quella dell'interesse e della necessità di avere uno scopo per portare avanti un progetto che altrimenti non avrebbe vita lunga. Ma bisogna essere disposti veramente a raggiungere quello scopo. Questo scopo non deve neppure essere troppo lontano, dobbiamo essere capaci di osservarlo sempre, di poterlo vedere, per cui per chi vuole essere il Sole deve presto capitolare che prima deve essere se stesso e ottenuto quello scopo spostare la mira a qualcosa che può osservare e tenere sotto controllo (ogni riferimento è del tutto casuale :@@). Però per raggiungere lo scopo è necessario scendere in profondità nelle cose. Non fermarsi alla superficie. Io faccio fatica a farlo a scendere fino in fondo, a trovare il senso nascosto delle cose e non perchè non ne sono capace ma perchè farlo richiede un impegno e molta energia e l'unico modo che fin'ora ho visto che funziona e che conosco è concentrare tutta la nostra attenzione in uno scopo per raggiungerlo. Ma soprattutto accettare di far fatica. Allenandosi alla fatica piano apino credo che si aprano delle porte. Tra l'altro non fermarsi alla superficialità permette anche una maggiore oggettività, si tratta infatti di affondare dentro le cose fino al nucleo. Come si faccia a non percorrere la strada al contrario in momenti down non lo so.. ma credo che avendo sempre presente lo scopo, magari scritto in una gigantografia su una parete... possa servire a non far eccessivi danni. |
Citazione:
Citazione:
Citazione:
Chi non da questa qualcosetta di cui parli potrebbe essere il caso di chi si accontenta del raggiungimento di un livello e non va più avanti? Non da e non prende, ma vive diciamo di rendita finchè il suo sapere è attuale? Mi piacerebbe sapere cosa come a chi e in che forma si restituisce questa cosetta in modo da fare spazio. Cioè in cosa consiste la qualcosetta da dare visto che c'è il Maestro che da l'insegnamento. Ho posto troppi interrogativi, pausa! stosvegli: |
Citazione:
Citazione:
Si, se il secchio è pieno, se siamo pieni di energia, anche pulita, soprattutto se è pulita, dobbiamo dare. Se non lo è... beh sporcheremmo in giro no? E' quel che accade solitamente a tutti... ogni cosa di noi che non conosciamo proiettiamo... Comunque se mai capitasse di essere davvero pieni non ci sarebbero dubbi. Non è che si dovrebbe dare, si deve, non si può farne a meno. Ma ripeto, è condizione rara. Quello che dicevo in quel post è che quando si inizia ad essere almeno un minimo capaci è meglio iniziare a lavorare anche per gli altri, in modo da potersi riempire di più. La mia comunque è un'opinione, potrebbe non essere valida per tutti. |
Citazione:
|
| Tutti gli orari sono GMT +2. Adesso sono le 09.30.53. |
Powered by vBulletin Copyright ©2000 - 2026, Jelsoft Enterprises Ltd.
Questo sito non è, nè può ritenersi assimilabile ad una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale. Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina della l. n. 62 del 2001. Il materiale pubblicato è sotto la responsabilità dei rispettivi autori, tutti i diritti sono di Ermopoli.it che incoraggia la diffusione dei contenuti, purchè siano rispettati i seguenti principi: sia citata la fonte, non sia alterato il contenuto e non siano usati a scopo di lucro. P.iva 02268700271