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partendo dal presupposto che oltre ad essere copro siamo anima (che io ero abituata a chiamare corpo astrale, ma è lo stesso concetto), partiamo dal presupposto che entrando in contatto con questa nostra parte hai una sensazione di appartenere ad un tutto che con il mondo materiale/fisico e spazio/temporale, non ha nulla a che vedere, se ci poniamo domande a livello mentale, quindi usando la ragione per identificare, collocare e dare una "forma" a quello che potrebbe esistere dopo la morte siamo sulla strada sbagliata, la ragione, la mente rimangono legate ai limiti di una realtà basata sulla dimensione spazio/temporale che, quando entri in contatto con la tua parte che esula dal mondo fisico, svanisce. Detto questo, pensare di agire nel mondo reale (fisico) in un modo piuttosto che in un altro, come può cambiare la nostra appartenenza ad un modo che va oltre questa dimensione? Se la nostra anima fa parte di un tutto, ne farà parte nel bene e nel male...come, nel bene e nel male, indipendentemente dalle nostre azioni e idee, siamo parte del mondo fisico. Questo intendevo ma non so se sono riuscita a spiegarmi bene (mi riesce difficile esprimere a parole questi concetti mannagg)martello.: . Se sto dicendo ancora cose assurde ditemelo, cominciano a sembrare assurde pure a me a furia di cercare di analizzarle con la logica...piango.gif |
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Se vuoi possiamo andare avanti nelle ipotesi: mettiamo che l'anima o corpo astrale o salsa di pinguini o come preferisci sia invece materiale. Magari di una materia diversa di quella del corpo fisico, ma diversa fino ad un certo punto dato che comunque ci deve essere un contatto, una possibilità di interazione. Se i due sistemi anima e corpo non sono del tutto separati (in questo caso che ci frega) essi comunicano in qualche modo tra loro, quindi è più che plausibile che io da qui possa interferire con lei li. In ogni caso (possiamo anche parlare di corpo e anima come forma diverse di energia se il termine "materia" non ti piace), in ogni caso dicevo, anchel a sensazione di avere un'anima e la sensazione che essa appartenga ad un altro "mondo" non ci da nessuna idea ne men che meno garanzia sulla sua durata rispetto al corpo fisico. La domanda è ancora aperta: se Mooncat è anima e non corpo, Mooncat nasce e muore? E se si, perchè? |
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Non so chi ha scritto quella roba, in ogni caso possiamo fare delle considerazioni. Se l'anima si incarna (sottolineo se) allora certamente esiste prima del corpo fisico. Questo però non ci dice quanto prima ne se nasce. Stessa cosa per il dopo. E' presumibile che resti almeno un po', ma potrebbe essere per veramente poco. Poco o tanto che sia, in ogni caso si ripresenterebbe il problema al livello di anima... Mooncat muore? E se si perchè?
Ma soprattutto: se c'è connessione tra corpo e anima, connessione anche qualitativa dato che presupponiamo che essa si incarni in quello, e se il corpo si sviluppa e ci sono diverse qualità di corpi, allora dette condizioni andrebbero estese anche all'anima. Non dico che si debba pensare ad anime more o bionde, ma ad anime più o meno durature (permanenti forse è meglio) invece si, dato che è il tema del tread. In effetti le varie tradizioni parlano dell'immortalità come una conquista... |
Sono un pò confusa per quanto riguarda l'argomento anima immortale come guadagno... questo perchè si dovrebbero avere delle possibilità per raggiungere allora l'immortalità, quante sono? una sola vita? un paio? un miliardo?
è un concetto che a me suona un pò stonato... mi riesce più facile pensare che (che sia una vita sola, anima mortale, o infinite, anima immortale) lo scopo della nascita potrebbe essere quello di cercare di unire i due livelli energetici (se penso a Buddha o Gesù mi viene da pensare che fossero due persone che erano riuscite ad essere in contatto con il livello energetico extra sensoriale e quello materiale) per quello dicevo che non cambierei atteggiamento nei confronti della vita, perchè non sono le loro azioni o gesta a essere ricordati ma la loro capacità di essere connessi al tutto quindi una forte conoscenza/ contatto della loro anima, e di conseguenza del tutto: due liveli energetici vissuti contemporaneamente e coscientemente. Certo, se si pensa che l'immortalità ce la guadagnamo il discorso cambia, si agginge la domanda "come la si guadagna?"... rimane il concetto dell'estinzione dell'anima in quanto incapace di evolversi (come fosse una specie animale che non riesce ad adattarsi alle condizioni climatiche e si estingue) ma comunque non per il comportamento del singolo durante la vita, se no sa di punizione e mi sembra troppo primordiale come concetto...(mi fermo a rifletterci su un attimo). |
Beh, siamo nel campo delle ipotesi, comunque perchè una immortalità non guadagnata dovrebbe essere una punizione? L'ipotesi con la quale sto "giocando" prevede un'anima mortale tanto quanto il corpo fisico, anche se sono disposto ad ammettere diverse durate. Ora, il fatto che il corpo fisico muoia non è considerato una punizione, ma solo uno stato di fatto.
Certo, se l'immortalità dell'anima è un guadagno, sorge la questione del come. Più che altro sorge la questione se è dato un come praticabile, in tutto o in parte, mentre si è incarnati. Ovvero se possiamo attuarlo qui adesso oppure no. Nel secondo caso non ha senso occuparcene, mentre nel primo beh... non avrebbe senso occuparsi di altro, no? Sul poter ipotizzare un come tornerei a quanto dicevo all'inizio a proposito degli ambiti nei quali ciò che consideriamo è contenuto. Se l'ambito corpo fisico è contenuto nell'ambito anima e se l'una è più duratura dell'altro o, perlomeno, ha più possibilità, allora possiamo ipotizzare altri ambiti ancora più ampi da questo punto di vista. E se dal fisico ho la possibilità di interferire in qualche modo con quello animico e soprattutto posso migliorare (imparando) questa influenza, forse lo stesso discorso può essere trasportato su di un grado... |
A mio avviso, il problema è che, legati anche mentalmente, alla sfera spazio/temporale, parliamo (parlo) di immortalità come una "durata infinita nel tempo, senza inizio e senza fine" ma il tempo, come lo spazio esistono solo in questa dimensione (se esistono vista la soggettività della cosa).
L'immortalità che tanto si rincorre potrebbe semplicemente essere che l'unione dei due livelli energetici porta a essere ovunque e sempre (per i nostri parametri) o in nessun luogo, mai. Il guadagno lo condivido, è pensare che sia dovuto a dei comportamenti o ad un approccio alla vita che mi suona strano, mi riesce più facile pensare che sia dovuto a una comprensione e vicinanza dei due livelli. E' quando il corpo è immobile e la mente è silente che ho avuto quella sensazione di blocco temporale e infinto a livello spaziale. Ho letto una frase di Baguan che mi ha fatto molto riflettere, diceva "Non permettere alla tua mente di lasciarsi distrarre dal passato, non eiste più, non permetterle di fantasticare sul futuro, non esiste ancora, sii qui ora", forse è questa l'immortalità, unire i due livelli vivere concentrati sul presente al punto tale che non esiste più nulla al di fuori dell'istante. Poi ovviamente la domanda che sorge è: beh il mondo materiale però è scandito da un tempo e da uno spazio comunque quindi come possono coesistere i due mondi paralleli? A questo la mia mente limitata non ci arriva...sob. |
Infatti, è per questo (mi riferisco alla concezione spazio-temporale) che ho accennato al concetto di permanenza. D'altra parte immortalità ed eternità non sono necessariamente assimilabili. Poterbbe essere solo una questione di scala. Prendiamo un moscerino di quelli che vivono pochi minuti. Potremmo presumere che questi pochi minuti, nella sua percezione, corrispondano ai nostri ottant'anni. Se così fosse, per loro saremmo "immortali". Viceversa per noi un sole, che dura diciamo 5 miliardi di anni, può essere considerato immortale. In realtà è solo questione di livelli e di permanenza degli uni rispetto agli altri che vi sono contenuti.
Se ci pensi, anche la tua esperienza di blocco temporale, che io chiamerei "sospensione" (se ho capito di che parli) non implica necessariamente una completa inesistenza del tempo, ma potrebbe essere il moscerino che, occasionalmente, percepisce il nostro scorrere. Per lui sarebbe "eterno" e quindi sembrerebbe fermo. Se di livelli si tratta allora basterebbe occuparsi si assicurarsi il successivo... poi da li si vedrà in che termini il problema eventualmente si ripresenterà. Anche la cosa che dici di unire i due livelli energetici può essere considerata comportamento... un qualcosa che facciamo qui per ottenere qualcos'altro li. Mica si deve restare barricati sul banale e ingenuo (in senso di sciocco e non di "puro") "comportarsi bene" secondo parametri poco compresi e comunque discutibili. Nella mia ipotesi di prima questo comportamento si estrinseca in una serie di azioni volte al massimo possibile sviluppo della cosiddetta "anima", dato che, allo stato attuale, essa non consente di permanere al livello corrispondente (gli ottant'anni del moscerino). |
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Dovrei cercare di riprovare quella sensazione di assenza di tempo e vedere se in effetti è solo un rallentamento.. (proverò)icon_mrgr: Citazione:
Anche al vedere l'esistenza su questo pianeta come una possibilità di salire dei gradini di una ipotetica scala di consapevolezza ed evoluzione non avevo pensato. Che poi in fondo è il concetto orientale delle reincarnazioni, man mano che aumenta la tua consapevolezza (mi viene questo termine ma non è esatto), ti incarni in esseri sempre più complessi fino ad arrivare all'essere umano... quindi in fondo, anche per loro esiste una scala sulla quale si sale o scende a secondo del percorso di vita. Con questo rispondiamo alla domanda perchè si nasce, e al perchè si muore? Semplicemente perchè fa parte del gioco? .. per ricordarci che il tempo a disposizione è limitato, di non sprecarlo? o per avere la possibilità di incarnarsi in esseri diversi ed avere uno spettro più ampio di possibili modalità per fare esperienza? (questo se pensiamo alla reincarnazione).... Who knows?..booh.gif |
Se spostiamo sul concetto di reincarnazione (che comunque non risolve il problema ma solo lo sposta) dobbiamo chiederci chi si reincarna. Certamente non noi. Per il fatto che non si può essere contemporaneamente soggetto ed oggetto di una azione.
Provo a spiegarmi: nella tradizione orientale, attualmente qui poco compresa, a reincarnarsi è lo spirito. Noi siamo il risultato dell'incarnazione. Questo almeno finchè siamo identificati in chi è incarnato... infatti compito dell'uomo sarebbe quello di spostare, anzi meglio di elevare, la sua coscienza DA l'incarnato A l'incarnante. Allora si che, identificandosi con lo Spirito, essendo "tutt'uno" con esso, si parteciperebbe alla sua "immortalità". Immortalità che può essere vista anche qui come una variazione di scala anche temporale. Una delle visioni poetiche orientali di ciò parla delle incarnazioni come dei respiri dello Spirito. Per poter identificarsi con lo Spirito, l'uomo deve modificare la sua Consapevolezza, fino a farla crescere a sufficienza da arrivare sino a lui. Ma è l'uomo che muove (si comporta) non lo Spirito. Questo complica un po' le cose nella nostra teoria, dato che parlavamo di anima come qualcosa di sviluppabile. Potemmo dire che essa può fungere da veicolo per noi verso lo Spirito, se adeguatamente formata, così come in precedenza è servita allo Spirito come veicolo verso noi. La questione delle scale temporali però si complica anche, dato che la tradizione di cui parliamo è piuttosto esplicita nell'indicare come a-temporale il "piano" dello Spirito. D'altra parte noi chiamiamo "tempo" una certa percezione di un certo fluire. Possiamo ben immaginare, ad altri livelli di consapevolezza e quindi di percezione, diverse modalità di diversi fluire... |
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Se immaginiamo l'incarnante come una delle foglie di un albero (lo Spirito), ignara, a livello conscio, di essere parte di esso, per evolversi ed accrescere il suo grado di consapevolezza ha bisogno di entrare in contatto con l'energia vitale che l'albero le trasmette durante il suo ciclo di vita, e, una volta che la foglia cade e muore diventa humus e torna ad alimentare le radici dell'albero stesso. |
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Qui però trattiamo di una foglia che, a differenza della altre che non se ne preoccupano, si domanda perchè nasce e muore. Dobbiamo anche presumere, se volgiamo mantenere la metafora, che la foglia non ha percezione diretta dell'albero. La nostra ipotesi successiva verte sul fatto che questa foglia venga a scoprire la possibilità di diventare essa stessa albero e, quindi, non si accontenti più di diventare humus morendo, anche se finirebbe col nutrire l'albero. Infatti presumiamo che, seguando il destino di tutte le foglie inconsapevoli, la nostra foglia speciale muore (perde coscienza di se... così iniziamo a dirlo), viceversa se muta in tempo, permane e si sposta al livello dell'albero. La coscienza in questo caso non morirebbe con la foglia (corpo fisico) ma, dato che ormai la foglia è identificata in altro, permarrebbe con questo altro, ad un livello più diciamo ampio di prima. E' chiaro che, se supponiamo la coscienza attualmente supportata dal corpo fisico, al cessare di questo di funzionare, necessitiamo di altro supporto più permanente in cui veicolare detta coscienza, che poi siamo noi. Se prendiamo questa per buona il problema si sposta in questo modo: io sono la mia coscienza, il mio corpo muore, io forse posso evitarlo. Mi serve un altro veicolo da far funzionare alla morte del mio corpo (e magari da allenare prima, ma questo è irrilevante ai fini del tread). Questo veicolo esiste già? Devo presupporre di si, almeno a livello potenziale, altrimenti non avrei possibilità e il discorso diverrebbe sterile. Il fatto è: se questo veicolo esiste, esso sicuramente, non è al momento adeguato a supportare la mia coscienza. Questo per un motivo molto semplice: se lo fosse, dato che il veicolo si pone a contenitore del fisico, quindi ad un livello più ampio, sarebbe quello con cui mi identifico di già. Quindi se il veicolo esiste esso non è adeguato a supportarmi. Due son le cose, anzi tre. O devo modificare il veicolo o la coscienza o entrambi (potrebbero corrispondere però). |
Caspita Ray, sono sbalordita dalla tua capacità di analisi e sintesi, che mente, complimenti...:wow:
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Il passo successivo, se prendiamo per buona questa ipotesi e proviamo ad andare oltre, sarebbe quello di analizzare lo spettro di mezzi che abbiamo a disposizione in questa vita terrena che più ci possono aiutare a modificare la coscienza e/o il veicolo.. provo a vedere se ci sono già dei thread a cui ricollegarsi... Grey, grazie per il thread è stato un grande spunto di riflessione.. e un enorme grazie a Ray ovviamente:C: |
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Tornando all'esempio dell'albero, che calza benissimo, la foglia potrebbe essere cosciente della sua esistenza e chiedersi perchè nasce e perchè muore, ma l'anima della foglia non sta nella foglia ma nell'albero.... da cui sale la linfa che dà vita alla foglia... e che in quel momento si identifica con la foglia, ma non è la foglia... (comunque non è che le foglie di un albero vogliano di testa loro staccarsi dall'albero, come invece l'uomo può fare, cioè staccarsi dal loro creatore....) Mi piace pensare che questa foglia che ha un'anima e una coscienza, sapendo che la sua vita viene dall'albero, non morirà mai finchè nell'albero scorre la linfa vitale e finchè non farà nulla che la stacchi irrimediabilmente dall'albero.... |
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Giova74 - Sarebbe bello sapere se dopo la morte esiste e perdura almeno la coscienza di se'. (nulla si crea nulla si distrugge ec ec.). Suppongo da sempre errata la teoria della preesistenza dell'anima al corpo, semmai la formazione soggettiva di un'energia autoevolvente nel corso di ogni sing ola esperienza di vita (anima ??!) che , dopo il trapasso si mantenga in uno stato di auto coscienza. Sarebbe gia' tanto bello cosi' !
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E' difficile dare una risposta. Mi fermerei al momento sul nascere, prima di arrivare al significato della vita e alla morte.
A me ha sempre affascinato sapere se siamo sempre esistiti prima di nascere. Cioè che significa che io sono nato? Significa o che prima non esistevo, oppure che sono sempre esistito ma che ho preso una nuova forma. Purtroppo per me è stato sempre un dilemma all'età di 3 anni mi uscivo con queste domande ai miei, il chè erano piuttosto impreparati, poichè mi pareva assurdo che l'uomo potesse campare soltanto 100 anni. Forse perchè mia madre se ne è uscita che c'è una vita dopo la morte, ma probabilmente se mi avrebbe seccato dicendo che si muore e basta, sarei cresciuto con una concezione materiale, ove una volta morti finisce tutto, si è come un computer spento. Ciò che mi fa riflettere però è che è paradossale che dei computer che poi si spengono hanno delle emozioni, sono in grado di amare, sono in grado di realizzare opere artistiche, ed arrivare in certi casi ad un livello di cultura perfetto. Tutto nell'universo ha uno scopo, ma sinceramente per quanto imperfetto possa sembrare tale universo, non credo che abbiamo soltanto uno scopo nella vita che poi si deve esaurire. Sembra logica umana, dove una volta ottenuto e soddisfatto qualcosa ci si possa sbarazzare. Certo a noi farebbe comodo che vivessimo per sempre, per un discorso egoistico, e forse credere nell'immortalità dell'anima è troppo sentimentalistico, personalistico, romantico e irreale. Tuttavia è anche vero che non crederlo, oppure crederlo a certe condizioni da portare avanti, è troppo cinico, individualistico, e meritocratico. Scusate se mi sono dilungato. :C: |
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