![]() |
Bisogna e occorre riconoscere i veri sensi di colpa: infatti a volte ci si può sentire in colpa per una percezione sbagliata della realtà ed invece in futuro magari ci accorgiamo che quell'azione non era poi tanto sbagliata o colpa nostra.
Il senso di colpa non è soltanto sugli errori, ma su ciò che noi riteniamo degli errori, c'è molta differenza. Ci sono persone predisposte al temperamento del senso di colpa, e persone che nonostante azioni più o meno gravi non si pongono il problema. Molti bambini si sentono in colpa perchè pensano che è colpa loro se i genitori si sono lasciati. Altri hanno un senso di colpa più accentuato perchè i genitori li punivano al momento meno opportuno, per cose che non andavano punite, o semplicemente in modo esagerato rispetto a ciò che avevano fatto. Se abbiamo ingannato qualcuno, estorcendo denaro, forse è la coscienza che ci avvisa ( in ogni caso non è detto che lo fa col senso di colpa). Ma se per ogni cosa ci sentiamo responsabili, anche magari per un cioccolatino in più concesso, o perchè abbiamo investito accidentalmente un gatto, forse dovremmo rivedere il concetto. Chissà che certi comportamenti inconsci che abbiamo ci vogliono far ricordare delle percezione di accusa verso noi stessi, su cose che invece non c'entrano nulla. Io per esempio mi sentivo terribilmente in colpa ogni volta che involontariamente uccidevo un animale, perchè una volta all'asilo, ho trovato una lumaca morta e tutti mi hanno dato la colpa a me ( io l'avevo solo raccolta) e mi ha punito la maestra, mettendomi vicino al secchio della spazzatura, strattonandomi con le mani li dentro. Poi mi è successa un esperienza analoga con un passero piccolo che volevo raccogliere ed invece è morto. Sembrano stupidagini ma i sensi di colpa possono stare molto nel passato, e oltretutto molto spesso sono le proiezioni degli altri ( che ci accusano) e che in quel momento ci siamo bevuti ( sopratutto bambini ricettivi che non reagiscono). Se faccio del male a qualcuno potrei lucidamente sentirmi ripreso dalla coscienza, ma se c'è terrore e paura, c'è qualcosa di più. :C P.S: non so se c'entra l'età ma in genere i grandi non vivono il presente perchè pensano al passato, mentre i giovani non pensano al presente perchè troppo sul futuro. |
Citazione:
Mi rendo conto che è dura vedere il collegamento, eppure alla base dei sensi di colpa ci sono queste due cose che sono poi due facce della stessa medaglia. |
Dimenticavo... una volta compreso quello che ho scritto, dovrebbe essere facile capire il rimedio
|
Ma forse allora c'entra lo spingere e il trattenere?
Si è detto che il senso di colpa nasce da un eccesso o da un difetto di comportamento. Per cui se imparo a trattenere l'eccesso, a non spingerlo fuori ma rilasciarlo continuando a sentirmi ad asocltarmi dovrei essere in grado di reggere la situazione senza disperdere o chiudermi. |
Citazione:
E quindi la vedo collegata con la paura, ciò che è estraneo fa paura, ci fanno paura certe nostre azioni che si pensava di poter gestire, paura di aprirci per accogliere il nuovo, paura di metabolizzare un'esperienza, paura di scoprire parti di noi stessi che non vogliamo vedere... Da qui il senso di nausea, il rifiuto, il rimanere bloccati. Il rimedio potrebbe essere accogliere queste esperienze invece di rifiutarle, a parole è facile ma a fatti è cosa ardua... Accogliere vuol dire in un certo senso avere il controllo, quindi poi si dovrebbe essere liberi di agire forti di questa esperienza e aperti al nuovo. |
Per accogliere bisogna Fare qualcosa, infatti l'accogliere secondo me è la conseguenza di quel fare, l'effetto.
Ad esempio, tiro uno schiaffo a qualcuno e poi mi sento in colpa perchè mi accorgo che la reazione era fuori controllo (come dici tu) e che era esagerata rispetto all'esperienza. Allora cosa avrei dovuto Fare prima che accadesse l'evento schiaffo? Trattenere accorgendomi del limite e poi spingere gradualmente senza creare eccessi. Quindi controllare in questo senso era tenere sott'occhio lo spingere che premeva e non eccedere il trattenere che avrebbe inevitabilmente fatto esplodere il sistema. Al limite sapendo che stava per esplodere, fermarmi. Questo Fare porta con se l'effetto di non agire in maniera difforme da me stessa, e quella distanza di cui parli non si verifica. A parole... appunto. :C: |
Citazione:
Citazione:
($):bleah::( |
Citazione:
uso il tuo post solo per chiarire qualcosa a me comincio da fondo...dire a se stessi "non sono niente" (è l' ho fatto un trimiliardario di volte) è come aspettare che altri smentiscano ciò che tu denigri...quindi un piaggersi addosso sterile così come anticipare "oggi sono giù" è un pararsi il coso...(ripeto non mi riferisco a te) un modo per dare la colpa all' umore ....forse quella nausea di cui parla Uno è proprio il non credere in se stessi nell' avere fiducia zero in se (tolto i casi ipocriti di chi continua a ripetere non so...non so...non so...e poi alla prima occasione "vomita" tutto il suo sapere.)...accettare i propri limiti dopo averli compresi non vuol dire finirla li e chiudersi nell' ignoranza...ma non sentirsi meno di altri che sanno più cose o altre cose..accettarsi non è un alibi...ma uno stimolo a migliorarsi fidandosi delle proprie (anche se piccole) capacità... vabbè dopo la zuppa aggiungo:se mi fido di me...se in ciò che faccio c'è sincerità...il senso di colpa può aspettare fuori... grazie Grii abbraccio: e scusa se ti ho infilata in uno dei miei deliri fiori.gif |
Quello che cercavo di dire è che quando non seguiamo un percorso naturale per le nostre esperienze (o non naturale purchè sappiamo direttamente o tramite una guida cosa facciamo) abbiamo due possibilità: allungare i tempi o accorciarli.
Se li allunghiamo non avremo mai problemi con i sensi di colpa ma dormiremo abbastanza, se cerchiamo di accorciare questi tempi senza sapere quello che stiamo facendo (il più delle volte ovviamente inconsciamente) ci troviamo a voler digerire un'esperienza che è troppo grande per noi... oppure la nostra coscienza è ancora troppo ristretta per questa esperienza, che poi come detto sopra sono due facce della stessa medaglia. Inevitabilmente per sopravvivere siamo costretti a tranciare quest'esperienza, altrimenti ci sommergerebbe. Tranciandola le parti che rimangono fuori e scisse continuano a colpirci (sensi di colpa) perchè vogliono essere integrate. Messa così pare che i sensi di colpa siano entità distinte su cui non possiamo influire, in realtà in parte sono cosa già nostra, seppur non integrata, in parte hanno una certa autonomia (proprio perchè non sono integrati) e possono sfuggire al nostro controllo. |
Citazione:
Insomma sto senso di colpa deve essere tranciato/tagliuzzato/accettato per poterlo accogliere, poichè ci sono problemi - per la coscienza - ad accettarlo interamente. Inevitabilmente, in questa divisione, una parte " entra" e quindi viene metabolizzata mentre altra parte, se pur fa parte comunque dell'esperienza, diciamo così vive di vita propria fino al momento di una effettiva integrazione. Provo a fare un esempio sul pratico. Ho avuto una esperienza di qualsiasi tipo e quindi posso dire di avere vissuto quella circostanza ma non appieno se non fino al momento in cui, tornando alcuni aspetti - probabilmente irrisolti - scatta il senso di colpa. Sto senso di colpa può scattare dalla circostanza per cui io non sono stato in grado, in quella situazione, ad esempio di non fare male a Tizio - ho fatto altro invece, gli ho fatto del male - ed ho, quindi, delle difficoltà ad integrare ciò che invece, trovandosi di fuori a spingere, vorrebbe essere integrato. A sto punto ho due vie. La prima è quella di crogiolarmi nel senso di colpa una volta che arriva ( della serie: avrei dovuto fare così o colà e non l'ho fatto, etc etc ). La seconda è analizzare questo senso di colpa, scinderlo ulteriormente, poichè forse la parte che ho integrato era più " digeribile" di quella che è rimasta fuori e pertanto ho bisogno di " spacchettare" ciò che è rimasto, per masticarlo ancora; insomma farlo più digeribile. A quel punto avrò integrato l'esperienza e nello stesso tempo risolto il senso di colpa che ogni volta arriva, col suo impeto, a spingere da fuori per entrare. Il senso di colpa, allora, come campanello che mi avverte che qualcosa è rimasta fuori e che abbisogna di essere integrata. Sta a me scegliere, se integrarla e quindi lavorare per farlo, o sciegliere di sguazzare nel senso di inettitudine/incapacità che attivo, data l'importanza personale. |
Citazione:
Non ho scritto che il senso di colpa deve essere tranciato per poterlo accogliere, ho scritto che tranciamo l'esperienza perchè è troppo grande (o la nostra coscienza troppo ristretta per quell'esperienza) e non riusciamo ad accoglierla tutta, come se mangiassimo troppo per ingordizia e poi la nausea ci portasse a vomitare. La differenza tra il mangiare è l'esperire è che mentre ciò che vomitiamo è eliminato e basta, con quello che non riusciamo ad accogliere/assorbire dell'esperienza abbiamo un conto in sospeso, questo surplus continua a colpirci (senso di colpa) per cercare di entrare ed essere integrato ma noi di questo fatto percepiamo solo ll male come sensazione, il male di una cosa non accettata. |
Mi suona bene quel che ha scritto Sole sul trattenere-spingere..anche se devo metabolizzare meglio ed ancora non ho compreso bene, quel che spiega Uno..
Un fatto è,almeno al momento,che blocchiamo le esperienze..come se uno dei problemi di fondo fosse mancanza di elasticità,oltre a quelli mensionati dal Maestro. Mi spiego,se volessi essere,mi aspetto di essere X ed invece mi scopro Y in una data situazione di vita,qualche parte di me lo rifiuta e mette il bloccasterzo (ci sta..siamo macchineicon_mrgr: )fa resistenza,in quel momento scatta o un senso di colpa preventivo,che porta ad evitare un'esperienza che comunque se bussa,significa che vuol essere integrata, serve;oppure ad agire automaticamente fino al punto in cui, o da fuori,o da dentro, si fa spazio la colpa..in questo caso è più forte la sensazione di disagio,proprio perchè non accettiamo la possibilità che in quel momento almeno, siamo quello,anche quello che vorremmo vomitare subito fuori.. Quindi mi vien da dire che se fossimo aperti alle esperienze,non polarizzandoci nell'idea standard di bene o male,non opponendoci a quel che viviamo e sentiamo..forse la digestione sarebbe più armonica.. Forse dico un ovvietà,ma lavorando sull'ampliamento della coscienza di noi e non solo,alla lunga si imparerà ad agire in modo tale da produrre sempre meno emozioni negative..e quindi anche a fare esperienze senza finire nell'imbuto dei sensi di colpa,che alla fine potrebbero non essere altro che la manifestazione interiore di non aver fatto la scelta migliore possibile.. Che sto a delirà..icon_mrgr: :C: |
Citazione:
E' successo che io avevo fatto tutto il possibile affinchè una cosa andasse per il verso giusto. Invece non è andata così, nonostante il mio impegno. Nel momento in cui mi sono accorta che la cosa ha avuto un esito assurdo, prima mi sono messa in discussione anche se ero sicura di aver fatto di tutto, però ho controllato ugualmente ( altro che non credo a me stessa...) e poi mi sono detta: beh io ho fatto tuttto il possibile...insomma tutto come sopra. Mah.... non è bastato conoscere la teoria in questo caso è stata più forte la paura...paura di perdere per colpa di un disguido l'affetto di una persona cara, ( Tra l'altro cosa impossibile) di aver fatto soffrire qualcuno.... Ma mi sono invorticata dentro la mente e ciaoooo mi sono persa in lacrime quando quella persona mi ha detto che capiva... che mi credeva. Mi sono anche chiesta se fosse stato perchè io al suo posto non le avrei creduto e mi sono risposta che non era così. Allora ho cercato di vedere se proveniva dal passato ed ho trovato tante volte in cui ho dovuto discolparmi da innocente e nonostante le prove non sono stata creduta...ma questo l'ho visto dopo, dopo essermi fatta prendere dall'angoscia. Ecco perchè ho parlato di miei mille piccoli io che non riesco ancora a tenere a bada. Ed ho cercato ho lottato con tutte le mie forze per dire: eh bon andrà come deve andare ho fatto del mio meglio....eppure ho perso uguale, nel senso che la mente e il cuore facevano a cazzotti. Sapevo la teoria, come spesso, ma mi sono persa nella pratica. Per me ancora è un limite enorme razionalmente so cosa fare ma il sentimento mi frega e mi comanda. Ok devo pazientare per ogni frutto esiste il proprio tempo per maturare, ma a volte scappa....icon_mrgr: fiori.gif |
Citazione:
Il tornare a quell'esperienza troppo grande che abbiamo tranciato e cercare, piano piano, di assorbirla tutta? Potrebbe essere quindi che la difficoltà del ricapitolare sia quel malessere che descrivi sopra che stà "solo" ad indicare che c'è qualcosa da aggiustare ma che noi percepiamo solo come male fine a se stesso? Quindi anche quello che dice Ray, e cioè che quando viviamo i sensi di colpa siamo nel passato, è legato a questo? leggo.gif Possiamo dire capo che un'esperienza nuova ci colpisce ma per vari motivi non siamo pronti a viverla, ad accettarla e quindi reragiamo con un taglio, una chiusura. Da quel momento in poi, anche per il discorso che riviviamo sempre la prima esperienza fatta in quelle successive anche senz'accorgercene, appena percepiamo un'esperienza simile parte il malessere per quella parte non inglobata che ci pesa addosso da fuori e ci si chiude vivendo il senso di colpa invece che sercare di esperire davvero...ci stà? Però ho difficoltà ad applicarlo su un fatto oggettivo. Quando qualcuno mi chiede un favore, di qualsiasi genere, io mi sento obbligata a dire di si, il no mi genera all'istante sensi di colpa. Poniamo che io riesca a risalire al fatto che dicevo no alla mamma quando mi chiedeva di fare qualcosa in casa. Il suo atteggiamento offeso e di rabbia per i no ricevuti dovrebbe essere il motivo del mio senso di colpa. Però dovrei poter risalire al primo no per comprendere l'esperienza troppo grande che ho tagliato giusto? Oppure cercare di ricordare l'insieme di sensazioni è bastante? Basta magari a capire che il senso di colpa viene non dalla reazione della mamma ma dalla percezione avuta del mio gelido egoismo...dry.gif In questo ipotetico esempio sono ancora in chiusura vero? Non lascio a me stessa di "smollarmi" al punto di lasciar entrare tutto, tutto quanto legato a quei no e poi passare il tutto al vaglio.. Il senso di nausea fà portare le mani sullo stomaco, ci fà portare calore, alle volte si beve qualcosa di caldo, qualcuno usa la boulle..insomma sempre di calore si tratta. Calore contro l'irrigidimento la chiusura, la contrazione. Nel senso di colpa che calore possiamo cercare e per metterlo dove? Una specie di TA per l'anima. vabbè straparlo leggo.gif rileggo e rifletto |
Riporto il pezzo di Sole dall'altro thread :
Citazione:
I sensi di colpa nascono dall’aver come dice il Capo “mangiato troppo” io l’ho interpretato secondo il mio vissuto, con aver fatto cose che però non ho elaborato/metabolizzato e quindi sono rimaste indigeste prima o poi tornano su. Se poi scappo dalla responsabilità di quello che sono i sensi di colpa vanno a nozze e sparano ovunque nausea perché qualcosa dobbiamo cambiare e fare è come un impulso che può se si cerca di comprendere il perché della loro esistenza, aiutarci Se soffriamo di manie di perfezione allora i sensi di colpa fioriscono come i funghi nell’umidità del bosco, ma è inutile bramare ciò che ancora non siamo, ci si lavora con passione ma bisogna avere anche l’umiltà di accettare che ancora non si è arrivati a ciò che ci si è prefissati, siamo quello che siamo e non quello che vorremmo già essere Leggendo Ray mi viene da dire che non si può analizzare queste cose con il sentimento e nemmeno con l’emotività ma con la razionalità come se si facesse un’analisi matematica nessuno si sentirebbe in colpa mentre cerca di risolvere un problema matematico Quando ho fatto il meglio che potevo (senza prendermi in giro) se ho i sensi di colpa devo rimediare un po' di umiltà e volermi un po' di bene in più E venire a rileggere questo thread icon_mrgr: Altro non mi viene |
Citazione:
io direi che sono le giustificazioni all'azione che ci ha portato ad avere il senso di colpa un ottimo sistema per evitare quelle responsabilità che il senso di colpa ci fa invece pesare... dato che sono attanagliato da un senso di colpa fresco fresco icon_mrgr: ... mi sento in colpa perchè non sopporto il peso di una mia decisione e le responsabilità derivanti da questa decisione me le sento tutte sulla schiena... insomma ho detto un no che non sono abituato a dire... ed allora via col trovare nell'altra persona le cause del mio no... alleggerendo (mica tanto peròdry.gif ) in questa maniera il peso che il senso di colpa mette sul groppone... |
Citazione:
Nel momento in cui agiamo ed è quell'io ad agire, ci siamo distratti o non lo conosciamo abbastanza bene e ci scappa e ci frega diavolo.g: Bon quando andiamo ad analizzare quel che è stato di sicuro non lo facciamo con quello stesso io che ha fatto "danno" ma con un altro ed ecco che nasce la divisione la contraddizione il giudizio e la colpa. In soldoni non ci conosciamo abbastanza non ci accettiamo e non sappiamo gestire gli io perchè ci manca un centro che calamiti e faccia muovere all'unisono quegli io, se fossimo Uniti in noi stessi nessuno giudicherebbe nessuno e niente sensi di colpa. |
Citazione:
Oppure l'esperienza che faccio è troppo grande per la mia portata, e quindi una parte riesco a prenderla, il resto dovrò integrarlo, altrimenti il senso di colpa continuerà a premere.. Allora, dato anche quello che ha scritto Ray sull'Ip (che condivido) e il crogiolarsi dentro ai sensi di colpa, mi pare che l'unica via possibile sia l'accettazione, ovvero o si permette a quella data esperienza che non vogliamo di entrare , e la integriamo, oppure accettiamo (facendola a pezzi, un po 'per volta) la parte di esperienza troppo grande rispetto alla nostra coscienza.. in questo modo (integrando) dovremmo anche espanderla no? Teoricamente davanti ad un'esperienza simile, per il futuro si dovrebbe anche essere in grado di non ripetere l'errore che genera i sensi di colpa.. Citazione:
Il senso di colpa secondo me ha di positivo che ci mostra che abbiamo un conto in sospeso (e se guardiamo onestamente sappiamo esattamente di cosa si tratta) e dunque, una volta accolta l'esperienza, oltre a non sentirlo più dovremmo avere un'indicazione precisa di come fare un'eventuale prossima volta... La cosa dei legami tra noi e gli altri non l'ho capita tantissimo, si parla di dipendenza da altri? Citazione:
Citazione:
In realtà il senso di colpa è solo nostro... e a volte un no necessario. Nel tuo caso se non sei abituato a dire "No" forse non accetti di poterlo dire e questo ti genera il senso di colpa.. se riesci a tener duro e ad integrare la prossima volta andrà meglio.. fiori.gif |
Citazione:
|
Citazione:
|
Citazione:
|
Citazione:
Citazione:
Citazione:
mmm... adesso il senso di colpa si è spostato sul primamartello.: |
Citazione:
Il problema non è se l'altra persona ha capito che il rapporto prima era falsato, il problema è che il rapporto era falsato. Se quella persona non lo avesse capito non ne avresti neanche preso in considerazione la cosa e la vicenda seppur passata continuerebbe a consumare il potenziale del tuo essere. Adesso invece ne prendi atto in parte ma sposti il problema su come questa persona ti considera e quindi non risolvi comunque. |
Citazione:
Fosse per me il problema sarebbe risolto, ma se non prima mi accerto che pure l'altro capisca e smetta di pensarmi male e di soffrire per me che non soddisfo le sue aspettative non mi sento tranquilla, i sensi di colpa mi sbranano, ma si innesca pure un circolo vizioso di malcontento dentro di me che accresce il risentimento verso l'altro che non mi fa sentire libera che poi genera altri sensi di colpa per averlo odiato ancora più di prima. Ultimamente ho capito che la sincerità costante su ciò che si è nel bene e nel male evita malintesi, malcontenti, aspettative, sensi di colpa, risentimenti vari... |
Citazione:
Attrito con la consapevolezza di non poter più attingere da quella fonte se non è così. |
| Tutti gli orari sono GMT +2. Adesso sono le 09.30.33. |
Powered by vBulletin Copyright ©2000 - 2026, Jelsoft Enterprises Ltd.
Questo sito non è, nè può ritenersi assimilabile ad una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale. Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina della l. n. 62 del 2001. Il materiale pubblicato è sotto la responsabilità dei rispettivi autori, tutti i diritti sono di Ermopoli.it che incoraggia la diffusione dei contenuti, purchè siano rispettati i seguenti principi: sia citata la fonte, non sia alterato il contenuto e non siano usati a scopo di lucro. P.iva 02268700271