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Pero' rimango basito nel leggere che Osho aveva una collezione di 27 Rolls Royce,che gli "arancioni" (seguaci di Osho) in Italia negli anni 80(?) erano furbetti anche loro... Anche Scientology fa sincretisimo forse riapre vecchie strade,pero' me ne terrei alla larga.. |
perchè tu hai altri valori che probabilmente Osho non ha
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Inizio a dubitare del relativismo,forse alcuni valori sono Valori e andando avanti nel percorso spirituale si manifestano..
p.s. tra l'altro dire che e' tutto relativo e' un'affermazione non relativa :D |
infatti la penso come te.
diciamo che il dire certe cose inizialmente può avviare la ricerca...(da inconsapevoli) poi via via che la consapevolezza cresce si arriva a comprendere il perchè di certi Valori (che appunto si sono trasformati da valori in Valori) oh mamma spero sia comprensibile |
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L'ho tirato in ballo solo perchè so che molti giustificano le richieste economiche con "lo ha fatto anche Gurdeijeff" senza ricordarsi che i contesti sono diversi. |
La cosa che mi sorprende ultimamente in giro è che moltissimi usano il nome di Gurdijeff per acquisire credito/credenziali e poi denaro.
In suo libro egli stesso racconta che un suo allievo di primo livello (divideva per gradi di comprensione gli studenti) andato in America per suo ordine, poi vi era rimasto e pensando di fare bene pur non avendo l'adeguata preparazione, iniziò, usando il nome del suo maestro, ad insegnare il medoto che pensava fosse stato da lui pienamente appreso. Quando Gurdijeff andò in America a raggiungerlo scoprì il danno fatto da questo suo studenteche avevo immesso nelle menti degli americani un messaggio falsato e dannoso anche perchè non completo e per poter rimediare dovette destrutturare tutto il lavoro del poveretto e chiedere a questi un'ammissione di abbandonare le sue stesse deficienze per abbracciare l'insegnamento che veniva a sitemare. Lo studente senza batter ciglio riconobbe l'errore e firmò la carta dove ammetteva e rinunciava a quanto da lui insegnato erroneamente e riprese le schiere degli studenti. Oggi Gurdijeff non è più in vita non può più dare questo enorme insegnamento ma lo ha lasciato scritto di suo pugno e sarebbe bene tenerlo sempre in mente. |
Osho? Gurdjieff? e potremmo aggiungere altri anche se non sono sullo stesso piano sono stati uomini che hanno speso la loro vita per.... poi si può scegliere di guardare il dito o la Luna.
Il Maestro è Uno che è arrivato e cerca di trasmettere ciò che Sa non è colpa sua se si rimane in eterno a guardare il dito. Gli espedienti di G poi erano atti a conoscere e far conoscere a se stessi il proprio Essere ci sono alcune persone che devo vedersi nell'atto per comprendersi e quindi anche spendere dei soldi perchè è l'unico modo che conoscono e mettono in atto per muoversi o per rimanere fermi. In ogni caso credo che la cosa migliore sia provare fare esperienza poi nel caso non "faccia per noi" quell'insegnamento lo stabiliremo non a priori tenendo presente che noi siamo quello che mettiamo o non mettiamo in opera. :C: |
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Parlo per me , mai fatto alcun corso . Trovo piacere a verificare quanto proviene dalle mie esperienze in termini di sensazioni , intuizioni , con quanto teorizzato da qualcuno . Cosi' completo e allargo. Comunque il nostro moto e' necessariamente dal particolare all'universale cioe' dall'esperienza alla sua astrazione sicche' non ci resta che sperimentare e riflettere su quanto sperimentato per continuare il cammino . Tuttavia senza un forte , forte stimolo , che fa muovere c'e' il rischio concreto di fermarsi . E' vero che la vita e' varia ed offre sempre stimoli ma non e' sempre cosi' Che fare per non fermarsi ai primi passi ? Anche perche' tutto ma proprio tutto (anche le cose apparentemente piu' giuste o le conquiste acquisite), intorno a noi ci spinge alla resa. |
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Ho letto di un'esigenza personale di '' crescita'' e dei primi passi per procedere . Poi ho letto del ruolo di chi e' piu' avanti e dell'aiuto che ti puo' dare e che da' a se' nell'aiutarti . Di chi si finge maestro per rubarti del denaro . Le logge mi pare fossero parte irrilevante del discorso . |
Mai fatti corsi ma ho subito, molto fortemente (italiacano icon_mrgr: ma rende meglio) il fascino di una scuola...pur sapendo di essere allergica alle scuole in genere (ma quella è un'altra storia).
Un pò l'intuito un pò un guardare a chi era entrato e rimasto tale e quale , un pò per chi c'era entrato e uscito e per finire per una bella scrollata di un Amico icon_mrgr: ho òasciato perdere. Che fare per non fermarsi ai primi passi, eh beh io sarei ancora più pessimista perchè ai primi passi bisogna continuamente arrivarci, è un continuo rinnovare un desiderio, una spinta, un moto interiore..e poi quando i primi passi sono assorbiti bisogna andre avanti... Ho conosciuto diverse persone che si sono "fatte prendere" dal desiderio di conoscere, di approfondire e poi si sono, più volte, perse per strada, fino quasi a rimuovere del tutto l'esperienza fatta. Io stessa ho avuto un periodo da ragazza di totale immersione in quello che potevo allora definire esoterico per poi allontanarmene del tutto. Credo che non esista davvero un fare per andare avanti, credo che il rimanere vigili, attenti, desiderosi dipenda da dentro, come una sorta di fame che ti spinge imperterrito a cercare il cibo e sopravvivere. Mai visto "il Pianista"? La storia di un pianista ebreo, Schpillman, rende benissimo la metafora, riesce a sopravvivere con poco o niente, sfiora la morte e alla fine il suo amore per la musica, e la Provvidenza lo aiutano a diventare ciò che per lui era la cosa più importante, un pianista. (ricordo una scena in cui iniziavano a bombardare la città e lui in radio rimaneva imperterrito fino all'ultimo a suonare e suonava anche nei momenti di agonia) Fame, fame di trovare ciò che ci permetterebbe di realizzare ciò che siamo (anche se la sento molto imprecisa come affermazione), questo può, secondo me, spingerci avanti,in questo senso penso anche che i sogni più profondi dovrebbero essere utilizzati come piccoli fari. Volere ciò che si fà no?;) E lasciar fare, che non è aspettare la manna dal cielo(credo sia legato a quel famoso non-agire di cui ho chiesto spiegazioni..vedremo) mmm..la metafora della fame mi suggerisce un pensiero, tornerebbe col fatto che quando sono avvolta nel sonno ho bisogno di accumulare accumulare accumulare per chiudere una sorta di buco, trattenendo tutto, appesantendomi sempre più, sia fisicamente che nei pensieri. E dormire nel lungo sonno della pesante digestione... tocca poi la dieta. Una dieta che mi fu suggerita amabilmente mesi fà abbraccio: |
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_________ Si potrebbe continuare il decalogo? |
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Prendi uno spazio verde, magari sotto casa tua, che sia poco più di un'aiuola o un giardinetto, chi ci passa vicino o si siede su una panchina ed osserva il muoversi dell'erba, vede gli insetti che si muovono e mille altre cose indefinibili? Poi magari vai (2° persona di comodo) a fare una gita ed in qualsiasi prato, se non sei preso dalla griglia, dal pallone, o dalla radiolina con la partita...... boom... ti svegli, ti senti vivo ed osservi.... Quello stimolo potresti averlo anche sotto casa, però evidentemente a te non basta, come non basta a chi cerca la droga o chissà quale altre cose nella speranza di sentirsi vivo. Come non fermarsi? Io vedo solo due possibilità (con le inevitabili infinite sfumature tra queste), che tu goccia dopo goccia riesci a riempirti di "attenzione" o che qualcuno ti scuota continuamente. In una scala da dormiveglia a sveglio tanto più si va verso il "sveglio" proporzionalmente tanto più si ha a disposizione attenzione propria e serve sempre meno qualcuno che scuote. Il problema è essere onesti con se stessi e capire in che punto si è e cercare di prendere tutto quello che passa il convento della vita. C'è anche da dire che in quei bei momenti (es il prato non abituale dell'esempio sopra) di breve intenso risveglio, i giapponesi li chiamano satori, non riusciamo ad afferrare la Magnificenza entro un certo limite (altrimenti non sarebbe un momento, ma vivremmo in quello stato d'essere) e per effetto del pendolo ritorniamo nel buio profondo.... poi visto che il buio fa paura iniziamo a frenare e anche se spesso non andiamo a fondo completamente, ci stiamo più del necessario o comunque più di quanto torniamo alla luce. |
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Bello sarebbe bastassero i fili d'erba di cui parla Uno e rimanere a galla e pian piano sempre piu' in fuori col corpo dall'.....acqua . Ma il filo d'erba scompare di fronte alla difficolta' del quotidiano e delle scelte di ogni giorno . Ed allora vai con l'ottovolante. Altre volte pensi di averne passate tante che ....ok basta cosi' mi siedo mi basta. Altre volte invece e questo e' il male piu' subdolo sembra che lo sforzo non serva a nulla perche' nulla cambia ne' in te ne' negli altri. Ad esempio , lotti per un'idea e poi pensi ....e se fosse solo ostinazione ? Sei convinto di aver visto ogni lato della questione che devi risolvere? Allora comprendi veramente e fino in fondo , fino al midollo perche ' dei matti si dice che son quelli che piu' si sono avvicinati alla verita' cioe' a quell'inestricabile e vero groviglio che e' la realta' delle persone e delle cose. Come non mandare tutto a quel paese ? Da qui la domanda iniziale : dopo i primi passi ? |
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Bon, visto che è necessario, fa meno paura. Già questo potrebbe aiutare a starci un po' meno in più di quel che tocca. |
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Il problema è che più si rallenta la caduta e più si affievolisce l'effetto "molla" per tornare su, quindi se si è tanto bravi a rallentare fino praticamente a fermarsi, l'energia/spinta per risalire diventa zero, e ci si trova così immobili nel buio... Invece bisognerebbe accelerare sempre più l'effetto pendolo fino a fare il famoso giro completo. Certo, a parole è facile. Ma che significa esattamente cadere a picco coscientemente? Credo significhi come dice Uno avere il coraggio di affrontare le proprie paure più profonde, quelle che di solito non abbiamo nemmeno il coraggio di pensare. Ecco perchè rallentiamo nella discesa, per il quieto vivere, per non sconvolgere troppo la nostra pacifica esistenza che sicuramente dopo i primi passi diventa da un certo punto di vista più soddisfacente di com'era prima e dunque si tende ad accontentarsi... ed a rallentare il pendolo. |
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