Ermopoli

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Shanti 01-07-2007 00.31.36

Citazione:

Originalmente inviato da Uno
...le parti istintive proprio perchè più dedicate a sopravvivenza ed in generale al nostro insediamento su questa terra (poi degenerano) sono senz'altro più radicate, o se preferite si manifestano partendo dal corpo.

Faccio un esempio: sto camminando per la strada e penso ai fatti miei quando mi trovo davanti all'improvviso una persona. Colta di sorpresa mettiamo che la persona è malvestita, io istintivamente la giudico pericolosa (reazione istintiva della mente) e mi metto a correre (reazione istintiva del corpo), potrebbe aggredirmi e quindi sento minacciare la mia sopravvivenza.
E quindi...
Citazione:

Originalmente inviato da Uno
Altra cosa, se la mente parte prima che ci si accorge, vuol dire che ha tempo, spazio, energia per occuparsi di cose che si potrebbero tranquillamente evitare, quindi ho implicitamente scritto un modo per alleviare il problema finchè una raffinazione del corpo e della mente istintiva non avviene.

...se fossi stata presente invece che con la mente occupata a pensare a chissà che, avrei magari visto un meccanico con la tuta da lavoro che camminava verso di me per i fatti suoi. Nessun giudizio, una constatazione.

Era 01-07-2007 13.10.38

chissà se ho capito.....
la differenza sta tutta in me....

se mi limito ad osservare è ok
se nell' osservare uso ciò che mi è utile
(apertura mentale) è ok
se nell' osservare traggo conclusioni è ancora ok
se nell' osservare giudico (con parole o pensieri)
non è più ok....
anche perchè dal mio punto di vista ho una visione mia
e non della persona che sto giudicando....
(difficile mettersi nei panni altrui correttamente ed onestamente)

griselda 01-07-2007 13.32.22

Il corpo e la mente istintiva fanno quello che non so fare io in quel momento? Cioè se in quel frangente la mente è occupata in altro subentra il pilota automatico. L'istinto di sopravvivenza agisce a discapito della Ragione. Il giudizio è un precocetto relativo a qualcosa del passato se siamo nel presente non possiamo farci trasportare dal passato perchè spesso vediamo sempre e solo quello che vogliamo/crediamo di vedere per paura o per condizionamento da parte di qualcosa che agisce al posto nostro.
Con l'andare del tempo potremmo scoprire come e perchè entriamo in quel giudizio se ogni volta riusciamo a rimanerci in osservazione. Se conosco perchè ho quel giudizio non mi farò condizionare da esso e saprò decidere se dire o stare zitto, se muovermi o stare fermo.
Per arrivare a questo devo sempre ricordarmi di osservarmi ponendo la concentrazione su di me costantemente.
Riecco il solito minestrone. leggo.gif

RedWitch 01-07-2007 17.05.19

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 35514)
Altra cosa, se la mente parte prima che ci si accorge, vuol dire che ha tempo, spazio, energia per occuparsi di cose che si potrebbero tranquillamente evitare, quindi ho implicitamente scritto un modo per alleviare il problema finchè una raffinazione del corpo e della mente istintiva non avviene.

Sarebbe quindi da non lasciare alla mente questo tempo e questo spazio, e da impiegare le energie in altra maniera?
E se l'impulso è già partito, forse si potrebbe non continuare a nutrirlo, ponendo attenzione sul giudizio, ma spostando l'attenzione su altro. Gris suggeriva tenere sempre l'attenzione su noi stessi, ma c'è anche da dire che abbiamo anche bisogno dell'esterno per rapportarci.. altrimenti ci si isola, ci si estranea no?

Anche a me sembra che il giudizio istintivamente parta dal corpo, forse, se non si puo' fermare prima l'impulso (se non impiegando in altre cose le nostre risorse), lo si puo' fermare successivamente, se continuiamo a nutrirlo, si ingigantisce , mi fisso in un certo senso sull'oggetto/persona giudicata, se osservo l'impulso senza permettergli di prendersi spazio, forse potrei riuscire a bloccarlo. In quel caso, dove nasce, muore...

Kael 01-07-2007 17.56.12

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 35528)
Sarebbe quindi da non lasciare alla mente questo tempo e questo spazio, e da impiegare le energie in altra maniera?
E se l'impulso è già partito, forse si potrebbe non continuare a nutrirlo, ponendo attenzione sul giudizio, ma spostando l'attenzione su altro. Gris suggeriva tenere sempre l'attenzione su noi stessi, ma c'è anche da dire che abbiamo anche bisogno dell'esterno per rapportarci.. altrimenti ci si isola, ci si estranea no?

Io infatti credo che con il tenere la mente impegnata si intenda essere presenti, attenti... non lontani insomma. Il giudizio parte quando non si condivide, o quando si ripugna un atteggiamento, e così ci si estranea e si giudica. Qui il discorso allora si sposta sull'accettazione. Se accetto, non giudico, ma VIVO interamente la cosa per quello che è (senza lasciare così spazio alla mente istintiva come si diceva..)

Se non accetto, vuol dire che ho già giudicato.
Quindi più che di giudizi mi sembra che stiamo parlando di pre-giudizi.. Ossia di giudizi che ci siamo formati in passato e che hanno assunto una tale cristallizzazione in noi che dalla mente sono passati al (assorbiti dal) corpo istintivo.
E allora come sciogliere queste cristallizzazioni in noi?

RedWitch 01-07-2007 19.10.10

Citazione:

Originalmente inviato da Kael (Messaggio 35529)
Io infatti credo che con il tenere la mente impegnata si intenda essere presenti, attenti... non lontani insomma. Il giudizio parte quando non si condivide, o quando si ripugna un atteggiamento, e così ci si estranea e si giudica. Qui il discorso allora si sposta sull'accettazione. Se accetto, non giudico, ma VIVO interamente la cosa per quello che è (senza lasciare così spazio alla mente istintiva come si diceva..)

Se non accetto, vuol dire che ho già giudicato.
Quindi più che di giudizi mi sembra che stiamo parlando di pre-giudizi.. Ossia di giudizi che ci siamo formati in passato e che hanno assunto una tale cristallizzazione in noi che dalla mente sono passati al (assorbiti dal) corpo istintivo.
E allora come sciogliere queste cristallizzazioni in noi?

Le tue parole mi hanno fatto venire in mente una cosa.. quando sono attenta, diciamo "sveglina", il giudizio effettivamente fa capolino di meno.. accetto molte più cose/persone/atteggiamenti/comportamenti etc... che poi non sono altro che il riflesso del mio interno credo.
Accettare completamente me stessa, conoscermi in maniera totale, probabilmente significherebbe non giudicare più..
La raffinazione a cui accennava Uno sopra quindi potrebbe esserela perfetta conoscenza e padronanza di noi stessi .. e nel frattempo si dovrebbe cercare di essere il più presenti ("vicini") possibile.. anche per giudicare di meno..

jezebelius 01-07-2007 19.12.36

Citazione:

Originalmente inviato da Kael (Messaggio 35529)
Io infatti credo che con il tenere la mente impegnata si intenda essere presenti, attenti... non lontani insomma. Il giudizio parte quando non si condivide, o quando si ripugna un atteggiamento,

Se non accetto, vuol dire che ho già giudicato.

Quindi più che di giudizi mi sembra che stiamo parlando di pre-giudizi..
Ossia di giudizi che ci siamo formati in passato e che hanno assunto una tale cristallizzazione in noi che dalla mente sono passati al (assorbiti dal) corpo istintivo.
E allora come sciogliere queste cristallizzazioni in noi?

Credo che il punto sia sempre l'osservazione.
In sostanza allora rendersi conto, prendere atto, che nella maggior parte delle volte anche questo è un meccanismo, se non segue determinate regole ovvero che si basa su pochi dati, siamo gia da qualche parte.
Di fatti i pre-giudizi sono tali perchè, come hai ben detto, stanno li da un po.
Il fatto stesso di ricordarsi di se, anche quando si è giudicato una persona ad esempio per come si veste, pure se il ricordo è postumo al giudizio, insomma rendersi conto che si è " dato " un giudizio, ci potrebbe essere d'aiuto no?nonso.gif

Shanti 01-07-2007 22.36.29

Citazione:

Originalmente inviato da jezebelius
Di fatti i pre-giudizi sono tali perchè, come hai ben detto, stanno li da un po.

I pregiudizi mi danno l'idea di essere sì lì (prima del giudizio), ma per un sentito dire, non perchè ho potuto constatare io direttamente.

Ray 01-07-2007 23.35.57

Si tratta di essere presenti, ma si tratta anche di pensare in modo corretto o, se preferite, migliore. E qui rientra il discorso del pensiero istintivo... in realtà le due cose sono connesse.

Il pensiero istintivo (parte istintiva del centro intellettuale) funziona quando noi non pensiamo. O per meglio dire, quando non pensiamo ha il campo libero (altro modo di vedere il non dare spazio). La ragione, tanto bistrattata quanto sconosciuta, pensa in modo completamente diverso del pensiero istintivo, solo che non la usiamo quasi mai, perchè costa fatica, mentre l'istinto fa da se.

Il pensiero istintivo pensa per bianchi e neri. E' l'applicazione a qualisasi cosa del piacere/dispiacere che forse viene direttamente dal scappo/aggredisco che è la funzione propria del pensare-decidere istintivo. Se gli si lascia maggior campo si finisce nel giudizio illecito, quello di cui si sta parlando.

La ragione, quando viene usata, deve ammettere che le cose non sono mai bianche o nere, ma sempre grigie, che tutto ha gradi. Inoltre deve anche ammettere che piacere/dispiacere è un pessimo modo di giudicare, scegliere, prendere decisioni... pensare in genere. Allontana dalla verità. Il problema è che spesso la verità non piace e quindi la parte istintiva si oppone alla ragione.

La disciplina nel pensare obbliga ad abbandonare il giudizio, se non altro perchè deve ammettere di non essere in grado di giudicare alcunchè (per mancanza di dati... e se li avesse non occorrerebbe gioudicare, saprebbe e stop). Questo non impedisce al giudizio istintivo di partire, per questo ci vuole lo stare presenti, ma noi partiamo da quel poco che controlliamo, ovvero il basso, squallido, limitato ragionare. Tuttavia l'abitudine al controllo e il consolidamento di un certo modo di pensare riescono a modificare le cose. L'istinto è si più veloce del pensiero, ma la sua intrusione nella sfera intellettuale, a suggerire giudizi bello e pronti, lo rallenta e se si è anche un po' presenti gli si può opporre la ragione con sempre miglior successo.
Si tratta comunque di faticare, come si deve faticare per stare presenti. Il giudizio (che poi è sempre pre-giudizio come giustamente emerso) è facile, comodo, confortante, apparentemente poco pericoloso. Mentre la ragione che indaga sulle cose come stanno (soprattutto noi stessi e come siamo implicati nelle cose e persone che ci capitano) è faticosa, scomoda e assai poco rassicurante per le nostre false certezze da dormienti.

Se la ragione riesce a pensare libera dall'istinto... di solito ha ragione.

Sole 03-07-2007 23.24.48

Mi trovo in linea con tutto quello che hai detto, però avverto tanta freddezza. Per freddezza intendo un controllo eccessivo della mente, che può diventare rigidità.
La presenza non è solo mente attenta e pronta a sforzarsi, ma secondo me è una concomitanza di tutto ciò che siamo pronti a dare a noi stessi in quel momento, per cui la mente istintiva può essere tenuta a "bada" non solo con la ragione che ha ragione .. ma ha ragione se è presente nel corpo nei sentimenti e in se stessa.

Probabile che diciamo lo stesso presente.

turaz 04-07-2007 10.19.22

a meno che un domani non la pensi diversamente...

Kael 12-07-2007 10.46.19

"Se giudichi le persone, non hai il tempo di amarle."
Madre Teresa di Calcutta

C'era in home questo aforisma oggi e ho pensato di metterlo qua. Descrive perfettamente quello che sento... e si riallaccia a ciò che diceva Uno: se si da spazio ed energia (e come nell'aforisma anche tempo) alla mente istintiva per partire con i suoi giudizi, se ne toglie poi altro per funzioni più nobili e profonde...

Sole 12-07-2007 11.23.38

Ho provato ad osservare la mente istintiva, ed è quella che parte in automatico, che fa mettere in moto i meccanismi che ci dominano. A volte è incontrollabile, parte e prima di riprenderla ce ne vuole (parlo per me).
A volte però, passo un millesimo di secondo in cui si avverte il passaggio tra l'influenza esterna e la partenza della mente istintiva.
In quello spazio/tempo si ha la possibilità di "acchiapparla". La si riconosce, sono i meccanismi che partono in automatico. Non ci sono sentimenti, non ci sono emozioni, o meglio sono emozioni negative. A quel punto si prende quel pensiero automatico che parte e che ci farebbe vivere il meccanismo come vero/reale/nostro in noi, e lo si controlla e come niente sparisce (detto così è semplicistico ma la presenza lo fa andare).

Quel che mi domando però è come si può capire il limite tra questo e la repressione?

Se non cogliamo l'attimo in cui il meccanismo parte come facciamo a capire cosa controllare e cosa invece è da vivere?
Osservando ancora sta roba ho trovato che molto semplicemente il momento di passaggio che possiamo percepire è qualcosa che è pronto a essere risolto.. non so dirlo meglio, indebolito da osservazioni e controlli precedenti, mentre quello che non dominiamo e parte per la tangente è qualcosa che va vissuto e punto, per seguire la stesso iter : viverlo, osservarlo e poi indebolirlo.
In un certo senso è come se l'osservazione indebolisse il meccanismo e rafforzasse l'Essere.
Mi resta il dubbio però, essendo una reprimitrice d'eccellenza, come e dove è il limite della repressione nel controllo?

RedWitch 12-07-2007 11.52.56

Citazione:

Originalmente inviato da Sole
Mi resta il dubbio però, essendo una reprimitrice d'eccellenza, come e dove è il limite della repressione nel controllo?

Visto che l'argomento è "giudicare gli altri", provo a fare un esempio di come la vivo...
una persona mi sta sulle scatole quando si comporta in un certo modo (influenza esterna), scatta il giudizio istintivo (provo la sensazione negativa fisicamente) . Le reazioni che in quel caso vengono fuori, sono due: inghiottire la sensazione, scacciarla (reprimerla), oppure buttarla fuori senza controllo, magari parlando con qualcuno, sfogarmi dire peste e corna di questa cosa come la sto vivendo, affossare questa persona in un fiume di parole ( con un terzo non con il diretto interessato).. alimentando la negatività, ingigantendola etc... Nessuna delle due è la via giusta pero' (sperimentate entrambe)..
Partendo dal fatto che quando giudico so benissimo che il problema non è nell'altro ma in me, cerco di osservare il perchè questa persona mi sta sulle scatole, lascio agire in me "l'emozione" che mi suscita osservandola, per poterla conoscere. A volte non riesco a farlo da sola, puo' capitarmi di parlarne con qualcuno che ritengo imparziale (anche se non so quanto sia giusto farlo).. Per riuscire a non reprimere credo che sia necessario conoscere prima "l'emozione" che mi suscita.. e per farlo bisogna lasciarla agire un po' senza pero' lasciare che mi sommerga..

turaz 12-07-2007 12.01.06

esatto a mio sentire.
occorre "fermare la mente" (resistenza)
a quel punto rivolgere l'attenzione dentro se stessi e non "fuori"
e portare luce ove dentro noi stessi vi è ancora "buio"
con quali "chiavi"?
la prima è luce. la seconda "perdono" , la terza Amore

turaz 12-07-2007 12.02.19

e sai quale è la cosa bella?
che una volta che hai fatto luce su quel punto, impari a modificare te stesso perchè "conosci" comprendi e vai oltre.
quindi quell'esperienza non si ripeterà

RedWitch 12-07-2007 12.06.24

Citazione:

Originalmente inviato da turaz (Messaggio 36069)
la prima è luce. la seconda "perdono" , la terza Amore

Mi piace molto questa immagine.. :H

Io le chiamo:

osservazione, accettazione, Perdono.

:C:

turaz 12-07-2007 12.08.33

per finire con "Amore".
ossia "trascendenza" in un certo senso

Uno 12-07-2007 12.15.06

Citazione:

Originalmente inviato da turaz (Messaggio 36070)
quindi quell'esperienza non si ripeterà

Su questo non ci giurerei, se non serve a te può essere che serva a qualcuno con te collegato... e bisogna stare attenti a fare queste considerazioni, spesso vedo persone che "studicchiando" qualche libro fanno ragionamenti tipo mettersi su un piedistallo, cioè credendo di essere fuori dal mondo e compatendo gli altri, sentendosi superiori... mentre invece se la raccontano, se avessimo finito tutto tutto non saremmo più qui.
Ovviamente non mi sto riferendo a te Turi, mica sei così tu, vero?

turaz 12-07-2007 12.51.00

ma guarda uno ti dirò non sono una persona che "compatisce" gli altri anche perchè non amo compatire me stesso prima di tutto.
cerco di amare per quanto mi è possibile e per come sono in grado di fare.
capisco cmq cosa hai inteso sottolineare con quel 3d.
mi è capitato di osservarmi tempo fa e so che si rischia di cadere in quel "giochetto" soprattutto quando pensi di "essere arrivato" oppure quando magari inconsapevolmente continui a "cercare" per sfamare il tuo ego.
penso sia utile in quel caso ricordare quella frase "essere nel mondo ma non del mondo"

turaz 12-07-2007 12.53.31

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 36074)
Su questo non ci giurerei, se non serve a te può essere che serva a qualcuno con te collegato... e bisogna stare attenti a fare queste considerazioni, spesso vedo persone che "studicchiando" qualche libro fanno ragionamenti tipo mettersi su un piedistallo, cioè credendo di essere fuori dal mondo e compatendo gli altri, sentendosi superiori... mentre invece se la raccontano, se avessimo finito tutto tutto non saremmo più qui.
Ovviamente non mi sto riferendo a te Turi, mica sei così tu, vero?

sul punto mi sa che mi sono spiegato un pò male.
intendevo dire che nel momento in cui impari non vivi più quell'esperienza a livello interiore.
esteriormente potrà capitare di ritrovarti in quel "mentre" ma tu interiormente non avrai le stesse re-azioni precedenti.
questo ho vissuto sinora.
se ho ripetuto è perchè fondamentalmente non avevo "compreso".

Ray 12-07-2007 17.28.24

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 36061)
Se non cogliamo l'attimo in cui il meccanismo parte come facciamo a capire cosa controllare e cosa invece è da vivere?

A mio modesto parere in questa tua frase è racchiuso il nocciolo del tuo dubbio. Viene da chiedere perchè opponi controllare a vivere. Sorge il sospetto che confondi controllare con reprimere.

Noi viviamo veramente solo ciò che controlliamo, se non controlliamo siamo vissuti. Quando siamo vissuti abbiamo sensazioni, quando viviamo abbiamo Sensazioni, quando reprimiamo blocchiamo e non abbiamo nulla.

Controllare è letteralmente "rotolare assieme", implica una colalborazione attiva e consapevole e una gerarchia. Controllo il cavallo quando viaggiamo assieme, lui corre e io che domino do la direzione. Sto attento ai suoi bisogni e lui ai miei desideri. Entrambi ce la godiamo un mondo e corriamo.

La tendenza al giudizio non va repressa va controllata. Sapere che c'è l'inizio. Cercare di bloccarla va bene credo ma, come dici va presa in tempo. Se scappa una buona cosa forse può essere non crederle... (e comportarsi di conseguenza).

Astral 20-05-2011 17.23.03

Come si fa a non giudicare? In una competizione o un concorso devo necessariamente giudicare chi a mio avviso è la più bella, o il più bravo. Perchè nella vita reale deve essere diverso?
Se non giudicassimo affatto, non distingueremo nemmeno chi è un professionista bravo da uno meno bravo.

Questa cosa è da chiarire perchè semplicemente non la capisco. Poi se io mi giudico superiore agli altri quella è superbia, se mi giudico inferiore può essere bassa autostima.


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