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Ad esempio un tavolo vecchio finisce in soffitta con l'idea un "domani" di riutilizzare il legno per fare non so bene cosa, un ponteggio, un pannello, etc. Il più delle volte, dopo vari anni, lo butto senza essere riuscito a riutilizzarlo. "Può sempre servire" è la parola d'ordine, e immagino, anzi ne sono sicuro, che valga anche in ambito psicologico. Da dove nasce questo bisogno? Per il momento vedo due strade, la prima, il voler sempre essere pronto, quindi controllare ogni evenienza... la seconda, la pigrizia, perchè se mi dovesse davvero riservire (raro ma può capitare) ho già l'occorrente in casa senza dovere andare a ricomprarlo. Terzo, aggiungo, l'idea di non essere riuscito a "succhiare" davvero tutto il perchè di qualcosa, la sua essenza, così da fare una fatica immensa a strizzare le ultime goccie (sempre se ce ne sono ancora) invece di dedicarmi a qualcosa di nuovo e bello pregno di "succo". In un mondo dove l'usa e getta sembra essere diventata la nuova regola, è comunque una buona cosa saper sfruttare al massimo ciò che si ha, valorizzarlo, ma poi bisogna sapere fermarsi invece di voler cavare a tutti i costi l'acqua anche dalla sabbia. |
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Il cestinare le cose che ho riposto con l'idea del "potrebbe essermi ancora utile" mi angoscia nel mentre che lo faccio, poi mi da una sorta di carica come se il chiudere il cerchio dell'utilizzo dell'oggetto (acquisto - utilizzo - cestino o regalo) mi rigenerasse. Sicuro che quando il finale è diverso dal cestino (inteso comunque come riciclaggio, porto in discarica) mi da maggior carica... (tralascio il lato demoralizzante di quando capita che penso "se non l'avessi buttato...."piango.gif piango.gif )manata.gif |
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Vorrei dire a Red che mi piace particolarmente lei abbia tirato fuori un argomento, questo, proprio in un momento in cui forse posso aggiungere maggiore consapevolezza su quanto non sia mai abbastanza averci lavorato. :C: |
Tina, son d'accordo che ognuno ha il suo metodo più congeniale. A volte possono risultare difficili certe tecniche ma a mio parere la ricapitolazione è il metodo più veloce di recupero e di pulizia che conosca. Ricapitolare non è solo ricordare. Questo non vuol dire che penso che tu stia sbagliando, anzi.
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Ma no Sole , non volevo togliere i meriti alla ricapitolazione, e non ho detto che ho smesso di praticarla, come potrei facendo terapia psicologica del resto. Dipende da cosa devi rielaborare, a volte è stato pesante, come la uccisione dei miei cani, a parte che sono passati trent'anni prima che riaffiorasse con tutto ciò che vi avevo sepolto sotto, e con un lavoro di mesi dietro, in cui mi pentivo una volta la settimana di averlo intrapreso tanto mi sconvolgeva e mi rendeva pesante nelle ore successive andare a lavorare, e fare tutto il resto, avrei voluto dormire. Certo hai ragione, ogni strada è personalissima per ognuno di noi.
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Stavamo con gli altri a cercare pezzi di varie opere su you tube, si ascoltava, ci si scambiava sensazioni, mi piaceva insomma. Ad un certo punto mi è venuta voglia di scrivere nel mio "paradiso", restando con gli altri, col portatile sulla sedia, seduta sul divano. Mi estranio un bel pò, qualcuno poi dice che dovremmo provare un pò i pezzi per il concerto di martedì. Sono invitata a chiudere il pc. Lo faccio, mi unisco agli altri, ma la mia gamba comincia a non stare ferma, la mia voce non ha estensione sufficiente, mi dico che ora mi passa, non avevo finito lo scritto e la mia testa stava lì. Insisto usando il pensiero che non appena mi riscaldo un pò, entrerò nell'altra dimensione, dove la mente si azzera, e il piacere di cantare è già iniziato. Ma comincio ad avere scariche di adrenalina, i sintomi della rabbia e della frustrazione che sono abituata ad assorbire, o a subire da me stessa. In frazioni di secondo mi vengono in mente questi discorsi. Avevo lasciato in modo innaturale ciò che stavo scrivendo, lascio i vocalizzi e riprendo a scrivere, ma non me la sento, ho un impegno da rispettare, scelgo di fare lo sforzo e ritorno a cantare. Mi rialzo, questa volta ripenso alle parole del terapeuta: "Immetta un pensiero che la aiuti a cambiare registro al suo stato d'animo". Respiro profondamente, so per certo che tra qualche minuto staccherò abbastanza dall'altro progetto. E così è stato, ho potuto ripassare, ma senza la pienezza, e nemmeno ho scritto. La mia giornata si svolge quasi sempre piena di questi conflitti. Ci sto arrivando, pian piano, c'è un meccanismo atavico contorto che mi intrappola in un vivere divisa tra tanti interessi che non posso godermi veramente, ma invece sono vissuti con l'ansia del prossimo impegno. Forse oggi avrei fatto meglio a dare energia dove era richiesta con più forza, rinunciare al concerto, nemmeno importante. Anzi dovrei avere la volontà di prendermi dieci giorni di vacanza, andarmene da sola col mio pc, e finire con calma il mio scritto. Passare così al prossimo impegno. Così io intenderei vivere pienamente una cosa, questa cosa, in questo preciso momento. |
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Il lavoro psicologico di rielaborazione del passato c'entra poco con la ricapitolazione, anzi per certi versi ne è l'opposto. Si tenta un elaborazione del passato che dovrebbe dare poi altri frutti (spesso li da, per carità) mentre con la ricapitolazione quell'elaborazione è una conseguenza di altri frutti che ne derivano. La ricapitolazione ha lo scopo di recuperare le energie intrappolate in un passato che non è integrato e quindi lavora per conto suo (non è vero "passato"... c'è ancora) e non richiede necessariamente l'elaborazione psicologica dello stesso... essa semmai ne deriva automaticamente, ma sebbene l'approccio psicologico possa aiutare qualcuno a farla, per qualcun altro non aiuta affatto e, in ogni caso, ripeto, non è necessario. La ricapitolazione è una tecnica che ha un preciso scopo energetico e un preciso metodo e questo va bel al di là del semplice dirsi e dire cose del passato o del capire i perchè e i per come quel passato si è verificato (questo come detto ne consegue nella misura in cui vi ci si concentra). Si tratta soprattutto di viverlo fino in fondo ancorati in una posizione di "recupero". In ogni caso c'è un tread apposito quindi qui non ha senso continuare... volevo solo mettere in guardia sulle incomprensioni. |
Ok Ray prendo nota. Per chiarire, io mi riferivo alla frase sopra citata, in cui si parla di qualcosa che non mi sembrava essere dissimile dal lavoro di recupero di certe situazioni passate allo scopo di guadare quali sentimenti sono ad essi legati e poterne alleggerire la pressione. Non pensavo in effetti alla ricapitolazione, che non ho menzionato io per prima, e che terrò conto sia come affermi essere, cioè una cosa diversa dalla elaborazione in sede di terapia. Ammetto di non avere chiaro cosa sia ricapitolare, nè ho trovato un thread specifico che ti pregherei di suggerirmi.
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E' qui.
Buona lettura :H |
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