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Se vogliamo lasciare un momentino in pace Dio però icon_mrgr: e tornare a terra esiste un piccolo giudice anche in noi che, forse, rappresenta la nostra autorità interiore. Quando sbagliamo incappiamo nel suo giudizio che è, spesso, durissimo. Per compensare questo giudizio durissimo e intransigente capita che ci si crogioli nel difetto, tanto ormai la fritata è fatta. Ho sbagliato, non posso rimediare (giudizio rigido) quindi tanto vale che continuo perchè non otterrò mai il perdono. Se vogliamo poi tornare a bomba sulla questione del 3d icon_mrgr: inizio a pensare che perso da molto piccola un raffronto tra il mio giudice interiore e quello esteriore (papà per quanto riguarda l'autorità castigatrice, diciamo così, ma mettiamoci pure la mamma che era distolta da altri problemi e la perdita del riferimento eccclesiastico, e anche del maestro di scuola, che era unico----e maschio----) il mio piccolo giudice si sia fatto "legge da sè" icon_mrgr: autoproclamandosi unico e insindacabile (ahaha) facendomi sentire oltremodo sconsolata. Se sommiamo il vuoto di attenzione improvvisamente capitato fra capo e collo e la sensazione interiore di non meritare niente è abbastanza facile capire perchè mi sono ripetutamente fiondata a occhi chiusi in qualsiasi situazione coinvolgesse i sentimenti o le sensazioni alla ricerca del calore che non riuscivo a darmi, a trovare dentro. (mi capita di pensare che se non avessi perso contatto con la chiesa probabilmente oggi sarei suora icon_mrgr: e non è neanche tanto troppo assurdo considerando che in fondo è agli antipodi della prostituta) Non sono ancora sicura di tutto questo ma il mio giudizio su me stessa è stato invalidante, me ne rendo parzialmente conto proprio se faccio un raffronto con il mio atteggiamento con la chiesa. Non volevo sedermi nei primi banchi perchè non me lo meritavo, quando ci son dovuta andare col don per pregare mi sentivo a disagio...alla fine da ieri ci vado quando vado da sola a pregare (o comunque a meditare) perchè mi sono resa conto che Dio, proprio perchè Dio, mi vede egualmente che io sia davanti o in fondo, anzi. Era il mio giudice interiore a obbligarmi a stare in fondo. Superato lui ho potuto aprire una porticina e lasciarmi avvolgere da un certo sollievo. Lo so che è ancora un minestrone, ci stò lavorando su, mi ci vuol tempo per vedere la pecca, accettare la pecca convivere con essa..per toglierla non ho neanche idea ma intanto insisto a guardarla..:H |
ma è vero:)
diciamo che il tuo giudice interiore non era il "Giudice" mentre ora lo sta diventando:) chiaro che anche questo lato si leghi al padre (autorità-giudizio anche) pensa a questa frase (che si lega eccome se si lega) "non giudicate per non essere giudicati". Interiormente parlando... è uscendo da un certo giudizio che è possibile successivamente che emerga il Giudizio che riguarda se stessi, non gli altri... e che comunque non va verso l'abbattimento della persona ma verso l'Evoluzione, la Crescita |
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Questa è più o meno l'idea che mi sono fattafiori.gif |
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Io mi stò facendo quest'idea. Da bambini abbiamo bisogno di tutto, di essere curati e nutriti. Nutriti per bocca e per anima, non sono solo le energie fisiche ad essere importanti ma anche le impressioni e il cosiddetto calore umano. Capita che il bimbo pretenda in modo più che giusto quando è molto piccolo di avere questo cibo (fisico e non fisico) Crescendo prende autonomia ma se nel mangiare è piuttosto facile assecondare questa necessità (tutte le mamme gioiscono nel vedere il proprio cucciolo che comincia a spatasciare la pappa col cucchiaio) sul piano delle impressioni i bambini continuano a ciucciare, non solo per apprendere ma anche per nutrirsi di quell'affetto che ci tiene vivi. Capita che a volte all'autonomia alimentare si arrivi con tempi diversi ma ci si arrivi, per l'altra forma di autonomia (e cioè "scaldarsi da soli") il discorso si complica di molto. Quella che dovrebbe essere la sicurezza che porta all'autonomia emotiva passa attravarso le abitudini e i comportamenti dei nostri genitori. Se ti ritrovi con genitori freddini o poco comuinicativi ecco che la parte comunicativa e affettiva non verrà sollecitata abbastanza da maturare completamente. Per come la vedo io se un certo sviluppo del proprio centro emotivo non arriva a maturazione si rimane nella fase precedente, ossia nella fase in cui ci aspettavamo tutto da mamma e papà (coccole, rassicurazioni, complimenti ecc ecc) Manca il calore, energia quindi, e la fonte a cui eravamo abituati ad attingere, per quanto in poca dose, col tempo si affievolisce e così..parte la caccia. Parte la caccia ad una nuova fonte, cioè ad un altro essere umano (perchè quella è la modalità che conosciamo), mentre in realtà dovremmo poter accedere ad una fonte diversa, quella universale e produrci, rielaborare, il calore da noi. (anche se il calore umano della condivisione è comunque, a mio avviso, sempre essenziale per l'uomo) Spero di non aver detto troppe cavolate ma quando faccio una cosa che mi piace, o quando accade una cosa che mi piace mi scaldo moltissimo..un tramonto scalda il cuore si dice no? quando non riusciamo ad accedere al cuore, o meglio, quando non riusciamo a trasformare le impressioni che ci toccano in calore grazie al cuore dobbiamo ripiegare su energia calorica di più..come dire...bassa lega, come la rabbia (che scalda) o il sesso. Entrambe queste cose generano calore ma non nutrono l'anima come vorremmo in realtà, sono solo pagliativi che durano, appunto, per il tempo che bruciano. Ecco che aprire il cuore diventa fondamentale ma è difficile riuscirci se lo hai sigillato e murato in una roccaforte :H Io riesco a sentirlo quando dipingo, quando vedo un cielo cobalto, quando medito e riesco a sentirmi in pace col mondo. Adesso devo "solo" disintossicarmi dai fuochi di paglia a cui mi ero abituata. Qui rende benissimo il paragone di capo Uno con gli alcolizzati, certe situazioni mi stanno come una sigaretta a chi stà cercando di smettere o un liquore a chi sta cercando di non bere. L'automatismo parte da sè senza alcun controllo da parte mia, ed è perverso nella sua forma e nella sua forza..ecco dove, secondo me, la volontà deve portare al potere...ma bon mi fermo che ho scritto un papiro diavolo.g: |
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"tutto ciò che conta è l'Amore" scriveva qualcuno e per me aveva ragione. avrai anche scritto un papiro ma ritengo tu abbia scritto cose notevoli e vere. |
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Per come la vedo io anche la troppa attenzione poi può portare degli scompensi significativi, poi magari ognuno reagisce in modo diverso. Il non affetto o la non manifestazione dello stesso, ad esempio, mi porta a vedere come conseguenza più facile il chiudersi, il non saper reggere determinate emozioni e sensazioni proprio perchè non abituati all'inizio della vita e quindi limitare spesso il tutto a rapporti fondati sul minimo indispensabile, nei quali difficilmente si fanno e si accettano approfondimenti, tranne che in rari casi ben selezionati. |
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Invece la realtà è che le bocche da sfamare spesso sfamano. I viziatoni, sempre stati al centro dell'attenzione, diventano dei vampironi e credono che gli sia pure dovuto, ma anche se hanno ricevuto all'apparenza troppo, questo ipernutrimento ha comunque lo scopo di mantenere dipendenti... perchè evidentemente quel che si ciuccia da loro "vale" la spesa. Purtroppo oggi quasi tutti hanno una storia per la quale prima o poi si son trovati a corto senza saper gestire e questo ha innescato i vari meccanismi di difesa automatici che poi si cercano di combattere con tanta difficoltà. C'è un unico modo di uscirne a mio avviso... intendo uscirne davvero: rinunciare totalmente e per sempre (dopo averne preso coscienza ovvio) a quel che non abbiamo avuto quando ne avevamo bisogno e rendersi conseguentemente conto che adesso non ne abbiamo realmente bisogno. Ma finchè non si rinuncia non si può rendersi conto ed è come se avessimo bisogno. |
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Se riuscissimo a coagulare, ad amalgamarli intorno a un centro (un pò quello che stiamo dicendo nell'altro 3d), allora si che potrò dire IO ora non ho più nessun bisogno di questa o quella cosa, e comportarmi di conseguenza. Fino a che dico io non nè ho più bisogno ma un altro io, che si trova sempre dentro di me, ne ha ancora una voglia matta, è una situazione ancora irrisolta. Sono d'accordo sull'analisi che fai dell'attenzione, specie sul fatto che iperproteggere spesso significhi prendere ( o pretendere) attenzione eccessiva, più che darne. Va inolre fatta, secondo me, anche una distinzione tra attenzione e affetto, concetto quest'ultimo molto più ampio del primo: si può dare affetto anche dicendo due parole al giorno al figlio e di contro stargli addosso tutto il giorno ed in realtà essere totalmente anaffettivi (no sò se si dice così). Molti non sanno bene cos'è l'affetto tra genitori e figli, io stesso avrei difficoltà a definirlo, e quindi quasi tutto si giostra sull'attenzione e sul suo livello. |
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Bon, qui invece di piccoli io sarebbe maglio parlare di complessi (di piccoli io) che hanno un loro potere di attrazione e in realtà funzionano proprio come l'io, solo che sono meno potenti di norma, o meglio non hanno la forza per stare sempre in primo piano, ma quando vengono stimolati si accendono e funzionano per conto loro. Per integrarli (e quindi risolvere) vanno prima sciolti e spesso un po' alla volta... ma quello che li vede, quello che sta cercando di lavorarci su eccetera è senza bisogno. So che messa così par di far l'opposto che integrare... ecco che tutti i vari pezzi che devo integrare sono "altro da me"... ecco che mi identifico solo con la parte che lavora (che sia l'osservatore o un inizio di centro o quel che è)... però funziona. All'inizio separare bene ciò che è mescolato è fondamentale, quindi ogni volta che si affronta un complesso di può considerarlo a buon diritto "altro da noi", dato che comunque fa quel che vuole (e con la nostra energia per giunta). Citazione:
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Man mano che l'io che ci interessa comincia a crescere e concretizzarsi allora potrà, per come la vedo io, avere un potere sempre maggiore sui "piccoletti", specie se si trova il modo di amalgamarli nella modalità migliore. |
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Voglio dire, per esempio nell'ultimo episodio che m'è capitato, quel briciolo di osservazione che ho avuto non mi ha comunque impedito di cascare nel circolo. E' un lavoro che va oltre alla razionalizzazione secondo me e che prevede un certo numero di fallimenti anche (sigh) prima di venire perlomeno controllato un pò. Non sono neanche tanto d'accordo su quel rinunciare del tutto a quel che abbiamo perso (forse perchè non ci riesco) perchè se rinunciamo a quanto abbiamo desiderato rinunciamo a una parte di vita. Quel pò di cambiamento che riesco ad operare è mantenere cosciente il bisogno di essere coccolata o considerata, osservare come ogni volta che posso ricerco la situazione di scambio (si, è oltremodo penoso viversi in quello stato) e cercare altro, meno pericoloso, per compensare quel vuoto. Ognuno ha la sua formula temo, ma fintantochè si ragiona non si sente e non si vive un qualcosa che prende potere dall'emozionalità e non dalla ragione. Chissà se si capisce qualcosa..bon, ce provamo, ogni tanto penso che dovrebbe essere come smettere di bere per davvero. Taglio secco e controllo severissimo e costante. Fintantochè anche solo una briciolina del mio essere giustifica o asseconda quel desiderio perverso io sarò sempre in "pericolo". |
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Rinunciare adesso a quello che è mancato ieri, e che vorremmo oggi, ma anche se lo otteniamo non serve (proprio perchè lo vorremmo per ieri). Il lavoro di cui parlavamo ha molto poco a che fare col razionale, anche se non è che si può lasciare il razionale fuori dai giochi... ma qui è secondario o più che altro successivo. Ha però un suo peso se torna utile, nel senso che dopo che hai osservato può darti una mano a mettere in ordine. Ma la rinuncia non è razionale, non si fa col razionale. La sola osservazione non sempre basta a sciogliere, ma riscalda da attivare il processo. Dici bene quando parli di tenerlo sempre in vista, questo aiuta a continuare a scaldare e impedire che si freddi e torni come prima o simile a prima. Siamo corsi un po' avanti col discorso teorico rispetto al tuo lavoro di osservazione, qui il topic è una tua esperienza. Però se dai un occhio a qualcos'altro che hai già sistemato e ripercorri tutto il processo forse vedi che ti torna di più (oppure anche no, per carità). |
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Allora ti giro una domanda che mi faccio spesso :@@ se non hai avuto una cosa, come fai a sentirne la mancanza? Qualosa abbiamo avuto, è quando quel qualcosa che abbiamo avuto smette di arrivarci che, secondo me, scatta la ricerca. E il desiderio di essa in conseguenza, che ci spinge a conquistarla ad ogni costo, svendendoisi anche. Per rinunciare all'attenzione degli altri devi, comunque, compensare con altro. Non è la stessa cosa, penso, di rinunciare ad avere il passato, perchè potresti anche raccontartela così, io l'ho fatto, ho vissuto per mesi lontano da tentazioni (diavolo.g: ) perdonando i miei, razionalizzando che sono grande, che non potrò mai più avere quello che da bambina cercavo .. ci ho fatto anche dei bei pianti su. Certo, vedo un pò meglio, ma il meccanismo è lì, e se mi distraggo anche solo un mometo il fetidone ciuccia, ciuccia eccome. Persino in questa fede da ritrovare ci vedo la sua ombra, mi stò muovendo in effetti con grandissima cautela... |
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Osservarlo non vuol dire farlo sparire, solo sentirlo appieno per capirlo: oggi per esempio mi è capitato di subire una risposta piutosto sgarbata di una collega, su di un problema su cui tra l'altro avevo ragioneio, e sono rimasto alterato e piuttosto scosso per un pò. A mio modo di vedere non poteva essere la mia una reazione normale di un individuo adulto ma era forse uno dei piccoli io che veniva a galla chissà da dove, magari dalle risposte nervose e rimproveri esagerati subiti anni fa, che non ho acora "digerito". Sul rinunciare aquanto desiderato ti dico come la penso in questo periodo: ci sono cose a cui enevamo, nelle are eà che abbiamo avuto e che per un motivo o per l'altro no abbiamo ottenuto, che sia l'affetto dei genitori da bambino, il senirsi preso in considerazione dai coetanei , la ragazza che ci piaceva a scuola ecc. Di alcune di quste cose ce ne facciamo ben presto una ragione, di altre no, forse perchè ritenevamo di meritarle veramente o che non siamo riusciti nell'intento prefisso perchè altri ci avevano messo osacoli troppo grossi sulla strada. Alcuni di questi desideri ormai non potremo più soddisfarli nel modo in cui avevamo previsto, ma non possiamo passare la vita a roderci dentro, ma dobbiamo fare in modo di dimosrare di aver capito la lezione, di non ricadere nuovamente negli stessi errori, magari manifestati in altro modo...così facendo si potrà, a mio avviso, puntare adesso a cose realmente importanti, probabilmente più belle di quelle perse, e apporteranno gioia non solo al nostro io attuale ma costituiranno anche un "premio" per tutti i piccoli nostri io passati, che avranno collaborato con noi , smettendola di succhiarci energie, ma contribuendo alla "causa comune" coll'apporto di esperienza e consapevolezza che possono arrecarci, quindi anche loro non rimarranno a vita con l'amaro in bocca, ma potranno essere ugualmente felici quando faranno parte dell'IO più grande che stiamo costruendo. |
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Grazie per l'incoraggiamento.8-) icon_mrgr: Se mi danno un biscotto invece di dieci comunque qualcosa ho avuto. Comunque, prima di finire a campi a raccogliere nuvole quello che cercavo di dire è che messa con "devi rinuciare a quello che non hai avuto" in realtà restringi un movimento alle fasi finali. Messa cos' a tavolino non fà una piega ma poi se ti tocca di viverti e di cuccarti il meccanismo non è che puoi dire "ok sono grande, adesso sono cresciuta, mi trovo altri interessi e la cosa è finita" Per me perlomeno non funziona, forse perchè ho ancora da vedere l'insieme, forse perchè lego moltissimo la rinucia a un processo razionale di analisi, comparazione ed eliminazione. Emozionalmente rinunciare a qualcosa mi è oltremodo difficile. Bon, altro discorso fatto è che m'incasino sull'utilizzo delle varie..nonsocomechiamarle..attività, mentali emozionali e fisiche. Ma a leggervi pare un pò comeun.. un-due-tre...stella! icon_mrgr: mentre poi non è sempre così. Soprattutto in questioni vischiose e invalidanti come la perdita della dignità (perchè quello alla fine è). Mi ritiro in meditazione leggo.gif |
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penso che un'attenzione costante alle emozioni possa essere un inizio.
e soprattutto notare quanto queste emozioni siano influenzate da altro oppure "libere" in un certo momento. |
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Non basta prendere coscienza del bisogno, ad esempio di affetto, e della mancanza strutturale in cui quel bisogno si è sviluppato. Occorre anche prendere coscienza dell'attaccamento al bisogno e dell'attaccamento alla condizione di bisogno (forse non si vede la differenza ma per ora non so dirlo meglio, ci proverò). Questo può innescare una scelta... perchè è a tutte quelle cose che occorre rinunciare. Il che quindi va a modificare tutto l'insieme. |
Devo chiedere scusa, anzi, vorrei chiedere scusa per i toni che ho usato e per la velata (ma neanche tanto) vena di polemica.
Avevo la biscia in movimento dry.gif e non me ne sono voluta render conto. Così ho cercato di provocare, vi ringrazio per non avermi offerto una spalla, la biscia è esplosa comunque (purtoppo) il che è stato comunque alla fine una buona occasione per vedere cosa la muove. Il giudizio, ne farò una discussione a parte ma nelle parole di Ray e Kael ho voluto vedere un certo "eh ma è così ovvio" che portava a un conseguente giudizio su di me. Posto che non posso sapere che giudizi si facciano, o non facciano, gli altri, quindi quello che avete voi, questo ha innescato una bomba sempre pronta ad esplodere in me. Una successiva riflessione mi ha portato a vedere un giudizio che non era il vostro su di me ma che è mio e che io credo di vedere in voi. La proiezione ha un senso diverso adesso, adesso che la vedo intendo. Successivo ancora è, sarà, cercare di definire il giudzio che ho di me andando finalmente a vedere come in realtà io mi vedo (la famosa super idea di me non consapevole) o meglio come dovrei essere per essere ok dry.gif Vabbeh mi fermo, scusatemi ancora ragazzi e grazie per la pazienza fiori.gif |
Volevo aggiungere una cosa sul concetto di complessi di cui si parlava prima, una specie di semplificazione.
Parlare di complessi vuol dire identificare un gruppo di io che si muove verso una certa direzione ma questo non vuol dire necessariamente che se non lo si identifica non è possibile lavorare verso.... ma anzi, man mano che si lavora su ogni singolo io si può arrivare a comprendere quanti piccoletti fanno parte di un complesso. Per cui lavorare su un io (una reazione, una proiezione) apre le porte ad un io gemello e via così fino al complesso che a quel punto, il complesso identificato, potrebbe anche essere isolato. |
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