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E' il nostro atteggiamento che si pone rispetto allo strumento o al metodo che e' sbagliato . Pero' non e' di poco conto sbagliare atteggiamento . |
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Confido molto nella "sorte" e penso che se devi percorrere una via per evolverti, anche se perdi un treno ti viene data la possibilità di prendere il sucessivo.. Altrimenti che senso avrebbe?nonso.gif |
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Una decina di anni fa ho vissuto una paura talmente grande per me che mi ha fatto vibrare moltissimo, la vibrazione era molto alta perchè ho trattenuto questa paura per qualche giorno, non mi ricordo neppure più per quanti giorni, ho provato la sensazione di morire, di impazzire, non ho mangiato per tre o quattro giorni e non ho dormito ero alterata fissa sulla paura e non trovavo scampo poi sono scivolata fuori da essa tramite l'aiuto che ho chiesto e li piano piano si è sgonfiata. Ma posso dire a riguardo che se fosse perdurata mi sarei bruciata il mio sistema nervoso sarebbe saltato, bruciato avrebbe fatto corto circuito, del resto ho ancora dei segni di ciò per cui ci starei molto attento, credo che il nostro limite vada allargato ma con attenzione arrivati a quello che pensiamo il nostro limite spingere ancora un po' ma poi mollare la tensione che ci scorre dentro è come corrente elettrica se non siamo in grado di reggerla saltiamo in aria e ciaoooo |
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Tuttavia contemporaneamente credo sia possibile in qualche modo stimolarne il passaggio. Come? Comprando continuamente biglietti... e stando il più possibile in prossimità del binario. Potrebbe però darsi che sia una questine di percezione: magari mi sbaglio e i treni passano in continuazione e siamo noi che ne vediamo solo un'infinitesima parte. Si può vedere la metafora del treno anche in altro modo in ogni caso. Ossia potrebbe essere non indispensabile per arrivare, ma solo un grossissimo aiuto quando passa (come nel caso della discussione di SV). In questo caso si tratterebbe di mettersi in viaggio comunque, magari stando in prossimità del binario pronti a saltar su qualche treno in corsa... operazione però ben più pericolosa di prenderlo ad una stazione. |
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Quello che ci spinge a sbagliare in quel momento facendoci raccontare un sacco di storie è il Nero? Nero che ci lascia sotto la vergogna l'angosciante sensazione di essere stati posseduti per un pò da qualcosa pur essendo coscienti... ...ci stà? |
Vedo se sono riuscita a capirci qualcosa.
Il Nero sono le nostre paure, lavorarci significa affrontarle. Per fare un esempio banale ho tantissima paura di volare in aereo però mi attira tantissimo l'idea di visitare posti lontani. Quest'anno a differenza dell'anno scorso ho preso la decisione di affrontare il volo senza ansiolitici, cioè rimanendo per due ore coi miei pensieri catastrofici, le mani sudate e la tachicardia. Ho pensato che il volo tutto sommato era breve e che sarebbe stata l'occasione per iniziare ad affrontare questa paura limitante, prendendomi della masochista da parte di lui che condivide la stessa paura ma si è ben coperto con l'ansiolitico. Al di là dei meccanismi psicologici che si nascondono sotto questa paura specifica e che qui sarebbero fuori tema, l'opera al nero è qualcosa che assomiglia al mio tentativo o sono fuori strada? |
Uno, poco tempo fa mi dicesti questa frase "Sarà diverso quando sarà il momento vero." a proposito di mio marito e della paura di morire.
Credo fosse per dire che ognuno di noi dentro sa se è veramente il momento anche se non ne siamo coscienti. Per agganciarlo al 3d mi chiedevo se affrontare la paura o il nero lo si fa quando è il momento in cui quel qualcuno dentro di noi sa che è il momento giusto oppure è quando sentiamo la paura e ci sembra di affrontarla. Hai parlato dell'unico vero tuffo , quindi potrebbe stare ad indicare che facciamo molti tentativi di tuffo ma solo uno sarà quello giusto. Quindi una preparazione con tanti tuffi, tanti treni, e ogni volta ci potrà sembrare quello giusto, per arrivare a quello vero di non ritorno. In questi giorni ho visto che ciò che mi sembrava superato invece non lo era del tutto. L'abbaglio della meta che mi fa rimettere in viaggio. Volevo chiedere a questo punto, anni fa quando credetti di essere sul punto di morire ed accettai la morte con serenità, con gli occhi aperti, pronta a fare questo passaggio assolutamente sveglia e cosciente, ma non essendo il mio momento di trapasso e qualcosa dentro di me lo sapeva se quella mia accettazione o affrontare e superare la paura della morte in quel frangente in effetti era solo una preparazione per quando sarà il momento vero o se posso considerarla comunque un affrontare sul serio la paura. L'esperienza sicuramente portò ad un cambiamento nella mia vita, non passò certo inosservata, soprattutto quel momento presente senza pensare a ciò che lasciavo ma solo ciò che stava accadendo, a cui stavo andando incontro, ma ripeto potrebbe essere stato solo una tappa preparatoria che scambio come per vero salto. L'altra cosa che mi sto ponendo è la mia esigenza di bianco che ho descritto in altro 3d e che mi circonda anche nei sogni. Sto riflettendo sul fatto che potrebbe essere un modo per non voler affrontare il Nero ma accendere la luce per non vederlo, come quando la notte avevo paura nel buio fitto e sentivo di non essere sola, così accendevo la luce invece di andare incontro a qualunque cosa fosse. E' un certo mettermi in una zona illuminata per non attraversare la zona buia. Il bianco per paura di non affrontare il nero invece di conquista, di consapevolezza. Spero di essere stata chiara, è qualcosa che sta emergendo ora, non sono riuscita a seppellire proprio tutto. |
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Se hai una tortina, quella precisa tortina non è che puoi mangiarla più volte finchè non riesci a coglierne tutti gli ingredienti. Puoi mangiarne o assaggiarne altre simili... ma quella la puoi mangiare una volta sola. Citazione:
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Non voglio dare al 3d una valenza personale (ci sono altre discussioni per fare questo) ma visto che è un problema comune: per lavorare con il Nero bisogna stare con i piedi per terra, essere pragmatici e solo dopo interpretare. Non va bene iniziare con la testa, poi non si ritrova la materia... peserebbe troppo. |
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Se penso ad una definizione, non mi riesce di trovarne una che possa racchiuderlo, perchè la sensazione che ho è di essere immersa in questo nero. Anche a me verrebbe da dire genericamente che è il "male" , i Demoni (che poi anche loro, sono interni od esterni?) .. è dal Nero che nascono le divisioni interne? Ed è possibile dire che il nero è sia interno che esterno a noi? tempo fa, in un thread avevi parlato del senso di colpa quasi come un'entità distinta , di qualcosa che è autonomo ma anche nostro in una certa misura.. anche questo potrebbe essere un esempio o manifestazione del nero? Citazione:
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Sul fatto dell'essere cattolici ci riflettevo sopra anche io.
Forse si hanno più "indicazioni", o magari sono più evidenti , per compiere la prima fase rispetto alle altre due. Superata o compiuta davvero l'opera al nero, poi saremo in grado di trovarcele meglio da soli, trovandole sotto i vari "veli" che gli sono stati messi. E' ovvio che se si intraprende la carriera ecclesiastica si aumenteranno le proprie conoscenze, magari si riceveranno ulteriori "influssi" che potrebbero agevolare, pensavo alle varie cerimonie di ordinazione che potrebbero avere aspetti o meglio effettii "non visibili", anche se personalmente "a naso" poi magari sbaglio, più si sale in alto nella gerarchia ecclesiastica più mi sembra venir fuori la figura dell'alto burocrate, dell'alto funzionario piuttosto che dell'uomo in via di risveglio/illuminazione, questa la vedrei più presente in un convento/monastero /certosa che sia. Pensavo poi all'espressione "mettersi all'opera", c'è dietro un atto di volontà cosciente , e specie in questo caso anche parecchio importante, visto che una volta intrapresa sul serio poi non si può tornare indietro, forse diventa una specie di "o la va o la spacca", o ci si ritrova o ci si perde, non è come provare che sò a smettere di fumare, "ci provo..alle brutte ricomincio". Anche per questo , credo, sembra così difficile comprendere realmente il discorso, forse quando lo si comprende davvero si capirà ancora meglio a cosa si va incontro, e già aquesto punto ci arriveranno solo quelli che hanno motivazioni molto forti , che avranno sviluppato il fuoco interno necessario. In ambito cattolico per esempio, mi chiedevo, se si potesse accomunare lo sviluppo delle virtù cardinali in una specie di sviluppo del fuoco interiore. |
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Il Bianco per tornare all'origine, "come bambini" anche se per far questo di deve affrontare il Nero. |
Non vorrei apparire 'arrogante', ma credo che il punto non sia tanto cercare di definire questo nero (anche perchè è stato detto che è pressappoco impossibile farlo, proprio in quanto nero!) quanto piuttosto osservare l'effetto che ha su di noi, il modo in cui vi interagiamo. Questo anche credo volesse dire Monsieur Uno, quando diceva che non bisogna usare tanto la testa quanto il 'corpo', per 'entrare' nella materia.
A questo punto salto tutta la teoria e vengo a bomba con la domanda veramente importante per me: ma qual'è, o meglio, come si trova, la benzina necessaria per effettuare il vero tuffo? Perchè, se è vero che ad oggi non ho mai raggiunto l'intensità necessaria, è perchè evidentemente la mia benzina è insufficiente o comunque poco 'ricca' degli addittivi giusti. In una parola, ciò che c'era dall'altra parte, non era mai così 'importante' da spingermi ad affrontare le tenebre, anche se credo, ahimè, che questa sia la solita scusa dietro alla quale si nasconde la mia mente (e non è il cappuccio!) Arrivo così alla mia ipotesi: se è vero il mio ragionamento, ho il sospetto che, razionalmente, non esista un solo motivo valido per accettare di affrontare questo nero. La mente vi si opporrà sempre, sostenendo che in fondo non c'è niente per cui valga la pena rischiare, che poi non è così importante come sembrava, come la volpe con l'uva...... La scelta, apparirà sempre irrazionale e priva di giudizio. Il gioco, parrà non valere mai la candela. Quindi forse, e dico forse, il vero segreto è affrontare il tutto non razionalmente, ma con l'istinto, con i sensi, 'a pelle' come si suol dire, ma non saprei definirlo meglio. Forse come un cane che si lancia a difesa del suo padrone attaccato dai lupi, incurante del fatto che potrebbe morire anche lui. Dopo questa riflessione riformulo dunque in maniera migliore la mia domanda: ma come si usa questo corpo, come si diventa 'Padroni del proprio istinto'? Come si prende cioè quello che altrove è stato definito il sopra--vento? E ancora, se il mio ragionamento è corretto, come si 'disattiva' momentamente la mente razionale in questa prima opera? Perchè credo, dopo tutto, che in fin dei conti l'opera al nero si 'riduca' a questo (se mi è consentito il termine), ne più, ne meno...... Tutto il resto non è altro che la mente che ci piazza sul cammino ulteriori ostacoli. |
Il nero è tutto ciò che siamo spinti a fare senza averne la cognizione della causa.
Facendo esempi molto sciocchi anche un ragazzo che si compra una bella macchina senza avere la cognizione che in realtà non l'ha comprata per sé ma per aumentare il suo 'tiro' con le ragazze è nero, tenere atteggiamenti vittimisti senza avere consapevolezza che lo si fa per attirare l'attenzione è nero, fare regali senza sapere dentro di sé che li si fa per avere il controllo della persona... Usare la propria spiritualità credendo di fare del bene ma in realtà facendolo per avere degli adepti.. Se non ci sono vicina ritiro i dadiicon_mrgr: In pratica è quando veniamo trascinati da qualcosa senza sapere bene cosa giusta o sbagliata sia |
Mi trovo abbastanza in sintonia con SV, dopo aver letto l'intervento di Uno l'unica cosa che mi rimaneva era la sensazione. Forse che il nero si vive attraverso di essa, lasciandosi guidare da quelle sensazioni che riguardano il nostro dentro.
Come eludere la mente non lo so. Immagino però che sia necessario lasciarsi travolgere inermi dalle sensazioni del nostro profondo fino a sprofondare in quell'abisso. |
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Stò leggendo un libro per dimagrire (no commentsoio.gif) e c'è un primo punto molto interesante. L'autore parla di volontà, sostiene che chi è vittima del peso come delle sigarette ha il condizionamento del "non ci riesco". E' convinto di non avere volontà sufficiente, abbastanza forte, per imporsi di smettere. In realtà la volontà in questi soggetti è molto forte, farebbero qualsiasi cosa per quella sigaretta o per un cannolo alla crema..allora? Allora lui parla di conflitto di volontà, quando la volontà di mangiare entra in conflitto, va contro, la volontà di fare la dieta, entrambe si azzerano, in un certo senso. Pretendere di far vincere una volontà sull'altra non è possibile ..bon, appena letto, magari non lo trascrivo bene scusa.gif e non conosco ancora la soluzione icon_mrgr: ma mi ha colpito molto devo dire questa visione di due volontà opposte che si scontrano e, in pratica, si bloccano. leggo.gif continuo a riflettere. |
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Sulla prima parte del tuo post sono d'accordo, tentare di racchiudere il Nero in una definizione non è importante, la cosa importante è prendere atto che esiste, prima di poter fare qualcosa ed imparare a parare i colpi, e la mente ci mette sicuramente il suo per evitare che questo accada, e sono d'accordo anche con quel che diveva Shanti, il Nero si mimetizza benissimo... Se dovessi dire qual'è stato l'ostacolo più grande per me, direi la necessità di bianco che diceva qualche post fa Diam, accettare di non essere limpida e buonissima è stata dura, perchè il problema non è solo mentale, e va scardinato nel profondo.. La mente razionale si "disattiva" con l'osservazione di sè, essere spettatori di sè credo che sia l'unico modo per iniziare a vedere delle cose... Citazione:
Quindi secondo te anche i conflitti fanno parte del Nero? |
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Nell'opera cambia l'atteggiamento e cambiano i termini . Non ci deve essere giudizio ma razionalita' e pensiero si , si parla infatti di materia da trasformare , cosi' va visto quello che siamo , senza pregiudizio alcuno , materia da migliorare aggregando contenuti nuovi a quelli preesistenti . I fatti hanno sempre altre valenze e noi dobbiamo trovarne di nuove per quegli stessi fatti vivendo coscientemente quello che siamo costretti a fare . La costrizione a fare e' uno dei sintomi dell'opera quello che Uno chiama :fare senza sapere la causa . In termini psico che piacciono a me , anche se si tratta delle analogie che non piacciono a Uno icon_mrgr: , si tratta di complessi autonomi , che hanno una vita propria dentro di noi e vanno vissuti e capiti e fatti salire alla coscienza attibuendogli nuovi contenuti , piu' elevati , di maggior senso . I conflitti sono invece qualcosa di vicino ma diverso , il conflitto va evitato perche' impedisce l'opera , ce ne distacca . Qui deve mancare il giudizio ma l'attenzione deve essere massima per convogliare l'ombra , il nero verso la direzione giusta . Si tratta di operare al nero , sul nero che abbiamo come se si lavorasse la materia come se si fosse dei fabbri , dei falegnami meglio dei chimici perche' il chimico scompone la materia e crea elementi nuovi . Il fuoco e' l'atteggiamento giusto e la direzione che diamo al lavoro . |
Io penso che non sia inutile cercare di definire il Nero, o perlomeno farsi un'idea più vicina possibile al reale, non tanto perchè questo aiuti nell'opera ma perchè aiuta a non fare mille confusioni... insomma aiuta un po' capire cosa il nero non è.
Vi dico come la vedo io, poi se sono fuori rotta (tanto o poco che sia) mi piacerebbe sentire altre visioni o, ancor meglio, venire corretto. Credo che il discorso parta da cos'è l'uomo o meglio dalla sua posizione nell'universo. L'uomo è tra due mondi, le due sfere nera e bianca. Questi due mondi sono retti da leggi diverse... ossia il nero, più denso, è soggetto a più leggi, il bianco a meno. E l'uomo sta in mezzo e rappresenta il tramite tra i due, consapevole o meno che ne sia. Quindi il nero da un certo punto di vista può essere si considerato come il male, ma nel senso che è più soggetto a leggi, più automatico, c'è meno libertà di movimento, non nel senso che tutto ciò che da li viene sia o rappresenti il male per chi si trova nel punto d'arrivo. L'opera al nero credo consista nel discendere in questo mondo. Lo scopo è appropriarsi di ciò che vi si trova diciamo alla fine e nella discesa vederlo e comprenderlo. Questa comprensione porta consapevolezza del suo funzionamento e, di conseguenza, del funzionamento nostro nella misura in cui siamo soggetti a questo mondo. Quello che da lì arriva funziona in un certo modo e conoscere questo modo può metterci nella condizione di muoverci di conseguenza, a volte persino sfruttarlo. Poi chiaro che per gerarchia questo mondo sta al bianco come l'inferno al purgatorio (vedi il viaggio di Dante) ed è abitato da "demoni"... per cui, tra l'altro, finchè siamo nel nero... ma vale quello che dicevo sopra sulla questione del male, concetto che non gli è direttamente assimilabile, essendo spesso soggettiva e pregiudiziale convinzione convenzionata. |
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?? Forse? |
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Mmmmh, la vedo difficile. Anche se si è riusciti a formare un osservatore interno che un po' funge da riferimento e contiene il mentale la possibilità di fermarsi e/o addormentarsi e/o raccontarsela senza accorgesene è talmente alta da risultare, per come la vedo io, quasi certa. Perlomeno sarebbe necessario un collegamento attivo ad una Tradizione viva (e qui torna un po' il Cristianesimo alla ribalta, ma non solo lui ovviamente) ma non credo sia sufficiente in se. In ogni caso ritengo che un qualche metodo di immersione nella materia a costruzione di uno stabile sentire il corpo (qui è proposta, come partenza, una specie di training autogeno... lo trovi tra le tecniche evolutive) sia necessario, anche se comunque non bastevole in se. |
Un punto su cui riflettevo è anche il fatto che conoscere il nero, il male è difficile se non si è conosciuto anche ciò che nero non è, mi pare di aver letto qui sul forum che per conoscere una cosa dovremmo conoscere anche il suo opposto, quindi mi viene da pensare che il nero si sarà davvero conosciuto quando cominceremo ad avere per le mani anche un pò di bianco.
A meno di aver avuto esperienze forti, magari momentanee di "bianco" studiare il nero senza avere termini di paragone rispetto a forze opposte mi crea difficoltà. A livello "razionale" o semi razionale porei anche arrivarci, ma la cosa dovrebbe essere più profonda e paragoni con "profondità bianche" sarebbero utili per discernere, scindere , separare con più cura. Fugacissime apparizioni di bianco forse per un periodo le ho avute, (magari era solo grigio chiaro)mi rifaccio a quelle per come posso, e per il resto sotto co 'sto nero :wow: |
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Ok l'osservazione di sè che sino a che non comporta però il Testimone ha da essere preseguita sino ad obiettivo ma quello che vorri capire è come comportarsi con quello che si è a voglia a dire che bisogna cambiare il pensiero ma quello viaggi su le onde che emettiamo. Voglio arrivare a parlare dei condizionamenti volente o no si hanno, prima bisognerebbe eliminarli no? Se uno è convinto (e le convinzioni sono autoavveranti) che se fa una certa cosa gli torna indietro o gli capita altro questo è ciò che avverrà . Come si elimina questo? O come lo si affronta? |
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Si fa e basta e non puoi non farla quella cosa ma con la massima osservazione e solo se e' il tuo momento cioe' se sei in grado di sopportarla e sara' opera se ci sara' un piano , meglio un mezzo piano di quello che quella cosa servira' , perche' quale nuovo contenuto aggregherai lo saprai solo dopo . Dopo averla fatta . Ma se invece di osservare quello che ti succede ti perdi in recriminazioni sul se o sul ma ti sarai perso il meglio . Ma d'altronde se non sei in grado di viverla per qualche motivo non la vivrai o la vivrai come un'altra cosa non quella , quella che ora vuoi fare . Quindi torno a dire che uno degli ostacoli a viverlo il nero e' che ci si arresta prima . E' comunque una scelta forse quella di un'altra opera , di un'altra strada. |
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