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Il tradimento
Possiamo parlare di del tradimento ancora?
Lo so che lo abbiamo già visionato altrove, ma mi piacerebbe comprenderne gli aspetti diversi sopratutto cosa avviene nell'infanzia quando un bambino subisce il tradimento. Di solito un bambino quando deve sopportare qualcosa che per lui è troppo forte da contenere una parte di ciò o tutto viene rimosso, anche questo mi interesserebbe approfondire. (perchè mi piacerebbe capire se la ricapitolazione di ciò è possibile senza un aiuto esteriore, perchè sapere che c'è stato è già un passo avanti ma riuscire a riviverlo proprio per il fatto di essere stato rimosso non è facile) Come rimarrà adulterato il bambino? Che succede in lui si esaltano emozioni in entrata verso di esso e nessuna in uscita? Voglio dire sarà sensibile al tradimento subito ma non al tradimento perpetrato da lui come a segnalare che qualcosa si è spezzettato? Può essere? Qualcuno può portare luce. |
Rimanendo in ambito psicologico un bambino tradito, ma direi più che non ha ricevuto le giuste attenzioni, tenderà a giocare sempre un sottile gioco di rimpiattino: se mi cercano valgo, se non mi cercano faccio un pò di rumore in modo che si accorgano che ci sono, appena si sono accorti mi rinascondo e aspetto che mi ricerchino... ma se non lo fanno mi costringono a fare ancora più rumore...... etc...
Come se ne esce? La risposta più facile sarebbe dire di che prendendone consapevolezza ed osservando etc... ma in realtà anche se uno lo vede, quando il sangue sale alla testa (non è solo/prorpio sangue, ma questa non è la sezione ed il momento adatto, ci torno prometto) senza resistenza non c'è nulla da fare. Qual'è il confine tra resistenza e repressione? Repressione è addormentare lo stimolo che ci turba-danneggia-o-che-altro resistenza è averlo bello sveglio ma dominarlo. Per quanto ci possiamo girare intorno solo la volontà può compiere il miracolo, se la volontà non l'abbiamo bisogna lavorare su quella... se qualcuno esterno controlla si può fare direttamente sul problema, da soli è meglio rinforzare la volontà in altro modo e poi concentrarsi sul problema solo quando questa è più forte. |
Grazie della risposta Uno abbraccio:messaggio ricevuto, vediamo che ne esce.
Con la brama vado a 1000 con la volontà ad 1. icon_mrgr: Sarà un bel match. :H Faccio un regalo a chiunque riuscirà a farmi comprendere fino in fondo che diavolo è sta repressione. martello.: Cioè non che sia scema che concettualmente non l'abbia capita, è tra il dire il fare che mi imbroglio.piango.gif Se prendo l'esempio del prusciutto nella degustazione "papille gustative olè", quando dovevo assaggiare il prosciutto, far salire tutto quello che i sensi mi mandavano su e poi avere la forza di rimetterlo in frigorifero. Come il cagnolino che ha già la bava alla bocca pensa che lo gusterà e poi invece, faccio una curva e girandomi me ne infischio di quello che vuole/voglio, e lo rimetto nel frigo e non ci penso più. Con il cibo mi viene non mi frega molto. icon_mrgr: Riesco con un programma tv a puntate. Posso persino con il sesso ( che non è che me ne freghi) che però ho letto qui che non fa bene alle donne. Ma quando succede con le emozioni negative, non tutte alcune dove non so cosa sia bene fare e per chi, vado in palla. Magari sbaglio ma penso che quello che mi frega e non sapere bene al momento cosa devo fare. Sarò un caso disperato. martello.:diavolo.g: fiori.gif |
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Sono tutta bella gioiososerena che porto i bimbi a scuola, avvolta in un comodo stato di semiaddormentamento, quando arriva la mamma di PulciosettaTuMiStufi, col suo suv anzidelmarito e la sua pelliccia in tinta col biondotinta della chioma. (Sale in fretta fin su in testa, rabbia, fastidio, bruciano le guance), ma chi si crede quella che parcheggia come le pare solo perchè ha il suv che poi è del marito lei figurati o si sposava bene o girava in ciabatte e guarda come si dimena crede di essere una strafica e che tutti gli uomini sbavino ma non vede che la guardano perchè è ridicola? no, non voglio pensare queste cose, giù dalla testa, (scende... adesso in gola tutto contratto), ma come le direi volentieri quel che penso e pensano tutti, ma no cosa vado pensando questa è invidia, non va bene... (giù in pancia, caldo brucia)... io non sono una persona invidiosa, non devo esserlo, essere invidiosi è sbagliato e poi io sono migliore di lei, dove è finita la serenità di prima che mi contraddistingue? via via... (scende sotto, quando arriva all'inizio delle gambe non la sente più)... ecco,così va bene, io non sono invidiosa, sono serena, meglio poveretti con l'auto di seonda mano che vuoti come vongole... ciao carissima, come stai? Mmmmhhh, ho riletto e non mi pare renda per nulla... è un'arte che mi sa non si improvvisa. Vabbeh, la lascio, almeno quattro risate... Citazione:
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non so cosa intendevi per toccasana ma oltre a ridere è utilone anche a me gracias fiori.gif |
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Ovviamente il primo caso è assai più difficile del secondo, anzi, nel secondo proprio non c'è difficoltà... non sento, non ho nulla da combattere... Ad ogni modo, vedere quello che si sta reprimendo è impossibile. Bisogna prima far salire, far manifestare (dentro di noi, non all'esterno) l'emozione negativa e poi cercare di resisterle. Questo è l'unico vero lavoro. |
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Bellissima Ray grazie per le risate abbraccio: Allora dici che reprimere è far scendere giù giù quello che proviamo e sentiamo. Che lo si fa per non vedersi in quel modo e che poi dopo aver fatto scendere il tutto ci comportiamo come se non avessimo provato niente. Questa è la repressione spingere giù tutto per ...liberarsene. ( Io l'ho imparto per non sentirmi perennemente in colpa credo) Credo di aver represso tantissimo tant'è che io manco le sento certe cose che altri sentono, manco le vedo. L'altra sera mi è stata detta una cosa che mi ha fatto riflettere: Gris vede sempre il lato positivo, che era detto come una cosa bella ma non lo è in effetti infatti mi ha fatto pensare molto sta cosa, mi sono cloroformizzata. P.S. ahah hai ragione abbraccio:per il toccasana. icon_mrgr: Citazione:
Ho incasinato? piango.gif Graziefiori.gif |
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Ha ragionissima Kael, trattenere è sentire senza farsi dominare (quindi senza far uscire). Uno dei sistemi per imparare è lasciar salire (magari ancorandosi a terra), trattenere fin che si può e poi lasciar uscire il resto. Non bellissimo quel che esce, ma sempre meglio di reprimere. Se poi è con lo scopo di aumentare la resistenza a trattenere il danno è limitato per così dire. Si tratta di non aver paura di sentire le emozioni negative, una specie di rassegnazione se si vuole, ed è utile non giudicarle anzi, non giudicare se stessi per il fatto di provarle, anche se comunque il senso di colpa per il ftto che le proviamo è un'altra cosa che non dovremmo cacciar sotto e sentire tutta. |
Bon per ora vi ringrazio tutti, nei prossimi giorni sperimentando se trovo dei problemi o anomalie o difficoltà le scriverò qui.:H
abbraccio: |
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A me è stato utilissimo, soprattutto le prime volte, lasciare finalmente uscire quel che ho negato per lungo tempo e osservarlo.. non piacevole, non bello, ma almeno si puo' iniziare a conoscersi in manifestazioni che l'abitudine a reprimere fa scomparire del tutto, non negare l'arrabbiatura se c'è, non negare il sentimento di invidia verso un altro se esiste, non negare tutto quel che in me giudico come negativo e "che non si fa". Ovviamente non significa andare dall'altro e dirgli : "oh mi sei antipatico icon_mrgr:", ma non negare a me stessa che sta cosa esiste... Poi il problema spesso è che o il sonno che incombe mi fa "dimenticare" queste cose, o la paura di eventuali reazioni esterne, di giudizi altrui mi frena.. etc.. questo poi in base a quanto reputo importante l'altro, colui che ho di fronte e una serie di retaggi che comunque sia mi porto dietro, ma la non negazione di quelle emozioni per me è un passo importantissimo... |
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Red.....abbraccio: |
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dai che ce la facciamo Griiiiiiiabbraccio: |
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abbraccio: |
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:C: |
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abbraccio: |
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I sensi di colpa secondo me sono deleteri, uno se ha dichiarato "guerra" a se stesso, ovvero ha deciso di lavorare sull'importanza personale, se si fa manovrare dai sensi di colpa fa un errore, perchè lo fa sentire un fallito, mi pare ancora IP che manovra. ( o forse è soggettivo non so) Invece penso che devo vedere dove ho mancato e li cercare di rinforzare senza mai mollare, in pratica una sfida con se stessi. Che ne dici può andare? Oppure dietro anche a questo si nasconde IP? Grazie fiori.gif |
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Grazie :H fiori.gif |
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Se trattengo una sollecitazione esterna, un insulto che mi colpisce su un punto debole, un apprezzamento, un gesto, un atteggiamento, qualunque cosa.. posso sentire il male che fà e lasciare che lo faccia, trattenere la reazione di chiusura (o altro) fin quando riesco, ma se poi non dico basta, non fermo l'evento togliendomi dalla condizione di stress e vado oltre i limiti della mia personale diga rischio di far scoppiare il palloncino. Mi spiego meglio: tu proponi di trattenere e poi lasciare uscire l'insopportabile, però il rischio qui è che l'insopportabile si trascini dietro tutto il trattenuto. Una volta che apro i rubinetti lo faccio perchè non sopporto più e perdo il lume. E' anche vero però che il dire "basta" in un certo senso, per quel che mi riguarda, equivale a far uscire l'insopportabile :C: |
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Solo l'interno posso trattenere. Se l'esterno mi sollecita negativamente posso chiudere o togliermi di li (se non trovo utile altro) ma non posso trattenere. Per il lasciar uscire l'insopportabile... mah, a mio avviso nn è veramente insopportabile e possiamo trattenere, solo che ancora non lo sappiamo o non sappiamo bene come farlo e va a finire che reprimiamo. Quindi, per imparare, la mia opinione è che si può trattenere fincheè si riesce (anche e soprattutto per capire che si può di più) e poi far uscire. Per "far uscire" non intendo andar fuori di zucca, sbottare o smettere di osservarsi. Intando sfiatare, ma sempre con un minimo di controllo... faccio uscire e guardo quel che esce. Io un paio di volte l'ho fatto e mi è servito parecchio, sono anche riuscito a decidere almeno un po' quanto far uscire e vedendomi mentre lo facevo man mano riducevo lo sfiato, preferendo trattenere... ma bon, ognuno poi è diverso e gli capita diversamente. |
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Credo anche io che la strada sia quella del sottoporsi a pressioni ogni volta un pò più alte per aumentare la portanza ma continuo a pensare che quel sfiatare sia a rischio di strappo, se invece lo intendi come un sollevare un pochino di più allora siamo sempre nel cerchio. Figurativamente la vedo così (spero di riuscire a spiegarmi): vedo due cerchi all'interno del primo c'è l'area di controllo nello spazio tra il primo ed il secondo c'è il limite della tolleranza che allarga il primo cerchio se sottoposto a quella pressione ma rientra sempre sotto osservazione, oltre i due cerchi non c'è più controllo. Non sto dicendo di dovere aver paura di uscire dal secondo cerchio,anzi più lo si fà più si ha la possibilità di conoscersi, non son d'accordo nel sostenere che si possa lasciare andare solo un pochino, perchè comunque quel pochino rientra nel campo dell'osservazione e quindi in parte è controllato. Insomma secondo me l'osservazione è una sorta di avan scoperta ma deve essere prudente. Comunque non penso che tu abbia parlato di imprudenza, voglio solo sottolineare un passo indietro rispetto al tuo discorso perchè penso che altrimenti si rischi il già nominato strappo. Oh, se deve esserci sto strappo che venga... |
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Io penso che non usciamo mai dal primo cerchio, li cincischiamo e reprimiamo quel che non ci va di trattenere e ci vergognamo a far uscire. Salvo poi sbottare appena usciamo dal solito, ovvero quel che abbiam preso l'abitudine di reprimere. Io dico di trattenere e stop. Se per caso, o Lavoro, arriviamo a quello che chiami il secondo cerchio allora il sistema di toccare il limite e sfiatare continuo a suggerirlo... anche se, ripeto, è solo per allenamento. Possiamo trattenere tutto fino al confine del cerchio. Se superiamo il confine del secondo cerchio non c'è granchè da scegliere. Esce e stop. Questo se ho capito il tuo discoeso dei cerchi. Se invece il primo cerchio è il nostro massimo, allora è li che vale quel che ho detto per il secondo (alla fin fine mi pare mentale la distinzione tra i due cerchi). |
mi inserisco in una discussione già iniziata, ho cercato di leggere un pò tutti gli elementi importanti sul tema proposto che, se ho ben compreso, sia più giusto trattenersi dall'esprimere le proprie negatività oppure esternarle a modo proprio. secondo me ogni persona deve essere ciò che è senza vergognarsi di esserlo, questo ci permette di non reprimerci più di tanto, di star bene con noi stessi e di dire apertamente sempre ciò che si pensa, senza giustamente offendere in modo sgarbato gli altri.
il parlare apertamente e con consapevolezza ci fa crescere, maturare e anche comprendere al meglio le nostre emozioni, non è bello vergognarsi di ciò che siamo, significa sottovalutarsi, essere perdenti e allora cerchiamo di diventare attenti alle nostre ansie, paure, ai nostri complessi. reprimere i pensieri i gesti comportamentali, far uscire da noi con esercizi acrobatici le emozioni negative ci porta all'alienazione, alla frustrazione poichè tali sentimenti sedimentano e prima o poi sono causa di danni e di gesti di cui spesso non comprendiamo l'origine, un saluto, patrizia |
Io penso che l'errore sia sentirsi in colpa per cose di cui non abbiamo colpa. Se da piccoli abbiamo represso è stato per essere approvati dai genitori e non avevamo tanta possibilità di scelta, così quel comportamento è diventato automatico.
Certo l'ideale sarebbe essere sempre se stessi ed esternare le emozioni negative, ma tante volte, come nell'esempio di Ray, i pensieri che ci passano per la testa non li possiamo esprimere e allora ci limitiamo a un saluto cacciando giù quello che pensiamo... In questo modo tradiamo noi stessi o tradiamo la persona a cui erano indirizzati i pensieri non tanto carini ??? Tendiamo a comportarci in modo da essere accettati e approvati come facevamo da piccoli, solo che poi emergono i sensi di colpa quando ci scappa qualcosa... A me qualche volta succede che quando mi trovo da sola e sono arrabbiata con qualcuno mi sfogo parlando a voce alta e tiro fuori tutte le parole che vorrei dire e questo mi fa sentire bene... Poi però quando vedo la persona interessata le parole mi rimangono dentro, non escono, a meno che la cosa non sia tanto insopportabile da farla uscire... a volte una litigata fa bene, ma forse quello che ci limita è la paura di chissà cosa possa succedere e a quali conseguenze potrebbe portare.... |
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Ah certo, se il mio scopo è il sonno profondo... |
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Questo lasciare andare tutto così come viene alcuni lo chiamano spontaneità, io invece penso che sia completo dominio dell'istinto, zero crescita. Che vantaggi vedi tu, sia per te stessa che per gli altri, nell'esternare le emozioni negative? |
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Comunque non sono una persona che si lascia dominare dalle emozioni negative, mi succede che le esterno solo quando non ce la faccio più a trattenerle, in questo caso forse non riesco a lavorarci su... Grazie comunque per averlo ripetuto, mi hai fatto riflettere. :C: |
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Parliamo di trattenere. Forse non è il termine migliore che si possa trovare, in ogni caso si tratta sia di non reprimere sia di non esprimere. Anzi, esprimere e reprimere sono due facce della stessa medaglia, sono in fondo la stessa azione... in una caccio dentro fino a non sentire, nell'altra caccio fuori fino a quando non sento più. Lo scopo occulto (nel senso di inconsapevole) di entrambi è non sentire. Non sentire roba mia. A discapito di me e degli altri (in entrambe le versioni, anche se i modi del discapito sono diversi). Trattenere le emozioni negative è il primo passo per trasformarle, oltre che un ottimo e indispensabile modo per conoscersi e conoscere i propri meccanismi. Perchè trasformarle? Perchè trattenendole, mi trasformo io. Trasformo i mei meccanismi, cambio le mie azioni, smetto di fuggire da quello che provo e imparo invece a dominarlo, a dominare me stesso. Anche attraverso la "sofferenza" di trattenerle, perchè trattenere è sentire e sentire viene spesso vissuto come sofferenza, almeno finchè qualcosa non cambia in noi (come il modo di vedere le cose per esempio). Trattenere le emozioni, dato che le emozioni sono energia, è trattenere tenzione, pressione. Questo aumenta la nostra capacità di resistenza (la portanza del tubo se le emozioni sono acqua). Maggiore sarà la resistenza maggiore sarà l'energia che domino e maggiore energia significa altre emozioni, altri tipi, mollto più reali delle emozioni negative (che per me non sono neanche vere emozioni). Questo grossomodo... poi sono sicuro che altri troveranno cose da aggiungere... ben venga. Adesso forse il discorso torna un po' di più anche a Filou... in fondo quello che ha detto non è così diverso da questo. Un po' diverso si, ma non così come può sembrare. |
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la parola era prevista in un contesto di risposte precedentemente date, comunque "sopportare" inteso nella sua accezione primaria è soffrire, sostenere un disagio. mi domando perchè dovrei reprimermi nel dire la mia opinione a qualcuno che la pensa in maniera diversa, se poi, come dice stella, mi vergogno o provo disagio ad esternarmi potrebbe significare che non ho stima di me, che mi porto dietro dei problemi...perchè reprimersi? a chi giova?
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Sto sostenendo che la repressione non va bene, fa male, eccettera e sto dicendo che a mio avviso va evitata. Basta leggermi perchè risulti evidente. La mia domanda nasceva dal fatto che, da quel che dici, sembra che sopportare e reprimere siano la stessa cosa o che una impliichi necessariamente l'altra. Mentre, a mio avviso, sono due cose ben diverse e difficilmente compatibili. Se sopporto, come dici tu, soffro quindi sento. Se reprimo non sento. Sull'esprimere un'opinione siamo fuori tema a mio avviso, non c'entra nulla con il trattenere le emozioni negative. Io posso comunicare un mio pensiero senza vomitare addosso, o semplicemente esprimere, quello che provo. Le emozioni e i pensieri sono due cose diverse. Anzi, se esprimo quello che penso in modo consono, controllato, dopo aver quindi mediato l'impulso immediato dettato dalll'emozione, questo significa che necessariamente ho trattenuto. Altra cosa, solo per pignoleria. Non si può reprimere se stessi ("perchè dovrei reprimermi?") ma solo manifestazioni di se stessi, quindi parzialità. Altrimenti non ci sarebbe nessun "io" che reprime. Quel che mi interessa, se ti va, è se sei d'accordo o meno sulla differenza tra trattenere e reprimere e se la indicheresti in altro modo o con termini diversi. |
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Poi stringo i denti vabbeh, ma il sistema è già partito. Presente un lanciafiamme dagli occhi eh? piango.gif fiori.gif |
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Ma no, figurati, che pignola...
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Beh, alla fin fine sei d'accordo con me quindi, anche se non lo dici direttamente. O forse non avevi letto bene. Apri pure dove vuoi, comunque ormai qui ne stiamo parlando... |
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L'obiettivo non è non provare sentimenti negativi (anche se...) ma non lasciarsi dominare da essi se e quando si presentano. Poi si potrebbe sostenere che sono loro ad essere innaturali, ma è un altro discorso. Non ho capito bene cosa intendi con la necessità di rimuovere ciò che ci rende infelici... detta così non la condivido, dato che a renderci infelici è sempre qualcosa di interno e la rimozione di parti di noi non è proprio tutta salute. Direi che invece quei vissuti vanno integrati. La confessione era molto più potente della psicoanalisi, non fosse altro per le qualità che venivano conferite al confessore. Le terapie analitiche comunque mirano ad integrare, non a rimuovere. |
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farci del bene. la causa delle negatività può essere cercata dentro noi e questo deve necessariamente portare alla messa a nudo dei problemi, mai nasconderli e reprimerli ma comprenderli e conviverci( in questo senso rimozione), se riusciamo a conoscere le cause del malessere forse lo possiamo curare, se di contro lo teniamo a bada soltanto controllandolo cova sotto e potrebbe manifestarsi in atti incomprensibili e angosciosi. l'autocontrollo, all'inglese, non ha mai dato buoni risultati, la persona più controllata è quella che più facilmente esplode in gesti di isterismo, spesso inspiegabili |
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Ognuno è libero di usare i termini come gli pare, ma rimozione non è quella cosa che hai descritto. Se rimuovo non ci convivo, ma segrego nell'inconscio e lascio che agisca a mia insaputa. Qualcosa che, vuoi tramite analisi vuoi in altri modi, è emerso al conscio e ho trovato un modo per convierci in maniera adattiva è integrato (o in processo di integrazione) non rimosso. Il vero controllo è altra cosa (c'è un paio di tread appositi se ti interessa l'argomento), cum-trollo - rotolare insieme - è qualcosa si assai simile a "cavalcare la tigre" piuttosto che a rigida repressione comportamentale. Indipendentemente da quel che si vede all'esterno. Possiamo definirlo come una collaborazione con gerarchia il vero controllo. Sconosciuto ai più... che per mancanza congenita di esso sviluppano il controllo degli altri o della realtà (nei casi patologici), illusione che porta appunto a rimozioni, scissioni, proiezioni e via scoppiettando fuori. |
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