![]() |
Citazione:
Anche sotto poi non mi è chiaro quello che vuoi dire quando parli di episodio in episodio, potresti per favore espandere? fiori.gif |
Citazione:
Vedo , intuisco talvolta in relazione a specifiche esperienze persone piu' avanti di me , superiori dalle quali imparare . Mi hanno insegnato che esiste un detto che dice : vai con chi e' migliore di te e servilo . Se lo riconosci pero' come migliore di te lo puoi fare se no .... E per riconoscerlo come superiore a te te devi coltivarti con esperienze e libri , quelle e quelli giusti . |
Citazione:
|
Citazione:
ma un conto e' leggere i Vangeli ed un conto e' averlo al fianco ogni giorno . Pero' la difficolta' sta nel riconoscere Gesu' come tale in quel dato momento storico . Troppo facile oggi dire cosa faresti se incontrassi Gesu' sotto casa con un cartello che ti indicasse '' sono Gesu' '' ammesso e non concesso che dessi credito ad un tal personaggio . |
Citazione:
Gesù è entrato nel cuore degli umili e bisognosi di chi aveva "sete" di ...RiconoscerLo. La definirei così non sarà precisa lo so ma è quello che credo. |
Citazione:
Citazione:
Citazione:
Ma questa organizzazione funziona? Funziona fintantochè è attivo e conservato un contatto diretto con l'Origine, che passi attraverso il Maestro o i suoi continuatori. Insomma dipende tutto dalla presenza di veri Maestri Iniziati all'interno dell'organizzazione. Quel che vediamo delle organizzazioni note, che poi inevitabilmente sono le più grosse in termini di quantità, è che esse degenerano più o meno velocemente dopo la scomparsa del Maestro. In ogni caso la degenerazione non significa necessariamente morte... ma in assenza di un collegamento diretto l'organizzazione muore e quel che resta è il suo cadavere in putrefazione. Possibiilità di sviluppo vero? Pressochè nulle. Esistono al giorno d'oggi dei nuclei "vivi" all'interno di organizzazioni di questo genere, come la Chiesa o la Massoneria? Non lo so, lo spero vivamente per tutti quelli che vi si affidano, sono abbastanza fiducioso ma ho anche seri dubbi, esporre i quali mi porterebbe parecchio OT, in caso apriamo altrove. |
Buona sera,
beh, senza mezzi termini Ray hai spiazzato ogni facile illusione. Alle donne è andata ancora peggio, nella massoneria l'iniziazione è solo per gli uomini. Ho capito che il tread non vuol essere dogmatico, magari cammin facendo rivedendo le tue esperienze a la tua visione, ne esca qualche spiraglio in più. Chi non ha fede in Dio, o per qualche motivo l'ha persa, può solo sperare nei miracoli, o continuare a illudersi per non andare fuori di testa. A me piace credere che basti la volontà e il desiderio; e se tanti pezzetti dei tanti piccoli maestri che albergano in tante persone che quà e l'à si incontrano nella vita, più i messaggi che raccogliamo nei vari libri, potessero avere la valenza di uno intero di maestro? |
Mi piace a volte pensarlo, ma so che non è così ovviamente.
|
Citazione:
Ora, non ho nessuna intenzione di parlare qui del Maestro che ho trovato o della sua valida alternativa, non per adesso almeno. Anche se sono disponibile, e in parte l'ho già fatto, a parlare di come riconoscerne uno o una sua valida alternativa. Il mio intento era di parlare del cammino, almeno per quel misero pezzo di cui sono in grado di parlare. Mentre per adesso siamo fermi al pre-cammino. Il quale però in determinate occasioni è anch'esso muoversi... se non mi fossi mosso in un certo modo per un certo tempo ottenendo certi risultati, non avrei riconosciuto ciò che ho incontrato e forse non avrei incrontrato proprio questa cosa. Possiamo paralre anche di questo, anche se io posso solo portare la mia esperienza e quelle due o tre cose che ho capito, ma ci sono già altri tread che parlano meglio di primi passi, secondi passi eccetera. In ogni caso quello di cui parli nel post che ho citato può considerarsi roba buona per questo pre-cammino. |
Citazione:
Non è propriamente così, nel rito scozzese antico ed accettato (quello dei 33 gradi per intenderci) alle iniziazioni possono accedere anche le donne da più di un secolo e sono logge regolari. Poi ci sono logge non riconosciute ma comunque massoniche che usano altri riti ancora e che sono miste. Ormai a parte il goi per motivi precisi che esulano il thread la tendenza a separare uomini e donne sta scomparendo. |
Citazione:
Che tu un maestro o la via li abbia già intravvisti lo si intuisce, ma non è inutile che tu lo abbia confermato per chi non ti conosce; se ho scritto in questo tread è perchè penso che qualche goccia del tuo bicchiere possa lambire il mio, non dimenticando che è il tuo pensiero e il tuo cammino.Apprezzo la premessa del divenire. A Sole vorrei dire che conosco solo un pò del posto che può avere la donna in ambiente massone nel nostro territorio. Una bella amicizia, diciamo più con connotazione di affetto, mi ha fatto conoscere di sicuro una persona speciale. La donna è tenuta in grande cosiderazione e riceve molto rispetto, da lei vengono accettati ruoli di cura e di ospitaltà, per quello che è stata la mia esperienza, ma resta nell'altra stanza a preparare magari una cena, mentre gli uomini parlano di certe cose; dopo un pò nasce nel mio animo una sottile separazione che a sua volta diventa riserva e paradossalmente quando l'uomo chede alla donna di affidarsi accettando la distanza da alcune questioni. In effetti non ero a conoscenza che in altri posti la donna abbia parità rispetto all'uomo. Del resto riflettevo adesso che la donna è stata sempre in apparenza rispetto al Risveglio, gradini più giù dell'uomo, o chissà quante donne si sono illuminare nella semplicità e nella discrezione del loro focolare domestico, non hanno scritto nulla, pochi se ne sono accorti. Non mi sembra sul momento di avere ricordo di donne maestre delle quali si cita la loro vita, solo delle sante si, nel cristianesimo. Magari mi sfugge qualcosa, non so. Buon inizio, è giorno |
Citazione:
Per la donna che accoglie e viene esclusa dalle conversazioni, si è vero quello che descrivi accade nel GOI ma non esiste solo il GOI anche se continua ad essere una credenza molto più diffusa di quello che pensavo la convinzione che la massoneria sia esclusivamente maschile. In ogni caso io non credo che la massoneria odierna contenga in se molti Maestri ed Iniziati e quindi goi permettendo o non abbiamo comunque molte vie. Sicuramente è un organizzazione che consente di avvicinarsi non poco ad un certo fuoco, a certi rituali, ad una simbologia che lavora dentro in maniera forte se ci si riflette sopra, ma allo stesso tempo crea delle cristallizzazioni all'inizio che possono essere buone ma possono rivelarsi dannose a lungo andare, come ad esempio il linguaggio. Però siamo fuori tema. |
Citazione:
Da quello che ho visto e sentito dello spirito e delle attività della massoneria non è nato in me il desiderio di di farne in qualche modo parte, e non solo per il ruolo della donna, c'è un modo di fare gruppo che non potrei appunto seguire, certe regole rigide contrastano con la mia indole. Anche se si è capaci di slancio , di costanza e coraggio penso in queste scelte l'istinto principale sia quello di tastare se la nostra energia ne trae vantaggio o ne perde al di là dei ragionamenti. Non so se sia un criterio elevato, certo la ragione fa anche i suoi calcoli, ma arriva un attimo dopo per me. |
Ot molto breve, in caso apriamo a parte. La Massoneria è una via di mestiere maschile. Esistevano anche quelle di mestiere femminili. Il fatto che abbia aperto alle donne, dal mio punto di vista, conferma un livello di degenerazione forse ormai irreparabile, dato che non credo proprio che sia sceso un Maestro altissimo a modificare la Via nella sua essenza o abbia ricollegato il tutto al ramo da cui il mestiere maschile è nato. Fine ot.
|
Me ne vado un po' avanti per conto mio...
Citazione:
Abbiamo detto che quando si è sulla Via dal Maestro si trae energia. L'influsso agisce, indipendentemente da noi. Quindi cosa accade? Se fossimo un'automobile accade che subiamo una spinta costante. Noi abbiamo in mano il volante, ma l'acceleratore è sempre un tot premuto. Oltre al fatto che la benzina per tenerlo questo tot premuto ci viene dal Maestro (o l'organizzazione o l'eggregora o quel che è... in ogni caso dal Maestro, più o meno direttamente). Noi, oltre al volante, abbiamo anche acceleratore e freno, che comandano quel che mettiamo di nostro. Quindi possiamo accelerare anche noi, possiamo frenare, possiamo non fare nulla. Cosa succede sse non facciamo nulla? In linea di massima freniamo, nel senso che il mondo espterno applica resistenza al nostro moto e ci ferma. Con questo tot in più abbiamo un aiuto, che può essere anche molto consistente. Riesce da solo ad equilibrare e magari vincere la resistenza esterna? Ossia, se non facciamo nulla avanziamo lo stesso? O perlomeno stiamo fermi invece di retrocedere? Non lo so con esattezza, ho avuto nel tempo sensazioni discordanti. Tendo però a credere, per vari motivi, che si avanzi lo stesso. Forse non con una velocità sufficiente a garantirci di arrivare da qualche parte, ma comunque si avanza. Credo che addirittura, arrivati ad un certo punto, ponendo di sapere quanto tempo ci rimane, la spinta ci possa garantire qualche minimo risultato. Posto di non girare il volante, ovviamente. Questo ha delle conseguenze sia positive che negative. Le positive sono abbastanza evidenti: si tratta di un grosso aiuto nel cammino, senza il quale probabilmente non riusciremmo a muoverci davvero. Quelle negative le possiamo intuire se pensiamo di nuovo all'automobile. Essa va anche se non schiacciamo l'acceleratore, quindi se sbattiamo contro qualcosa ci sbattiamo più svelti e ci facciamo più male. Inoltre, se volessimmo stare fermi, dovremmo utilizzare energia sufficiente a contrastare questo flusso... forse si comincia a vedere perchè una volta sulla Via non si torna più indietro. Questo è collegato alla difficoltà di trovare la Via e di riconoscere un Meastro. E' necessario essere pronti... non pronti arrivati, ma pronti ad iniziare. E' come sposarsi se fosse impossibile separarsi. O meglio, ci si può anche separare, ma il costo è alto, ben più alto di un assegno di mantenimento e un periodo di umor depresso. Bon, ho messo un altro pezzetto. Mi rendo conto che non è granchè chiaro... in effetti ho qualche difficoltà a spiegare bene, per via che non ho digerito del tutto il concetto e il funzionamento. Ma d'altra parte lo scopo del tread era pèroprio questo: chiarirmi quelle questioni che riesco ad individuare, anche grazie all'aiuto di chi partecipa. |
Citazione:
L'allargare il tutto ad un piano oltre il fisico rende le cose ancora più interessanti oltre che più "possibili" nel senso che l'eventuale incontro e influsso del Maestro può avvenire in modo sottile, non è obbligatorio conoscerlo di persona, frequentarlo ecc (fermo restando la condizione di essere pronto) Quest'ultima cosa acquista ancora maggior importanza a seguito di quanto dice ray, sull'energia che si riceve, la spinta continua la quale deve essere ben guidata e incanalata, se no si rischia di farsi male. |
Citazione:
E nel caso uno si separasse dal maestro, qual'è realmente il prezzo? |
Citazione:
Innanzitutto però va detta una cosa. Se un allievo vuole andarsene, intendo consapevolmente, e decide di allontanarsi da un Maestro, egli lo lascerà certamente libero di farlo senza problema alcuno. Pagherà eventuali debiti che il collettivo può aver accumulato con l'allievo in questione e scioglierà il legame. Questo processo, che comunque prevede un certo tempo per giungere a termine, slegherà completamente l'allievo da lui... poi sta all'allievo fare altrettanto. Se poi vogliamo dire che qualcosa resterà nella sua anima per sempre, beh certo. Come e più di qualsiasi altra esperienza che facciamo. Il punto è cosa fa l'allievo dopo. Potrebbe ad esempio lasciare una Via per andare su un'altra. Grossomodo questo non dovrebbe comportare problemi di sorta, se non momentanei di adattamento... ma non era questo il succo del discorso. In questo caso infatti l'allievo non torna davvero indietro, semplicemente si sposta su un altro cammino, più o meno adatto a lui in quel momento, ma tanto tutti le strade (vere) portano a roma. Il succo del discorso stava nello smettere di essere allievo, di stare su una Via, insomma di volersi riaddormentare dopo essersi (quel minimo) svegliato. Siamo certamente liberi di farlo, ma questo si paga. Una cosa è dormire, un'altra è tornare a dormire sapendo, anche in parte, cosa significa stare svegli. Come si paga? Beh, abbiamo accumulato un debito, con l'Universo anche se per tramite del Maestro. A questo proposito ricordo che il Maestro non è la bottiglia, ma solo il bicchiere che fa da tramite. Il debito è quindi con la bottiglia. E, volenti o nolenti, si paga. Ma messo così mi rendo conto che ancora non è chiaro. Ho detto sopra che una voltra sulla Via non si può più tornare indietro. E' vero... si può solo fare finta di farlo. Così come se mi sposo e divorzio non posso tornare a come ero prima di sposarmi. La mia anima è cambiata e questo cambiamento è permanente. Parte di me spingerà sempre in quella direzione, anche se io vado in un'altra. Questo alimenterà una frattura... che si somma al debito. Potremmo anche considerare un'altra ipotesi, che è diversa da quanto ho detto finora solo in apparenza. Una volta sulla Via non si può lasciarla. Lì restiamo e magari continuiamo anche a camminarci, nonostante il nostro atteggiamento cosciente, la nostra egoica volontà. Credo si possa uscire pazzi in certi casi da una situazione del genere. So che è un'affermazione forte, ma è quello che (per ora) penso. Il che rende la difficoltà di immettersi davvero in una Via anche una questione di sicurezza. Forse non è del tutto un male che non sia così semplice. |
Stavo leggendo qua e la questo thread ma mi sbaglierò sta andando in differenti direzioni e non dico che sia male.
Però per parafrasare Ray quando parla di 7 piano ovvero quando asserisce che chi sia stato sin lassù e poi ridiscende per aiutare gli altri. Le cose non sono sempre come le diciamo noi, intanto mi porrei il quesito di come ci si arrivi lassù e come si affronta l'aiuto dell'altro. Da questi principi non si trascende e analizzandoli si arriva a capire di cosa si sta parlando. |
Citazione:
|
Citazione:
Un Iniziato è qualcuno che "ha visto Dio" ed è sopravvissuto, è tornato e sa come fare per "rivederlo". E' uno che ha dato perlomeno un'occhiatina al "settimo piano" per dirla con Gurdy. vai al post n. 26 e la ritrovi tutta dentro icon_mrgr: |
Ayn, c'è una bella differenza tra arrivare lassù e ridiscendere volontariamete per aiutare gli altri e esserci stato, non essere in grado di restarci ma sapere come fare per tornarci, non credi?
Io non ho mai detto che un Iniziato sia in grado di stare stabilmente al settimo e che torna per aiutare, il che ovviamente non significa che non aiuti. Non sarebbe Iniziato, sarebbe Finito. E se cerchiamo questi allora si che stiamo freschi, mentre magari un Iniziato in giro anche lo trovi, se sai guardare. |
Citazione:
|
Citazione:
Da quel che dici sembra che tu sia convinto che un Iniziato sia uno arrivato, realizzato, che potrebbe starsene stabilmente chissà in quale paradiso ma che volontariamente ridiscende per aiutare gli altri. Non è quello che ho detto io. Un Iniziato è uno che è riuscito a dare un'occhiata, ha stabilito un contatto, è in comunicazione con quel piano e ci sta lavorando su. Per chiarire, in termini gurdjeffiani, non è un uomo7, ma uno che sta lavorando sul 7. Può essere un 6 o un 5 (meno impossibile). E non ho detto che torna per aiutare, anche se credo non possa fare a meno di farlo. Aiutare intendo. Credo che anche da questo, soprattutto da questo, dipenda il seguito del suo cammino. |
Citazione:
|
Citazione:
|
Citazione:
|
Citazione:
In questo modo è scongiurata ogni sorta di dipendenza dallo stesso, il chè lo renderebbe non un vero Maestro ma semmai l'opposto. Non dico che il Maestro non dispensi energia, dico solo che noi agiamo soltanto con la nostra, per cui se da parte nostra c'è poca energia l'effetto catalizzatore sarà poco, se c'è molta sarà molto e così via... Se da parte nostra non c'è niente si può avere anche il miglior catalizzatore del mondo che non prenderà vita neanche il più impercettibile processo chimico... Il Maestro quindi influisce pur restandone fuori, lasciando liberi. Ho preferito chiarire non tanto per te ma per chi dovesse leggere in futuro. |
Citazione:
Tra l'altro il discorso è interessante, hai fatto benissimo a specificare e tirar fuori la questione della dipendenza e credo vada approfondita. Vero, il Maestro non rende dipendenti, ma la dipendenza sta anche e soprattutto nel dipendente. Ossia è probabile che ci sia questa tendenza nell'allievo... di qui una credo grossa difficoltà del Maestro a non assecondarla, anche a costo di comportamenti che possono sembrare diciamo antipatici. Però mi piacerebbe spiegassi meglio la questione del catalizzatore. Cosa intendo che non prende parte integrante al processo? E come fa? |
Citazione:
|
Citazione:
Il catalizzatore è una sostanza che permette la catalisi, ossia l'aumento della velocità di una reazione chimica. Non è che senza catalizzatore non avviene la reazione, ma seguirebbe i suoi tempi standard che di solito sono molto lunghi. L'azione del catalizzatore modifica gli stati intermedi, ma lascia inalterati quelli iniziali e finali, graficamente si potrebbe immaginare come l'unione di due punti attraverso un ampia parabola, con l'uso del catalizzatore questa parabola si abbassa notevolmente fino a diventare quasi dritta, riducendo quindi di molto il tempo. Un esempio potrebbero essere gli en-zimi (dal greco: nel lievito) che in biochimica aumentano la velocità di reazione fino a 10 alla ventesima (cioè venti zeri...). Una volta avvenuta la reazione questi si allontanano dal prodotto senza essere stati consumati, e sono disponibili per iniziarne di nuove. Potremmo insomma paragonare l'allievo ad un uovo. Questo uovo ha delle potenzialità al suo interno, ma prima di tutto deve essere fecondato e non dev'essere già morto. In questi due casi il Maestro/catalizzatore non può farci proprio niente. Se invece l'uovo è sano ha in sè le potenzialità per trasformarsi in pulcino, ma quasi sempre non gli basta una vita per raggiungere il livello di attivazione per iniziare il processo. Ecco che interviene il catalizzatore che, ipoteticamente, permette la trasformazione in pochi anni invece che in secoli. Questo uovo infatti ha una particolarità: è in grado di compiere la trasformazione di per se stesso in diciamo trecento anni, ma ha una vita di soli cinquant'anni. E come fa? Di solito muore prima che il processo sia finito (molto spesso ancora prima che sia iniziato...). Ecco allora che il Maestro diventa pressochè indispensabile, a meno che l'uovo non trovi in se stesso un altro catalizzatore utile (raro), o che possa vivere fino a trecento anni (ancora più raro). Ma come dicevo il Maestro può solo accelerare un processo che non dipende da lui, non può rendere fecondo un uovo che non lo è, non può resuscitare un uovo già morto, e non può "infilare" nell'uovo potenzialità che questo non ha. Un uovo di gallina insomma può diventare solo una gallina, un uovo di fenice può diventare solo una fenice, etc.... |
Ps: La metafora dell'uovo sopra era solo esemplificativa, il catalizzatore non è di natura termodinamica (tipo un'incubatrice dove scaldare le uova) ma solo cinetica. Anche perchè l'incubatrice sostituisce solo la madre, ma il tempo di gestazione resta invariato. Se si aumenta la temperatura, altro che pulcino... si ha un bell'uovo sodo.
Ecco, forse la metafora andrebbe cambiata così: il maestro catalizza la formazione dell'uovo, poi una volta nato questo (l'uovo) è solo una questione di tempo e basta il nostro calor naturale per farlo schiudere. Ma di norma moriamo prima di essere riusciti a confezionare un solo uovo perchè non abbiamo energia sufficiente o la disperdiamo in altro... |
Citazione:
Comunque leggo con interesse ciò che dici sul maestro-catalizzatore. |
Citazione:
E' da molto tempo che anchio cerco "qualcosa...non ben definito" ed ho sempre avuto la sensazione di girarle attorno senza cioè mai fare centro.Il caso a voluto che passassi il Capodanno a Medjugorje in BosniaErzegovina. E' stata un'esperienza travolgente!Il mio cuore dopo tanto tempo ha cominciato a farmi sentire emozioni e gioie fantastiche!Ho visto realtà che mi hanno commosso fino alle lacrime!Potrei citare tante esperienze vissute in quel periodo ma non è il caso di farlo adesso in quanto mi dilungherei troppo nel discorso e non metterei a fuoco quello che mi preme.Ho cominciato a pregare provando grande gioia nel farlo!Tengo a precisare che ero convinto di essere un cristiano ( quindi andare a messa per Pasqua e Natale...se andava tutto bene )invece mi sono reso conto che essere cristiani è tutta un'altra cosa! La preghiera fatta con il CUORE secondo me è l'arma vincente per potenziare la propria spiritualità,più si prega e più ci si sente vicini a Dio.E' una sensazione stupenda che non ho mai provato prima di questa esperienza:La Madonna nelle sue apparizioni lo dice molto spesso che la preghiera è così forte che se fatta con il cuore può fermare anche le guerre! Questa è la VIA che ho cominciato a percorrere con grande gioia e se la meta è avvicinarsi a Dio,continuerò senz'altro a percorrerla! |
Citazione:
Non è il caso di "abbandonare" tutta la razionalità, anzi... averne di razionalità vera! L'importante è non essere solo razionali. Abbiamo la ragione e abbiamo il cuore. E dovremmo imparare ad usarli entrambi al meglio. Vero che ci sono vie improntate più sull'una o più sull'altro, ma senza uno dei due non si arriva granchè avanti. Questo non significa che non ci siano casi specifici e personali per i quali per un dato tempo è necessario concentrarsi esclusivamente o quasi su uno di questo aspetti. |
il Nero
E' passato un po' di tempo, il tread si è raffreddato... è un buon momento per prendere una nuova direzione e toccare qualche altro concetto.
Come vedete dal titoletto del post voglio parlare del Nero. Sto usando un termine alchemico, ma in qualsiasi tradizione questa fase del cammino è chiamata in modi simili. Non mi metterò qui a ripetere ciò che è stato abbondantemente detto altrove in tantissimi tread, non solo quelli sull'alchimia, darò per scontato che ogni Ricercatore abbia un'idea più o meno vaga di quello di cui sto parlando. Il non Ricercatore questa idea non ce l'avrà e purtroppo non esistono parole che io possa usare per fornirgliela. In una fase che io ritengo piuttosto avanzata del nero, il vissuto del Ricercatore si può riassumere grossmodo così: mi conosco, so di quelle parti di me che mi frenano nel cammino e so anche cosa dovrei fare e come dovrei essere per riuscire ad andare oltre ma so anche con assoluta certezza che è del tutto impossibile. Come si può facilmente immaginare non è la situazione più piacevole del mondo. Il precedente lavoro ha fatto emergere tutte quelle caratteristiche che di fatto impediscono il cammino e tutta una serie di passaggi: ego, importanza personale, appetiti che dominano, tendenze proprie o ereditate che prendono il sopravvento, sonno e la lista può essere lunghissima. Di questa lista fanno parte delle cose assai pericolose, come il desiderio di fermarsi, la paura di abbandonare ciò che ci frena ma ci piace e simili... complessi che entrano in conflitto con quella parte che invece vorrebbe avanzare ma che finisce spesso in ombra, che è debole. Che non basta. Che in certi momenti non percepiamo neanche. Ebbeh... che Nero sarebbe sennò? Arrivati a quel punto si sa ormai benissimo come si dovrebbe essere e cosa si dovrebbe fare: in sintesi, diversi da come si è e molto, molto di più. Ma non ci si riesce. Si fa un po', c'è un barlume, ma poi si ricasca. Ci si rialza, sempre con maggior fatica e si fa un altro sforzetto, poi si ricasca. E aumenta la difficoltà a fare sforzi, aumenta il desiderio di non farli. E si fa sempre meno, meno di quel che si potrebbe, con però la lucidità che resta: la consapevolezza che si sta facendo meno, poco, troppo poco e che non siamo capaci di fare di più e meglio. Come si esce da sta cosa? Beh, è una specie di segreto che sono convinto di conoscere solo in parte e che mi rendo conto che è molto meglio non dire. Meglio per chi legge intendo... ma anche per chi scrive, a pensarci bene. Però posso dirne un altro di "segreto", che apparentemente non c'entra nulla e che ha invece a che fare con la Divina Commedia. Di questa posso paralre quanto mi pare, anzi anticipo che prossimamente, su questi schermi, compariranno tread di "studio" di questa magnifica Opera (non ho messo la maiuscola a caso). Bene, anche chi non conosce granchè di quest'opera dantesca saprà che narra di un viaggio che Dante stesso fa nei tre mondi, inferno, purgatorio e paradiso, fino a vedere Dio. Per poi tornar fuori. Se dico che si tratta di un viaggio iniziatico non svelo nulla di che. Forse molti sapranno anche che, quando Dante entra nell'inferno, sulla porta di questo, legge un iscirzione. L'iscrizione è famosissima e l'ultimo verso di questa recita: "lasciate ogni speranza voi ch'entrate". Anche chi non sa nulla di Dante questa frase l'avrà sentita... Ebbene, una considerazione viene spontanea, o perlomeno viene a me. Infatti pare che non sia venuta a nessuno dei commentatori ufficiali, i quali leggono nella frase semplicemente la dichiarazione che l'anima che entra mai più uscirà quindi tanto vale che si rassegni. Ma allora, perchè scriverla? Vien da pensare che chi entra potrebbe anche non farlo, potrebbe anche mantenere la speranza. E in effetti, molte anime che Dante incontra sembrano conservane... per non dire che Dante, che pur entra, poi anche esce e come lui forse qualcun altro... Ma allora? Che senso ha la frase? Si potrebbe leggerla come un consiglio.... |
Citazione:
molto simile a "mollare la presa" o è solo una mia erronea impressione? |
Insomma, credo di essermi perso tra i meandri del nero diavolo.g:
|
Citazione:
E' come se stesse comletandosi una fase solo che non vedo molti elementi per percepire quella successiva. |
Citazione:
Sul consiglio di Dante, se lasciamo la Speranza, a cosa ci affidiamo intanto, alla Fede? |
| Tutti gli orari sono GMT +2. Adesso sono le 08.05.29. |
Powered by vBulletin Copyright ©2000 - 2026, Jelsoft Enterprises Ltd.
Questo sito non è, nè può ritenersi assimilabile ad una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale. Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina della l. n. 62 del 2001. Il materiale pubblicato è sotto la responsabilità dei rispettivi autori, tutti i diritti sono di Ermopoli.it che incoraggia la diffusione dei contenuti, purchè siano rispettati i seguenti principi: sia citata la fonte, non sia alterato il contenuto e non siano usati a scopo di lucro. P.iva 02268700271