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Uno 22-05-2008 15.59.30

Io vorrei però adesso che tutti mi diceste cosa intendete per chiusura, perchè per qualcuno chi è riservato è chiuso, per altri è chiuso chi non comunica, per altri ancora è chiuso chi non da confidenza, per altri ci sono mix a vari livelli di tutte o parti di queste cose e altre.
Quindi nello sviluppo del discorso sarebbe una buona cosa valutare i singoli sentire sulla chiusura e poi convergere (o quanto meno discutere) verso un punto oggettivo.

Grey Owl 22-05-2008 16.15.55

La chiusura e' quell'atteggiamento mentale che non permette di ricevere quello che un'altra persona cerca di comunicarci oppure di vivere un'esperienza per quella che e'.
E' come se la persona avesse un filtro anti discorsi fatidiosi o pericolosi che minano l'equilibrio del suo mondo interiore fatto di idee e concetti instabili (castello di carte).

Chiusura mentale che preserva la persona a porsi dei dubbi riguardo al suo modo di vedere un mondo che non e' conoscibile ne' controllabile ma che deve essere vissuto con la massima apertura mentale.

La persona chiusa e' quindi schiava della chiusura mentale e dell'illusione che nulla la possa scalfire, due guanciali su cui dormire appunto.

(o almeno così ci ho capito io)

Ray 22-05-2008 16.59.49

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 53832)
Io vorrei però adesso che tutti mi diceste cosa intendete per chiusura, perchè per qualcuno chi è riservato è chiuso, per altri è chiuso chi non comunica, per altri ancora è chiuso chi non da confidenza, per altri ci sono mix a vari livelli di tutte o parti di queste cose e altre.
Quindi nello sviluppo del discorso sarebbe una buona cosa valutare i singoli sentire sulla chiusura e poi convergere (o quanto meno discutere) verso un punto oggettivo.

Per me chiusura è genericamente ciò che diminuisce il mio sentire l'altro. Può anche arrivare a zero immagino, ma penso si viaggi per la psicopatia. Apertura è quando sono disposto a sentire ciò che dall'altro mi arriva. (ovviemente è nei due sensi, diminuisce e aumenta anche il dare)


Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 53822)
La chiusura è uno dei drammi della personalità di cui parlavamo nell'altra discussione.
Si mette in atto il dramma per controllare l'altro che non ci invada o che non tocchi corde che possono dolere... detto semplicisticamente, creando anche un certo alorne di mistero che così attrae e tiene stretti sotto controllo gli altri.
Allo stesso tempo però ci si impedisce di vivere.
Questo secondo teoria.. e nella pratica posso dire che è vero.

Chiudersi è il modo migliore per tenere tutto sotto osservazione e non lasciare in giro cose che possono essere compromettenti. Non esce niente.. ma anche non entra.

Non mi riferivo al dramma della personalità in questine, anche se tutto in qualche modo è connesso e quindi ci mediterò su... ma più genericamente mi chiedevo se, quando chiudiamo (risucendo) magari per difesa istintiva, cerchiamo anche di controllare l'altro.

Che cerchiamo di controllare noi, almeno nel senso di non sentire un determinato (possibile) disagio lo trovo quasi certo... ma dato che la differenza non è sostanziale, mi chiedevo se si cerca di controllare anche l'altro, in quanto non vedo bene questa cosa.

Nel dramma che citi il tentativo di controllo è palese... mi chudo per ottenere una certa reazione.
A me capita ogni tanto di rendermi conto di aver ristretto i baccaporti per difesa, a volte anche solo pigrizia (e la cosa mi piace poco, soprattutto la pigrizia) in modo automatico o semiautomatico, ma senza cercare reazione, solo allontanamento, magari temporaneo. E mi è sorto il dubbio che ci sia dell'altro sotto a questo (che vedo)... un controllo, forse minore, ma più subdolo.

Ripeto, non vedo bene sta cosa, e quindi chiedo il vostro aiuto.

griselda 22-05-2008 17.01.31

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 53832)
Io vorrei però adesso che tutti mi diceste cosa intendete per chiusura, perchè per qualcuno chi è riservato è chiuso, per altri è chiuso chi non comunica, per altri ancora è chiuso chi non da confidenza, per altri ci sono mix a vari livelli di tutte o parti di queste cose e altre.
Quindi nello sviluppo del discorso sarebbe una buona cosa valutare i singoli sentire sulla chiusura e poi convergere (o quanto meno discutere) verso un punto oggettivo.

Secondo me è quando una persona fa fatica a vedere ed accettare un'altro punto di vista, rimanendo cucciutamente ancorato in se stesso senza aperture come se avesse paura di mettersi in gioco, di perdere il controllo fittizio che crede di avere. Spostandosi da quella posizione si sente come se perdesse l'equilibrio. Come dire ho imparato questo e di là non so cosa c'è non voglio sperimentarlo perchè ho paura.
fiori.gif

stella 22-05-2008 17.34.22

Per me chiusura equivale a non voler o non poter avere un confronto con l'altro, è una difesa delle proprie idee, per non perdere il controllo su di esse e su se stessi.
Ma in qualche caso ci si chiude nel silenzio quando si vuole attenzione dagli altri, in questo caso si esercita un controllo sull'altro, che cercherà, per quanto può, di venire incontro.
Invece un individuo riservato non è detto che sia chiuso, si apre solo con chi si fida, quindi la riservatezza non è chiusura ma semplicemnte un un non voler esporsi inutilmente.
La chiusura mentale invece è classica dell'individuo che rimane fermo, perchè il nuovo o il diverso gli fanno paura e preferisce starsene sicuro nelle sue idee già sperimentate, creandosi spesso dei pregiudzi.

RedWitch 30-05-2008 17.38.13

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 53840)
Per me chiusura è genericamente ciò che diminuisce il mio sentire l'altro. Può anche arrivare a zero immagino, ma penso si viaggi per la psicopatia. Apertura è quando sono disposto a sentire ciò che dall'altro mi arriva. (ovviemente è nei due sensi, diminuisce e aumenta anche il dare)

Mi trovo in linea con te, anche per me chiusura significa sentire l'altro meno del solito, e mi sono accorta che ci sono dei livelli per cui riesco a percepire di meno o di piu'.. e' un po' come il discorso della radio che facevamo altrove, si puo' anche apparentemente essere molto aperti , parlare molto per esempio, ma se non si riceve nulla, nulla passa, e nulla cambia.. la frequenza deve essere sulla stessa lunghezza d'onda dell'altro, altrimenti non lo si sente... Per quella che e' la mia esperienza e' come diventare sordi senza accorgersene e credere di sentire benissimo.


Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 53840)
Non mi riferivo al dramma della personalità in questine, anche se tutto in qualche modo è connesso e quindi ci mediterò su... ma più genericamente mi chiedevo se, quando chiudiamo (risucendo) magari per difesa istintiva, cerchiamo anche di controllare l'altro.

Che cerchiamo di controllare noi, almeno nel senso di non sentire un determinato (possibile) disagio lo trovo quasi certo... ma dato che la differenza non è sostanziale, mi chiedevo se si cerca di controllare anche l'altro, in quanto non vedo bene questa cosa.

Nel dramma che citi il tentativo di controllo è palese... mi chudo per ottenere una certa reazione.
A me capita ogni tanto di rendermi conto di aver ristretto i baccaporti per difesa, a volte anche solo pigrizia (e la cosa mi piace poco, soprattutto la pigrizia) in modo automatico o semiautomatico, ma senza cercare reazione, solo allontanamento, magari temporaneo. E mi è sorto il dubbio che ci sia dell'altro sotto a questo (che vedo)... un controllo, forse minore, ma più subdolo.

Anche a me succede ogni tanto di accorgermi di aver chiuso i boccaporti in modo automatico.. perche' semplicemente non ho voglia di ascoltare, altre volte per una forma di difesa se mi sento "attaccata" tendo a chiudere perche' altrimenti sento come se mi "mangiassero" (non so se e' chiaro ma non so definirlo meglio di cosi' al momento) , ma in questo non riesco a vederci un tentativo di controllo sull'altro se mai un tentativo di protezione.. l'altra faccia della medaglia e' che qualcuno e' abituato a vedermi in un certo modo, magari aperta e disponibile, se cambio improvvisamente, e' probabile che l'altro si chieda come mai, e cerchi in qualche modo di capire, ritrovare la solita sintonia (in questo forse possiamo ritrovare il discorso che faceva Sole sul dramma del controllo). Ma qui a me sembra che non si tratti di voler controllare l'altro, ma proprio di una sorta di difesa, un non essere disposti in quel momento..

Ray 30-05-2008 19.51.26

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 54266)
Ma qui a me sembra che non si tratti di voler controllare l'altro, ma proprio di una sorta di difesa, un non essere disposti in quel momento..

Grazie, mi hai chiarito... che quel che temevo, almeno in parte è vero.

E' stato quel "non essere disposti in quel momento" che mi ha fatto capire... c'è controllo si, anche se indiretto. Controllo la relazione, o la non-relazione se si vuole... riducendo lo spessore dei boccaporti costringo l'altro... quindi lo controllo. E' indiretto, è subdolo, è forse meno grave (grave=pesante) ma c'è.

fiori.gif

RedWitch 30-05-2008 21.18.58

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 54273)
Grazie, mi hai chiarito... che quel che temevo, almeno in parte è vero.

E' stato quel "non essere disposti in quel momento" che mi ha fatto capire... c'è controllo si, anche se indiretto. Controllo la relazione, o la non-relazione se si vuole... riducendo lo spessore dei boccaporti costringo l'altro... quindi lo controllo. E' indiretto, è subdolo, è forse meno grave (grave=pesante) ma c'è.

fiori.gif

In sostanza, a seconda di quanto a mio piacimento sono /non sono disponibile (e l'altro comunque da me influenzabile, se ci troviamo davanti ad una persona un po' sveglia sarà più difficile..) costringo l'altro a venirmi dietro, ad accettare le mie "condizioni" :U, tengo le redini del rapporto quanto (e magari anche quando) lo decido io.. eh si direi che è controllo , hai ragione.


a te fiori.gif

Shanti 01-06-2008 03.21.57

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 53832)
Io vorrei però adesso che tutti mi diceste cosa intendete per chiusura, perchè per qualcuno chi è riservato è chiuso, per altri è chiuso chi non comunica, per altri ancora è chiuso chi non da confidenza, per altri ci sono mix a vari livelli di tutte o parti di queste cose e altre.
Quindi nello sviluppo del discorso sarebbe una buona cosa valutare i singoli sentire sulla chiusura e poi convergere (o quanto meno discutere) verso un punto oggettivo.

Per come la vivo io la chiusura prima che verso gli altri è verso me stessa, se qualcosa mi blocca ad aprirmi, e aprirmi io lo considero esprimere sinceramente quello che sento, vivo, penso, è perché non sono pronta o non riesco ancora a trovare il modo di sentirla, esprimerla o accettarla dentro di me. Da qui il controllo di tutto quello che esce o entra, come una porta pronta a chiudersi al minimo sentore di pericolo.

Sole 06-06-2008 16.47.01

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 54274)
In sostanza, a seconda di quanto a mio piacimento sono /non sono disponibile (e l'altro comunque da me influenzabile, se ci troviamo davanti ad una persona un po' sveglia sarà più difficile..) costringo l'altro a venirmi dietro, ad accettare le mie "condizioni" :U, tengo le redini del rapporto quanto (e magari anche quando) lo decido io.. eh si direi che è controllo , hai ragione.


a te fiori.gif

Si infatti, ma in fondo si controlla gli altri per paura altrimenti non ci si sente in dovere di difendersi.
A me succede che paradossalmente se mi chiudo per paura e per difesa in automatico alla fine entra tutto quello che volevo far stare fuori. Perchè? L'unica risposta che mi son data è che chiudendo appunto per paura e difesa accade che manifesti dei mostri che sono presenti e che agiscono, chiudendoti per difesa quindi paradossalmente ti apri completamente al potere che questi hanno di te. Il paradosso dall'altra parte è che aprendo le porte tutto entra ma esce pure senza che i mostri ti dominino.
Quindi per me esser chiusi vuol dire manifestare le proprie paure in toto, per quel si cerca di controllare fuori per non dover affrontare i mostri che invece si manifestano subdolamente.
Questo mi collega bene al fatto che fintanto siamo chiusi agli eventi questi si ripeteranno perchè ne siamo dominati, se invece li controlliamo probabilmente è perchè siamo aperti ad essi e questo ci permette una visione di insieme maggiore...

EDIT: l'ultima frase rileggendo non mi convince troppo... la lascio per rifeltterci ma mi stona

Ray 06-06-2008 18.17.48

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 54582)
Si infatti, ma in fondo si controlla gli altri per paura altrimenti non ci si sente in dovere di difendersi.
A me succede che paradossalmente se mi chiudo per paura e per difesa in automatico alla fine entra tutto quello che volevo far stare fuori. Perchè?

La chiusura per difesa a cui mi riferivo io è in uscita, non in entrata.

Sole 06-06-2008 18.35.29

Non ci vedo differenze, solo la medaglia rovesciata, tu si?

Ray 06-06-2008 19.01.05

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 54596)
Non ci vedo differenze, solo la medaglia rovesciata, tu si?

Si. Attuiamo il controllo continuando a prendere (anzi stimolando o cercando di stimolare una maggior uscita) e riducendo il dare. C'è difesa ma a volte ci scappa anche "punizione".

Ray 21-11-2008 00.44.51

Mi piacerebbe riprendee questo argomento...

Impariamo meccanismi di controllo dall'ambiente relazionale in cui ci sviluppiamo (abbiamo visto come dietro ci sia la questione della disponibilità dell'energia... la pappa). Il tentativo è quello di estendere il controllo al territorio circostante, anche e soprattutto quando per territorio intendiamo gli altri.
Ne escono meccaniche comportamentale di relazione volte ad avere il controllo sugli altri attorno a noi... fino alle manifestazioni patologiche come tentativi più o meno consapevoli di controllare i pensieri, i sentimenti, gli impulsi e i desideri altrui. Il classico è genitori versus figli. Anche se da un certo punto di vista ogni controllo altrui è patologico... l'equilibrio dovrebbe limitare il controllo a se stessi.

Subiamo i tentativi di controllo come invasioni del nostro spazio... fisico o psichico che sia. Impariamo a difenderci, se ci riusciamo (la prima difesa è istintiva tramite aggressività) ma impariamo anche a mettere in atto noi stessi gli stessi tentativi. Nella misura in cui non controllo me stesso cercherò di controllare gli altri.

Per esperienza e auto-osservazione ho appreso che il controllo può viaggiare in maniera molto subdola... piccoli tentativi li facciamo spesso, anche ad esempio tutta una serie di atteggiamenti comunicativi manipolatori di cui si parlava in altri tread ("e lo sai" eccetera) sono tentativi di controllo.

Un altro guaio è dato proprio dal fatto che tendiamo a reagire automaticamente ai tentativi altrui di controllarci con altrettanto controllo... ovvero non ci limitiamo a salvaguardare il nostro "territorio" ma ci "vendichiamo" cercando di invadere quello altrui (il litigio, la provocazione ne sono esempi). I tentativi di controllo subiti e non risolti/integrati inolter generano coltivazioni e raccolti di asti e rancori (attraverso i quali veniamo controllati ancora, dato che disperdono energie).

Insomma mi par di intravedere nel "controllo" uno dei paradigmi della dispersione di energia... a mio avviso principale problema del Ricercatore.

Quindi ritengo che sia di primaria importanza sviluppare dei sistemi per imparare a non farsi controllare e a non controllare.
Sui tentativi nostri l'osservazione la fa da padrona... se mi becco un meccanismo posso fermarlo. Su quelli altrui però forse è un po' più complesso... dovrei chiudere come mi accorgo ma anche la chiusura puà diventare controllo come abbiamo visto... si potrebbe schivarsi (non mi viene un termine migliore)

...

RedWitch 21-11-2008 10.50.15

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 62001)
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Quindi ritengo che sia di primaria importanza sviluppare dei sistemi per imparare a non farsi controllare e a non controllare.
Sui tentativi nostri l'osservazione la fa da padrona... se mi becco un meccanismo posso fermarlo. Su quelli altrui però forse è un po' più complesso... dovrei chiudere come mi accorgo ma anche la chiusura puà diventare controllo come abbiamo visto... si potrebbe schivarsi (non mi viene un termine migliore)

...

Mi interesserebbe molto approfondire questa parte, "casualmente" icon_mrgr: sto vivendo in questo periodo una specie di invasione barbarica dei miei spazi in un luogo in cui non posso evitare che avvenga.. Sono d'accordo con te quando dici che se ci rendiamo conto di attuare piccoli o grandi meccanismi di controllo, con l'osservazione si puo' andare a modificare i nostri comportamenti man mano che li si vedono, magari ci vuole tempo, sicuramente non li si vedono tutti e subito, ma c'è un margine di miglioramento.. così come se chi cerca di attuare il controllo su di noi è in qualche modo "allontanabile" si possono mettere dei paletti, che di difesa o meno a me sono stati utilissimi in certe situazioni, perchè per quanto mi riguarda la gente riusciva ad entrare fin troppo .. schivarsi lo vedo lo stesso un po' come una difesa in un carto senso , senza l'attacco di difesa ma sottrarsi agli attacchi di controllo di un altro è possibile se chi cerca di prendersi troppi spazi è vicino a noi per forza, come sta capitando a me sul lavoro?

Una persona che cerca delle attenzioni in tutti i modi non stando mai zitta (e per mai intendo MAI strabuzza:!) , come la si schiva senza caricarsi come delle pile e poi sbottare,
o difendersi magari rispondendo un po' seccamente di volta in volta, o non rispondendole più dopo i primi 10 minuti di parole? Una persona che si appropria degli "spazi" ( che in ufficio poi sono pc e telefono sulla mia scrivania e scrivania stessa) a volte chiedendo, a volte direttamente appropriandosi del telefono sistemandosi dietro la schiena della collega (me), senza nemmeno chiedere di usarlo, come si sistema? Una persona che qualsiasi cosa l'altra stia facendo chiede "cosa fai?" quando non riesce a capirlo sbirciando di soppiatto, come si puo' gestire? Perchè appunto, le "invasioni" e i tentativi di controllo di un altro, possono essere schivati anche con l'evitamento o l'allontanamento temporaneo, se ci si rende conto che l'altro esagera e non si riesce diversamente, ma se fisicamente non è possibile, la situazione puo' essere molto pesante...
Mi scuso, sono tutte domande molto precise e che riguardano il mio personale, e mi rendo anche conto che sia un caso limite evidentemente devo impararci qualcosa da questa vicenda, ma mi riesce molto difficile gestirmela.. e in questo caso, la chiusura, o le risposte più o meno secche le vedo come l'unica "soluzione" per "sopravvivere"...

Faltea 21-11-2008 13.55.35

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 62005)
Una persona che cerca delle attenzioni in tutti i modi non stando mai zitta (e per mai intendo MAI strabuzza:!) , come la si schiva senza caricarsi come delle pile e poi sbottare,
o difendersi magari rispondendo un po' seccamente di volta in volta, o non rispondendole più dopo i primi 10 minuti di parole? Una persona che si appropria degli "spazi" ( che in ufficio poi sono pc e telefono sulla mia scrivania e scrivania stessa) a volte chiedendo, a volte direttamente appropriandosi del telefono sistemandosi dietro la schiena della collega (me), senza nemmeno chiedere di usarlo, come si sistema? Una persona che qualsiasi cosa l'altra stia facendo chiede "cosa fai?" quando non riesce a capirlo sbirciando di soppiatto, come si puo' gestire? Perchè appunto, le "invasioni" e i tentativi di controllo di un altro, possono essere schivati anche con l'evitamento o l'allontanamento temporaneo, se ci si rende conto che l'altro esagera e non si riesce diversamente, ma se fisicamente non è possibile, la situazione puo' essere molto pesante...
Mi scuso, sono tutte domande molto precise e che riguardano il mio personale, e mi rendo anche conto che sia un caso limite evidentemente devo impararci qualcosa da questa vicenda, ma mi riesce molto difficile gestirmela.. e in questo caso, la chiusura, o le risposte più o meno secche le vedo come l'unica "soluzione" per "sopravvivere"...

E' forse più difficile gestire l'ambiente lavorativo che neanche il privato, in quanto chi si "appropria" più o meno consapevolmente dei nostri spazi potrebbe essere un superiore pertanto difficile da gestire.
Personalmente sono il genere di persona che sta dietro alla scrivania e ti "frega" il telefono adducendo un "scusa posso?" senza nemmeno attendere la risposta sono già lì che faccio il numero.....piango.gif
Non lo faccio con malizia, ma sono sempre di corsa e prendo dove trovo...
Cerco di limitarmi il più possibile perché sono consapevole di quanto fastidio darebbe a me una come meicon_mrgr: ..
Ma è più forte il cercare di fare 10 in un minuto che il considerare l'altro...
Però c'è da dire che quando mi becco occhiatacce o risposte che mi rimettono al mio posto.. bé per un po' smetto...
Per cui ti consiglio di rispondermi un po' male e darmi qualche occhiataccia di sbieco con sbuffo incorporato di modo da potermi rendere conto di quanto ti dia fastidio ciò che faccio.:)
Forse se lei è un po' come me.... al suo posto ci ritorna, ogni tanto gli va ricordato... ma ci ritorna.
Se il problema è il classico superiore un po' str...o/a... non c'è rimedio...
Ahimé... pazienza e sopportazione....abbraccio:

Grey Owl 21-11-2008 14.18.09

Lavoro in un'ufficio aperto (open space) con una quarantina di colleghi maschi e una decina di colleghe femmine.

Trai colleghi maschi vi e' una varia umanita' che copre tutto lo scibile umano. Si passa dal burbero al sotuttoioioioioioi fino al classico fatemispaziochedevolavorarepertuttisenzadimeladitt afallisce, ovvero a lui tutto gli spetta comprese le risorse del collega.

Come ho risolto la questione? Poco alla volta mi sono reso indigesto a quel collega, mi trova repellente.

Faccio alcuni esempi:

Se mi domanda l'uso del pc gli rispondo "un attimo che finisco quella tal cosa", dopo i primi 10 secondi e' gia' andato a cercarne un'altro.

Alla domanda "Cosa stai facendo" gli rispondo che sono cose personali di una certa gravita' (bugia).

Se mi trova a cazzeggiare, la volta dopo mi faccio notare mentre lo vedo che cazzeggia pure lui.

Insomma questi colleghi sono difficili da gestire ma se si riesce il premio e' aver saputo osservare ed essersi osservervati in situazioni difficili.


:C:

Ray 21-11-2008 14.30.13

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 62005)
...

C'è una notevole differenza a mio avviso ed è data dai tipi di rapporto. Alla fin fine se dovessi litigare con la collega non sarebbe poi così grave, a differenza per esempio di un familiare. Come dice Falty io manifesterei il mio disappunto in modo via via più palese finchè non sortisce effetto.
Alternativa è il sistema paradosso... ti metti a parlare più di lei per due giorni e le invadi tutti gli spazi in maniera clamorosa fino al ridicolo e con fare ingenuo e innocente... vedi come smette icon_mrgr: .

Un altro lato dell'argomento che vorrei introdurre è dato dal fatto che se in qualche modo ci lasciamo controllare vuol dire che ne abbiamo un ritorno... una convenienza, magari non consapevole ma c'è.
Quando siamo piccoli, se lo fanno i genitori, dato che nn sappiamo difenderci la conveneniza è "naturale". In qualche modo demandiamo ad altri la responsabilità della nostra gestione, teoricamente finchè non impariamo. Poi il genitore dovrebbe sottrarsi... se non si sottrae iniziano i conflitti (nel migliore dei casi).

Ma quanto controllo c'è nelle nostre relazioni e in entrambi i sensi? E se c'è, dove sta la nostra convenienza?

Faltea 21-11-2008 18.01.44

Sbaglio nel dire che a è più una prerogativa femminile il voler tener tutto sotto controllo ed avere tutto a disposizione?
Mi sembra che l'uomo tenda ad essere più controllato che controllore...
Che ricerchi quasi il controllo.... Come dice Ray una sorta di conveninza..

Butto lì... non ho le idee molto chiare a riguardoicon_mrgr:

maschietti mammoni?diavolo.g:

abbraccio:

Kael 22-11-2008 00.21.05

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 62005)
Una persona che si appropria degli "spazi" ( che in ufficio poi sono pc e telefono sulla mia scrivania e scrivania stessa)

Cito questa parte perchè farei una piccola distinzione fra controllo e possesso. L'esempio più evidente che mi viene è quello degli scacchi, alla linea di gioco antica che prevedeva per il nero di contrastare con tutte le sue forze al bianco il possesso del centro (cosa peraltro difficile visto che il bianco gioca col vantaggio del tratto) si è preferita la linea moderna che lascia volontariamente al bianco il possesso del centro, e si limita a "controllarlo".

In questo senso vedo nel collega d'ufficio "invadente" più un suo bisogno di autoaffermazione (prendendo possesso dell'ufficio intero) più che di un suo controllo nei tuoi confronti.
Anzi, direi che di norma chi controlla cerca proprio di stare un po' in disparte, raramente scende in "prima linea", e si limita ad agire per vie traverse... ma, proprio come gli scacchi hanno dimostrato, non per questo meno efficace...

Alla fine comunque le due cose sono simili, due facce della stessa medaglia... Per evitare di farsi controllare basta stare attenti, nessuno ha il potere di farci fare qualcosa se noi non vogliamo... e per evitare di farci possedere vale la stessa regola. Sia il possesso che il controllo mirano a "inglobare" l'altro per accrescere l'illusione di avere un proprio "io" più grande...

griselda 22-11-2008 12.09.07

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 62005)
Mi interesserebbe molto approfondire questa parte, "casualmente" icon_mrgr: sto vivendo in questo periodo una specie di invasione barbarica dei miei spazi in un luogo in cui non posso evitare che avvenga.. Sono d'accordo con te quando dici che se ci rendiamo conto di attuare piccoli o grandi meccanismi di controllo, con l'osservazione si puo' andare a modificare i nostri comportamenti man mano che li si vedono, magari ci vuole tempo, sicuramente non li si vedono tutti e subito, ma c'è un margine di miglioramento.. così come se chi cerca di attuare il controllo su di noi è in qualche modo "allontanabile" si possono mettere dei paletti, che di difesa o meno a me sono stati utilissimi in certe situazioni, perchè per quanto mi riguarda la gente riusciva ad entrare fin troppo .. schivarsi lo vedo lo stesso un po' come una difesa in un carto senso , senza l'attacco di difesa ma sottrarsi agli attacchi di controllo di un altro è possibile se chi cerca di prendersi troppi spazi è vicino a noi per forza, come sta capitando a me sul lavoro?

Una persona che cerca delle attenzioni in tutti i modi non stando mai zitta (e per mai intendo MAI strabuzza:!) , come la si schiva senza caricarsi come delle pile e poi sbottare,
o difendersi magari rispondendo un po' seccamente di volta in volta, o non rispondendole più dopo i primi 10 minuti di parole? Una persona che si appropria degli "spazi" ( che in ufficio poi sono pc e telefono sulla mia scrivania e scrivania stessa) a volte chiedendo, a volte direttamente appropriandosi del telefono sistemandosi dietro la schiena della collega (me), senza nemmeno chiedere di usarlo, come si sistema? Una persona che qualsiasi cosa l'altra stia facendo chiede "cosa fai?" quando non riesce a capirlo sbirciando di soppiatto, come si puo' gestire? Perchè appunto, le "invasioni" e i tentativi di controllo di un altro, possono essere schivati anche con l'evitamento o l'allontanamento temporaneo, se ci si rende conto che l'altro esagera e non si riesce diversamente, ma se fisicamente non è possibile, la situazione puo' essere molto pesante...
Mi scuso, sono tutte domande molto precise e che riguardano il mio personale, e mi rendo anche conto che sia un caso limite evidentemente devo impararci qualcosa da questa vicenda, ma mi riesce molto difficile gestirmela.. e in questo caso, la chiusura, o le risposte più o meno secche le vedo come l'unica "soluzione" per "sopravvivere"...

Non so ma a me pare una mancanza di rispetto, del senso del rispetto, al rispetto delle regole che agevolano la buona convivenza con gli altri, che può essere il rispetto della privacy, il rispetto del territorio, insomma un rendersi conto che esistono degli spazi nei quali per entrare bisogna chiedere il permesso e che non tutto è lecito.
Capita questo con i bambini ad esempio a cui non è ancora stato insegnato il reciproco rispetto di convivenza, per loro tutto è lecito anche strappare un oggetto dalle mani di un loro coetaneo dicendo: è mio. E' qualcosa di istintivo, fa parte del senso del possesso, però in una società si deve imparare a rispettare le leggi che la regolano.
Mica facile intervenire se sopratutto il senso di rispetto in noi è un valore forte. Perchè farlo significherebbe andare proprio contro quel valore.
Però, abbiamo diritto alla sopravvivenza, e quindi per far valere il nostro diritto al rispetto, dobbiamo andare contro al principio forzando un po' per recuperare in nostri spazi.
Perchè la tua libertà finisce dove inizia la mia.
abbraccio:

p.s. una mancanza di autocontrollo

stella 22-11-2008 18.41.26

Citazione:

Originalmente inviato da RedWitch (Messaggio 62005)
Una persona che cerca delle attenzioni in tutti i modi non stando mai zitta (e per mai intendo MAI strabuzza:!) , come la si schiva senza caricarsi come delle pile e poi sbottare,
o difendersi magari rispondendo un po' seccamente di volta in volta, o non rispondendole più dopo i primi 10 minuti di parole? Una persona che si appropria degli "spazi" ( che in ufficio poi sono pc e telefono sulla mia scrivania e scrivania stessa) a volte chiedendo, a volte direttamente appropriandosi del telefono sistemandosi dietro la schiena della collega (me), senza nemmeno chiedere di usarlo, come si sistema? Una persona che qualsiasi cosa l'altra stia facendo chiede "cosa fai?" quando non riesce a capirlo sbirciando di soppiatto, come si puo' gestire? Perchè appunto, le "invasioni" e i tentativi di controllo di un altro, possono essere schivati anche con l'evitamento o l'allontanamento temporaneo, se ci si rende conto che l'altro esagera e non si riesce diversamente, ma se fisicamente non è possibile, la situazione puo' essere molto pesante...

Io penso che questa persona non cerchi tanto di avere il controllo su di te ma di essere al centro dell'attenzione, e se una telefonata o un'azione al pc la fa dalla tua postazione anzichè dalla sua, forse è per voler affermare se stessa o per far vedere che quello che fa lei è importante, oppure al contrario perchè cerca sicurezza.
Nel tuo caso penso che sotto sotto sia molto interessata a te e tenda ad identificarsi con te, il fatto che ti sbirci o che ti chieda apertamente cosa fai è un segno di interesse, specie se questa collega è arrivata da poco.
Se il caso è questo potresti informarla sul lavoro incoraggiandola a usare il suo spazio anzichè il tuo e passando ogni tanto da lei a informarti su cosa stia facendo, se invece è il caso di non saper riconoscere i limiti mettere bene in chiaro i paletti che non può superare, a parte il fatto che il pc, specie se hai inserito una tua password, è uno spazio personale di cui rispondi tu dell'uso che ne fai...

Sole 29-11-2008 01.13.18

Scusa Red, ma hai provato a dire a questa persona di non fare così?
A volte abbiamo paura di essere eccessivamente invadenti nel dire le cose, di apparire (parolina magica) troppo antipatici (?) troppo maestrini (?) troppo riservati e poco accogleinti e nel frattempo subiamo per aver poi conferme altrove.
Dirle: possiamo parlare dopo, ho da lavorare adesso, se fatto con garbo e con il dovuto rispetto della persona umana, non l etoglie niente e a te lasica un pò di aria. Se poi si offende sono affari suoi. Il telefono è un discorso diverso, forse qui c'entra un tuo possesso? Se non ha altre scrivanie... ma vero è che se fa telefonate private allora è dirle che le si trova in un luogo di lavoro e andrebbero limitate non eliminate.

Quindi nel controllo, per tornare al generale, c'è sia il solito apparire ma anche il possesso.
La sincerità sembra faccia perdere il controllo che anche tu probabilmente cerchi di avere su di lei, ma in realtà lo acquisisci su di te perchè ti impone di accettare le conseguenze e di viverle. Cioè se sei sincera e le dici : Taci! Lei probabilmente ti diventerà ostile e questo farà male ad una parte di te, ma molto bene ad un'altra.

griselda 29-11-2008 01.50.38

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 62270)
Scusa Red, ma hai provato a dire a questa persona di non fare così?
A volte abbiamo paura di essere eccessivamente invadenti nel dire le cose, di apparire (parolina magica) troppo antipatici (?) troppo maestrini (?) troppo riservati e poco accogleinti e nel frattempo subiamo per aver poi conferme altrove.
Dirle: possiamo parlare dopo, ho da lavorare adesso, se fatto con garbo e con il dovuto rispetto della persona umana, non l etoglie niente e a te lasica un pò di aria. Se poi si offende sono affari suoi. Il telefono è un discorso diverso, forse qui c'entra un tuo possesso? Se non ha altre scrivanie... ma vero è che se fa telefonate private allora è dirle che le si trova in un luogo di lavoro e andrebbero limitate non eliminate.

Quindi nel controllo, per tornare al generale, c'è sia il solito apparire ma anche il possesso.
La sincerità sembra faccia perdere il controllo che anche tu probabilmente cerchi di avere su di lei, ma in realtà lo acquisisci su di te perchè ti impone di accettare le conseguenze e di viverle. Cioè se sei sincera e le dici : Taci! Lei probabilmente ti diventerà ostile e questo farà male ad una parte di te, ma molto bene ad un'altra.

Sole potresti chiarirmi questo pezzo perchè serve anche a me, se io dicessi Taci ad una persona mi parrebbe di mancarle di rispetto, no? Io preferirei il modus che hai descritto sopra, poi nel caso di una chiusura potrei arrivare al Taci, forse...($)
fiori.gif

Sole 29-11-2008 11.44.41

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 62271)
Sole potresti chiarirmi questo pezzo perchè serve anche a me, se io dicessi Taci ad una persona mi parrebbe di mancarle di rispetto, no? Io preferirei il modus che hai descritto sopra, poi nel caso di una chiusura potrei arrivare al Taci, forse...($)
fiori.gif

Ma anche quella persona manca di rispetto, no? Siamo condizionati molto dal fatto di piacere, dal voler che gli altri ci amino, dall'apparire sempre gentili e belli poi alla fine subiamo e ci rodiamo perchè siamo controllati da questi aspetti di noi e li vediamo come un controllo esterno, ma in realtà se io sono sincero in primo con me, e accetto il fatto che non permettendo a qualcuno di "torturarmi" con la sua invadenza questi possa non amarmi come io pensavo che facesse prima che glielo permettevo, sono stato sincero e ho ammesso a me stesso che non lo reggo e che mi importa della sua considerazione (non parlo del caso di Red adesso ma in generale), non manco di rispetto se l'ultimo dei modi che ho di far capire a qualcuno che non vuole capire..... è il "stai un pò in silenzio che ho da fare".
Comunque a parte questo, il taci voleva essere una sintesi estrema dell'esempio sopra anche se a volte bisogna proprio usarlo, e anche in forum abbiamo avuto esempi, chi non vuole capire con le buone... anche se a volte non capiscono nemmeno con le cattive e allora vale la pena star li a fare i buoni perforza?

Ho paura che siamo fuori tema abbondantemente, ma se lo vediamo sotto il profilo che gli altri controllano solo quello che noi lasciamo che ci controlli forse no, cioè quegli aspetti di noi che ci dominano e proiettiamo nell'altro la volontà di controllare. Che poi l'altro davvero abbia bisogno di controllare è un altro discorso, deve partire comunque da noi.

griselda 29-11-2008 12.14.34

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 62274)
Ma anche quella persona manca di rispetto, no? Siamo condizionati molto dal fatto di piacere, dal voler che gli altri ci amino, dall'apparire sempre gentili e belli poi alla fine subiamo e ci rodiamo perchè siamo controllati da questi aspetti di noi e li vediamo come un controllo esterno, ma in realtà se io sono sincero in primo con me, e accetto il fatto che non permettendo a qualcuno di "torturarmi" con la sua invadenza questi possa non amarmi come io pensavo che facesse prima che glielo permettevo, sono stato sincero e ho ammesso a me stesso che non lo reggo e che mi importa della sua considerazione (non parlo del caso di Red adesso ma in generale), non manco di rispetto se l'ultimo dei modi che ho di far capire a qualcuno che non vuole capire..... è il "stai un pò in silenzio che ho da fare".
Comunque a parte questo, il taci voleva essere una sintesi estrema dell'esempio sopra anche se a volte bisogna proprio usarlo, e anche in forum abbiamo avuto esempi, chi non vuole capire con le buone... anche se a volte non capiscono nemmeno con le cattive e allora vale la pena star li a fare i buoni perforza?

Ho paura che siamo fuori tema abbondantemente, ma se lo vediamo sotto il profilo che gli altri controllano solo quello che noi lasciamo che ci controlli forse no, cioè quegli aspetti di noi che ci dominano e proiettiamo nell'altro la volontà di controllare. Che poi l'altro davvero abbia bisogno di controllare è un altro discorso, deve partire comunque da noi.

Grazie Sole, si anche io la penso così non mi era chiaro il passaggio tra i due discorsi.
Certo che se si supera il limite della decenza e del rispetto dopo aver più e più volte detto con pazienza non rimane altro che Taci, ci sta pure bene. Magari per me serve accorciare un po' i chilometri che mi portano al: taci. martello.:

Sole 27-03-2010 17.47.26

Prendo un pezzo di discorso di altra discussione che apparentemente può non essere attinente, ma se parliamo di controllo ed essere controllati allora inizia a starci l'essere posseduti psicologicamente dal controllo e non avere o essere il controllo.

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 82664)

Dire che la possessione è sia prerogativa del bene che del male non è corretto, le azioni del bene e del male sono diverse per forza di cosa, per i principi delle due forze. Se pensassimo ad un barca il bene potrebbe essere il vento che spinge la vela, il male tenta di prendere il controllo del timone. Ovvio che anche il bene cerca di direzionare verso i suoi fini, ma lascia più libertà di azione anche quando lo si abbraccia completamente. Il fatto che poi questa abbraccio porti inevitabilmente in una direzione non toglie il fatto che in qualsiasi momento si può cambiare idea senza nessuna pressione, cosa che invece non avviene con il male.

Chi si accorge di essere un controllore immediatamente ha la percezione chiara di quanto questo sia logorante, stancante, distruttivo e mancante, mancante nel senso che continuamente ci facciamo del male.

Citazione:

Originalmente inviato da Ray
Subiamo i tentativi di controllo come invasioni del nostro spazio... fisico o psichico che sia.

Io qui ho un gran dubbio che vorrei discutere: si controlla quando ci si sente invasi oppure ci si sente invasi quando si controlla? Cioè il controllo nasce come difesa ad una sensazione di invasione oppure è l'invasione conseguenza del controllo?

Ho l'impressione che quando qualcuno riesce ad invadere il nostro sentire è perchè non siamo stati abbastanza attenti nel controllare che ciò non avvenisse e cioè non abbiamo controllato, manipolato, gestito e valutato tutto l'insieme. E meno male che non lo abbiamo fatto sarebbe patologico... Tutto questo lavorio è logorante e come diceva Ray più su terribilmente dispersivo in termini di energie.
La sensazione di essere invasi, violentati a volte, da l'impressione davvero di aver diritto di usare aggressività verso l'altro, un animale che si difende, mentre invece manifestiamo una ripresa di controllo laddove è venuto a mancare. Questo sempre che sia vera l'opzione che l'invasione è una sensazione conseguente al controllo e non il contrario. E' un vero e proprio atto di forza che si concretizza generalmente con un altro controllore.

Se avete idee più chiare delle mie su invasione e controllo vi leggo volentieri.

Intanto mi piacerebbe anche discutere su come vincere il demone, ma prima ancora conoscerlo per bene.
Noi donne, non dite di no che non ci credo (scherzo non saremo tutte così fissate... ) quando entriamo in casa senza attenzione e osservazione, in un istante passiamo in rassegna ogni angolo della casa e sappiamo immediatamente se un oggetto si è mosso di mezzo millimetro o se un granello di polvere ha preso possesso di un mobile.
Sappiamo anche dire in un tempo massimo di due minuti se il marito è uscito a che ora è uscito se ha mangiato e cosa, tutto questo mentre ci togliamo il cappotto e poggiamo la borsetta icon_mrgr: e lo chiamiamo osservazione ed attenzione all'ambiente circostante.

Ho usato l'ironia ma non è tanto lontano dalla realtà ed è ossessionante un tipo di controllo del genere, non so per un uomo quale sia il fulcro del controllo ma il sistema immagino sia lo stesso.
Cosa fare e come?
Per adesso mi viene solo di osservare, cercare di cogliere l'attimo in cui la mente istintiva parte per controllare e deviarla. Il problema rimane, e non è da poco, quando altri tentano di controllare e arriva quella sensazione di invasione (sempre rimanendo nell'ipotesi che l'invasione è la sensazione data da una mancanza di controllo sull'altro) in cui resistere è logorante più che controllare.

Voi che soluzioni avete adottato, se ne avete adottato?

Sole 27-03-2010 18.04.38

Aggiungo ancora una cosa. In alcune nuove ricerche in campo psicologico il controllo viene associato a dinamiche in cui nell'infanzia si è ricevuto poche conferme e gratificazioni. Oggi la chiamano autostima anche se farei attenzione al concetto.

Lo scritto per onor di cronaca e per espandere un pò il discorso ma a me suona si e no.

'ayn soph 27-03-2010 18.11.19

Vorrei dare il mio apporto ma non riesco a entrare in argomento, al momento il controllo lo sto vivendo fuori dagli schemi ordinari è un controllo più come dire espanso ma ci devo ritornare ora ho poco tempo.
Sul controllo diciamo normale posso dire che è un automatismo oserei dire genetico, quindi maschile e femminile molto diversi. Ma secondo me ci sono anche molti eccessi. Intendiamoci certi eccessi sono giusti quando si parla di pericolo, istruzione o cose diciamo serie, ma in altri campi bisognerebbe un po più lasciarsi andare. Per evitare questo bisogna essere romantici.

luke 27-03-2010 18.14.20

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 82669)



Io qui ho un gran dubbio che vorrei discutere: si controlla quando ci si sente invasi oppure ci si sente invasi quando si controlla? Cioè il controllo nasce come difesa ad una sensazione di invasione oppure è l'invasione conseguenza del controllo?

Ho l'impressione che quando qualcuno riesce ad invadere il nostro sentire è perchè non siamo stati abbastanza attenti nel controllare che ciò non avvenisse e cioè non abbiamo controllato, manipolato, gestito e valutato tutto l'insieme. E meno male che non lo abbiamo fatto sarebbe patologico... Tutto questo lavorio è logorante e come diceva Ray più su terribilmente dispersivo in termini di energie.
La sensazione di essere invasi, violentati a volte, da l'impressione davvero di aver diritto di usare aggressività verso l'altro, un animale che si difende, mentre invece manifestiamo una ripresa di controllo laddove è venuto a mancare. Questo sempre che sia vera l'opzione che l'invasione è una sensazione conseguente al controllo e non il contrario. E' un vero e proprio atto di forza che si concretizza generalmente con un altro controllore.

Se avete idee più chiare delle mie su invasione e controllo vi leggo volentieri.

Intanto mi piacerebbe anche discutere su come vincere il demone, ma prima ancora conoscerlo per bene.
Noi donne, non dite di no che non ci credo (scherzo non saremo tutte così fissate... ) quando entriamo in casa senza attenzione e osservazione, in un istante passiamo in rassegna ogni angolo della casa e sappiamo immediatamente se un oggetto si è mosso di mezzo millimetro o se un granello di polvere ha preso possesso di un mobile.
Sappiamo anche dire in un tempo massimo di due minuti se il marito è uscito a che ora è uscito se ha mangiato e cosa, tutto questo mentre ci togliamo il cappotto e poggiamo la borsetta icon_mrgr: e lo chiamiamo osservazione ed attenzione all'ambiente circostante.

Ho usato l'ironia ma non è tanto lontano dalla realtà ed è ossessionante un tipo di controllo del genere, non so per un uomo quale sia il fulcro del controllo ma il sistema immagino sia lo stesso.
Cosa fare e come?
Per adesso mi viene solo di osservare, cercare di cogliere l'attimo in cui la mente istintiva parte per controllare e deviarla. Il problema rimane, e non è da poco, quando altri tentano di controllare e arriva quella sensazione di invasione (sempre rimanendo nell'ipotesi che l'invasione è la sensazione data da una mancanza di controllo sull'altro) in cui resistere è logorante più che controllare.

Voi che soluzioni avete adottato, se ne avete adottato?

Per quanto mi riguarda soluzioni (forse già questa parola può dare spunti interessanti) non sono riuscito ancora ad adottarle, però ultimamente discorsi forse simili a questo hanno interessato anche me.

Provando a ricapitolare, e non credo di averlo fatto ancora bene, sono riuscito perlomeno a rivisitare molte mie situazioni passate, alcune delle quali non le ricordavo proprio ed una cosa che credo di aver notato è stata la necessità, il bisogno di dover avere la possibilità di assimilare molte cose, prima di riuscire a lascirmi andare, solo che questa necessità, forse legata alla voglia di controllare, mi ha sempre portato via un sacco di tempo, di energie e di piacere in senso lato che avrei potuto forse ottenere dalle varie situazioni.

I momenti più significativi, in questo senso, ci sono stati soprattutto in occasione di passaggi e cambiamenti di un certo rilievo, ad esempio fine della scuola e inizio dell'università, cambio delle compagnie frequentate, nuove esperienze sociali ecc, credo che in tutte queste occasioni mi sono sempre ultra-rallentato, ho avuto sempre molta diffidenza, necessità di analizzare, rimuginare e prendere le misure a tutto e tutti, quasi come uno che prima di tuffarsi a fare il bagno deve sentire l'acqua un pò alla volta, e quando si decide a buttarsi ormai si è fatta sera ed è ora di andare a casa.

Per il futuro vorrei riuscire a cambiare questo attegiamento, ed una cosa che pensavo potesse essermi utile è quella di sciogliere/solvere alcuni blocchi, paure e timori che forse sono la causa prima di questa diffidenza e difficoltà, oltre che eliminare un pò di "vanagloria" che mi vorrebbe vedere subito apprezzato nelle varie situazioni prima di aprirmi di più, se e quando ciò non avviene nel modo che vorrei tendo a chiudere le paratie, a far passare "poca acqua", solo che in tal modo, come ha detto Uno una volta, si rischia di creare un sistema chiuso e stagnante ($).
Per ora mi fermo e ridò una letta a tutto il 3d perchè è un argomento che mi preme molto.

luke 27-03-2010 18.18.20

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 82670)
Aggiungo ancora una cosa. In alcune nuove ricerche in campo psicologico il controllo viene associato a dinamiche in cui nell'infanzia si è ricevuto poche conferme e gratificazioni. Oggi la chiamano autostima anche se farei attenzione al concetto.

Lo scritto per onor di cronaca e per espandere un pò il discorso ma a me suona si e no.

MAh, non lo so anche perchè si potrebbe anche supporre che se si sono ricevute molte gratificazioni, se ne vorrebbero sempre altre e siamo punto e daccapo.Forse se al posto di gratificazione si usa il termine valutazionei(sia positive che negative), già mi suona meglio.

griselda 27-03-2010 21.01.33

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 82670)
Aggiungo ancora una cosa. In alcune nuove ricerche in campo psicologico il controllo viene associato a dinamiche in cui nell'infanzia si è ricevuto poche conferme e gratificazioni. Oggi la chiamano autostima anche se farei attenzione al concetto.

Lo scritto per onor di cronaca e per espandere un pò il discorso ma a me suona si e no.

Non so Sole sto cercando di valutare anche io quello che succede e da dove deriva, per ora so solo che perdo le staffe e non reggo.
La sensazione è di violenza di una penetrazione senza permesso nella mia psiche.
Io ho pensato all'aver da bambini subito violenza (che può anche essere un abbraccio che non si gradiva più lungo del necessario in pratica un'imposizione forte) e non essersi potuti ribellare non aver trovato il modo di difendersi ed oggi viverla proprio come allora. Da qui i controllo del territorio con possibile ansia quando questo viene violato.
Questo è quanto ho trovato non so quanto ci sia di scientifico.

Ray 27-03-2010 23.23.36

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 82669)
Io qui ho un gran dubbio che vorrei discutere: si controlla quando ci si sente invasi oppure ci si sente invasi quando si controlla? Cioè il controllo nasce come difesa ad una sensazione di invasione oppure è l'invasione conseguenza del controllo?

Si controlla, o meglio si cerca di controllare, invadendo l'altro. Ci sono molti modi, diretti e magari violenti, o indiretti e subdoli, ma questo è secondario.
Quando qualcuno subisce controllo in maniera costante, ossia vive con un controllino, un genitore per dirla tutta, impara a controllare a sua volta. In due modi: nelo stesso modo che subisce, ossia riproducendo, nelle relazioni altre da quelle col controllore, e in modo indiretto verso il controllore stesso. In pratica lo controlla facendosi controllare... anche qui ci sono molti modi, possiamo vedere degli esempi.

Al netto di discorsi più o meno sensati su gratificazioni e autostima, il controllo ha sempre e solo un unico scopo: rubare energia.

Sole 28-03-2010 11.40.57

Citazione:

Originalmente inviato da Ray (Messaggio 82691)
Si controlla, o meglio si cerca di controllare, invadendo l'altro.
Quindi per te la sensazione di invasione è data dal subire un controllo e quindi tanto si controlla tanto più da fastidio subirlo.
Quote:

il controllo ha sempre e solo un unico scopo: rubare energia.
Questo mi torna solo in parte. Come dicevo sopra chi si sveglia in questa cosa e si accorge di controllare si rende immediatamente conto delle conseguenze e reazioni al voler controllare che sono sfiancanti, come ad esempio una evidente rigidità muscolare che di per se spreca inutilmente energie.
Ma è altrettanto evidente che certamente il controllo riuscito sull'altro lo stanca e lo sfianca, a volte anche lo sottomette perdendo del tutto la voglia di decidere. Ma ciò che ne viene al controllore è circa un pareggio in cui al meglio l'energia ristagna. Il prendere energia mi pare una conseguenza necessaria, quasi mai efficace.
Se è vero che il vittimismo è un controllo dell'altro pazzesco e con quello ti ricarichi di tantissima energia è anche vero che non c'è solo quello di controllo, e che comunque esaurisci subito la scorta perchè serve a controbilancia lo sfiancamento continuo.
Insomma, lo socpo di tutti i rapporti è lo scambio di energia e se non è equilibrato c'è chi se ne avvantaggia e chi ci rimette. Ma nel controllo c'è una dispersione tale da essere comunque sfavorevole. Non parlo solo del voler controllare una situazione ma del contorno: rabbia, frustazione, difese, rigidità ecc ecc.. Al meglio ristagna.

La soluzione a quel che dici è che tutti, nessuno escluso, i rapporti umani normali sono movimenti di controllo. E allora lo scambio avviene solo sul controllo.
Nel momento in cui, come per la discussione sull'ascolto attivo, ci poniamo nel mezzo, non stiamo più avendo un rapporto umano normale.


Luke, parlava della ricapitolazione che certamente serve a riprendere pezzi dove i meccanismi sono nati, sicuramente aver avuto genitori controllanti non può che aver generato un meccanismo di controllo. In questo caso io vedo un atto di forza da compiere, un controllo... questa volta attivo e non dato da un meccanismo automatico, in cui si osserva la mente istintiva, cioè quella parte di noi che scatta e che la fa da padrona.
Ci vedo diversi lavori da fare su di se: ammissione, accettazione delle differenze e dei tempi e dei modi e delle volontà e delle parole e delle scelte altrui (se fosse poco...) e poi la capacità da sviluppare di comprendere tutto questo.

Non so se potrebbe essere utile stilare una specie di lista in cui mettere i possibili atti di controllo come ad esempio:

il vittimismo;
la cultura di tipo tuttologa;
il denaro;
l'indispensabilità;
facciotuttoio;

per ora questi.
Si potrebbe tirar fuori metodi di controllo del controllo istintivo se vi va.

Ray 28-03-2010 16.47.59

Citazione:

Originalmente inviato da Sole (Messaggio 82704)
La soluzione a quel che dici è che tutti, nessuno escluso, i rapporti umani normali sono movimenti di controllo. E allora lo scambio avviene solo sul controllo.
Nel momento in cui, come per la discussione sull'ascolto attivo, ci poniamo nel mezzo, non stiamo più avendo un rapporto umano normale.


Invece quello sarebbe l'unico normale. Comunque avevo detto rubare e non scambiare. Lo scopo del controllo è prendere, anche quando si tratta di riprendersi il maltolto. E avere sempre a disposizione, anche quando non si sta prendendo o si prende solo il flusso costante. Perchè si ha paura che venga a mancare ciò che si ritiene debba stare a disposizione.
Il fatto poi che a conti fatti non sia conveniente non toglie nulla al meccanismo, che assicura energia a certe parti, le quali se ne fregano del benessere e dell'evoluzione del tutto.

Luce 11-04-2010 17.44.46

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 53832)
Io vorrei però adesso che tutti mi diceste cosa intendete per chiusura, perchè per qualcuno chi è riservato è chiuso, per altri è chiuso chi non comunica, per altri ancora è chiuso chi non da confidenza, per altri ci sono mix a vari livelli di tutte o parti di queste cose e altre.
Quindi nello sviluppo del discorso sarebbe una buona cosa valutare i singoli sentire sulla chiusura e poi convergere (o quanto meno discutere) verso un punto oggettivo.

Mi viene in mente il wolki toki che quando è spento (chiuso) non trasmette nè riceve;ma potrebbe essere anche una radio,che ricevendo solo su alcune frequenze è chiusa alle altre..

Fatto è che quando si chiude,è perchè si pensa che su quella cosa non ci sia altro da aggiungere,si dice infatti "capitolo chiuso"quando su un argomento ad esempio non ci si vuole più tornare.
Per analogia quindi posso dire,che una persona chiusa,o che si chiude,pensa forse di sapere già tutto,non vede altre possibilità.
Per dirlo in una parola, limiti..

'ayn soph 11-04-2010 17.50.29

Citazione:

Originalmente inviato da Luce (Messaggio 83686)
Mi viene in mente il wolki toki che quando è spento (chiuso) non trasmette nè riceve;ma potrebbe essere anche una radio,che ricevendo solo su alcune frequenze è chiusa alle altre..

Fatto è che quando si chiude,è perchè si pensa che su quella cosa non ci sia altro da aggiungere,si dice infatti "capitolo chiuso"quando su un argomento ad esempio non ci si vuole più tornare.
Per analogia quindi posso dire,che una persona chiusa,o che si chiude,pensa forse di sapere già tutto,non vede altre possibilità.
Per dirlo in una parola, limiti..

Oppure vede molto oltre quello che comunemente si potrebbe immaginare e quindi chiude per non proseguire qualcosa che se non servirebbe all'altro figuriamoci a lui.

stella 11-04-2010 20.49.25

Citazione:

Originalmente inviato da Uno
Io vorrei però adesso che tutti mi diceste cosa intendete per chiusura, perchè per qualcuno chi è riservato è chiuso, per altri è chiuso chi non comunica, per altri ancora è chiuso chi non da confidenza, per altri ci sono mix a vari livelli di tutte o parti di queste cose e altre.
Quindi nello sviluppo del discorso sarebbe una buona cosa valutare i singoli sentire sulla chiusura e poi convergere (o quanto meno discutere) verso un punto oggettivo.

Per me la chiusura è a doppio senso, si può essere chiusi ossia mettere un muro tra noi e l'altra persona, per cui non si esterna niente di ciò che pensiamo, anche se parliamo non arriviamo mai al dunque, ma nello stesso tempo si è come sordi rispetto alle parole dell'altra persona, insomma il muro ci isola sia in entrata che in uscita, perchè penso sia impossibile chiuderci in uscita e nello stesso tempo aprirci a quello che l'altro ha di dire.

Uno 11-04-2010 21.08.31

Citazione:

Originalmente inviato da Shanti (Messaggio 54314)
Per come la vivo io la chiusura prima che verso gli altri è verso me stessa, se qualcosa mi blocca ad aprirmi, e aprirmi io lo considero esprimere sinceramente quello che sento, vivo, penso, è perché non sono pronta o non riesco ancora a trovare il modo di sentirla, esprimerla o accettarla dentro di me. Da qui il controllo di tutto quello che esce o entra, come una porta pronta a chiudersi al minimo sentore di pericolo.

E' importante ciò che solleva Shanti.
E' facile scambiare per chiuso chi parla poco e per aperto/a estroverso/a chi parla tanto il che invece non è.
Posso ubriacare di parole una platea senza dire nulla e dire grandi cose su di me o altro con due parole.
In realtà come viene fuori da ciò che dice Shanti la chiusura o l'apertura è qualcosa che viene ancora prima di incontrare qualcuno, prima ancora di parlare.
Siamo chiusi o aperti anche senza alcun oggetto di paragone e a prescindere da chi abbiamo di fronte. Poi può essere che con alcuni mostriamo una maggiore chiusura e con altri una maggiore apertura ma sono solo oscillazioni in una certa scala di ciò che siamo.

Il tutto si collega bene con il controllo che è una conseguenza dell'apertura.

Ed ora, secondo voi, chi controlla di più? Chi è molto aperto o chi è molto chiuso?

'ayn soph 11-04-2010 21.29.30

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 83699)
E' importante ciò che solleva Shanti.
E' facile scambiare per chiuso chi parla poco e per aperto/a estroverso/a chi parla tanto il che invece non è.
Posso ubriacare di parole una platea senza dire nulla e dire grandi cose su di me o altro con due parole.
In realtà come viene fuori da ciò che dice Shanti la chiusura o l'apertura è qualcosa che viene ancora prima di incontrare qualcuno, prima ancora di parlare.
Siamo chiusi o aperti anche senza alcun oggetto di paragone e a prescindere da chi abbiamo di fronte. Poi può essere che con alcuni mostriamo una maggiore chiusura e con altri una maggiore apertura ma sono solo oscillazioni in una certa scala di ciò che siamo.

Il tutto si collega bene con il controllo che è una conseguenza dell'apertura.

Ed ora, secondo voi, chi controlla di più? Chi è molto aperto o chi è molto chiuso?

La domandina è facile mi sembra chi è chiuso, dato che non è impegnato in quello che è l'aprirsi gli resta più facile controllare o controllarsi, ma questo non direbbe nulla, tutto dipende dalla qualità del controllo e dal livello.


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