Ermopoli

Ermopoli (https://ermopoli.org/portale/index.php)
-   Esoterismo (https://ermopoli.org/portale/forumdisplay.php?f=21)
-   -   Tutankamon e il vino (https://ermopoli.org/portale/showthread.php?t=1114)

Shanti 12-04-2007 21.48.39

Citazione:

Originalmente inviato da griselda
Il vino se si eccede da anche il rigetto dello stesso, lo stomaco e l’intestino si infiammano.

Non so se è per eccesso o no ma forse è soggettivo, ma una cosa che ho notato da un po' di tempo è che dopo aver bevuto vino il naso si ottura come quando viene il raffreddore. :U

griselda 23-10-2007 00.00.39

Siccome tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare per comprendere ho bevuto due bicchieri di vino. ( Sono quasi astemia quindi il mio organismo non è abituato)
Avete presente braccio di ferro quando mangia gli spinaci che il gli sale tutto dallo stomaco e gli esce il fumo persino dalla pipa? Ecco il fuoco sale senza limiti solo che se lo lasci fare e non lo controlli brucia tutto. E' come se eliminasse qualcosa nel suo salire, forse quelli che chiamiamo freni inibitori. In quel momento sei più vero che mai. Ti vedi come in uno specchio deformante non credi esser tu, nel senso che ho visto cose che non volevo vedere, ho visto che spesso me la racconto.
Lo stomaco oggi è come se avesse partecipato ad una guerra per cui non è il non plus ultra bere ma una volta senza eccedere val la pena ci si scopre un po' se lo si fa con attenzione osservandosi per cui meglio non esagerare. Ma sopratutto non prendere l'abitudine non si scherza col vino, non è un gioco e ci si può bruciare.
fiori.gif

Uno 25-11-2007 13.46.42

Proviamo a riprendere questo 3d.
In un certo senso possiamo dire che il vino è un catalizzatore, è per l'animo quello che per la farina è il lievito. Fa fermentare per induzione nostri elementi sottili, ma come tutte le fermentazioni se è corretta, nella giusta quantità da la vita, fa "respirare" se è esagerata intossica, ossida, blocca le proprietà naturali degli elementi, se la cosa è esagerata, purtroppo, per sempre. A livello fisico ne è l'esempio la cirrosi epatica.

L'uso consapevole dipende da cosa si vuole ottenere, dalla struttura psicofisica di chi lo assume. In ogni caso come tutti i mezzi esterni non è indispensabile e lo sconsiglio vivamente a chi non sa quello che fa. A chi piace un bicchiere (o anche meno) a pasto non fa male, anche se come tutte le sostanze che apportano delle modifiche temporanee (come anche caffè ed eccitanti vari per esempio) non è bene l'uso costante solo per abitudine.
Le cose si incasellano in maniera che all'occhio poco attento sfugge, ma la convivialità, la bottiglia aperta in una tavolata di amici che scambiano qualcosa che va oltre le parole danno tutt'altro senso al bicchiere bevuto, piuttosto che lo stesso bevuto senza consapevolezza tutti i giorni o magari come fanno alcuni a tutte le ore.
In sostanza come molte altre cose la degenerazione è il problema, l'uomo percepisce che se sta in compagnia (gradita e armonica) e beve un bicchiere o mangia qualcosa di gustoso il tutto diventa benessere, l'uomo comune non sa perchè, quali processi entrano in gioco, come queste alimentazioni grezze in determinate condizioni possano raffinarsi molto più facilmente, un pranzo con amici ha già disponibili impressioni positive (dal dialogo, dall'amicizia etc) per la trasformazione, allo stesso modo in cui l'impressione viene utilizzata immediatamente, prima di "scadere" in modo tale che dovrebbe essere recuperata tramite altri ausili (tipo ricapitolazione).
In pratica, l'uomo comune associa il vino e il mangiare con la sensazione di benessere, ma non nota il resto, quindi per ricercare quel benessere mangia e beve in maniera sempre più esagerata (in taluni casi), o anche senza esagerare comunque cercando nella direzione, non dico completamente sbagliata ma comunque incompleta.

Forse non sarà tutto comprensibile a prima lettura, alcuni concetti come le impressioni le abbiamo viste altrove, comunque proveremo a semplificare con il tempo, magari anche con l'aiuto di chi ha capito quello che volevo esprimere. In ogni caso il 3d ha molti sviluppi ancora.

cassandra 26-11-2007 18.25.33

Ho conosciuto in modo diretto il vino ed altri alcolici fin dall'adolescenza,ma a quel tempo il fatto di bere non era legato al piacere di farlo per il gusto del palato,ma per l'effetto che produceva su di me,(persona molto rigida e tendenzialmente timida nel sociale) ma anche su quelli che frequentavo,diciamo anche che un po si voleva trasgredire,sentirsi grandi facendo cose da grandi appunto.
Quando bevevo mi sentivo diversa,disinvolta,intraprendente...penso di aver ballato da sobria solo lenti,in discoteca mi sentivo un legno e l'alcol mi scioglieva...mi rendeva più aperta,socievole,talvolta anche più scema,ma questo l'ho capito col famoso senno di poi.:H
Ho fatto la barman quindi gli alcolici ed i bevitori li ho potuti osservare da vicino,moltissimi ragazzi bevevano e credo che continuino a farlo per il motivo per cui lo facevo io,ma c'è anche di peggio...a volte capitavano clienti al bar che chiedevano "fammi qualcosa a piacere tuo, basta che è fortissimo!"un mezzo,per ottenere un effetto (evidente in questo caso l'affinità con la droga,che a mio parere differisce dall'alcol solo perchè è illegale)...nessun limite,nè paura di perdere il controllo ma solo voglia di andar fuori di testa,di sballare,perdere i freni inibitori etc col benestare del titolare del locale che spesso chiudeva un occhio sul divieto di vendere bevande alcoliche ai minorenni.dry.gif
Nel mio caso non era distruttivo l'approccio,più o meno mi rendevo conto di quando dovevo fermarmi,o rallentare,ed a parte una volta a 14 anni in casa di un'amica,non mi è mai capitato di non capire più nulla e di non ricordare quel che facevo o dove mi trovavo,ma di fatto era un meccanismo automatico legato alle mie uscite con le amiche,gli amici che frequentavo.Poi crescendo le cose son cambiate,ma ho avuto un piccolo periodo in cui mi sono ritrovata dinuovo in un certo ambiente e siccome volevo non pensare,distrarmi e forse anche punirmi annullandomi, ho ripreso la stessa abitudine quando andavo in un locale piuttosto che al ristorante...il fatto che in me tutto fluisse liberamente,quella sensazione di essere leggera,svuotata nel bene ma soprattutto del male, che in quegli anni non capivo di meritare e non sapevo come affrontare... mi pesava addosso come un macigno ed avevo bisogno/voglia di sentirmi un'altra persona,usciva da me una strana carica che trovavo poco nella realtà,un entusiasmo ed allegria spesso sopite si risvegliavano...Questo ritorno all'adolescenza si concluse con un brutto incidente stradale,nel quale mi feci del male (ma neanche troppo per la verità)e che mi fece aprire gli occhi,li capii che stavo sbagliando strada,che ancora una volta preferivo intontirmi piuttosto che affrontare con coraggio la provvidenza ( non ero a rischio alcolismo eh,almeno non per la mia pesonalità,heheheh ma da sobria mi sentivo incapace di stare in certi posti,di divertirmi ed anzichè trovarne di adatti a me,anzichè fermarmi e farmi domande sul come e perchè,mi adattavo nel modo più facile ed anche meno produttivo).In seguito per lavoro ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare un amico che produce vino e da lui ho imparato tante cose,(ho anche vendemmiatoicon_mrgr: )in primis ad apprezzarlo davvero ed a cogliere le differenze negli aromi,le sfumature di colore,a scegliere il bicchiere adatto e ad osservare i cerchi che "l'ombra" del vino lascia su di esso per farmene una prima impressione,a conoscere e rispettare la tradizione e la cultura di chi fa vino da generazioni con grandi sacrifici e piccole soddisfazioni,ma con il cuore...quella leggera ebrezza che provoca mi piace sempre, è gradevole ed ancora la percepisco liberatoria (di sicuro un'altra cosa rispetto a quando mischiavo vino e vodka lemon nella stessa serata:bleah: )perchè anche questa è una cosa che non andrebbe fatta,bere vino per poi passare ad altro mettendo in crisi la digestione e spesso tutto l'organismo...
Ho imparato che fare il vino può essere un'espressione d'arte per chi lo fa seriamente e di sicuro è un buon fludificante (come lo sciroppoicon_mrgr: )a cena tra amici,è piacevole se viene usato per sciogliersi e rendere più allegri gli animi,un mezzo per avvicinare e non per ledere a se stessi o agli altri,andando fuori dal proprio limite,(il che si può anche fare ma con cautela o per un occasione appropriata) ma sempre nella volontà di non degenerare e rendere qualcosa che a piccole dosi fa bene,è piacevole e simpatico, in qualcosa che può produrre gravi conseguenze,tra cui la dipendenza (al pari della droga)


P.S.Da questo mio caro amico ho anche scoperto perchè un bicchiere o due di vino rosso (soprattutto)fa buon sangue... allora per prima cosa si beve preferibilmente a temperatura ambiente e questo facilita la digestione non alterando la temperatura corporea,anzi riscaldando ulteriormente,in più il ph del vino rosso è simile a quello dello stomaco,per cui aiuta la sopracitata digestione ed ancora stimola la circolazione sanguigna...credo ci sia dell'altro ma non ricordo,chiederò se altri qui non faranno prima...
:C:

Sole 27-11-2007 12.17.26

Solo il vino diventa aceto perchè è l'unico che ha il giusto equilibrio alcolico per fermentare e trasformarsi. Così come può trasformarsi può anche aiutarci nella traformazione di sostanze in noi se gli diamo le giuste "direttive" . Così la catalizzazione è proprio l'accellerazione di quel processo di benessere che si verifica mentre siamo con amici (ad esempio) permettendo attaverso il suo potere trasformante di imprimere e usare ciò che riceviamo da un convivio. Questa è la sintesi che farei di quel che ho capito.

Allo stesso modo possiamo usare l'effetto del vino per la ricapitolazione e questo spunto mi ha colpito moltissimo. In effetti dopo aver bevuto un paio di bicchieri in calici adatti, alcuni sono rilassati e sono facili a confessioni, ma proprio perchè il vino scioglie la sovrastruttura lascia passare i ricordi e la memoria in luoghi dove solo l'inconscio può accedere, per ora. Forse è forzata come interpretazione ma l'essere rilassati lascia che le difese sia emotive che razionali si indeboliscano.

dafne 24-01-2008 12.01.18

Interessante discussione, io non sono propriamente astemia, solitamente non bevo ma in compagnia lo trovo piuttosto piacevole anche se in quantità moderata. Ho notato una cosa ultimamente, mi capita di bere sia ai pranzi/cene con la mia famiglia riunita per qualche compleanno sia con degli amici, in realtà l'effetto , o meglio sarebbe dire l'intenzione per cui bevo sono molto diverse, con la famiglia diventa quasi un modo per estraniarsi, per non sentire, per attutire un pò la ..mente? Mentre con gli amici un paio di bicchieri sciolgono l'atmosfera, creano confidenza, contatto, non so come spiegarlo. Quando bevo ho imparato a sentire il limite, so che all'inizio mi parte la ridarola, cacchiate a raffica icon_mrgr: poi mi parte il controllo fisico, nel senso che come già detto sopra "mi prende le gambe" e qualche volta anche la lingua...8-) ingarbugliando il parlare in un modo che risulta sempre molto divertente. La mente però è lucida, sempre, so dove sono cosa dico e faccio, anche se dico castronerie, se passo il limite vado direttamente a stare male, e ci stà giusto un bicchiere tra un passo e l'altro, mal di testa nel migliore dei casi nel peggiore il corpo espelle senza pietà il "veleno". Insomma non ho mai sperimentato quello stato d'ebbrezza in cui poi non ci si ricorda più nulla. nonono.gif
La cosa curiosa che mi è successa tempo fà è stato di intavolare, purtroppo, una discussione su un argomento che m'infastidiva con in corpo un pò troppo vino, al di là della fatica fisica a far uscire le parole mi sono resa conto che volevo direzionare il discorso in un certo modo, non volevo dare critiche troppo dure su una persona, e invece alla fine è uscita fuori proprio la critica, nel modo peggiore possibile tra l'altro perchè mescolata ai tentativi di non farla. In me c'era una curiosissima divisione tra la mente (mente?) lucida e una più confusa. La cosa che ho imparato allora è che alle volte diamo agli altri delle spiegazioni a cui non crediamo per non farli soffrire o per non farci attaccare e in un modo perverso finiamo per crederci anche noi. Per cui fine delle discussioni serie se sono alticcia diavolo.g:
Ma poi perchè si dice che uno un pò ubriaco è alticcio? Alticcio rispetto a cosa?
Meglio che mi bevo un bicchiere a pranzo? icon_mrgr:

dafne 24-01-2008 14.11.21

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 11868)
Spunto (ma non chiedetemi dove voglio parare neanche sotto tortura ve lo dirò..... qui) :

"subito un "caldo" pazzesco"
"le percezioni alterate."
"lo sento subito sulle gambe"

tralasciando le spiegazioni neuro-chimiche-fisiologiche vi vengono in mente altre situazioni con sintomi simili?

Ho letto le risposte date e concordo ma mi è venuta in mente anche un'altra situazione che può dare certi sintomi, quando ci si innamora e la persona amata ci corrisponde, all'inizio anche solo un sorriso "ubriaca". No? Si sente un gran calore, le percezioni si alterano, si vede "tutto rosa" e l'emozione a volte prende le gambe.
Ci può stare?

Uno 24-01-2008 16.05.06

Citazione:

Originalmente inviato da dafne (Messaggio 48324)
Ho letto le risposte date e concordo ma mi è venuta in mente anche un'altra situazione che può dare certi sintomi, quando ci si innamora e la persona amata ci corrisponde, all'inizio anche solo un sorriso "ubriaca". No? Si sente un gran calore, le percezioni si alterano, si vede "tutto rosa" e l'emozione a volte prende le gambe.
Ci può stare?

Ci sta, ci sta... come ci sta pure l'esaminato davanti ad una commissione, ci sta quello che partecipa ad una cerimonia particolarmente emotiva per lui/lei, basta vedere i filmati di paperissima per vedere quanti svengono durante i matrimoni (loro o altrui, più spesso altrui) etc etc (siete stati un pò avari di esempi boccaccia:)

Dai, visto che la discussione è tornata su (hai fatto bene Daf, se no non faccio mai ora a dar loro il giro) che cosa accumuna queste esperienze?
Quale limite superiamo?

turaz 24-01-2008 16.26.04

il limite autocreato dalla nostra mente...

dafne 24-01-2008 16.28.22

Quale limite?
muble muble
c'è un calore che sale, che esplode e modifica le percezioni alterando anche il corpo. In un certo senso mi ricorda lo svenimento, quel momento in cui un'emozione intensa che non ci aspettavamo ci spiazza e d'istinto ci verrebbe da "spegenere le lampadine" per recuperare energia, ma invece di spegnere qualcosa andiamo a recuperare energia superando la nostra abituale tolleranza?

turaz 24-01-2008 16.43.41

diciamo che a mio avviso superi il limite di "controllo" autocreato sino ad ora dalla tua mente.
controllo non Controllo a mio avviso.
Superi un limite di apertura all'animo e di conoscenza di esso da parte della mente.
se sfruttato bene porta a una nuova consapevolezza più espansa.
Quando una persona riesce nella sua opera a far incontrare inconscio e conscio senza bisogno di sostanze quando eccede nel vino è esattamente lo stesso di quando non lo fa...

griselda 24-01-2008 16.52.41

Mi viene in mente il salvavita che abbiamo in casa prima che avvenga un cortocirucito ( spiecifico che non mi intendo di corrente prima che arrivi LB e mi tiri le recce) icon_mrgr: il senso è quello comunque, quello di un qualcosa che ci avverte e stacca il corpo da qualcosa che lo farebbe "saltare" forse è legato al sistema nervoso non so bene non me ne intendo.
Comunque capita anche sotto fatica fisica eccessiva arriva il clic che ci salva la vita se non ci fosse ci bruceremmo ci salterebbe il sistema.
Altro non mi viene.
:C:

dafne 24-01-2008 16.59.49

Citazione:

Originalmente inviato da griselda (Messaggio 48342)
Mi viene in mente il salvavita che abbiamo in casa prima che avvenga un cortocirucito ( spiecifico che non mi intendo di corrente prima che arrivi LB e mi tiri le recce) icon_mrgr: il senso è quello comunque, quello di un qualcosa che ci avverte e stacca il corpo da qualcosa che lo farebbe "saltare" forse è legato al sistema nervoso non so bene non me ne intendo.
Comunque capita anche sotto fatica fisica eccessiva arriva il clic che ci salva la vita se non ci fosse ci bruceremmo ci salterebbe il sistema.
Altro non mi viene.
:C:

stacca Gri? Io provo a pensare alle situazioni in cui mi "sale la vampa" icon_mrgr: e non direi che qualcosa si stacca ma che si trasforma. Ho un momento di cedimento e poi reagisco rriprendendomi con quasi più energia. Così l'esame, il primo bicchiere di vino (già al secondo è diverso) lo sguardo dell'amato che si posa all'improvviso su di me, mio figlio che si nasconde dietro la porta d'entrata e a momenti non mi fà fare un infarto :@@

griselda 24-01-2008 17.51.11

Citazione:

Originalmente inviato da dafne (Messaggio 48343)
stacca Gri? Io provo a pensare alle situazioni in cui mi "sale la vampa" icon_mrgr: e non direi che qualcosa si stacca ma che si trasforma. Ho un momento di cedimento e poi reagisco rriprendendomi con quasi più energia. Così l'esame, il primo bicchiere di vino (già al secondo è diverso) lo sguardo dell'amato che si posa all'improvviso su di me, mio figlio che si nasconde dietro la porta d'entrata e a momenti non mi fà fare un infarto :@@

Si ho dimenticato di quotare scusate, sono un po' fuori in questi giorni.martello.:
Mi riferivo allo svenimento menzionato da Uno.
fiori.gif

dafne 28-01-2008 09.54.49

Ieri sono entrata in un vivaio dove c'era anche un piccolo spazio per gli animali, uccelli e pesci perlopiù,e liberi c'erano un paio di pappagagalli, uno grosso e uno più piccolino. Quando il proprietario ha preso in mano il più piccolo e ha cercato di passarmelo ho avuto un moto di paura, avevo paura che mi beccasse. Il caso ha voluto che di fianco ci fosse un ragazzo che invece ha preso sulla mano il pappagallo. Lo guardavo ed ero tentatissima di farlo anch'io ma c'era la paura che frenava. Ad un certo punto la parte razionale di me mi ha dato un calcio nel sedere e ho avvicinato la mano, mi salita di colpo una vampa di calore, una frazione di secondo in cui "qualcosa" in me ha gridato NOOOOO e stavo per ritirare la mano ma sempre quella parte mi ha tenuta ferma e mentre il pappagallo si spostava sulla mia mano ho realizzato che stavo vivendo una paura eccessiva e passato il calore sono stata molto contenta.
Non so se è in relazione con quanto stiamo dicendo ma ho collegato che alle volte si beve per "farsi coraggio". Si?

RedWitch 28-01-2008 10.28.34

Quello che ci da il bicchiere di vino, come l'emozione forte, è qualcosa che dal basso sale verso l'alto secondo me.. siamo sempre frenati, mettiamo dei limiti che poi lo diventano (per esempio non dire mai cosa si pensa per educazione, diventa repressione), quello che scatena un bicchiere è un lasciare andare qualcosa che di solito tratteniamo. La botta che arriva permette di lasciare andare.. di sciogliere qualcosa è un po' come una bottiglia che viene stappata improvvisamente e non possiamo frenare come facciamo in condizioni normali.. il sangue socrre più veloce, il cuore batte forte, si diventa rossi e si ha caldo...
si velocizza qualcosa al nostro interno, che normalmente va più lento. Nei casi estremi si sviene perchè non si regge una tale velocità credo.. si cambia vibrazione per qualche momento, ecco perchè se non riusciamo a reggerla si sviene..

Per quel che riguarda il coraggio che diceva daf, sì, io lo facevo per quello, il bicchiere in più mi dava l'illusione del coraggio.. ma era solo un liberarsi di certe inibizioni.. poi ovviamente come in tutte le cose se si esagera... si fanno danni...

Uno 28-01-2008 16.19.11

Eh si anche lo svenimento rientra tra effetti similari....
E.... quello che stiamo (dovrei dire stavamo, visto che mi pare abbiate mollato) sperimentando con la ballerina in "tecniche evolutive"?
Cosa sale? E cosa signifca "radicarsi" che Grii chiedeva in altra discussione credendo di essere l'unica a non averlo capito?

Con una parola sola direi "veicolo"... che non veicola.

Ma questo sarebbe peggio degli enigmi di Alchimista Nero (non servirebbe a nulla), quindi provo ad esprimerlo se riesco.

Ogni volta che dirigiamo la nostra attenzione in un direzione esterna abbiamo bisogno di un veicolo per trasportarla, potrebbe essere (ed è uno dei più potenti) la parola, potrebbe essere un forte stato emo-zionale (il più potente in assoluto) manifesto o meno e altre varianti sfumature.

Ci sono due modi (ed infinite sfumature tra essi) di veicolare la nostra attenzione fuori, mantenendo il contatto con il nostro nucleo centrale, o più o meno staccandocene.
Nel primo caso è come sparare un arpione e attraverso la corda scambiare informazioni tra noi e l'oggetto della nostra attenzione, nel secondo caso è come usare un radar... emettiamo una specie di impulso e ne riceviamo una risposta/reazione, capirete da soli che il secondo caso è molto ma molto meno preciso, in certi casi completamente inaffidabile, potremmo avere di fronte un materiale che non risponde all'impulso che noi generiamo o che non risponde come noi pensiamo debba farlo, inoltre nell'andata (impulso) e ritorno (risposta) ci possono essere infinite interferenze.
Rapportate tutto ai nostri normali scambi umani e capirete molte cose.

Al prossimo giro vediamo come questo detto si incaselli con il discorso, nel frattempo ovviamente potete esplorare la faccenda.

turaz 28-01-2008 16.59.16

ci può stare nei due esempi da te fatti che sia un discorso di consapevolezza?
diciamo che nel caso arpione sono io che consapevole di ciò che comporta metto più forza e contribuisco a creare un "contatto" molto forte.
nel secondo caso invece diciamo che è il mio Se superiore ad agire ma io non ne sono pienamente consapevole?

A92 28-01-2008 22.29.00

Salve Genti,
che ne dite se posto qui sotto qualche ulteriore riflessione data da qualche mese di studio ed introspezione e la lettura dei vostri post?

Credo, riassumento quello che ho capito sino ad ora, che bisogna fare molta attenzione col vino. Il vino, assimilabile allo spirito per funzionalità o al fuoco nei processi alchemici, ci cambia.

Noi non abbiamo una definizione di "fuoco" che sia del tutto soddisfacente. La scienza definisce il fuoco come il prodotto di una combustione che si origina dall'unione di atomi di ossigeno con quelli di carbonio (l'ho copiata..).
Credo che la piu' precisa che oggi mi sentirei di dare io al fuoco sia all'incirca: "quella energia o forza che permette di cambiare le cose". Mi spiego meglio..anche se non con poche difficoltà.. il fuoco ci serve ad esempio per cucinare le cose che mangiamo. Grazie al fuoco la pietanza muta e diventa da non commestibile a commestibile ad esempio. Allo stesso modo gli alchimisti sottopongono il preparato al "fuoco" per ottenere una modifica della materia, rivitalizzandola.
Ed immagino che, cosi come in alchimia, il fuoco venga aggiunto sempre (quasi) per gradi e con moderazione, noi dobbiamo bere il nostro "fuoco" per gradi e con moderazione, pena il bruciarsi, l'ammalarsi ecc

L'entità della trasformazione che noi abbiamo in alchimia nel nostro laboratorio, o (sempre supposizioni mie) nel nostro corpo aggiungendo fuoco (bevendo vino) dipende essenzialmente dalla quantità e qualità del fuoco stesso, oltre che, certamente, dalla materia che vogliamo modificare (il nostro corpo in questo caso)

Direi quindi che facendo le dovute attenzioni non è male qualche bicchiere di vino, nella consapevolezza di quello che ci sta facendo, cosi come non è male un buon fuoco acceso nel caminetto, con la consapevolezza di come controllarlo..

Per ora mi fermo.leggo.gif .. aspettiamo commenti... :C:

A92

Uno 29-01-2008 00.14.57

Citazione:

Originalmente inviato da A92 (Messaggio 48567)
Salve Genti,
che ne dite se posto qui sotto qualche ulteriore riflessione data da qualche mese di studio ed introspezione e la lettura dei vostri post?
Dico che l'introspezione ti ha fatto bene :H
Quote:


Credo che la piu' precisa che oggi mi sentirei di dare io al fuoco sia all'incirca: "quella energia o forza che permette di cambiare le cose". Mi spiego meglio..anche se non con poche difficoltà.. il fuoco ci serve ad esempio per cucinare le cose che mangiamo. Grazie al fuoco la pietanza muta e diventa da non commestibile a commestibile ad esempio.
Dovrò riprendere e continuare il discorso che stavo facendo, però questa parte merita un intervento, la definizione che hai dato del fuoco mi trova d'accordo, tranne se vogliamo pignoleggiare che userei "plasmare" nella giusta misura, al posto di "cambiare", non so se la sottigliezza passa, comunque il concetto è che attraverso il fuoco non cambia la forma evidente delle cose se dosato il giusto, anche con il fuoco più materiale se non si arriva alla liquefazione, cremazione, consunzione. Se metto una salciccia sopra una fiamma, la seconda cambia alcune proprietà della prima ma non di molto la forma, un legno si carbonizza ma all'inzio rimane della stessa forma, un ferro diventa rovente ma fino alla liquefazione non cambia forma... però per esempio se battuto in quello stato rovente si tempra e diventa più duro....

La pietanza con il fuoco e la cottura diventa commestibile più che altro alla nostra mente (in taluni casi ai nostri denti etc..) perchè con tutta la civilizzazione che abbiamo e che ci ha indebolito fisicamente potremmo mangiare carne cruda se proprio lo volessimo (c'è chi la mangia al sangue, chi la tartara etc).
In sostanza il fuoco a volte fa si che noi possiamo nutrirci di un certo alimento, altrimenti la nostra mente non lo accetta.
Allora A92 ti sarai posto già la domanda: e il fuoco che trasforma noi... a chi ci renderebbe pappabili se sbagliamo cottura?

dafne 29-01-2008 10.17.21

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 48541)
Eh si anche lo svenimento rientra tra effetti similari....
E.... quello che stiamo (dovrei dire stavamo, visto che mi pare abbiate mollato) sperimentando con la ballerina in "tecniche evolutive"?
Cosa sale? E cosa signifca "radicarsi" che Grii chiedeva in altra discussione credendo di essere l'unica a non averlo capito?

Con una parola sola direi "veicolo"... che non veicola.

Ma questo sarebbe peggio degli enigmi di Alchimista Nero (non servirebbe a nulla), quindi provo ad esprimerlo se riesco.

Ogni volta che dirigiamo la nostra attenzione in un direzione esterna abbiamo bisogno di un veicolo per trasportarla, potrebbe essere (ed è uno dei più potenti) la parola, potrebbe essere un forte stato emo-zionale (il più potente in assoluto) manifesto o meno e altre varianti sfumature.

Ci sono due modi (ed infinite sfumature tra essi) di veicolare la nostra attenzione fuori, mantenendo il contatto con il nostro nucleo centrale, o più o meno staccandocene.
Nel primo caso è come sparare un arpione e attraverso la corda scambiare informazioni tra noi e l'oggetto della nostra attenzione, nel secondo caso è come usare un radar... emettiamo una specie di impulso e ne riceviamo una risposta/reazione, capirete da soli che il secondo caso è molto ma molto meno preciso, in certi casi completamente inaffidabile, potremmo avere di fronte un materiale che non risponde all'impulso che noi generiamo o che non risponde come noi pensiamo debba farlo, inoltre nell'andata (impulso) e ritorno (risposta) ci possono essere infinite interferenze.
Rapportate tutto ai nostri normali scambi umani e capirete molte cose.

Al prossimo giro vediamo come questo detto si incaselli con il discorso, nel frattempo ovviamente potete esplorare la faccenda.



alors
se riporto ai normali scambi umani ne esce qualcosa di questo genere. Se dirigo la mia attenzione verso Anna (Pino mi ha stufato scusate icon_mrgr: ) posso farlo in due modi, posso parlarle e fare altro, ricevere le parole, mescolate a tutti gli stimoli che ho attorno e capirle (si capirà cosa voglio dire? mah) oppure posso guardare o ascoltare con attenzione constante Anna per tutto il tempo che ci parliamo lasciando il resto fuori. In genere viene in automtico quando vogliamo bene a qualcuno, per esempio se sto facendo qualcosa e Anna mi parla ma la mia attenzione è, si può dire parziale? laterale? poi all'improvviso mi chiama mio figlio e la mia attenzione è totalmente e assolutamente concentrata su di lui mentre posso comunque continuare a fare il lavoro che facevo. dry.gif mi sà che non ci sono .
Ma l'attenzione può essere quel fuoco di cui stiamo parlando o è ancora altro? martello.: scusate la capoccia dura
Mi sà che devo cuocere ancora tanto per diventare più morbida
:U ops cos'ho detto?
stosvegli: rileggo

A92 29-01-2008 21.11.54

Citazione:

Originalmente inviato da Uno (Messaggio 48583)
Allora A92 ti sarai posto già la domanda: e il fuoco che trasforma noi... a chi ci renderebbe pappabili se sbagliamo cottura?


hehe stupenda la capacità di far nascere una domanda nella mente in maniera cosi disinvolta.
Comunque no, non me lo sono chiesto. Intendi dire "agli occhi di chi" diventeremo un boccone prelibato una volta sbagliato il regime dei fuochi?
La prima idea è che il prodotto non puo' che essere buttato, cosi come da un piatto bruciato non ci si mangia nulla, da un alcolizzato non ci si ricava nulla.

Ma un piatto bruciato non saprei chi se lo mangia con prelibatezza...


Tutti gli orari sono GMT +2. Adesso sono le 07.56.40.

Powered by vBulletin Copyright ©2000 - 2026, Jelsoft Enterprises Ltd.
Questo sito non è, nè può ritenersi assimilabile ad una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità, esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale. Pertanto, non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina della l. n. 62 del 2001. Il materiale pubblicato è sotto la responsabilità dei rispettivi autori, tutti i diritti sono di Ermopoli.it che incoraggia la diffusione dei contenuti, purchè siano rispettati i seguenti principi: sia citata la fonte, non sia alterato il contenuto e non siano usati a scopo di lucro. P.iva 02268700271